Papa Francesco non è un nome, ma un progetto della Chiesa e de mondo

Papa Francesco non è un nome, ma un progetto della Chiesa e de mondo

Leonardo Boff

Ogni punto di vista è la visione da un punto, ho affermato una volta. Il mio punto di vista su Papa Francesco è quello di un latinoamericano. Lo stesso Papa Francesco si è presentato come «colui che viene dalla fine del mondo», cioè dall’Argentina, dall’estremo Sud del mondo. Questo fatto non è privo di rilevanza, poiché ci offre una lettura diversa da quella di altri, da altri punti di vista.

La scelta del nome Francisco, senza precedenti, non è casuale. Francesco d’Assisi rappresenta un altro progetto di Chiesa la cui centralità risiedeva nel Gesù storico, povero, amico dei disprezzati e umiliati, come i lebbrosi con i quali andò a vivere. Questa è la prospettiva adottata da Bergoglio quando è stato eletto Papa. Vuole una Chiesa povera per i poveri. Di conseguenza, si spoglia dei paramenti onorari, tradizione degli imperatori romani, ben rappresentata dalla mozzetta, quella mantellina bianca ornata di gioielli, simbolo del potere assoluto degli imperatori e incorporata nei paramenti papali. Lui la rifiuta e la dà alla segretaria come souvenir. Indossa un semplice mantello bianco con la croce di ferro che sempre usava. Visse nella più grande semplicità (il Papa non indossa Prada) e, senza cerimonie, infranse i riti per poter essere vicino ai fedeli. Ciò sicuramente ha scandalizzato molti esponenti della vecchia cristianità europea, abituati alla pompa e alla gloria dei paramenti papali e dei prelati della Chiesa in generale. Vale la pena ricordare che tali tradizioni risalgono agli imperatori romani, ma non hanno nulla a che fare con i poveri artigiani e contadini mediterranei di Nazareth.

Sorprendentemente, egli si presenta in primo luogo come vescovo locale di Roma. Poi come Papa per animare la Chiesa universale e, come lui stesso ha sottolineato, non con il diritto canonico, ma con l’amore.

Ha scelto il nome Francesco perché san Francesco d’Assisi è «l’esempio per eccellenza della cura e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità» (Laudato Sì, n. 10) e che chiamava tutti gli esseri con il dolce nome di fratello e sorella.

Non ha voluto vivere in un palazzo pontificio, ma in una foresteria, Santa Marta. Mangiava in fila come tutti gli altri e, con umorismo, commentava: così è più difficile che mi avvelenino.

La centralità della sua missione era posta sulla preferenza e la cura dei poveri, in particolare dei migranti. Disse onestamente: “Voi europei siete stati lì per primi, avete occupato le loro terre e ricchezze e siete stati ben accolti. Ora loro sono qui e non siete disposti a riceverli”. Con tristezza constata la globalizzazione dell’indifferenza.

Per la prima volta nella storia del papato, Papa Francesco ha ricevuto varie volte  i movimenti sociali mondiali. Vedeva in loro la speranza di un futuro per la Terra, perché la trattano con cura, coltivano l’agro-ecologia e vivono una democrazia popolare e partecipativa. Spesso ripeteva loro i diritti che gli sono negati, le famose tre T: Terra, Teto e Trabalho. Devono iniziare da dove si trovano: dalla regione, perché è lì che si può costruire una comunità sostenibile. Con ciò ha legittimato un intero movimento mondiale, il bio-regionalismo, come via per superare lo sfruttamento e l’accumulazione da parte di pochi e garantire una maggiore partecipazione e giustizia sociale per molti.

Fu in questo contesto che ha scritto due straordinarie encicliche: “Laudato Sì: sulla cura della casa comune”, su un’ecologia integrale che coinvolge l’ambiente, la politica, l’economia, la cultura, la vita quotidiana e la spiritualità ecologica. Nell’altra, la “Fratelli tutti”, di fronte al degrado diffuso degli ecosistemi, lanciò il severo monito: «Siamo sulla stessa barca: o ci salviamo tutti o nessuno si salverà» (n. 34). Con questi testi, il Papa si pone in prima linea nel dibattito ecologico mondiale che va oltre la semplice ecologia verde e altre forme di produzione, senza mai mettere in discussione il sistema capitalista che, per sua logica, crea accumulazione da un lato al costo dello sfruttamento della grande maggioranza dall’altro.

Papa Francesco proviene dalla teologia della liberazione della corrente argentina, che sottolinea l’oppressione del popolo e l’esclusione della cultura popolare. Fu discepolo del teologo della liberazione Juan Carlos Scannone, che arrivò a citare in una nota a piè di pagina della Laudato Sì. Già come studente e ispirato da questa teologia, fece una promessa a se stesso: ogni settimana visitare, da solo, le favelas (“vilas miseria“). Entrava nelle case, si informava sui problemi dei poveri e infondeva speranza in tutti. Per anni portò avanti una polemica con il governo che, come politiche dello Stato, faceva assistenzialismo e paternalismo.

Reclamava dicendo: in questo modo i poveri non saranno mai liberati dalla dipendenza. Ciò di cui abbiamo bisogno è la giustizia sociale, radice della vera liberazione dei poveri. In solidarietà con i poveri, viveva in un piccolo appartamento, cucinava il proprio cibo, andava a prendere il suo giornale. Si rifiutava di vivere nel palazzo e di usare l’auto speciale.

Questa ispirazione liberatrice illuminò il modello di Chiesa che egli si proponeva di costruire. Non una Chiesa chiusa come un castello, immaginandola circondata da nemici da tutti i lati, proveniente dalla modernità con le sue conquiste e le sue libertà. A questa Chiesa chiusa egli contrappose una Chiesa in cammino verso i bisogni esistenziali, una Chiesa come ospedale da campo che accoglie tutti i feriti, senza chiedere loro quale sia il loro orientamento sessuale, la loro religione o ideologia: basta che siano esseri umani bisognosi.

Papa Francesco non si presenta come un dottore della fede, ma come un pastore che accompagna i fedeli. Chiede ai pastori di avere l’odore delle pecore, tale è la loro vicinanza e il loro impegno verso i fedeli, esercitando una pastorale di tenerezza e di amore.

Forse nessun papa nella storia della Chiesa ha dimostrato tanto coraggio quanto lui nel criticare il sistema attuale che uccide e produce due feroci ingiustizie: l’ingiustizia ecologica, che devasta gli ecosistemi, e l’ingiustizia sociale, che sfrutta l’umanità fino a versarne il sangue. Mai nella storia si è assistito a una tale accumulazione di ricchezza in poche mani. Otto persone possiedono individualmente più ricchezza di 4,7 miliardi di persone. È un crimine che grida al cielo, offende il Creatore e sacrifica i suoi figli e le sue figlie.

Come un pastore più che come medico, il suo messaggio è fondato soprattutto sulla figura storica di Gesù, amico dei poveri, dei malati, degli emarginati e degli oppressi. Fu assassinato sulla croce attraverso un duplice processo, uno religioso (offese alla religione del tempo per la sua pretesa di sentirsi Figlio di Dio) e l’altro politico, da parte delle forze di occupazione romane.

Non dava molta importanza alle dottrine, ai dogmi e ai riti che aveva sempre rispettato, poiché riconosceva che con tali cose non si raggiunge il cuore umano. Per questo si ha bisogno di amore, di tenerezza e misericordia. Una volta pronunciò una delle frasi più importanti del suo magistero: “Cristo è venuto per insegnarci a vivere: l’amore incondizionato, la solidarietà, la compassione e il perdono, valori che costituiscono il progetto del Padre che è il nucleo dell’annuncio di Gesù: il Regno di Dio. Lui preferiva un ateo sensibile alla giustizia sociale rispetto a un credente che frequenta la chiesa ma non ha alcun riguardo per il prossimo che soffre.

Un tema ricorrente nelle sue prediche è quello della misericordia. Per Papa Francesco la misericordia è essenziale. La condanna è solo per questo mondo. Dio non può perdere nessun figlio o figlia che ha creato nell’amore. La misericordia vince la giustizia e nessuno può porre limiti alla misericordia divina. Metteva in guardia i predicatori da ciò che era stato fatto per secoli: predicare la paura e instillare il terrore dell’inferno. Tutti, indipendentemente da quanto siano stati malvagi, sono sotto l’arcobaleno della grazia e della misericordia divina.

Logicamente, non tutto vale la pena in questo mondo. Ma coloro che hanno vissuto sacrificando altre vite, preoccupandosi poco di Dio o addirittura negandolo, attraverseranno la clinica di guarigione della grazia, dove riconosceranno le loro azioni malvagie e apprenderanno cosa sono l’amore, il perdono e la misericordia. Solo allora la clinica di Dio, che non è l’anticamera dell’inferno, ma l’anticamera del paradiso, si aprirà affinché anche loro possano partecipare alle promesse divine.

Con il suo appello all’azione a favore dei poveri, con la sua coraggiosa critica all’attuale sistema che produce morte e minaccia le basi ecologiche che sostengono la vita, con il suo amore appassionato e la sua cura per la natura e la Casa Comune, con i suoi instancabili sforzi per mediare le guerre in favore della pace, è emerso come un grande profeta che ha annunciato e denunciato, ma sempre suscitando la speranza che possiamo costruire un mondo diverso e migliore. Grazie a ciò, egli si dimostrò un leader religioso e politico rispettato e ammirato da tutti.

Indimenticabile è l’immagine di un papa che cammina da solo, sotto una leggera pioggia, in piazza San Pietro, verso la cappella della preghiera affinché Dio risparmiasse l’umanità dal coronavirus e avesse pietà dei più vulnerabili.

Papa Francesco ha onorato l’umanità e resterà nella memoria come una persona santa, gentile, premurosa ed estremamente umana. È grazie a figure come queste che Dio ha ancora pietà della nostra malvagità e follia e ci ha tenuti in vita su questo piccolo e meraviglioso pianeta.

Leonardo Boff ha scritto Francesco d’Assisi, Francesco di Roma. Una nuova primavera nella chiesa, Editrice Missionaria Italiana, 2014; La tenerezza di Dio-Abbà e di Gesù, Castelvecchi, 2024

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

O Papa Francisco não é um nome mas um projeto de Igreja

Leonardo Boff

     

       Todo ponto de vista é a vista de um ponto, afirmei certa vez. O meu ponto de vista acerca do Papa Francisco é aquele latino-americano. O próprio Papa Francisco se apresentou como “aquele que vem do fim do mundo”isto é, da Argentina,do extremo Sul do mundo.Este fato não é sem relevância, pois nos oferece uma leitura diversa de outras, de outros pontos de vista.

         A escolha do nome Francisco,sem antecedentes, não é fortuita. Francisco de Assis representa um outro projeto de Igreja cuja centralidade residia no Jesus histórico, pobre, amigo dos despezados e humihados como os hansenianos com os quais foi morar. Pois esta é a perspectiva assumida por Bergoglio ao ser eleito Papa. Quer uma Igreja pobre para os pobres.Consequentemente despoja-se das vestes honoríficas, da tradição dos imperadores romanos, bem representadas pela mozzeta aquela capinha branca ornada de joias, símbolo do poder absoluto dos imperadores e incorporada às vestimentas papais.Recusou-a e a deu ao secretário com recordação.Veste um simples manto branco com a cruz de ferro que sempre usou. Viveu na maior simplicidade (o Papa não veste prada) e, sem cerimônia, quebrou ritos para poder estar perto dos féis. Isso seguramente escandalizou a muitos da velha cristandade europeia,acostumada à pompa e à glória das vestimentas papais e em geral dos prelados da Igreja. Cabe recordar que tais tradições remontam aos imperadores romanos,mas que não têm nada a ver com o pobre artesão e camponês mediterrâneo de Nazaré.

         Surpreendentemente apresenta-se, primeiro com bispo local, de Roma.Depois com Papa para animar a Igreja universal  e,  como enfatizou, não com o direito canônico mas com o amor.

         Escolheu o nome Francisco porque São Francisco de Assis é o “exemplo por excelência do cuidado e por uma ecologia integral vivida com alegria e autenticidade( Laudato Sì,n.10) e que chamava a todos os seres com o doce nome de irmão e de irmã.

         Não quis morar num palácio pontifício, mas numa casa de hóspedes, Santa Marta. Comia na fila como todos os demais e, com humor comentava: assim é mais difícil que me envenenem.

         A centralidade de sua missão foi colocada na preferência e cuidado dos pobres especialmente dos migrantes. Disse com honradez: “vocês europeus estiveram primeiro lá,ocuparam suas terras e riquezas e foram bem recebidos. Agora eles estão aqui e não estão dispostos a recebê-los”. Com tristeza constata globalização da indiferença.

Pela primeira vez na história do papado, o Papa Francisco recebeu, por várias vezes, os movimentos sociais mundiais. Via neles a esperança de um futuro para a Terra, porque a tratam com cuidado, cultivam a agro-ecologia, vivem uma democracia popular e participativa.Repetiu-lhes muitas vezes o direito que lhes é negado,os famosos três Ts: Terra, Teto e Trabalho. Devem começar de lá onde estão: na região, pois aí se pode construir uma comunidade sustentável. Com isso legitimou todo um movimento mundial, o bioregionalismo, como forma de superação da exploração e da acumulação de poucos e com mais participação e justiça social para muitos.

         Foi neste contexto que escreveu duas extraordinárias encíclicas: “Laudato sì: sobre o cuidado da casa comum”(2020), de uma ecologia integral que implica o meio-ambiente,a política, a economia, a cultura, a vida cotidiana e a espiritualidade ecológica. Na outra, na Fratelli tutt i(2025, face à degradação generalizada dos ecossistemas, faz a severa advertência:”estamos no mesmo barco: ou nos salvamos todos ou ninguém se salva”(n.34). Com estes textos, o Papa se coloca na ponta da discussão ecológica mundial que vai além da simples ecologia verde e de outras formas de produção sem nunca questionar o sistema capitalista que,por sua lógica,cria acumulação de um lado às custas da exploração do outro, das grandes maiorias.

         O Papa Francisco vem da teologia da libertação de vertente argentina que enfatiza a opressão do povo e o silenciamento da cultura popular. Foi discípulo do teólogo da libertação Juan Carlos Scannone que chegou a citar num rodapé da Laudato Si. Já como estudante e inspirado neste teologia fez para si uma promessa: de toda semana fazer, sozinho, uma visita às favelas (“vilas miseria”). Entrava nas casas, informava-se dos problemas dos pobres e suscitava esperança em todos. Durante anos levou uma polêmica com governo que fazia assistencialismo e paternalismo como políticas do estado. Reclamava dizendo: assim jamais se tirará os pobres da dependência. O que precisamos é de justiça social, raiz da real  libertação dos pobres. Em solidariedade para com os pobres, vivia num pequeno apartamento, cozinhava sua comida, buscava seu jornal. Recusou viver no palácio e usar o carro especial.

         Esta inspiração libertadora iluminou o modelo de Igreja que se dispôs a construir. Não um Igreja fechada qual castelo, imaginando-a cercada de inimigos por todos os lados, vindos da modernidade com suas conquistas e liberdades. A esta Igreja fechada  opôs uma Igreja em saída rumo às carências existenciais, uma Igreja qual hospital de campanha que acolhe a todos os feridos, sem perguntar-lhes a tendência sexual, a religião ou ideologia: basta serem humanos necessitados.

         Papa Francisco não se apresenta como um doutor da fé mas como um pastor que acompanha os fiéis. Pede aos pastores que tenham cheiro de ovelhas, tal a sua proximidade e compromisso com os fiéis, exercendo a pastoral da ternura e da amorosidade.

         Talvez nenhum papa na história da Igreja mostrou tanta coragem quanto ele ao criticar o sistema vigente que mata e que produz duas ferozes injustiças:  a injustiça ecológica,devastando os ecossistemas e a injustiça social explorando até o sangue a humanidade. Nunca na história houve tanta acumulação de riqueza em poucas mãos. Oito pessoas individualmente possuem mais riqueza que 4,7 bilhões de pessoas.  É um crime que brada ao céu, ofende o Criador e sacrifica seus filhos e filhas.

         Como pastor mais do que como doutor, sua mensagem é fundada especialmente no Jesus histórico, amigo dos pobres, dos doentes, dos marginalizados e dos oprimidos.Foi assassinado na cruz por um duplo processo,um religioso (ofensas à religião da época e sua afirmação de sentir-se de Filho de Deus) e outro político, pelas forças de ocupação romana.

Não colocava muito o acento nas doutrinas, nos dogmas e nos ritos que sempre respeitou, pois reconhecia que com tais coisas não se chega ao coração humano. Para isso precisa-se de amor, de ternura e misericórdia. Disse, certa feita, uma das frases mais importantes de seu magistério: Cristo veio nos ensinar a viver: o amor incondicional, a solidariedade,a compaixão e o perdão, valores que compõe o projeto do Pai que é o cerne do anúncio  de Jesus : o Reino de Deus. Prefere um ateu sensível à justiça social que um fiel que frequenta a igreja mas não tem um olhar para o semelhante sofredor.

         Tema recorrente em suas pregações é o da misericórdia. Para o Papa Francisco a misericórdia é essencial. A condenação é só para este mundo. Deus não pode perder nenhum filho ou filha que criou no amor. A misericórdia vence a justiça e ninguém pode impor algum limite à misericórdia divina. Alertava os pregadores o que se fez durante séculos:pregar o medo e infundir pavor do inferno. Todos,por piores que tenham sido, estão sob o arco-iris da graça e da misericórdia divina.

         Logicamente nem tudo vale nesse mundo. Mas os que viveram uma vida sacrificando outras vidas e pouco se importando ou até negando Deus passarão pela clínica curadora da graça, na qual reconhecerão suas maldades e aprenderão o que é o amor, o perdão  e a  misericórdia. Só então a clínica de Deus que não é a ante sala do inferno mas a ante sala do céu se abrirá para que participem também eles das promessas divinas.

         Com sua conclamação em favor do empobrecidos, com sua crítica corajosa ao sistema vigente que produz morte e ameaça as bases ecológicas que sustentam a vida, por seu apaixonado amor e cuidado da natureza e da Casa Comum, pelos incansáveis esforços para mediar guerras em função da paz, emergiu com um grande profeta que anunciou e denunciou, mas sempre suscitando a esperança de que podemos construir um mundo diferente e melhor. Com isso compareceu como um líder religioso e político respeitado e admirado por todos.

         Inesquecível é a imagem de um papa caminhando solitário sob chuva fina, na praça de São Pedro em direção da capela de orações para que Deus poupasse a humanidade do coronavírus e tivesse misericórdia dos mais vulneráveis.

         O Papa Francisco honra a humanidade e ficará na memória como uma pessoa santa, amável,carinhosa e extremamente humana. É por causa de figuras assim que Deus ainda se tem apiedado de nossas maldades e loucuras e nos mantém vivos sobre sobre esse pequeno e belo planeta.

Leonardo Boff escreveu Francisco de Assis e  Francisco de Roma:uma nova primavera na Igreja, Rio de Janeiro 2015 (adquirir com o autor: contato@leonardoboff.eco.br ); A amorosidade do Deus-Abba  Jesus de Nazaré,  Vozes 2025.

        

Carta de Frei Betto aos bispos católicos

Frei Betto, dominicano religioso não-padre é uma das figuras mais importantes da Igreja do Brasil. Fino escritor vive engajado com os movimentos sociais, com as comunidades de base e com o movimento fé e política. Suas observações são objetivas e sem amargor. Mas fazem pensar. Transcrevo a carta porque nos obriga a todos, nós católicos e também cristãos, a pensar sobre o curso que o cristianismo está tomando em nosso país. LBoff

O catolicismo era, no Brasil, a confissão religiosa majoritária na década de 1950, abraçada por 93,5% da população (IBGE). No censo de 2010, declararam-se católicos 64,6% da população. Os evangélicos, 30%. Em 2030, segundo prognósticos, os católicos serão de 35 a 40% da população e os evangélicos, de 38 a 40%. Enquanto os católicos declinam 1 ponto percentual ao ano, os evangélicos crescem na mesma proporção.

Por que o catolicismo retrocede? São várias as razões. A hierarquia católica cometeu dois pecados capitais nos últimos 60 anos: fragilizou o apoio às comunidades eclesiais de base – o movimento eclesial mais expressivo da história da Igreja no Brasil e de maior capilaridade nacional.

Mas o primeiro pecado foi, após o golpe militar de 1964, levar a Ação Católica à agonia e morte. Onde se encontra, hoje, o laicato participativo, crítico, apostolicamente ativo entre operários, universitários e intelectuais? Aliás, nossas universidades católicas evangelizam? Em muitas delas se formaram notórios políticos corruptos e legitimadores da opressão social.

De fato, o clero sempre temeu o protagonismo dos leigos. Devem ser apenas cordeiros cuja lã serve para ser tosquiada pelos pastores, como declarou o papa Inocêncio III.

Por que, em nossas missas dominicais em paróquias de classe média, os patrões comparecem, mas seus empregados (cozinheiras, faxineiras, porteiros de prédios etc.) vão para a igreja evangélica? Diz-se que a Igreja Católica fez opção pelos pobres, e os pobres, pelas igrejas evangélicas…

Aponto algumas causas da redução de nossa grei. Uma delas, com frequência denunciada pelo papa Francisco, é o clericalismo. Vide uma missa dominical. Tudo centrado na figura do sacerdote. Quando muito, um leigo ou leiga lê um dos textos litúrgicos. Os fiéis ignoram uns aos outros. No “abraço da paz” saúdam os vizinhos de banco sem nem sequer perguntar pelos nomes deles. Na hora da homilia, por vezes suportam a pregação aborrecida de um celebrante que nunca fez curso de oratória, não tem conteúdo (não lê e teve formação medíocre em filosofia e teologia), adota um discurso moralista. Procura se salvar com evocações emotivas porque não sabe como abastecer “as razões de nossa esperança”.

Sei que a maioria dos senhores jamais participou de um culto evangélico. Nosso ecumenismo não ultrapassa os limites de algumas igrejas protestantes históricas. O que é uma lástima. Os seminaristas não são incentivados a abraçar o diálogo inter-religioso e, em geral, têm visão preconceituosa das outras confissões religiosas. O que sabem de nossas religiões indígenas? Alguma vez foram a um terreiro de candomblé ou umbanda? Ou a um centro espírita? A maioria ignora as matrizes da religiosidade brasileira.

Se os senhores bispos fossem a um culto evangélico veriam os motivos do crescimento exponencial desse segmento cristão. Há cultos que duram duas ou três horas sem aborrecer os fiéis, ao contrário de muitas de nossas missas. Sabem por quê? Porque os fiéis têm participação ativa. Dão testemunhos de vida, vídeos atrativos são exibidos, os músicos e cantores aprimoram seus talentos, há escolas bíblicas. Os fiéis se conhecem pelo nome, o aniversário de cada um é comemorado em comunidade, há forte corrente de entreajuda (um dentista ou médico atende irmãos e irmãs). Ali as pessoas não são anônimas; ganham autoestima. Um cuida de arrumar emprego para o outro. Há entre eles forte vínculo afetivo. E a pauta de costumes leva-os a conhecer a prosperidade, pois abandonam os vícios e, assim, aumentam a poupança familiar.

Não me sinto afinado com a teologia da maioria das igrejas evangélicas, porque enfatizam mais o Antigo que o Novo Testamento; o diabo mais que Deus; o Deus da punição mais que o Deus do amor; o pecado mais que a graça. E muitas igrejas estão politicamente alinhadas ao conservadorismo, à naturalização da desigualdade social, à exaltação das riquezas. Incutem nos fiéis a “servidão voluntária”. Fazem uma leitura equivocada da Bíblia ao retirar o texto do contexto, como também acontece entre nós, católicos. Porém, conseguem criar forte senso de pertença e comunidade, imprimindo sentido à vida de todos.

Não escrevo aos senhores para suscitar espírito de competição entre igrejas. Temos muito a aprender com nossos irmãos evangélicos. Escrevo porque me inquieta o retrocesso da Igreja Católica, a perda do profetismo de nossos pastores, o esvaziamento de nossas paróquias, essa nova geração de seminaristas e padres apegada à batina, aos símbolos religiosos, às imagens sacras. Sacerdotes próximos às classes média e rica, e distante dos excluídos e vulneráveis, apegados ao conforto e à acumulação de bens. Escrevo porque sinto que Francisco, como João Batista, é um papa que clama no deserto

Será que dentro da Igreja Católica ainda há salvação para o Evangelho de Jesus?

Deus nos encoraje e ilumine!

A Terra viva gera todos os seres vivos e nós

Leonardo Boff

Precisamos conhecer mais e melhor nossa Casa Comum, a Terra. A vida não está apenas sobre a Terra e ocupa partes da Terra (biosfera). A própria Terra, como um todo, emerge como um super organismo vivo. A Terra é viva. Por exemplo, num só grama de terra, ou seja, menos de um punhado, vivem cerca de 10 bilhões de micro-organismos: bactérias, fungos e vírus (Wilson, Criação, p. 26). São invisíveis mas sempre ativos, trabalhando para que a Terra permaneça viva e fértil. A Terra assim cheia de vida é a mãe que gera todos os seres vivos.

Tal constatação nos obriga a uma reflexão mais detida sobre a questão da vida. Tanto para Einstein quanto para Bohr “a vida ultrapassa a capacidade de compreensão da análise científica”(N.Bohr, Atomic Physis and  human knowledge,1956 cp. Light and Life,p.6). Entretanto a aplicação da física quântica, da teoria da complexidade (Morin), do caos (Gleick,Prigogine) e da biologia genética e molecular (Maturana,Capra) mostraram que a vida representa a irrupção de todo o processo evolucionário, desde as energias e partículas mais originárias, passando pelo gás primordial, a super novas, as galáxias, o pó cósmico, a geosfera,  a hidrosfera, a atmosfera e finalmente a biosfera. Como afirma o prêmio Nobel em biologia de 19974, Christian du Duve: “o carbono, o hidrogênio, o nitrogênio, o oxigênio, o fósforo e o enxofre formam a maior parte da matéria viva”(Vital Dust 1995 cp. 1).

Foi obra especial de Ilya Prigogine, prêmio Nobel em química 1977 mostrar que não bastam  a presença dos elementos químicos.Eles trocam continuamente energia com o meio ambiente. Consomem muita energia e por isso aumentam a entropia (desgaste da energia utilizável). Ele as chamou, com razão, de estruturas dissipativas (gastadoras de energia). Mas são igualmente estruturas dissipativas num segundo sentido, paradoxal, por  dissiparem a entropia. Os seres vivos   produzem entropia e ao mesmo tempo escapam da entropia. Eles metabolizam a desordem e o caos do meio ambiente em ordens e estruturas  complexas que se auto-organizam, fugindo à entropia,produzem negentropia, entropia negativa, positivamente, produzem sintropia (Order out  of Chaos 1984).

            O que é desordem para um serve de ordem para outro. É através de um equilíbrio precário entre ordem e  desordem (caos: Dupuy, Ordres et Désordres, 1982) que a vida se mantem (Ehrlich, O mecanismo da natureza, 1993, 239-290).

         Isso vale também para nós humanos. Entre nós se originam formas de relação e de vida nas quais predomina a sintropia (economia de energia) sobre a entropia (desgaste de energia). O pensamento, a comunicação pela palavra, a solidariedade, o amor são energias fortíssimas com escasso nível de entropia e alto nível de sintropia. Nesta perspectiva temos pela frente não a morte térmica, mas a transfiguração do processo cosmogênico se revelando em ordens supremamente ordenadas, criativas e vitais.Esse futuro nos é misterioso.

           Baste-nos a referência às investigações do médico e biólogo inglês James E. Lovelock e da bióloga Lynn Margulis ( Gaia, 1989; 1991; 2006; Sahtouris, 1989, Gaia; Lutzemberger, 1990, Gaia; Lynn Margulis, 1990, Microcosmos) que constataram que vigora uma calibragem sutil entre todos os elementos químicos, físicos, entre o calor da crosta terrestre, a atmosfera, as rochas, os oceanos, todos sob os efeitos da luz solar, de sorte que tornam a Terra boa e até ótima aos organismos vivos. Ela surge destarte como um imenso super-organismo vivo que se autoregula, chamado por James E. Lovelock de Gaia, consoante a clássica denominação da Terra de nossos ancestros culturais gregos.

           Ele foi precedido pelo geoquímico russo Wladimir Vernadsky (1863-1945), que elaborou o conceito de biosfera (1926) que propôs uma ecologia global, do planeta Terra como um todo, considerando a vida como um ator ecológico planetário. Mas foi o nome de Lovelock que se impôs.

            A Terra por sua vez manteve nos milhões e milhões de anos a temperatura média entre l5º-35º, o que representa a temperatura ótima para os organismos vivos. Somente agora começou uma nova era, do aquecimento.

          A articulação sinfônica das quatro interações básicas do universo continuam atuando sinergeticamente para a manutenção da atual seta cosmológica do tempo rumo a formas cada vez mais relacionais e complexas de seres. Elas, na verdade, constituem a lógica interna do processo evolucionário, por assim dizer, a estrutura, melhor dito, a mente ordenadora do próprio cosmos. Vale citar a famosa afirmação do físico britânico Freeman Dyson (*1923):”quanto mais examino o universo e os detalhes de sua arquitetura, mais acho evidências de que o universo sabia que um dia, lá na frente, iríamos surgir”(Disturbing the Universe, 1979, p. 250).

    Esta visão sustenta que o universo é constituído por uma imensa teia de relações de tal forma que cada um vive pelo outro, para o outro e com o outro; que o ser humano é um nó de relações voltado para todas as direções; e que a própria Divindade se revela como uma Realidade panrelacional como o Papa Francisco enfatiza em sua encíclica Lautato Si  (n.239). Se tudo é relação e nada existe fora da relação, então, a lei mais universal é a sinergia, a sintropia, o inter-retro-relacionamento, a colaboração, a solidariedade cósmica e a comunhão e fraternidade/sororidade universais. É o que nos falta no mundo atual.

           Essa visão de Gaia poderá reencantar nossa convivência com a Terra e fazer com que vivamos uma ética da responsabilidade necessária, da compaixão e do cuidado, atitudes que salvarão a vida na Casa Comum, a Terra.

Leonardo Boff,filósofo e ecólogo escreveu:Opção Terra,Record, RJ 2009;Habitar a Terra, Vozes 2021.