“Là dove ogni essere è fratello”: Leonardo Boff attualizza il Cantico delle Creature

800 anni fa la stesura del Cantico di Francesco d’Assisi

Di Pierluigi Mele

Gianni Alioti

Leonardo Boff all’Antonianum di Roma durante le sue lezioni sul cantico

Intervista il teologo brasiliano Leonardo Boff, a 800 anni dalla stesura del Cantico di Francesco d’Assisi, sulla cura del creato, la giustizia sociale e la speranza di un’ecologia integrale. Per la sua opera teologica sulla ecologia nei giorni scorsi il Pontificio Ateneo Antonianum, di Roma, ha conferito a Boff un premio accademico sull’ecologia integrale.

1.Qual è il significato profondo del Cantico delle Creature oggi, a 800 anni dalla sua composizione, e come questo testo continua a influenzare la spiritualità e la cultura contemporanea?

Il Cantico delle Creature rappresenta la riconciliazione dell’essere umano, in questo caso di San Francesco, con tutte le creature. Egli intuì che sono tutte creature di Dio e per questo esiste un legame di parentela tra tutte loro, incluso tra gli esseri umani. Con ciò, San Francesco realizza una convergenza tra l’ecologia interiore (gli impulsi, i desideri e le ansie interiori) e l’ecologia esteriore (la natura e i suoi esseri). Vive un’esperienza di una totalità, propria dei mistici che incontrano Dio in tutte le creature.

2. In che modo il messaggio di fraternità e di cura della creazione espresso da San Francesco nel Cantico si collega al richiamo di Papa Francesco nella Laudato si?

La nostra cultura intrattiene un rapporto utilitaristico con la natura. Non vede legami di parentela tra tutti gli esseri e tra gli esseri umani. Non le attribuisce alcun valore proprio, indipendente dall’uso umano. Per questo si sente in diritto di sfruttarla senza pietà. Cuore universale, per Francesco «ogni creatura era una sorella, unita a lui da vincoli di affetto; per questo si sentiva chiamato a prendersi cura di tutto ciò che esiste, specialmente di ciò che è fragile», annota l’enciclica. Per questo chiedeva ai frati «nel convento, di lasciare sempre una parte dell’orto incolta, perché crescessero erbe selvatiche» che, anche a modo loro, lodano Dio. La devastazione che la nostra cultura infligge alla natura, presuppone una grave assenza di un’etica della cura e di una relazione amichevole con tutti gli esseri. Questa è una lezione che dobbiamo imparare da San Francesco se vogliamo mantenere la sostenibilità della natura.

3. Quali sono le iniziative e le celebrazioni più significative organizzate in occasione di questi due importanti anniversari, sia a livello locale che internazionale?

In primo luogo, si sono tenute numerose dirette online enfatizzando l’importanza dell’enciclica. La Carta della Terra, un importante documento delle Nazioni Unite con sede in Costa Rica, ha realizzato diversi programmi mettendo a confronto la Laudato Sì e la Carta della Terra. In questi incontri hanno partecipato personalità di spicco del mondo scientifico, come il cosmologo Brian Swimme, Fritjof Capra e altri. Sono stati realizzati, inoltre, diversi programmi televisivi che hanno discusso l’importanza dell’enciclica. Nelle parrocchie si sono tenute celebrazioni con i vari esseri della natura. Sono state fatte camminate con i simboli della Laudato Sisono visitate riserve forestali per contemplare la bellezza della natura e vedere in essa la presenza del Creatore. Anche nelle comunità povere, nelle favelas, sono stati letti e distribuiti opuscoli con bellissimi disegni dell’enciclica.

4. Come può la spiritualità francescana, con la sua attenzione allarmonia tra ecologia interiore ed esteriore, ispirare azioni concrete per la salvaguardia dellambiente e della giustizia sociale?

Si sono tenuti numerosi incontri teologici, ma anche con semplici credenti, per abbracciare i valori fondamentali dell’enciclica, come la relazione di tutti con tutti, l’etica della cura e la responsabilità collettiva per la preservazione della natura. Vale la pena sottolineare che nelle comunità di base sono stati composti bellissimi canti con i testi e i valori della Laudato Sì.

5. Quali sfide antropologiche ed ecologiche emergono oggi dal confronto tra il Cantico delle Creature e la situazione attuale del pianeta, come descritta nellenciclica Laudato si?

La situazione attuale del pianeta è grave dal punto di vista ecologico, con eventi estremi, grandi inondazioni, tifoni e terremoti. Ancora più gravi sono stati i segnali provenienti da Madre Terra, che ha inviato sia un’ampia gamma di virus, il principale dei quali è il coronavirus, sia forti ondate di calore da un lato e ondate di freddo estremo dall’altro. La stragrande maggioranza non ha compreso questi segnali e continua a devastare gli ecosistemi, disboscando vaste aree della foresta amazzonica e rilasciando pesticidi nocivi nel suolo. Il Cantico alle Creature è un appello a prendersi cura della natura, a considerare i suoi elementi come fratelli e sorelle, perché tutti sono stati creati dalla Madre Terra. O ci prendiamo cura di questa sacra eredità che Dio ci ha affidato perché la custodissimo e la proteggessimo, oppure corriamo il rischio di andare incontro a grandi catastrofi ecologiche-sociali, che alla fine causeranno la scomparsa di gran parte dell’umanità. Non dobbiamo dimenticare il severo monito dell’enciclica Fratelli tutti: “Siamo tutti sulla stessa barca, o ci salviamo tutti o nessuno si salva”.

6. In che modo il Cantico e lenciclica invitano a una nuova relazione con il creato, superando la logica del dominio e del consumo per abbracciare quella della cura e della fraternità universale?

Il Papa, nelle sue due encicliche ecologiche, mette a confronto due paradigmi di relazione con la natura. Il paradigma moderno del “dominus” (l’essere umano signore e padrone della natura), che non si  sente parte di essa e ne sfrutta al massimo le ricchezze. Ha portato innegabili benefici all’umanità. Ma ha anche sfruttato eccessivamente le sue risorse al punto che oggi il consumismo, soprattutto nei paesi ricchi, esige più di una Terra per soddisfare le sue richieste. La Terra è devastata e malata. Dobbiamo aiutarla a ritrovare la sua vitalità e rigenerazione, altrimenti parte dell’umanità sarà condannata a scomparire a causa della fame e delle malattie. L’enciclica è un grido per prendersi cura della natura e salvaguardare le basi ecologiche che sostengono la nostra vita.

7. Quale eredità spirituale e culturale lascia San Francesco, attraverso il Cantico, alle nuove generazioni e come questa eredità può essere valorizzata oggi, alla luce delle sfide globali?

Il Cantico delle creature è un appello, pieno di speranza, ma anche di preoccupazione, affinché ci si prenda cura della nostra Casa Comune se vogliamo ancora rimanere su questo pianeta. Dobbiamo farlo con gioia, prendendoci cura di tutti gli esseri perché siamo tutti insieme come fratelli e sorelle. Il fatto certo è: non possiamo continuare con la devastazione degli ecosistemi e con il consumismo, perché questo potrebbe ingrossare la processione di coloro che si dirigono verso la loro sepoltura. Dobbiamo cambiare in direzione della cura, verso una relazione affettuosa con tutti gli esseri e verso una responsabilità condivisa. Altrimenti, potremmo non esistere più su questo pianeta. La Terra continuerà a girare intorno al sole per migliaia e migliaia di anni, ma senza di noi. Abbiamo la speranza che Dio risvegli una nuova coscienza nell’umanità, facendogli intraprendere un cammino amichevole con la natura e di cura gli uni degli altri e di tutto il pianeta. Egli si è annunciato nel Libro della Sapienza come “l’appassionato amante della vita” (11,26) e non permetterà che scompariamo così miseramente. Siamo stati chiamati a custodire e prenderci cura della sua creazione e ci risveglieremo per questa nostra vocazione. Questa è la nostra speranza.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

  •  

L’unione dell’ecologia interiore con la esteriore: il Cantico a Frate Sole di Francesco d’Assisi

Leonardo Boff

Nel 1967, nel suo articolo ampiamente diffuso “Le radici storiche della nostra crisi ecologica“, lo storico Lynn White Jr. accusò il giudeo-cristianesimo, a causa del suo viscerale antropocentrismo, di essere il fattore principale della crisi che ora è diventata di dominio pubblico. Inoltre, egli ha riconosciuto che questo stesso cristianesimo aveva un antidoto nel misticismo cosmico di San Francesco d’Assisi.

Per rafforzare questa idea, suggerì di proclamarlo “patrono degli ambientalisti”, cosa che Papa Giovanni Paolo II fece il 29 novembre 1979. Infatti, tutti i suoi biografi, come Tommaso da Celano, San Bonaventura, la Leggenda della Perugina (una delle fonti più antiche) e altre fonti contemporanee, attestano “l’unione amichevole che Francesco stabilì con tutte le creature…”. Diede i dolci nomi di fratelli e sorelle a tutte le creature, agli uccelli del cielo, ai fiori del campo e persino al feroce lupo di Gubbio.

Stabilì fraternità con i più discriminati, come i lebbrosi, e con tutte le persone, come il sultano musulmano Melek el-Kamel in Egitto, con il quale intrattenne lunghi dialoghi. Pregavano insieme. San Francesco assunse il titolo più alto che i musulmani attribuiscono ad Allah, “Altissimo”. Il Cantico delle Creature inizia con l’”Altissimo”.

Nell’uomo di Assisi, tutto è circondato dalla cura, simpatia e tenerezza. Il filosofo Max Scheller, professore di Martin Heidegger, nel suo celebre studio “L’Essenza e le forme della simpatia” (1926) dedica pagine brillanti e profonde a Francesco d’Assisi. Egli afferma: “Mai nella storia dell’Occidente è emersa una figura con una simile forza di simpatia ed emozione universale come quella che troviamo in San Francesco”. Mai più è stato possibile preservare l’unità e l’integrità di tutti gli elementi come in San Francesco, nelle sfere della religione, dell’erotismo, dell’azione sociale, dell’arte e della conoscenza” (1926, p. 110). Forse per questo Dante Alighieri lo definì “il sole di Assisi” (Paradiso XI, 50).

Questa esperienza cosmica prese forma brillante nel suo “Cantico di Frate Sole” o “Il Cantico delle Creature”. Lì troviamo una sintesi completa tra ecologia interiore (gli impulsi della psiche) ed ecologia esteriore, la relazione amichevole e fraterna con tutte le creature. Stiamo celebrando l’800° anniversario del Cantico di Frate Sole in un contesto così lamentevole come quello attuale. Per quanto possa sembrare strano, ha senso perché, in mezzo a un dolore fisico e spirituale insormontabile, Francesco d’Assisi ebbe un momento di illuminazione e creò e cantò con i suoi frati questo inno, che è pieno di ciò di cui abbiamo più bisogno: l’unione del cielo con la Terra, il significato sacramentale di Frate Sole, della Luna, dell’acqua, del fuoco, dell’aria, del vento e della Madre Terra, visti come segni del Creatore e, infine, la pace e la gioia di vivere e coesistere in mezzo alle tribolazioni che stava sperimentando e da cui anche noi siamo travolti.

Consideriamo innanzitutto il contesto in cui nacque l’inno. La Legenda Perugina ne contiene un resoconto dettagliato. Due anni dopo la stigmatizzazione sul Monte della Verna, Francesco fu colto da un grande amore, che, nel linguaggio di Bonaventura, significava una morte senza morte. Francesco era quasi cieco. Egli non poteva vedere questo sole. Sofferenze interiori ed esteriori lo affliggevano ripetutamente. L’ordine che aveva fondato stava diventando un’istituzione e non più un movimento di rigorosa osservanza del Vangelo. Questo lo faceva soffrire molto.

Era la primavera del 1225. Il luogo era la piccola cappella di San Damiano, dove vivevano Chiara e le sue consorelle. Pieno di dolore, non riusciva a trovare pace. Trascorse cinquanta giorni in una cella buia, incapace di vedere la luce del giorno o il fuoco della notte. Il dolore agli occhi gli impediva di dormire o riposare. Quasi disperatamente, egli pregò: “Aiutami, o Signore, nella mia malattia, affinché io possa sopportarla pazientemente”. Non chiese di esserne liberato, ma solo di poterla sopportare.

Mentre pregava, il suo biografo Tommaso da Celano annota che Francesco entrò in agonia. In mezzo a questa situazione, udì una voce dentro di sé: “Felice, fratello, e felice in mezzo alle tue afflizioni e malattie. In futuro, sarai al sicuro come coloro che sono nel mio regno.”

Francesco rimase pieno di una gioia incredibile. Il giorno sorse nella notte oscura. Si sentì trasportato nel regno di Dio, simbolo dell’illimitata riconciliazione della creazione decadente con il disegno del Creatore.

Allora Francesco si alzò, mormorò alcune parole e cantò l’inno a tutte le cose: “Altissimu, omnipotente, bon Signore“. Chiamò i suoi frati e cantò con loro il Cantico che aveva appena composto.

Altissimu, onnipotente, bon

Signore, tue sole laude, la gloria

e lhonore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimu, se konfane

e nullu homo ène dignu Te

mentovare.

Laudato sie, miSignore, cum

tutte le Tue creature, spetialmente

messor lo frate sole, lo qual è

iorno, et allumini noi per lui. Et ellu

è bellu e radiante cum grande

splendore: de Te, Altissimo, porta

significatione.

Laudato si, miSignore, per sora

luna e le stelle: in celu l’ài formate

clarite e pretiose e belle.

Laudato si, miSignore, per frate

vento e per aere e nubilo e sereno

et onne tempo, per lo quale a le

Tue creature dài sustentamento.

Laudato si, miSignore, per

soraqua, la quale è multo utile et

humile e pretiosa e casta.

Laudato si, miSignore, per frate

focu, per lo quale ennallumini la

notte, et ello è bello e iocundo e

robustoso e forte.

Laudato si, miSignore, per sora

nostra matre terra, la quale ne

sustenta e governa, e produce

diversi fructi con coloriti flori et

herba.

Laudato si, miSignore, per quelli

ke perdonano per lo Tuo amore, e

sostengo infirmitate e tribulatione.

Beati quelli ke l sosterrano in

pace, ka da Te, Altissimo, sirano

incoronati.

Laudato si, miSignore, per

sora nostra morte corporale,

da la quale nullu homo vivente

pò skappare: guai a quelli ke

morrano ne le peccata mortali;

beati quelli ke trovarà ne le tue

santissime voluntati, ka la morte

secunda no l farrà male.

Laudate e benedicete miSignore

e ringratiate e serviateli cum

grande humilitate”.

Come ha dimostrato il francescano Éloi Leclerc (1977), sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, per Francesco elementi esterni come il sole, la terra, il fuoco, l’acqua, il vento e altri non erano solo realtà oggettive, ma realtà simboliche, emozionali, veri e propri archetipi che forniscono energia alla psiche nel senso di una sintesi tra l’esteriore e l’interiore, e un’esperienza di unità con il Tutto. Francesco canta il sole, la luna, le stelle e gli altri esseri, incapace di vederli perché, alla fine della sua vita, era praticamente cieco. Egli include nella sua lode la cosa più difficile da integrare: la morte. Nella biografia di Celano, la morte è resa ospite di Francesco. Egli dice giovialmente: “Benvenuta, mia sorella Morte”.

San Francesco, per la sua tenerezza e la sua illimitata fratellanza, è diventato un uomo universale. Realizza pienamente il progetto umano di armonia con tutto il creato, sentendosi parte di esso come un fratello. Egli suscita in noi la speranza di poter vivere in pace con la Madre Terra.

Leonardo Boff, ha scritto “Francisco de Assis: ternura e vigor”, Vozes 1982.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Por que não paramos de fazer as guerras

Leonardo Boff

Vivemos neste momento tempos dramáticos com guerras de alta letalidade, na Ucrânia, no Congo, terrivelmente na Faixa de Gaza com um genocídio a céu aberto,com a indiferença daquela nações que nos legaram os direitos do homem, a ideia de democracia e o ser humano como fim e jamais como meio.Particularmente trágica é  guerra entre Israel e o Irã que, se não for contida, poderá generalizar-se numa guerra total,com o risco de pôr fim à biosfera e a nossa existência neste planeta.

A pergunta que  quero colocar é inquietante e bem realista: qual é a paz possível dentro da condição humana assim como se apresenta hoje em dia? Podemos sonhar com o reino de paz? Assim como somos estruturados: como pessoas, como comunidades, como sociedades, que tipo de paz é sustentável? Recusamos a afirmação: se queres a paz, prepara a guerra.

Trago algumas reflexões que supõem realismo e desafiam a nossa vontade política para construir a paz. Porque a paz não é dada, a paz é resultado de um processo de todos aqueles que buscam o caminho da justiça, que protestam contra um tipo de mundo que não deixa os seres humanos serem humanos uns  para com os outros, por exemplo,um palestino com um israelense.

Começo lembrando alguns dados das ciências da vida e da Terra, pois elas nos ajudam a pensar. Que elas nos dizem? Que todos nós, o universo inteiro viemos de uma grande explosão acontecida há 13,7 bilhões de anos. Há instrumentos que podem captar o eco dessa imensa explosão em forma de uma minúscula onda magnética. E ela produziu um caos enorme. Nós viemos do caos, da confusão inicial; mas o universo – perpassado de inter-relações – começou a se expandir e mostrou que o caos não é apenas caótico mas pode ser criativo O caos gera dentro de si ordens. O processo cosmogênico cria harmonia e, ao expandir-se criando espaço e tempo, criou o cosmos; cosmos, de onde vem a palavra cosmético que todos conhecem. É beleza e ordem. Mas o caos nos acompanha como uma sombra. Por isso a ordem é sempre criada contra a desordem e a partir da desordem. Mas ambas, ordem e desordem, caos e cosmos sempre vão coexistindo juntas.

E, chegando ao nível humano, como aparecem? Aparecem sob duas dimensões, da sapiência e da demência. Nós somos homo sapiens sapiens, seres de inteligência e, simultaneamente, somos homo demens demens, seres de demência, de negação da justa medida. Mas, em primeiro lugar somos seres de inteligência, de sapiência, isto é, somos portadores de consciência. Somos seres societários, cooperativos. Seres que falam, seres que tem cuidado, seres que podem criar arte, elaborar poesia e entrar em êxtase.

Nós ocupamos já 83% do nosso planeta, já fomos à lua e através de uma nave espacial deixamos até o sistema solar. Se algum ser inteligente abordar esta nave – que saiu do sistema solar e vai circular por três bilhões de anos no centro da nossa galáxia – poderá ver mensagens de paz escritas lá dentro, em mais de cem línguas, como também um choro de criança, o som de um beijo de dois enamorados e fórmulas científicas.  A palavra paz vem escrita em mais de cem linguas, como mir, freedom, shalom, pax,→ mensagem que nós queremos legar para o universo.

Somos seres de paz, mas simultaneamente somos seres de violència. Existe dentro de nós crueldade, exclusão, ódios ancestrais coisa que estamos assistindo em nosso país e principalmente na guerra contra os palestinos da Faixa de Gaza e na guerra entre Israel e o Irã. Temos mostrado que podemos ser homicidas, matamos pessoas. Podemos ser etnocidas, matamos etnias, povos – como os 61 milhões povos indígenas da América Latina; é o nosso holocausto raramente referido. Podemos ser biocidas, podemos matar ecossistemas, como grande da Floresta Atlântica, parte da Amazônia e a grandes florestas do Congo. E, hoje, podemos ser geocidas, podemos devastar pesadamente o nosso planeta vivo, a Terra.

Tudo isso podemos ser o Satã da Terra.  E aqui surge a angustiada a pergunta: Como construir a paz, se nós somos a unidade dessa contradição, do caos e do cosmos, da ordem e da desordem, da sapiência e da demência? Que equilíbrio podemos buscar, e devemos buscar, nesse movimento contraditório, para que possamos viver em paz? Mas a própria evolução nos tem ajudado, ela é sábia e nos deu um aceno. Ela nos diz que aquilo que faz o ser humano ser humano – diferente de outras espécies – é a nossa capacidade de sermos cooperativos, seres sociais, seres de fala, de diálogo e de reciprocidade.

Quando nossos ancestrais saíam à caça, não faziam como chimpanzés.Estes,os chimpanzés, são nossos parentes mais próximos, com 98% da carga biológica em comum.

Mas como se deu o salto do mundo animal ao mundo humano? Quando nossos antepassados saíam à caça e não comiam privadamente a caça – como fazem os outros animais – , mas traziam-na para lugares comuns e dividiam fraternalmente entre eles tudo aquilo que recolhiam como alimento O salto se deu pela comensalidade, por nossa capacidade de sermos cooperativos e sociais. E do fato de sermos cooperativos e sociais surgiu a fala, que é uma das definições do ser humano. Só nós falamos. Por isso que a essência do ser humano é ele ser um ser falante,solidário, cuidadoso e cooperativo.

Qual é a perversidade do sistema sob o qual todos nós sofremos? Um sistema mundialmente integrado sob a égide da economia de mercado e do capital especulativo. Ele é só competitivo, e nada cooperativo. É um sistema que não deu ainda o salto para a humanidade, vive a política do chimpanzé, onde cada um acumula privadamente e não coloca em comum para outros seus semelhantes.

Mas já que temos as duas dimensões dentro, de demência e inteligência, competitividade  e cooperação,  próprio do ser humano  é impor limites à competitividade. É reforçar todas as energias que vão na direção da cooperação, da solidariedade, do cuidado uns para com os outros. Assim fazendo reforçamos o autenticamente humano em nós e criamos as bases para  uma paz possível e sustentável.

É próprio dos seres humanos cuidarem.  Sem o cuidado a vida não é salvaguardada,  não se expande, fenece e morre.  Então a cooperação e o cuidado são os dois valores fundamentais que estão na base de qualquer  projeto produtor de paz. Não é fechar a mão, é estender a mão na direção da outra mão. É entrelaçar as mãos criando a corrente da vida, de cooperação e solidariedade, que são as condições que poderão gerar a paz entre os humanos.

Quando  cuidamos uns dos outros, não temos mais medo; temos a segurança. Segurança da moradia, do meio ambiente, da vida pessoal.  Para exorcizar o medo coloquemos o cuidado. Por esta razão,  já Gandhi – esse grande político humanista –  dizia que a política é o cuidado com as coisas do povo. É o gesto amoroso para com as coisas que são comuns. Política não é gerenciar a economia, as moedas, é cuidar  das pessoas e do povo, cuidar das grandes causas que fazem a vida do povo.

E, graças a Deus, no nosso país, se inaugurou uma política que dá centralidade ao cuidado com a fome da nossa população; coloca como fundamental a titulação das terras dos povos originários e os que vivem em favelas.

O nosso país, se bem cuidado, pode  ser a mesa posta para a fome de todos os brasileiros e para a fome da humanidade, porque tal é a grandeza de nossos solos produtivos. Então, devemos deixar ressoar o discurso do Presidente Lula em todos os fóruns:

“Não precisamos de guerra, precisamos de paz. Não precisamos de bilhões de dólares para construir a máquina de morte, nós podemos reordenar esse dinheiro para propiciar  vida, expandir a vida, dar futuro à vida. No lugar da competição colocar a cooperação. No lugar do medo colocar o cuidado. No lugar da solidão de quem sofre colocar  a compaixão de quem se verga sobre o caído, sofre com ele, levanta-o do chão e anda com ele”.

Queremos na nossa busca da paz, borrar a palavra inimigo; fazer de todos os seres humanos aliados; fazer de todos os que estão longe próximos e dos próximos fazê-los irmãos e irmãs.

Quando perguntaram ao mestre Jesus “quem é meu próximo?”, ele não respondeu. Contou uma história que todos conhecem, a do bom samaritano. Ai Jesus deixa claro quem é o próximo.  “Próximo é aquele de quem você se aproxima”. Depende nós fazermos todos os humanos – homens e mulheres das várias raças, procedências, inscrições ideológicas – fazê-los nossos próximos. Não deixar que sejam inimigos,  mas aliados e companheiros.

Nós comparecemos como seres humanos quando repartimos o pão. Repartir o pão é ser com-pan-heiro, como a própria origem da palavra o sugere: cum panis,  aquele que reparte o pão para entrar em comunhão com o outro. Nascemos como seres de com-pan-heirismo. Qual é o nosso desafio? Assumir como projeto pessoal, projeto político aquilo que a nossa natureza em sua dinâmica pede: construirmos  uma sociedade de cooperação, de cuidado uns para com os outros. O Papa Francisco nos legou esta severa advertência:”estamos todos no mesmo barco; ou nos salvamos todos ou ninguém se salva”.

A Carta da Terra, por sua vez também advertiu:que devemos “formar uma aliança global, para cuidar da Terra, cuidar uns dos outros, caso contrário arriscamos a nossa destruição e da diversidade da vida”; Uma aliança de cooperação com a natureza e não contra a natureza; um desenvolvimento que se faz junto com a natureza e não à custa da natureza.

A paz é possível de ser construída. Não uma mera pacificação como propõe o Presidente Donald Trump, mas uma paz tão bem definida pela Carta da Terra:“como a plenitude que resulta da correta relação para comigo mesmo; da correta relação para com o outro, com a sociedade, com outras vidas, com outras culturas e com o Todo do qual nós somos parte”. Numa palavra,  a paz como um processo de justiça, de cooperação, de cuidado e  de amorização, Esse é o fundamento, que  nos dá  a percepção de que a paz é possível e que pode ser perpétua.

Importa  não só nos opormos à guerra mas importa ganharmos a paz. Então a paz exige compromisso  nele queremos invocar forças, também aquelas que vão além das nossas forças. O universo é uma incomensurável rede de energias, todas elas bebem naquela Fonte originária de onde tudo vem e provem  que os cosmólogos chamam “O abismo gerador de todos os seres e que os cristãos chamam de Criador. Nós queremos que a paz do Criador reforce a busca da paz humana. Então o que parece impossível e torna possível, uma ridente e feliz realidade.

Leonardo Boff escreveu Cuidar da Casa Comum:como protelar o fim do mundo, Vozes 2024.


















































































@font-face
{font-family:”Cambria Math”;
panose-1:2 4 5 3 5 4 6 3 2 4;
mso-font-charset:0;
mso-generic-font-family:roman;
mso-font-pitch:variable;
mso-font-signature:-536870145 1107305727 0 0 415 0;}@font-face
{font-family:Calibri;
panose-1:2 15 5 2 2 2 4 3 2 4;
mso-font-charset:0;
mso-generic-font-family:swiss;
mso-font-pitch:variable;
mso-font-signature:-536859905 -1073732485 9 0 511 0;}@font-face
{font-family:”Times New Roman \(Body CS\)”;
panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4;
mso-font-alt:”Times New Roman”;
mso-font-charset:0;
mso-generic-font-family:roman;
mso-font-pitch:auto;
mso-font-signature:0 0 0 0 0 0;}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal
{mso-style-unhide:no;
mso-style-qformat:yes;
mso-style-parent:””;
margin:0cm;
margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:12.0pt;
font-family:”Times New Roman”,serif;
mso-fareast-font-family:Calibri;
mso-bidi-font-family:”Times New Roman \(Body CS\)”;}.MsoChpDefault
{mso-style-type:export-only;
mso-default-props:yes;
font-size:10.0pt;
mso-ansi-font-size:10.0pt;
mso-bidi-font-size:10.0pt;
mso-fareast-font-family:Calibri;
mso-bidi-font-family:”Times New Roman \(Body CS\)”;}div.WordSection1
{page:WordSection1;}

Leonardo BoffVivemos neste momento tempos
dramáticos com guerras de alta letalidade, na Ucrânia, no Congo, terrivelmente
na Faixa de Gaza com um genocídio a céu aberto,com a indiferença daquela nações
que nos legaram os direitos do homem, a ideia de democracia e o ser humano como
fim e jamais como meio.Particularmente trágica é  guerra entre Israel e o Irã que, se não for
contida, poderá generalizar-se numa guerra total,com o risco de pôr fim à
biosfera e a nossa existência neste planeta. A pergunta que  quero colocar é inquietante e bem realista:
qual é a paz possível dentro da condição humana assim como se apresenta hoje em
dia? Podemos sonhar com o reino de paz? Assim como somos estruturados: como
pessoas, como comunidades, como sociedades, que tipo de paz é sustentável? Recusamos
a afirmação: se queres a paz, prepara a guerra.Trago algumas reflexões que supõem
realismo e desafiam a nossa vontade política para construir a paz. Porque a paz
não é dada, a paz é resultado de um
processo de todos aqueles que buscam o caminho da justiça, que protestam contra
um tipo de mundo que não deixa os seres humanos serem humanos uns  para com os outros, um palestino com um
israelense.Começo lembrando alguns dados das
ciências da vida e da Terra, pois elas nos ajudam a pensar. Que elas nos dizem?
Que todos nós, o universo inteiro viemos de uma grande explosão acontecida há 13,7
bilhões de anos. Há instrumentos que podem captar o eco dessa imensa explosão
em forma de uma minúscula onda magnética. E ela produziu um caos enorme. Nós
viemos do caos, da confusão inicial; mas o universo – perpassado de
interrelações – começou a se expandir e mostrou que o caos não é apenas caótico
mas pode ser criativo O caos gera dentro de si ordens. O processo cosmogênico cria
harmonia e, ao expandir-se criando espaço e tempo, criou o cosmos; cosmos, de
onde vem a palavra cosmético que todos conhecem. É beleza e ordem. Mas o caos
nos acompanha como uma sombra. Por isso a ordem é sempre criada contra a
desordem e a partir da desordem. Mas ambas, ordem e desordem, caos e cosmos sempre
vão coexistindo juntas.E, chegando ao nível humano, como
aparecem? Aparecem sob duas dimensões, da sapiência e da demência. Nós somos homo
sapiens sapiens
, seres de inteligência e, simultaneamente, somos homo
demens demens
, seres de demência, de negação da justa medida. Mas, em
primeiro lugar somos seres de inteligência, de sapiência, isto é, somos
portadores de consciência. Somos seres societários, cooperativos. Seres que
falam, seres que tem cuidado, seres que podem criar arte, elaborar poesia e
entrar em êxtase.Nós ocupamos já 83% do nosso
planeta, já fomos à lua e através de uma nave espacial deixamos até o sistema
solar. Se algum ser inteligente abordar esta nave – que saiu do sistema solar e
vai circular por três bilhões de anos no centro da nossa galáxia – poderá ver mensagens de paz escritas lá dentro, em
mais de cem línguas, como também um choro de criança, o som de um beijo de dois
enamorados e fórmulas científicas.  A
palavra paz vem escrita em mais de cem linguas, como mir, freedom, shalom,
pax,→ mensagem que nós queremos legar
para o universo.Somos seres de paz, mas
simultaneamente somos seres de violència. Existe dentro de nós crueldade,
exclusão, ódios ancestrais coisa que estamos assistindo em nosso país e
principalmenente na guerra contra os palestinos da Faixa de Gaza e na guerra
entre Israel e o Irã. Temos mostrado que podemos ser homicidas, matamos pessoas. Podemos ser etnocidas, matamos etnias, povos – como os 61 milhões povos
indígenas da América Latina; é o nosso holocausto raramente referido. Podemos
ser biocidas, podemos matar
ecossistemas, como grande da Floresta Atlântica, parte da Amazônia e a grandes
florestas do Congo. E, hoje, podemos ser geocidas, podemos devastar pesadamente
o nosso planeta vivo, a Terra.Tudo isso podemos ser o Satã da
Terra.  E aqui surge a angustiada a
pergunta: Como construir a paz, se nós somos a unidade dessa contradição, do
caos e do cosmos, da ordem e da desordem, da sapiência e da demência? Que
equilíbrio podemos buscar, e devemos buscar, nesse movimento contraditório,
para que possamos viver em paz? Mas a própria evolução nos tem ajudado, ela é
sábia e nos deu um aceno. Ela nos diz que aquilo que faz o ser humano ser
humano – diferente de outras espécies – é a nossa capacidade de sermos
cooperativos, seres sociais, seres de fala, de diálogo e de reciprocidade. Quando nossos ancestrais saíam à
caça, não faziam como chimpanzés.Estes,os chimpanzés, são nossos parentes mais
próximos, com 98% da carga biológica em comum. Mas como se deu o salto do mundo
animal ao mundo humano? Quando nossos antepassados saíam à caça e não comiam
privadamente a caça – como fazem os outros animais – , mas traziam-na para
lugares comuns e dividiam fraternalmente entre eles tudo aquilo que recolhiam
como alimento O salto se deu pela comensalidade, por nossa capacidade de sermos
cooperativos e sociais. E do fato de sermos cooperativos e sociais surgiu a
fala, que é uma das definições do ser humano. Só nós falamos. Por isso que a
essência do ser humano é ele ser um ser falante,solidário, cuidadoso e
cooperativo.Qual é a perversidade do sistema sob
o qual todos nós sofremos? Um sistema mundialmente integrado sob a égide da
economia de mercado e do capital especulativo. Ele é só competitivo, e nada
cooperativo. É um sistema que não deu ainda o salto para a humanidade, vive a
política do chimpanzé, onde cada um acumula privadamente e não coloca em comum
para outros seus semelhantes. Mas já que temos as duas dimensões
dentro, de demência e inteligência, competitividade  e cooperação, 
próprio do ser humano  é impor
limites à competitividade. É reforçar todas as energias que vão na direção da
cooperação, da solidariedade, do cuidado uns para com os outros. Assim fazendo
reforçamos o autenticamente humano em nós e criamos as bases para  uma paz possível e sustentável.É próprio dos seres humanos
cuidarem.  Sem o cuidado a vida não é
salvaguardada,  não se expande, fenece e
morre.  Então a cooperação e o cuidado são os dois valores fundamentais que estão
na base de qualquer  projeto produtor de
paz. Não é fechar a mão, é estender a mão na direção da outra mão. É entrelaçar
as mãos criando a corrente da vida, de cooperação e solidariedade, que são as
condições que poderão gerar a paz entre os humanos.Quando  cuidamos uns dos outros, não temos mais medo;
temos a segurança. Segurança da moradia, do meio-ambiente, da vida
pessoal.  Para exorcizar o medo
coloquemos o cuidado. Por esta razão, 
Gandhi – esse grande político humanista – 
dizia que a política é o cuidado com as coisas do povo. É o gesto
amoroso para com as coisas que são comuns. Política não é gerenciar a economia,
as moedas, é cuidar  das pessoas e do
povo, cuidar das grandes causas que fazem a vida do povo.E, graças a Deus, no nosso país, se
inaugurou uma política que dá centralidade ao cuidado com a fome da nossa
população; coloca como fundamental a titulação das terras dos povos originários
e os que vivem em favelas. O nosso país, se bem cuidado, pode  ser a mesa posta para a fome de todos os
brasileiros e para a fome da humanidade, porque tal é a grandeza de nossos
solos produtivos. Então, devemos deixar ressoar o discurso do Presidente Lula
em todos os foruns:”Não precisamos de guerra,
precisamos de paz. Não precisamos de bilhões de dólares para construir a
máquina de morte, nós podemos reordenar esse dinheiro para propiciar  vida, expandir a vida, dar futuro à vida. No
lugar da competição colocar a cooperação. No lugar do medo colocar o cuidado.
No lugar da solidão de quem sofre colocar 
a compaixão de quem se verga sobre o caido, sofre com ele, levanta-o do
chão e anda com ele”.Queremos na nossa busca da paz,
borrar a palavra inimigo; fazer de todos os seres humanos aliados; fazer de todos
os que estão longe próximos e dos próximos fazê-los irmãos e irmãs.Quando perguntaram ao mestre Jesus
“quem é meu próximo?”, ele não respondeu. Contou uma história que
todos conhecem, a do bom samaritano. Ai Jeus deixa claro quem é o próximo.  “Próximo é aquele de quem você se aproxima”.
Depende nós fazermos todos os humanos – homens e mulheres das várias raças,
procedências, inscrições ideológicas – fazê-los nossos próximos. Não deixar que
sejam inimigos,  mas aliados e
companheiros.Nós comparecemos como seres humanos
quando repartimos o pão. Repartir o pão é ser com-pan-heiro, como a própria origem da palavra o sugere: cum
panis
,  aquele que reparte o pão para
entrar em comunhão com o outro. Nascemos como seres de com-pan-heirismo. Qual é o nosso desafio? Assumir como projeto
pessoal, projeto político aquilo que a nossa natureza em sua dinâmica pede:
construirmos  uma sociedade de
cooperação, de cuidado uns para com os outros. O Papa Francisco nos legou esta
severa advertência:”estamos todos no mesmo barco; ou nos salvamos todos ou
ninguém se salva”.A Carta da Terra, por sua vez também
advertiu:que devemos “formar uma aliança global, para cuidar da Terra, cuidar
uns dos outros, caso contrário arriscamos a nossa destruição e da diversidade
da vida”; Uma aliança de cooperação com a natureza e não contra a natureza; um
desenvolvimento que se faz junto com a natureza e não à custa da natureza.A paz é possível de ser construída.
Não uma mera pacificação como propõe o Presidente Donald Trump, mas uma paz tão
bem definida pela Carta da Terra:“como a plenitude que resulta da correta
relação para comigo mesmo; da correta relação para com o outro, com a
sociedade, com outras vidas, com outras culturas e com o Todo do qual nós somos
parte”. Numa palavra,  a paz como um
processo de justiça, de cooperação, de cuidado e  de amorização, Esse é o fundamento, que  nos dá 
a percepção de que a paz é possível e que pode ser perpétua.Importa  não só nos opormos à guerra mas importa
ganharmos a paz. Então a paz exige compromisso  nele queremos invocar forças, também aquelas
que vão além das nossas forças. O universo é uma incomensurável rede de
energias, todas elas bebem naquela Fonte originária de onde tudo vem e provem  que os cosmólogos chamam “O abismo gerador de todos os seres e que
os cristãos chamam de Criador. Nós queremos que a paz do Criador reforce a
busca da paz humana. Então o que parece impossível e torna possível, uma
ridente e feliz realidade.
Leonardo Boff escreveu Cuidar da Casa Comum:como protelar o fim
do mundo, Vozes 2024.
    

Die Rettung des Verdrängten: tiefes Bewusstsein.     

         Leonardo Boff

Zweifellos ist die Krise des ethischen und moralischen Gewissens unter den vielen Krisen, die unsere heutige Zivilisation plagen, eine der schwerwiegendsten. Manche Analysten sehen in der Verdrängung der Ethik eine der Hauptursachen für die gegenwärtigen Sackgassen, die Verzweiflung und die quälende Frage: Wenn wir den aktuellen Kurs weiterverfolgen, der das ethische Gewissen und damit das Gefühl der Mitverantwortung für „eine globale Schicksalsgemeinschaft der gesamten Menschheit“ – um einen oft so treffenden Ausdruck des chinesischen Präsidenten Xi Jingping zu verwenden – unterdrückt, könnten wir durch unsere eigene Schuld in eine sehr ernste Situation geraten, möglicherweise sogar in das Ende unserer Existenz auf diesem Planeten.

Wir haben nicht die Absicht, diesen Gedankengang mit all seiner Plausibilität zu vertiefen. Unser Ziel ist einfacher: In Zeiten großer Ratlosigkeit, der Erosion hoffnungsvoller Utopien und der Ungewissheit über unser Schicksal ist es dringend erforderlich, zu den minimalen Daten zurückzukehren, aus denen ethisches Bewusstsein erwächst, und sie für die heutige Zeit neu zu formulieren.

Ich greife auf zwei griechische Konzepte zurück, denn gerade in Griechenland, inmitten einer großen Krise des Übergangs von einer mythischen zu einer rationalen Weltsicht, entstanden mit großen Philosophen wie Platon und Aristoteles sowie Dramatikern wie Sophokles, Euripides und Aischylos Philosophie und ethisches Denken, die bis heute gültig sind. Die Kategorien sind griechisch, berühren aber einen universellen Wert: den „Dämon“ und das „Ethos“.

Es sollte klargestellt werden, dass „Dämon“ nichts mit dem Teufel zu tun hat. Im Gegenteil, es ist der gute und schützende Engel. Für die klassischen Griechen ist „Dämon“ gleichbedeutend mit dem tiefen und inneren Gewissen (Syneidesis), jener Stimme, die niemals verstummt, wie ein Richter, der uns zum Guten aufruft und uns für das Böse, das wir tun, ein schlechtes Gewissen macht. Es gehört ebenso zur menschlichen Natur wie Intelligenz und Wille.

Sokrates, der sich stets davon leiten ließ, nannte es eine „prophetische Stimme in mir, die von einer höheren Macht kommt“ oder auch ein „Zeichen Gottes“. Später betrachtete der große Denker Seneca das innere Gewissen als den Sitz Gottes (prope est a te Deus, tecum est, intus est). Philo von Alexandria, ebenfalls ein großer Philosoph, sah im Gewissen die Gegenwart des Göttlichen in der Seele.

Tatsächlich ist das „Dämon“-Gewissen jene innere Stimme, die uns stets begleitet. Wir können sie nicht zum Schweigen bringen. Der Verbrecher oder der Korrupte – und davon gibt es viele unter uns – kann fliehen, sich vor der Gerechtigkeit verstecken, doch er wird stets vom inneren Richter angetrieben, der ihn für sein Fehlverhalten verurteilt und ihn nicht in Ruhe lässt. Oder jenes lebendige und tiefe Gefühl, das unsere großzügige Geste gegenüber dem Hungernden auf der Straße begrüßt. Wir alle tragen das „Dämon“-Gewissen in uns, einfach weil wir Menschen mit Geist, Subjektivität (unserem tiefsten Selbst) und freiem Willen sind, Männer und Frauen, die fähig sind, abscheuliche Dinge (selbst die verborgensten) oder ehrenhafte Dinge zu tun, die uns zufriedenstellen.

Ethos“ ist ein weiterer griechischer Begriff, von dem sich das Wort Ethik ableitet. Ethos bezeichnet die menschliche Behausung, nicht nur das materielle Gebäude. Die Behausung muss existenziell als der Raum verstanden werden, in dem wir arbeiten, der uns schützt, in dem wir leben und koexistieren, der alle Räume – Wohnzimmer, Schlafzimmer, Küche und Speisekammer – verteilt.

Jedes Wohn-Ethos muss eine positive Ausstrahlung haben, die uns das Gefühl gibt, zu Hause zu sein, besonders wenn wir von der Arbeit oder einer Reise zurückkehren. Dazu gehört die heilige Ecke (der Ort der Göttin Hestia, der Beschützerin des Hauses), wo wir Fotos und schöne Erinnerungen aufbewahren, die brennende Kerze oder die Heiligen unserer Verehrung. Zum Wohn-Ethos gehört auch die Fürsorge für unsere Nachbarn und ein gutes Verhältnis zu ihnen.

Heraklit, der brillante vorsokratische Philosoph (500 v. Chr.), kombinierte die beiden Wörter in Aphorismus 119: „Ethos ist der Dämon des Menschen“; mit anderen Worten: „Das Zuhause ist der Schutzengel des Menschen.“ Diese Formulierung verbirgt den Schlüssel zu einer umfassenden ethischen Konstruktion in einfachen und praktischen Begriffen, gültig auch für unsere dunklen Zeiten.

Die Treue zu diesem guten Engel ermöglicht uns ein gutes Leben zu Hause, individuell, in der Stadt, auf dem Land und auf dem Planeten Erde, unserem gemeinsamen Zuhause. Alles, was wir für ein gutes Zusammenleben (Glück) tun, ist ethisch und gut, das Gegenteil ist unethisch und schlecht.

Es gibt jedoch eine Art Tragödie in unserer Geschichte: Der „Dämon“ wurde praktisch verdrängt und vergessen. An seine Stelle traten antike Philosophen, die als christliche Moral oder Kant und andere bezeichnet werden, und entwickelten ethische Systeme mit moralischen Prinzipien und Normen, die oft als für alle gültig angesehen werden, ohne Rücksicht auf die Einzigartigkeit jeder Kultur und den Wandel der Zeit. Doch ungeachtet dieser Veränderungen hört die Stimme des guten Engels nie auf zu sprechen und sich bemerkbar zu machen, ungeachtet unseres Willens, selbst wenn sie mit den tausend anderen Stimmen vermischt wird, die in der Gesellschaft zu hören sind. Wenn wir eine dauerhafte ethische Revolution wollen, müssen wir das „Dämon“-Gewissen befreien, das von der Asche unseres Egoismus, Konsumismus und des Geistes der Verleumdung und Brutalität in persönlichen und sozialen Beziehungen bedeckt ist. Um unser unmenschliches Paradigma zugunsten eines neuen, befreienden Paradigmas zu überwinden, müssen wir wieder auf den „Dämon“ hören und das „Ethos“ ernst nehmen, nicht nur als unsere persönliche, sondern auch als unsere planetarische Heimat. Kurz gesagt: Es ist ethischer gesunder Menschenverstand. Er wird uns Vorschläge machen, wie wir das Haus, das die Stadt, den Staat und das gemeinsame Haus des Planeten darstellt, ordnen können. Wir haben keinen anderen Ausweg.

Das Hören auf den „Dämon“ und die Pflege des „Ethos“, das jeden Menschen universell betrifft, können einen allgemeinen Frieden bringen und eine Haltung des Respekts gegenüber der Natur und eine Ethik der Sorge um unser gemeinsames Zuhause fördern. Das kann uns retten. Dann kann eine allgemeine Versöhnung zwischen Mensch und Natur entstehen.

Leonardo BoffAutor von: „Die Suche nach dem rechten Maß: Wie der Planet Erde wieder ins Gleichgewicht kommt.“ LIT Verlag, 2023.

Übersetzt von Bettina Goldhartnack