Il pirocenepuò minacciare la specie umana

Leonardo Boff

Specialmente a partire dal 2023/24 la Terra è stata colpita da grandi ondate di caldo. Hanno causato mega-incendi in molte parti del mondo. Nel 2024, i più devastanti si sono verificati in Brasile, in parte della Amazzonia, nel Pantanal, nel Cerrado in diversi comuni del Sud-Est. Il fumo ha reso l’aria a San Paolo e a Brasilia quasi irrespirabile. Il fumo si è diffuso in quasi tutto il sud del paese.

Gli scienziati hanno chiamato questa diffusione degli incendi su quasi tutto il pianeta, di era del fuoco, il pirocene (piros in greco significa fuoco). Da tempo immemorabile gli esseri umani hanno preso il controllo diretto di questa forza della natura. Hanno imparato a dominare il fuoco. Ora è il fuoco che ci domina. Le cause sono molteplici, come il Niño, l’accumulo di CO2, metano e biossido di azoto nell’atmosfera, le grandi siccità, l’erbe graminacee altamente infiammabili, materiale organico nel e sotto il suolo. Solo nel 2023 sono stati immessi nell’atmosfera 37,5 miliardi di tonnellate di CO2, che rimangono lì per circa cento anni.

Dall’era preindustriale (1850-1900), miliardi di tonnellate di gas serra sono state rilasciate nell’atmosfera, per un totale di oltre duemila miliardi di tonnellate accumulate.

Il fuoco ha una lunga storia. Pensando alla biografia della Terra lunga 4,5 miliardi di anni, sappiamo che per 800 milioni di anni la Terra rimase come un’incommensurabile bolla di fuoco, simile ad una densa zuppa ribollente di calore. Era un immenso mare di lava fusa ed estremamente calda. Vapori e gas formavano immense nubi. Queste per milioni di anni hanno causato piogge torrenziali senza sosta, che hanno aiutato la Terra a raffreddarsi insieme alle immense meteore di ghiaccio che per secoli hanno colpito il pianeta. Esse aumentarono considerevolmente il volume dell’acqua, al punto che la Terra è oggi composta per il 70% da questo elemento.

La lava si indurì e diede origine al primo suolo con diversi tipi di montagne. Il fuoco originario si annidò nel cuore della Terra in forma fluida, che si manifesta nelle eruzioni vulcaniche e nei terremoti. Ma continuò come un’energia fondamentale in superficie.

L’attuale riscaldamento globale, ha superato in anticipo gli 1,5 gradi Celsius previsti per il 2030, raggiungendo in alcuni luoghi i 2 e persino i 3 gradi Celsius. “Sono terrorizzato”, ha detto il nostro migliore scienziato del clima, Carlos Nobre. La causa di questo riscaldamento è il modo in cui il processo produttivistico-industrialista ha trattato la Terra negli ultimi secoli. Si riteneva che [la Terra] non avesse alcuno scopo, un semplice forziere di risorse a disposizione degli esseri umani. Possiamo dire che è stata combattuta una vera guerra contro la Terra, strappandogli tutto ciò che si poteva.

Risulta che dagli anni ’70 in poi, con le ricerche delle scienze della Terra e della vita, Lovelock e Margulis avanzarono l’ipotesi che la Terra fosse un super Essere vivente che articola sistematicamente tutti gli elementi essenziali alla vita, in modo tale da rimanere sempre viva e produrre innumerevoli forme di vita: la biodiversità. La chiamarono Gaia, uno dei nomi greci della Terra, ora ampiamente accettato dalla comunità scientifica.

Le ricerche sullo stato della Terra dal 1968 in poi (Club di Roma), considerando l’impatto delle attività umane sull’ambiente e il tipo di sviluppo che si era imposto a quasi tutto il pianeta, conclusero che la Terra era malata. Si imponevano limiti ad una crescita ritenuta illimitata senza che avesse coscienza dei limiti del pianeta, incapace di sostenere una crescita illimitata. Lo dimostra l’Earth Overshoot, rivelato ogni anno dalle Nazioni Unite.

Tuttavia, il sistema produttivista, sia nell’ordine capitalistico sia in quello vecchio socialista, era ed è tuttora così ben oliato che non si permette di fermare. Le conseguenze si sono fatte sentire presto, ma soprattutto dagli anni ’70 ad oggi: emissione incontrollata di gas serra, degrado degli ecosistemi, erosione della biodiversità, crescente desertificazione, disboscamento di grandi foreste, contaminazione dei suoli e dell’acqua con agenti tossici.

Questa guerra guidata dal processo produttivo (produrre, consumare, scartare) contro Gaia rappresenta una battaglia persa. Il sistema-vita, di fronte al degrado generale, all’aumento di CO2 e di metano nell’atmosfera, al riscaldamento ritenuto irreversibile con i suoi eventi estremi, alla perversa disuguaglianza sociale, ha risvegliato la coscienza di molti: o cambiamo il nostro stile di vita e il nostro rapporto per e con la natura, oppure potremmo non essere più amati dalla Madre Terra.

In genere, quando in un ecosistema una specie si sviluppa in modo sregolato al punto da minacciare le altre, la Terra stessa si organizza in modo tale da limitarla o eliminarla. Pertanto, le altre specie possono sopravvivere e continuare a co-evolvere nel processo globale di geo-genesi. Forse questa è la situazione attuale della specie umana, nell’era dell’antropocene, nonostante la stragrande maggioranza sia ancora inconsapevole e negazionista.

L’espressione creata dagli scienziati, l’antropocene, designerebbe l’essere umano come una meteora radente, quello che più minaccia la biosfera. Invece di assumersi il compito della sua cura, è diventato il suo angelo sterminatore.

Il pirocene sarebbe la forma più pericolosa e distruttiva dell’antropocene. Il riscaldamento globale crescente, favorendo la diffusione incontrollata del fuoco e dei mega-incendi, può rendere il pianeta inabitabile. La grave carenza di acqua potabile, la frustrazione della produzione alimentare, il clima surriscaldato porterebbero lentamente la specie umana alla sua estinzione. Come tutto ciò che inizia nell’evoluzione, si sviluppa, raggiunge il suo culmine e scompare. Così è con le galassie, le stelle e gli esseri viventi. Perché dovrebbe essere diverso con la specie umana? Siamo arrivati ​​sulla Terra quando il 99,98% era già costituito. La Terra non ebbe bisogno della nostra presenza per generare la sua immensa biodiversità. Senza di noi, la vita dei milioni di miliardi di microrganismi che operano nel sottosuolo della Terra, porterebbero avanti il ​​progetto della vita. La Terra continuerebbe a ruotare attorno al sole, sotto la sua luce benefica, ma senza di noi.

Coloro che osano fare il salto di fede direbbero che si è conclusa, in modo irresponsabile, solo la fase terrena dell’essere umano. Ne inizierebbe una nuova ad un altro livello. Dopo il tempo viene l’eternità. In essa continuerebbe a vivere in una forma che per noi continua ineffabile. Ma la vita si perpetuerebbe.

Leonardo Boff ha scritto, tra gli altri, il libro Cuidar da Terra: pistas para protelar o fim do mundo, Vozes 2024; Vida para além da morte, Vozes, muitas edições, 2023.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Nuestra responsabilidad en la era del piroceno

Leonardo Boff*
Con la irrupción del piroceno (la Tlierra 
bajo fuego) mostrándose en la mayoría de 
los continentes con incendios que nos 
asustan por su tamaño, surge la 
pregunta: ¿Cuál es nuestra 
responsabilidad frente esta tragedia? 

Esta pregunta es válida porque gran parte 
de los incendios, especialmente en Brasil, 
habrían sido causados por los seres 
humanos. Nuestra responsabilidad, sin 
embargo, es proteger los ecosistemas y el 
planeta vivo, Gaia, la Madre Tierra, pero 
parecemos un ángel exterminador  del 
Apocalipsis. 

Para superar nuestro sentimiento de 
desolación y miedo del fin de la especie, 
como resultado de la tierra hirviendo, 
estamos obligados a hacer una seria 
reflexión para comprender mejor nuestra 
responsabilidad por tales 
acontecimientos devastadores.  

La Tierra y la naturaleza no son un reloj 
montado de una vez por todas.  Provienen 
de un largo proceso evolutivo y cósmico 
que dura 13.700 millones de años. El 
“reloj” se fue armando poco a poco, los 
seres fueron apareciendo desde los más 
simple a los más complejos. Todos los 
factores que entran en la constitución de 
nuestro ecosistema con nuestros 
planetas y organismos poseen su 
naturaleza ancestral, su latencia y 
después su emergencia. Todos ellos 
poseen su historia, irreversible, propia de 
cada tiempo histórico. El principio 
cosmogénico actúa permanentemente. 

Ilya Prigogine, premio Nobel  en 1977, 
mostró que los sistemas abiertos como la 
Tierra, la naturaleza y el universo ponen 
en jaque el concepto clásico de tiempo 
lineal, postulado por la física clásica. El 
tiempo no es ya un merlo parámetro de 
movimiento sino la medida de los 
desarrollos internos de un mundo en 
proceso permanente de cambio, de paso 
del desequilibrio hacia niveles más altos 
de equilibrio (cf. Entre o tempo e a 
eternidade, Companhia das Letras, S. 
Paulo 1992, 147ff).  Es la cosmogénesis. 

La naturaleza se presenta como un 
proceso de autotrascendencia; al 
evolucionar se autosupera creando 
órdenes nuevos. En ella opera el principio 
cosmogénico  (energía creadora), que 
está siempre en  acción, mediante el cual 
todos los seres  van surgiendo  y en la 
medida de su complejidad van también 
superando  la inexorabilidad de la 
entropía, propia de los sistemas cerrados. 
Esta auto-trascendencia de los seres en 
evolución puede apuntar a aquello que las 
religiones y las tradiciones espirituales 
llamaron siempre Dios, la más absoluta  
transcendencia o aquel futuro que ya no  
es la “muerte térmica”; al contrario, es la  
culminación suprema de orden, de  
armonía y de vida (cf. Peacoke, AR,   
Creation and the World of Science , Oxford  
Univ. Press, Oxford l979; Pannenberg,  W   
Toward a Theology of Nature . Essays on 
Science and Faith, John Knox Press, 1993 
29-49). 

Esta observación nuestra cómo es de 
irreal la separación rigurosa entre  
naturaleza e historia, entre el mundo y el 
ser humano, separación que consolidó y 
legitimó tantos otros dualismos. Todos 
están dentro de un inmenso movimiento: 
la cosmogénesis. Como todos los seres, 
el ser humano con su racionalidad, su 
capacidad de comunicación y de amor es 
también el resultado de este proceso 
cósmico.

Forman parte de su constitución las 
energías y todos los elementos que 
maduraron en el interior de las grandes 
estrellas rojas desde hace mil millones de 
años. Poseen la misma ancestralidad del 
universo. Existe una solidaridad de origen 
y también de destino con todos los  
demás seres del universo. No puede 
considerarse fuera del principio 
cosmogénico, como un ser errático 
enviado a la Tierra por alguna Divinidad 
creadora. Si aceptamos esta Divinidad 
debemos decir que todos los seres son 
enviados por Ella, no solo el ser humano. 
Esta inclusión del ser humano en el 
conjunto de los seres y como resultado de 
un proceso cosmogénico impide la 
persistencia del antropocentrismo (que 
concretamente es un androcentrismo,  
centrado en el varón con exclusión de la  
mujer).  Este revela una visión estrecha 
desgarrada de los demás seres. Afirma 
que el único sentido de la evolución y de  
la existencia de los demás consistiría en 
la producción del ser humano, hombre y 
mujer. 

Lógico, el universo entero se hizo 
cómplice en la gestación del ser humano 
pero no solo en la de él, sino también en la 
de los otros seres. Todos estamos 
interconectados y dependemos de las 
estrellas. Ellas son las que convierten el  
hidrógeno en helio y de la combinación de 
ambos proviene el oxígeno, el carbono, el  
nitrógeno, el fósforo y el potasio, sin los 
cuales no existirían los aminoácidos ni las  
proteínas indispensables para la vida. Sin 
la radiación estelar liberada en este 
proceso cósmico, millones de estrellas se 
enfriarían y el sol posiblemente no  
existiría y sin él no habría vida ni nosotros 
estaríamos aquí escribiendo sobre estas 
cosas. 

Sin la pre-existencia del conjunto de los 
factores propicios a la vida que se fueron 
elaborando en miles de millones de años y 
a partir de la vida en general como un 
subcapítulo la vida humana, jamás habría 
surgido el individuo personal que somos 
cada uno de nosotros. Nos pertenecemos 
mutuamente: los elementos primordiales 
del universo, las energías que están 
activas desde el big-bang, los demás 
factores que constituyen el cosmos y 
nosotros mismos como especie que 
irrumpió cuando el 99,98% de la Tierra 
estaba lista. A partir de esto debemos 
pensar cosmocéntricamente y actuar 
ecocéntricamente. 

Importa, pues, dejar atrás como ilusorio y 
arrogante todo antropocentrismo y 
androcentrismo. No debemos, sin 
embargo, confundir el antropocentrismo 
con el principio  antrópico (formulado en 
l974 por   Brandon Carter, cf. Alonso, J. M.,  
Introducción al principio antrópico, 
Encuentro Ediciones, Madrid l989). 

Por él se quiere expresar lo siguiente: 
solamente podemos hacer las reflexiones 
que estamos haciendo porque somos 
portadores de conciencia, sensibilidad e 
inteligencia. No son las amebas, ni los 
sabiás o los caballos quienes poseen esta 
facultad. Recibimos de la evolución tales 
facultades para exactamente hablar de 
todo esto y facultar a la Tierra para 
contemplar a través de nosotros a sus 
hermanos los planetas y demás estrellas 
y a nosotros pudiendo vivir y celebrar la 
vida. De ahí decimos que somos Tierra 
que siente, piensa y ama. Para eso 
existimos en medio de los demás seres 
con los cuales nos sentimos conectados. 
Esa singularidad nuestra no nos lleva a 
romper con ellos, pues nos incluimos en 
todo lo que vemos. Puesto que somos 
seres de conciencia, de sensibilidad y de 
inteligencia surge en nosotros un 
imperativo ético:  nos corresponde a  
nosotros cuidar a la Madre Tierra, velar 
por todas las condiciones que le permiten 
continuar viva y dar vida. 

En estos momentos nos enfrentamos al 
mayor desafío de nuestra existencia en la 
Tierra: no permitir que el fuego la 
destruya, como está escrito  también en  
las Escrituras cristianas. Si esto sucede, 
será por nuestra irresponsabilidad y falta 
de cuidado. Hemos inaugurado la era del 
antropoceno.  Es decir, no es un meteoro 
rasante el que está  amenazando la vida 
en la  Tierra. En este momento, el punto 
culminante, tal vez final del antropoceno, 
es el piroceno, la era del fuego. El fuego 
se ha apoderado de la Tierra. Hasta hace 
poco controlábamos el fuego. Ahora el 
fuego nos controla. Podría hacer que el 
planeta se volviera inhabitable. 

De esto derivamos nuestra 
responsabilidad de salvar el planeta para 
que no sucumba a los efectos del fuego y 
garantice su biocapacidad de entregarnos 
todo lo que necesitamos para sobrevivir y 
sostener nuestra civilización, que debe 
cambiar radicalmente. De nosotros 
depende si tendremos futuro o si seremos 
incinerados por el fuego.

*Leonardo Boff escribió Cuidar da Terra-
proteger a vida, Record 2010; Cuidar da 
Casa comum , Vozes 2024; Habitar a 
Terra, 2023

Unsere Verantwortung angesichts des Zeitalters des Pyrozäns

Leonardo Boff

Angesichts des Ausbruchs des Pyrozäns (der Erde in Flammen), das sich auf allen Kontinenten mit Bränden zeigt, die uns durch ihr Ausmaß erschrecken, stellt sich die Frage: Welche Verantwortung tragen wir angesichts dieser Notlage? Diese Frage ist berechtigt, da man davon ausgeht, dass ein großer Teil der Brände, insbesondere in Brasilien, von Menschen verursacht wurde. Unsere Verantwortung besteht jedoch darin, die Ökosysteme und den lebenden Planeten Gaia, Mutter Erde, zu pflegen und zu schützen. Aber wir erscheinen wie ein vernichtender Engel aus der Apokalypse.

Um das Gefühl der Verzweiflung und der Angst vor dem Ende der Arten zu überwinden, das sich aus der kochenden Erde ergibt, sind wir gezwungen, ernsthafte Überlegungen anzustellen, um unsere Verantwortung für solche verheerenden Ereignisse besser zu verstehen.

Die Erde und die Natur sind keine Uhr, die ein für alle Mal erscheint. Sie entstammen einem sehr langen evolutionären und kosmischen Prozess, der seit 13,7 Milliarden Jahren andauert. Alle Faktoren, die zum Aufbau eines jeden Ökosystems mit seinen Lebewesen und Organismen beitragen, haben ihre Vorgeschichte, ihre Latenzzeit und dann ihr Auftauchen. Sie alle haben ihre eigene unumkehrbare Geschichte, typisch für die historische Zeit. Das kosmogene Prinzip ist permanent am Werk.

Ilya Prigogine, Nobelpreisträger von 1977, hat gezeigt, dass offene Systeme wie die Erde, die Natur und das Universum das klassische Konzept der linearen Zeit, das von der klassischen Physik postuliert wurde, in Frage stellen. Die Zeit ist nicht länger ein bloßer Bewegungsparameter, sondern das Maß für die inneren Entwicklungen einer Welt, die sich in einem ständigen Veränderungsprozess befindet, der vom Ungleichgewicht zu höheren Ebenen des Gleichgewichts führt (vgl. Entre o tempo e a eternidade, Companhia das Letras, S. Paulo 1992, 147ff). Das ist die Kosmogenese.

Die Natur stellt sich als ein Prozess der Selbsttranszendenz dar; während sie sich entwickelt, überwindet sie sich selbst, indem sie neue Ordnungen schafft. In der Natur ist stets das kosmogene Prinzip (schöpferische Energie) am Werk, durch das Lebewesen entstehen und im Ausmaß ihrer Komplexität die Unerbittlichkeit der Entropie, die für geschlossene Systeme charakteristisch ist, überwinden. Diese Selbsttranszendenz der sich entwickelnden Wesen kann auf das verweisen, was die Religionen und spirituellen Traditionen seit jeher als Gott, als absolute Transzendenz oder als jene Zukunft bezeichnen, die nicht mehr „thermischer Tod“ ist, sondern die höchste Vollendung von Ordnung, Harmonie und Leben (vgl. Peacoke, A. R., Creation in the World of Science, Oxford Univ. Press, Oxford l979; Pannenberg, W., Toward a Theology of Nature. Essays on Science and Faith, John Knox Press, 1993 29-49).

Diese Erkenntnis zeigt, wie unwirklich die starre Trennung zwischen Natur und Geschichte, zwischen Welt und Mensch ist, eine Trennung, die so viele andere Dualismen legitimiert und gefestigt hat: Alle sind Teil einer einzigen, gewaltigen Bewegung: der Kosmogenese.  Wie alle Lebewesen ist auch der Mensch mit seiner Rationalität, seiner Fähigkeit zur Kommunikation und seiner Liebe das Ergebnis dieses kosmischen Prozesses.

Die Energien und alle Elemente, die vor Milliarden von Jahren im Inneren der großen roten Sterne heranreiften, sind Teil ihrer Verfassung. Sie haben dieselbe Abstammung wie das Universum. Es besteht eine Ursprungs- und Schicksalsverbundenheit mit allen anderen Wesen im Universum.  Sie kann nicht außerhalb des kosmogenen Prinzips gesehen werden, als ein unberechenbares Wesen, das von einer schöpferischen Gottheit zur Erde geschickt wurde. Wenn wir diese Gottheit akzeptieren, müssen wir sagen, dass alle von ihr gesandt sind, nicht nur die Menschen.

Diese Einbeziehung des Menschen in alle Lebewesen und als Ergebnis eines kosmogenen Prozesses verhindert das Fortbestehen des Anthropozentrismus (der konkret ein Androzentrismus ist, der den Mann unter Ausschluss der Frau in den Mittelpunkt stellt).  Dies offenbart eine enge, von anderen Wesen losgelöste Sichtweise. Sie besagt, dass der einzige Sinn der Evolution und der Existenz anderer Wesen in der Produktion von Menschen, Männern und Frauen, besteht. Natürlich wurde das ganze Universum zum Komplizen bei der Zeugung des Menschen. Aber nicht nur er, sondern auch andere Wesen. Wir sind alle miteinander verbunden und hängen von den Sternen ab. Sie wandeln Wasserstoff in Helium um, und aus der Kombination der beiden entstehen Sauerstoff, Kohlenstoff, Stickstoff, Phosphor und Kalium, ohne die es keine Aminosäuren oder Proteine gäbe, die für das Leben unerlässlich sind. Ohne die stellare Strahlung, die bei diesem kosmischen Prozess freigesetzt wird, würden Millionen von Sternen abkühlen, die Sonne würde möglicherweise gar nicht existieren, und ohne sie gäbe es kein Leben, und wir würden nicht hier sein und über diese Dinge schreiben.

Ohne die Präexistenz aller lebensfördernden Faktoren, die sich im Laufe von Milliarden von Jahren entwickelt haben, und, beginnend mit dem Leben im Allgemeinen und als Unterkapitel, dem menschlichen Leben, wäre das persönliche Individuum, das jeder von uns ist, niemals entstanden. Wir gehören zusammen: die Urelemente des Universums, die Energien, die seit dem Urknall aktiv sind, die anderen konstituierenden Faktoren des Kosmos und wir selbst als eine Spezies, die entstanden ist, als 99,98 % der Erde bereit waren. Daraus ergibt sich, dass wir kosmozentrisch denken und ökozentrisch handeln müssen.

Daher ist es wichtig, jeglichen Anthropozentrismus und Androzentrismus als illusorisch und arrogant hinter sich zu lassen. Allerdings sollten wir den Anthropozentrismus nicht mit dem andropischen Prinzip verwechseln (1974 von Brandon Carter formuliert, vgl. Alonso, J. M., Introducción al principio antrópico, Encuentro Ediciones, Madrid, 1989).  Damit meint er Folgendes: Wir können die Überlegungen, die wir anstellen, nur anstellen, weil wir Träger von Bewusstsein, Sensibilität und Intelligenz sind. Es sind nicht Amöben, Besserwisser oder Pferde, die diese Fähigkeit besitzen. Wir haben diese Fähigkeiten von der Evolution erhalten, um über all dies sprechen zu können und um der Erde durch uns zu ermöglichen, ihre Brüder und Schwestern, die Planeten und die anderen Sterne zu betrachten, und damit wir unser Leben leben und feiern können. Deshalb sagen wir, dass wir die Erde sind, die fühlt, denkt und liebt. Deshalb existieren wir inmitten von anderen Wesen, mit denen wir uns verbunden fühlen. Diese unsere Einzigartigkeit führt nicht dazu, dass wir mit ihnen brechen, denn wir fügen sie in das Ganze ein, das wir sehen.

Da wir Wesen mit Gewissen, Sensibilität und Intelligenz sind, haben wir einen ethischen Imperativ: Es ist unsere Aufgabe, uns um Mutter Erde zu kümmern und für alle Bedingungen zu sorgen, die es ihr ermöglichen, am Leben zu bleiben und Leben zu schenken.

Wir stehen jetzt vor der vielleicht größten Herausforderung unserer Existenz auf der Erde: Wir dürfen nicht zulassen, dass sie bis auf die Grundmauern niederbrennt, wie es in den christlichen Schriften heißt. Und wenn sie es tut, dann wegen unserer Verantwortungslosigkeit und Unachtsamkeit. Wir haben das Zeitalter des Anthropozäns eingeläutet. Mit anderen Worten: Wir, und nicht irgendein fliegender Meteor, bedrohen das Leben auf der Erde. Im Moment ist der Höhepunkt, vielleicht auch das Ende des Anthropozäns das Pyrozän, das Zeitalter des Feuers. Das Feuer hat die Erde erobert. Bis vor kurzem kontrollierten wir das Feuer. Jetzt kontrolliert das Feuer uns. Es kann den Planeten zum Kochen bringen und ihn unbewohnbar machen.

Daraus ergibt sich unsere Verantwortung, den Planeten zu schützen, damit er nicht dem Inferno des Feuers zum Opfer fällt, sondern seine Biokapazität gewährleistet, um uns mit allem zu versorgen, was wir zum Leben brauchen, und unsere Zivilisation zu erhalten, die sich radikal verändern muss. Ob wir eine Zukunft haben oder vom Feuer verbrannt werden, hängt von uns ab.

Leonardo Boff  Autor von: Cuidar da Terra-proteger a vida, Record 2010; Cuidar da Casa comum,Vozes 2023; Habitar a Terra, Vozes 2021

Übersetzung von Bettina Goldharnack

A nossa responsabilidade face à era do piroceno

Leonardo Boff

Com a irrupção do piroceno (a Terra sob fogo) se mostrando em todos os continentes com queimadas que nos assustam por sua dimensão,surge a pergunta: qual é a nossa responsabilidade face a esta emergência? Essa questão é válida porque grande parte dos incêndios, especialmente, no Brasil, teriam sido causados por seres humanos. Nossa responsabilidade, no entanto, é cuidar e guardar os ecossistemas e o planeta vivo, Gaia, a Mãe Terra. Mas comparecemos como  um anjo exterminador do Apocalipse.

Para superarmos nosso sentimento de desolação e de medo do fim da espécie que resulta da Terra fervendo, nos obrigamos a fazer uma séria reflexão  para  compreendermos  melhor nossa responsabilidade por tais eventos devastadores.

A Terra e a natureza não são um relógio que já aparece montado uma vez por todas. Elas derivam de um longuíssimo processo evolutivo e cósmico que já tem 13,7 bilhões de anos. O “relógio” foi sendo montado lentamente, os seres foram aparecendo a partir dos mais simples para os cada vez mais complexos.Todos os fatores que entram na constituição de cada ecossistema com seus seres e organismos possuem sua ancestralidade, sua latência e em seguida a sua emergência. Todos possuem sua história, irreversível, própria do tempo histórico. O princípio cosmogênico atua permanentemente.

Ilya Prigogine, prêmio Nobel de 1977, mostrou que os sistemas abertos  como a Terra, a natureza e o universo põem em xeque  o conceito clássico de tempo linear, postulado pela física clássica. O tempo não é mais mero parâmetro do movimento mas a medida dos desenvolvimentos internos de um mundo em processo permanente de mudança, de passagem do desequilíbrio para patamares  mais altos de equilíbrio (cf. Entre o tempo e a eternidade, Companhia das Letras, S. Paulo 1992, 147ss). É a cosmogênese.

A natureza se apresenta como um processo de auto-transcendência; ao evoluir, ela se auto-supera criando novas ordens. Opera nela o princípio cosmogênico (a energia criadora) sempre em ação mediante o qual os seres vão surgindo e na medida de sua complexidade vão também ultrapassando a inexorabilidade da entropia, própria dos sistemas fechados. Esta auto-transcendência dos seres em evolução pode apontar para aquilo que as religiões e as tradições espirituais sempre chamaram de Deus, a transcendência absoluta ou aquele futuro que não é  mais a “morte térmica”; ao contrário, é a culminância  suprema  de ordem, de harmonia e de vida (cf.Peacoke, A. R., Criation in the World of Science, Oxford Univ.  Press, Oxford l979; Pannenberg, W., Toward a Theology of Nature. Essays on Science and Faith, John Knox Press, 1993 29-49).

Esta constatação mostra quão irreal é a separação rígida entre natureza e história, entre mundo e ser humano, separação  que  legitimou e consolidou tantos outros dualismos.Todos estão dentro de um único e imenso movimento: a cosmogênsese.  Como  todos os seres, o ser humano, com sua racionalidade, capacidade de comunicação e de  amor resulta também ele desse processo cósmico.

As energias e todos os elementos que maduraram no interior das grandes estrelas vermelhas, há bilhões de anos, entram em sua constituição. Possuem a mesma ancestralidade que o universo. Vigora uma solidariedade de origem e também de destino com todos os demais seres do universo.  Ele não pode ser visto fora do princípio cosmogênico, como um ser errático, enviado à Terra por alguma Divindade criadora. Se aceitarmos essa Divindade devemos dizer que todos são enviados por Ela não apenas o ser humano.

Esta inclusão do ser humano no conjunto dos seres e como  resultado de um processo cosmogênico impede a persistência do antropocentrismo (que concretamente é um androcentrismo, centrado no varão com exclusão da mulher).  Este revela uma visão estreita, desgarrada dos demais seres. Afirma que o único sentido da evolução e da existência dos demais  consistiria na produção do ser humano, homem e mulher. Lógico, o universo inteiro se fez cúmplice na gestação do ser humano. Mas não apenas dele, mas dos outros seres também. Todos estamos interconectados e dependemos  das estrelas. São elas que convertem o hidrogênio em hélio e da combinação  de ambos, provem o oxigênio, o carbono, o nitrogênio,o fósforo e o potássio sem os quais não haveria os aminoácidos nem as proteínas indispensáveis à vida. Sem a radiação estelar liberada  neste processo cósmico, milhões de estrelas resfriariam, o sol, possivelmente, nem existiria  e sem ele, não haveria vida nem nós estaríamos aqui escrevendo sobre estas coisas.

Sem a pre-existência  do conjunto dos fatores propícios à vida que foram se elaborando em bilhões de anos e, a partir da vida em geral e como sub-capítulo, a vida humana, jamais surgiria o indivíduo pessoal que somos cada um de nós. Pertencemo-nos mutuamente: os elementos primordiais do universo, as energias que estão ativas desde o big-bang, os demais fatores constituintes do cosmos e nós mesmos como espécie que irrompeu quando 99,98% da Terra estava pronta. A partir disso devemos pensar  cosmocentricamente e agir ecocentricamente.

Importa, pois, deixar para trás como ilusório e arrogante todo  antropocentrismo e androcentrismo. Não devemos, entretanto, confundir o antropecentrismo com  princípio andrópico (formulado em l974 por Brandon Carter, cf. Alonso, J. M., Introducción al principio antrópico, Encuentro Ediciones,Madrid l989).  Por ele se quer dizer o seguinte: somente podemos fazer as reflexões que estamos fazendo por que somos portadores de consciência, sensibilidade de inteligência. Não são as amebas, nem os sabiás ou os cavalos que possuem esta faculdade. Recebemos da evolução tais faculdades para exatamente falar disso tudo e  facultar à Terra,através de nós, contemplar seus irmãos, os planetas e as demais estrelas e nós podendo viver e celebrar nossa vida. Daí dizermos que somos Terra que sente, pensa e ama. Para isso que existimos no meio dos demais seres com os quais nos sentimos conectados. Essa singularidade nossa não nos leva a romper com eles, pois os inserimos no todo que vemos.

Por sermos seres de consciência, de sensibilidade e de inteligência surge um nós um imperativo ético: cabe a nós cuidar da Mãe Terra, zelar por todas as condições que lhe permitem continuar viva e dar vida.

Enfrentamos nesse momento talvez o maior desafio de nossa existência sobre a Terra: não permitir que ela se acaba sob o fogo, como aliás aventam as Escrituras cristãs. E se acabará é por nossa  irresponsabilidade e falta de cuidado. Inauguramos a era do antropoceno. Quer dizer, nós e não algum meteoro rasante, está ameaçando a vida na Terra. Nesse momento, o ponto culminante, talvez, final do antropoceno que é o piroceno, a era do fogo. O fogo tomou conta da Terra. Até há pouco controlávamos o fogo. Agora é o fogo que nos controla. Ele pode fazer ferver o planeta e torná-lo inabitável.

Daí se deriva nossa responsabilidade de salvaguardar o planeta para que não sucumba ao inferno do fogo mas garanta sua biocapacidade de nos entregar tudo o que precisamos para viver e sustentar nossa civilização que deverá mudar radicalmente. De nós depende se teremos futuro ou se seremos incinerados pelo fogo.

Leonardo Boff escreveu Cuidar da Terra-proteger a vida, Record 2010; Cuidar da Casa comum,Vozes 2023; Habitar a Terra, Vozes 2021.