La possibile nuova era di Pax Terrae: la pacesfera

Leonardo Boff

Il secondo quarto del XXI secolo è segnato da conflitti e guerre di grande letalità. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa, riferisce in una pubblicazione del 2024, che 60 dei 193 paesi [nel mondo] sono coinvolti in conflitti e guerre, pari al 13% dell’umanità. Le speranze di gran parte della popolazione mondiale, che immaginava che con il crollo dell’Unione Sovietica e la fine della Guerra Fredda avremmo inaugurato un’epoca di collaborazione, coesistenza e pace, sono state infrante.

Niente di tutto ciò è accaduto. Siamo, invece, entrati in un periodo buio e minaccioso dal punto di vista ecologico, con grandi eventi estremi, tifoni, inondazioni e bufere di neve, l’invasione del virus Covid-19 che ha decimato milioni di persone in tre anni, il crescente riscaldamento globale e, peggio di tutto, la minaccia di guerre che includono un genocidio a cielo aperto nella Striscia di Gaza, in conspectu omnium, il rischio di una belligeranza tra potenze militariste che, se intensificata, può portare a una guerra nucleare, con effetti letali e inimmaginabili sulla biosfera e sulla vita umana.

È in questo contesto che i desideri, vere e proprie grida per la pace, si levano da ogni parte. Tuttavia, vi è una generale mancanza di consapevolezza tra la popolazione e un vero e proprio negazionismo da parte di alcuni funzionari governativi e CEO di grandi aziende, riguardo ai rischi che corriamo. Ma vale la pena notare che, lentamente, una parte significativa dell’umanità si sta rendendo conto che ci troviamo su una strada pericolosa, forse senza ritorno, al limite di un abisso in cui potremmo precipitare. Se dovessimo cadere, significherebbe che gran parte della specie umana sarebbe destinata a scomparire.

La storia della Terra abbraccia 4,45 miliardi di anni e ha conosciuto almeno cinque grandi estinzioni di massa, la più grande delle quali si è verificata nel periodo Permiano-Triassico, 252 milioni di anni fa. Ciononostante, come affermò il biologo Edward Wilson, la vita sembra essere una piaga che si rifiuta di estinguersi, anche quando, in passato, circa il 70-80% della massa biotica si era estinta. Ma la Terra si è sempre ricostruita. Dopo ogni grande catastrofe biologica, sembra che la Terra stessa si sia vendicata e abbia richiesto più forza per ricostruire la sua intera biodiversità.

Normalmente, ogni anno, circa 100 specie di esseri viventi cessano di esistere. Hanno raggiunto il loro apice e scompaiono, naturalmente, dalla faccia della Terra. Altre seguiranno. Non sono pochi quelli che si chiedono: non sarà arrivato il nostro turno di aver raggiunto il nostro apice? Allora scompariremo. Uno dei presunti indicatori è la crescita esponenziale della popolazione umana che ha superato gli 8 miliardi e che ha già causato il cosiddetto “Earth Overshoot“, ovvero l’esaurimento di quei beni e servizi naturali non rinnovabili che garantiscono la continuità e la riproduzione delle nostre vite. Il fatto è che abbiamo già impattato i limiti della Terra. Sette degli 11 elementi fondamentali per la vita sono già crollati. Si sono accese tutte le luci rosse.

Vale anche la pena ricordare che abbiamo costruito gli strumenti della nostra autodistruzione, i quali, se attivati volontariamente, da un’IA autonoma o da un incidente qualsiasi, metterebbero a repentaglio l’avventura umana sul pianeta Terra.

D’altra parte, considerando la resilienza della vita in mezzo a tutte le decimazioni che si sono verificate, tutto suggerisce che gli esseri umani non siano entrati nel processo evolutivo avanzato per eliminarla, né per autodistruggersi. Quella che a noi sembra una tragedia potrebbe essere una crisi di transizione da uno stile di vita a un altro, possibilmente superiore, che richiede gravi sacrifici. Ma la vita-parassita resisterebbe ancora una volta e salverebbe gran parte della vita e della civiltà. Inaugurerebbe un’altra era geologica, quella che il grande cosmologo Brian Swimme chiama l’era ecozoica. L’ecozoico-ecologico, quello collegato al pianeta Terra come Casa Comune (oikos = eco: casa in greco), acquisterebbe centralità, come meravigliosamente proposto da Papa Francesco nell’enciclica Laudato Si’: sulla cura della Casa Comune (2015).

La tecno-scienza, l’economia, la politica e la. cultura in generale sarebbero al servizio della cura e della protezione di questo dono sacro che l’universo o Dio ci ha elargito: il pianeta vivente Terra, la Grande Madre, Pachamama e Gaia.

Potrebbe allora accadere qualcosa di inedito. Tutti gli esseri umani, sentendosi parte della natura e suoi custodi, conviverebbero in sinergia con il tutto. Il regno delle necessità sarebbe abbandonato e tutti godrebbero dei benefici del regno della libertà, grati al Creatore, vivendo felici e in pace perenne, sotto la luce e il calore benefico del sole.

Questa utopia si trova negli archetipi più ancestrali dell’inconscio collettivo di tutti i popoli. E questo archetipo potrebbe emergere dall’interno dell’attuale crisi planetaria per fare la propria storia insieme alla natura e alla specie umana. Sarebbe la pazisfera (in portoghese) o pacisfera (in latino), la sfera della pace, della pax Terrae, da sempre sognata e desiderata, fin dall’apparire delle strutture mentali e della coscienza umana, milioni di anni fa in Africa, da dove siamo emersi.

Allora, non si parlerà più di pace, perché essa si è trasformata nell’aria che respiriamo e nel cibo che ci sostiene. Un sogno che vale la pena sognare, forse per accelerarne, chissà, la sua realizzazione.

Leonardo Boff, Breve trattato sulla pace, di prossima uscita. (Traduzione dal portoghese per Gianni Alioti)

La posible nueva era de la Pax Terrae: la pazesfera

     Leonardo Boff

El segundo cuarto del siglo XXI está atravesado por conflictos y por guerras de gran mortalidad.  El Comité Internacional de la Cruz Roja en una publicación de 2024 refiere que 60 de los 193 países miembros están envueltos en conflictos y guerras, lo cual equivale al 13% de la humanidad. Se han frustrado las esperanzas de gran parte de la población mundial que imaginaba que con el colapso de la Unión Soviética y el fin de la guerra fría inauguraríamos tiempos de colaboración, de convivencia y de paz.

Nada de esto ha ocurrido. Al contrario, hemos entrado en un tiempo sombrío y ecológicamente amenazador, con grandes eventos extremos, tifones, inundaciones y nevadas, invasión del virus Covid-19 que en tres años acabó con millones de personas, el creciente calentamiento global y, lo que es peor, la amenaza de guerras que incluyen un genocidio a cielo abierto en la Franja de Gaza, in conspectu omnium, el peligro de que la beligerancia entre las potencias militaristas, una vez escalada, puede originar una guerra nuclear, con efectos letales e inimaginables para la biosfera y para la vida humana.

En este contexto los deseos, verdaderos clamores por la paz, suben de todas partes. Sin embargo, hay en la población una inconsciencia general y un verdadero negacionismo por parte de algunos gobernantes y CEOs de grandes empresas acerca de los peligros a los que estamos siendo sometidos. Pero cabe registrar que lentamente en una parte significativa de la humanidad crece también la conciencia de que estamos en un camino peligroso, tal vez sin retorno, rozando un abismo en el cual podemos caer. Si cayéramos, significaría que gran parte de la especie humana estaría condenada a desaparecer.

La historia de la Tierra tiene ya 4.450 millones de años y ha conocido por lo menos 5 grandes extinciones en masa de seres vivos, la mayor de ellas en el Pérmico-Triásico hace 252 millones de años. Aun así, como afirmó el biólogo Edward Wilson, la vida parece ser una plaga que no se deja extinguir, incluso cuando una vez cerca del 70-80% de la masa biótica se extinguió. Pero la Tierra siempre se rehizo. Después de cada gran catástrofe biológica parece que la Tierra se vengaba y cobraba más fuerza para rehacer toda su biodiversidad.

Cada año de forma regular dejan de existir cerca de 100 especies de seres vivos. Alcanzan su clímax y desaparecen de forma natural de la faz de la Tierra. Otros vendrán. No son pocos los que se preguntan: ¿será que no nos ha llegado el turno de alcanzar nuestro clímax? Entonces desapareceríamos. Uno de los indicativos alegados es el crecimiento exponencial de la población humana que con más de 8 mil millones ya ha ocasionado la Sobrecarga de la Tierra (Earth Overshoot), es decir, el agotamiento de los bienes y servicios naturales no renovables que garantizan la continuidad y la reproducción de nuestras vidas. El hecho es que ya hemos tocado los límites de la Tierra. Siete de los 11 elementos fundamentales para la vida ya han caído. Se han encendido todas las alarmas.

También hay que señalar que hemos construido los instrumentos para nuestra autodestrucción los cuales, activados voluntariamente o por una IA autónoma o por cualquier accidente, pondrían en peligro la aventura humana sobre el planeta Tierra.

Por otro lado, considerando la resiliencia de la vida en todas las extinciones habidas, todo lleva a creer que el ser humano no irrumpió en el proceso avanzado de la evolución para liquidarla ni para autodestruirse. Lo que nos parece una tragedia, podría ser una crisis de paso de un modo de vida a otro posiblemente más alto, a costa de grandes sacrifícios que habría que pagar. Pero la vida-plaga, una vez más, resistiría y salvaría gran parte de la vida y de la civilización. Inauguraría otra era geológica, aquella que el gran cosmólogo Brian Swimme llama era ecozóica. El ecozóico-ecológico, aquello que está ligado al planeta Tierra como Casa Común (oikos=eco: casa en griego) ganaría centralidad, como propuso maravillosamente el Papa Francisco en la encíclica Laudato Sì: sobre el cuidado de la Casa Común (2015).

La tecnociencia, la economía, la política y la cultura en general estarían al servicio del cuidado y de la protección de ese don sagrado con el que el universo o Dios nos ha galardonado: el planeta vivo Tierra, Gran Madre, Pachamama y Gaia.

Entonces algo inédito podría suceder. Todos los humanos, sintiéndose partes de la naturaleza y sus guardianes, convivirían en sinergia con el todo. El reino de las necesidades habría quedado atrás y todos gozarían de los beneficios del reino de la libertad, agradecidos al Creador, viviendo felices y en paz perenne, bajo la luz y el calor benéficos del sol.

Esta utopía está en los arquetipos más ancestrales del inconsciente colectivo de todos los pueblos. Este arquetipo podrá irrumpir desde dentro de la actual crisis planetaria para hacer historia junto con la naturaleza y la especie humana. Sería la pazesfera (en español)o pacisfera (en latín), la esfera de la paz, de la pax Terrae, siempre soñada y ansiada desde el irrumpir de las estructuras mentales y de la conciencia humana hace millones de años en África, de donde surgimos.

Entonces ya no se hablará de paz, pues ella se habrá trasfomado en el aire que respiramos y en el alimento que nos sustenta. Un sueño que vale la pena ser soñado para acelerar, quien sabe, su realización.

Die mögliche neue Ära der Pax Terrae: die Pazisphäre

Leonardo Boff

Das zweite Viertel des 21. Jahrhunderts ist geprägt von tödlichen Konflikten und Kriegen. Das Internationale Komitee vom Roten Kreuz (2024) gibt an, dass 60 der 193 Länder in Konflikte und Kriege verwickelt sind, was 13 % der Menschheit entspricht. Die Hoffnungen eines großen Teils der Weltbevölkerung, mit dem Zusammenbruch der Sowjetunion und dem Ende des Kalten Krieges eine Ära der Zusammenarbeit, des Zusammenlebens und des Friedens einläuten zu können, haben sich zerschlagen.

Nichts von alledem ist geschehen. Stattdessen sind wir in eine dunkle und ökologisch bedrohliche Zeit eingetreten, mit großen Extremereignissen, Taifunen, Überschwemmungen und Schneestürmen, der Invasion des Covid-19-Virus, der innerhalb von drei Jahren Millionen von Menschen dezimiert hat, einer zunehmenden globalen Erwärmung und, was noch schlimmer ist, die Gefahr von Kriegen, zu denen auch der Völkermord im Gaza-Streifen unter freiem Himmel gehört, und, was noch schlimmer ist, die Gefahr von kriegerischen Auseinandersetzungen zwischen militaristischen Mächten, die, wenn sie eskalieren, zu einem Atomkrieg führen könnten, mit tödlichen und unvorstellbaren Auswirkungen auf die Biosphäre und das menschliche Leben.

In diesem Zusammenhang werden die Sehnsüchte, die wirklichen Rufe nach Frieden, von allen Seiten laut. Allerdings herrscht in der Bevölkerung ein allgemeiner Mangel an Bewusstsein und bei einigen Regierungsvertretern und Vorstandsvorsitzenden großer Unternehmen eine regelrechte Leugnung der Risiken, denen wir ausgesetzt sind. Es ist jedoch erwähnenswert, dass ein großer Teil der Menschheit langsam erkennt, dass wir uns auf einem gefährlichen Weg befinden, auf dem es vielleicht kein Zurück mehr gibt und wir uns einem Abgrund nähern, in den wir stürzen könnten. Wenn wir abstürzen, würde dies bedeuten, dass ein großer Teil der menschlichen Spezies dem Untergang geweiht wäre.

Die Erdgeschichte ist bereits 4,45 Milliarden Jahre alt und hat mindestens fünf große Massenaussterben von Lebewesen erlebt, von denen das größte in der Perm-Trias vor 252 Millionen Jahren stattfand. Dennoch scheint das Leben, wie der Biologe Edward Wilson sagte, eine Plage zu sein, die sich nicht auslöschen lässt, selbst wenn einmal etwa 70-80 % der biotischen Masse ausgelöscht wurden. Aber die Erde hat sich immer wieder neu gebildet. Nach jeder großen biologischen Katastrophe scheint sich die Erde selbst zu rächen und mehr Kraft aufzubringen, um ihre gesamte biologische Vielfalt wiederherzustellen.

Jedes Jahr sterben etwa 100 Arten aus. Sie haben ihren Höhepunkt erreicht und verschwinden auf natürliche Weise von der Erde. Andere werden folgen. Viele fragen sich: Sind wir nicht an der Reihe, unseren Höhepunkt zu erreichen? Dann würden wir verschwinden. Ein angeblicher Indikator ist das exponentielle Wachstum der menschlichen Bevölkerung auf über 8 Milliarden Menschen, das bereits zu einem Earth Overshoot geführt hat – der Erschöpfung der nicht erneuerbaren natürlichen Güter und Dienstleistungen, die den Fortbestand und die Reproduktion unseres Lebens sichern. Tatsächlich haben wir die Grenzen der Erde bereits erreicht. Sieben der elf Grundelemente des Lebens sind bereits verschwunden. Alle roten Lichter leuchten bereits.

Erwähnenswert ist auch, dass wir die Instrumente unserer Selbstzerstörung gebaut haben, die, wenn sie freiwillig, durch eine autonome KI oder durch einen Unfall aktiviert würden, das menschliche Abenteuer auf dem Planeten Erde gefährden würden.

Betrachtet man andererseits die Widerstandsfähigkeit des Lebens trotz all der Dezimierungen, deutet alles darauf hin, dass die Menschheit nicht in den fortgeschrittenen Evolutionsprozess eingetreten ist, um es auszulöschen oder sich selbst zu zerstören. Was uns als Tragödie erscheint, könnte eine Krise des Übergangs von einer Lebensweise zu einer anderen, möglicherweise höheren, sein, die schwere Opfer fordert. Doch die Plage Leben würde erneut Widerstand leisten und einen Großteil des Lebens und der Zivilisation retten. Es würde ein neues geologisches Zeitalter einleiten, das der große Kosmologe Brian Swimme das ökozoische Zeitalter nennt. Das ökozoisch-ökologische Zeitalter, das mit dem Planeten Erde als unserem gemeinsamen Zuhause (oikos = öko: Heimat auf Griechisch) verbunden ist, würde an zentraler Bedeutung gewinnen, wie Papst Franziskus in der Enzyklika „Laudato Si: Über die Sorge für unser gemeinsames Zuhause“ (2015) so eindrucksvoll vorschlägt.

Technik, Wissenschaft, Wirtschaft, Politik und Kultur im Allgemeinen würden in den Dienst der Pflege und des Schutzes dieses heiligen Geschenks gestellt, das uns das Universum oder Gott geschenkt hat: des lebendigen Planeten Erde, der Großen Mutter, Pachamama und Gaia.

Dann könnte etwas noch nie Dagewesenes geschehen. Alle Menschen würden sich als Teil der Natur und als ihre Beschützer fühlen und im Einklang mit dem Ganzen leben. Die Welt der Notwendigkeit würde hinter uns liegen, und jeder würde die Vorzüge der Freiheit genießen, dem Schöpfer dankbar sein und glücklich und in ewigem Frieden unter dem wohltuenden Licht und der Wärme der Sonne leben.

Diese Utopie liegt in den ältesten Archetypen des kollektiven Unbewussten aller Völker. Und dieser Archetyp könnte aus der gegenwärtigen planetarischen Krise hervorgehen und seine eigene Geschichte an der Seite der Natur und der Menschheit schreiben. Es wäre die Pazisfera (auf Portugiesisch) oder Pacisfera (auf Latein), die Sphäre des Friedens, der Pax Terrae, von der wir seit der Entstehung mentaler Strukturen und des menschlichen Bewusstseins vor Millionen von Jahren in Afrika, wo wir geboren wurden, immer geträumt und nach der wir uns gesehnt haben.

Dann wird von Frieden keine Rede mehr sein, denn er ist die Luft, die wir atmen, und die Nahrung, die uns am Leben erhält. Ein Traum, den es wert ist, geträumt zu werden, vielleicht um seine Verwirklichung zu beschleunigen.

Leonardo Boff,Pequeno Tratado sobre a Paz” (Kurze Abhandlung über den Frieden):  erscheint in Kürze

La urgencia de un pacto social planetario

       Leonardo Boff*

Reina demasiada inconsciencia y profundo negacionismo en el mundo, tan graves que pueden costarnos la vida sobre este planeta. El hecho es que estamos en una nueva fase de la Tierra y de la humanidad: la fase de la irrupción de la Casa Común. La Covid-19 nos dio esta lección que todavía no hemos aprendido: no respetó los límites ni las soberanías de las naciones. Mostró que hay una única Casa Común y que toda ella puede verse afectada, pero no hemos sacado ninguna lección de este hecho. Bien dijo el italiano Antonio Gramsci, el gran teórico de la política: la historia nos da lecciones, pero casi no tiene alumnos. Son pocos los que han asistido a esta escuela y los que menos la frecuentaron han sido y son los poderosos de este mundo, que piensan más en sus economías que en salvar la vida humana y la de la naturaleza.

         Venimos de un tiempo ya pasado y obsoleto, el del Tratado de Westfalia de 1648 que creó la soberanía de los Estados. Después de él, la Tierra y la humanidad cambiaron considerablemente. Los pueblos dispersos por los continentes están volviendo de su exilio milenario y creando la Casa Común, dentro de la cual todos caben (con sus mundos culturales particulares). Gran parte de las tensiones y guerras actuales se hacen dentro de este marco superado de las soberanías nacionales. No hemos despertado al nuevo tiempo de la unificación del mundo y de la especie humana junto con la naturaleza para que podamos salvarnos.

         Es urgentísimo que hagamos un pacto social mundial planetario, así como hicimos el pacto social de nuestras sociedades y el de Westfalia: un pacto cuyo fin es la salvaguarda de la vida y de la biosfera, amenazadísimas por la razón enloquecida, pues ha creado los instrumentos para su propia destrucción. Es imperativo un centro plural, democrático, que represente a los pueblos de la Tierra para administrar los problemas planetarios y de la naturaleza y encontrar, democráticamente, una solución para nosotros y para la naturaleza. Esto se hizo patente en la cumbre de los BRICS celebrada en Río los días 6-7 de julio.

La Tierra y la humanidad son parte de un vasto universo en evolución y tienen el mismo destino. La Tierra forma con la humanidad una única entidad compleja y sagrada, que se percibe claramente cuando es observada desde el espacio exterior, como han testimoniado los astronautas. Además, la Tierra está viva y se comporta como un único sistema autorregulado formado por componentes físicos, químicos, biológicos y humanos que la hacen propicia a la producción y reproducción de la vida y por eso es nuestra Gran Madre y nuestro Hogar Común.

         La ciencia nos ha mostrado que la Madre Tierra está compuesta por un conjunto de ecosistemas en los cuales ha generado una multiplicidad esplendorosa de formas de vida, todas ellas interdependientes y complementarias, formando la gran comunidad de la vida. Existe un lazo de parentesco entre todos los seres vivos porque todos somos portadores del mismo código genético de base que establece la unidad compleja de la vida en sus múltiples formas. Por tanto, reina una real hermandad entre todos los seres, especialmente entre los humanos, cosa bellamente descrita por el Papa Francisco en  su encíclica Fratelli tutti (2025): todos, naturaleza y seres humanos como hermanos y hermanas. La humanidad como un todo es parte de la comunidad de vida y el momento de conciencia y de inteligencia de la propia Tierra, haciendo que a través del ser humano, hombre y mujer, ella contemple el universo y nosotros seamos la propia Tierra que habla, piensa, siente, ama, cuida y venera.

         Es importante, sin embargo, observar que el contrato social actual ha adquirido un papel inflacionario y exclusivista. Ha propiciado el antropocentrismo, denunciado por la encíclica Laudato sí del Papa Francisco. Ha instaurado estrategias de apropiación y de dominación de la naturaleza y de la Madre Tierra creando una inmensa riqueza para unos pocos y una humillante pobreza para la mayoría. El modo de producción vigente en los últimos siglos, actualmente globalizado, ha escindido a la humanidad entre los que tienen y comen y los que no tienen y no comen, es decir, no ha conseguido responder a las demandas vitales de los pueblos, dividiendo en dos a la humanidad. Este es un motivo más para establecer un contrato social planetario que englobe a todos, permitiéndoles una vida decente y rica en virtualidades creativas.

         La conciencia de la gravedad de la situación crítica de la Tierra y de la humanidad hace imprescindible cambios en las mentes (cuidar de la Tierra como Gaia) y en los corazones (establecer un lazo afectuoso y cordial con todos los seres) y la forja de una coalición de fuerzas en torno a valores comunes y principios inspiradores que sirvan de fundamento ético y de estímulo para prácticas que busquen un modo de vida sostenible. La Carta de la Tierra, bajo la coordinación de M.Gorbachov y un grupo de cerca de 20 personas de distintos saberes, en la cual tuve el honor de participar, fue elaborada tras una consulta en todos los estratos sociales para definir tales principios y valores. Resultó un documento de gran belleza y profundidad que puede ser leído en internet. Asumida por la UNESCO en 2003 se propone, además de otros fines pedagógicos, crear las bases de un contrato social planetario. Hoy está siendo divulgada y estudiada en no pocos países, creando un nuevo espíritu con respecto a la Tierra y a la vida. Llegará el día en que podrá ser el fundamento de lo que estamos buscando urgentemente: una gobernanza planetaria que asegure a todos un buen vivir y convivir dentro de la Casa Común.

Consulte: https://cartadaterrainternacional.org; véase también El Bien Común de la Tierra y de la Humanidad, elaborado por Miguel d’Escoto Brockmann, cuando era Presidente de la Asamblea de la ONU 2008-2009, y Leonardo Boff en: https://mst.org.br, como base para una nueva configuración de la ONU.