NO alla cultura della violenza’ SI alla cultura dell’attenzione amorosa e de la pace

Odio e rabbia sono spalmati nella nostra società dilacerata. Chi governa non è propriamente un presidente ma una famiglia, la cui caratteristica principale sta nell’uso delle reti sociali, uso abbinato a linguaggio volgare, a comportamenti grossolani, diffamazione, pretesa di azzerare biografie, distorsione cosciente della realtà, ironia e soddisfazione per le disgrazie degli altri, come nel caso delle morte del piccolo Arthur, di 7 anni, nipote del ex presidente Lula. Dopo il carnevale il presidente in persona ha postato su twitter materiale pornografico scandaloso.

I sentimenti più perversi annidati nell’anima dei seguaci dell’attuale presidente e della sua famiglia, sono venuti a galla. I critici non sono visti come avversari ma come nemici che bisogna combattere.

I Bolsonaro violano la legge aurea, valida in tutte le culture e religioni: “non fare agli altri quelli che non vuoi che facciano a te”. Di accordo con l’eminente giurista Rubens Casara da come si vive in un Stato post-democratico, peggio ancora in un Stato senza leggi possiamo capire il fatto di calpestare la Costituzione passare sopra alle leggi e in fine annullare un’etica minima che conferisce coesione a qualsiasi società. Siamo a un passo dallo Stato del Terrore.

Qui servono le categorie del noto psicanalista Inglese Donald Winnicott, un classico nello studio delle relazioni parentali nei primi anni dell’infanzia, per approfondire ciò che ci sembra essere un po’ patologico. Secondo lui l’assenza di una madre tenera e la presenza di un padre autoritario segnerebbero nei sui familiari, i comportamenti devianti, violenti e la mancanza di percezione dei limiti. Forse questa è la base psicologica soggiacente che ci spiegherebbe qualcosa sulla truculenza dei figli e la spudoratezza del presidente in persona mentre posta su twitter una oscenità sessuale. Comunque, un paese non può essere governato da menti malate di questo tipo di patologia che generano una cultura di insicurezza sociale generalizzata, oltre a rinforzare la cultura della violenza come avviene attualmente.

Invece della cultura della violenza proponiamo la cultura delle attenzioni premurose, uno degli assi che strutturano lo stato psicologico secondo Winnicot. La categoria cura (Care, Concern) appare un vero paradigma. Possiede una profonda ancestralità, raccontata dallo schiavo Higino, bibliotecario di Cesare Augusto, nel suo racconto n. 220. Questo costituisce anche il nucleo centrale dell’opera maggiore di Martin Heidegger Essere e Tempo (s 41 e 42). Sia nell’uno che nell’altro lui afferma che la cura fa parte dell’essenza dell’essere umano. Senza le premure di tutti i fattori che si sono combinati tra di loro, mai sarebbe nato l’essere umano. La cura è tanto essenziale che se le nostre madri non avessero avuto un’infinita premura di accoglierci non avremmo avuto la possibilità di lasciare la culla e, senza l’alimentazione adatta, saremmo morti pe fame.

Bene ha scritto un altro psicanalista nord-americano, Rollo May: “Nell’attuale confusione di episodi razionalisti e tecnici, abbiamo perso di vista l’essere umano. Dobbiamo tornare umilmente alla semplice cura. È il mito della cura , e soltanto questa che ci permette di resistere al cinismo e all’apatia, malattia psicologiche del nostro tempo (Eros e repressione, Vozes 1982, p.340).

Tutto quello che facciamo, viene dunque accompagnato da attenzione amorosa. Quello che noi amiamo noi ce ne prendiamo cura. Tutto quello che di cui noi prendiamo cura e anche oggetto del nostro amore. La cura è talmente essenziale che tutti comprendono perché la esperimentano a ogni momento, sia nell’atto di attraversare la strada o di guidare una macchina oppure con parole dirette di un’altra persona.

Due significati fondamentali sono espressi dal vocabolo “cura”. Innanzitutto significa una relazione amorosa come tra due amici o relazione di protezione verso chi ci somiglia. Non è il pugno della violenza. È piuttosto la mano stesa per un’alleanza di vivere umanamente.

In secondo luogo la “cura” è un qualsiasi tipo di coinvolgimento con coloro che ci sono prossimi e con l’ordine e il futuro del nostro paese. Questo implica una certa preoccupazione perché non controlliamo il destino degli altri e quello del paese. Chi ha cura non dorme, diceva Vieira.

Finalmente, osservava ancora Winnicot, l’essere umano è qualcuno che ha bisogno di essere curato, accolto, valorizzato e amato. Simultaneamente è un essere che desidera di aver cura, come è chiaro con tutte le nostre mamme, essere accolto e essere amato.

Questa cura degli uni per gli altri e di tutti per tutto ciò che ci circonda, la natura è la nostra casa comune, frena la violenza, non permette l’azione devastante dell’odio che offende e uccide, è fondamento di una pace duratura.La pace è consequenza della cultura dell’attenzione amorosa.

La Carta della Terra accettata dal ONU nel 2003, ci offre una comprensione tra le più vere della pace: “quella pienezza che risulta dalle relazioni corrette in se stesso e anche con le altre persone, altre culture, altre vite, con la Terra e con il tutto maggiore del quale siamo parte” (n.16, f).

Nell’attuale momento del nostro paese, attraversato da odio, parole offensive e escludenti, la cura è un imperativo. Contrariamente approfondiremo la crisi che ci sta distruggendo e rubandoci il nostro orizzonte e la speranza.

*Leonardo Boff è filosofo e scrittore e ha scritto: Sapere aver cura, Vozes 1999, molte riedizioni, e anche O cuidado necessário, 2013 in italiano presso alla Cittadella Editrice, Assisi.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

Contra la cultura de la violencia proponemos la cultura del cuidado y de la paz

El odio y la rabia están diseminados en nuestra sociedad, toda ella desgarrada. Quien nos gobierna no es un presidente sino una familia, cuya característica principal al utilizar las redes sociales es el lenguaje chulesco, los comportamientos groseros, la difamación, la voluntad de destruir biografías, la distorsión consciente de la realidad y la ironía, y la satisfacción sobre la desgracia del otro, como en el caso de la muerte del pequeño Arthur, de siete años, nieto del expresidente Lula. Después del carnaval, el presidente mismo publicó en su twitter material pornográfico escandalizante.

Los sentimientos más perversos que anidan en el alma de los seguidores del actual presidente y de su familia han salido a la superficie. Los críticos no son vistos con adversarios sino como enemigos a quienes hay que combatir.

Los Bolsonaro violan la ley áurea, presente en todas las culturas y religiones: «no hagas al otro lo que no quieres que te hagan a ti». Como se vive, según el eminente jurista Rubens Casara, en un Estado posdemocrático, peor aún, en un Estado sin ley, podemos entender el hecho de atropellar la Constitución, pasar por encima de las leyes y por fin, anular una ética mínima que da cohesión a cualquier sociedad. Estamos a un paso de un estado de terror.

Son adecuadas las categorías del conocido psicoanalista inglés Donald Winnicott, un clásico en el estudio de las relaciones parentales de los primeros años del niño, para entender un poco lo que nos parece ser algo patológico. Según él, la ausencia de una madre bondadosa y la presencia de un padre autoritario marcarían en sus familiares comportamientos desviados, violentos y falta de percepción de los límites. Tal vez esta base psicológica subyacente nos aclararía un poco sobre la truculencia de los hijos y el impudor del propio presidente al poner en su twitter una obscenidad sexual. Sin embargo, un país no puede estar regido por portadores de semejantes patologías que generan una inseguridad social generalizada, además de reforzar una cultura de la violencia, como ocurre actualmente.

Contra esta cultura de la violencia proponemos la cultura del cuidado, uno de los ejes estructuradores del citado psicólogo Winnicott. La categoría cuidado (care, concern) se presenta como un verdadero paradigma. Posee una remota ancestralidad, contada por el esclavo Higino, bibliotecario de César Augusto, en su fábula n. 220. El cuidado constituye también el núcleo central de la obra mayor de Martin Heidegger Ser y Tiempo ($ 41 y 42). En ambos, se afirma que el cuidado es de la esencia del ser humano. Sin el cuidado de todos los factores que se combinaron entre sí, jamás habría surgido el ser humano. El cuidado es tan esencial que si nuestras madres no hubieran tenido el infinito cuidado de acogernos, no hubiéramos tenido como dejar la cuna y buscar el alimento necesario. Moriríamos de hambre.

Bien escribió otro psicoanalista, este norteamericano, Rollo May: «En la actual confusión de episodios racionalistas y técnicos, perdemos de vista al ser humano. Debemos volver humildemente al simple cuidado. Es el mito del cuidado, y sólo él, lo que nos permite resistir al cinismo y a la apatía, las enfermedades psicológicas de nuestro tiempo» (Eros y represión, Vozes 1982: 340).

Todo lo que hacemos viene, pues, acompañado de cuidado. Todo lo que amamos también lo cuidamos. Todo lo que cuidamos también lo amamos. El cuidado es tan esencial que todos lo comprenden porque todos lo experimentan en cada momento, sea al atravesar la calle o al conducir el coche, sea con las palabras que dirigimos a otra persona.

Mediante el cuidado se expresan dos sentidos básicos. Primero, significa una relación amorosa, suave, amigable y protectora hacia nuestro semejante. No es el puño cerrado de la violencia. Es la mano extendida para una alianza de vivir y convivir humanamente.

En segundo lugar, el cuidado es todo tipo de implicación con aquellos que nos son cercanos y con el orden y el futuro de nuestro país. Él implica cierta preocupación porque no controlamos el destino de los demás y del país. Quien tenga cuidado no duerme, decía el viejo Vieira.

Finalmente, observó Winnicott, el ser humano es alguien que necesita ser cuidado, acogido, valorado y amado. Simultáneamente es un ser que desea cuidar como queda claro con nuestras madres, ser aceptado y ser amado.

Este cuidado de unos por otros y de todos por todo lo que nos rodea, la naturaleza y nuestra Casa común refrena la violencia, no permite la acción devastadora del odio que ofende y mata, y es el fundamento de una paz duradera.

La Carta de la Tierra, asumida por la ONU en 2003, nos ofrece una de las más verdaderas comprensiones de la paz: “es aquella plenitud que resulta de las relaciones correctas con uno mismo, con otras personas, otras culturas, otras vidas, con la Tierra y con el Todo mayor del que somos parte” (n.16, f).

En el actual momento de nuestro país, atravesado por odios, palabras ofensivas y exclusiones, el cuidado es imperativo. En caso contrario profundizaremos la crisis que nos está asolando y restringiendo nuestro horizonte de esperanza.

*Leonardo Boff es filósofo y escritor y ha escrito Saber cuidar, Vozes 1999, muchas rediciones, y también El cuidado necesario, 2013 los dos por Trotta Madrid.

Traducción de Mª José Gavito Milano

Sexualidade e poder: L.A.Gómez de Souza

Luiz Alberto Gomez de Souza é um sociólogo e cientista político de grande experiência em organismos internacionais, nacionais e eclesiais. É um leigo com um conhecimento tão aprofundado em teologia que mereceu ganhar pela PUC-SP um doutor honoris causa em teologia. É um cristão convicto e ecumênico, com muitas obras publicadas e que intervem com frequência na situação política atual, sempre num sentido positivo, de olhar para frente e salvaguardar a democracia e os direitos humanos ameaçados. É um dos primeiro a propor uma frente ampla, democrática, supra-partidária e popular em defesa da democracia. Publicamos este texto pois nos ajuda a entender a questão da sexualiadade, tornada atual pelo atual governo que rejeita a questão de gênero e ameaça os de outra condição sexual. Lboff

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O recente encontro de Francisco com as comissões episcopais nacionais centrou a atenção no terrível problema da pedofilia. A Igreja devia à sociedade uma palavra a respeito. Note-se, entretanto, que esse é um problema da sociedade como um todo e seria uma hipocrisia social reduzi-lo aos espaços da Igreja Católica Romana. Claro que anos de encobrimento nessa instituição levaram à necessidade de enfrentá-lo abertamente  com coragem. Não esqueçamos, porém, que bom número de casos de pedofilia ocorrem no interior das famílias, em centros de juventude, etc.

Porém é o momento de sair das páginas de escândalo e colocar a pedofilia numa perspectiva mais ampla e mais séria. Muitos querem reduzi-la à homossexualidade. O livro do sociólogo francês  Frédéric Martel, Sodoma, relata  possíveis índices altíssimos desta na cúpula da Igreja Católica. O autor se apresenta como homossexual e o tema é tratado com  cuidado e sensibilidade, querendo denunciar uma rede de hipocrisia na instituição. Isso pode ser até certo ponto salutar. Entretanto, uma leitura que escorrega para o sensacionalismo termina sendo a pior maneira de enfrentar a problemática.

 

Enganosa relação pedofilia-homossexualidade.

Uma relação redutiva e falsa pedofilia-homossexualidade tem permitido a setores conservadores  ver essa última como a grande chaga eclesial. Os bispos Raymond Burke dos Estados Unidos e Walter Brandmüller, da Alemanha, que com outros dois tinham lançado um ataque ao pontificado de Francisco, voltam agora em carta aos participantes da cúpula sobre pedofilia, pedindo para pôr fim “à conspiração do silêncio em torno à praga da agenda homossexual”. O arcebispo Carlo Vigarò, que pedira a renúncia do papa, lembra São Pedro Damião, que denunciara, no século XI, os perigos da sodomia na Igreja. Já o arcebispo maltês Charles Sciluna, talvez uma das maiores autoridades na matéria, que fora enviado  ao Chile para pesquisar ali o problema da pedofilia, indica que a homossexualidade e a heterossexualidade são condições humanas e não predispõem necesariamente ao pecado. Para ele, “não ousaria dizer que uma categoria inteira tem tendência a pecar”.

Um portavoz do Vaticano, depois do discurso do Papa do dia 24, indicou que “os abusos de menores são sempre consequências do abuso de poder”. Este é um ponto central de toda esta reflexão, ao qual voltaremos ao final. Não é aceitável que setores conservadores na Igreja se lançem numa cruzada homofóbica. Antes de tudo, há que indicar que a pedofilia pode partir tanto de hetero como de homossexuais .  Como afirmou no recente encontro a Irmã nigeriana  Verônica Openibo, as meninas são também vítimas de abuso. O problema é mais profundo e tem a ver com a sexualidade em geral. Vejamos exemplos eloquentes.

 

A chaga da pedofilia na Igreja.

Em princípio não gostaria de deter-me nos fatos, mas infelizmente é necessário partir de alguns deles, para uma reflexão eclesial concreta, por mais dolorosa e terrível que possa parecer essa informação. Quero que esta reflexão, de um cristão leigo, seja uma tentativa de análise  sujeita a revisão e correções, uma simples participação provocadora em um debate candente e cada vez mais atual.

Começa a haver um certo consenso de que o tempo do pontificado de João Paulo II  foi um momento de forte encobrimento ou de negação dos fatos relativos à pedofilia e eu acrescentaria, à sexualidade em geral. Começo com uma situação emblemática que não pode ser ignorada. O Cardeal de Viena, Hans Hermann Groër,  foi nomeado, em 1986, por João Paulo II, que admirara sua piedade mariana. Ele sucedeu ao notável  Cardeal Franz König, uma das fortes figuras do Vaticano II. Começaram logo a aparecer acusações de pedofilia quando ainda era monge e depois como cardeal. Salto os terriveis detalhes. Chegavam testemunhos de seminaristas, mas sua prática possivelmente seria mais ampla. Seu sucessor, o Cardeal Christoph Schönborn, disse a jornalistas, “off the record” – mas a informação logo vazou –  que o prefeito Ratzinger tentara convencer o Papa a investigar o caso, no que teria sido impedido pelo Secretário de Estado Angelo Sodano. Finalmente, a pedido de João Paulo II, em 1998, Gröer renunciou a todos os privilégios como arcebispo e cardeal. Passou a ser prior num mosteiro mas, diante de novas acusações, teve de retirar-se definitivamente da vida pública.

O caso mais notório, com muitos livros e artigos publicados,  foi o do padre mexicano Marcial Maciel Degollado. Criou os Legionários de Cristo, que seria adiante congregação de direito pontifício. Dirigiu por 64 anos os Legionários, que cresceram enormemente, em quantidade e força financeira. As primeiras suspeitas sobre suas atividades sexuais dolosas começaram em 1948, porém nos quarenta anos seguintes  foram consideradas calúnias. Pelas pesquisas posteriores da própria Igreja, constatou-se que, além da pedofilia, tivera pelo menos duas companheiras com quatro ou seis filhos, ademais de ser  adicto em cocaína. Reuniu enorme fortuna, para os Legionários e para si próprio, em parte depositada em paraísos fiscais. Depois de sua morte uma filha, na justiça, tentou reaver parte da fortuna paterna. Em 2010, a direção dos Legionários finalmente admitiu as atividades promíscuas  de seu fundador – que aliás vivia com cinco identidades falsas. Bento XVI então, considerando a idade avançada e a saúde de Maciel Degollado, o intimou a levar uma vida retirada “de oração e de penitência”. Morreu aos 87 anos, em 2008, numa mansão em Jacksonville, na companhia de uma companheira e sua filha, sem a presença da Igreja.  Os Legionários passaram por uma intervenção, mas continuaram administrando seus volumosos bens. Sobra dizer que suas posições eram e seguem sendo integristas no âmbito eclesial e conservadoras na sociedade. Um cardeal denunciou que chegou a ele um cheque de milhares de dólares como tentativa de suborno e que o devolveu imediatamente.  Era conhecido o financiamento abundante a obras da Igreja em geral e do Vaticano em particular. Note-se aqui que o problema não se reduzia à pedofilia, nem se tratava de um homossexual, mas de alguém com uma sexualidade exacerbada   e ávido  de poder econômico.

No Peru , o leigo Luís Fernado Fígari fundou, em 1971,  o Sodalício de Vida Cristã, mais adiante também sociedade de direito pontifício. Este é formado por sacerdotes e leigos presentes em muitos países.   Igualmente integrista eclesial e conservador social.  Fígari também foi acusado de pedofilia. Superior do Sodalício até 2010, em 2017 foi “exclaustrado”, isto é, proibido de viver numa casa da congregação. O novo superior pediu a ele uma “vida de oração e penitência”. Vive em Roma sem poder voltar ao Peru, onde chegou a correr um processo contra ele na justiça civil.

No Chile, o padre Fernando  Karadima, pároco de um bairro de classe alta de Santiago, criou uma Pia União Sacerdotal, teve enorme prestígio e foi responsável pela nomeação de vários bispos. Com laços com o regime militar, era próximo do núncio Angelo Sodano, mais tarde Secretário de Estado. Quando o bispo Juan Barros, ligado a ele, foi nomeado bispo de Osorno, parte da comunidade eclesial local se rebelou. Francisco, em visita ao país, baseado possivelmente em informações tendenciosas, não recolheu a denúncia e isso manchou sua presença no Chile. Mais tarde, com enorme honestidade, nomeou o bispo  de Malta Charles Sciluna,  para uma visita apostólica ao Chile. Na base de seu informe,  Francisco convocou todos os bispos do país a Roma. Estes puseram sua renúncia nas mãos do Papa, que agiu com cuidado e gradualmente. Um dos problemas foi o caso do antigo Cardeal-arcebispo de Santiago, Francisco Errazuriz, que aliás fazia parte dos oito prelados escolhidos por Francisco para assessorá-lo. Como seu sucessor também foi questionado, a sucessão do arcebispado passou a ser uma decisão difícil. O escândalo de pedofilia alcançou também um conhecido colégio dos Irmaõs Maristas. A Igreja chilena sofreu perda de seus membros e não se refez ainda do trauma. Dali em diante choveram acusações as mais variadas, verazes ou não, como o caso de conhecido jesuíta falecido, que teria molestado uma mulher. Veja-se que tudo extrapolou da pedofilia, para casos de uma sexualidade hetero ou homo reprimida. O que nos leva a ampliar a reflexão da pedofilia à sexualidade em geral e abre logo para o problema do celibato obrigatório, que trataremos adiante.

Casos de abuso se estenderam a outros países da América Latina, aos Estados Unidos, à Irlanda e à Austrália. Nesta, o cardeal George Pell acaba de ser condenado pela justiça do país por atos de pedofilia e perdeu suas funções na Igreja, inclusive na área econômica na Santa Sé, ele também um dos oito cardeais do conselho do Papa. Em fevereiro, Francisco, numa decisão drástica, retirou o sacerdócio do ex-Cardeal emérito de Washington, Theodore Mc Carrick, de 88 anos,

No Brasil, surgiram várias acusações de pedofilia e de encobrimento. Um sacerdote em Goiás foi expulso da Igreja. Foram aparecendo outros casos. O mais conhecido foi o do arcebispo de João Pessoa, afastado do cargo, conhecido também por suas ligações com  setores econômicos. Volta o problema do poder.

Vai ficando claro que os casos de pedofilia não se restringem apenas a meninos, mas envolvem também meninas. E em relação à idade dos abusados, não se reduz à pedofilia, mas a relações hetero e homossexuais. Podemos ir descobrindo que o problema de fundo tem a ver com a sexualidade, tanto hetero quanto homossexual. E possivelmente  em muitos casos, podia tratar-se de uma sexualidade reprimida e logo exacerbada.

 

Celibato obrigatório e optativo.

E isso nos reporta ao tema do celibato obrigatório no caso dos presbíteros. Para introduzi-lo, talvez fosse importante falar de serviços (diaconias) na Igreja, em múltiplas funções, sem separar rigidamente  as fronteiras entre ministérios ordenados e não ordenados. Trata-se antes de tudo de diferentes missões, uma das quais a dos presbíteros.

Uma coisa é o celibato optativo como vocação. Isso é claro no caso dos religiosos que optaram em viver em comunidade,  diferente daquele dos presbíteros. Claro que não há uma relação automática entre celibato obrigatório e abusos sexuais, hetero ou homo. Mas a Conferência Episcopal alemã, em 2018, indicou que esse celibato obrigatório é um fator que pode favorecer os abusos.

Um celibato escolhido livremente, por vocação pessoal, pode ser uma “joia brilhante”, como declarou Paulo VI. Ao final, em anexo, transcrevo um comovente poema de Pedro Casaldáliga, “Aviso prévio para jovens que querem ser celibatários”. Entretanto, um celibato obrigatório pode dar origem a situações problemáticas.

Enfrentar o problemas do celibato não toca na Revelação, pois se trata de um problema disciplinar, passível de revisão. Tem a ver não com a ortodoxia, mas com uma ortopráxis. Às vezes situações concretas podem ser ocasião de rever e ampliar práticas.

Nesse sentido, o  Sínodo da Amazônia, a ser realizado de 2 a 27 de outubro deste ano, entre muitos problemas deverá enfrentar o caso do reduzido número de sacerdotes na região, diante da necessidade do acesso à Eucaristia. Por anos, em muitos lugares, a presença de um sacerdote se realizava esporadicamente por ocasião das chamadas desobrigas. Numa Igreja pastoralmente ativa, a celebração eucarística deveria ser um momento central da vida eclesial. O teólogo Francisco Taborda questiona: “Há uma enorme escassez de padres”, o que leva a “repensar como fazer  para que toda a comunidade possa celebrar a Eucaristia de domingo”. Porque não ordenar, nessas comunidades,  homens casados, cuidadosamente escolhidos como presbíteros? Bispos da região amazônica tem colocado reiteradamente o tema.

 

Relações afetivas dos sacerdotes.

Na prática, já há, aos poucos, uma certa tendência para aceitar relações afetivas de sacerdotes com suas companheiras, superando barreiras de negação e de ocultamento. Aliás, na Igreja brasileira, até final dos anos oitecentos, era nornal a  presença de sobrinhos ou afilhados dos padres,  na realidade em parte seus filhos.

O mesmo deveria valer para um companheiro homossexual. Recentemente um jovem homossexual foi eleito para um conselho pastoral na diocese de Viena. O Cardeal Schönborn recebeu-o com seu parceiro. O notável Cardeal Carlo Maria Martini, em reflexão recolhida no livro Credere e Conoscere, em diálogo com Ignazio R. Marino (Einaudi 2012), depois de assinalar a importância central e insubstituível da família, lança a seguinte pergunta: “porém não seria ruim que, no lugar de relações homossexuais ocasionais, as pessoas tivessem certa estabilidade e então, neste sentido, o Estado poderia favorecê-las também”. Note-se o enorme cuidado em tratar do tema naquele momento, limitando-se ao relativo às leis civis, sem transferi-las automaticamente para normas eclesiais.

Experiências atuais, nas relações afetivas dos sacerdotes,  podem desenvolver-se aos poucos num ambiente de naturalidade. Mas ainda há no ar, infelizmente, um certo clima  ambíguo. Quantas vezes alguns  clérigos, e inclusive leigos e leigas, por atos falhos, acabam imputando apenas à mulher a  responsabilidade  por uma opção a dois que fora resultado de uma decisão comum.  Trago um exemplo que me tocou assistir. Na missa de sétimo dia de um sacerdote com função central na sua diocese, tudo se desenrolou em torno a uma familiar e, num canto, silenciosa e quase esquecida, estava aquela que dividiu por anos a vida a dois, e que,  tantas vezes, havia recebido e acolhido muitos dos presentes.

 

Diaconato e diaconisas.

Aliás, já há um espaço importante entre a vida leiga e o presbiterato. É o caso do diaconato. O diaconato masculino permanente – e não como mero corredor ao sacerdócio- , tem já uma consistência e funções próprias. São milhares de diáconos pelo mundo afora, cumprindo importantes tarefas e não somente reduzidos a atuar em certas rubricas durante a eucaristia.

Mas para seguir adiante, não podemos deixar de enfrentar o  problema das diaconisas, que existiram na história e não são  ainda permitidas na atualidade. Basta lembrar a menção de Paulo ao trabalho de Febe “servindo à Igreja de Concréia” e de Priscila “cooperadora em Cristo Jesus” (Rom, 16, 1-3).

Não parece haver impedimento sério para diaconisas, a não ser talvez o temor de alguns ordenados, cônscios de seu poder clerical, com receio que pudesse ser  um caminho aberto ao sacerdócio feminino.

 

A mulher na Igreja e  nos ministérios.

Chegamos então à situação da mulher na Igreja. De fato, é cada vez mais decisiva a presença de mulheres nos diversos ministérios: ministras da eucaristia, do batismo, da bênção dos enfermos…

Sua importância é crescente na vida eclesial e inclusive eclesiástica. Perto de nós era conhecida a influência da Priora Geral das Ursulinas, Mère Saint-Jean, nos pontificados de Pio XI e de Pio XII. Houve a forte presença de Chiara Lubich, fundadora dos Focolares, na vida da Igreja contemporânea. Há sinais da influência de Chiara e dos Focolares na indicação de bispos e arcebispos.  Isso não é de estranhar. Eu testemunhei a importância de D. Hélder na nomeação episcopal de assistentes eclesiásticos da Ação Católica. Na atual estrutura, com pouca ou nenhuma participação das Igrejas locais na nomeação de seus bispos, ela se dá principalmente com a intermediação dos núncios e a consulta a personalidades eclesiais normalmente masculinas e, em casos esporádicos, femininas.  Descobrimos a importância da mulher em decisões eclesiásticas e sua possível  presença na estrutura da Igreja. Ao que parece, João Paulo II tinha pensado em nomear como Cardeal, Madre Tereza de Calcutá.

Há uma experiência que merece ser  analizada: nos anos sessenta, as ”irmãs vigárias”, na Paróquia Nossa Senhora do Ó em Nísia Floresta, dentro das atividades do chamado Movimento de Natal, impulsionado pelo então jovem Administrador Apostólico da Arquidiocese, Dom Eugênio de Araújo Sales. As irmãs assumiam plenamente a paróquia e realizavam atividades pastorais, presidindo celebrações, onde só não era realizada a consagração eucarística, reservada a um sacerdote externo. Começou na campanha da Fraternidade de 1962 e foi assumida pela CNBB dois anos depois. O recente livro “Mulheres no Altar”, de Luiza Valladares Ferreira, relata a experiência. No lançamento do livro, dom Jaime Vieira Rocha, arcebispo de Natal indicou recentemente: “A temática é pertinente para os dias atuais, quando o Papa pede uma Igreja de saída e também tem combatido o clericalismo”. Religiosas ou leigas, não poderiam ser ordenadas para um exercício pleno do sacerdócio?

 

A ordenação de mulheres.

A Carta Apostólica Ordinatio Sacerdotalis, de João Paulo II, de 22 de maio de 1994, indicava que a ordenação sacerdotal  sempre fora reservada aos homens: “declaro que a Igreja não tem absolutamente a faculdade de  conferir a ordenação sacerdotal às mulheres, e que esta sentença deve ser considerada como definitiva por todos os fiéis da Igreja”. Note-se que esta declaração não cumpriu os requisitos de uma declaração infalível “ex catedra”, solenemente proclamada depois de ouvir as Igrejas locais, como no caso dos últimos dogmas marianos. É um tema passível de revisão e, além do mais, não tem, segundo biblistas renomados, bases escriturísticas  que o sustente.

A presença da mulher em todos os ministérios, incluindo os ordenados, foi uma noção apresentada no Inter-eclesial das CEBS de Santa Maria em 1992 e tem sido discutida abertamente em muitas Igrejas europeias.

O acesso da mulher ao sacerdócio não deveria  esconder  a vontade de compartir um poder  masculino e patriarcal tradicional, sem pô-lo em causa. A saudosa Rose Marie Muraro, candidata a deputada, deparou-se com um clima eleitoral masculino. Com sua  valentia habitual, denunciou um caminho viciado em um lúcido livro: “Os seis meses em que fui homem” ( Record 1990, Rosa dos Ventos 1993). Algo semelhante pode acontecer com um sacerdócio feminino prisioneiro dos marcos patriarcais.

Francisco, de uma maneira talvez atabalhoada e generalizadora,  indicou que “todo (!)  feminismo termina sendo um machismo de saias”. Saudou a fala de Lidia Ghisoni, professora de direito canônico no encontro sobre pedofilia mas, numa visão  tradicional de colocar a mulher num pedestal, “como imagem da Igreja, que é mulhar, noiva e mãe” e assim tirá-la do contexto concreto de sua posição ainda em construção na Igreja. Isso chocou o movimento feminista,  que tem muitas vertentes, incluindo mulheres católicas.  O teólogo espanhol Juan José Tamayo declarou seu estranhamento diante dessa afirmação.

Uma coisa seria uma reivindicação para o sacerdócio feminino, absorvendo e aceitando uma posição patriarcal tradicional, outra uma presença feminina que colaboraria para superar o patriarcalismo. Isso tem avançado em bases femininas e masculinas na Igreja, mas não parece ter sido ainda recebido pelo bispo de Roma, em geral tão atento ao novo emergente.

 

O poder na Igreja.

Tudo dito até agora nos encaminha ao problema do poder na Igreja. Ele é central e está subsumido em todos os temas tratados nesta reflexão. Sexualidade e celibato estão ligados ao poder, assim como a resistência às diaconisas e à ordenação de mulheres. O clericalismo é sua expressão mais evidente. Não por acaso Francisco, neste caso severo e enfático, atacou duramente o clericalismo: “uma perversão da Igreja”, disse a jovens reunidos no Circo Máximo em 2018; “a perversão mas difícil de eliminar”, indicou em Palermo logo depois; “uma peste”, voltando de Fátima; “fujam do clericalismo”, ensinou a novos bispos em setembro desse ano.

 

Olhando para a frente.

Uma Igreja povo de Deus, com serviços diversificados, tentando superar uma estrutura rígida de poder, teria certamente funções de autoridade, mas num contexto participativo de serviços, abertos a homens e mulheres. O fato do   bispo de Roma, no seu múnus de pastor universal nomear-se “servo dos servos de Deus”, não deveria ficar como uma declaração meramenrte retórica.

 

 

Anexo:

Pedro Casaldáliga: Aviso prévio para jovens que querem ser celibatários.

 

Será una paz armada, compañeros,

será toda la vida esta batalla;

que el cráter de la carne sólo calla

cuando la muerte acalla sus braseros.

 

Sin lumbre en el hogar y el sueño mudo,

sin hijos las rodillas y la boca,

a veces sentiréis que el hielo os toca,

la soledad os besará a menudo.

 

No es que dejéis el corazón sin bodas.

Habréis de amarlo todo, todos, todas,

discípulos de Aquel que amó primero.

 

Perdida por el Reino y conquistada,

será una paz tan libre como armada,

será el Amor amado a cuerpo entero.

                            

Klink, Árvore da vida

 

 

Gustav Klimt, A árvore da vida (1909)

enviado por e-mail no dia 7/3/2019

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À cultura da violência propomos a cultura do cuidado

O ódio e a raiva estão disseminados em nossa sociedade, toda ela dilacerada. Quem nos governa não é bem um presidente mas uma família, cuja característica principal, utilizando as redes sociais, é a linguagem chula, os comportamentos grosseiros, a   difamação, a vontade de destruir biografias, a distorção consciente da realidade e a ironia e a satisfação sobre a desgraça do outro, como no caso da morte do pequeno Arthur, de sete anos, neto do ex-Presidente Lula.     Após o carnaval, o próprio presidente postou no twitter material pornográfico escandalizante.

Os sentimentos mais perversos aninhados na alma de seguidores do atual presidente e de sua família, vieram à tona. Os críticos não são vistos com adversários mas como inimigos a quem cabe combater.

Os Bolsonaro violam a lei áurea, presente em todas as culturas e religiões: “não faças ao outro o que não queres que te façam a ti”. Como se vive, consoante o eminente jurista Rubens Casara, num Estado pós-democrático, pior ainda, num Estado sem lei, podemos entender o fato de atropelar a Constituição, passar por cima das leis e por fim, anular uma ética mínima que confere coesão a qualquer sociedade. Estamos a um passo de um Estado de terror.

Valem-nos as categorias do conhecido psicanalista inglês Donald Winnicott, um clássico no estudo das relações parentais dos primeiros anos da criança, para entender um pouco o que nos parece ser algo patológico. Segundo ele, a ausência de uma mãe bondosa e a presença de um pai autoritário marcariam em seus familiares, os comportamentos desviantes, violentos e a falta de percepção dos limites. Talvez esta base psicológica subjacente nos esclareceria um pouco sobre a truculência dos filhos e o despudor do próprio presidente ao expor no twitter uma obscenidade sexual. Entretanto, um país não pode ser regido por portadores de semelhantes patologias que geram um generalizada insegurança social, além de reforçar uma cultura da violência, como atualmente.

À esta cultura da violência propomos a cultura do cuidado, um dos eixos estruturadores do citado psicólogo Winnicott. A categoria cuidado (care, concern) comparece como um verdadeiro paradigma. Possui alta ancestralidade, contada pelo escravo Higino, bibliotecário de César Augusto,em sua fábula n. 220. Esse constitui também o núcleo central da obra maior de Martin Heidegger Ser e Tempo ($ 41 e 42). Em ambos, se afirma que o cuidado é da essência do ser humano. Sem o cuidado de todos os fatores que se combinaram entre si, jamais teria surgido o ser humano. O cuidado é tão essencial que se nossas mães não tivessem tido o infinito cuidado de nos acolher, não teríamos como deixar o berço e buscar o alimento necessário. Morreríamos esfaimados.

Bem escreveu outro psicanalista, este norte-americano, Rollo May:” Na atual confusão de episódios racionalistas e técnicos, perdemos de vista o ser humano. Devemos voltar humildemente ao simples cuidado. É o mito do cuidado, e somente ele que nos permite resistir ao cinismo e à apatia, doenças psicológica de nosso tempo (Eros e repressão, Vozes 1982, p. 340).

Tudo o que fazemos vem, pois, acompanhado de cuidado. Tudo o que amamos também cuidamos. Tudo o que cuidamos também amamos. O cuidado é tão essencial que é por todos compreendido porque todos o experimentam a cada momento, seja ao atravessar a rua ou ao dirigir o carro e seja com as palavras dirigidas à outra pessoa.

Dois sentidos básicos são expressos pelo cuidado. Primeiramente, significa uma relação amorosa, suave, amigável e protetora para com o nosso semelhante. Não é o punho cerrado da violência. É antes a mão estendida para uma aliança de viver e conviver humanamente.

Em segundo lugar, o cuidado é todo tipo de envolvimento com aqueles que nos são próximos e com a ordem e o futuro de nosso pais. Ele implica certa preocupação porque não controlamos o destino dos outros e do país. Quem tem cuidado não dorme, dizia o velho Vieira.

Finamente observou ainda Winnicott, o ser humano é alguém que necessita de ser cuidado, acolhido, valorizado e amado. Simultaneamente é um ser que deseja cuidar como fica claro com nossas mães, ser aceito e ser amado.

Esse cuidado uns pelos outros e de todos por tudo o que nos cerca, a natureza e nossa Casa Comum refreia a violência, não permite a ação devastadora do ódio que ofende e mata e é o fundamento de uma paz duradoura.

A Carta da Terra, assumida pela ONU em 2003, nos oferece uma compreensão das mais verdadeiras da paz:”é aquela plenitude que resulta das relações corretas consigo mesmo, com outras pessoas, outras culturas, outras vidas, com a Terra e com o Todo maior do qual somos parte”(n.16,f).

No atual momento de nosso país, atravessado por ódios, palavras ofensivas e exclusões, o cuidado é imperativo. Contrariamente aprofundaremos a crise que nos está assolando e tolhendo nosso horizonte de esperança.

Leonardo Boff é filósofo e escritor e escreveu: Saber cuidar, Vozes 1999, muitas reedições e também O cuidado necessário, 2013.