Ci resta solo la speranza: un albero che si piega ma non si spezza

Leonardo Boff*

Nell’anno 2023 si sono verificati fatti in Brasile che ci perseguitano e ci costringono a pensare: c’è stato un fallito tentativo di colpo di stato, due spaventosi eventi estremi: grandi inondazioni nel Sud e devastanti siccità nel Nord, seguiti da immensi incendi. Tutto indica che questa situazione si ripeterà con frequenza.

A livello internazionale, il prolungarsi della guerra russo-ucraina, l’attacco terroristico della fazione militare di Hamas nella Striscia di Gaza, che ha provocato una reazione molto violenta da parte del governo di estrema destra israeliano e dei suoi alleati su tutta la popolazione palestinese, con una tendenza al genocidio. E il più grave, con il sostegno illimitato del presidente cattolico Joe Biden.

Forse un fatto che non può essere affatto ignorato è l’Earth Overshoot, annunciato dall’ONU [per il 2024] a fine agosto. In altre parole, tutti quei beni e servizi naturali che la Terra offre per la continuità della vita hanno raggiunto il loro limite. Abbiamo bisogno di più di una Terra e mezza per soddisfare i consumi umani, ma soprattutto nei paesi ricchi e consumisti. Essendo viva, la Terra reagisce a modo suo, inviandoci sempre più malattie virali, eventi più estremi e surriscaldandosi sempre di più. Quest’ultimo fatto ha conseguenze imprevedibili, poiché abbiamo superato il punto critico. L’anno 2023 è stato il più caldo dopo migliaia di anni. La scienza e la tecnica ci aiutano solo a prevenire e mitigare gli effetti dannosi, ma non possono più evitarli. Questo cambiamento climatico è responsabilità dei paesi industrialisti e consumisti e pochissimo a causa della grande maggioranza povera del mondo. Pertanto è un grave problema etico.

C’è anche il rischio di un conflitto nucleare, poiché gli Usa non rinunciano a essere l’unico polo a controllare tutti gli spazi del pianeta, non accettando la multipolarità. Se si verificasse questa guerra nucleare su vasta scala, sarebbe la fine della specie umana e di gran parte della biosfera. Alcuni analisti pensano che sarà inevitabile; accadrà, non sappiamo né quando né come, ma le condizioni sono già date.

Inoltre, è importante riconoscere che siamo al culmine della crisi del modo di abitare il pianeta (devastandolo) e di organizzare le società, in cui regnano ingiustizie disumane. Papa Francesco ci ha messo in guardia innumerevoli volte: dobbiamo cambiare altrimenti, essendo tutti sulla stessa barca, nessuno si salverà.

Questi scenari oscuri hanno portato molte persone dell’umanità all’impotenza e alla consapevolezza del fallimento della specie umana, in particolare con il completo declino del senso etico e umanistico che ci permette di assistere, a cielo aperto e davanti agli occhi di tutti, allo sterminio di un popolo nella Striscia di Gaza, principalmente, migliaia di bambini assassinati sotto i bombardamenti ininterrotti delle forze di guerra israeliane. Non sono pochi a chiedersi: meritiamo ancora di stare sulla faccia della Terra quando l’abbiamo sistematicamente decimata e violentiamo senza scrupoli i suoi figli e le sue figlie umane e gli organismi naturali che ci sostengono? O non è questo il presagio della nostra fine come specie? Vale la pena ricordare che stiamo entrati negli ultimi momenti del lungo processo di evoluzione, dotati di grande aggressività. Sarà che stiamo entrati per distruggere tragicamente il nostro mondo?

In questo contesto, le grandi utopie tacciono. La ragione moderna si è rivelata irrazionale nel costruire il principio di autodistruzione. Le stesse religioni, fonti naturali di significato, partecipano alla crisi del nostro paradigma di civiltà e, in molte di esse, prevale il fondamentalismo violento.

A cosa aggrapparsi? Lo spirito umano rifiuta l’assurdo e cerca sempre un significato che renda la vita piacevole. Ci resta un solo sostegno: la speranza. Essa è come un albero: si piega ma non si spezza. Come ci è stato mostrato antropologicamente, la speranza è più di una semplice virtù accanto alle altre. Essa rappresenta, indipendentemente dallo spazio e dal tempo storico, quel motore interiore che ci fa costantemente proiettare sogni di giorni migliori, utopie realizzabili, percorsi non ancora intrapresi che potrebbero significare una via d’uscita verso un altro tipo di mondo.

È attribuita a Sant’Agostino, il maggiore genio intellettuale e cristiano dell’Occidente, africano del V secolo dell’era cristiana, la seguente affermazione che alla fine potrebbe incoraggiarci: “Ogni essere umano è abitato da tre virtù: la fede, l’amore e la speranza. Il saggio dice: se perdiamo la fede, non moriamo. Se falliamo nell’amore, possiamo sempre trovarne un altro. Ciò che non possiamo perdere è la speranza. Perché l’alternativa alla speranza è il suicidio per l’assoluta mancanza di senso del vivere”.

Nonostante ciò, la speranza ha due belle sorelle: l’indignazione e il coraggio. Attraverso l’indignazione rifiutiamo tutto ciò che ci sembra male e perverso. Con il coraggio, esercitiamo tutta la nostra forza per trasformare ciò che è male in bene e ciò che è perverso in benefico.

Non abbiamo altra alternativa che innamorarci di queste due belle sorelle della speranza: indignarci e respingere con fermezza questo tipo di mondo che impone tanta sofferenza alla Madre Terra, a tutta l’umanità e alla natura. Se non possiamo superarlo, almeno resistiamo e smascheriamo la sua disumanità. E avere il coraggio di aprire cammini, soffrire per la nascita di qualcosa di nuovo e alternativo. E credere che la vita ha un senso e ad essa spetta di scrivere l’ultima pagina del nostro pellegrinaggio su questa Terra.

*Leonardo Boff ha scritto Terra madura uma teologia da vida, São Paulo, Editora Planeta, 2023; Cuidar da Terra- proteger a vida: como evitar o fim do mundo, Rio de Janeiro, Record 2010. (traduzione dal portoghe

 Só nos resta a esperança: uma árvore que se dobra mas não se quebra

Leonardo Boff*

No ano de 2023 ocorreram fatos que nos assombram e nos obrigam a pensar: houve no Brasil um tentativa frustrada de golpe de Estado, dois eventos extremos assustadores: grandes enchentes no Sul e devastadoras secas no Norte, seguidas de imensos incêndios.Tudo indica que esta situação vai se repetir com frequência.

No nível internacional a prolongação da guerra Rússia-Ucrânia,o atentado terrorista da facção militar do Hamas da Faixa de Gaza que provocou um revés violentíssimo por parte do governo de extrema-direita israelense e seus aliados sobre a inteira população da Faixa de Gaza, com viés de genocídio.E o mais grave com irrestrito apoio do presidente católico Joe Biden.

Talvez um fato que não pode de jeito nenhum ser desconsiderado é a Sobrecarga da Terra (The Earth Overshoot), anunciado pelo ONU em fins de agosto. Quer dizer, todos aqueles bens e serviços naturais que a Terra oferece para a continuidade da vida  chegaram ao seu limite.Precisamos de mais de uma Terra e meia para atender o consumo humano, mas especialmente dos países ricos e consumistas. Como é viva, a Terra reage a seu modo, enviando-nos  mais enfermidades viróticas, mais eventos extremos e aquecendo-se cada vez mais. Este último fato é de consequências imprevisíveis, pois ultrapassamos o ponto crítico. O ano de 2023 foi o mais quente depois de milhares de anos. A ciência e a técnica apenas nos ajudam a prevenir e minorar os efeitos danosos, mas não podem mais evitá-los.Essa mutação climática e da responsabilidade dos países industrialistas e consumistas e pouquíssimo das grandes maiorias pobres do mundo. Portanto, é um grave problema ético. Há ainda o risco de um conflito nuclear, pois, os USA não renunciam ser o único polo a controlar todos os espaços do planeta, não aceitando multipolaridade. Se essa guerra nuclear generalizada ocorrer, será o fim da espécie humana e de grande parte da biosfera. Alguns analistas acham que ela será inevitável; vai ocorrer não sabemos quando nem como,mas as condições já estão dadas.

Ademais importa reconhecer que estamos do auge da crise do modo de habitar o planeta (devastando-o) e de organizar as sociedades, nas quais reinam desumanas injustiças.Bem nos tem advertido inúmeras vezes, o Papa Francisco: temos que mudar, caso contrário,estando todos no mesmo barco, ninguém se salvará.

Estes cenários tenebrosos têm levado a muita gente na humanidade ao desamparo e à consciência do fracasso da espécie humana, particularmente com o ocaso completo do senso ético e humanístico que permite assistir, a céu aberto e na visão de todos, o extermínio de um povo na Faixa de Gaza, principalmente, milhares de crianças assassinada sob os ininterruptos bombardeios das forças de guerra israelense. Não são poucos que se perguntam: merecemos ainda estar sobre a face da Terra que a dizimamos sistematicamente e violentamos sem escrúpulos seus filhos e filhas humanos e organismos da natureza que nos sustentam? Ou isso não é o prenúncio de nosso fim como espécie? Cabe lembrar que entramos nos ultimíssimos momentos no longo processo de evolução,dotados de grande agressividade. Será que entramos para destruir tragicamente nosso mundo?

Neste contexto emudecem as grandes utopias. A razão moderna se mostrou irracional ao construir o princípio de autodescrição. As próprias religiões, fontes naturais de sentido, participam da crise de nosso paradigma civilizacional e, em muitas delas, vige o fundamentalismo violento.

Em que se agarrar.? O espírito humano recusa o absurdo e sempre busca um sentido que torne a vida apetecida. Resta-nos um único sustentáculo: a esperança.Ela é como uma árvore: ela se verga mas não se quebra. Como nos foi mostrado antropologicamente, a esperança é mais que uma virtude ao lado das outras. Ela representa, independentemente do espaço e do tempo histórico, aquele motor interior que sem cessar nos faz projetar sonhos de dias melhores, utopias viáveis, caminhos ainda não andados que podem significar uma saída para um outro tipo de mundo.

É atribuída a Santo Agostinho, o maior gênio intelectual e cristão do Ocidente, africano do século V da era cristã, a seguinte afirmação que nos poderá, eventualmente, alentar:

Todo ser humano é habitado por três virtudes: a fé, o amor e a esperança. Diz o sábio: se perdemos a fé nem por isso morremos. Se fracassamos no amor, sempre podemos arranjar outro. O que não podemos é perder a esperança. Pois a alternativa à esperança é o suicídio por absoluta falta de sentido de viver.

Entretanto, a esperança possui duas formosas irmãs: a indignação e a coragem. Pela indignação rejeitamos tudo o que nos parece mau e perverso. Pela coragem, empenhamos todas as nossas forças para mudar  o que é ruim em bom e o que é perverso em benéfico.

Não temos outra alternativa senão nos enamorarmos destas duas formosas irmãs da esperança:  indignarmo-nos  e rejeitar firmemente esse tipo de mundo que impõe tantos sofrimentos à Mãe Terra a todos da humanidade e da natureza Se não podemos superá-lo pelo menos resistir a ele desmascarar sua desumanidade. E ter a coragem de abrir caminhos, sofrer pelo parto de algo novo e alternativo.E crer que a vida tem sentido e a ela cabe escrever a última página de nossa peregrinação por esta Terra.

*Leonardo Boff escreveu Terra madura uma teologia da vida, São Paulo, Editora Planeta, 2023;Cuidar da Terra- proteger a vida: como evitar o fim do mundo, Rio de Janeiro, Record 2010.

La fine di tutte le cose: un bilancio del Tutto

Leonardo Boff

Quando arriva la fine dell’anno è consuetudine fare un bilancio sull’anno, nelle sue luci e nelle sue ombre. Questa volta rinunciamo a questo compito e ci domandiamo qualcosa di veramente radicale: come sarà la fine di tutte le cose?

Sappiamo, più o meno, quando ebbe inizio l’universo, 13,7 miliardi di anni fa. Possiamo sapere quando finirà, se per caso finirà? La risposta dipende dall’opzione di fondo che assumiamo. Due tendenze sono oggi predominanti nelle scienze dell’universo e della Terra: la visione quantitativa e lineare e la visione qualitativa e complessa.

La prima attribuisce centralità alla materia visibile (5%) e oscura (95%), agli atomi, ai geni, ai tempi, agli spazi e al tasso di usura dell’energia (entropia). Comprende l’universo come la somma globale degli esseri realmente esistenti.

La seconda, la qualitativa, considera le relazioni tra gli elementi, la forma in cui si strutturano gli atomi, i geni e l’energie. Non basta dire: questo apparecchio di televisione è composto da questi e quest’altri elementi. Ciò che lo rende un televisore è la sua organizzazione, collegata a una fonte di energia e di cattura delle immagini. In questa visione, l’universo è formato dall’insieme di tutte le relazioni.

Ognuna di queste opzioni si basa su qualcosa di reale e non immaginario e proietta la propria comprensione sul futuro dell’universo.

La visione quantitativa dice: siamo in un universo come un sistema chiuso, seppure in continua espansione ed equilibrato dalle quattro forze fondamentali: la gravità, la elettromagnetica, la nucleare debole e forte. Non sappiamo se l’universo si espande sempre di più fino a diluirsi completamente, oppure se raggiunge un punto critico e, a quel momento, comincia a ritrarsi su se stesso fino al punto iniziale, estremamente denso di energia e di particelle concentrate. Al big bang iniziale (grande esplosione) si contrapporrebbe il big crush terminale (grande schiacciamento).

Nulla impedisce, tuttavia, che il nostro universo attuale sia l’espansione di un altro universo precedente che si era ritratto. Sarebbe come un pendolo, che oscilla indefinitamente tra espansione e contrazione.

Altri avanzano l’ipotesi che l’universo non conosca né espansione totale né contrazione completa. Batterebbe come un cuore incommensurabile. Attraverserebbe dei cicli: quando la materia raggiungesse un certo grado di densità, si espanderebbe, quando, al contrario, raggiungesse un certo grado di raffinatezza, si contrarrebbe in un movimento perpetuo di avanti e indietro senza fine.

In ogni caso, secondo questa comprensione, basata sulla quantità, l’universo ha una fine inevitabile a causa della legge universale dell’entropia. Secondo questa legge le cose si consumano in modo inarrestabile: le nostre case si deteriorano, i nostri vestiti si logorano, spendiamo il nostro capitale energetico fino a esaurirlo tutto e allora moriremmo. Le galassie si sfaldano in immense nebulose, il nostro Sole, in 5 miliardi anni avrà bruciato tutto l’idrogeno, poi, per altri 4 miliardi di anni, tutto l’elio. In questo sinistro evento, avrà bruciato tutti i pianeti attorno a sé, inclusa la Terra. E la sua fine sarà una “nana bianca”[1].

In altre parole, tutti, l’universo, la Terra e ciascuno di noi, camminiamo incessantemente verso la morte termica, uno scenario di oscurità, in uno spazio praticamente vuoto, permeato da alcuni fotoni e neutrini perduti. Un collasso totale di tutta la materia e di tutta l’energia. Una fine infausta per tutte le cose.

Ma sarà questa l’ultima parola, terrificante e senza alcuna speranza? Non esisterà un’altra possibile lettura dell’evoluzione dell’universo che venga incontro al nostro desiderio di vivere e che tutto permanga in essere?

Sì, esiste questa lettura, basata non sulle quantità, ma sulle qualità dell’universo, messa in luce dai progressi delle varie scienze contemporanee. Essa ha propiziato tre mutazioni che hanno modificato la nostra visione della realtà e del suo futuro.

La prima è stata la teoria della relatività di Einstein, coniugata con la meccanica quantistica di Heisenberg e Bohr. Esse ci fanno capire che materia ed energia sono equivalenti. In fondo, tutto sarebbe energia sempre strutturata in campi, essendo la materia stessa una forma condensata di energia. L’universo è un gioco incessante di energie, in eruzione dall’Energia di Fondo (il vuoto quantico o l’Abisso che dà origine a tutto ciò che esiste), e in permanente interazione tra loro, dando origine a tutti gli esseri.

La seconda, derivata dalla prima, è stata la scoperta del carattere probabilistico di tutti i fenomeni. Ciascun essere rappresenta la concretizzazione di una probabilità. Ma anche se è così, lui continua a contenere dentro di sé innumerevoli altre probabilità che potrebbero venire a galla. E quando vengono a galla, lo fanno all’interno della seguente dinamica: ordine-disordine-nuovo ordine. Pertanto, la vita sarebbe emersa in un momento di elevata complessità della materia, lontana dall’equilibrio (in una situazione di caos) e che si è auto-ordinata, inaugurando un nuovo ordine che acquisiva sostenibilità e capacità di auto-riproduzione.

La terza, l’ecologia integrale, coglie e articola i livelli più distinti della realtà vedendoli come emergenze dell’unico e immenso processo cosmogenico, alla base di tutti gli esseri nell’universo. Esso ha carattere sistemico, pan-relazionale ed è aperto a forme sempre più complesse, ordinate, capaci di realizzare significati sempre più alti e consapevoli. Questa sarebbe la freccia del tempo e lo scopo dell’universo: non semplicemente dare la vittoria al più forte (adattabile di Darwin), ma anche realizzare virtualità per i più deboli (Swimme).

Queste tre correnti ci offrono un’altra visione del futuro della vita e dell’universo. Ilya Prigone ha mostrato l’esistenza di strutture dissipative, che dissipano l’entropia, in parole più semplici, che trasformano i rifiuti in una nuova fonte di energia e di un ordine diverso. In questa comprensione, l’universo è ancora nella genesi, poiché non ha finito di nascere. Esso è aperto, auto-organizzante, creativo, si espande creando lo spazio e il tempo. La freccia del tempo è irreversibile ed è caricata di proposito. Dove andremo? Noi non sappiamo. Si immagina che esista un Grande Attrattore che ci sta attraendo nella sua direzione.

Se nel sistema che privilegia la quantità e nel sistema chiuso prevaleva l’entropia, qui nel sistema aperto che enfatizza la qualità opera la sintropia, cioè la capacità di trasformare il disordine in un nuovo ordine, i rifiuti in una nuova fonte di energia e di vita. Cosi, ad esempio, quasi tutto ciò che esiste sulla Terra ci arriva dai rifiuti del sole (i raggi che emette).

Questa visione è più coerente con la propria dinamica interna dell’universo. Esso avanza creando il futuro. La vita cerca in tutti i modi di perpetuarsi. I nostri desideri più permanenti sono di vivere più a lungo e meglio. La morte stessa sarebbe un’invenzione intelligente della vita stessa per liberarsi dai limiti spazio-temporali e poter proseguire nel gioco delle relazioni del tutto con tutto, aprendosi a un Futuro assoluto.

Ecco perché la vita attraversa il tempo verso l’eternità per continuare la sua traiettoria di futuro ed espansione. In una visione teologica, alla Teilhard de Chardin, è allora che imploderemo ed esploderemo nella Realtà Suprema (Punto Omega) che ha creato ogni cosa. Tutti gli esseri conosceranno la propria fine, non come termine, ma come meta raggiunta. Qual è la fine di tutti gli esseri? Raggiungere il proprio fine, la propria piena realizzazione e cadere così tra le braccia di Dio-Padre-e-Madre e vivere una vita che non conosce più entropia, solo futuro sempre aperto e senza fine.

E allora sarà il puro Essere nel ridente splendore della sua gloria.

Leonardo Boff ha scritto De onde veio? O universo, a vida, o espírito e Deus, Animus/Anima, Petrópolis 2022; con il cosmologo Mark Hathaway, O Tao da Libertação, uma ecologia da transformação, Orbis Books, NY, Vozes. Petrópolis 2010 in italiano Campo dei Fiori.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)


[1] In astronomia è il prodotto finale dell’evoluzione della vita di una stella.

Das Ende aller Dinge:eine Bilanz des Ganzen

Wenn sich das Jahr dem Ende zuneigt, ziehen wir gewöhnlich Bilanz über den Verlauf des Jahres mit seinen Licht- und Schattenseiten. Diesmal verzichten wir auf diese Aufgabe und fragen uns etwas wirklich Radikales: Wie wird das Ende aller Dinge aussehen?

Wir wissen, wann das Universum begann, vor etwa 13,7 Milliarden Jahren. Können wir wissen, wann es enden wird, wenn überhaupt? Die Antwort hängt von der Wahl des Hintergrunds ab, die wir treffen. In den Wissenschaften über das Universum und die Erde gibt es heute zwei vorherrschende Tendenzen: die quantitative und lineare Sichtweise sowie die qualitative und komplexe Sichtweise.

Die erste Sichtweise stellt die sichtbare Materie (5 %) und die dunkle Materie (95 %), die Atome, die Gene, die Zeit, den Raum und die Geschwindigkeit des Energieverbrauchs in den Mittelpunkt. Sie begreift das Universum als die Summe der real existierenden Wesen.

Die zweite, qualitative, betrachtet die Beziehungen zwischen den Elementen, die Art und Weise, wie Atome, Gene und Energien strukturiert sind. Es reicht nicht aus, zu sagen: Dieser Fernseher besteht aus solchen und solchen Elementen. Was ein Fernsehgerät ausmacht, ist die Organisation dieser Elemente, die mit einer Energiequelle und einer Bildaufnahme verbunden sind. In diesem Verständnis besteht das Universum aus allen Beziehungen.

Jede dieser Optionen geht von etwas Realem und nicht von etwas Imaginärem aus und entwirft ihre Vision von der Zukunft des Universums.

Die quantitative Sichtweise besagt, dass wir uns in einem Universum befinden, das ein geschlossenes System ist, das sich jedoch ständig ausdehnt und durch die vier fundamentalen Kräfte – Gravitationskraft, elektromagnetische Kraft, schwache Kernkraft und starke Kernkraft – ausgeglichen wird. Wir wissen nicht, ob sich das Universum immer weiter ausdehnt, bis es sich völlig auflöst, oder ob es einen kritischen Punkt erreicht und beginnt, sich wieder auf seinen Ausgangspunkt zusammenzuziehen, der sehr dicht an Energie und konzentrierten Teilchen ist. Dem anfänglichen Big Bang (der großen Explosion) würde der abschließende Big Crunch (der große Zusammenbruch) gegenüberstehen.

Es spricht jedoch nichts dagegen, dass unser heutiges Universum die Expansion eines früheren Universums ist, das sich zusammenzog. Es wäre wie ein Pendel, das auf unbestimmte Zeit zwischen Ausdehnung und Rückzug hin und her schwingt.

Andere stellen die Hypothese auf, dass das Universum weder eine vollständige Expansion noch einen vollständigen Rückzug kennt. Es würde wie ein unermessliches Herz schlagen. Es würde Zyklen durchlaufen: Wenn die Materie einen bestimmten Verdichtungsgrad erreicht, würde sie sich ausdehnen; wenn sie dagegen einen bestimmten Verfeinerungsgrad erreicht, würde sie sich in einer ewigen Bewegung von endlosem Hin und Her zusammenziehen.

In jedem Fall hat das Universum nach diesem quantitativen Verständnis aufgrund des universellen Gesetzes der Entropie ein unvermeidliches Ende. Diesem Gesetz zufolge nutzen sich die Dinge unwiederbringlich ab: Unsere Häuser verfallen, unsere Kleidung zerreißt, wir verbrauchen unser Energiekapital, bis wir es ganz aufgebraucht haben, und dann sterben wir. Die Galaxien zerfallen in riesige Nebel, unsere Sonne wird in 5 Milliarden Jahren den gesamten Wasserstoff verbrannt haben, in weiteren 4 Milliarden Jahren dann das gesamte Helium. In diesem unheilvollen Zwielicht wird sie alle Planeten um sich herum, einschließlich der Erde, verbrannt haben. Und ihr Ende wird in einem Weißer Zwerg bestehen.

Mit anderen Worten, wir alle, das Universum, die Erde und jeder einzelne von uns, gehen unaufhaltsam auf den thermischen Tod zu, ein Szenario der Dunkelheit in einem praktisch leeren Raum, durchzogen von verlorenen Photonen und Neutrinos. Ein totaler Zusammenbruch aller Materie und aller Energie. Ein unglückliches Ende aller Dinge.

Aber ist dies das letzte Wort, erschreckend und hoffnungslos? Gibt es nicht eine andere mögliche Lesart der Entwicklung des Universums, die unseren Wunsch zu leben und alles im Sein zu belassen befriedigt?

Ja, es gibt eine solche Lesart, die sich nicht auf die Quantitäten, sondern auf die Qualitäten des Universums stützt, die durch den Fortschritt der verschiedenen zeitgenössischen Wissenschaften ans Licht gebracht wurden. Sie hat drei Mutationen hervorgebracht, die unsere Sicht der Realität und ihrer Zukunft verändert haben.

Die erste war die Relativitätstheorie von Einstein in Verbindung mit der Quantenmechanik von Heisenberg und Bohr. Sie machen uns klar, dass Materie und Energie gleichwertig sind. Im Grunde wäre alles Energie, die immer in Feldern strukturiert ist, wobei die Materie selbst eine kondensierte Form von Energie ist. Das Universum wäre ein unaufhörliches Spiel von Energien, die aus der Hintergrund-Energie (Quanten-Vakuum oder Abgrund, aus dem alles Existierende stammt) ausbrechen und in ständiger Wechselwirkung zueinanderstehen, so dass alle Wesen entstehen.

Die zweite, aus der ersten abgeleiteten Erkenntnis, war die Entdeckung des probabilistischen Charakters aller Phänomene. Jedes Wesen stellt die Konkretisierung einer Wahrscheinlichkeit dar. Aber selbst wenn dies der Fall ist, enthält es in sich selbst noch andere Wahrscheinlichkeiten, die ans Licht kommen können. Und wenn sie zum Vorschein kommen, dann im Rahmen der folgenden Dynamik: Ordnung – Unordnung – neue Ordnung. So wäre das Leben in einer Zeit hoher Komplexität der Materie entstanden, weit entfernt vom Gleichgewicht (in einer Situation des Chaos), die sich selbst geordnet hat und eine neue Ordnung einleitete, die Nachhaltigkeit und die Fähigkeit zur Selbstreproduktion erlangte.

Die dritte, die integrale Ökologie, begreift und artikuliert die unterschiedlichsten Ebenen der Wirklichkeit, indem sie sie als Hervorbringungen des einzigartigen und immensen kosmogenen Prozesses betrachtet, der allen Wesen im Universum zugrunde liegt. Sie hat einen systemischen, pan-relationalen und offenen Charakter in Richtung immer komplexerer Formen, die geordnet sind und immer höhere und bewusstere Sinne hervorbringen können. Dies wäre der Pfeil der Zeit und der Zweck des Universums: nicht einfach den Sieg des Stärkeren (Darwins Anpassungsfähigkeit), sondern die Verwirklichung der Virtualität auch des Schwächeren (Swimme).

Diese drei Stränge bieten uns eine andere Vision von der Zukunft des Lebens und des Universums. Ilya Prigogine hat die Existenz dissipativer Strukturen aufgezeigt, die Entropie abbauen, einfacher gesagt, die Müll in eine neue Energiequelle anderer Ordnung verwandeln. In diesem Verständnis befindet sich das Universum noch in der Entstehung, denn es ist noch nicht geboren. Es ist offen, selbstorganisierend, kreativ, expandierend, schafft Raum und Zeit. Der Pfeil der Zeit ist unumkehrbar und mit einem Ziel aufgeladen. Wohin werden wir gehen? Wir wissen es nicht. Er deutet auf die Existenz eines großen Anziehungspunktes hin (der grosse Atraktor) der uns in die Richtung seiner selbst zieht.

Wenn in dem System, das die Quantität und das geschlossene System bevorzugt, die Entropie vorherrschte, funktioniert hier, in dem offenen System, das die Qualität betont, die Syntropie, d. h. die Fähigkeit, Unordnung in eine neue Ordnung, Müll in eine neue Energie- und Lebensquelle zu verwandeln. So entsteht zum Beispiel aus dem Abfall der Sonne (aus den von ihr ausgesandten Strahlen) fast alles, was auf der Erde existiert.

Diese Vision steht mehr im Einklang mit der inneren Dynamik des Universums. Es bewegt sich vorwärts und schafft die Zukunft. Das Leben strebt danach, sich auf jede erdenkliche Weise fortzusetzen. Unsere dauerhafteste Sehnsucht ist es, länger und besser zu leben. Der Tod selbst wäre eine intelligente Erfindung des Lebens selbst, um sich von den raum-zeitlichen Grenzen zu befreien und das Spiel der Beziehungen von allem mit allem fortsetzen zu können und sich einer absoluten Zukunft zu öffnen.

Deshalb macht das Leben diese Reise von der Zeit in die Ewigkeit, um dort seinen Weg der Zukunft und der Expansion fortzusetzen. In einer theologischen Vision à la Teilhard de Chardin ist dies der Zeitpunkt, an dem wir, wie er sagte, “implodieren und explodieren” in der Höchsten Wirklichkeit (Omega-Punkt) die alles geschaffen hat. Alle Wesen werden ihr Ende kennen, nicht als Ende, sondern als ein erreichtes Ziel. Was ist das Ziel aller Wesen? Ihr Ziel, ihre volle Verwirklichung zu erreichen und so in die Arme von Gott-Vater-und-Mutter zu fallen und ein Leben zu leben, das keine Entropie mehr kennt, sondern nur noch die immer offene und endlose Zukunft.

Und dann wird es das reine Selbst in der strahlenden Pracht seiner Herrlichkeit sein.

Leonardo Boff schriebt zusamen mit dem Kosmologen Mark Hathaway, The Tao of Liberation: exploring a Ecology of Transformation.Vorwort von Fritjof Capra, Orbis Books, NY, 2010; deutsch Litverlag,Münster 2013.

Übersetzt von Bettina Goldhartnack