Contro il nuovo governo di ultra-destra san Giorgio ci aiuti

Contro il nuovo governo di ultra-destra, furioso e persecutore, che già tocca i diritti fondamentali dei cittadini, in particolare i salari e le persone di un diverso orientamento sessuale, dobbiamo unire le nostre forze di resistenza e di critica, per l’imperativo etico di salvaguardare la democrazia e i beni comuni, che appartengono al popolo brasiliano.

Oltre a questo sforzo civico, abbiamo bisogno dell’aiuto del santo preferito dai cariocas, San Giorgio. La sua storia leggendaria può darci coraggio e forza.

Un terribile drago minacciava una piccola città nel Nord Africa. Richiedeva vite umane scelte a sorte. Un giorno, la sorte cadde sulla figlia del re. Questa con l’abito di sposa andò incontro alla morte. Ecco che San Giorgio irruppe con il suo cavallo bianco e la sua lunga lancia. Ferisce il drago e lo doma. Lega la sua bocca con la cintura della principessa e lo guida, docile come un agnello, fino al centro della città.

Dobbiamo interpretare questa leggenda in quanto può migliorare la nostra consapevolezza di chi siamo veramente. Seguo qui le riflessioni sulla psicologia analitica di Jung, soprattutto del suo allievo preferito, Erik Neumann (vedi la “Storia della origini della coscienza”, Astrolabio 1978). Secondo lui, il drago spaventoso e il cavaliere eroico sono due dimensioni dello stesso essere umano. Il drago in noi è il nostro inconscio, la nostra oscura ancestralità, le nostre ombre, la nostra rabbia e odio. Da questo sottofondo, la coscienza, l’indipendenza dell’ego e la nostra capacità di amare e vivere insieme, rappresentati da San Giorgio, irrompono nella luce. Ecco perché in alcune iconografie, in particolare in Catalogna (il suo patrono), appare il drago che circonda tutto il corpo del cavaliere San Giorgio, così come in quella del brasiliano Rogério Fernandes.

Noi siamo questa contraddizione vivente: abbiamo dentro di noi la parte di San Giorgio e la parte del drago. La sfida della vita che ci accompagna sempre e non ha mai una fine definitiva è San Giorgio, che tiene sottomesso il drago. Non si tratta di ucciderlo, ma di domarlo e placarne la sua ferocia.

La gente sente il bisogno di un guerriero santo e vittorioso, come mostra il teleromanzo “Salve Jorge”, la cui sceneggiatura è stata fatta da una grande devota del santo, Malga di Paolo. San Giorgio salva le donne prostitute contro il drago del traffico internazionale di donne.

Quello che abbiamo visto ultimamente in Brasile e soprattutto durante la campagna elettorale e ora, purtroppo, nell’attuale governo è l’irruzione del drago. Qui è stato liberato ed ha espresso ogni tipo di violenza verbale e persino fisica contro omofobi, indigeni, avversari e donne. Come ho scritto in questo sito, è l’emergenza della dimensione perversa della nostra “cordialità” che, secondo Sergio Buarque de Holanda, può manifestarsi anche come odio e inimicizia. Era ed è sempre presente in noi. Ma nella condizione psico-sociale-politica che si è creata potrebbe uscire dall’oscurità e manifestarsi in modo distruttivo.

Di fronte al drago che è apparso, cosa faremo? Dobbiamo svegliare San Giorgio in noi. Ha sempre sconfitto il drago. Useremo le armi che loro non possono usare. Risponderemo alla discriminazione includendo tutti senza distinzione. All’odio diffuso contro gli avversari, risponderemo con amore e compassione. Alla creazione di capri espiatori, risponderemo con la difesa degli innocenti emarginati e ingiustamente condannati. Alle menzogne e alle visioni fantasiose che vogliono portarci nel Medioevo risponderemo con la forza dei fatti e affermeremo il senso della contemporaneità.

È importante vincere il male con il bene. Non rispondere con i metodi e le ideologie sbrigative che presentano, con la pretesa di non avere ideologia. Quello che la maggior parte dei membri del partito e molti ministri hanno davvero è una strana ideologia tale da far sorridere le persone di tanta superficialità, antiquata e ridicola.

In questo sforzo, facciamo nostra la preghiera popolare: “Camminerò vestito e armato con le armi di San Giorgio in modo che i miei nemici, avendo i piedi non mi raggiungano, avendo le mani, non mi prendano e avendo gli occhi non mi vedano … Possano i miei nemici essere umili e sottomessi a Te. Amen”.

*Leonardo Boff è teologo e coordinatore della traduzione della opera completa di C.G.Jung presso alla edittrice Vozes.

Traduzione di S. Toppi & M. Gavito.

Ante el nuevo gobierno de ultra derecha que San Jorge nos socorra

Ante el nuevo gobierno de ultraderecha, furioso y perseguidor, que está tocando ya derechos fundamentales de los ciudadanos, especialmente los salarios, y de los de otra condición sexual, necesitamos unir nuestras fuerzas de resistencia y de crítica, por un imperativo ético, de salvaguardia de la democracia y de los commons que pertenecen al pueblo brasileño.

Además de este esfuerzo cívico, necesitamos la ayuda del santo preferido de los cariocas, que es San Jorge. Su historia legendaria nos puede dar ánimo y fortaleza.

Un dragón terrible amenazaba una pequeña ciudad del Norte de África. Exigía vidas humanas escogidas por sorteo. Cierto día, la suerte cayó sobre la hija del rey. Vestida de novia fue al encuentro de la muerte. Y he aquí que aparece San Jorge con su caballo blanco y su larga lanza. Hiere al dragón y lo domina. Le amarra la boca con el cinturón de la princesa y lo conduce, manso como un cordero, hasta el centro de la ciudad.

Necesitamos interpretar esta leyenda pues puede mejorar nuestra conciencia sobre lo que somos realmente. Sigo aquí las reflexiones de la psicología analítica de C. G. Jung y especialmente de su discípulo preferido Erik Neumann (cf. A história da origem da consciência, Cultrix 1990). Según él, el dragón que atemorizaba y el caballero heroico son dos dimensiones del mismo ser humano. El dragón en nosotros es nuestro inconsciente, nuestra ancestralidad oscura, nuestras sombras, nuestras rabias y odios. De este trasfondo irrumpieron hacia la luz la conciencia, la independencia del ego y nuestra capacidad de amar y de convivir humanamente, representados por San Jorge. Por eso en algunas iconografías, especialmente en una de Cataluña (es su patrono), así como en la del brasileiro Rogério Fernandes, el dragón aparece envolviendo todo el cuerpo del caballero San Jorge.

Somos esta contradicción viva: tenemos la parte San Jorge y la parte dragón dentro de nosotros. El desafío de la vida que siempre nos acompaña y nunca tiene un fin definitivo es que San Jorge mantenga sometido al dragón. No se trata de matarlo sino de domesticarlo y quitarle la ferocidad.

El pueblo siente la necesidad de un santo guerrero y vencedor, como se mostró en la novela “Salve Jorge” cuyo script fue hecho por una gran devota del santo, Malga di Paulo. San Jorge salva a las mujeres prostituidas contra el dragón del tráfico internacional de mujeres.

Lo que hemos estado presenciando últimamente en Brasil, especialmente durante la campaña electoral, y ahora, infelizmente, en el actual gobierno es la irrupción del dragón. Él amenazaba a todos y cobraba sacrificios. Aquí él actuó sin ataduras y se expresó mediante todo tipo de violencia verbal e incluso física contra homoafectivos, indígenas, opositores y mujeres. Como ya escribimos en este lugar, es la emergencia de la dimensión perversa de nuestra “cordialidad” que, según Sérgio Buarque de Holanda, puede manifestarse también mediante el odio y la enemistad. Ella estaba y está siempre presente dentro de nosotros. Pero en la condición psico-social-política que se ha creado puede salir de la oscuridad y manifestarse destructivamente.

Delante del dragón que ganó visibilidad ¿qué vamos a hacer? Tenemos que despertar al San Jorge que está dentro de nosotros. Él venció siempre al dragón. Vamos a usar las armas que ellos no pueden usar. A las discriminaciones responderemos con la inclusión de todos indistintamente. Al odio diseminado contra opositores, responderemos con amorosidad y compasión. A la creación de chivos expiatorios, responderemos con la defensa de los inocentemente marginados e injustamente condenados. A las mentiras y a las visones fantasiosas que nos quieren llevar a la Edad Media, responderemos con la fuerza de los hechos y haciendo valer el sentido de la contemporaneidad.

Hay que vencer el mal con el bien. No reenvidar con los métodos e ideologías esdrújulas que se presentan pretendiendo no tener ideología. Lo que en verdad más tienen los miembros del partido y varios ministros es una extraña ideología de hacer sonreír de tan baja, anticuada y ridícula.

En este afán, hacemos nuestra la oración popular: “Andaré vestido y armado con las armas de San Jorge para que mis enemigos, teniendo pies no me alcancen, teniendo manos, no me agarren y teniendo ojos no me vean… Que mis enemigos sean humildes y sumisos a Vos. Amén”.

*Leonardo Boff es teólogo y coordinador de la traducción de la obra completa de C.G.Jung en la editorial Vozes.

Traducción de Mª José Gavito Milano

 

2019: VOLO CIECO VERSO L’IGNOTO?

Gli ultimi anni sono stati tormentati nel nostro paese. E’ successo l’impeachment della Presidenta Dilma Rousseff, accuse serie di corruzione al suo successore, il Presidente Temer, operazione devastante del Lava-Jato con applicazione rigorosa del lawfare e la prigione di Lula il più grande leader popolare per un processo chiaramente senza parzialità e sprovvisto di prove materiali, criticate dai più famosi giuristi nazionali e internazionali.

Clamorosa è stata la campagna presidenziale segnata da utilizzazione massiccia dei media sociali con milioni di false notizie, bugie e calunnie da tutti i lati. In una orchestrazione ancora più marcata è stato eletto Bolsonaro un ex capitano dell’esercito dell’estrema destra fondamentalista religioso e esplicitamente omofobico. I suoi discorsi violenti se concretizzati metteranno a rischio la democrazia e il patto sociale disegnato a fatica dalla Costituzione del 1988. Mai si è visto nel nostro paese irrompere dell’odio della rabbia e delle parole di basso livello, in una parola, dalla dimensione oscura e perversa della cordialità brasiliana secondo Sergio Buarque de Holanda.

In uno stato di diritto democratico, una vittoria elettorale deve essere accettata da tutti, qualunque siano le critiche che dovessimo fare da posizioni politiche assunte.

Il candidato vincitore non ha proposto nessun progetto globale per il Brasile. Subito si è rivelato realmente sprovveduto per assumere la più alta responsabilità sul destino di un paese continentale e complesso come il nostro. Ha scaricato questo fardello passandolo ai suoi ministri molti dei quali sono militari. Alcuni civili rivelano un oscurantismo intellettuale evidente da causare spavento persino all’estero.

Tutto sembra indicare che siamo in un volo cieco verso l’incerto. Tutto può succedere.

Che posizione prendere? prima di tutto fare una opzione di compromesso e patriottica a favore del Brasile. Il Brasile è tutto, i partiti vincitori e vinti sono soltanto delle parti. Dobbiamo tutti costruire il tutto per tutti.

Davanti al Brasile abbiamo bisogno di dimenticare le querele del passato e guardare in avanti e molto lontano. Dobbiamo sentirci come pesci che risalgono il fiume. Anche se nuotiamo contro corrente, avanzeremo come loro per produrre vita. Come diceva J.F. Kennedy in un discorso inaugurale nel 1963 “nessuna sfida va al di là della capacità creatrice dell’essere umano”.

Per essere creatori è importante coltivare la speranza come principio che va oltre la virtù, nel senso che la prigioniera Dilma Rousseff ha dato :”in prigione si spera molto. Aspettare necessariamente significa avere speranza. Se tu perdi la speranza, ti prende la paura. Io ho imparato a sperare”. Per questo è diventata la persona resistente di cui noi diamo testimonianza.

Dobbiamo incorporare una speranza affettiva e effettiva di cui questo governo, con tutte le limitazioni che possiede e non sono poche, sappia del volo ceco e trovi la direzione della diminuzione dell’ingiustizia sociale (le famose diseguaglianze) mediante politiche utili al paese a partire da coloro che più hanno bisogno e che non possono difendere se stessi. Il dovere etico principale di un governo è garantire la vita dei cittadini, e doppo le finanze, il mercato, l’educazione, la cultura e la sicurezza, tutto a servizio della vita.

Una popolazione impoverita e malata mai imboccherà un cammino di sviluppo umano e sociale. In questo contesto è opportuno ricordare le parole del Libro dell’Ecclesiastico: “E’ assassino del prossimo colui che ruba i mezzi di sopravvivenza, sparge sangue chi priva il salariato del suo salario”, (34,26-27). Alcuni governi pretendono toccare i salari e altri diritti.

Caso che avvenga una lesione dei diritti fondamentali al regime democratico occorre la formazione di un fronte ampio interpartitico per resistere e obbligare a una variante nella direzione del giusto e corretto.

Come Teologo mi approprio per il 2019 dell’ideale di un collega pure Teologo laico, Edward Neves di Belo Horizonte: “coltivare le seguenti posizioni del Gesù Storico. (1) nutrirsi dell’intimità amorosa di Dio; (2) dedicarsi al sogno di Gesù, di un regno di amore e di giustizia; (3) Agire mosso da compassione, (4) mettersi al servizio della dignità di ogni persona specialmente degli esclusi (5) liberarsi dalla tentazione di avere il potere e del piacere per amare con più profondità e gratuità”.

A tutti faccio voti di un anno di felicità possibile nel nostro contesto concreto. Speranza al di là della speranza.

*Leonardo Boff è Teologo e Filosofo.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

A REVOLUÇÃO CUBANA COMPLETA 60 ANOS: Frei Betto

Frei Betto é muito conhecido e não preciso apresentá-lo. Publico este seu texto por amor à verdade contra todos os preconceitos imperantes em nosso país, reforçados pelos muitos que elegeram Jair Bolsonaro e pelo governo que montou propondo desmontar o socialismo e a cultura marxista. Seguramente nunca leram nada sério sobre Cuba. Aqui há um relato sumário, poderia ser muito mais detalhado sobre  a situação daquele país. Há um mérito de Frei Betto do qual participei de forma secundária. Quando ele foi convidado por Fidel para visitar Cuba, somente aceitou se pudesse visitar também a Igreja local. Fidel se deu conta de que o marxismo que seguiam era demasiadamente rígido. Aceitou que ele, eu e François Houtart (padre e sociólogo belga) tentássemos uma leitura mais humanística de Karl Marx. Aceitamos sob uma condição: ao mesmo tempo que trabalhávamos com quadros marxistas cubamos deveríamos também trabalhar com os bispos, teólogos e cristão cubanos. Durante vários anos -era tempo da ditadura militar no Brasil- com riscos pessoais cumprimos nossa missão. Houve uma mudança substancial na visão do marxismo desde ministros, altos funcionários e militantes e mudança também no campo da Igreja. Conseguimos, graças ao trabalho especial de Frei Betto e eu como mero auxiliar, um encontro entre a conferência de bispos cubanos e o governo cubano. Ocorreu uma reconciliação entre Igreja e Estado socialista. Foi facilitada porque Frei Betto convenceu a Fidel Castro de abandonar a exigência do ateismo nos membros do partido e do próprio Estado. O Estado cubano, como o nosso, é hoje um Estado laico.Cada militante socialista pode ser cristão ou de qualquer outra denominação. Mas a maior glória foi a reconciliação da Igreja cubana com o Estado socialista. Ela foi tão profunda que os Papas João Paulo II e Bento XVI visitaram Cuba e foram extraordinariamente bem recebidos pelo povo. Comentou o Papa João Paulo II ao perceber o espírito de colaboração e de solidariedade, ŧípico do socialismo e não de competição e concorrência, típico do capitalismo, chegar a dizer:”Parece que aqui em Cuba se  realiza a doutrina social da Igreja”. Publico este texto de Frei Betto por ser um dos que melhor conhece Cuba e por seu relato enxuto e objetivo. Nada melhor que fatos e experiências concretas para superar preconceitos tão difundidos nos últimos tempos aqui  no Brasil especialmente agora sob o governo de extrema direita de Jair Bolsonaro: LBoff

*****************************************************************

1º de janeiro de 2019, 60 anos da Revolução Cubana. Quem diria? Para a soberba dos serviços de inteligência dos EUA a ousadia dos barbudos de Sierra Maestra, ao livrar Cuba da esfera de domínio de Tio Sam, era um “mau exemplo” a ser o quanto antes apagado das páginas da história. A CIA mobilizou e treinou milhares de mercenários e Kennedy mandou-os invadir Cuba (1961). Foram vergonhosamente derrotados por um povo em armas. E, de quebra, a hostilidade da Casa Branca levou Cuba a se alinhar à União Soviética. O tiro saiu pela culatra. Mexer com Cuba passou a significar aquecer a Guerra Fria, como o demonstrou a crise dos mísseis (1962).

Tio Sam não botou as barbas de molho. Transformou cubanos exilados em Miami em terroristas que derrubaram aviões, explodiram bombas, promoveram sabotagens. E investiu uma fortuna para alcançar o mais espetacular objetivo terrorista: eliminar Fidel. Foram mais de 600 atentados. Todos fracassados. Fidel faleceu na cama, cercado pela família, em 25 de novembro de 2016, pouco antes de a Revolução completar 58 anos. Havia sobrevivido a 10 ocupantes da Casa Branca que autorizaram operações terroristas contra Cuba: Eisenhower, Kennedy, Johnson, Nixon, Ford, Carter, Reagan, Bush pai, Clinton e Bush filho.

Fracassada a invasão da Baía dos Porcos, impôs-se o bloqueio a Cuba (1961). Medida criticada por três papas em visita a Havana: João Paulo II (1998), Bento XVI (2012) e Francisco (2015). Porém, a Casa Branca não escuta vozes sensatas. Prefere se isolar, ao lado de Israel, a cada ano em que a Assembleia da ONU vota o tema do bloqueio. Pela 27ª vez, em 2018, 189 países se manifestaram contra o bloqueio a Cuba.

Com a queda do Muro de Berlim e o desaparecimento da União Soviética (1989), os profetas da desgraça prenunciaram o fim do socialismo cubano. Não falharia a teoria do dominó… Equivocaram-se. Cuba resistiu, suportou o Período Especial (1990-1995) e se adaptou aos novos tempos de globalização.

Muitos se perguntam: por que os EUA não invadiram Cuba com tropas convencionais (já que os mercenários foram derrotados), como fez na Somália (1993), Granada (1983), Afeganistão (2001) e Iraque (2003), Líbia (2011), Síria (2017), Níger (2017), e Iêmen (2018)? A resposta é simples: uma potência bélica é capaz de ocupar um país e derrubar-lhe o governo. Mas não derrotar um povo. Esta lição os estadunidenses aprenderam amargamente no Vietnã, onde foram escorraçados por um povo camponês (1955-1975). Atacar Cuba significaria enfrentar uma guerra popular. Após a humilhação sofrida no Sudeste Asiático, a Casa Branca prefere não correr o risco.

Por que Cuba incomoda a tantos que associam, indevidamente, capitalismo e democracia? Porque Cuba convence as pessoas intelectualmente honestas, que não se deixam levar pela propaganda anticomunista fundada em preconceitos, e não em fatos, que, apesar de toda a campanha mundial contra a Revolução, na ilha ninguém morre de fome, anda descalço, é analfabeto com mais de 6 anos de idade, precisa ter dinheiro para ingressar na escola ou cuidar da saúde, seja uma gripe ou uma complexa cirurgia do coração ou do cérebro. No IDH (Índice de Desenvolvimento Humano) da ONU, que abrange 189 países, Cuba ocupa melhor lugar (68º) que a maioria dos países da América Latina, incluído o Brasil (79º lugar).

Enquanto o capitalismo enfatiza, como valor, a competitividade, a Revolução incute no povo cubano a solidariedade. Graças a isso Cuba despachou tropas, nas décadas de 1960 e 1970, para ajudar nações africanas a se libertarem do colonialismo europeu e conquistarem sua independência. Raúl Castro foi o único chefe de Estado estrangeiro a ter direito a discursar nos funerais de Mandela, porque o governo da África do Sul reconheceu a importância da solidariedade cubana para o fim do apartheid.

Graças à solidariedade, professores e médicos cubanos se espalham por mais de 100 países, trabalhando nas áreas mais pobres e remotas. E graças aos princípios éticos da Revolução, em Cuba não se vê famílias debaixo de pontes, crianças de rua, mendigos estirados pelas calçadas, cracolândia, máfias de drogas. Os delatores da Odebrecht denunciaram todos os agentes públicos corrompidos nos países da América Latina nos quais a empresa atuou. Menos Cuba, onde ela construiu o porto de Mariel. Algum delator quis defender Cuba? Óbvio que não. Apenas nenhum cubano se deixou corromper.

O povo cubano chegou ao paraíso? Longe disso. Cuba é uma nação pobre, porém decente. Apesar do bloqueio e de todos os problemas que ele acarreta, seu povo é feliz. Por que então muitos saem de Cuba? Ora, muitos saem de qualquer país que enfrenta dificuldades. Saem da Espanha, da Grécia, da Turquia, do Brasil, da Venezuela e da Argentina. Mas quem sai? De Cuba, aqueles que, contaminados pela propaganda do consumismo capitalista, acreditam que o Eldorado fica acima do Rio Grande. Os mesmos que se regozijam com a emigração de uns poucos cubanos jamais se indagam por que nunca houve em Cuba uma manifestação popular contrária ao governo, como acaba de ocorrer na França (jalecos amarelos) e também recentemente na Tunísia (2011), Egito (2011), Turquia (2016), e anteriormente nos EUA (Seattle, 1999).

Haveria um Cuba soldados ou guardas em cada esquina? João Paulo II declarou que lhe chamou a atenção não ver veículos militares nas ruas ao visitar Havana, como observou em tantos outros países. A maior arma da resistência cubana é a consciência da população.

A Revolução Cubana comemora 60 anos! É muito pouco para um país triplamente ilhado: pela geografia, pelo bloqueio e por ser o único da história do Ocidente a adotar o socialismo. E quando os cubanos comemoram, não olham apenas para o passado de tantas gloriosas conquistas entre muitos desafios e dificuldades. Inspirados por Martí, Che, Fidel e Raúl, os cubanos sabem que a Revolução ainda é um projeto de futuro. Não só para a Cuba, mas para toda a humanidade, até que as diferenças (idioma, cultura, sexo, religião, cor da pele etc.) não sejam mais motivo de divergências, e a desigualdade social figure nos arquivos de pesquisas apenas como uma abominável referência histórica, como é hoje a escravatura.

Longa vida à Revolução Cubana!

Frei Betto é escritor, autor de Paraíso perdido – Viagens pelo mundo socialista (Editora Rocco), entre outros livros.