La pace di Papa Leone XIV: è possibile la pace nelle condizioni attuali?

Leonardo Boff

Siamo ancora nel contesto dell’elezione del nuovo papa Leone XIV, il quale, nel suo discorso inaugurale, ha parlato per ben 6 volte della pace, un tema urgente. Tuttavia, in tutto il mondo si sta verificando un’ondata di odio, discriminazione e ci sono diversi luoghi in cui si combatte. Dopo che Donald Trump ha anteposto la forza alla diplomazia e all’uso di mezzi violenti per stabilire il nuovo ordine mondiale, comprendiamo l’importanza che l’attuale Papa attribuisce alla pace.

Approfondiamo un po’ il tema della pace. Inizio con un ricordo dello scambio di lettere tra Einstein e Freud sulla guerra e la pace il 30 luglio 1932. Einstein chiede a Freud: “Esiste un modo per liberare gli esseri umani dalla fatalità della guerra? Esiste la possibilità di orientare l’evoluzione psichica al punto da rendere gli esseri umani più capaci di resistere alla psicosi dell’odio e della distruzione?” Freud risponde: “Non c’è la speranza di poter sopprimere in modo diretto l’aggressività degli esseri umani”. Dopo alcune considerazioni che davano una qualche speranza alla pulsione di vita e quindi alla possibile pace, Freud conclude con scetticismo e rassegnazione con la celebre frase: “affamati pensiamo al mulino che macina così lentamente, che potremmo morire di fame prima di ricevere la farina“. In altre parole, la pace si colloca nell’ambito della speranza fiduciosa (esperança esperante) e deve essere costruita giorno per giorno.

Nonostante questa dura constatazione, continuiamo a ricercare la pace e non vi rinunceremo mai, anche se non si tratta di uno stato permanente, negato ai mortali. Almeno coltiviamo costantemente uno spirito o un modo di essere che ci fa preferire il dialogo allo scontro, la strategia win-win a quella win-lose, e la ricerca cordiale di punti in comune rispetto al confronto conflittuale. È l’eredità lasciataci dal defunto Papa Francesco e rinnovata dal nuovo Papa.

Osiamo, nella speranza, stabilire alcune precondizioni che renderebbero la pace, in qualche modo o in alcuni momenti, raggiungibile.

Vedo quattro precondizioni:

La prima è accettare, con la massima serietà, la polarità sapiens/demens, amore-odio, bontà-malvagità, luce-ombra, come appartenenti alla struttura della realtà universale e insiti, anche, nella condizione umana: noi siamo l’unità vivente degli opposti. Ciò non ha costituito un difetto dell’evoluzione. Ma la situazione concreta della condizione umana così come esiste oggi. Ciò vale sia per la sfera personale che per quella sociale.

L’essere umano ha origine dalla prima singolarità, da una violenza inimmaginabile, il big bang, seguito dallo scontro violentissimo tra materia e antimateria, lasciando un minimo di materia, qualcosa come lo 0,00000001% che ha dato origine all’universo attualmente conosciuto. Il rumore di questa esplosione, un’onda magnetica bassissima, la radiazione cosmica di fondo, potè essere rilevata nel 1964 da Arno Penzias e Robert Wilson. Prendendo come riferimento la galassia più distante sulla via di fuga, è stato possibile datare l’età dell’universo a 13,7 miliardi di anni.

La seconda è di rafforzare in modo tale e in tutti i modi il polo positivo e luminoso di questa contraddizione affinché possa mantenere sotto controllo, limitare e integrare il polo negativo nel positivo e realizzare così, per un momento, una pace fragile ma possibile, ma sempre minacciata di dissoluzione. Il 12 maggio, Papa Leone XIV parlando ai giornalisti è stato chiaro: “La pace comincia da ognuno di noi, dal modo in cui guardiamo gli altri, ascoltiamo gli altri e parliamo degli altri”.

La terza è quella di rifare il contratto naturale con la natura che è stato violato e riscattare la Matrice Relazionale che esiste tra tutti gli esseri e che ci rende esseri di relazione in tutte le direzioni. Ci realizziamo solamente nella misura in cui viviamo e ampliamo queste relazioni. La storia, tuttavia, ha dimostrato che “questo essere, l’umano, è altamente creativo, agitato, aggressivo e poco amante della moderazione. Per questo motivo, modificherà il volto del pianeta, ma è destinato ad avere una vita breve sulla Terra”, come ha detto Georgescu-Roegen, economista ecologista (The entropy law and the economic process, Cambridge: Harvard Univ. Press, 1971, p. 127).

Nonostante questo “fallimento storico”, dobbiamo riconoscere che è da questa struttura relazionale riscattata che può nascere la pace, come l’ha intesa la Carta della Terra in una celebre definizione: “la pace è la pienezza che risulta da relazioni corrette con se stessi, con le altre persone, con le altre culture, con le altre vite, con la Terra e con il Tutto più grande di cui siamo parte” (n. 16 b). La pace si fonda, pertanto, sulla nostra realtà relazionale, per quanto fragile e quasi sempre interrotta. Si noti che la pace non esiste di per sé. È il risultato di relazioni giuste, nella misura in cui sono possibili per i figli e le figlie degradati di Adamo ed Eva.

La quarta precondizione è la giustizia. Ciò che più rompe la struttura relazionale è l’ingiustizia. L’etica è fondamentalmente giustizia. Significa: riconoscere il diritto e la dignità di ogni essere umano e di ogni essere creato e agire in conformità a questo riconoscimento. In altre parole: la giustizia è quel minimo di amore che dobbiamo dedicare all’altro e agli altri, senza cui ci separiamo da tutti gli altri esseri e introduciamo immediatamente disuguaglianze, gerarchie, emarginazioni e sottomissioni e ci trasformiamo in una minaccia per le altre specie. Non ci sarà mai pace in una società ingiusta. Chi subisce un torto reagisce, si ribella, muove guerra a livello micro e macro.

Il rivoluzionario messicano Emilio Zapata ammoniva: “Se non c’è giustizia, non si può dare la pace al governo”. Il Brasile non avrà mai pace finché rimarrà una delle società più diseguali, cioè più ingiuste del mondo.

Questo cammino di pace è stato tentato da pochi nell’umanità e testimoniato dai suoi migliori leader spirituali attuali come Gandhi, Papa Giovanni XXIII, Dom Helder Câmara, Martin Luther King Jr, Papa Francesco e ripreso con forza dall’attuale Papa Leone XIV, senza menzionare altri nella storia, in particolare Francesco d’Assisi.

La teologia ha l’abitudine di dire che la pace è un bene escatologico, vale a dire che inizia qui in modo seminale, ma si realizza veramente solo quando la storia giunge al suo culmine. Continuiamo, quindi, a seminare questo seme di pace possibile.

Leonardo Boff ha scritto escreveu A oração de São Francisco,uma mensagem de paz para o mundo atual, Vozes 2014.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Leone XIV: la grande sfida, la de-occidentalizzazione e la de-patriarcalizzazione della Chiesa

Leonardo Boff

Confesso che sono rimasto sorpreso dalla nomina del Cardinale nordamericano-peruviano Prevost al supremo pontificato della Chiesa. Ciò per mia ignoranza. In seguito, quando mi sono informato meglio, guardando i video su YouTube e i suoi discorsi tra la gente, stando in mezzo a un’alluvione in una città peruviana e la sua particolare attenzione per la popolazione indigena (la maggioranza dei peruviani), ho capito che lui può davvero essere la garanzia di continuità con l’eredità di Papa Francesco. Non avrà il suo carisma, ma sarà se stesso, più riservato e timido ma molto coerente con le sue posizioni sociali, comprese le critiche al presidente Trump e al suo vice. Non a caso Papa Francesco lo ha chiamato dalla sua diocesi dei poveri in Perù e lo ha chiamato a ricoprire un ruolo importante nell’amministrazione del Vaticano. Leone XIV ha vissuto gran parte della sua vita fuori dagli Stati Uniti, per molti anni come missionario e poi come vescovo in Perù, dove certamente ha acquisito una vasta esperienza di un’altra cultura e della difficile situazione sociale povera della maggior parte della popolazione. Confessò esplicitamente di essersi identificato con quelle persone al punto di naturalizzarsi peruviano.

Il suo primo discorso al pubblico è stato contro le mie aspettative iniziali. E’ stato un discorso pio e rivolto all’interno della Chiesa. Non è stata citata la parola “poveri”, tanto meno liberazione, minacce alla vita e il grido ecologico. Il tema forte è stato la pace, in particolare “disarmata e disarmante”, una critica delicata a quanto sta accadendo oggi in modo drammatico, come la guerra in Ucraina e il genocidio, a cielo aperto, di migliaia di bambini e civili innocenti nella Striscia di Gaza. E’ sembrato che gli atri temi non fossero nella coscienza del nuovo Papa. Ma credo che torneranno presto anche quelli, perché tali tragedie erano così forti nei discorsi di Papa Francesco, suo grande amico, che devono ancora risuonare nelle orecchie del nuovo Papa.

Papa Francesco, in quanto gesuita, aveva un raro senso della politica e dell’esercizio del potere, attraverso il famoso “discernimento dello spirito”, una categoria centrale della spiritualità di Sant’Ignazio. La mia supposizione è che egli ha visto nel Cardinale Prevost un suo possibile successore. Non apparteneva alla vecchia e già decadente cristianità europea, proveniva dal Grande Sud, con un’esperienza pastorale e teologica maturata nella periferia della Chiesa, nel suo caso il Perù, dove con Gustavo Gutiérrez è nata e si è sviluppata la teologia della liberazione.

Sicuramente, con il suo modo di fare gentile e la sua predisposizione all’ascolto e al dialogo, porterà avanti le sfide assunte e le innovazioni affrontate da Papa Francesco, che non è il caso qui di elencarle.

Ma, dal mio punto di vista, ci saranno altre sfide, mai prese sul serio dagli interventi dei papi precedenti: come de-occidentalizzare e de-patriarcalizzare la Chiesa cattolica di fronte alla nuova fase dell’umanità. Essa è caratterizzata dalla mondializzazione dell’umanità (non solo in senso economico, ora turbato da Trump) che, anzi, si sta realizzando a ritmi sempre più rapidi in termini politici, sociali, tecnologici, filosofici e spirituali. In questo processo accelerato, la Chiesa Cattolica nella sua istituzionalizzazione e nella forma come si è strutturata gerarchicamente, appare come una creazione dell’Occidente. Questo è innegabile. Dietro a tutto, c’è il diritto romano classico, il potere degli imperatori con i suoi simboli, riti e modalità di esercizio del potere accentrati in un’autorità massima, il Papa, «con potestà ordinaria, massima, piena, immediata e universale» (canone 331), attributi che, in verità, spetterebbero solo a Dio. A ciò si aggiunge la sua infallibilità in materia di fede e morale. Non si potrebbe andare oltre. Papa Francesco si è consapevolmente allontanato da questo paradigma e ha iniziato a inaugurare un altro modello di Chiesa semplice e povera in uscita per il mondo.

Questo non ha nulla a che vedere con il Gesù storico, povero, predicatore di un sogno assoluto, il Regno di Dio e critico severo di ogni potere. Ma è proprio quello che è successo: con l’erosione dell’Impero romano, i cristiani, diventati Chiesa con un alto senso morale, si sono fatti carico della riorganizzazione dell’Impero romano che ha attraversato secoli. Ma questa è una creazione della cultura occidentale. Il messaggio originario di Gesù, il suo Vangelo, non si esaurisce né si identifica con questo tipo di incarnazione, perché il messaggio di Gesù è quello di una totale apertura a Dio come Abba (Padre caro), di misericordia illimitata, di amore incondizionato persino per i nemici, di compassione per coloro che sono caduti lungo le strade della vita e di vita come servizio agli altri. L’attuale papa Leone XIV non sarà immune a questa sfida. Vogliamo vedere e sostenere il suo coraggio e la sua forza nell’affrontare i tradizionalisti e nel compiere passi in quella direzione.

Una grande, immensa sfida per qualsiasi Papa è relativizzare questo modo di organizzare il cristianesimo affinché possa acquisire nuovi volti nelle diverse culture umane. Papa Francesco ha compiuto grandi passi in questa direzione. L’attuale nuovo Papa ha accennato a questo dialogo nel suo discorso inaugurale. Finché non ci muoveremo con fermezza verso questa de-occidentalizzazione, per molti paesi il cristianesimo sarà sempre una cosa dell’Occidente. E’ stato complice della colonizzazione dell’Africa, delle Americhe e dell’Asia e ancora oggi è visto così dalle intelligenze dei paesi che furono colonizzati.

Un’altra sfida non meno importante è la de-patriarcalizzazione della Chiesa. Ne abbiamo già parlato sopra. Nella guida della Chiesa ci sono solo uomini, celibi e ordinati con il sacramento dell’Ordine (da sacerdote a Papa). Il fattore patriarcale è visibile nella negazione alle donne del sacramento dell’Ordine. Loro costituiscono, di gran lunga, la maggioranza dei fedeli e sono le madri e le sorelle dell’altra metà, degli uomini della Chiesa e dell’umanità. Questa esclusione maschilista fa male al corpo ecclesiastico e mette in discussione l’universalità della Chiesa. Fintanto che non si apre alla possibilità per le donne, come è accaduto in quasi tutte le chiese, di accedere al sacerdozio, si dimostra il suo radicato patriarcato, segno di una cultura occidentale sempre più un accidente nella storia universale.

Oltre a ciò, l’obbligo di mantenere il celibato (convertito in legge) rende ancora più radicale il carattere patriarcale, favorendo l’anti-femminismo che si nota in alcuni strati della gerarchia ecclesiastica. Poiché si tratta solo di una legge umana e storica e non divina, nulla impedisce che venga abolita e che venga consentito il celibato facoltativo.

Queste e molte altre sfide dovranno essere affrontate dal nuovo Papa, mentre nella coscienza dei fedeli cresce sempre più il senso evangelico della partecipazione (la sinodalità) e dell’uguaglianza in dignità e diritti di tutti gli esseri umani, uomini e donne. Perché dovrebbe essere diverso nella Chiesa cattolica?

Queste riflessioni vogliono essere una sfida permanente da essere affrontata da chi è stato scelto per il servizio più alto per animare la fede e orientare i cammini della comunità cristiana, come la figura del Papa. Verrà il tempo in cui la forza di questi cambiamenti diventerà così esigente che essi si realizzeranno. Allora sarà una nuova primavera della Chiesa, che diventerà tanto più universale quanto più si farà carico di questioni universali e offrirà il suo contributo per risposte umanizzanti.

Leonardo Boff è un teologo e ha scritto: Eclesiogênese: a reinvenção da Igreja, Record 2008. (Traduzione dal

León XIV, su gran desafío: la desoccidentalización y despatriarcalización de la Iglesia

Leonardo Boff*

Confieso que me sorprendió el nombramiento del cardenal norteamericano-peruano Prevost al supremo pontificado de la Iglesia. Se debió a mi ignorancia. Después, al informarme mejor, viendo youtubes y charlas de suyas en medio del pueblo, de pie en plena inundación de una ciudad peruana, y su especial cuidado por los indígenas (la mayoría de los peruanos) me di cuenta de que él puede ser realmente garantía de la continuidad del legado del Papa Francisco. No tendrá su carisma, pero será él mismo, más contenido y tímido, pero muy coherente con sus posiciones sociales, incluidas las críticas al presidente Trump y a su vice. No sin razón el Papa Francisco lo llamó de su diócesis de pobres en Perú para una función importante en la administración del Vaticano. León XIV vivió gran parte de su vida fuera de Estados Unidos, durante muchos años como misionero y después como obispo en Perú, donde ciertamente adquirió gran experiencia de otra cultura y de la situación social pobre de la mayoría de la población. Explícitamente confesó que se identificó con aquel pueblo hasta el punto de naturalizarse peruano.

Su primera alocución al público fue en contra de mis expectativas iniciales. Fue un discurso piadoso y hecho para la Iglesia de puertas adentro. Nunca apareció la palabra pobre, y menos aún liberación, las amenazas a la vida ni el clamor ecológico. El tema fuerte fue la paz especialmente “desarmada y desarmante”, suave crítica a lo que está ocurriendo hoy día de forma dramática, como la guerra en Ucrania y el genocidio, a cielo abierto, de miles y miles de niños y de civiles en la Franja de Gaza. Parecería que todo eso no estuviera en la conciencia del nuevo Papa. Pero estimo que todo esto volverá en breve, pues tales tragedias fueron tan fuertes en los discursos del Papa Francisco, su gran amigo, que aún deben resonar en los oídos del  nuevo Papa.

El Papa Francisco como jesuita tenía un raro sentido de la política y del ejercicio del poder, por el famoso “discernimiento de espíritu”, categoría central de la espiritualidad ignaciana. Supongo que él vio en el cardenal Prevost un posible sucesor suyo. No pertenecía a la vieja y ya decadente cristiandad europea, venía del Gran Sur, con la  experiencia pastoral y teológica madurada en la periferia de la Iglesia, en este caso de Perú, donde con Gustavo Gutiérrez nació y se desarrolló la teología de la liberación.

Seguramente con su manera suave y su carácter dispuesto a escuchar y a dialogar, llevará adelante los desafíos asumidos y las innovaciones afrontadas por el Papa Francisco, que no es momento de enumerar.

Pero tendrá otros desafios, desde mi punto de vista nunca tomados en serio por los papas anteriores: como desoccidentalizar y despatriarcalizar a la Iglesia Católica ante la nueva fase de la humanidad. Esta se caracteriza por la planetización de la humanidad (no sólo en sentido económico, ahora perturbada por Trump), que de hecho está produciéndose a pasos cada vez más rápidos en términos políticos, sociales, tecnológicos, filosóficos y espirituales. En este proceso acelerado, la Iglesia Católica en su institucionalidad y en la forma como se estructuró jerárquicamente, aparece como una creación de Occidente. Esto es innegable. Detrás de todo está el clásico derecho romano, el poder de los emperadores con sus símbolos, ritos y forma de ejercicio del poder centralizado en una autoridad máxima, el Papa, “con poder ordinario, máximo, pleno, inmediato y universal” (canon 331), atributos que, a decir verdad, solo corresponderían a Dios. Y hay que añadir todavía su infalibilidad en asuntos de fe y moral. Más lejos no se podría llegar. El Papa Francisco conscientemente se alejó de este paradigma y empezó a inaugurar otro modelo de Iglesia, sencilla y pobre, y en salida hacia el mundo.

Eso no tiene nada que ver con el Jesús histórico, pobre, predicador de un sueño absoluto, el Reino de Dios, y severo crítico de todo poder. Pero fue lo que ocurrió: con la erosión del imperio romano, los cristianos, hechos Iglesia, con alto sentido de moralidad, asumieron la reordenación del imperio romano que atravesó siglos. Pero esto es creación de la cultura occidental. El mensaje originario de Jesús, su evangelio, no se agota ni se identifica con ese tipo de encarnación, pues el mensaje de Jesús es de apertura total a Dios como Abba (papá), ilimitada misericordia, amor incondicional hasta a los enemigos, compasión de los caídos en los caminos de la vida y la vida como servicio a los demás. El Papa actual León XIV no será inmune a este desafío. Queremos ver y apoyar su valor y fortaleza para enfrentar a los tradicionalistas y dar pasos en la dirección mencionada.

Un gran, inmenso desafío para cualquier Papa es relativizar esa forma de organizar el cristianismo para que pueda adquirir nuevos rostros en las distintas culturas humanas. El Papa Francisco dio largos pasos en esta dirección. El actual nuevo Papa dio a entender este diálogo en sus primeras palabras. Mientras no se camine firmemente en esta  desoccidentalización, para muchos países el cristianismo será siempre cosa de Occidente. Fue cómplice de la colonización de África, de las Américas y de Asia y así es todavía visto por los estudiosos de los países que fueron colonizados.

Otro desafío no menor consiste en la despatriarcalización de la Iglesia. Lo he mencionado antes. En la dirección de la Iglesia sólo existen hombres y estos célibes y ordenados en el sacramento del Orden (sacerdote a Papa). El factor patriarcal es visible en la negación a las mujeres del sacramento del Orden. Ellas componen, de lejos, la mayoría de los fieles y son las madres y las hermanas de la otra mitad, de los hombres de la Iglesia y de la humanidad. Esa exclusión machista hiere el cuerpo eclesial y pone en jaque la universalidad de la Iglesia. Mientras no se abra la posibilidad a las mujeres, como ha ocurrido en casi todas las iglesias, de acceder al sacerdocio, la Iglesia muestra su arraigado patriarcalismo y su marca de un Occidente cada vez más un Accidente en la historia universal.

Junto a eso el mantenimiento obligatorio del celibato (hecho ley) hace que el carácter patriarcal todavía se radicalice más y favorezca el antifeminismo que se nota en algunos estratos de la jerarquía eclesiástica. Como es solo una ley humana e histórica, y no divina, nada obsta a que sea abolida y se permita el celibato opcional y hombres casados, ordenados sacerdotes.

Estos y muchos otros desafíos deberá afrontar el nuevo Papa, pues crece cada vez más en la conciencia de los fieles el sentido evangélico de participación (la sinodalidad) y de igualdad en dignidad y derechos  de todos los seres humanos, hombres y mujeres. ¿Por qué en la Iglesia Católica debería ser diferente?

Estas reflexiones pretenden ser un desafío permanente que debe ser enfrentado por quien ha sido escogido para el más alto servicio de animación de la fe y de dirección de los caminos de la comunidad cristiana, como es la figura del Papa. Llegará el tiempo en que la fuerza de estos cambios se hará tan exigente que ocurrirán. Entonces será una nueva primavera de la Iglesia que se volverá tanto más universal cuanto más cuestiones universales asuma y contribuya a dar respuestas humanizadoras.

*Leonardo Boff es teólogo y ha escrito: Eclesiogénesis: la reinvención de la Iglesia, Record 2008.

Traducción de María José Gavito Milano, Londres

Leão XIV:o grande desafio, a desociedentalização e a despatriarcalização da Igreja.

Leonardo Boff

Confesso que fiquei surpreso com a nomeação do Cardeal norte-americano-peruano Provost ao surpremo pontificado da Igreja. Isso por ignorância minha.Depois ao informar-me melhor, vendo youtubes e falas dele no meio do povo, de pé em plena inundação de uma cidade peruana e seu cuidado especial para com os indígenas (a maioria dos peruanos) me dei conta de que ele realmente pode ser a garantia da continuidade do legado do Papa Francisco. Não terá o carisma dele, mas será ele mesmo, mais contido e tímido mas muito coerente com suas posições sociais, inclusive críticas face ao presidente Trump e ao seu vice. Não sem razão que o Papa Francisco o chamou de sua diocese de pobres no Peru e o convocou para uma função importante na administração do Vaticano. Leão XIV viveu grande parte de sua vida fora dos EUA, por muitos anos como missionário e depois como bispo no Peru, onde certamente colheu farta experiência de outra cultura e da situação social pobre da maioria da população. Explicitamente confessou que se identificou com aquele povo a ponto de naturalizar-se peruano.

Sua primeira fala ao público foi contra minhas expectativas iniciais. Foi um discurso piedoso e feito para o interno da Igreja. Nunca ocorreu a palavra pobre, menos ainda libertação, ameaças à vida e o clamor ecológico. O tema forte foi a paz especialmente “desarmada e desarmante”, suave crítica ao que está ocorrendo nos dias de hoje de forma dramática como a guerra na Ucrânia e o genocídio, a céu aberto, de milhares de inocentes crianças e civis na Faixa de Gaza. Pareceria que tudo isso não estivesse na consciência do novo Papa. Mas estimo que tudo isso voltará em breve, pois tais tragédias foram  tão fortes nos discursos do Papa Francisco, seu grande amigo, que ainda devem ressoar nos ouvidos do  novo Papa.

O Papa Francisco como jesuíta possuía um raro senso de política e do exercício do poder, pelo famoso “discernimento do espírito”, categoria central da espiritualidade inaciana. Minha pressuposição é que ele viu no Cardeal Provost um possível sucessor seu. Não pertencia à velha e já decadente cristandade europeia, vinha do Grande Sul, com a experiência pastoral e teológica madurada na periferia da Igreja, no caso do Peru, onde com Gustavo Gutiérrez, nasceu e se desenvolveu a teologia da libertação.

Seguramente, com sua maneira suave e seu caráter afeito a escutar e a dialogar, levará avante os desafios assumidos  e as inovações enfrentadas pelo Papa Francisco, o que não é o caso de aqui enumerá-las.

Mas terá outros desafios, no meu ponto de vista, nunca tomados a sério  pelas intervenções dos papas anteriores: como desocidentalizar e despatriarcalizar a Igreja Católica face à nova fase da humanidade. Ela se caracteriza pela planetização da humanidade (não só em sentido econômico, agora perturbada por Trump) que, de fato está ocorrendo a passos cada vez mais rápidos em termos políticos, sociais, tecnológicos, filosóficos e espirituais. Nesse processo acelerado, a Igreja Católica em sua institucionalidade e na forma como se estruturou hierarquicamente, comparece como uma criação do Ocidente. Isso é inegável. Por detrás de tudo, está o clássico direito romano, o poder dos imperadores com seus símbolos, ritos e forma de exercício do poder centralizado num autoridade máxima, o Papa,”com o poder ordinário, máximo, pleno, imediato e universal”(cânon 331), atributos que, na verdade, caberiam somente a Deus. Acresce ainda sua infalibilidade em assuntos de fé e moral. Mais longe não se poderia ir. O Papa Francisco conscientemente se afastou deste paradigma e começou a inaugurar outro modelo de Igreja simples e pobre e em saída para o mundo.

Isso não tem nada a ver com o Jesus histórico,pobre, pregador de um sonho absoluto, o Reino de Deus e severo crítico a todo o poder. Mas foi o que ocorreu: com a erosão do império romano,os cristãos, feitos Igreja, com alto senso de moralidade, assumiram a reordenação do império romano que atravessou séculos. Mas isso é criação da cultura ocidental. A mensagem originária de Jesus, seu evangelho, não se exaure nem se identifica com esse tipo de encarnação, pois a mensagem de Jesus é de abertura total a Deus como Abba (paizinho querido), ilimitada misericórdia, o amor incondicional até aos inimigos, a compaixão pelos caídos nas estradas da vida e a vida como serviço aos demais. O atual Papa Leão XIV não ficará imune a este desafio. Queremos ver e apoiar a sua coragem e fortaleza para enfrentar os tradicionalistas e dar passos na referida direção.

Um grande, imenso desafio para qualquer Papa, é relativizar essa forma de organizar o cristianismo para que possa ganhar novos rostos nas várias culturas humanas. O Papa Francisco deu largos passos nesta direção. O atual novo Papa acenou para este diálogo em sua fala inaugural. Enquanto não se caminhe firmemente nesta desocidentalização, para muitos países o Cristianismo será sempre coisa do Ocidente. Foi cúmplice da colonização de África, das Américas e da Ásia e assim ainda é visto assim pelas inteligências dos países que foram colonizados.

Outro desafio não menor consiste na despatriarcalização da Igreja.Ele já foi referido acima. Na direção da Igreja só existem homens e estes celibatários e ordenados no sacramento da Ordem (padre a Papa). O fator patriarcal é visível na negação às mulheres ao sacramento da Ordem. Elas compõe, de longe,  a maioria dos fiéis e são as mães e as irmãs da outra metade, dos homens da Igreja e da humanidade. Essa exclusão machista fere o corpo eclesial e coloca em xeque a universalidade da Igreja. Enquanto não se abre  a possibilidade às mulheres, como ocorreu em quase todas as igrejas, de acenderem ao sacerdócio ela mostra seu arraigado patriarcalismo e sua marca de um Ocidente cada vez mais um Acidente na história universal.

Junto a isso a manutenção obrigatória do celibato (feito lei) faz com que o caráter patriarcal ainda se radizalize mais e favoreça o antifeminismo que se nota em estratos da hierarquia eclesiástica. Como é apenas uma lei humana e histórica e não divina, nada obsta que seja abolida e se permita o celibato opcional.

Estes e muitos outros desafios deverá o novo Papa enfrentar, pois cresce mais e mais na consciência dos fiéis o sentido evangélico de participação (a sinodalidade) e da igualdade em dignidade e direitos de todos os seres humanos,homens e mulheres. Por que na Igreja Católica deveria ser diferente?

Estas reflexões pretendem ser um desafio permanente a ser enfrentado por quem foi escolhido para o mais alto serviço de animação da fé e de direção dos caminhos da comunidade cristã como a figura do Papa. Chegará o tempo em que a força destas mudanças se fará tão exigente que ela ocorrerá. Então será uma nova primavera da Igreja que se tornará tanto mais universal quanto mais assumirá questões universais e dará a sua contribuição para respostas humanizadoras.

Leonardo Boff é teólogo e escreveu:Eclesiogênese:a reinvenção da Igreja, Record 2008.