O Natal de Stedile por Mario Sergio Conti

Há muitas formas de se falar do Natal. A maioria se prende ao ideário religioso e cristão. Mas há também formas seculares e poéticas como fez Manuel Bandeira em seu comovedor “Canto de Natal”e de forma, a meu ver insuperável, por Fernando Pessoa. Agora temos a reflexão política, supreendente do jornalista e entrevistador de televissão de Mario Sergio Conti. De modo secular nos comunica a mensagem de Natal que tem inspirado uma das lideranças mais combativas que é João Pedro Stédile do MST. Vale seguir seu raciocínio estimulante. Lboff

*******************************

Quando menos se espera, o Natal está aí: calorão, filas, tempestades, engarrafamentos, dinheiro curto, sofreguidão de última hora para comprar presentes. Ainda assim, o Natal é um convite à pausa, à reflexão.

Como o ano foi de tumulto, de luta acre no Parlamento e fora dele, de ações espetaculosas da Lava Jato, de xilindró cheio de nababos em Curitiba, a meditação é política.

É tempo também de reflexão religiosa porque a fé fere cada vez mais o coração da política. As labaredas da jihad, as matanças na França, no Líbano, no Iêmen, no Egito e na Tunísia, fizeram terror e islã fermentar num mesmo caldeirão.

Distante do belicismo redivivo das Cruzadas, nem por isso o Brasil está infenso ao sagrado. Aqui, é a vaga evangélica que transtorna a política. Tanto que Eduardo Cunha, um pentecostal que exala enxofre ao ouvir falar de aborto e casamento gay, quis impor sua dúbia carolice à nação laica.

O Brasil é o país que abriga o maior rebanho católico do mundo. Entre eles está João Pedro Stedile, dirigente do Movimento dos Sem Terra. Ele é primo de Dom Orlando Dotti, bispo de Vacaria, no Rio Grande do Sul, e de vários frades capuchinhos. Os primos párocos marcaram a sua formação franciscana, que considera “mais atual do que nunca”.

Stedile sustenta que o líder religioso da hora, o papa Francisco, “tem um comportamento revolucionário”. O pontífice, disse ele no intervalo de uma peregrinação pelo interior paulista, “teve uma experiência política no peronismo, é um nacionalista que defende os pobres e é contra o abuso do capital”.

Para ele, a encíclica papal sobre o meio ambiente “é uma obra histórica maior do que dez COP21, a conferência da ONU sobre o clima, que não serviu para nada”.

O MST se atualizou na teoria e na prática nos últimos anos. O movimento, diz Stedile, é contra a “reforma agrária burra”, que só se preocupa com a divisão dos latifúndios. Advoga que a agricultura produza alimentos saudáveis para o povo, em vez de exportar commodities. Prega a “agroecologia”, técnicas de cultivo que não vitimem a natureza.

Ele também se insurgiu contra o machismo, disseminado no meio rural, inclusive no MST. O movimento conseguiu que o Instituto Nacional de Colonização e Reforma Agrária, o Incra, passasse a entregar títulos de propriedade a casais de sem-terra gays.

Neste Natal, Stedile vê o Brasil numa encruzilhada política, econômica, social e ambiental. A destituição de Dilma Rousseff veio para o primeiro plano: “a pequena burguesia reacionária das grandes cidades quer o impeachment, mas ele não resolve as dificuldades nem representa uma saída para as massas”.

Economista, Stedile não acredita em Papai Noel. Vaticina que “a crise será longa porque, para sair dela, precisamos de um projeto que unifique a maioria das forças sociais. E nenhuma força está conseguindo isso”.

A sua esperança natalina é matizada: “toda crise é positiva, por obrigar a mudanças. Elas podem demorar, mas virão, e espero que sejam a favor do povo. Serão anos de luta”.

Com prenome dos apóstolos João e Pedro, Stedile parece se nortear pelo Cristo do evangelho de Mateus, aquele que disse: “não vim trazer paz, mas a espada” (10, 34). Ele nasceu no mesmo dia do Nazareno; fará 62 anos na sexta-feira.

Um feliz Natal a todos.
www1.folha.uol.com.br/colunas/mariosergioconti/2015/12/1721915-o-natal-de-stedile.shtml

COP 21: guida di velluto al disastro

In un precedente articolo su questo stesso spazio, l’autore, dopo averne messo in evidenza i punti positivi, dava inizio a una spietata critica all’ingannevole promessa fatta dalla COP 21, riguardo al riscaldamento globale. Non si può negare la buona intenzione di tutti, soltanto che questa intenzione non serve alla vita, all’ umanità e alla Casa Comune: il modo con cui si pretende di rimanere sotto il tetto dei 2C° di riscaldamento e andare avanti fino al 2100 nella fascia dei livelli preindustriali, che erano di 1,5C°. Questo obiettivo andrà raggiunto, senza intralciare i flussi commerciali e finanziari del mondo, come appare nel logo della Convenzione: “Trasformare il nostro mondo: agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile”.

Questo è il punto cruciale. Il tipo di sviluppo che predomina nel mondo non è assolutamente sostenibile, perché sinonimo di sviluppo di pura crescita materiale illimitata nell’ambito di un pianeta limitato. Si ottiene questo mediante lo sfruttamento fuori misura, dei beni e servizi naturali, a costo di creare diseguaglianze sociali, devastazione di ecosistemi, erosione della biodiversità, scarsità di acqua potabile, contaminazione dei suoli,degli alimenti e dell’atmosfera.

Dopo decenni di riflessione ecologica, pare che gli addetti al negoziato e i capi si Stato non abbiano imparato niente. In una parola: loro non pensano al destino comune. Solo danno respiro alla frenesia produttivistica, mercantilistica e consumistica. Del resto questo è la corrente globalizzata. Ora, è proprio questo tipo di sviluppo/crescita che produce il caos della Terra e la depredazione della natura. I dati scientifici più seri e recenti registrano questo fatto: abbiamo raggiunto l’Earth Overshoot Day, il giorno del sorpasso della Terra, vale a dire che la Terra ha perso la sua biocapacità di soddisfare le richieste umane. Se prendiamo come punto di riferimento lo spazio di un anno, Essa aveva già consumato tutto lo stock di rifornimento del sistema-vita. E gli altri mesi? Stando così le cose, ha ancora senso parlare correttamente di sviluppo sostenibile per il 2030? Se il benessere dei paesi ricchi fosse universalizzato – cosa che è stata scientificamente calcolata e sta perfino nei manuali di ecologia – noi avremmo bisogno di almeno tre Terre uguali a questa di adesso.

La COP 21 vorrebbe curarci somministrandoci il veleno che ci uccide. Non è senza motivo e questo è vergognoso e umiliante per qualsiasi persona che si preoccupa della natura e della Madre Terra: in nessun passaggio del documento finale troviamo i nomi ‘natura’ e ‘Terra’. I rappresentanti sono ostaggio del paradigma scientifico del secolo XVI, per il quale la Terra non era altro che un che di inerte e senza uno scopo, anzi un baule pieno di risorse a nostra completa disposizione dalla nostra Magna Mater. A nulla sono valse le riflessione dei grandi nomi della scienza della vita e della Terra come Prigogine, Duve, Capra, Wilson, Maturana, Swimme, Lutzenberger e ei loro predecessori Heisenberg, Bohr, Scrodinger e specialmente Lovelock e non dimentichiamo la Carta della Terra e l’enciclica del Papa Francesco “La cura della Casa Comune”, tra tanti altri fondatori del nuovo paradigma. Nel testo predomina la più frusta tecnocrazia (dittatura di tecnologia e scienza), tanto duramente criticata dal papa nella sua enciclica, come se soltanto attraverso di lei ci venissero le soluzioni messianiche per la gradualità dell’adattamento ai climi. Nessuna traccia di etica e di candidati a valori non materiali. Tutto gira intorno alla produzione e allo sviluppo/crescita in un grossolano materialismo.

Secondo il nuovo paradigma, basato in una visione della cosmogenesi che dura da almeno 13,7 miliardi di anni, vediamo tutti gli esseri inter-retrorelazionati, ognuno col suo valore intrinseco, ma aperto a connessioni in qualsiasi direzione, formando un odine sempre più profondo complesso fino a permettere la emergenza della vita umana intelligente e portatrice di creatività.

Sono d’accordo con il maggiore specialista in riscaldamento globale, James Hansen, professore all’Università di Columbia e prima della NASA (cfr. sul The Guardian del 14.12.2015) che è illusorio pretendere che le petroliere che lascino nel sottosuolo petrolio, gas, carbone, energie fossili che emettono CO2,e di sostituirle con energie rinnovabili. Tutte le energie rinnovabili esse insieme non arrivano al 30% del nostro fabbisogno. Le mete della COP21 sono totalmente fuori della realtà, perché le energie fossili sono più buon mercato e continuano a bruciare, specialmente se manterranno l’economia di accumulazione con le conseguenze ecologiche e sociali che porta con sé.

Una chance però ci sarebbe: volendo stabilizzare il clima tra l’1,5°-2C°, il che sarebbe ancora trattabile, bisognerebbe cambiare paradigma: passare da una società industrial-consumistica a una società di sostentamento di tutta la vita, orientata sul bioregionalismo e non sul globalismo uniformizzatore. La centralità sarebbe lasciata più alla vita nella sua diversità e non allo sviluppo. La produzione avverrebbe secondo i ritmi della natura, nel rispetto dei diritti della Made Terra e della diversità delle culture umane. Qui ci ispira più papa Francesco nella sua enciclica che non i tecnocrati specialisti della CP 21”. A seguire i loro consigli, ci ritroveremo a srotolare la guida di velluto che porta allo sfacelo.

*Leonardo Boff, scrittore, ecologo, columnist del JB on line.

Traduzione di Romano Baraglia e Arato Lidia

La COP 21 pavimenta el camino hacia el desastre

En el artículo anterior publicado en este espacio, el autor, tras resaltar los puntos positivos, inició una fuerte crítica acerca de la ilusoria propuesta de la COP 21 sobre el calentamiento global. No puede negarse la buena intención de todos, solo que esa intención no es buena para la vida, para la humanidad y para la Casa Común: la forma como se quiere prevenir el techo de 2ºC de calentamiento y caminar hasta 2100 en dirección a los niveles pre-industriales que eran de 1,5ºC. Todo esto deberá ser alcanzado sin alterar el flujo comercial y financiero del mundo, según se deduce del lema de la Convención: “transformando nuestro mundo: la agenda 2030 para un desarrollo sostenible”.

Aquí reside el nudo del problema. El desarrollo que predomina en el mundo no es en modo alguno sostenible, pues es sinónimo de puro crecimiento material ilimitado dentro de un planeta limitado. Este es conseguido mediante la desmesurada explotación de los bienes y servicios naturales, aunque esto implique una perversa desigualdad social, devastación de ecosistemas, erosión de la biodiversidad, escasez de agua potable, contaminación de los suelos, de los alimentos y de la atmósfera.

Después de decenas de años de reflexión ecológica, parece que los negociadores y jefes de Estado no han aprendido nada. Ellos simplemente no piensan en el destino común. Solo dan alas a la furia productivista, mercantilista y consumista, pues esa es la corriente dominante globalizada. Ahora bien, este es el tipo de desarrollo/crecimiento que produce el caos de la Tierra y la depredación de la naturaleza. Los datos científicos más serios y recientes dicen que hemos alcanzado el Earth Overshoot Day, el día de la sobrecarga de la Tierra, es decir, el día en que la Tierra perdió su biocapacidad de atender las demandas humanas. Si tomamos como referencia un año, en agosto ya había gastado su depósito de abastecimientos para el sistema-vida. ¿Cómo quedan los demás meses? Siendo así, ¿todavía tiene sentido hablar con propiedad de desarrollo sostenible para 2030? Si el bienestar de los países ricos fuese universalizado ―esto ha sido científicamente calculado y está en los manuales de ecología― necesitaríamos por lo menos tres Tierras iguales a la actual.

La COP 21 quiere curarnos dándonos el veneno que nos está matando. No por casualidad, y esto es vergonzoso y humillante para cualquier persona que se preocupa de la naturaleza y la Madre Tierra, en ningún lugar del documento final, aparecen las palabras naturaleza y Tierra. Los representantes son rehenes del paradigma científico del siglo XVI para el cual la Tierra no pasaba de ser una cosa inerte y sin propósito, antes un baúl de recursos colocados a nuestra disposición que la Magna Mater. No han valido de nada las reflexiones de los grandes nombres de la ciencia de la vida y de la Tierra, como Prigogine, de Duve, Capra, Wilson, Maturana, Swimme, Lutzenberger, teniendo como antecesores a Heisenberg, Bohr, Schrödinger y especialmente Lovelock, sin olvidar la Carta de  la Tierra y encíclica del Papa Francisco “cuidando de la Casa Común”, entre tantos otros fundadores del nuevo paradigma. En el texto predomina la más descarada tecnocracia (dictadura de la tecnología y de la ciencia), tan duramente criticada por el Papa en su encíclica, como si solamente a través de ella nos vinieran las soluciones mesiánicas para la adaptación y la mitigación de los climas. No hay ningún sentido de ética y de llamadas a valores no materiales. Todo gira alrededor de la producción y del desarrollo/crecimiento, en un craso materialismo.

Según el nuevo paradigma, basado en una visión de la cosmogénesis que ya dura desde hace por lo menos 13,7 millones de años, vemos a todos los seres inter-retrorelacionados, cada uno con valor intrínseco pero abierto a conexiones en todas las direcciones, formando órdenes cada vez más altos y complejos hasta permitir la emergencia de la vida y de la vida humana inteligente y portadora de creatividad.

Concuerdo con el mayor especialista sobre el calentamiento global, el profesor de la Universidad de Columbia y antes del a NASA, James Hansen (cfr. The Guardian de 14/12/2015), que es ilusorio pedir a las petroleras que dejen bajo el suelo el petróleo, el gas, el carbón, energías fósiles emisoras de CO2, y las sustituyan por energías renovables. Todas las energías renovables juntas no llegan al 30% de lo que necesitamos. Las metas de la COP21 son totalmente irreales, porque las energías fósiles son más baratas y van a seguirse quemando, especialmente si se mantiene la economía de acumulación con las consecuencias ecológicas y sociales que acarrea.

Pero habría una posibilidad si realmente quisiéramos estabilizar el clima entre 1,5º y 2ºC, lo que sería todavía administrable; deberíamos cambiar de paradigma: pasar de una sociedad industrialista/consumista a una sociedad de sostenimiento de toda la vida, orientada por el biorregionalismo y no por el globalismo uniformizador. La centralidad la tendría la vida en su diversidad y no el desarrollo. La producción se haría a los ritmos de la naturaleza, en el respeto de los derechos de la Madre Tierra y de la diversidad de las culturas humanas. Aquí nos inspira más el Papa Francisco en su encíclica que los razonamientos tecnocráticos de la CPO21. De seguir sus consejos, estaremos pavimentando el camino que nos conduce al desastre.

*Leonardo Boff es ecoteólogo, escritor y articulista del JB online.

Traducción de MJ Gavito Milano

A COP 21 pavimenta o caminho para o desastre

No artigo anterior publicado neste espaço, o autor, após ressaltar os pontos positivos, começou uma acirrada crítica sobre a ilusória proposta feita pela COP21 acerca do aquecimento global. A boa intenção de todos não pode ser negada, apenas que essa intenção não é boa para a vida, para a humanidade e para a Casa Comum: a forma como se quer prevenir o teto de 2ºC de aquecimento e caminhar até 2100 na direção dos níveis pré-industriais que eram de 1,5ºC.

Tudo isso, as usual, deverá ser atingido sem atrapalhar o fluxo comercial e financeiro do mundo, decorrente do lema da Convenção:”transformando nosso mundo: a agenda 2030 para um desenvolvimento sustentável”.

Aqui reside o nó do problema. O desenvolvimento que predomina no mundo não é absolutamente sustentável, pois é sinônimo de puro crescimento material ilimitado dentro de um planeta limitado. Este é conseguido mediante a desmesurada exploração dos bens e serviços naturais, mesmo que implique perversa desigualdade social, devastação de ecossistemas, erosão da biodiversidade, escassez de água potável, contaminação dos solos, dos alimentos e da atmosfera.

Depois de dezenas de anos de reflexão ecológica, parece que os negociadores e chefes de Estado não aprenderam nada. Eles simplesmente não pensam no destino comum. Só dão asas à fúria produtivista, mercantilista e consumista, pois esse é o mainstream globalizado. Ora, é esse tipo de desenvolvimento/crescimento que produz o caos da Terra e a depredação da natureza. Os dados científicos mais sérios e recentes dão conta de que atingimos o Earth Overshoot Day o dia da ultrapassagem da Terra, vale dizer, o dia em que a Terra perdeu sua biocapacidade de atender as demandas humanas. Se tomarmos como referência um ano, já em agosto ela teria gasto todo o seu estoque de suprimentos para o sistema-vida. Como ficam os demais meses? Sendo assim, tem sentido ainda em falar com propriedade em desenvolvimento sustentável para 2030? Se o bem estar do países ricos fosse universalizado- isso foi cientificamente calculado e está até nos manuais de ecologia – precisaríamos pelos menos de três Terras iguais à atual.

A COP 21 quer nos curar dando-nos o veneno que nos está matando. Não é sem razão e isso é vergonhoso e humilhante para qualquer pessoa que se preocupa com a natureza e a Mãe Terra e já o dissemos no artigo anterior: em nenhum lugar, no documento final, aparece a palavra natureza e Terra. Os representantes são reféns do paradigma científico do século XVI pelo qual a Terra não passava de uma coisa inerte e sem propósito, antes um baú com recursos colocados ao nosso bel-prazer, que a Magna Mater, mãe generosa que tudo nos dá do que precisamos para viver, não apenas para nós mas para toda a comunidade de vida.

De nada valeram as reflexões dos grandes nomes da ciência da vida e da Terra como, Prigogine, de Duve, Capra, Wilson, Maturana, Swimme, Lutzenberger, a Carta da Terra, tendo como antecessores Einstein, Heisenberg, Bohr, Schrödinger e especialmente Lovelock, sem esquecer a encíclica do Papa Francisco “cuidando da Casa Comum”, entre tantos outros fundadores do novo paradigma.

No texto predomina a mais deslavada tecnocracia (ditadura da tecnologia e da ciência), tão duramente criticada pelo Papa em sua encíclica, como se somente através dela nos viriam as soluções messiânicas para a adaptação e a mitigação dos climas. Não há nenhum sentido de ética e de chamados a valores não materiais, de respeito e de cuidado por tudo o que existe e vive ou sentido de responsabilidade comum pelo futuro da Terra e de nossa civilização. Tudo gira ao redor da produção e do desenvolvimento/crescimento, num crasso materialismo.

Segundo o novo paradigma, baseado numa visão da cosmogênese qua já dura há pelos menos 13,7 bilhões de anos, vemos todos os seres inter-retro-relacionados, cada um com valor intrínseco mas aberto a conexões em todas as direções, formando ordens cada vez mais altas e complexas até permitirem a emergência da vida e da vida humana inteligente e portadora de criatividade.

Concordo com o maior especialista no ramo do aquecimento global, o professor da Universidade de Columbia e antes da NASA, James Hansen (cfr.no The Guardian de 14/12/2015) que é ilusório pedir às petroleiras que deixem debaixo do solo o petróleo, gás e carvão, energias fósseis, emissoras de CO2 e substitui-las por renováveis. Todas as energias renováveis juntas nem chegam a 30% daquilo que precisamos. As metas da COP21 são totalmente irrealistas, porque as energias fósseis são mais baratas e vão continuar queimando, especialmente se for mantida a economia de acumulação com as consequências ecológicas e sociais que acarreta.

Mas haveria uma chance: se quisermos, realmente, estabilizar o clima entre 1,5º-2ºC o que seria ainda administrável, dever-se-ia trocar de paradigma: passar de uma sociedade industrialista/consumista para uma sociedade de sustentação de toda vida, orientada pelo bioregionalismo e não pelo globalismo uniformizador A centralidade seria conferida mais à vida em sua diversidade e não ao desenvolvimento. Este se faria dentro das capacidades de cada bioregião, articulando todas as dimensões da vida, materiais, culturais e espirituais. A produção se faria nos ritmos da natureza, no respeito aos direitos da Mãe Terra e da diversidade das culturas humanas.Por aí se inauguraria uma alternativa ao estilo atual de habitar a Casa Comum.

Aqui nos inspiram mais a Carta da Terra e o Papa Francisco em sua encíclica Cuidando da Casa Comum que os arrazoados tecnocráticos da CPO21. A seguir a lógica da COP21, estaremos pavimentando o caminho que nos conduzirá ao desastre.

Leonardo Boff é ecoteólogo, escritor, articulista do JB on line e escreveu Opção Terra- a solução para a Terra não cai do céu, Record, Rio 2009.