Il caos della pandemia nasconde un nuovo ordine sulla Terra.Un testo di Leonardo Boff

Leonardo Boff (LaPresse)

Pubblichiamo, per gentile concessione, questo testo profondo, alla luce degli avvenimenti che stanno accadendo, del teologo brasiliano Leonardo BOFF. “La nostra missione è garantire la vita, la Madre Terra e noi stessi. Creare la Casa Comune dentro la quale tutti possano vivere in giustizia, pace e allegria. Questo modello dovrà uscire dalle viscere del caos attuale e fondare un nuovo inizio per l’umanità”. Un appello esigente quello di Boff. A questo riguardo ricordiamo che di Leonardo BOFF è stato appena pubblicato , dall’Editore Castelvecchi di Roma, il suo libro “Abitare la Terra. Quale via per la fraternità universale?”. Il saggio è una intensa riflessione, alla luce della Enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco e dell’ ecologia integrale ,su una possibile via per realizzare la fraternità universale. Il libro ha ricevuto, nel giro di pochi giorni, diverse recensioni molto qualificate di importanti testate italiane.

Raramente nella lunga storia della vita, si è verificata una situazione di caos planetario come nei giorni attuali. Eravamo abituati a un sistema regolare e ordinato, nonostante negli ultimi decenni avessimo sperimentato irregolarità con una frequenza crescente, come tsunami, tifoni, terremoti ed eventi estremi di caldo torrido e freddo polare. Tali fenomeni hanno portato gli scienziati a pensare e tentare di comprendere come all’interno dell’ordine dato potevano verificarsi situazioni caotiche.

Da qui nacque una scienza, quella del caos, tanto importante come le altre, al punto che alcuni arrivarono a dire che il secolo XX sarà ricordato per la teoria della relatività di Einstein, per la meccanica quantistica di Heisenberg/Bohr e per la teoria del caos di Lorenz/Prigogine.

L’essenza della teoria del caos risiede nel fatto che un cambiamento molto piccolo nelle condizioni iniziali di una situazione porta a effetti imprevedibili. È il famoso esempio dell’«effetto farfalla». Piccoli cambiamenti iniziali, casuali, come il battere di ali di una farfalla in Brasile, possono provocare cambiamenti atmosferici fino a culminare in una tempesta a New York. Il presupposto teorico è che tutte le cose sono interconnesse e vanno assumendo nuovi elementi, creando complessità nel corso della propria esistenza (in questo caso: calore, umidità, venti, energie terrestri e cosmiche) in un modo che la situazione finale è totalmente diversa da quella iniziale.

Il caos sta da tutte le parti, nell’universo, nella società e in ciascuna persona. Significa che l’ordine delle cose non è lineare e statico. È dinamico e sempre alla ricerca di un equilibrio che lo fa andare avanti.

L’universo si è originato da un immenso caos iniziale (big bang). L’evoluzione è stata ed è la modalità per mettere ordine in questo caos millenario. Ma qui nasce una novità: il caos non è solo caotico, contiene dentro di se – in gestazione – un nuovo ordine. Logicamente possiede il suo momento distruttivo, caotico, senza il quale il nuovo ordine non potrebbe irrompere. Il caos è generativo di questo nuovo ordine.

Chi analizzò nel dettaglio questo fenomeno fu il grande scienziato russo/belga Ilya Prigogine (1917-2003), premio Nobel per la Chimica nel 1977. Studiò particolarmente le condizioni che permettono l’emergenza della vita. Secondo questo grande scienziato, sempre che esista un sistema aperto (pertanto, in permanente dialogo e scambio con l’esterno) e sempre che ci sia una situazione di caos (pertanto, fuori dall’ordine e lontano dall’equilibrio) in cui prevale una non linearità, è la connettività tra le parti che genera un nuovo ordine, che sarebbe la vita.  (cf. Order out of Chaos,1984).

Questo processo conosce biforcazioni e fluttuazioni. L’ordine, pertanto, mai è dato a priori. Dipende da vari fattori che lo portano in una direzione o in altra, da ciò un’immensa biodiversità.

Abbiamo fatto tutta questa riflessione sommaria per aiutarci a capire meglio l’attuale caos pandemico. Innegabilmente viviamo in una situazione di completo caos, un caos distruttivo di milioni di vite umane. Nessuno può dire quando termina né in che direzione andiamo. Il virus si manifesta con molteplici varianti, avendo successo sulle nostre cellule. È innegabilmente caotico e sta terrorizzando l’intera umanità. Ci pone questioni fondamentali: cosa abbiamo fatto con la natura per essere castigati con un virus cosi letale? Dove abbiamo sbagliato? Che cambiamenti dobbiamo intraprendere in relazione con la natura per impedire che ci invii una gamma di altri virus?

Sappiamo che nascosto al suo interno esiste un ordine migliore e più alto. La cosa peggiore che potrebbe accaderci sarebbe la continuità o il ritorno al passato che ha creato il caos. Dobbiamo usare la nostra fantasia creatrice e, soprattutto, forgiare – dall’esperienza storica – un ordine più amico della vita, affettuoso, fraterno e giusto. Sarebbe il caos generativo.

Dobbiamo capire il contesto da cui è venuto il coronavirus. È un’espressione dell’antropocene, cioè della sistematica aggressione, da parte dell’essere umano, della natura, di Gaia, della Madre Terra. È la conseguenza di aver trattato il pianeta come una riserva inerte di risorse a nostra disposizione e non come una realtà viva che merita attenzione e rispetto.

A partire dalla rivoluzione industriale l’abbiamo sfruttata al punto che non riesce più ad auto-rigenerarsi e offrirci tutti i beni e servizi vitali. Dobbiamo inaugurare una relazione di sinergia e sostenibilità per e con la natura, sentendoci parte di Lei, responsabili per la sua continuità e non i suoi padroni e signori. Se non operiamo questa conversione ecologica potremmo conoscere catastrofi inimmaginabili.

Nel caso brasiliano, la prima cosa che dobbiamo fare è preservare l’immensa ricchezza ecologica ereditata dalla natura, in termini di foresta pluviale, abbondanza di acqua, di suoli fertili e di vastissima biodiversità.

Di seguito dobbiamo superare la marginalizzazione, l’odio vigliacco che rivolgiamo ai poveri. Il disprezzo e le umiliazioni commesse crudelmente contro le persone schiavizzate si sono trasferite nei confronti dei poveri. Tale disumanità ha lasciato cicatrici profonde nella popolazione.

Infine dobbiamo liquidare l’eredità perversa del “latifondismo in epoca coloniale” trasferito nella rendita e nel potere di pochi miliardari che controllano gran parte della finanza. Fanno fortune con la pandemia, senza alcuna empatia con i familiari che hanno perso i loro cari (in Brasile i morti per Covid superano il mezzo milione). Loro sono i sostenitori dell’attuale Governo necrofilo, il cui presidente è alleato del virus. Costituiscono il maggiore ostacolo per il superamento del caos installato a Brasilia.

Abbiamo bisogno di costruire un fronte ampio di forze progressiste e nemiche della neo-colonizzazione del paese per portare alla luce un nuovo ordine, sommerso nel caos attuale ma che vuole nascere. Dobbiamo fare questo parto anche se doloroso. In caso contrario continueremo a essere ostaggi e vittime di coloro che sempre hanno pensato “corporativamente” solo per sé, voltando le spalle al popolo e devastando la natura con il loro agro-business. Finendo per rafforzare l’impatto tra noi del coronavirus.

Dobbiamo ispirarci nell’universo, nato dal caos primordiale, ma che evolvendo ha creato nuovi ordini sempre più complessi, fino a generare la specie umana. La nostra missione è garantire la vita, la Madre Terra e noi stessi. Creare la Casa Comune dentro la quale tutti possano vivere in giustizia, pace e allegria. Questo modello dovrà uscire dalle viscere del caos attuale e fondare un nuovo inizio per l’umanità.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti

Fonte;Rai News-Confini– Pierluigi Miele

El caos de la pandemia esconde un nuevo orden en la Tierra

Leonardo Boff*

Raramente en la ya larga historia de la vida ha ocurrido una situación de caos planetario como en los días actuales. Estábamos acostumbrados a regularidades y a órdenes sistémicas aunque en los últimos decenios hemos experimentado también con creciente frecuencia irregularidades como tsunamis, huracanes, terremotos y eventos extremos de calor y de frío. Tales fenómenos han llevado a los científicos a pensar e intentar comprender cómo dentro del orden dado podían ocurrir situaciones caóticas.

De ahí surgió toda una ciencia, la del caos, tan importante como las otras, hasta el punto de que algunos han llegado a decir que el siglo XX será recordado por la teoría de la relatividad de Einstein, por la mecánica cuántica de Heisenberg/Bohr y por la teoría del caos de Lorenz/Prigogine.

La esencia de la teoría del caos reside en que un cambio muy pequeño en las condiciones iniciales de una situación lleva a efectos imprevisibles. Se pone de ejemplo el “efecto mariposa”. Pequeñas modificaciones iniciales, aleatorias, como el aleteo de las alas de una mariposa en Brasil pueden provocar modificaciones atmosféricas hasta culminar en una tempestad en Nueva York. El presupuesto teórico es que todas las cosas están interligadas y van asumiendo elementos nuevos, creando complejidades en el curso de su existencia (en este caso, calor, humedad, vientos, energías terrestres y cósmicas) de forma que la situación final es totalmente diferente de la inicial.

El caos está en todas partes, en el universo, en la sociedad y en cada persona. Es decir, los órdenes no son lineales y estáticos. Son dinámicos, buscando siempre un equilibrio que los mantiene actuantes. 

El universo se originó de un tremendo caos inicial (big bang). La evolución se hizo y se hace a lo largo de muchos milenios para poner orden en este caos. 

Mas aquí surge una novedad: el caos nunca es sólo caótico, él guarda dentro de sí, en gestación, un nuevo orden. Lógicamente él tiene su momento destructivo, caótico, sin el cual el orden nuevo no podría irrumpir. El caos es generativo de este nuevo orden.

Quien analizó con detalle este fenómeno fue el gran científico ruso/belga Ilya Prigogine (1917-2003), premio Nobel de Química en 1977. Estudió particularmente las condiciones que permiten la aparición de la vida. Según este gran científico, siempre que exista un sistema abierto y siempre que haya una situación de caos (por tanto fuera del orden y lejos del equilibrio) y exista una no-linealidad, la conectividad entre las partes genera un nuevo orden, que sería la vida (cf. Order out of Chaos,1984).

Ese proceso conoce bifurcaciones y fluctuaciones. Por eso el orden nunca es dado a priori. Depende de varios factores que llevan en una u otra dirección, de aquí la inmensa biodiversidad.

Hacemos toda esta reflexión sumarísima para que nos ayude a entender mejor el actual caos pandémico. Vivimos innegablemente en una situación de caos completo, caos destructivo de millones de vidas humanas. Nadie puede decir cuándo terminará ni hacia dónde vamos. Él conoce múltiples variantes, es su triunfo sobre nuestras células. Es innegablemente caótico y está aterrorizando a toda la humanidad.

Nos plantea cuestiones fundamentales: ¿qué hemos hecho con la naturaleza para que ella nos castigue con un virus tan letal? ¿Dónde nos equivocamos? ¿Qué cambios debemos hacer en relación a la naturaleza para impedir que ella nos envíe una verdadera gama de otros virus?

Sabemos que hay oculto dentro de él un orden más alto y mejor. Lo peor que podría sucedernos es la continuidad o volver al pasado que originó el caos. Tenemos que usar nuestra fantasía creadora y sobre todo forjar, a través de una práctica histórica, un orden más amigo de la vida, tierno, fraterno y justo. 

Sería el caos generativo. Tenemos que entender el contexto de donde vino el coronavirus. Él es una expresión del antropoceno, es decir, de la sistemática agresión del ser humano a la naturaleza y a Gaia, la Madre Tierra. Es la consecuencia de haber tratado a la Tierra como una mera reserva inerte de recursos a nuestra disposición y no como un superorganismo vivo que merece cuidado y respeto.

A partir de la revolución industrial la hemos explotado tanto que ella no consigue ya regenerarse y ofrecernos todos los bienes y servicios vitales. Tenemos que inaugurar una relación de sinergia y sostenibilidad para con la naturaleza, sintiéndonos parte de ella, responsables de su perpetuidad, y no sus dueños y señores. Si no realizamos esta conversión ecológica podremos conocer catástrofes inimaginables.

En el caso brasilero, lo primero que tenemos que hacer es preservar la inmensa riqueza ecológica que heredamos de la naturaleza, en términos de selvas húmedas, abundancia de agua, suelos fértiles y de una inmensa biodiversidad.

Después tenemos que superar la marginalización, el odio cobarde que tributamos a los pobres. El desprecio y las humillaciones hechas cruelmente contra las personas esclavizadas ha pasado a estos empobrecidos. Tal inhumanidad ha dejado marcas profundas en la población. 

No en último lugar tenemos que liquidar el perverso legado de la Casa Grande traducido por el rentismo y por unos cuantos millonarios que controlan gran parte de nuestras finanzas. Hacen fortunas con la pandemia, sin empatía con los familiares que han perdido a más de medio millón de seres queridos. Ellos son el sustentáculo del actual gobierno necrófilo, cuyo presidente se ha hecho aliado del virus. 

Estos puntos son el mayor obstáculo para la superación del caos instalado en Brasil.

Tenemos que formar un frente amplio de fuerzas progresistas y enemigas de la neocolonización del país para desentrañar el nuevo orden, oculto en el caos actual, pero que quiere nacer. Tenemos que consumar ese parto aunque sea doloroso. De lo contrario, continuaremos rehenes y víctimas de aquellos que siempre pensaron corporativamente sólo en sí mismos, de espaldas al pueblo, que devastaron la naturaleza con su agronegocio y refuerzan la irrupción del coronavirus entre nosotros.

Debemos inspirarnos en el universo, nacido del caos primordial, pero que, al evolucionar, fue creando órdenes nuevos y más complejos cada vez hasta generar la especie humana. Nuestra misión es garantizar la vida, la Madre Tierra y a nosotros mismos, crear la Casa Común dentro de la cual todos podamos vivir en justicia, paz y alegría. Este modelo deberá salir de las entrañas del actual caos y establecer las bases de un nuevo comienzo para la humanidad.

Leonardo Boff és ecoteólog y escribió Como habitar la Tierra: vias para la fraternidad universal a salir por Trotta 2121.

Traducción de Mª José Gavito Milano

l sogno di Leonardo e Francesco: “Abitare la terra”

Este pequeno texto publicado na Italia está sendo recebido com muitos comentarios, pois, se trata do Grande Sonho do Papa Francisco de uma fraternidade universal e de um amor social.Aparecerá em breve também em portugues e em espanhol. LBoff

Francesco Lauria

6 Agosto 2021

La visione del mondo come fraternità universale è al centro del piccolo libro, curato e introdotto da Pier Luigi Mele, che raccoglie tre scritti di Leonardo Boff. Ne emerge la profonda affinità tra il teologo brasiliano, già frate francescano, e papa Bergoglio che all’esempio di Francesco d’Assisi ha deciso di dedicare il suo pontificato, a cominciare dal nome prescelto per guidare in questi anni la chiesa. Fraternità universale che è cammino di liberazione

 Pierluigi Mele, apprezzato giornalista di Rai News 24, ha recentemente curato un utile libretto che raccoglie tre preziosi interventi del teologo brasiliano Leonardo Boff, noto come uno dei padri della teologia della liberazione, ma anche uno degli autori più apprezzati da Papa Francesco.

Il volume, edito da Castelvecchi, si intitola: Abitare la terra. Quale via per la fraternità universale?

Il testo si apre, dopo l’affettuosa dedica dell’ex frate francescano al curatore, con un’introduzione di Pier Luigi Mele che mette subito in relazione le due figure di Boff e di papa Bergoglio, definiti “due fratelli universali”.

Mele parte da un evento che rimarrà per sempre nella storia e nella memoria collettiva: papa Francesco che, il 27 marzo 2020, sotto una pioggia scrosciante, prega da solo in una Piazza San Pietro deserta, durante l’esplodere della prima ondata della pandemia Covid-19. Una solitudine potentissima, ponte verso una moltitudine smarrita e impaurita e, allo stesso tempo, come scrive il giornalista di RaiNews, “assetata di vicinanza e di fiducia”. Il Papa che – ha scritto un vaticanista – “conosce l’odore della vita” non si limita a un “grido di preghiera”, ma, in un momento difficilissimo della storia del mondo globalizzato, invita l’umanità a una profonda “conversione”, a un cambiamento radicale di mentalità.

Il libro, anche nei testi di Boff (tradotti dal sindacalista-pacifista Gianni Alioti), non rinuncia a un dialogo serrato tra paura e speranza, quest’ultima intesa come fattore energetico, mobilitante; come entusiasmo fattivo, scriverebbe il filosofo tedesco Ernst Bloch, nell’attesa fervente dell’adempimento.

Il legame tra Francesco e Leonardo Boff, afferma Pierluigi Mele, sta proprio nel loro collocarsi nella corrente del dinamismo della storia umana, nella “corrente calda” della profezia che pone il pensiero vissuto come ideale storico concreto, inevitabilmente connesso ad una lotta di liberazione.

Ma di quale liberazione stiamo parlando?

L’orizzonte di papa Francesco e di Leonardo Boff è quello di una scelta tra una cosmologia della dominazione, della conquista, del potere, e una cosmologia della cura e della relazione. Sta qui il passaggio fondamentale tra l’enciclica Laudato si’ e l’enciclica Fratelli tutti, firmata ad Assisi e trasmessa all’umanità proprio nel tempo della pandemia.

La visione del mondo come fraternità universale, l’ecologia integrale di cui si nutre è non solo il sogno di Francesco di Buenos Aires e di Leonardo di Concordia, è un cammino sulla scia di Francesco d’Assisi. Neoliberismo e capitalismo sono, infatti, il contrario della cosmologia della cura, così come l’emergenza Coronavirus appare come un contrattacco e un avvertimento della Terra di fronte allo sfruttamento vorace delle risorse finite del Pianeta.

Il messaggio del libro non si ferma, però, alla denuncia dello stato delle cose. L’opportunità che si apre oggi – ci dicono Papa Francesco e Boff – non può essere sprecata perché, come ha scritto il sociologo polacco Zygmunt Bauman, è finito il “secolo degli spettatori”.

Si tratta quindi di agire e di fare presto, senza farsi ingannare dal maquillage, dal grande trucco del Green Wash di un capitalismo truccato, fintamente “verde”.

Se la globalizzazione, come scrive Francesco nell’enciclica Fratelli tutti, “ci ha resi più vicini, ma non più fratelli”, la risposta, la speranza, si sviluppa attraverso il ruolo liberatorio e coscientizzante della fraternità nella sua realizzazione pubblica. Una fraternità evangelica, capace di diventare, scrive ancora Mele nell’introduzione, “amore politico” e per la quale anche  il dialogo interreligioso può fare molto.

Senza costruire alibi per gli Stati e i potenti della Terra, l’attenzione di Boff e di papa Francesco non può non rivolgersi soprattutto alle comunità locali (ecclesiali e non), ad un protagonismo dal basso che è condizione necessaria proprio per andare oltre “il secolo degli spettatori”. Un protagonismo che si nutre, certamente, di una profonda, inclusiva spiritualità e di esempi che ci parlano attraverso il linguaggio della profezia, ma anche dell’impegno concreto.

È così che Francesco e Leonardo, sulla scia del santo universale di Assisi, incontrano nelle pagine curate da Mele, tra gli altri, Charles de Foucauld, il grande islamista francese Luis Massignon, il “sindaco santo” Giorgio La Pira, la dimensione planetaria di padre Ernesto Balducci, un testo fondamentale anche se in parte ingiustamente dimenticato come la “Carta della Terra” (anno 2000), il naturalista francese Theodore Monod, il poeta brasiliano Vinicius De Morales, Gandhi, lo psicologo Carl Gustav Jung, Marthin Luther King, Desmond Tutu, l’imam Al Azhar Al Tayyeb, e, infine, uno dei più grandi conoscitori di Francesco d’Assisi: Eloi Le Clerc, sopravvissuto all’inferno dei campi di sterminio nazisti di Buchenwald e Dachau.

In mezzo all’agonia il testo ci ricorda, citando il Cantico delle Creature, ma anche la tentazione di San Francesco tra carisma e potere, che una presenza diversa nel mondo, una fraternità umana sono possibili.

“Abitare la terra” è, lo scopriranno meglio i lettori, un libro sui sogni. Sogni che non rappresentano esercizi ascetici o “notturni”, ma che vengono immaginati e perseguiti nella consapevolezza di essere accanto e non sopra a tutti gli esseri della natura, formando, insieme, come ci ha ribadito anche la pandemia, una comunità di destino.

Un sogno-scommessa, insomma, quello di papa Francesco e Leonardo Bof,f che solo se verrà percorso sino in fondo, e insieme, potrà salvarci da una minaccia terribile.

Un sogno che ci rinfranca, proprio come il salmo che Boff pone alla fine del volume e che dovremmo recitare insieme, forse ogni giorno: “Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me”.

 Francesco Lauria

Roma, 2021 (a cura di Pierluigi Mele)

Fonte: Costituzione Concilio Cittadinanza