Meritiamo ancora di continuare sulla Terra?

Riparare la situazione dell’umanità, della Terra vivente, dei suoi ecosistemi, dei rapporti tra nazioni in guerra militarmente o economicamente; nell’Africa tribù che si ammazzano tra loro, tagliando braccia o gambe, una superpotenza come la Russia che massacra un intero popolo parente, foreste che sono devastate come in Amazzonia e Congo…

Quando seguo i resoconti scientifici dei climatologi che dicono che abbiamo già superato il punto critico del riscaldamento e che non si tornerà più indietro e che né la scienza né la tecnologia potranno più salvarci, appena attenuare e, infine, dicono che abbiamo radicalizzato l’antropocene (gli esseri umani sono la grande minaccia per la vita, siamo alla sesta estinzione della vita), siamo passati attraverso il necrocene (morte di massa degli organismi viventi) e ora arriviamo al pirocene (l’era del fuoco sulla Terra), forse la fase più pericolosa per la nostra sopravvivenza.

I terreni hanno perso la loro umidità, le pietre si sono surriscaldate e foglie e ramoscelli secchi stanno iniziando a provocare incendi spaventosi, come è successo nel 2022 in tutta Europa, persino nell’umida Siberia, in Australia, in California e, specialmente, in Amazzonia. E ancora di più, quando vedo che capi di stato e dirigenti di grandi aziende (CEO) occultano tali dati o non danno loro importanza per non danneggiare gli affari, si stanno scavando la fossa. Ancora peggio quando OXFAM e altre organizzazioni ci mostrano che solo l’1% della popolazione mondiale controlla praticamente tutto il flusso della finanza e che possiede più ricchezza di oltre la metà della popolazione mondiale (pari a 4,7 miliardi) e che nel Brasile, secondo FORBES , 318 miliardari possiedono gran parte della ricchezza in fabbriche, terreni, investimenti, holding, banche, ecc. in un paese nel quale 33 milioni soffrono la fame e 110 milioni s’incontrano in uno stato di insufficienza alimentare (mangiano oggi ma non sanno se mangeranno domani o nei giorni seguenti) e milioni di disoccupati o in lavori puramente informali, ci viene subito la domanda inarrestabile: noi umani siamo ancora umani, o viviamo nella preistoria di noi stessi, senza esserci scoperti come uguali, abitanti della stessa Casa Comune?

Con tutte queste disgrazie di cui l’essere umano, in gran parte, si è reso responsabile, merita ancora di vivere su questo pianeta? O la Terra stessa, possiede una sua strategia interna, come ha rivelato il coronavirus: quando una specie minaccia troppo tutte le altre, trova un modo per ridurre il suo furore o addirittura la elimina in modo che le altre specie possano continuare a svilupparsi sul terreno terrestre.

È in questo contesto che ricordo la frase di uno dei più grandi brasiliani della nostra storia, Betinho, che diceva spesso nelle conferenze: il problema più grande non è economico, non è politico, non è ideologico, non è religioso. Il problema più grande è la mancanza di sensibilità dell’essere umano nei confronti del suo simile che è al suo fianco. Abbiamo perso la capacità di avere compassione per chi soffre, di tendere una mano a chi chiede un pezzo di pane o un posto dove dormire in tempi di pioggia torrenziale.

La cultura del capitale ci ha resi individualisti, consumatori e mai vicini e cittadini con diritti, tanto meno ci fa sentire di fatto fratelli e sorelle perché abbiamo le stesse componenti fisico-chimiche uguali in tutti gli esseri viventi, compresi noi umani.

C’è stato uno che più di duemila anni fa è passato tra noi insegnandoci a vivere l’amore, la solidarietà, la compassione, il rispetto e la riverenza di fronte alla Realtà Suprema, fatta di misericordia e perdono e, a causa di queste verità radicalmente umane, è stato considerato un nemico delle tradizioni religiose, un sovversivo dell’ordine etico del tempo e finì assassinato e innalzato in cima alla croce, fuori dalla città che era simbolo di maledizione e abbandono da parte di Dio. Lui ha sopportato tutto questo in solidarietà con i suoi fratelli e sorelle.

Ancora oggi il suo messaggio rimane. In gran parte, è stato tradito o spiritualizzato per devitalizzare il suo carattere trasformatore e mantenere il mondo cosi com’è, con i suoi poteri e le sue infernali disuguaglianze. Ma altri, pochi, hanno seguito e seguono ancora i suoi esempi, la sua pratica e il suo amore incondizionato. Molti di questi a causa di ciò conoscono il suo stesso destino: la calunnia, il disprezzo e l’eliminazione fisica. Ma, io credo che Dio ancora si trattiene e non ci fa sparire, grazie a questi pochi.

Pur con questa convinzione, di fronte a questo quadro cupo, mi vengono in mente le parole del libro della Genesi: “Il Signore vide quanto fosse cresciuta la malvagità degli uomini sulla terra e come tutti i progetti del loro cuore tendessero solo a il male. Allora il Signore si pentì di aver creato gli esseri umani sulla terra e ebbe il cuore spezzato. Allora il Signore disse: sterminerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato e con lui gli animali, i rettili e anche gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli creati» (Gn 6, 5-7).

Queste parole scritte più di 3-4 mila anni fa sembrano descrivere la nostra realtà. Posto nel giardino dell’Eden (la Terra vivente) per custodirlo e prendersene cura, l’essere umano è diventato la sua più grande minaccia. Non bastava essere omicida come Caino, né etnocida con lo sterminio di interi popoli nelle Americhe e in Africa. È diventato ecocida, devastando e desertificando interi ecosistemi. E ora irrompe come biocida, mettendo in pericolo la vita della biosfera e la vita umana stessa.

Bisogna dirlo chiaramente che esta situacione dramática non è fruto dell’umanità. I suoi causatori sono le grandi corporazioni con i suoi tecnici, c’è il sistema de produzione industriale senza mesura che già funziona furiosamente da 300 anni exauriendo la naturaleza, como un robot che non se può fermanre. Loro sono gli ecoasasini della Terra e della vita.

Qui vale la pena citare i resoconti scientifici di una grande giornalista nordamericana, Elzabeth Kolbert. Dopo aver scritto il pluripremiato libro The Sixth Mass Extinction: an innatural history, ha appena pubblicato The White Sky: the nature of the future. Qui descrive i disperati tentativi degli scienziati di evitare il disastro totale come effetto del riscaldamento globale, che cresce di giorno in giorno; solo nel 2021 sono state immesse in atmosfera 40 miliardi di tonnellate di CO2. Questi scienziati propongono con la geo-ingegneria di bloccare in gran parte il sole in modo che smetta di riscaldare il pianeta. Il cielo diventerà bianco. Quali sarebbero tali conseguenze, soprattutto per la biosfera, per la fotosintesi e per tutto ciò che dipende dal sole? Ecco perché questa tecnologia è messa in discussione. Creerebbe più problemi di quelli che vuole risolvere.

Concludo con l’osservazione di uno dei più grandi naturalisti, Théodore Jacob, che ha scritto un intero libro esattamente con questo titolo: “E se l’avventura umana fallisse” (2000). Alla base del suo presupposto c’è la spaventosa capacità distruttiva degli esseri umani, perché “sono capaci di una condotta insensata e demenziale; a partire d’ora si può temere tutto, tutto, compreso l’annientamento del genere umano» (edizione francese, p. 246).

Sono un pessimista pieno di speranza. Pessimista di fronte alla realtà perversa in cui viviamo e soffriamo. Pieno di speranza perché credo che l’essere umano possa cambiare sulla base di una nuova coscienza e nel Creatore che, da questa crisi ed eventualmente da una rovina, possa costruire un tipo di esseri umani, più fraterni tra loro e rispettosi della Casa Comune.

Leonardo Boff eco-teologo.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

¿Merecemos todavía continuar sobre la Tierra?

Reparando en la situación de la humanidad, de la Tierra viva, de sus ecosistemas, de las relaciones entre las naciones guerreando entre sí militar o económicamente, de tribus en África matándose, cortando brazos o piernas, de una superpotencia como Rusia masacrando a un pueblo pariente suyo, de selvas que están siendo devastadas, como en la Amazonia y en el Congo…

Cuando sigo los informes científicos de los climatólogos diciendo que ya hemos pasado A pergunta que mais importa fazer, aqui, lá fora, e até mesmo às estrelas: por que o ter quase tudo é tão de poucos, e o não ter quase nada é tão de muitos?el punto crítico de calentamiento y que ya no hay vuelta atrás, y que ni la ciencia ni la tecnología nos podrán salvar ya, solo prevenirnos, y finalmente diciendo que radicalizamos el antropoceno (el ser humano es la gran amenaza para la vida, estamos en la sexta extinción de vidas), pasamos por el necroceno (muerte en masa de organismos vivos) y ahora hemos llegado al piroceno (la era del fuego en la Tierra), tal vez la fase más peligrosa para nuestra supervivencia.

Los suelos han perdido su humedad, las piedras se han recalentado y las hojas y las ramas secas empiezan a provocar terribles incendios, como ocurrió en 2022 en toda Europa, hasta en la húmeda Siberia, en Australia, en California y especialmente en la Amazonia. Y más aún, cuando veo que los jefes de estado y los directivos de las grandes empresas (CEOs) ocultan tales datos o no les dan importancia para no perjudicar los negocios, con lo cual están cavando su propia sepultura. Peor aún, cuando OXFAM y otros organismos nos muestran que solo el 1% de la población mundial controla prácticamente todo el flujo de las finanzas y posee más riqueza que más de la mitad de la población mundial (4.700 millones), y que en Brasil, según FORBES, 318 multimillonarios poseen gran parte de su riqueza en fábricas, tierras, inversiones, holdings, en bancos e instituciones de países diferentes al suyo, en el cual 33 millones pasan hambre y 110 millones se encuentran en insuficiencia alimentaria (comen hoy y no saben qué comerán mañana o después) y donde hay millones de parados o en la pura informalidad, me viene a la mente la imparable pregunta: ¿nosotros los humanos, somos todavía humanos o vivimos en la prehistoria de nosotros mismos, sin habernos descubierto como iguales, habitantes de la misma Casa Común?

Con todas estas desgracias, de las cuales el ser humano es en gran parte responsable, ¿todavía merece vivir sobre este planeta? ¿O es que la propia Tierra tiene su estrategia interna, como el coronavirus reveló: cuando una especie amenaza demasiado a todas las demás, busca una manera de disminuir su furor o incluso de eliminarla para que las demás puedan seguir desarrollándose sobre el suelo terrestre?.

En este contexto recuerdo la frase de uno de los mayores brasileros de nuestra historia, Betinho, que decía muchas veces en sus conferencias: el problema mayor no es económico, no es político, no es ideológico, no es religioso. El problema mayor es la falta de sensibilidad del ser humano para con su semejante, con el que está a su lado. Hemos perdido la capacidad de tener compasión con quien sufre, de extender la mano a quien pide un pedazo de pan o un sitio para dormir en época de lluvias torrenciales.

La cultura del capital nos hace individualistas, consumidores, nunca próximos y ciudadanos con derechos, mucho menos nos concede sentir que somos de hecho hermanos y hermanas por tener los mismos componentes físico-químicos, iguales en todos los seres vivos, también en los humanos.

Hace más de dos mil años, hubo alguien que pasó entre nosotros enseñándonos a vivir el amor, la solidaridad, la compasión, el respeto y la reverencia ante la Realidad Suprema, hecha de misericordia y perdón, y que, por causa de estas verdades radicalmente humanas, fue considerado un enemigo de las tradiciones religiosas, un subversivo del orden ético del tiempo y acabó ajusticiado y levantado en lo alto de una cruz fuera de la ciudad, lo cual era símbolo de maldición y del abandono de Dios.

Él soportó todo eso en solidaridad con sus hermanos y hermanas Su mensaje ha permanecido hasta hoy, en gran parte traicionado o espiritualizado para desvitalizar su carácter transformador y mantener al mundo así como está, con sus poderes y desigualdades infernales. Pero otros, pocos, siguieron y siguen sus ejemplos, su práctica y su amor incondicional. Muchos de ellos por seguir su causa conocieron y conocen su mismo destino: la calumnia, el desprecio y la eliminación física. Pero es por causa de estos pocos, creo yo, que Dios todavía se contiene y no nos hace desaparecer.

Aún creyendo esto, ante este cuadro sombrío me vienen a la mente las palabras del libro del Génesis: “El Señor vio cuánto había crecido la maldad de los seres humanos en la tierra y cómo todos los proyectos de sus corazones tendían únicamente hacia el mal. Y el Señor se arrepintió de haber creado a los seres humanos en la tierra y su corazón se entristeció. Entonces dijo el Señor: voy a exterminar de la faz de la tierra al ser humano que creé y con él a los animales, los reptiles y a las aves del cielo, pues me pesa haberlos creado” (Gn 6,5-7).

 Estas palabras, escritas hace más de 3-4 mil años, parecen describir nuestra realidad. Colocados en el jardín del Edén (la Tierra viva) para guardarlo y cuidarlo, el ser humano se ha vuelto su mayor amenaza. No bastaba ser homicida como Caín, ni etnocida con la exterminación de pueblos enteros en las Américas y en África. Se ha hecho ecocida, devastando y desertificando ecosistemas enteros. Y ahora irrumpe como biocida, poniendo en peligro la vida de la biosfera y la propia vida humana.

Aquí cabe citar los informes científicos de una gran periodista norteamericana Elizabeth Kolbert. Después de escribir el libro premiado “La Sexta Extinción: una historia nada natural”, acaba de publicar “El Cielo blanco: la naturaleza del futuro”, en el que describe los intentos desesperados de los científicos para evitar el desastre global como efecto del calentamiento, pues crece día a día. Solo en 2021 fueron lanzadas a la atmósfera 40 mil millones de toneladas de CO2. Estos científicos proponen bloquear con geoingeniería una gran parte del sol para que deje de calentar el planeta. El cielo quedaría blanco.

Hay que decirlo claramente: los responsables de esta funesta situación no es sensillamente la  humanidad,sino las grandes cconrporaciones con sus CEOs y técnicos, el sistema que se implantó ya más de tres siglos y que perdió totalmente su justa medida  funcionndo mecanimente como un robot, explotando todo lo que puede de la naturaleza. Esta lógica irrefreable puede conduzirnos a un desastre fatal. Cuién de estos ecoasesinos tiene conciencia de este eventual fin tragico para todos?Hay que continuar con los negocios as usual.

¿Cuáles serían las consecuencias, especialmente para la biosfera, para la fotosíntesis y para todo aquello que depende del sol? Por eso esa tecnología es cuestionada. Crearía más problemas que los que quiere solucionar.

Termino con la observación de uno de los mayores naturalistas, Théodore Monod, que escribió un libro justamente con este título: “Y si la aventura humana fallase” (2000). La base de su suposición es la terrorífica capacidad destructiva de los seres humanos, pues “son capaces de una conducta insensata y demente; a partir de ahora se puede temer todo, verdaderamente todo, incluso la aniquilación de la raza humana” (edición francesa, p.246).

Soy un pesimista esperanzado. Pesimista ante la realidad perversa en la cual vivimos y sufrimos. Esperanzado porque creo que el ser humano puede cambiar a partir de una nueva conciencia, y creo en el Creador que de esta crisis y eventualmente de una ruina puede construir un tipo de seres humanos más fraternos entre sí y respetuosos de la Casa Común.

*Leonardo Boff, eco-teólogo, ha escrito Habitar la Tierra, Vozes 2022; con Jürgen Moltmann, ¿Hay esperanza para la Tierra amenazada? Vozes 2014.

Traducción de MªJosé Gavito Milano

BENOÎT XVI – Un pape de l’ancienne Chrétienté

Chaque fois qu’un Pape meurt, toute la communauté ecclésiale et mondiale est émue, parce qu’elle voit en lui le garant de la foi chrétienne et le principe de l’unité entre les diverses Églises locales. De nombreuses lectures de la vie et des actes d’un Pontife peuvent être faites. J’en ferai une à partir du Brésil (Amérique latine), certainement partielle et incomplète.

Il faut constater que 23,18% des catholiques se situent en Europe et 62% en Amérique latine ; le reste en Afrique et en Asie. L’Église catholique est une Église du Deuxième et du Tiers Monde. Les futurs Papes viendront probablement de ces Églises, pleines de vitalité et porteuses de nouvelles formes d’incarnation du message chrétien dans les cultures non occidentales.

En ce qui concerne Benoît XVI, il convient de distinguer le théologien Joseph Ratzinger et le pontife Benoit

Le théologien Joseph Alois Ratzinger était un intellectuel et théologien typique d’Europe centrale, brillant et érudit. Ce n’était pas un créateur, mais un expert de la théologie officielle. Cela était clairement apparu dans les différents entretiens publics auxquels il participait avec des athées et des agnostiques.

Il n’a pas introduit de nouvelles perspectives, mais a donné une nouvelle expression aux vues traditionnelles, en particulier fondées sur saint Augustin et saint Bonaventure. Peut-être quelque chose de nouveau était sa proposition de considérer l’Église comme un petit groupe très fidèle et saint en tant que « représentation » de l’ensemble. Le nombre de fidèles n’était pas important pour lui :  un petit groupe hautement spirituel suffisait pour représenter l’ensemble. Mais il est apparu qu’au sein de ce groupe de purs et de saints il y avait des pédophiles et des membres impliqués dans des scandales financiers, ce qui a mis en échec sa thèse de la Représentation.

Une autre position singulière, qui a fait l’objet d’une controverse sans fin avec moi, mais qui s’est propagée dans l’Église, était l’interprétation selon laquelle «l’Église catholique est l’unique Église du Christ». Les discussions conciliaires et l’esprit œcuménique ont changé le verbe « est » par « subsiste ». ce qui ouvrait un chemin pour que, dans d’autres Églises, l’Église du Christ « subsiste » également. Ratzinger a toujours déclaré que ce changement n’introduisait qu’un synonyme de « est », ce que l’examen approfondi des procès-verbaux théologiques du Concile n’a pas confirmé. Mais il a continué à soutenir sa thèse. Il a également déclaré que les autres Églises ne sont pas des Églises au sens plein, mais ne disposent que d’éléments partiels.

Il a poursuivi en disant à plusieurs reprises que ma position s’était généralisée parmi les théologiens, ce qui suscitait de nouvelles critiques de sa part. Cependant, il était isolé parce qu’il avait causé une grande déception chez d’autres Églises chrétiennes, telles que luthérienne, baptiste, presbytérienne et d’autres, en fermant la porte au dialogue œcuménique.

Il a compris l’Église comme une sorte de château fortifié contre les erreurs de la modernité, en plaçant l’orthodoxie de la foi, toujours liée à la vérité (son tonus firmus), comme référence principale. Malgré son caractère personnel sobre et courtois, il s’est montré comme préfet de la Congrégation pour la Doctrine de la Foi, extrêmement dur et implacable.

Une centaine de théologiennes et théologiens, parmi les plus éminents, ont été condamnés soit à la suppression de leur chaire, soit à l’interdiction d’enseigner et d’écrire de la théologie, soit, comme dans mon cas, au « silence obséquieux » Ainsi des noms notables de l’Europe comme Hans Küng, Edward Schillebeeck, Jacques Dupuis, B. Haering, J. M. Castillo entre autres. En Amérique latine, le fondateur de la théologie de la libération, le Péruvien Gustavo Gutiérrez, Jon Sobrino,la théologienne Ivone Gebara ont été censurés, ainsi que l’auteur de ces lignes. D’autres ont été touchés aux États-Unis, comme Charles Curran et R. Haight. Les livres d’un théologien indien décédé, le père Anthony de Mello, ont été  interdits, comme ceux d’un autre indien, Belasurya.

Nous, les théologiens déçus d’Amérique latine, n’avons jamais compris pourquoi a été interdite la collection « Théologie et libération », en 53 volumes, impliquant des dizaines de théologiens et de théologiennes (environ 25 tomes avaient été publiés) qui étaient destinés à une diffusion aux séminaires, aux communautés ecclésiales de base et aux groupes chrétiens engagés sur les droits de l’homme. C’était la première fois qu’une œuvre théologique majeure avait été produite, en dehors de l’Europe, avec une réputation mondiale. Mais ce projet a rapidement été avorté. Le théologien Joseph Ratzinger s’est révélé être un ennemi des amis des pauvres. Cela s’inscrira négativement dans l’histoire de la théologie.

Beaucoup de théologiens affirment qu’il avait une obsession à l’encontre du marxisme, mal ressentie en Union soviétique. Il a publié un document sur la théologie de la libération, Libertatis nuntius (1984), plein d’avertissements, mais sans condamnation explicite. Un autre document ultérieur, Libertatis conscientia (1986) soulignait des éléments positifs, mais avec trop de restrictions.

On peut dire qu’il n’a jamais compris la clef de cette théologie : le « choix des pauvres contre la pauvreté et pour la libération ». Elle faisait des pauvres des protagonistes de leur libération, et non plus les simples bénéficiaires de la charité et du paternalisme selon le point de vue traditionnel partagé par le pape Benoît XVI.

Benoît XVI, en tant que Pontife, a inauguré le « Retour à la Grande Discipline », avec une nette tendance réparatrice et conservatrice, au point de réintroduire la messe en latin et en tournant le dos au peuple. Cela a provoqué un étonnement général dans l’Église elle-même lorsqu’en 2000 il a publié le document « Dominus Jesus ». Il y réaffirmait l’ancienne doctrine médiévale et dépassée par le Concile Vatican II, selon laquelle «hors de l’Église catholique, pas de salut». Les non-chrétiens couraient de graves risques ! De nouveau il refusait la qualification d’Eglise aux autres Églises, ce qui a provoqué une irritation générale. Elles ne seraient que des communautés ecclésiales. Avec toute son argumentation, il s’est opposé aux musulmans, aux évangéliques, aux femmes et a soutenu la mouvance intégriste contre Vatican II.

Sa façon de diriger l’Église n’était pas charismatique comme celle de Jean-Paul II. Il était plus motivé par l’orthodoxie et l’attachement aux vérités de foi que par l’ouverture au monde et le souci du peuple chrétien qui animent le Pape François.

Il a été un authentique tenant de l’ancienne chrétienté européenne avec son faste et son pouvoir politico-religieux. Dans la perspective actuelle de planétisation, la culture européenne, riche dans tous les domaines, s’est renfermée sur elle-même. Elle s’est rarement montrée ouverte à d’autres cultures anciennes telles que celles d’Amérique latine, d’Afrique et d’Asie. Elle ne s’est jamais délivrée d’une certaine attitude de supériorité qui l’a conduite à coloniser le monde entier, selon une tendance qui n’est pas encore complètement surmontée.

Malgré ces réserves, par ses vertus personnelles et l’humilité dont il a fait preuve en renonçant, à cause du déclin de ses forces, à la charge papale, Benoît XVI sera sûrement compté parmi les Bienheureux.

Leonardo Boff, théologien catholique brésilien.

Boff: «Quella porta sbattuta in faccia alla modernità»

INTERVISTA. Il suo sogno, rievangelizzare l’Europa sotto la guida della Chiesa cattolica. Un progetto medievale, un’umiliazione per i teologi della liberazione

Boff: «Quella porta sbattuta  in faccia alla modernità»

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Leonardo Boff – foto Ap

Nuovo!

Claudia Fanti

Era il 7 settembre del 1984 e Leonardo Boff sedeva come imputato dinanzi al prefetto della Congregazione per la dottrina delle fede Joseph Ratzinger, in quello che appariva a tutti gli effetti come un moderno processo per eresia. Sotto accusa c’era il suo libro Chiesa: carisma e potere, di cui l’ex Sant’uffizio aveva evidenziato aspetti «tali da mettere in pericolo la sana dottrina della fede».

Ma nel mirino del Vaticano non c’era solo un libro: c’era piuttosto quella Teologia della Liberazione (TdL), che, nata dalla realtà dei poveri (interpretata con l’ausilio delle scienze sociali e dell’analisi marxiana della storia) e diretta alla loro liberazione, aveva subito messo in allarme i centri più sensibili del potere politico e religioso.

Sarebbe stato, aveva garantito Ratzinger, un «colloquio tra fratelli» – con gli occhi del mondo puntati su Roma non era il caso di evocare immagini inquisitoriali -, ma l’esito era già scritto. L’anno successivo Boff sarebbe stato punito con l’obbligo del silenzio ossequioso. E nel 1992, in seguito alla minaccia di ulteriori provvedimenti disciplinari, avrebbe abbandonato l’Ordine dei Francescani e rinunciato al sacerdozio, pur continuando infaticabilmente a svolgere la sua attività di teologo della liberazione. Oggi, di fronte alla morte del suo persecutore, dice di non provare alcun risentimento, evidenziando solo la necessità di una «lettura oggettiva» del pensiero e dell’azione di Ratzinger.

Per Benedetto XVI sono state spese grandi parole di elogio. Lei che, insieme a tanti altri, ha pagato di persona la persecuzione vaticana, come reagisce di fronte ai commenti di questi giorni?
È normale parlare bene dei morti, soprattutto se si tratta di un papa. Tuttavia, la teologia, non potendo sottrarsi a una lettura oggettiva e critica, deve avere il coraggio di mostrare anche le ombre di Benedetto XVI. Era un teologo progressista e stimato quando insegnava in Germania. Ma poi si era lasciato contaminare dal virus conservatore della millenaria istituzione ecclesiastica, fino ad abbracciare, in alcuni aspetti, posizioni reazionarie e fondamentaliste. Basti pensare alla dichiarazione Dominus Iesus del 2000, nella quale rilanciava la vecchia tesi medievale, superata dal Vaticano II, secondo cui “fuori dalla Chiesa non c’è salvezza”: Cristo è l’unica via di salvezza e la Chiesa è il pedaggio esclusivo. Nessuno percorrerà il cammino se prima non pagherà il pedaggio. Quanto alle Chiese non cattoliche, non sarebbero «Chiese in senso proprio», ma solo «comunità separate». Una porta sbattuta in faccia all’ecumenismo. Il suo sogno era quello di una rievangelizzazione dell’Europa sotto la guida della Chiesa cattolica. Un progetto risibile e impraticabile, dovendo fare piazza pulita di tutte le conquiste della modernità. Ma Ratzinger era un rappresentante della vecchia cristianità medievale.

C’è stata poi la condanna della Teologia della Liberazione.
Per noi teologi latinoamericani è stata una grande ferita il fatto che egli avesse proibito a decine di teologi e teologhe di tutto il continente di produrre una collana di 53 volumi, dal titolo Teologia della Liberazione, come sussidio per studenti, comunità di base e operatori di pastorale impegnati nella prospettiva dei poveri. Era chiaro che egli non volesse saperne di una teologia elaborata a partire dalle periferie. Per i poveri fu uno scandalo, per noi teologi, appoggiati da centinaia di vescovi, un’umiliazione.

Ratzinger ha pubblicato due Istruzioni sulla TdL. La prima molto dura, nel 1984. La seconda, due anni dopo, dai toni più morbidi, scritta sotto la pressione dei cardinali brasiliani Arns e Lorscheider. Ed è proprio nel 1984 che lei ha subito il processo davanti alla Congregazione della Dottrina della fede.
Il processo si concluse con l’imposizione di un “silenzio ossequioso”, un eufemismo per indicare il divieto di parlare, di insegnare, di svolgere qualsiasi attività teologica. Ma non provo alcun risentimento ripensando a quei giorni turbolenti: il fatto di aver abbracciato la causa dei poveri, i prediletti del Gesù storico, mi faceva sentire sicuro. Inoltre quel processo, seguito dai mezzi di comunicazione di tutto il mondo, aveva offerto un’enorme opportunità per far conoscere la TdL. Tutti compresero che in gioco non c’era solo una teologia, ma la posizione della Chiesa dinanzi al dramma dei poveri e degli oppressi. Con la censura e la persecuzione di tanti teologi, da Gustavo Gutiérrez a Jon Sobrino, Ratzinger non ha offerto un buon esempio: non ha ascoltato il clamore dei poveri, ha condannato i loro amici e alleati e ha frainteso la TdL. Guai a chi non si colloca al lato dei poveri, perché saranno loro a giudicarci.

Cosa ha comportato questo fraintendimento?
Il mancato appoggio di Ratzinger alla TdL ha fatto vacillare molti cristiani. Tanto più in quanto ai teologi nella linea della liberazione era vietato offrire consulenze pastorali ai vescovi e persino accompagnare le comunità di base. È stata negata loro la gioia di lavorare nella pastorale e di insegnare teologia. Ratzinger è stato un fattore di divisione all’interno della nostra Chiesa latinoamericana.

Come valuta il suo pontificato?
Benedetto XI ha dato continuità all’inverno ecclesiale avviato da Giovanni Paolo II con l’abbandono delle riforme del Concilio. Con il «ritorno alla grande disciplina» da lui promosso ha persino accentuato questa tendenza. Basti pensare alla reintroduzione della messa in latino. Ha concepito la Chiesa come un castello fortificato contro gli errori della modernità, dal relativismo al marxismo fino alla perdita della memoria di Dio nella società. Ha posto al centro la Verità, con la sua difesa dell’ortodossia. Privo di capacità di governo, ha seminato nella Chiesa più paura che gioia, più controllo che libertà. Era una persona affabile e delicata, ma senza il carisma del suo predecessore. Tuttavia, per le sue virtù personali e la sofferenza che ha patito, sono certo che verrà accolto tra i beati.

Come ha interpretato la sua rinuncia ?
Aveva preso coscienza degli scandali sessuali e finanziari nella Chiesa, ma sentiva di non avere le forze per modificare la situazione. Serviva un altro papa più di polso. Non si trattava di problemi di salute, ma del fatto che si sentiva psicologicamente, mentalmente e spiritualmente impotente.

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