L’essere umano entro i limiti di un’ecologia integrale

Nella sua enciclica “la cura della Casa Comune” Papa Francesco ha sottoposto a severa critica il classico antropocentrismo della nostra cultura a partire dalla visione di un’ ecologia integrale, con al centro il cosmo. In essa l’essere umano compare come parte del Tutto e della natura. Questo ci invita a rivedere la nostra comprensione dell’essere umano nei limiti di questa ecologia integrale. Dobbiamo sottolineare che i contributi delle scienze della Terra e della vita, soggiacenti al testo papale, vengono inglobati dalla teoria dell’evoluzione ampliata. Esse ci hanno portato visioni complesse e totalizzatrici, inserendoci come un momento del processo globale, fisico, chimico, biologico e culturale.

Dopo tutte queste conoscenze ci domandiamo, non senza una certa perplessità: chi siamo, insomma, in quanto umani? Tentando di rispondere, andiamo subito al punto: l’essere umano è una manifestazione dell’Energia del Fondo, da dove tutto proviene (il vuoto Quantico o Fonte Originaria di tutto l’essere); un essere cosmico, parte di un universo, probabilmente tra altri universi paralleli, articolato in undici dimensioni (teoria delle corde); formato dagli stessi elementi fisico-chimici e dalle stesse energie che compongono ogni essere; siamo abitanti di una galassia media, una su duecento miliardi, girando intorno al Sole, che è una stella di quinta categoria, una tra altri trecento miliardi, situata a 27 mila anni luce dal centro della Via Lattea, nel braccio interiore della spirale di Orione; e abitiamo in un pianeta , la Terra, un superorganismo vivo, chiamato Gaia, che funziona come un sistema che si regola da solo.

Siamo un perno della corrente della vita, un animale del ramo degli vertebrati, sessuato, della classe dei mammiferi, dell’ordine dei primati, della famiglia degli ominidi, del genere homo, della specie sapiens/demens; dotato di un corpo di 30 miliardi di cellule e di 40 miliardi di batteri, continuamente rinnovato da un sistema genetico che si formò circa 3,8 miliardi di anni fa, l’età della vita; portatori di tre livelli di cervello con circa cento miliardi di neuroni, sorto 600 miliardi di anni fa, che risponde attraverso movimenti istintivi intorno al quale si è formato il cervello limbico, responsabile della nostra affettività, circa duecento milioni di anni fa, e infine, completato dal cervello neocorticale, sorto circa da 7-8 milioni di anni con il quale organizziamo concettualmente il mondo.

Portatore della psiche come la stessa età remota del corpo, che gli permette di essere soggetto, di avere una psiche riservata alle emozioni e attraverso la struttura del desiderio, di archetipi ancestrali e coronata dallo spirito che è quel momento della coscienza attraverso il quale percepisce di essere parte di un Tutto più grande, che lo fa sempre aperto all’altro e all’infinito; capace di intervenire sulla natura, e così di fare cultura, di creare e captare significati e valori da studiare sul senso ultimo del Tutto e della Terra oggi nella sua fase planetaria, in direzione della noosfera per la quale i cuori e le menti convergeranno in una Umanità unificata.

Nessuno meglio di Pascal (+ nel 1662) per esprimere l’essere complesso che noi siamo: “che cos’è l’essere umano nella natura? Un nulla davanti all’infinito, e un tutto di fronte al nulla, un raccordo tra il nulla e il tutto, ma incapace di vedere il nulla dal quale è stato tratto e l’infinito verso cui tende”. In questo si incrociano tre infiniti: l’infinitamente piccolo, l’infinitamente grande, e l’infinitamente complesso (Chardin). Essendo tutto questo, ci sentiamo incompleti e ancora da nascere poiché ci sentiamo pieni di virtualità. Siamo sempre nella preistoria di noi stessi. E nonostante questo, ci cimentiamo in un progetto infinito che reclama il suo oggetto adeguato, pure infinito, che siamo soliti chiamare Dio o con altro nome.

E siamo mortali. Ci pesa accogliere la morte dentro la vita e la drammaticità del destino umano. Con l’amore, con l’arte e con la fede abbiamo il presentimento che saremo trasfigurati attraverso la morte. E sospettiamo che nel bilancio finale delle cose, un piccolo gesto di amore vale più che tutta la materia e l’energia dell’universo insieme. Per questo è importante unicamente parlare, credere e sperare in Dio, che lui sarà avvertito come prolungamento dell’amore nella forma dell’infinito.

Appartiene alla specificità dell’essere umano non soltanto avvertire una Presenza, Dio, sorpassando tutti gli esseri, ma anche intrattenere con lui un dialogo di amicizia e di amore. Intuisce di essere il corrispondente all’infinito del desiderio che sente, Infinito che gli è adeguato e nel quale può trovare pace.

Questo Dio non è un oggetto come gli altri e nemmeno un’energia come le altre. Se così fosse potrebbe essere scoperto dalla scienza. Appare come quello che regge, la cui natura è Mistero, che tutto sostenta, alimenta e mantiene in esistenza. Senza di lui tutto tornerebbe a essere niente o vuoto quantico dal quale tutti gli esseri sono scaturiti. Lui è la forza con cui il pensiero pensa, ma non può essere pensato. L’occhio che tutto vede ma che non può vedere. Lui è il mistero sempre conosciuto e sempre da conoscere indefinitamente. Lui sorpassa e penetra alle viscere ogni essere umano e dell’universo. Possiamo pensare, meditare e interiorizzare questa complessa Realtà, fatta di tante realtà. Ma è in questa direzione che deve essere percepito l’essere umano. Chi è, e qual è il suo destino ultimo che si perde nell’inconoscibile, sempre in qualche modo conoscibile, che è lo spazio del Mistero di Dio o del Dio del Mistero. Per questo è come un‘equazione che mai si chiude e che rimane sempre aperta. Chi ci rivelerà chi siamo?

*Leonardo Boff è columnist del JB Online
Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato

La concepción del ser humano en el marco de una ecología integral

En su encíclica sobre “el Cuidado de la Casa Común” el Papa Francisco sometió a una rigurosa crítica el clásico antropocentrismo de nuestra cultura a partir de una visión de ecología integral, cosmocentrada, dentro de la cual el ser humano aparece como parte del Todo y de la naturaleza. Esto nos invita a revisar nuestra comprensión del ser humano en el marco de esta ecología integral. Cabe subrayar que las contribuciones de las ciencias de la Tierra y de la vida subyacentes al texto papal vienen englobadas en la teoría de la evolución ampliada. Ellas nos han traído visiones complejas y totalizadoras, insertándonos como un momento del proceso global, físico, químico, biológico y cultural.

Después de todos estos conocimientos nos preguntamos, no sin cierta perplejidad: ¿quiénes somos, al final, en cuanto humanos? Intentando responder diríamos: el ser humano es una manifestación de la Energía de Fondo, de donde todo proviene (Vacío Cuántico o Fuente Originaria de todo Ser); un ser cósmico, parte de un universo, posiblemente entre otros paralelos, articulado en once dimensiones (teoría de las cuerdas), formado por los mismos elementos físico-químicos y por las mismas energías que componen todos los seres; somos habitantes de una galaxia media, una entre doscientos mil millones y de un planeta que circula alrededor del Sol, una estrella de quinta categoría, una entre otras trescientas mil millones, situada a 27 mil años luz del centro de la Vía Láctea, en el brazo interior de la espiral de Orión; que vive en un planeta minúsculo, la Tierra, considerada un superorganismo vivo que funciona como un sistema que se autorregula, llamado Gaia.

Somos un eslabón de la cadena de la vida; un animal de la rama de los vertebrados, sexuado, de la clase de los mamíferos, del orden de los primates, de la familia de los hominidas, del género homo, de la especie sapiens/demens, dotado de un cuerpo de 30 mil millones de células y 40 mil millones de bacterias, continuamente renovado por un sistema genético que se formó a lo largo de 3.800 millones de años, la edad de la vida; que tiene tres niveles de cerebro con cerca de cien mil millones de neuronas: el reptiliano, surgido hace 300 millones de años, que responde de los movimientos instintivos, en torno al cual se formó el cerebro límbico, responsable de nuestra afectividad, hace 220 millones de años, y completado finalmente por el cerebro neo-cortical, surgido hace unos 7-8 millones de años, con el que organizamos conceptualmente el mundo.

Portador de una psique con la misma ancestralidad del cuerpo, que le permite ser sujeto, psique ordenada por emociones y por la estructura del deseo, de arquetipos ancestrales, y coronada por el espíritu que es aquel momento de la conciencia por el cual se siente parte de un Todo mayor, que lo hace siempre abierto al otro y al infinito; capaz de intervenir en la naturaleza, y así de hacer cultura, de crear y captar significados y valores y de preguntarse sobre el sentido último del Todo y de la Tierra, hoy en su fase planetaria, hacia la noosfera, por la cual mentes y corazones confluirán en una Humanidad unificada.

Nadie mejor que Pascal (Ϯ1662) para expresar el ser complejo que somos: “¿Qué es el ser humano en la naturaleza? Una nada delante del infinito, y un todo ante la nada, un eslabón entre la nada y el todo, pero incapaz de ver la nada de donde viene y el infinito hacia donde va. En él se cruzan los tres infinitos: lo infinitamente pequeño, lo infinitamente grande y lo infinitamente complejo (Chardin). Siendo todo eso, nos sentimos incompletos y todavía naciendo pues nos percibimos llenos de virtualidades. Estamos siempre en la prehistoria de nosotros mismos. Y a pesar de ello experimentamos un proyecto infinito que reclama su objeto adecuado, también infinito, que solemos llamar Dios o con otro nombre.

Y somos mortales. Nos cuesta acoger la muerte dentro de la vida y la dramaticidad del destino humano. Por el amor, por el arte y la fe presentimos que nos transfiguramos a través de la muerte. Y sospechamos que en el balance final de las cosas, un pequeño gesto de amor verdadero e incondicional vale más que toda la materia y la energía del universo juntas. Por eso, sólo vale hablar, creer y esperar en Dios si Él es sentido como prolongación del amor, en forma de infinito.

Pertenece a la singularidad del ser humano no sólo aprehender una Presencia, Dios, pasando a través de todos los seres, sino entablar con Él un diálogo de amistad y de amor. Intuye que Él es el correspondiente al deseo infinito que siente, Infinito que le es adecuado y en el que puede reposar.

Ese Dios no es un objeto entre otros, ni una energía entre otras. Si así fuera podría ser detectado por la ciencia. Comparece como aquel soporte, cuya naturaleza es Misterio, que todo sostiene, alimenta y mantiene en la existencia. Sin Él todo volvería a la nada o al Vacío Cuántico de donde irrumpió cada ser. Él es la fuerza por la que el pensamiento piensa, pero que no puede ser pensada. El ojo que ve todo pero que no puede verse. Él es el Misterio siempre conocido y siempre por conocer indefinidamente. Él atraviesa y penetra hasta las entrañas de cada ser humano y del universo.

Podemos pensar, meditar e interiorizar esa compleja Realidad, hecha de realidades, pero es en esa dirección como debe ser concebido el ser humano. Quien es y cuál es su destino final se pierde en el Incognoscible, siempre de alguna manera cognoscible, que es el espacio del Misterio de Dios o del Dios del Misterio. Somos seres siendo sin cesar. Por eso es una ecuación que nunca se cierra y que permanece siempre abierta. ¿Quién revelará quiénes somos? No lo sabemos, pero lo intuimos: un proyecto infinito que sin descanso busca encontrar su Objeto adecuado, que encontrado, puede  finalmente descansar. Y entonces no preguntará más nada sobre si mismo por que todo llegó a su culminancia y plenitud.

*Leonardo Boff es articulista del JB online, filósofo, teólogo y escritor.

Traducción de Mª José Gavito Milano

 

Concepção do ser humano nos limites de uma ecologia integral

Em sua encíclica sobre “o Cuidado da Casa Comum” o Papa Francisco submeteu a uma rigorosa crítica o clássico antropocentrismo de nossa cultura a partir de uma visão de uma ecologia integral, cosmocentrada, dentro da qual o ser humano comparece como parte do Todo  e da natureza. Isso nos convida a revisarmos nossa compreensão do ser humano nos limites desta ecologia integral. Cabe enfatizar que as contribuições das ciências da Terra e da vida, subjacentes ao texto papal, vem englobadas pela teoria da evolução ampliada embora não a cita explicitamente. Elas nos trouxeram visões complexas e totalizadoras, inserindo-nos como um momento do processo global, físico, químico, biológico e cultural.

Após  todos estes conhecimentos nos perguntamos, não sem certa perplexidade: quem somos, afinal enquanto humanos? Tentanto responder, vamos logo dizendo : o ser humano é uma manifestação  da Energia de Fundo, donde tudo provem (Vácuo Quântico ou Fonte Originária de todo Ser); um ser cósmico, parte de um universo, possivelmente, entre outros paralelos, articulado em onze dimensões (teoria das cordas); formado pelos mesmos  elementos físico-químicos e pelas mesmas energias que compõem todos os seres; somos habitantes de uma galáxia média, uma entre duzentas bilhões; circulando ao redor  do Sol, estrela de quinta categoria, uma entre outras trezentas bilhões, situada a 27 mil anos luz do centro da Via-Láctea, no braço interior da aspiral de Órion; morando num planeta minúsculo, a Terra, tida como um super organismo vivo que funciona como um sistema que se autoregula, chamado Gaia.

Somos um elo da corrente sagrada  da vida; um animal do ramo dos vertebrados, sexuado, da classe dos mamíferos, da ordem dos primatas, da família dos hominidas, do gênero homo, da espécie sapiens/demens; dotado de um corpo de 30 bilhões de células e 40 bilhões de batérias, continuamente renovado por um sistema genético que se formou ao largo de 3,8 bilhões de anos, a idade da vida; portador de três níveis de cérebro com cerca cem  bilhões de neurônios: o reptiliano, surgido há 300 milhões de anos, que respondes pelos movimentos instintivos, ao redor do qual se formou o cérebro límbico, responsável pela nossa afetividade, há 220 milhões de anos, e por fim, completado pelo cérebro neo-cortical, surgido há cerca de 7-8 milhões de anos, com o qual organizamos conceptualmente o mundo.

Portador da psiqué com a mesma ancestralidade do corpo, que lhe permite ser  sujeito, psiqué habitada por todo tipo de emoções e  estruturada pelo princípio do desejo, com  arquétipos ancestrais  e coroada pelo o espírito que é aquele momento da consciência pelo qual se sente parte de um Todo maior, que o faz sempre aberto ao outro e  ao infinito; capaz de intervir na natureza, e assim de fazer cultura, de criar e captar significados e valores e se indagar sobre o sentido derradeiro do Todo e da Terra, hoje em sua fase planetária, rumo à noosfera pela qual mentes e corações convergirão numa Humanidade unificada.

Ninguém melhor que Pascal (+1662) para expressar o ser complexo que somos: “Que é o ser humano na natureza? Um nada diante do infinito, e um tudo diante do nada, um elo entre o nada e o tudo, mas incapaz de ver o nada de onde é tirado e o infinito para onde é atraido”. Nele se cruzam os três infinitos: o infinitamente pequeno, o infinitamente grande e o infinitamente complexo (Chardin). Sendo isso tudo, sentimo-nos inteiros mas incompletos e ainda nascendo pois percebemo-nos cheios de virtualidades que forçam por vir à tona. Estamos sempre na pré-história de nós mesmos. E apesar disso experimentamo-nos um projeto infinito que reclama seu objeto adequado, também infinito, que costumamos chamar de Deus ou de outro nome.

E  somos destinados à morte. Custa-nos acolher a morte como parte da vida e a dramaticidade do destino humano. Pelo amor, pela arte e pela fé pressentimos que a morte não é um fim, mas uma invenção da própria vida para nos transfiguramos através dela. E suspeitamos que no balanço final das coisas, um pequeno gesto de amor verdadeiro e incondicional vale mais que toda a matéria e a energia do universo juntas. Por isso, só vale falar, crer e esperar em Deus se Ele for sentido como prolongamento do amor, na forma do infinito.

Pertence à singularidade do ser humano não apenas apreender uma Presença, Deus, perpassando todos os seres, senão entreter com ele um diálogo de amizade e de amor. Intui que Ele seja o correspondente ao infinito desejo que sente, Infinito que lhe é adequado e no qual pode repousar.

Esse  Deus não é um objeto entre outros, nem uma energia qualquer  entre outras. Se assim fosse poderia ser detectado pela ciência. E não seria o Deus da experiência oceânia que não cabe em nenhuma fórmula. Ele comparece como aquele suporte, cuja natureza é Mistério, que tudo sustenta, alimenta e mantem na existência. Sem Ele tudo voltaria ao nada ou ao Vácuo Quântico de onde irrompeu.  Ele é a força pela qual o pensamento pensa, mas que não pode ser pensada. O olho que tudo vê mas que não pode ser visto. Ele é o Mistério sempre conhecido e sempre por conhecer indefinidamente. Ele perpassa e penetra até as entranhas de cada ser humano e do inteiro universo.

Podemos pensar, meditar e interiorizar essa complexa Realidade, feita de realidades. Mas é nessa direção deve ser concebido o ser humano. Quem ele é e qual é o seu destino derradeiro se perde no Incognoscível, sempre de alguma forma cognocível, que é o espaço do Mistério de Deus ou do Deus do Mistério. Somos seres sempre sendo indefinidamente. Por isso é uma equação que nunca se fecha e que permanece sempre em aberto. Quem revelará quem somos? Ninguém nos  quadros do mundo assim como existe e de uma ecologia por mais integral que se apresente.

Leonardo Boff é articulista do JB on line filosofo e escritor

 

               

 

 

Os animais, portadores de direitos e devem ser respeitados

A aceitação ou não da dignidade dos animais depende do paradigma (visão do mundo e valores) que cada um assume. Há dois paradigmas que vêm da mais alta antiguidade e que perduram até hoje.

O primeiro entende o ser humano como parte da natureza e ao pé dela, um convidado a mais a participar da imensa comunidade de vida que existe já há 3,8 bilhões de anos. Quando a Terra estava praticamente pronta com toda sua biodiversidade, irrompemos nós no cenário da evolução como um membro a mais da natureza. Seguramente dotados com uma singularidade, a de ter a capacidade reflexa de sentir, pensar, amar e cuidar. Isso não nos dá o direito de julgarmo-nos donos dessa realidade que nos antecedeu e que criou as condições para que surgíssemos.

A culminância da evolução se deu com o surgimento da vida e não com o ser humano. A vida humana é um sub-capítulo do capítulo maior da vida.

O segundo paradigma parte de que o ser humano é o ápice da evolução e todas as coisas estão à sua disposição para dominá-las e poder usá-las como bem lhe aprouver. Ele esquece que para surgir precisou de todos os fatores naturais, anteriores a ele. Ele juntou-se ao que já existia e não foi colocado  acima.

As duas posições têm representantes em todos os séculos, com comportamentos muito diferentes entre si. A primeira posição encontra seus melhores representantes no Oriente, com o budismo e nas religiões da India. Entre nós além de Bentham, Schopenhauer e Schweitzer, seu maior fautor foi Francisco de Assis, dito pelo Papa Francisco em sua encíclica “Sobre o cuidado da Casa Comum” como alguém “que vivia uma maravilhosa harmonia com Deus, com os outros, com a natureza e consigo mesmo…exemplo de uma ecologia integral”(n.10). Mas não foi este comportamento terno e fraterno de fusão com natureza que prevaleceu.

O segundo paradigma, o ser humano “mestre e dono da natureza” no dizer de Descartes, ganhou a hegemonia. Vê a natureza de fora, não se sentindo parte dela mas seu senhor. Está na raiz no antrropocentrismo moderno que tantos males produziu com referência à natureza e aos demais seres. Pois o ser humano dominou a natureza, submeteu povos e explorou todos os recursos possíveis da Terra, a ponto de hoje ela alcançar uma situação crítica de falta de sustentabilidade.

Seus representantes são os pais fundadores do paradigma moderno como Newton, Francis Bacon e outros, bem como o industrialismo contemporâneo que trata a natureza como mero balcão de recursos, um baú inesgotável de bens e serviços,  em vista do enriquecimento.

O primeira paradigma – o ser humano parte da natureza – vive uma relação fraterna e amigável com todos os seres. Deve-se alargar o princípio kantiano: não só o ser humano é um fim em si mesmo mas igualmente todos os seres,  especialmente os viventes e por isso devem ser respeitados.

Há um dado científico que favorece esta posição. Ao descodificar-se o código genetico por Drick e Dawson nos anos 50 do século passado, verificou-se que todos os seres vivos, da ameba mais originária, passando pelas grandes florestas e pelos dinossauros e chegando até nós humanos, possuimos o mesmo código genetico de base: os 20 aminoácidos e as quatro bases fosfatadas. Isso levou a Carta da Terra, um dos principais documentos da UNESCO sobre a ecologia moderna, a afirmar que “temos um espírito de parentesco com toda a vida”(Preâmbulo). O Papa Francisco é mais enfático: “caminhamos juntos como irmãos e irmãs e um laço nos une com terna afeição, ao irmão sol, à irmã lua, ao irmão rio e à Mãe Terra”(n.92).

Nesta perspectiva, todos os seres, na medida que são nossos primos e irmãos/as e possuem seu nível de sensibilidade, sofrem e são portadores de certa inteligência, que lhes permite  fazer conexões cerebrais e assim se orientarem no mundo. Por isso mesmo são portadores de dignidade e de direitos. Se a Mãe Terra goza de direitos, como afirmou a ONU, eles, como partes vivas da Terra, participam destes direitos.

O segundo paradigma – o ser humano senhor da natureza – tem uma relação de uso com os demais seres e os animais. Se conhecemos os procedimentos da matança de bovinos e de aves ficamos estarrecidos pelos sofrimentos a que são submetidos. Adverte-nos a Carta da Terra:”há que se proteger animais selvagens de métodos de caça, armadilhas e pesca que causem sofrimento extremo, prolongado e evitável”(n.15b).

Ai nos recordamos das palavras sábias do cacique Seatle (1854):”Que é o homem sem os animais? Se todos os animais se acabassem, o homem morreria de solidão de espírito. Porque tudo o que acontecer aos animais, logo acontecerá também ao homem. Tudo está relacionado entre si”.

Se não nos convetermos ao primeiro paradigma, continuaremos com a barbárie contra nossos irmãos e irmãs da comunidade de vida: os animais. Na medida em que cresce a consciência ecológica mais e mais sentimos que somos parentes e assim nos devemos tratar, como São Francisco com o irmão lobo de Gubbio e com os mais simples seres da natureza.Estamos seguros de que chegará o dia em que este nível de consciência será um bem comum de todos os humanos e então, sim, nos comportaremos como uma grande família de seres vivos, diferentes mas unidos por laços de familiariedade e irmandade.

Leonardo Boff é articulista do JB on line e escreveu:Francisco de Assis: saudade do paraíso, Vozes 1999.