L’esplosione dei cavalli dell’Apocalisse: la guerra Hamas-Israele

Leonardo Boff

In questi giorni di ottobre abbiamo assistito, con stupore, alla guerra scoppiata tra il gruppo terroristico Hamas, originario della Palestina, e lo Stato di Israele, attaccato di sorpresa la forte ritorsione di quest’ultimo. Considerata la violenza utilizzata, che ha colpito centinaia di persone da entrambe le parti, soprattutto la popolazione innocente, sembrerebbe che sia esploso il cavallo dell’Apocalisse, quello della guerra distruttiva (Ap 9,13-19).

I razzi, i missili, i droni, i carri armati, i bombardieri, i caccia, le bombe intelligenti e gli stessi soldati, trasformati in piccole macchine per uccidere, sembrano figure uscite direttamente dalle pagine del libro dell’Apocalisse.

Tutti noi che proveniamo da una visione pacifista del mondo, dall’ecologia dell’integrazione armonica delle opposizioni, del processo evolutivo, concepito come aperto a forme di relazione sempre più complesse, elevate e ordinate e anche dai moniti di Papa Francesco sull’allarme ecologico, ci chiediamo angosciati: come è possibile che siamo arrivati a tali livelli di distruzione? Come comprendere i fenomeni che accompagnano lo scenario di questa guerra, come l’invasione di Israele da parte dei terroristi di Hamas, l’uccisione indiscriminata di civili, il rapimento di persone, bambini, anziani e soldati, le fake news, la distorsione pianificata dei fatti e la manipolazione delle credenze religiose? È importante non dimenticare i molti anni di dura dominazione israeliana sulla regione di Gaza e sui palestinesi in generale. Ciò ha provocato risentimento e molto odio, che sono alla base dei conflitti in corso nella regione. Ma tutto ciò non nasconde la domanda: cosa siamo noi, esseri umani, capaci di tanta barbarie?

E le guerre si sono sempre più trasformate in guerre totali, mietendo più vittime tra le popolazioni civili che tra i combattenti. Max Born, premio Nobel per la fisica (1954) denunciò la prevalenza dell’uccisione di civili nella guerra moderna. Nella prima guerra mondiale morì solo il 5% dei civili, nella seconda guerra mondiale il 50%, nelle guerre di Corea e Vietnam l’85%. E i dati recenti mostrano che contro l’Iraq e la ex-Jugoslavia, in Ucraina il 98% delle vittime sono civili. Nell’attuale guerra tra il gruppo di Hamas e Israele i dati dovrebbero essere di proporzioni simili, come si evince dalle parole minacciose del premier israeliano Binyamin Netanyahu.

Secondo lo storico Alfred Weber, fratello di Max Weber, dei 3.400 anni di storia umana che possiamo datare con i documenti, 3.166 sono stati di guerra. I restanti 234 non sono stati certamente di pace, ma di tregua e di preparazione per un’altra guerra.

Di fronte a questo dramma spaventoso si pone una domanda radicale: qual è il senso dell’essere, della vita e della storia? Come illuminare questo anti-fenomeno?

Non abbiamo altra categoria per illuminare questo enigma se non quella di riconoscere: è l’esplosione e l’implosione della demenza, inscritta nell’essere umano, cosi come lo conosciamo. Siamo anche esseri di demenza, di eccesso, di volontà di dominio, di soffocamento e omicidio. Ciò è stato ampiamente illustrato nelle guerre del XX secolo che hanno provocato il massacro di 200 milioni di persone e negli atti spettacolari perpetrati dal terrorismo e dal fondamentalismo islamico come la distruzione delle Torri Gemelli negli USA e attualmente dal sorprendente e terribile attacco del gruppo terroristico Hamas (in parte rifiutato dai palestinesi) allo Stato di Israele.

La cosa enigmatica è che questa demenza si accompagna sempre alla sapienza. La sapienza è la nostra capacità di amare, di prenderci cura, di estasiarci e aprirci all’Infinito. Siamo, allo stesso tempo, tutti senza eccezione, sapiens e demens, cioè esseri umani sapienti e dementi.

Il paradigma dominante della nostra cultura, basato sulla volontà di potere e di dominio, ha creato le condizioni affinché la nostra demenza collettiva si manifestasse con forza e predominasse. Questo spirito di guerra è presente nell’economia di mercato finanziarizzata, nella guerra del grano, del mais, delle auto, dei computer, dei telefoni cellulari, dei gruppi religiosi e persino dei centri di ricerca.

D’altra parte, la nostra dimensione sapiente non ha mai smesso di apparire in nessun momento. Le piazze di tutto il mondo sono piene di moltitudini che chiedono la pace e mai più la guerra, ogni volta che si solleva la minaccia di un conflitto, come modo per risolvere i problemi. Leader politici, intellettuali e religiosi, hanno alzato la loro voce e hanno alzato il lato luminoso e pacifico degli esseri umani, non lasciandoci nella disperazione. Gesù, San Francesco d’Assisi, M. Gandhi, Luther King Jr, Dom Helder Câmara, tra gli altri, si sono trasformati in riferimenti dell’antiviolenza e paladini della pace.

Quale soluzione troveremo per questo problema con dimensioni metafisiche? Ad oggi non lo sappiamo esattamente.

La soluzione più realistica e saggia sembra essere quella espressa nella preghiera di Pace di San Francesco d’Assisi, il fratello universale, della natura, degli animali, delle montagne e delle stelle. In questa preghiera, ampiamente diffusa e diventata credo comune dal macro-ecumenismo, cioè dall’ecumenismo tra le religioni e le chiese, troviamo una chiave illuminante.

I termini della preghiera rendono chiara la consapevolezza della natura contraddittoria della condizione umana, fatta di amore e odio, di saggezza e di follia. Partiamo da questa contraddizione, ma affermiamo fiduciosi il polo positivo con la certezza che limiterà e integrerà il polo negativo.

La lezione che sta alla base della preghiera di San Francesco è questa: la demenza non si cura se non rafforzando la sapienza. Perciò, secondo le sue parole: “dove c’è odio, che io porti l’amore; dove c’è discordia, che io porti l’unità; dove c’è disperazione, che io porti la speranza; dove c’è oscurità, che io porti la luce“. Ed è più importante «amare che essere amati, comprendere più che essere compresi, perdonare più che essere perdonati, perché è donando che riceviamo ed è morendo che viviamo per la vita eterna».

In questa saggezza dei semplici s’incontra, chissà, il segreto per superare la volontà di coloro che vogliono la violenza e la guerra come la modalità per risolvere i conflitti o affermare gli interessi degli uni contro gli altri, come sta accadendo nell’attuale guerra tra Hamas e Israele.

La via verso la pace, insegnava Gandhi, è la pace stessa. Solo mezzi pacifici producono la pace. La pace è, allo stesso tempo, una meta e un metodo, un fine e un mezzo. Spero che questo spirito finisca per trionfare sulla violenza brutale nell’attuale guerra, profondamente asimmetrica tra il piccolo e violento gruppo di Hamas e l’altrettanto piccolo ma potente Stato di Israele.

Leonardo Boff ha scritto: ‘A busca da justa medida (I e II)’, Vozes  2023; A oração de São Francisco:uma mensagem de paz para o mundo atual’, Vozes 2014; ‘Fundamentalismo, terrorismo, religião e paz, Vozes 2009.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Die Apokalyptischen Reiter sind ausgebrochen: der Hamas-Israel-Krieg

In diesen Oktobertagen haben wir mit Erstaunen den Ausbruch des Krieges zwischen der Terrorgruppe Hamas in Palästina und dem Staat Israel, der überraschend angegriffen wurde, sowie die heftige Vergeltung des Staates Israel beobachtet. Angesichts der Gewalt, der auf beiden Seiten Hunderte von Menschen zum Opfer fielen, vor allem Unschuldige, scheint es, als sei das Pferd der Apokalypse, das Pferd des Vernichtungskrieges (Offb 9,13-19), ausgebrochen.

Die Raketen, die Raketen, die Drohnen, die Panzer, die Bomber, die Kampfflugzeuge, die intelligenten Bomben und die Soldaten selbst, die zu kleinen Tötungsmaschinen gemacht wurden, sehen aus wie Figuren direkt aus dem Buch der Offenbarung.

Wir alle, die wir von einer pazifistischen Weltanschauung, von der Ökologie der harmonischen Integration von Gegensätzen, vom evolutionären Prozess, der als offen für immer komplexere, höhere und geordnetere Formen von Beziehungen konzipiert ist, und sogar von den Warnungen von Papst Franziskus vor ökologischem Alarm ausgehen, fragen uns voller Sorge: Wie ist es möglich, dass wir ein solches Ausmaß an Zerstörung erreicht haben? Wie können wir die Phänomene verstehen, die diesen Krieg begleiten, wie den Einmarsch der Hamas-Terroristen in Israel, das wahllose Töten von Zivilisten, die Entführung von Menschen, Kindern, älteren Menschen und Militärangehörigen, die Fake News, die gezielte Verdrehung von Tatsachen und die Manipulation von religiösen Überzeugungen? Es ist wichtig, die vielen Jahre der harten israelischen Herrschaft über die Gaza-Region und die Palästinenser im Allgemeinen nicht zu vergessen. Dies hat zu Ressentiments und viel Hass geführt, was die Ursache für die anhaltenden Konflikte in der Region ist. Doch all dies lässt die Frage nicht verstummen: Wie sind wir Menschen zu einer solchen Barbarei fähig?

Und Kriege sind zunehmend zu totalen Kriegen geworden, die mehr Opfer unter der Zivilbevölkerung als unter den Kämpfern fordern. Max Born, Nobelpreisträger für Physik (1954), prangerte die hohe Zahl der zivilen Todesopfer in der modernen Kriegsführung an. Im Ersten Weltkrieg starben nur 5 % der Zivilisten, im Zweiten Weltkrieg 50 % und im Korea- und Vietnamkrieg 85 %. Und die jüngsten Zahlen zeigen, dass im Gegensatz zum Irak und dem ehemaligen Jugoslawien in der Ukraine 98 Prozent der Opfer Zivilisten sind. Im aktuellen Krieg zwischen der Hamas-Gruppe und Israel dürften die Zahlen ähnlich ausfallen, wie der israelische Premierminister Benjamin Netanjahu drohend erklärte.

Laut dem Historiker Alfred Weber, dem Bruder von Max Weber, waren von den 3.400 Jahren der Menschheitsgeschichte, die wir mit Dokumenten belegen können, 3.166 Jahre Krieg. Die restlichen 234 Jahre waren mit Sicherheit kein Frieden, sondern ein Waffenstillstand und die Vorbereitung auf einen weiteren Krieg.

Angesichts dieses erschreckenden Dramas stellt sich eine radikale Frage: Was ist der Sinn des Seins, des Lebens und der Geschichte? Wie kann dieses Antiphänomen erhellt werden?

Wir haben keine andere Kategorie, um dieses Rätsel zu erhellen, als es zu erkennen: Es ist die Explosion und Implosion der Demenz, die dem Menschen, wie wir ihn kennen, eingeschrieben ist. Wir sind auch Wesen des Wahnsinns, des Exzesses, des Willens zu dominieren, zu erwürgen und zu morden. Das haben die Kriege des 20. Jahrhunderts mit 200 Millionen Toten, die spektakulären Taten des Terrorismus und des islamischen Fundamentalismus wie die Zerstörung der Zwillingstürme in den USA im Jahr 2001 und aktuell der überraschende und schreckliche Angriff der von den Palästinensern abgelehnten Terrorgruppe Hamas auf den Staat Israel deutlich gemacht.

Das Rätselhafte daran ist, dass diese Demenz immer mit Weisheit einhergeht. Weisheit ist unsere Fähigkeit zu lieben, sich zu kümmern, sich zu verzaubern und sich dem Unendlichen zu öffnen. Wir alle sind ausnahmslos sapiens und demens zugleich, also kluge und demente Menschen.

Das vorherrschende Paradigma unserer Kultur, das auf dem Willen zur Macht und zur Beherrschung beruht, hat die Voraussetzungen dafür geschaffen, dass sich unser kollektiver Wahn kraftvoll manifestieren und durchsetzen kann. Dieser Geist des Krieges ist in der finanzgesteuerten Marktwirtschaft, im Krieg um Weizen, Mais, Autos, Computer, Mobiltelefone, religiöse Gruppen und sogar Forschungszentren präsent.

Auf der anderen Seite hat unsere weise Dimension nie aufgehört, zu jeder Zeit zu erscheinen. Überall auf der Welt füllen sich die Plätze mit Menschenmengen, die nach Frieden und nicht mehr nach Krieg rufen, wann immer die Gefahr eines Konflikts als Mittel zur Lösung von Problemen angesprochen wird. Politische, intellektuelle und religiöse Führer erheben ihre Stimme und fördern die helle und friedliche Seite des Menschen und lassen uns nicht verzweifeln. Jesus, der Heilige Franz von Assisi, M. Gandhi, Luther King Jr., Dom Helder Câmara und andere sind zu Vorbildern für die Bekämpfung von Gewalt und die Förderung des Friedens geworden.

Welche Lösung werden wir für dieses Problem mit den metaphysischen Dimensionen finden? Das wissen wir noch nicht genau.

Der realistischste und weiseste Ausweg scheint derjenige zu sein, der im Friedensgebet des Heiligen Franz von Assisi, des universellen Bruders der Natur, der Tiere, der Berge und der Sterne, zum Ausdruck kommt. In diesem Gebet, das durch die Makro-Ökumene, d.h. durch die Ökumene zwischen den Religionen und Kirchen, weithin bekannt gemacht und zu einem gemeinsamen Glaubensbekenntnis gemacht wurde, finden wir einen erhellenden Schlüssel.

Die Worte des Gebetes verdeutlichen das Bewusstsein der Widersprüchlichkeit des menschlichen Daseins, das aus Liebe und Hass, Weisheit und Dummheit besteht. Es geht von diesem Widerspruch aus, bejaht aber zuversichtlich den positiven Pol mit der Gewissheit, dass er den negativen Pol begrenzen und integrieren wird.

Die Lektion, die hinter dem Gebet des heiligen Franziskus steht, ist folgende: Demenz kann nur durch die Stärkung der Weisheit geheilt werden. Deshalb, mit seinen Worten: “Wo Hass ist, bringe ich Liebe; wo Zwietracht ist, bringe ich Einheit; wo Verzweiflung ist, bringe ich Hoffnung; wo Dunkelheit ist, bringe ich Licht”. Und es ist wichtig, “mehr zu lieben als geliebt zu werden, mehr zu verstehen als verstanden zu werden, mehr zu vergeben als vergeben zu werden, denn im Geben empfängt man, und im Sterben lebt man für das ewige Leben”.

In dieser Weisheit des Einfachen liegt vielleicht das Geheimnis der Überwindung des Willens, der Gewalt und Krieg als Mittel zur Lösung von Konflikten oder zur Durchsetzung der Interessen des einen gegen den anderen will, wie es im aktuellen Krieg zwischen Hamas und Israel geschieht.

Der Weg zum Frieden, so lehrte Gandhi, ist der Frieden selbst.  Nur friedliche Mittel schaffen Frieden. Frieden ist sowohl Ziel als auch Methode, Zweck und Mittel. Hoffen wir, dass dieser Geist am Ende über die brutale Gewalt im aktuellen, zutiefst asymmetrischen Krieg zwischen der kleinen und gewalttätigen Hamas-Gruppe und dem ebenfalls kleinen, aber mächtigen Staat Israel triumphiert.

Leonardo Boff, ist Ökotheologe, Philosoph und Schritsteller. Autor von: A busca da justa medida (I e II), Vozes  2023; A oração de São Francisco:uma mensagem de paz para o mundo atual,Vozes 2014; Fundamentalismo,terrorismo, religião e paz, Vozes 2009.

Irromperam os cavalos do Apocalipse:a guerra Hamas-Israel

Leonardo Boff

Nestes dias de outubro assistimos, espantados, a guerra que explodiu entre o grupo terrorista Hamas, da Palestina e o estado de Israel, atacado de surpresa e o forte revide deste último. Dada a violência empregada,vitimando centenas de pessoas de ambos os lados,especialmente população inocente, pareceria que irrompeu o cavalo do Apocalipse,aquele da guerra destruidora (Apoc 9,13-19).

Os foguetes, ao mísseis, os drones, os tanques, os bombardeiros, os caças, os  as bombas inteligentes e os  próprios soldados, feitos pequenas máquinas de matar, se parecem a figuras saídas das páginas do livro do Apocalipse.

Todos os que viemos de uma visão pacifista do mundo, da ecologia da integração harmônica das oposições, do processo evolucionário, concebido como aberto para formas cada vez mais complexas, altas e ordenadas de relações e mesmo as advertências do Papa Francisco sobre o alarme ecológico, nos perguntamos angustiados: como é possível chegarmos a tais patamares de destruição? Como entender os fenômenos que acompanham o cenário desta guerra, como a invasão de Israel por terroristas do Hamas, matando indiscriminadamente civis, sequestrando pessoas, crianças, idosos e militares, os fake news, a distorção planejada dos fatos e a manipulação das crenças religiosas? Importa não esquecer os muitos anos de dura dominação israelense sobre a região de Gaza e dos palestinos em geral. Isso provocou ressentimento e muito ódio que está na base dos permanentes conflitos na região. Mas tudo isso não cala a pergunta: o que  somos nós, seres humanos, capazes de tanta barbárie?

E  as guerras se transformaram cada vez mais em guerras totais, fazendo mais vítimas entre as populações civis do que entre os combatentes. Max Born, prêmio Nobel de física (1954) denunciou a prevalência da matança de civis na guerra moderna. Na primeira guerra mundial morriam só 5% de civis, na segunda guerra, 50%, na guerra da Coreia e Vietnam 85%. E dados recentes dão conta de que contra o Iraque e a ex-Iugoslávia,na Ucrânia 98% das vítimas são civis. Na presente guerra, entre o grupo Hamas e Israel os dados deverão ser de semelhante proporção,pelo que se deduz das palavras ameaçadores do premier israelense, Binyamin Netanyahu.

Segundo o historiador Alfred Weber, irmão de Max Weber, dos 3.400 anos de história  da humanidade que podemos datar com documentos, 3.166 foram de guerra. Os restantes 234 não foram certamente de paz mas de trégua e de preparação para outra guerra.

Face a esse drama assustador irrompe uma interrogação radical: qual é o sentido do ser, da vida e da história? Com o iluminar esse anti-fenômeno?

Não temos outra categoria para iluminar esse enigma senão reconhecer: é a explosão e a implosão da demência,inscrita no ser  humano assim como o conhecemos. Somos também seres de demência, de excesso, de vontade de dominar, esganar e assassinar. Isso foi amplamente ilustrado nas guerras do século XX que implicaram no morticínio de 200 milhões de pessoas e nos atos espetaculares perpetrados pelo terrorismo e fundamentalismo islâmico como a destruição das Torres Gemini nos EUA em 2001 e atualmente pela surpreendente e terrível ataque do grupo terrorista Hamas (parte rejeitada pelos palestinos) ao estado de Israel.

O enigmático é que essa demência vem sempre junto com a sapiência. A sapiência  é  a nossa capacidade de amar, de cuidar, de se extasiar e de abrir-se ao Infinito. Somos, simultaneamente, todos sem exceção, sapiens e demens, vale dizer, seres humanos sapientes e dementes.

O paradigma dominante de nossa cultura, assentado sobre a vontade de poder e de dominação, criou as condições para que nossa demência coletiva se manifestasse poderosamente e predominasse. Esse espírito de guerra está presente na economia de mercado financeirizada, na guerra do trigo, do milho, dos carros, dos computadores,dos celulares, dos grupos religiosos e até de centros de pesquisa.

Por outro lado, nunca deixou de aparecer, em tempo algum, também nossa dimensão sapiente. Praças do mundo inteiro se enchem de multidões clamando por paz e nunca mais a guerra, sempre que a ameaça de conflito é suscitada, como forma de resolução de problemas. Líderes políticos, intelectuais e religiosos, erguem sua voz e alimentam o lado luminoso e pacífico dos seres humanos e não nos deixam desesperar. Jesus,São Francisco de Assis, M. Gandhi, Luther King Jr, Dom Helder Câmara, entre outros se transformarem em referências da anti-violência e paladinos da paz.

Que saída encontraremos para esse  problema com dimensões metafísicas? Até hoje não sabemos exatamente.

A saída mais realista e mais sábia parece ser aquela,  expressa na oração da Paz de São  Francisco de Assis, o irmão universal, da natureza,dos animais, das montanhas e das estrelas. Nessa oração, amplamente divulgada e feita credo comum pelo macroecumenismo, vale dizer, pelo ecumenismo entre as religiões e as igrejas, encontramos uma chave iluminadora.

Os termos da oração deixam claro a consciência  do caráter contraditório da condição humana, feita de amor e de ódio, de sapiência e de demência. Parte-se desta contradição, mas se afirma confiadamente o polo positivo com a certeza de que ele irá limitar e integrar o polo negativo.

A lição, subjacente à oração de São Francisco, é essa: não se cura a demência senão reforçando a sapiência. Por isso, em suas palavras: “onde houver ódio, que eu eu leve o amor; onde houver discórdia que eu leve a união; onde houver desespero, que eu leve a esperança; onde houver trevas, que eu leve a luz”. E importa mais “amar que ser amado, mais compreender que ser compreendido, perdoar mais que ser perdoado, pois é dando que se recebe e é morrendo que se vive para a vida eterna”.

Nessa sabedoria dos simples se encontra, quiçá, o segredo  da superação das vontades que querem a violência e a guerra como forma de resolver conflitos ou de fazer valer os interesses de uns contra os outros, como está ocorrendo na atual guerra Hamas-Israel.

O caminho da paz, ensinava Gandhi, é a própria paz.  Só meios pacíficos produzem a paz. A paz é, a um tempo, meta e método, fim e meio. Oxalá esse espírito acabe triunfando sobre a violência brutal na presente guerra,profundamente assimétrica, entre o pequeno e violento grupo Hamas e o também pequeno mas poderoso   estado de Israel.

Leonardo Boff escreveu: A busca da justa medida (I e II), Vozes  2023; A oração de São Francisco:uma mensagem de paz para o mundo atual,Vozes 2014; Fundamentalismo,terrorismo, religião e paz, Vozes 2009.

¿Cómo enfrentar el nuevo régimen climático de la Tierra?

Leonardo Boff*

Últimamente muchos me han preguntado por las razones de tantos eventos extremos que están ocurriendo por todo el planeta: ¿por qué tantos huracanes, ciclones, inundaciones, grandes nevadas, sequías prolongadas y olas de calor de cerca de 40 °C o más, ya sea en Europa e incluso en gran parte de nuestro país? Hasta hace algunos años los grandes centros científicos así como el Panel Intergubernamental sobre Cambio Climático (IPCC) no estaban seguros sobre su carácter, si era algo natural o consecuencia de la actividad humana. Lentamente la frecuencia de los eventos extremos ha ido creciendo y la ciencia ha reconocido que se trataba de un hecho antropogénico, es decir, resultado de la acción humana devastadora de la naturaleza.

Algunos biólogos viendo el exterminio de especies vivas por causa del cambio climático  han empezado a hablar de necroceno, es decir, de la muerte (necro en griego) de vidas en gran escala; sería un subcapítulo del antropoceno. La situación se ha vuelto mucho más grave con la irrupción de grandes incendios en muchas regiones del planeta, incluso en aquellas que se imaginaba eran las más húmedas como la Amazonia y Siberia. Para tal evento, extremadamente peligroso para la continuidad de la vida en la Tierra, se creó la expresión piroceno (pirosen griego es fuego).

En este momento estaríamos en el interior de varias manifestaciones de desequilibrios en el sistema-Tierra y en el sistema-Vida que nos obligan a plantearnos   esta pregunta: ¿cómo será de aquí en adelante el curso de nuestra historia? De no hacer cambios valientes y seguir por el camino recorrido hasta el momento, podremos conocer  verdaderas tragedias ecológico-sociales. António Guterrez, secretário general de la ONU, ha usado expresiones duras, afirmando: “o reducimos drásticamente la emisión de gases de efecto invernadero o iremos al encuentro de un suicidio colectivo”. Más directo fue el Papa Francisco en la encíclica Fratelli tutti: “estamos en el mismo barco, o nos salvamos todos o no se salvará nadie” (n.32).

El hecho es que la Tierra ya no es la misma. Su sistema de auto-sustentación en todas las esferas que

componen un planeta vivo, Gran Madre o Gaia, corre el riesgo de entrar en colapso. Los que anualmente calculan la Sobrecarga de la Tierra (The Earth Overshoot),  o sea, la reducción creciente de los elementos que mantienen la vida, han concluido que este año ocurrió el día 2 de agosto. Ellos nos advierten, que no podemos llegar así a noviembre porque ahí todo el sistema planetario entraría en colapso.

Si todo ha cambiado, nosotros que somos parte de la Tierra, o más correctamente, aquella porción consciente de ella, también tendremos que cambiar e incorporar aquellas adaptaciones que nos permitirán continuar sobre este planeta. ¿En qué basarnos para esta adaptación?

Seguramente la tecno-ciencia es indispensable, pero en ella no se encuentra la solución. Ella se ocupa de los medios. ¿Pero medios para qué fines? Estos fines son aquel conjunto de principios y valores que fundan una sociedad humana y permiten una convivencia mínimamente pacífica, pues, dejados a sus propios impulsos, los seres humanos pueden devorarse entre sí (superación de la barbarie).

La fuente de estos valores y principios no se encuentra en utopías conocidas y superadas, en ideologías o en religiones. Para ser humanos, tales valores y principios deben ser buscados en la propia existencia humana, cuando es observada con atención y profundidad.

El primer dato: pertenece al DNA del ser humano, como lo mostró uno de los descifradores del genoma humano (J.Watson, DNA: el secreto de la vida, 1953), el amor social. Por causa de él nos sentimos parientes de todos los portadores de este código, también de los seres vivos de la naturaleza. Este amor social funda una fraternidad sin fronteras, constituyendo la comunidad biótica y la sociabilidad humana. El cuidado esencial: desde la más remota  antigüedad  (la fábula 22 de Higino del tiempo de César Augusto) fue visto como la esencia del ser humano y de todo y cualquier ser viviente. Si no recibe cuidado, garantizándole los nutrientes necesarios, decae y muere. A esto pertenece mantener los bosques y las selvas en pie y reforestar las áreas devastadas. Está también en nuestro DNA el sentido de la interdependencia entre todos. Todos estamos dentro de una red de relaciones y nada existe ni subsiste fuera de este complejo de relaciones. Él constituye la matriz relacional, perdida en el modo de producción capitalista que privilegia la competición y no la cooperación y da centralidad al individuo, apartado de su relación con la naturaleza. Cabe también a nuestro sustrato humano, la percepción de la corresponsabilidad colectiva y universal, pues o todos se unen y se salvan o se desgarra la realidad con el riesgo de tragedias ecológico-sociales sin fin.

Este sentido de  corresponsabilidad colectiva sustenta el proyecto social más prometedor, capaz de salvaguardar la vida que adquirió forma en el ecosocialismo (cf. Michael Löwy). Sería la humanidad junto con la comunidad de vida viviendo dentro de la misma Casa Común de forma colaborativa y acogedora de las diferencias. Dentro de esta Casa Común coexisten los distintos mundos culturales con sus valores y tradiciones, como el mundo cultural chino, indio, europeo, americano y de los pueblos originarios, entre otros. La  espiritualidad pertenece también a la existencia humana originaria que se compone de la valorización de la vida, de la compasión por los más débiles, del cuidado por todo lo que existe y vive, de la total apertura al infinito, ya que somos un proyecto de infinitas posibilidades a ser realizadas. Esta espiritualidad no se identifica con la religión, aunque esta nazca de la espiritualidad, sino de los valores antes mencionados.

Para alcanzar esta forma de habitar la Tierra, los humanos deberemos renunciar a muchas cosas,   especialmente al individualismo, al consumismo, a la búsqueda insaciable de  bienes materiales y de poder sobre los demás.  Son adaptaciones obligatorias, si nos decidimos a continuar en este pequeño  y bello planeta, o tendremos que enfrentarnos al conjunto de las crisis antes mencionadas que podrán, en su límite, liquidar la especie humana.

En este sentido podemos hablar de una recreación del ser humano que se habrá adaptado a la nueva fase de la Tierra calentada y equilibrada en un nivel más alto de calentamiento (¿entre 38-40 °C?). Ella colocará en su centro la vida y todo lo demás al servicio de ella. Como ya se ha dicho, será la Tierra de la Buena Esperanza, finalmente, la anticipación del mito de los pueblos originarios: la Tierra sin Males.

*Leonardo Boff es ecoteólogo y ha escrito: Dignitas Terra: ecología, grito de la Tierra-grito del pobre 1999; El doloroso parto de l Madre Tierra: una sociedad de fraternidad sin fronteras y de amistad social, Vozes, 2021: Habitar la Tierra: cuál es el camino para la fraternidad universal, Vozes 202