Agua y ‘derecho a la esperanza’: debemos devolver lo público al Estado

2.200 millones de personas no saben lo que es el agua potable y 4.200 millones de personas no tienen acceso a servicios higiénicos
Las sequías están afectando a un número cada vez mayor de regiones del mundo (incluida la Amazonía). La devastación de los bosques y la degradación del suelo desempeñan un papel importante en este sentido. Varias grandes ciudades costeras de todo el mundo están amenazadas por inundaciones debido al aumento del nivel del mar
Ya no hay bienes y servicios comunes reales, ni bienes verdaderamente públicos. El Estado público está cada vez más privatizado

https://www.religiondigital.org/opinion/Agua-debemos-devolver-publico_0_2257274276.html

l principio di autodistruzione e la lotta contro il Covid-19

Dopo che le due prime bombe atomiche furono sganciate sulle città di Hiroshima e Nagasaki, l’umanità si creò un incubo dal quale non è riuscita ancora a liberarsi. Invece, è diventata una realtà che minaccia la vita su questo pianeta e la distruzione di gran parte del sistema vitale. Sono state create armi nucleari, chimiche e biologiche molto più distruttive che possono porre fine alla nostra civiltà e influenzare profondamente la Terra viva.

Ancora peggio, abbiamo creato l’intelligenza artificiale autonoma. Con i suoi algoritmi che combinano miliardi di informazioni raccolte da tutti i paesi del mondo, potrebbe prendere decisioni a nostra insaputa. Eventualmente, in una coincidenza pazzesca, potrebbe, come abbiamo detto prima, penetrare negli arsenali delle armi nucleari o in altri di uguale o maggiore potenza letale e lanciare una guerra totale di distruzione di tutto ciò che esiste, compresa se stessa. E’ il principio di autodistruzione. Cioè, è nelle mani degli esseri umani porre fine alla vita visibile così come la conosciamo (che è solo il 5%, il 95% sono vite microscopiche invisibili).

Dobbiamo governare sulla morte. Può succedere in qualsiasi momento.

Si è già creata un’espressione per dare un nome a questa nuova fase della storia umana, una vera era geologica: l’antropocene, cioè l’essere umano come la grande minaccia per il sistema-vita e per il sistema-Terra. L’essere umano è il grande Satana della Terra, che può decimare, come un anticristo, se stesso e gli altri, i suoi simili, e liquidare i fondamenti che sostengono la vita.

L’intensità del processo letale è così grande che stiamo già parlando dell’era del necrocene, cioè dell’era della produzione in massa della morte. Siamo già dentro la sesta estinzione di massa. Ora è stata accelerata irrevocabilmente, vista la volontà di dominare la natura e i suoi meccanismi di aggressione diretta contro la vita e contro Gaia, la Terra vivente, in funzione di una crescita illimitata, di un assurdo accumulo di beni materiali fino al punto di creare un sovraccarico sulla Terra.

In altre parole, siamo arrivati a un punto in cui la Terra non può sostituire i beni e i servizi naturali che le sono stati estratti e comincia a mostrare un avanzato processo di degenerazione attraverso tsunami, tifoni, scongelamento delle calotte polari e permafrost, siccità prolungate, spaventose tempeste di neve e la comparsa di batteri e virus difficili da controllare. Alcuni di questi, come l’attuale coronavirus, possono portare alla morte di milioni di persone.

Tali eventi sono reazioni e possono essere rappresaglie della Terra davanti alla guerra che combattiamo contro di essa su tutti i fronti. Questa morte in massa si verifica in natura,  dove migliaia di specie viventi scompaiono in modo permanente ogni anno, e nelle società umane, dove milioni di persone soffrono la fame, la sete e ogni sorte di malattie mortali.

C’è una crescente percezione generale che la situazione dell’umanità non sia sostenibile. Se questa logica perversa continua, si costruisce un percorso che porta alla nostra sepoltura. Facciamo un esempio: in Brasile viviamo sotto la dittatura dell’economia ultra neoliberale, con una politica di estrema destra, violenta e crudele per le grandi maggioranze povere. Perplessi, abbiamo visto i mali che sono stati fatti, annullando i diritti dei lavoratori e internazionalizzando la ricchezza nazionale che sostiene la nostra sovranità come popolo.

Coloro che nel 2016 hanno compiuto il colpo di Stato contro la presidenta Dilma Rousseff hanno accettato la ricolonizzazione del Paese, divenuto vassallo della potenza dominante, gli Stati Uniti, e condannato ad essere solo un esportatore di commodities e un alleato minore e subordinato al progetto imperiale.

Quello che si sta facendo in Europa contro i rifugiati, rifiutando la loro presenza in Italia e in Inghilterra e peggio ancora in Ungheria e nella cattolicissima Polonia, raggiunge livelli di disumanità di grande crudeltà. Le misure del presidente degli Stati Uniti, Trump, strappando i figli dai loro genitori migranti e mettendoli in gabbia, denotano la barbarie e l’assenza di ogni senso di umanità.

È già stato detto: “nessun essere umano è un’isola… non chiedere mai per chi suonano la campane. Suonano per te, per me, per tutta l’umanità”. Se grandi sono le tenebre che abbassano i nostri spiriti, ancora maggiori sono i nostri desideri di luce. Non lasciamo che la suddetta pazzia abbia l’ultima parola.

La più grande e ultima parola che grida in noi e ci unisce a tutta l’umanità è di solidarietà e compassione per le vittime, è per la pace e il buon senso nei rapporti tra i popoli. Le tragedie ci danno la dimensione della disumanità di cui siamo capaci, ma permettono anche di far emergere l’umano che è in noi, al di là delle differenze di etnia, ideologia e religione. L’umano che è in noi ci fa preoccupare insieme, mostrare solidarietà insieme, piangere insieme, asciugare insieme le lacrime, pregare insieme, cercare insieme la giustizia sociale mondiale, costruire insieme la pace e rinunciare insieme alla vendetta e a ogni tipo di violenza e di guerra.

La sapienza dei popoli e la voce del nostro cuore lo confermano: non è uno Stato che è diventato terrorista, come gli Stati Uniti sotto il presidente Bush, che sconfiggerà il terrorismo. Né è l’odio per gli immigrati latini, diffuso da Trump, che porterà la pace. Un dialogo instancabile, un negoziazione aperta  e un trattamento equo elimineranno le basi di qualsiasi terrorismo e troveranno la pace. Le tragedie che ci hanno colpito nel profondo del cuore, in particolare la pandemia virale che ha colpito l’intero pianeta, ci invitano a ripensare i fondamenti della convivenza umana nella nuova fase planetaria, e come prendersi cura della Casa comune, la Terra, come chiede papa Francesco nella sua enciclica di ecologia integrale “sulla cura della Casa Comune” (2015).

Il momento è urgente. E questa volta non c’è un piano B che ci possa salvare. Dobbiamo essere salvati tutti, perché formiamo una comunità di destino Terra-Umanità. Per questo dobbiamo abolire la parola nemico. La paura crea il nemico. Esorcizziamo la paura quando trasformiamo il lontano in un vicino e il vicino in un fratello e in una sorella. Scacciamo la paura e il nemico quando iniziamo a dialogare, a conoscerci, ad accettarci, a rispettarci, ad amarci, in una parola, a prenderci cura l’uno dell’altro.

Prendersi cura del nostro modo di vivere insieme in pace, solidarietà e giustizia; prendersi cura del nostro ambiente affinché sia un ambiente completo, senza distruggere gli habitat dei virus che provengono da animali o dagli arborovirus che si trovano nelle foreste, un ambiente in cui sia possibile riconoscere il valore intrinseco di ogni essere; prendersi cura della nostra cara e generosa Madre Terra.

Se ci prendiamo cura di noi stessi come fratelli e sorelle, le cause della paura scompaiono. Nessuno ha bisogno di minacciare nessuno. Possiamo camminare per le nostre strade di notte senza paura di essere derubati e aggrediti. Questa cura sarà efficace solo se accompagnata dalla giustizia necessaria a soddisfare i bisogni dei più vulnerabili, se lo Stato sarà presente con misure sanitarie (quanto importante è stato il Sistema Sanitario Unificato in Brasile,  di fronte al Covid-19), con le scuole, con la sicurezza e con spazi di convivenza, di cultura e di tempo libero.

Solo in questo modo godremo di una pace che può essere raggiunta quando c’è un minimo di buona volontà generale e un senso di solidarietà e benevolenza nelle relazioni umane. Questo è il desiderio incrollabile della maggior parte degli umani. Questa è la lezione che l’intrusione del Covid-19 in noi ci sta dando e che dobbiamo assumere nelle nostre abitudini nei tempi post-coronavirus.

*Leonardo Boff è ecoteologo, filosofo e ha scritto La Madre Terra colpisce l’umanità: avvertenze del Covid-19, di prossima pubblicazione dalla editora Vozes.

Traduzione di M. Gavito e S. Toppi

Van Gogh habla del amor necesario

Vivimos actualmente tiempos sombríos de mucho odio, ausencia de fineza y especialmente de falta de amor. La historia no es rectilínea ni la propia evolución del universo lo es. Pasa del orden (cosmos) al desorden (caos), de lo sim-bólico (lo que une) a lo dia-bólico (lo que separa), de las sombras a la luz, de thánatos (las negatividades de la vida) a eros (las excelencias de la vida) y de Cristo al Anti-Cristo.

Tales antítesis no son deformaciones de la realidad, sino la condición de todas las cosas. En el ámbito humano decimos que así es la condition humaine. Es decir, hay momentos en que predomina el orden, la armonía social, la convivencia inclusiva, que representan el eros. En otros predomina el thánatos, la dimensión de muerte, de odio y de desgarro. Obsérvese que las dos realidades vienen siempre juntas y están simultáneamente presentes en todos los momentos y circunstancias.

Actualmente a nivel mundial y nacional estamos viviendo duramente la dimensión de thánatos, de lo dia-bólico, de las sombras. Hay guerras en el mundo, racismo, fundamentalismo produciendo incontables víctimas, ascensión del autoritarismo, del populismo, que son disfraces del despotismo. Como si todo esto no bastase, estamos bajo la invasión de la Covid-19, fruto de la sistemática agresión humana contra la naturaleza (antropoceno) y del contraataque que ella está lanzando contra nosotros, poniendo especialmente al capitalismo y a los países militaristas con su máquina de matar, de rodillas.

Todos los caminos religiosos y espirituales dan centralidad al amor. No necesitamos referirnos a Jesús para quien el amor es todo o al texto de inigualable belleza y verdad de san Pablo en la primera Carta a los Corintios, en el capítulo 13: “el amor nunca acabará… en el presente permanecen estas tres, la fe, la esperanza y el amor, y la más excelente es el amor” (13.8-13).

No me resisto a citar el texto sobre el amor de la Imitación de Cristo, de 1441, el libro más leído en la cristiandad después de la Biblia. Como canto del cisne de mi actividad teológica de más de 50 años, lo retraduje del latín medieval, depurándole como mucho de los dualismos típicos de la época. Leámoslo:

«Gran cosa es el amor. Es un bien verdaderamente inestimable que por si sólo vuelve suave lo que es penoso y soporta sereno toda adversidad. Porque lleva la carga sin sentir el peso, torna lo amargo dulce y sabroso… El amor desea ser libre y sin amarras que le impidan amar con totalidad. Nada más dulce que el amor, nada más fuerte, nada más sublime, nada más profundo, nada más delicioso, nada más perfecto o mejor en el cielo y en la tierra… Quien ama, vuela, corre, vive alegre, se siente liberado de todas las amarras. Da todo a todos y posee todo en todas las cosas, porque más allá de todas las cosas, descansa en el Sumo Bien del cual se derivan y proceden todos los bienes. No mira las dádivas, se eleva por encima de  todos los bienes hasta aquel que los concede. El amor muchas veces no conoce límites pues su fuego interior supera toda medida. Es capaz de todo y realiza cosas que quien no ama no comprende; quien no ama se debilita y acaba cayendo.  El amor vigila siempre y hasta duerme sin dormir… Sólo quien ama comprende el amor» (libro III capítulo 5).

En los momentos dolorosos que estamos viviendo y sufriendo, tenemos que rescatar lo más importante que verdaderamente nos humaniza: el simple amor. Se siente grandemente su falta en todas partes y relaciones. Sin él nada de grande, de memorable y de heroico ha sido construido en la historia. El amor hace que tantos médicos y médicas, enfermeros y enfermeras y todos los que trabajan contra la Covid-19, sacrifiquen sus vidas para salvar vidas, y por eso muchos de ellos acaban cayendo víctimas de la enfermedad.

Ellos nos confirman la excelencia del amor incondicional. Testimonios de las ciencias de la vida, del arte y de la poesía refuerzan lo que proclaman las religiones. Son convincentes las palabras del genial pintor Vincent van Gogh en una carta a su hermano Théo: «Hay que amar para trabajar y volverse un artista, un artista que pretende poner sentimiento en su obra: primero tiene que sentirse a sí mismo y vivir con su corazón… El amor califica nuestro sentimiento de deber y define claramente nuestro papel… el amor es la más poderosa de todas las fuerzas» (Lettres à son frère Théo, Gallimard 1988, 138, 144). A. Artaud que hizo la introducción a las cartas de van Gogh dice de él que rechazó entrar en esta sociedad sin amor: “fue un suicida de la sociedad”.

Consideremos lo que afirman los estudios sobre el proceso cosmogénico y de la nueva biología. Cada vez está más claro que el amor es un dato objetivo de la realidad global y cósmica, un evento bienaventurado del propio ser de las cosas, en las cuales nosotros estamos incluidos.

Ejemplo de eso es lo que escribió James Watson, que con Francis Crick descodificó en 1953 la doble hélice del código genético: «El amor pertenece a la esencia de nuestra humanidad. El amor, ese impulso que nos hace cuidar del otro, fue lo que permitió nuestra supervivencia y éxito en el planeta. Ese impulso, creo, que salvaguardará nuestro futuro… Tan fundamental es el amor para la naturaleza humana que estoy seguro de que la capacidad de amar está inscrita en nuestro DNA. Un san Pablo (que tan excelentemente escribió sobre el amor) secular diría que el amor es la mayor dádiva de nuestros genes a la humanidad». (J. Watson, ADN: el secreto de la vida, Companhia das Letras, São Paulo 2005, p. 433-434).

Los biólogos chilenos Humberto Maturana y Francisco Varela mostraron la presencia cósmica del amor. Dicen que los seres, incluso los más originarios como los topquarks, se relacionan e interactúan entre ellos espontáneamente, por pura gratuidad y alegría de convivir. Tal relación no responde a una necesidad de supervivencia. Se instaura por un impulso de crear lazos nuevos, por la afinidad que emerge espontáneamente y que produce deleite. Es el adviento del amor.

De esta forma, la fuerza del amor atraviesa todos los estadios de la evolución y enlaza a todos los seres dándoles irradiación y belleza.

El amor cósmico realiza lo que la mística ha intuido siempre sobre la gratuidad y la belleza: «la rosa no tiene un por qué. Florece por florecer. Ella no se ocupa de sí misma ni se preocupa de si la admiran o no» (Ángel Silesius). Así el amor, como la flor, ama por amar y florece como fruto de una relación libre, como entre dos personas enamoradas y apasionadas.

Fernando Pessoa expresó bien esta experiencia en los Poemas de Alberto Caieiro: «Si hablo de la Naturaleza no es porque sepa lo que es /sino porque la amo, y la amo por eso,/ porque quien ama nunca sabe lo que ama/ni sabe por qué ama, ni qué es amar/Amar es la eterna inocencia» (Obra poética, Aguilar 1974, p.205).

Por el hecho de ser humanos y autoconscientes, podemos hacer del amor un proyecto personal y civilizatorio: vivirlo conscientemente, crear condiciones para que la amorización se dé entre los seres humanos y con todos los demás seres de la naturaleza, hasta con alguna estrella del universo.

El amor es urgente en Brasil y en el mundo. Con realismo Paulo Freire, tan calumniado por los propulsores del odio y de la ignorancia, nos dejó esta misión: forjar una sociedad donde no sea tan difícil el amor. Educar, decía él, es un acto de amor.

Digámoslo con todas las palabras: el sistema mundial capitalista y neoliberal no ama a las personas. Ama el dinero y los bienes materiales; ama la fuerza de trabajo del obrero, sus músculos, su saber, su producción y su capacidad de consumir. Pero no ama gratuitamente a las personas como personas, portadoras de dignidad y de valor. Lo que nos está salvando en este momento de irrupción de la Covid-19 son exactamente los valores que el capitalismo niega.

Predicar el amor diciendo: «amémonos unos a otros como nos amamos a nosotros mismos», es revolucionario. Es ser anti-cultura dominante y contra el odio imperante.

Hay que hacer del amor aquello que el gran florentino, Dante Alighieri, escribió al final de cada cántico de la Divina Comedia: “el amor que mueve el cielo y todas las estrellas”; y yo añadiría, amor que mueve nuestras vidas, amor que es el nombre sacrosanto del Ser que hace ser todo lo que es, y que es la Energía sagrada que hace latir de amor nuestros corazones.

*Leonardo Boff es ecoteólogo y acaba de escribir: Covid-19: la Madre Tierra contraataca a la humanidad, que saldrá publicado por la editora Vozes.

Traducción de Mª José Gavito Milano

Post-covid-19: what to include in cosmology and ethics (III)

Let’s complete the thought provoking commentary of the text of the Earthcharter affirming that we must seek a new start in order to forge a sustainable mode of living on planet Earth.
To that end, “a new sense of global interdependence is required.” The relationship of everything with everything, and consequently, global interdependence, represents a cosmological constant.  Everything in the universe is relationship. It is also a quantum physics axiom, according to which all beings are inter-retro-related. We ourselves, human beings, are a rhizome (bulb of roots) of relationships that extend in every direction. This implies understanding that all problems:  ecological, economic, political and spiritual, are interrelated. We will only save life if we align ourselves with this universal logic  the logic of the universe and nature.
The Earthcharter continues: “universal responsibility is required.” Responsibility means being aware of the consequences of our actions, whether they are beneficial or hurtful to other beings. Hans Jonas wrote a classic book about The Principle of Responsibility, that includes the principles of prevention and precaution. Through prevention we can calculate the effects when we intervene in nature. The principle of precaution tells us that if we cannot measure the consequences we must not risk taking certain actions and interventions, because they may produce highly harmful effects for life.
We can see the lack of such collective responsibility in the current pandemic. It demands strict social isolation in order to avoid community spread, but the great majority of people do not abide by that principle. It must be universal.
Moreover, the Earthcharter calls on us: “to creatively develop and apply the vision” (of a sustainable mode of life). Nothing great is accomplished on Earth without imagining and creating the new societies and forms of being that have been envisioned. This is the function of viable utopias.  All utopias broaden our horizons and call on our creativity.  In the cheerful expression of Eduardo Galeano, “utopia takes us from horizon to horizon always making us walk.”
To overcome the habitual means of inhabiting the Common Home, which is a utilitarian relationship, we must dream of our planet as the great Mother, “The Earth of the Good Hope”, (Ignace Sachs and Ladislau Dowbor). Humanity can realize this utopia when it wakes up to the urgency of the need for a different world.
A sustainable mode of life
The Earthcharter also affirms “a vision of a sustainable mode of life”. We are used to the expression, “sustainable development.”  It is in all the official documents and on the lips of the dominant ecology. All serious analyses have shown that our form of production, distribution and consumption is unsustainable, because it is impossible to maintain an equilibrium between what we take from nature and what we leave, such that nature may always reproduce and continuously evolve. Our voracity has made the planet unsustainable, because even if the rich countries wanted to extend their well being to all of humanity, it would require at least three Earths like the one we have, which is clearly impossible.
Current development, that measures economic growth by the Gross National Product, GNP, reveals astonishing inequalities, to the point that the NGO Oxfam, in its 2019 report, notes that 1% of humanity owns half of the wealth of the world, and that 20% controls 95% of that wealth, while the remaining 80% must get by with only 5% of the wealth. These data reveal the totally untenable world in which we live.
The Earthcharter is guided, not by profit, but by life. This is why the great challenge is to create a sustainable mode of living in all aspects of life: the personal, family, social, national and international.
The importance of bio-regionalism
Finally, this sustainable mode of living must be realized at local, national, regional and world levels. Of course, it is about a world project that must be realized through a process. Today, the more advanced portion of this search takes place at the local and regional levels, such that bio-regionalism is seen as the truly viable form of realizing sustainability. We take the region as a reference, not according the arbitrary divisions that still persist, but the one created by nature herself, with her rivers, mountains, jungles, woods, and everything that makes up a regional ecosystem. In this framework, an authentic sustainability can be achieved, including the natural goods, culture and local traditions, the personalities that have marked that history, favoring small enterprises and organic agriculture, with the broadest participation possible, in a democratic spirit. This way a “good living and good life” (the Andean ecological ideal) will happen, sufficient, decent and sustainable with the diminution of inequalities.
This vision, formulated by the Earthcharter, is both grandiose and feasible. What we need is more good will, the only virtue that for Kant has neither defects nor limitations, because if it did, it would not be good. This good will would motivate the communities and, in the end, all of humanity, to really accomplish “a new beginning” (To be continued).
*Leonardo Boff is an ecotheologian and philosopher who has written, To Protect the Earth-Care for Life: How to Avoid the End of the World, Record, Rio, 2010.