Vieni Spirito di vita e salvaci del Covid-19

Tutti ci sentiamo persi, ricercatori, medici, epidemiologi, biologi e tutti i saperi che abbiamo; nessuno conosce il coronavirus e non sappiamo come affrontarlo efficacemente con un vaccino. Speriamo che non sia quello che alcuni biologi hanno temuto a lungo: il virus NBO (Next Big One) “il prossimo grande” virus che farà scomparire parte della specie umana.

Oltre al virus del Covid-19 e ai vari virus già noti, ci troviamo di fronte a tempi ecologicamente pericolosi, con il riscaldamento globale, la sesta estinzione di massa, l’erosione delle biodiversità e altro.

A parte l’uso dei mezzi scientifici che ci stanno lasciando indifesi, abbiamo un riferimento di un altro ordine, che non va contro l’intelligenza ma va oltre la sua portata, è l‘intelligenza spirituale che cattura lo Spirito Creatore. Non è al di fuori della nostra realtà quando è intesa in modo olistico.

Questo Spirito Creatore è responsabile della nascita dell’universo con i suoi miliardi di galassie e miliardi di stelle e pianeti, quello che esisteva prima di ogni cosa e che ha dato origine a quel piccolo punto carico di energia che quando esplode (big bang) ha dato vita all’universo. Esso continua a presiedere l’intero processo cosmogenico, il nostro pianeta e ciascuno di noi, perché è lo Spiritus Creator, il Pneuma, il Soffio di Vita. Nei linguaggi medio-orientali è sempre al femminile, legato alla donna che genera la vita.

In questi momenti di crisi, è l’occasione per invocarlo e supplicarlo: “Tu che sei la Fonte della Vita, salva le nostre vite, le vite dei più indifesi, le vite di tutta l’umanità del terribile Covid-19″.

La Genesi dice che all’inizio aleggiava sul “touwabou” (in ebraico), il caos originale; da esso sono nate tutte le cose e messe nel loro giusto ordine in cielo e in terra e, infine, siamo nati noi esseri umani, uomini e donne.

Allargando l’orizzonte, è importante riconoscere che la loro creazione è minacciata al di là degli effetti letali del covid-19. La minaccia non proviene da un meteorite caduto, come quello che 65 milioni di anni fa sterminò i dinosauri dopo che essi siano vissuti sulla Terra più di 100 milioni di anni. Il meteorite attuale si chiama homo sapiens e demens, doppio demens (inteligente e demente, doppiamente demente).

In tale contesto, riflettiamo rapidamente e invochiamo l’azione di guarigione e di nuova creazione dello Spirito Santo. Le nostre fonti di riferimento sono i due Testamenti ebraico-cristiani e l’esperienza umana, il cui spirito è animato dallo Spirito Creatore, chiamato dalla liturgia “Luce Beatissima”.

Pensare allo Spirito Santo ci costringe ad andare oltre le categorie classiche con cui è stato elaborato il discorso teologico occidentale, tradizionale e convenzionale. Dio, Cristo, la grazia e la Chiesa sono stati pensati all’interno delle categorie metafisiche della filosofia greca di sostanza, essenza e natura. Pertanto, come qualcosa di statico e circoscritto, è sempre immutabile. Questo paradigma è stato reso ufficiale dalla teologia cristiana.

Tuttavia, pensare lo Spirito implica di assumere un altro paradigma, quello del movimento, dell’azione, del processo, dell’emergenza, della storia e del nuovo e del sorprendente. Questo non può essere compreso con la terminologia sostanziale ma con quella del futuro.

Questo paradigma ci avvicina alla cosmologia moderna e alla fisica quantistica. Queste vedono tutte le cose nella genesi, emergere da un sottofondo di Energia senza nome, misteriosa e amorevole che è prima di ogni cosa, nel tempo e nello spazio zero. Questa energia supporta l’universo e tutti gli esseri in esso compresi, penetra il cosmo da un capo all’altro, e ci penetra completamente. Questa Energia di Fondo, chiamata anche Abisso Origine di tutto l’essere, è la migliore metafora dello Spirito Creatore, che è tutto questo e molto di più.

Riprendendo il terzo punto del Credo cristiano: “Credo nello Spirito Santo“, in questo schema assume un nuovo significato, consapevoli che non riusciamo mai a dire quello che dovremmo dire dello Spirito Creatore.

Infine, dobbiamo ammettere che abbiamo toccato il mistero. Non si oppone alla conoscenza perché il mistero è l’illimitatezza di ogni conoscenza. Sa sempre di più e sempre di più, ma in ogni conoscenza il mistero rimane. È per natura illimitato. Questo mistero è rivelato ma è anche velato. La missione di coloro che l’accolgono e si dedicano alla sua riflessione sistematica, come i teologi, anche quelli che si dedicano alla filosofia (come F. Hegel, la cui categoria centrale è lo Spirito Assoluto), è di cercare questa rivelazione incessantemente.

È propio dello Spirito nascondersi all’interno dei processi evolutivi e della storia. È proprio dell’essere umano scoprirlo. Egli “soffia dove vuole e non sappiamo da dove viene o dove va” (cfr. Gv 38). Questo non ci esime dal compito di scoprirlo.

È ciò che speriamo ardentemente che questo Spirito si manifesti e ispiri gli spiriti dei nostri ricercatori a scoprire un vaccino che ci salvi le nostre vite. E quando Egli irromperà sorprendentemente attraverso la loro ricerca, ci rallegreremo e festeggieremo, pieni di gratitudine per la sua azione mediata dallo spirito umano.

Domenica 31 maggio abbiamo celebrato la festa di Pentecoste, una grande festa delle chiese cristiane. È una festa senza fine, perché lo Spirito è sempre all’opera, continua nel corso della storia e ci raggiunge anche nei giorni in cui soffriamo, siamo angosciati e temiamo la letalità del coronavirus. Il Creator Spiritus non ha mai abbandonato la sua creazione, nemmeno nelle quindici grandi distruzioni attraverso le quali è passata. E non ci abbandonerà adesso. “Veni, Creator Spiritus, e salva nos del coronavirus”.

 

*Leonardo Boff è ecoteólogo e ha scritto “O Spirito Santo, Fogo Interior, Doador de Vida e Pai dos pobres”, Vozes 2013 (Lo Spirito Santo: fuoco interiore, donatore di vita e Padre dei poveri).

Traduzione di María Gavito e Stefano Toppi

 

 

Transición ecológica hacia una sociedad biocentrada

Nota: Este texto es una edición abreviada del anterior en portugués, que fué objeto de una conferencia en el Encuentro Mundial de Valores, via ZOOM, realizado en Monterrey, México, que reune centenares de personas de todo el mundo.

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Para comprender el significado del coronavirus, tenemos que encuadrarlo en su debido contexto, no verlo aisladamente bajo la perspectica de la ciencia y de la técnica siempre necesarias. El Coronavírus viene da la naturaleza, contra la cual los seres humanos, particularmente através del capitalismo global desde hace siglos, lleva a cabo una guerra sistemática contra esta naturaleza y contra la Tierra.

           El capitalismo neoliberal gravemente herido

Concentremonos en la causa principal que es el orden capitalista. Conocemos la lógica del capitalismo. Él se caracteriza por explotar hasta el límite la fuerza de trabajo, por el pillaje de los bienes y servicios de la naturaleza, en fin, por la mercantilización de todas las cosas. De una economía de mercado hemos pasado a una sociedad de mercado. En ella las cosas inalienables se transforman en mercancía: Karl Marx en su Miseria de la Filosofía de 1847, lo ha descrito bien: “Cosas intercambiadas, dadas pero jamás vendidas… todo se ha vuelto venal como la virtud, el amor, la opinión, la ciencia y la conciencia… todo se ha vuelto vendible y llevado al mercado». Él llamó a esto el “tiempo de la corrupción general y de la venalidad universal” (ed.Vozes 2019, p.54-55). Es lo que se implantó desde el fin de la segunda guerra mundial.

Nosotros seres humanos, bajo el modo deproducción capitalista hemos roto todos los lazos con la naturaleza, convirtiéndola en un baúl de recursos, considerados ilusamente ilimitados, en función de un crecimiento considerado también ilusamente ilimitado. Resulta que un viejo y limitado planeta no puede soportar un crecimiento ilimitado.

La Tierra viva, Gaia, un superorganismo que articula todos los factores para continuar viva y producir y reproducir siempre todo tipo de vida, ha empezado a reaccionar y a contraatacar mediante el calentamiento global, los eventos extremos en la naturaleza, y el envío de sus armas letales, que son los virus y las bacterias (gripe porcina, aviar, H1N1, zika, chikungunya, SARS, ébola y otros), y ahora el de la COVID-19, invisible, global y letal.

Este virus ha puesto a todos de rodillas, especialmente a las potencias militaristas cuyas armas de destrucción masiva (que podrían destruir toda la vida varias veces) resultan totalmente superfluas y ridículas.

A propósito de la COVID-19 ha quedado claro que cayó como un meteoro rasante sobre el capitalismo neoliberal desmantelando su ideario: el beneficio, la acumulación privada, la competencia, el individualismo, el consumismo, el estado mínimo y la privatización de la cosa pública y los bienes comunes. Ha sido gravemente herido. Ha producido demasiada iniquidad humana, social y ecológica, hasta el punto de poner en peligro el futuro del sistema-vida y del sistema-Tierra.

Mientras, planteó inequívocamente la disyuntiva: ¿vale más el lucro o la vida? ¿Debemos salvar la economía o salvar vidas humanas?

Según el ideario del capitalismo, la elección sería salvar la economía en primer lugar y luego las vidas humanas. Pero hasta hoy nadie ha encontrado la fórmula mágica para articular las dos cosas: producir riqueza y evitar la contaminación de los trabajadores. Si hubiéramos seguido la lógica del capital, todos estaríamos en peligro.

Lo que nos está salvando es lo que le falta a él: la solidaridad, la cooperación, la interdependencia entre todos, la generosidad y el cuidado mutuo de la vida de unos y otros y de todo lo que vive y existe.

               Alternativas posibles para el poscoronavirus

El gran desafío que se nos plantea a cada uno de nosotros, la gran pregunta, especialmente a los dueños de las grandes corporaciones multinacionales es: ¿Cómo continuar? ¿Volver a lo que era antes? ¿Recuperar el tiempo y los beneficios perdidos?

Muchos dicen: volver simplemente a lo que era antes sería un suicidio, porque la Tierra podría volver a contraatacar con virus más violentos y mortales. Los científicos ya han advertido que dentro de poco podemos sufrir un ataque aún más feroz si no aprendemos la lección de cuidar la naturaleza y desarrollamos una relación más amistosa con la Madre Tierra.

Enumero aquí algunas alternativas, pues los señores del capital y las finanzas están en una furiosa pugna entre ellos para salvaguardar sus intereses y sus fortunas.

La primera alternativa sería volver al sistema capitalista neoliberal pero ahora de forma extremadamente radical. El 0,1% de la humanidad, los multimillonarios, serían quienes utilizarían la inteligencia artificial con capacidad para controlar a cada persona del planeta, desde su vida íntima a la privada y la pública. Sería un despotismo de otro orden, cibernético, bajo la égida del control/dominación total de la vida de las poblaciones.

Esta alternativa no ha aprendido nada de la COVID-19, ni ha incorporado el factor ecológico. Bajo la presión general puede asumir una responsabilidad socioecológica para no perder beneficios ni seguidores.

Pero siempre que hay un poder domindor, surge un antipoder incluso con rebeliones causadas por el hambre y la desesperación.

La segunda alternativa sería el capitalismo verde, que ha sacado lecciones del coronavirus y ha incorporado el hecho ecológico: reforestar lo devastado, conservar la naturaleza existente al máximo. Pero no cambiaría el modo de producción ni la búsqueda de beneficio.

Lo verde no discute la desigualdad social perversa y haría de todoa los bienes naturales una ocasión de ganancia. Ejemplo: no sólo ganar con la miel de abejas, sino también con su capacidad de polinizar otras plantas. La relación con la naturaleza y la Tierra es utilitaria y no se le reconocen derechos, como declara la ONU, ni su valor intrínseco, independiente del ser humano. Sigue todavía antropocéntrico.

La tercera sería el comunismo de tercera generación, que no tendría nada que ver con las anteriores, poniendo los bienes y servicios del planeta bajo una administración colectiva y central. Podría ser posible, pero supone una nueva conciencia, además de no dar centralidad a la vida en todas sus formas. Seguiría siendo antropocéntrico. Está en parte representado por los filósofos Zizek y Badiou.Por los perjuicios existenes y la recordación de lo que fué el comunismo de Estado del imperio soviético, controldor y represor, tiene pocos seguidores.

La cuarta sería el eco-socialismo, con mayores posibilidades. Supone un contrato social global con un centro plural de gobierno para resolver los problemas globales de la humanidad. Los bienes y servicios naturales limitados y muchos no renovables se distribuirían equitativamente entre todos, en un consumo decente y sobrio que incluiría también a toda la comunidad de la vida, que también necesita medios de vida y de reproducción.

Esta alternativa estaría dentro de las posibilidades humanas, a condición de desarollar una solida conciencia ecologica, hacerse un dato de toda la sociedad con la responsabilidad por la Tierra y la naturaleza. A mi juicio, és todavia sociocéntrico. Le falta incorporar la nueva cosmología y los datos de las ciencias de la vida, de la complexidad, viendo a la Tierra como un momento del gran proceso cosmogénico, biogénico y antropogénico: Tierra com Gaia, um superorganismo que se autoregula y que garantiza la vida de todos los vivientes.

La quinta alternativa sería el buen vivir y convivir, ensayada durante siglos por los pueblos andinos. Es profundamente ecológica, porque considera a todos los seres como portadores de derechos. El eje articulador es la armonía que comienza con la familia, con la comunidad, con la naturaleza, con todo el universo, con los antepasados y con la Divinidad. Esta alternativa tiene un alto grado de utopía pero quizás la humanidad, cuando se descubra a sí misma como una especie viviendo en una única Casa Común, sea capaz de lograr el buen vivir y convivir.

Conclusión de esta parte: Está claro que la vida, la salud y los medios de vida están en el centro de todo, no el beneficio y el desarrollo (in)sostenible. Se exigirá más Estado con más seguridad sanitaria para todos, un Estado que satisfaga las demandas colectivas y promueva un desarrollo que obedezca a los límites y al alcance de la naturaleza.

Como el problema del coronavirus es global se hace necesario un contrato social global, con un cuerpo plural de dirección y coordinación, para implementar una solución global.

O salvamos a la naturaleza y a la Tierra o engrosaremos la procesión de los que se dirigen al abismo.

¿Cómo buscar una transición ecológica, exigida por la acción mortífera de la COVID-19? ¿Por dónde empezar?

No podemos subestimar el poder del “genio” del capitalismo neoliberal: él es capaz de incorporar los datos nuevos, transformarlos en su beneficio privado y usar para ello todos los medios modernos de robotización, la inteligencia artificial con sus miles de millones de algoritmos y eventualmente las guerras híbridas. Puede convivir sin piedad, indiferente, con los millones y millones de hambrientos y arrojados a la miseria.

Por otra parte, los que buscan una transición paradigmatica,dentro de la cual me situo yo, deben proponer una otra forma de habitar la Casa Comum, con una convivencia respetuosa de la naturaleza y cuidado con todos los ecosistemas, deben generar en la base social otro nivel de conciencia y a nuevos sujetos portadores de esta alternativa.

Para esa inmensa tarea tenemos que descolonizarnos de las visiones del mundo y de falsos valores como el consumismo inculcados por la cultura del capital. Tenemos que ser antisistema y alternativos.

           Presupuestos para una transición bien sucedida

El primero es la vulnerabilidad de la condición humana, expuesta a ser atacada por enfermedades, bacterias y virus.

Dos factores están en el origen de la invasión de microorganismos letales: la excesiva urbanización humana que ha avanzado sobre los espacios de la naturaleza destruyendo los hábitats naturales de los virus y las bacterias que saltan a otro ser vivo o al cuerpo humano. El 83% de la humanidad vive en ciudades.

El segundo factor es la deforestación sistemática debida a la voracidad del capital, que busca la riqueza con el monocultivo de soja, de caña de azúcar, de girasol o con la producción de proteínas animales (ganado), devastando bosques y selvas, y desequilibrando el régimen de humedad y de lluvias en extensas regiones como la Amazonia.

Segundo presupuesto: la inter-retro relación de todos con todos. Somos, por naturaleza, un nudo de relaciones orientado hacia todas las direcciones. La bioantropología y la psicología evolutiva han dejado claro que la esencia específica del ser humano es cooperar y relacionarse con todos. No hay ningún gen egoísta, formulado por Dawkins a finales de los 60 del siglo pasado sin ninguna base empírica. Todos los genes están interrelacionados entre sí y dentro de las células. Nadie está fuera de la relación. En este sentido, el individualismo, valor supremo de la cultura del capital, es antinatural y no tiene ninguna sustenatación biológica.

Tercero presupuesto: el cuidado esencial:Pertenece a la esencia de lo humano el cuidado sin el cual no subsistiríamos. El cuidado es además una constante cosmológica: las cuatro fuerzas que sostienen el universo (la gravitatoria, la electromagnética, la nuclear débil y la nuclear fuerte) actúan sinérgicamente con extremo cuidado sin el cual no estaríamos aquí reflexionando sobre estas cosas.

El cuidado supone una relación amiga de la vida, protectora de todos los seres porque los ve como un valor en sí mismos, independiente del uso humano. Fue la falta de cuidado de la naturaleza, devastándola, lo que hizo que los virus perdieran su hábitat, conservado durante miles de años y pasaran a otro animal o al ser humano. El ecofeminismo ha aportado una contribución significativa a la preservación de la vida y de la naturaleza con la ética del cuidado desarrollada por ellas, porque el cuidado es del ser humano, pero adquiere una especial densidad en las mujeres.

Cuarto presupuesto: la solidaridad como opción consciente. La solidaridad está en el corazón de nuestra humanidad. Los bioantropólogos nos han revelado que este dato es esencial al ser humano. Cuando nuestros antepasados buscaban sus alimentos, no los comían aisladamente. Los llevaban al grupo y servían a todos empezando por los más jóvenes, después a los mayores y luego a todos los demás. De esto surgió la comensalidad y el sentido de cooperación y solidaridad. Fue la solidaridad la que nos permitió dar el salto de la animalidad a la humanidad. Lo que fue válido ayer también vale para hoy.

Esta solidaridad no existe sólo entre los humanos. Es otra constante cosmológica: todos los seres conviven, están involucrados en redes de relaciones de reciprocidad y solidaridad de forma que todos puedan ayudarse mutuamente a vivir y co-evolucionar. Incluso el más débil, con la colaboración de otros subsiste, tiene su lugar en el conjunto de los seres y coevoluciona.

El sistema del capital no conoce la solidaridad, solo la competición que produce tensiones, rivalidades y verdaderas destrucciones de otros competidores en función de una mayor acumulación.

Hoy en día el mayor problema de la humanidad no es ni el económico, ni el político, ni el cultural, ni el religioso, sino la falta de solidaridad con otros seres humanos que están a nuestro lado. El capitalismo ve a cada uno como un consumidor eventual, no como una persona humana con sus preocupaciones, alegrías y sufrimientos.

Es la solidaridad la que nos está salvando ante el ataque del coronavirus, empezando por el personal sanitario que arriesga desinteresadamente su vida para salvar otras vidas. Vemos actitudes de solidaridad en toda la sociedad, pero especialmente en las periferias, donde la gente no puede aislarse socialmente y no tiene reservas de alimentos. Muchas familias que recibieron canastas de alimentos las repartían con otros más necesitados.

Pero no basta con que la solidaridad sea un gesto puntual. Debe ser una actitud básica, porque está en la esencia de nuestra naturaleza. Tenemos que hacer la opción consciente de ser solidarios a partir de los últimos e invisibles, de aquellos que no cuentan para el sistema imperante y son considerados como ceros económicos, prescindibles. Sólo así deja de ser selectiva y engloba a todos, porque todos somos coiguales y nos unen lazos objetivos de fraternidad.

                Transición hacia una civilización biocentrada

Toda crisis hace pensar y proyectar nuevas ventanas de posibilidades. El coronavirus nos ha dado esta lección: la Tierra, la naturaleza, la vida, en toda su diversidad, la interdependencia, la cooperación y la solidaridad deben ser centrales en la nueva civilización si queremos sobrevivir.

Parto de la interpretación siguiente: que nosotros, como primeros, hemos atacado a la naturaleza y a la Madre Tierra durante siglos, pero ahora la reacción de la Tierra herida y la naturaleza devastada se está volviendo en contra nuestra.

Tierra-Gaia y naturaleza son vivos y cómo vivos sienten y reaccionan a las agresiones. La multiplicación de señales que la Tierra nos ha enviado, empezando por el calentamiento global, la erosión de la biodiversidad del orden de 70-100 mil especies por año (estamos dentro de la sexta extinción masiva en la era del antropoceno y del necroceno) y otros eventos extremos, deben ser captados e interpretados.

O cambiamos nuestra relación con la Tierra y la naturaleza en el sentido de sinergia, cuidado y respeto, o la Tierra puede no querernos más sobre su superficie. Y esta vez no hay un arca de Noé que salve a algunos y deje perecer a los demás. O todos nos salvamos o todos pereceremos.

Casi todos los análisis de la COVID-19 se centraron en la técnica, la medicina, la vacuna para salvar vidas, el aislamiento social y el uso de mascarillas para protegernos y no contaminar a los demás. Todo eso debe ser hecho y es indispensable.

Rara vez se habla de la naturaleza, aunque el virus vino de la naturaleza. Eso lo hemos olvidado.

La transición de una sociedad capitalista de superproducción de bienes materiales a una sociedad que sustente toda la vida con valores humano-espirituales como el amor, la solidaridad, la compasión, la interdependencia, la justa medida, el respeto y el cuidado no se producirá de la noche a la mañana.

Será un proceso difícil que requiere, en palabras del Papa Francisco en su encíclica “Sobre el cuidado de la Casa Común”, una “conversión ecológica radical”, que nos llevará a incorporar relaciones de cuidado, protección y cooperación: un desarrollo hecho con la naturaleza y no contra la naturaleza.

El sistema imperante puede conocer una larga agonía, pero no tendrá futuro. En mi opinión, no seremos nosotros los que lo derrotaremos para siempre, sino la propia Tierra, negándole las condiciones para su reproducción al haber excedido los límites de los bienes y servicios de la Tierra superpoblada. Este colapso se verá reforzado por la acumulación de críticas y de prácticas humanas que siempre se han resistido a la explotación capitalista.

     La incorporación del  nuevo paradigma cosmológico, biológico y antropológico

Para una nueva sociedad posCOVID-19 hay que asumir los datos del nuevo paradigma, que ya tiene un siglo de existencia pero que hasta ahora no ha logrado conquistar la conciencia colectiva ni la inteligencia académica, ni mucho menos la cabeza de los “decision makers” políticos.

Este paradigma es cosmológico. Parte del hecho de que todo se originó a partir del big bang ocurrido hace 13.7 mil millones de años. De su explosión salieron las estrellas rojas gigantes y con su explosión, las galaxias, las estrellas, los planetas, la Tierra y nosotros mismos. Todos estamos hechos de polvo cósmico.

La Tierra que tiene ya 4.3 mil millones de años y la vida unos 3.8 mil millones de años están vivas. La Tierra, y esto es un dato de ciencia ya aceptado por la comunidad científica, no sólo tiene vida en ella sino que está viva y produce todo tipo de vidas.

El ser humano que apareció hace unos 10 millones de años es la porción de la Tierra que en un momento de alta complejidad comenzó a sentir, a pensar, a amar y a cuidar. Por eso hombre viene de húmus, de tierra buena.

Inicialmente mantenía una relación de coexistencia con la naturaleza, luego pasó a intervención en ella a través de la agricultura y en los últimos siglos ha llegado a la agresión sistemática mediante la tecnociencia. Esta agresión se ha llevado a cabo en todos los frentes hasta el punto de poner en peligro el equilibrio de la Tierra y ser incluso una amenaza de autodestrucción de la especie humana con armas nucleares, químicas y biológicas.

Esta relación de agresión está detrás de la actual crisis de salud. De seguir adelante, la agresión podría traernos crisis más fuertes hasta aquello que los biólogos temen: The Next Big One, aquel próximo gran virus inatacable y fatal que llevará a la desaparición de la especie humana de la faz de la Tierra.

Para evitar este posible armagedón ecológico, es urgente renovar con la Tierra viva el contrato natural violado: ella nos da todo lo que necesitamos y garantiza la sostenibilidad de los ecosistemas. Y nosotros, según el contrato, le devolvemos cuidado, respeto a sus ciclos y le damos tiempo para que regenere lo que le quitamos. Este contrato natural ha sido roto por ese estrato de la humanidad que explota los bienes y servicios, deforesta, contamina las aguas y los mares.

Es decisivo renovar el contrato natural y articularlo con el contrato social: una sociedad que se siente parte de la Tierra y de la naturaleza, que asume colectivamente la preservación de toda la vida, mantiene en pie sus bosques que garantizan el agua necesaria para todo tipo de vida, regenera lo que fue degradado y fortalece lo que ya está preservado.

                     La relevancia de la región: el biorregionalismo

Dado que la ONU ha reconocido a la Tierra como la Madre Tierra y los derechos de la naturaleza, la democracia tendrá que incorporar nuevos ciudadanos, como los bosques, las montañas, los ríos, los paisajes. La democracia sería socio-ecológica. Solamente Bolivia y Ecuador han inaugurado el constitucionalismo ecológico al reconer los derechos de la Pacha Mama y de los demás seres de la naturaleza.

La vida será el faro orientador y la política y la economía estarán al servicio no de la acumulación sino de la vida. El consumo, para que sea universalizado, deberá ser sobrio, frugal, solidario. Y la sociedad estará suficiente y decentemente abastecida.

Para finlizar, una palabra sobre el bioregionalismo. La punta de lanza de la reflexión ecológica se está concentrando actualmente en torno a la región. Tomando la región, no como ha sido definida arbitrariamente por la administración, sino con la configuración que ha hecho la naturaleza, con sus ríos, montañas, bosques, llanuras, fauna y flora y especialmente con los habitantes que viven allí. En la biorregión se puede crear realmente un desarrollo sostenible que no sea meramente retórico sino real.

Las empresas serán preferentemente medianas y pequeñas, se dará preferencia a la agroecología, se evitará el transporte a regiones distantes, la cultura será un importante elemento de cohesión: las fiestas, las tradiciones, la memoria de personas notables, la presencia de iglesias o religiones, los diversos tipos de escuelas y otros medios modernos de difusión, de conocimiento y de encuentro con la gente.

Pensando en un futuro posible con la introduccion del bioregionalismo: La Tierra seria como un mosaico hecho con distintas piezas de diferentes colores: son las diferentes regiones y ecosistemas, diversos y únicos, pero todos componiendo un único mosaico, la Tierra. La transición se hará mediante procesos que van creciendo y articulándose a nivel nacional, regional y mundial, haciendo crecer la conciencia de nuestra responsabilidad colectiva de salvar la Casa Común y todo lo que le pertenece.

La acumulación de nueva conciencia nos permitirá saltar a otro nivel donde seremos amigos de la vida, abrazaremos a cada ser porque todos, desde las bacterias originales, pasando por los grandes bosques, los dinosaurios, los caballos, los colibríes y nosotros, tenemos el mismo código genético, los mismos 20 aminoácidos y las 4 bases nitrogenadas o fosfatadas. Es decir, todos somos parientes unos de otros con una fraternidad terrenal real como afirman la Carta de la Tierra y la enciclica Laudato Si sobre el cuidado de la Casa Común del Papa Francisco.

Será la civilización de la “felicidad posible” y de la “alegre celebración de la vida”.

 

*Leonardo Boff es ecoteólogo, filósofo y escritor y ha escrito: Ecología: grito de la Tierra, grito de los pobres, Dabar, Mexico 1995/2015, Trotta 1996; Como cuidar da Casa Común, Dabar, Mexico2016.

 

 

 

A transição ecológica para uma sociedade biocentrada

O ataque do coronavírus contra toda a humanidade nos obrigou a nos concentrar no vírus, no hospital, no paciente, no poder da ciência e da técnica e na corrida desenfreada por uma vacina eficaz e no confinamento e distanciamento social Tudo isso é indispensável.

Mas para apreendermos o significado do coronavírus, precisamos enquadrá-lo em seu devido contexto e     não vê-lo isoladamente. Ele expressa a lógica do capitalismo global que, há séculos, conduz uma guerra sistemática contra a natureza e contra a Terra.

             O capitalismo neoliberal gravemente ferido

O capitalismo se caracteriza pela exacerbada exploração da força de trabalho, pela utilização dos saberes produzidos pela tecnociência, pela pilhagem dos bens e serviços da natureza, pela colonização e ocupação de todos os territórios acessíveis. Por fim, pela mercantilização de todas as coisas. De uma economia de mercado passamos para uma sociedade de mercado.

Nela, as coisas inalienáveis se transformaram em mercadoria. Karl Marx em sua Miséria da Filosofia de 1874 profetizou: “Tudo o que os homens considerável inalienável, coisas trocadas e dadas mas jamais vendidas….tudo se tornou venal como a virtude, o amor, a opinião, a ciência e a consciência… tudo foi  levado ao mercado e ganhou seu preço”. A isso ele denominou o “tempo da corrupção geral e da venalidade universal”(ed.Vozes 2019,p.54-55).É o que estamos vivendo desde o fim da segunda guerra mundial.

O capitalismo quebrou todos os laços com natureza, a transformou num baú de recursos, tidos ilusoriamente ilimitados, em função de uma crescimento também tido ilusoriamente ilimitado. Ocorre que um planeta já velho e limitado não suporta um crescimento ilimitado.

Politicamente o neoliberalismo confere centralidade ao lucro, ao mercado, ao Estado mínimo, às privatizações de bens públicos e uma exacerbação da concorrência e do individualismo, a ponto de Reagan e Thatcher dizerem que a sociedade não existe, apenas indivíduos.

A Terra viva, Gaia, um superorganismo que articula todos fatores para continuar viva e produzir e reproduzir sempre todo tipo de vida, começou a reagir e contra-atacar: pelo aquecimento global, pela erosão da biodiversidade, pela desertificação crescente, pelos eventos extremos e pelo envio de suas armas letais que são os vírus e bactérias (gripe suína, aviária, H1N1, zika, chikungunya, SARS, ebola e outros) e agora o covid-19, invisível e letal. Colocou a todos de joelhos, especialmente as potências militaristas cujas armas de destruição em massa (que poderiam destruir toda a vida, várias vezes) se mostraram totalmente supérfluas e ridículas. Agora passamos do capitalismo do desastre para o capitalismo do caos,como diz a crítica do sistema capitalista Naomi Klein.

Uma coisa ficou clara a propósito do covid-19: caiu um meteoro rasante em cima do capitalismo neoliberal desmantelando seu ideário: o lucro, a acumulação privada, a concorrência, o individualismo, o consumismo, o estado mínimo e a privatização da coisa pública e dos commons. Ele foi gravemente ferido. O fato é que produziu demasiada iniquidade humana, social e ecológica, a ponto de pôr em risco o futuro do sistema-vida e do sistema-Terra.

Ele, entretanto, colocou inequivocamente a disjuntiva: vale mais o lucro ou a vida? O que vem antes: salvar a economia ou salvar vidas humanas?

Pelo ideário do capitalismo, a disjuntiva seria salvar a economia em primeiro lugar e em seguida vidas humanas. Mas releva reconhecer que é o que nos está salvando é aquilo que inexiste nele: a solidariedade, a cooperação, a interdependência entre todos, a generosidade e o cuidado mútuo pela vida de uns e de outros.

Alternativas para o pós-coronavírus

O grande desafio colocado a todos, a grande interrogação especialmente, aos donos dos grandes conglomerados multinacionais é: Como continuar? Voltar ao que era antes? Recuperar o tempo e o lucros perdidos?

Muitos dizem: voltar simplesmente ao que era antes, seria um suicídio. Pois a Terra poderia novamente contra-atacar com vírus mais violentos e mortais. Cientistas já advertiram que poderemos, dentro de pouco, sofrer com um ataque ainda mais feroz, caso não tenhamos aprendido a lição de cuidar da natureza e de desenvolver uma relação amigável para com a Mãe Terra.

Elenco aqui algumas alternativas, pois os senhores do capital e das finanças estão numa furiosa articulação entre eles para salvaguardar seus interesses, fortunas e poder de pressão política.

A primeira seria a volta ao sistema capitalista neoliberal extremamente radical. Seria 0,1% da humanidade, bilhardários, que utilizariam a inteligência artificial com capacidade de controlar cada pessoa do planeta, desde sua vida íntima, privada e pública. Seria um despotismo de outra ordem, cibernético, sob a égide do total controle/dominação da vida das populações.

Este não aprendeu nada do covid-19, nem incorporou o fator ecológico. Pela pressão geral, talvez assuma uma responsabilidade socio-ecológica para não perder lucros e frequezes. Mas seguramente haverá grande resistência e até rebeliões provocadas pela fome e pelo desespero.

A segunda alternativa seria o capitalismo verde que tirou as lições do coronavírus e incorporou o fator ecológico: reflorestar o devastado e conservar ao máximo a natureza. Mas não mudaria o modo de produção e a busca do lucro. O capitalismo verde não discute a desigualdade social perversa e faria de tudo da natureza, ocasião de ganho. Exemplo: não apenas ganhar com o mel das abelhas, mas também sobre sua capacidade de polinizar outras flores. A relação para com a natureza e a Terra continuaria utilitarista e não lhe reconheceria direitos,como declarou a ONU e seu valor intrínseco, independente do ser humano.

A terceira seria o comunismo de terceira geração que nada teria com as anteriores, colocando os bens e serviços do planeta sob a administração plural e global para redistribui-los equitativamene a todos. Poderia ser possível, mas supõe uma nova consciência ecológica, além de  dar centralidade à vida em todas as suas formas. Seria ainda antropocêntrico. É pouco representado, pelos filósofox Zizek e Badiou além da carga negativa das experiências anteriores e mal sucedidas.

A quarta, seria o eco-socialismo com maiores possibilidades. Supõe um contrato social mundial com um centro plural de governança para resolver os problemas globais da humanidade. Os bens e serviços naturais seriam equitativamente distribuídos a todos, num consumo decente e sóbrio que incluiria também toda a comunidade de vida. Ela também precisa de meios de vida e de reprodução como água, climas e nutrientes. Esta alternativa estaria dentro das possibilidades humanas, desde que superasse o sociocentrismo e incorporasse os dados da nova cosmologia e biologia, que consideram a Terra como momento do grande processo cosmogênico,biogênico e antropogênico.

A quinta alternativa seria o bem viver e conviver ensaiada por séculos pelos andinos. Ela é profundamente ecológica, pois considera todos os seres como portadores de direitos. O eixo articulador é a harmonia que começa com a família, com a comunidade, com a natureza, com o inteiro universo, com os ancestrais e com a Divindade. Esta alternativa possui alto grau de utopia, Talvez, quando a humanidade se descobrir como espécie, habitando numa única Casa Comum, teria condições de realizar o bem-viver e o bem conviver.

Conclusão desta parte: ficou evidente que o centro de tudo é a vida, a saúde e os meios de vida e não o lucro e o desenvolvimento (in)sustentável. Vai se exigir mais Estado com mais segurança sanitária para todos, um Estado que satisfaça as demandas coletivas e promova um desenvolvimento que obedeça os ritmos e os limites da natureza. Não será a austeridade que vai resolver os problemas sociais que têm beneficiados ao já ricos, e penalizado os mais pobres. A solução se deriva da justiça social e distributiva, onde todos participam do ônus e do bônus da ordem social.

Como o problema do coronavírus foi global, torna-se necessário um contrato social global para implementar soluções globais. Tal transformação demandará uma descolonização de visões de muno e de conceitos, como a voracidade pelo lucro e o consumismo, que foram inculcados pela cultura do capital. O pós-coronavírus nos obrigará conferir centralidade à natureza e à Terra. Ou salvamos a natureza e a Terra ou engrossaremos o cortejo dos que rumam para o abismo.

Como buscar uma transição ecológica, exigida pela ação mortífera do covid-19? Por onde começar?

Não podemos subestimar o poder do “gênio” do capitalismo neoliberal: ele é capaz de incorporar os dados novos, transformá-los em seu benefício privado e para isso usar todos os meios modernos da robotização, da inteligência artificial com seus bilhões de algoritmos e eventualmente as guerras híbridas. Sem piedade podem conviver, indiferentes, aos milhões e milhões de esfaimados e lançados na miséria.

Por outra parte os que buscam uma transição paradigmática, dentro do qual eu mesmo me situo, devem propor outra forma de habitar a Casa Comum, com uma convivência respeitosa para com a natureza e um cuidado com todos os ecossistemas. Devem gerar na base social outro nível de consciência e novos sujeitos sociais, portadores desta alternativa. Para isso, cabe enfatizar, devemos passar por um processo de descolonização de visões de mundo e de ideias inculcadas pela cultura do capital. Devemos ser anti-sistema e alternativos.

           Pressupostos para uma transição bem sucedida

Primeiro pressuposto: a vulnerabilidade da condição humana, exposta a ser atacada por enfermidades, bactérias e vírus. dos ecossistemas e a alimentação humana.

Fundamentalmente dois outros fatores estão na origem da invasão de micro-organismos letais: a excessiva urbanização humana que avançou sobre os espaços da natureza, destruindo os habitats naturais dos vírus e bactérias: saltaram para outros animais ou para o corpo humano. 83% da humanidade vive em cidades.

O segundo fator é a desflorestação sistemática devida à voracidade do capital que busca riqueza com a monocultura da soja, da cana, do girasol ou com a mineração e a produção de proteínas animais (gado), devastando florestas e desequilibrando o regime de umidade e de chuvas de vastas regiões como é o caso da Amazônia.

Segundo pressuposto: a interdependência entre todos os seres, especialmente entre os seres humanos. Somos, por natureza, um nó de relação, voltado para todas as direções. A bioantropologia e a psicologia evolutiva deixaram claro que é da essência específica do ser humano a cooperação e a relação de todos com todos. Não existe o gene egoísta, formulado por Dawkins no fins dos anos 60 do século passado sem nenhuma base empírica. Todos os genes se interligam entre si e dentro das células. Todos os seres estão inter-retro-relacionados e ninguém está fora da relação. Nesse sentido o individualismo, valor supremo da cultura do capital, é anti-natural e não possui nenhuma base biológica.

Terceiro pressuposto: a solidariedade como opção consciente. A solidariedade está na base de nossa humanidade. Os bio-antropólogos nos revelaram que este dado é essencial ao ser humano. Quando nossos ancestrais buscavam seus alimentos, não os comiam sozinhos. Levavam-nos ao grupo e serviam a todos começando com os mais novos, depois com os mais idosos e por fim a todos. Daí surgiu a comensalidade e o sentido de cooperação e solidariedade. Foi a solidariedade que nos permitiu o salto da animalidade para a humanidade. O que valeu ontem, vale também para hoje.

A sociedade vive e subsiste porque seus cidadãos comparecem como seres cooperativos e solidários, superando conflito de interesses para ter uma convivência minimamente humana e pacífica e juntos construir o bem comum. Esta solidariedade não vigora apenas entre os humanos. É uma constante cosmológica: todos os seres convivem, estão envolvidos em redes de de relações de reciprocidade e de solidariedade de forma que todos se entre-ajudam para viver e co-evoluir. Também o mais fraco, com a colaboração dos outros, subsiste e tem o seu lugar no conjunto dos seres e co-evolui.

O sistema do capital não conhece a solidariedade, apenas a competição que produz tensões, rivalidades e verdadeiras destruições de outros concorrentes em função de uma maior acumulação e, se possível, estabelecer o monopólio de um produto ou de uma fórmula científica.

Hoje o maior problema da humanidade não é nem o econômico, nem o político nem o cultural, nem o religioso, mas é a falta de solidariedade para com outros seres humanos que estão ao nosso lado. No capitalismo ele é visto como um eventual consumidor, não como uma pessoa humana com suas preocupações, suas alegrias e padecimentos.

Foi a solidariedade que nos está salvando face ao ataque do coronavírus, a começar pelos operadores da saúde que generosamente arriscam suas vidas para salvar vidas. Assistimos atitudes de solidariedade em toda a sociedade mas especialmente nas periferias onde as pessoas não têm condições de fazerem o isolamento social e não possuem reservas de alimentação. Muitas famílias que recebiam as cestas básicas, as repartiam entre outros mais necessitados.

Referência especial merece o MST (Movimento dos Sem Terra) que forneceu toneladas alimentação orgânica para os mais vulneráveis.Não dão o que lhes sobra, mas o que têm. Outras ONGs organizaram ações de solidariedade para atenderem aos mais carentes. Mesmo as grande empresas mostraram solidariedade, doando alguns milhões que lhes sobraram para enfrentar o covid-19.

Não basta que a solidariedade seja um gesto pontual. Ele deve ser uma atitude básica, porque é  um dado de nossa natureza. Temos que fazer uma opção consciente para sermos solidários a partir dos últimos e invisíveis, para aqueles que não contam para o sistema imperante e são considerados prescindíveis e zeros econômicos. Só assim ela deixa de ser eletiva e engloba a todos, pois todos somos co-iguais e nos unem  laços objetivos de fraternidade.

Quarto pressuposto: o cuidado essencial para com tudo o que vive e existe, especialmente entre os seres humanos. Pertence à essência do humano, o cuidado sem o qual nenhum ser vivo subsistiria. Nós estamos vivos porque tivemos o infinito cuidado de nossas mães. Deixados no berço, não saberíamos como buscar nosso alimento e dentro de pouco tempo morreríamos.

Ademais cuidado é além disso uma constante cosmológica como o mostraram Stephan Hawking e Brian Swimme entre outros: as quatro forças que sustentam o universo (a gravitacional, a eletromagnética, a nuclear franca e forte) agem sinergeticamente com extremo cuidado sem o qual não estaríamos aqui refletindo sobre estas coisas.

O cuidado representa uma relação amiga da vida, protetora de todos os seres pois os vê como um valor em si mesmo, independente do uso humano. Foi a falta de cuidado para com a natureza, devastando-a, que os vírus perderam seu habitat, conservado em milhares de anos e passaram a outro animal ou ao ser humano para poder sobreviver devorando  nossas células. O ecofeminismo trouxe uma expressiva contribuição à preservação da vida e da natureza com a ética do cuidado, desenvolvida por elas, pois o cuidado é de todos os humanos, mas ganha especial densidade nas mulheres

            A transição para a uma civilização biocentrada

Toda crise faz pensar e projetar novas janelas de possibilidades. O coronavírus nos deu esta lição: a Terra, a natureza, a vida, em toda sua diversidade, a interdependência, a cooperação e a solidariedade devem possuir a centralidade na nova civilização, se não quisermos ser mais atacados por vírus letais.

Parto da seguinte interpretação: não só nós agredimos por séculos a natureza e a Mãe Terra. Agora é a Terra ferida e a natureza devastada que estão nos contra-atacando e fazendo sua represália. São entes vivos e como vivos sentem e reagem às agressões.

A multiplicação de sinais que a Terra nos enviou, a começar pelo aquecimento global, a erosão da biodiversidade na ordem de 70-100 mil espécies por ano (estamos dentro da sexta extinção em massa na era do antropoceno e do necroceno) e outros eventos extremos, devem ser tomados absolutamente a sério e interpretados. Ou nós mudamos nossa relação para com a Terra e a natureza, num sentido de sinergia, de cuidado e de respeito ou a Terra pode não nos mais querer sobre sua superfície. Desta vez não há uma arca de Noé que salva alguns e deixa perecer os outros. Ou nos salvamos todos ou engrossaremos o cortejo daqueles que rumam para a sua própria sepultura.

Quase todas as análises do covid-19 focaram a técnica, a medicina, a vacina salvadora, o isolamento social, o distanciamento e o uso de máscaras para nos proteger e não contaminar os outros. Raramente se falou de natureza, pois, o vírus veio da natureza. Por que ele passou da natureza a nós? Já o tentamos explicar anteriormente.

A transição de uma sociedade capitalista de superprodução bens materiais para uma sociedade   de sustentação de toda a vida com valores humano-espirituais como a solidariedade, a compaixão, a interdependência, a justa medida, o respeito e o cuidado e, não em último lugar, o o amor, não se fará de um dia para o outro.

Será um processo difícil que exige, nas palavras do Papa Francisco na encíclica “sobre o Cuidado da Casa Comum” uma “radical conversão ecológica”. Vale dizer, devemos introduzir relações de cuidado, de proteção e de cooperação. Um desenvolvimento feito com a naturezas e não contra a natureza.

O sistema imperante pode conhecer uma longa agonia. Mas não terá futuro. Há uma grande acumulação de crítica e de práticas humanas que sempre resistiram à exploração capitalista. Segundo minha opinião, quem o vencerá definitivamente nem seremos só nós, mas a própria Terra, negando-lhe as condições de sua reprodução pelos limites dos bens e serviços da Terra superpovoada.

              O novo paradigma cosmológico e biológico

Para uma sociedade pós-Covid-19 impõe-se a assunção das contribuições do novo paradigma cosmológico que já possui um século de existência. Lamentavelmente até agora não conseguiu conquistar a consciência coletiva nem a inteligência acadêmica, muito menos a cabeça dos “decisons makers” políticos parte de que tudo se originou a partir do big bang, ocorrido há 13,7 bihões de anos. De sua explosão surgiram as grandes estrelas vermelhas e com a explosão destas, as galáxias, as estrelas, os planetas, a Terra e e nós mesmos. Somos todos feitos do pó cósmico.

A Terra que já tem 4,3 bilhões de anos e a vida cerca de 3,8 bilhões de anos são vivos. A Terra, isso é um dado de ciência já aceito pela comunidade científica, não só possui viva sobre ela mas é viva e produz toda sorte de vidas.

O ser humano que surgiu já há uns 10 milhões de anos há 100 mil ano como sapiens sapiens é a porção da Terra que num momento de alta complexidade começou a sentir, a pensar, a amar e a cuidar. Por isso homem vem de húmus, terra boa.

Inicialmente possuía uma relação de convivência com a natureza, depois passou de intervenção mediante a agricultura de irrigação e nos últimos séculos de agressão sistemática mediante a tecnociência. Essa agressão foi levada a todas as frentes a ponto de colocar em risco o equilíbrio da Terra e até uma ameaça de auto-destruição da espécie humana com armas nucleares, químicas e biológicas.

Essa relação de agressão subjaz à atual crise sanitária. Levada avante, a agressão poderá nos trazer crises mais agudas até aquilo que os biólogos temem The Next Big One: aquele próximo e grande vírus, inatacável e fatal que poderá levar a espécie humana a desaparecer da face da Terra.

Para obviar este possível armagedom ecológico, urge renovar o contrato natural violado com a Terra viva: ela nos dá tudo o que precisamos e garante a sustentabilidade dos ecossistemas. Nos,  contratualmente, teríamos que lhe devolver cuidado, respeito a seus ciclos e lhe damos tempo para regenerar o que lhe tiramos. Este contrato natural foi rompido por aquele estrato da humanidade (e sabemos quem é) que explora os bens e serviços, desfloresta, contamina as águas e os mares.

É decisivo renovar o contrato natural e articulá-lo com o contrato social: uma sociedade que se sente parte da Terra e da natureza, que assume coletivamente a preservação de toda vida, mantém em pé suas florestas que garante a água necessária para todo tipo de vida e regenera o que foi degradado e fortalece o que já é preservado.

A importância da região: o bioregionalismo

A ONU reconheceu a Terra como Mãe Terra e a natureza como titulares de direitos. Isso implica que a democracia deverá incorporar como novos cidadãos, as florestas, as montanhas, os rios, as paisagens. A democracia seria socio-ecológica.

A vida será o farol orientador e a política e a economia estarão a serviço, não da acumulação e do mercado mas da vida. O consumo, para que seja universalizado, será sóbrio, frugal e solidário. Destarte, a sociedade seria suficiente e decentemente abastecida.

O acento não se dará à planetização econômico-financeira que seguirá o seu curso, mas à região. A ponta mais avançada da reflexão ecológica atualmente se realiza em torno do bio-regionalismo.

Tomar a região, não como vem definida arbitrariamente pela administração geográfica mas com a configuração que a natureza fez, com seus rios, montanhas, floresta, planícies, fauna e flora e especialmente com os habitantes que aí moram.Na bioregião poder-se-á verdadeiramente criar um desevolvimento sustentável que não seja meramente retórico. As empresas serão preferentemente médias e pequenas, dar-se-á preferência à agroecologia, evitar-se-ão os transportes para regiões distantes, a cultura será o cimento de coesão: as festas, as tradições, a memória das pessoas notáveis, a presença das igrejas ou das religiões, os vários tipos de escolas e outros meios modernos de difusão de conhecimento e de encontros entre as pessoas.

A Terra será como um mosaico feito de distintas peças cm cores diferentes: são as distintas regiões e os ecossistemas, diversos e singulares, mas todos compondo um só mosaico, a Terra.

A transição se fará por processos que vão crescendo e se articulando a nível nacional, regional e mundial, fazendo crescer a consciência de nossa responsabilidade coletiva de salvarmos a Casa Comum e tudo o que a ela pertence.

A acumulação de nova consciência permitirá um salto para um outro nível em que seremos amigos da vida, abraçaremos cada ser pois todos possuímos o mesmo código genético de base, desde a bactéria originária, passando pelas grandes florestas, os dinossauros, os cavalos, os beija-flores e nós mesmo.  Somos construídos por 20 aminoácidos e por 4 bases nitrogenadas ou fosfatadas. Quer dizer, somos todos parentes uns dos outros numa real fraternidade terrenal.

Será a civilização “da felicidade possível” e da “alegre celebração da vida”.

Brasil, nosso sonho bom: a sua refundação

O Brasil, por suas riquezas ecológicas, geográficas e populacionais, tem todas as condições de começar a colocar os fundamentos de uma civilização biocentrada.

Até hoje vivemos na dependências de outros centros hegemônicos. Está madurando, especialmente nas bases, a ideia da refundação de um outro Brasil.

Três pilastras podem dar corpo a esse sonho, por mim exposto com mais detalhe no livro: Brasil: concluir a refundação ou prolongar a dependência”(Vozes 2019). Sem entrar em detalhes direi:

A natureza, das mais ricas do planeta em biodiversidade, em florestas úmidas e em água. Podemos ser a mesa posta para as fomes e sedes do mundo inteiro.

A cultura que configura a relação do ser humano com a natureza e com outros seres humanos, diversa, rica em criatividade nas artes, na música, na arquitetura,nas danças e em certos ramos da ciência, não obstante o racismo visceral e as ameaças às culturas originárias e outras exclusões sociais, reforçadas pela atual política de ultra-direita e de viés fascitóide.

O povo brasileiro ainda em fazimento, plasmado por gentes que vieram de 60 países diferentes. A cultura multiétnica e multireligiosa, a cultura relacional, o senso lúdico, a hospitalidade, a alegria de viver e sua criatividade são características entre outras de nosso povo.

O Brasil é a maior nação neolatina do mundo e temos tudo para ser a maior civilização dos trópicos. Para essa utopia viável, temos que retrabalhar no consciente e no inconsciente coletivo, as sombras que nos pesam fortemente: do etnocídio indígena, da colonização, da escravidão e da dominação das oligarquias, herdeiras da Casa Grande e de um governo atual anti-Brasil, anti-vida e anti-povo com traços claros de despotismo que pretende conduzir o país a fases superadas pela humanidade, ao ante iluminismo, ao mundo do atraso, avesso ao saber e aos valores civilizatórios que são já bens comuns das sociedades mundiais.

Para terminar, tomo como referência a proposta do Papa Francisco, quiçá o maior líder ético-político da humanidade. Na reunião com dezenas de movimentos sociais populares em 2015 ao visitar a Bolívia. Na cidade de Santa Cruz de la Sierra disse:

Vocês têm que garantir os três Ts :Terra para morar nela e trabalhar. Teto para morar porque não são animais que vivem ao relento. Trabalho com o qual vocês se autorealizam e conquistam tudo o que precisam.

Em seguida continuou: “Não esperem nada de cima. Pois vem sempre mais do mesmo e geralmente ainda pior. Sejam vocês mesmos os protagonistas de um novo tipo de mundo, de uma nova democracia participativa e popular, com uma economia solidária, com uma agroecologia com produtos sãos e livres de transgênicos. Sejam os poetas da nova sociedade.

Lutem para que a ciência sirva à vida e não ao mercado. Empenhem-se pela justiça social sem a qual não há paz. Por fim, cuidem da Mãe Terra sem a qual nenhum projeto será possível.

Aqui estamos diante de um programa mínimo para um novo tipo de sociedade e de humanidade.

O futuro nos assinala que não iremos ao encontro do capitalismo neoliberal, embora teime em se impôr. Ele não deu certo: acumulou demasiada riqueza em poucas mãos à custa do sacrifício de milhões e milhões vivendo em condições sub-humanas e junto a isso devastou a maioria dos ecossistemas e colocou a Terra numa emergência ecológica.

A travessia para uma sociedade ecologicamente sustentada com uma cultura, uma política e economia compatíveis é a grande utopia viável da humanidade e dos grupos progressistas do Brasil.

Cremos e esperamos que esse sonho não seja uma fantasmagoria, mas uma realidade possível que se adequa à lógica do universo, feito não pela soma de seus corpos celestes, mas pelo conjunto das redes de suas relações dentro das quais nós também estamos envolvidos. Para citar Paulo Freire, diria: precisamos construir uma eco-sociedade na qual não seja tão difícil o amor.

O Brasil, libertado de suas sombras históricas, pode ser um embrião da nova sociedade, una, diversa dentro da única Casa Comum, a Mãe Terra.

Leonardo Boff é ecoteólogo, filósofo e escritor e escreveu:Ecologia: grito da Terra, grito dos pobres, Vozes 1995/2015; esm espanhol por Trotta, Madrid 1996, Dabar, México 1996.

 

 

 

 

 

 

 

Dom Erwin Kräutler:“Odio el término pueblos indígenas”: una blasfemia en dos actos

Publicamos aquí la indignación de mons. Erwin Kräutler, gran obispo de la diócesis de Xingú, la más grande del mundo con 365 mil km cuadrados. El motivo son las declaraciones infames en la famosa reunión del presidente con todos los ministros el 22 de abril de 2020. Austriaco, naturalizado brasileño, ha trabajado 54 años en el Amazonas. Toda su vida y actividad como pastor se ha dedicado a la gente de la selva, a los indígenas y a todos los excluidos “del banquete de la vida”. Ha hablado en el Parlamento brasileño en defensa de los derechos de los pueblos indígenas, sus reservas y su cultura. En 1983 fue humillado por la policía militar y arrestado por defender a los corteros de caña de azúcar sin salario. Durante 30 años fue amenazado de muerte. Sufrió un accidente sospechoso que se cobró la vida del sacerdote que lo acompañaba, Salvador Deian, y dejó a don Erwin en el hospital durante 6 meses. Recibió a la hermana Doroty Stang en 1982 y la enterró el 12 de febrero de 2005, víctima de un bárbaro asesinato. Es conocido en todo el mundo por su defensa del Amazonas, de los indígenas y de los campesinos pobres. El Papa Francisco le tiene un afecto y un respeto especial. A él le pidió ayudas para los temas de “Querida Amazonia”. Habla tanto el griego clásico como el idioma de los kayapó. Ahora jubilado y con 80 años continúa su lucha por los derechos de los más humillados y ofendidos y los verdaderos guardianes de la selva: los pueblos originarios.

Vale la pena leer este texto, nacido de la iracundia sagrada de alguien que se ha hecho “pariente de los indios” y que ahora sale en su defensa contra la ofensa vergonzosa de un ministro de Estado. Lboff

“Odio el término pueblos indígenas”, una blasfemia en dos actos

¿Quién va a olvidar la reunión ministerial del 22 de abril? Gracias a la liberación de un vídeo que cubre toda la reunión pudimos asistir a una sesión del gobierno que actualmente administra la res publica (la cosa publica, de ahí la palabra ‘República’) de nuestro país. Si los niños o adolescentes pronunciasen una palabrota cualquiera de las 29 que se pronunciaron allí serían castigados en casa o en la escuela. Falta completa de educación y civismo en el más alto nivel del ejecutivo brasileño. El presidente y los ministros han perdido vergonzosamente la compostura que se espera de las personas que ocupan tan altos cargos.

Pero lo que más me indignó, además de la descarada propuesta del Ministro de Medio Ambiente Ricardo Salles de aprovechar el momento de la pandemia para “pasar la boyada” (sic) al Amazonas, fue el espantoso aporte del Ministro de Educación Abraham Weintraub: “Este país no es [una colonia]. Odio el término ‘pueblos indígenas’, odio ese término”. No puedo entender cómo Weintraub, que es de origen judío, utiliza expresiones que recuerdan el odio de Hitler y sus ministros hacia el pueblo judío. La consecuencia de ese odio fue la “shoah”, el holocausto que se cobró la vida de seis millones de judíos.

Escuchar estas palabras de la boca de un ministro de educación prueba una vez más el curso anti indígena de este gobierno que está perfectamente en línea con la tristemente célebre expresión del general americano Philip Sheridan (1831-1888) “El único indio bueno es un indio muerto”. Dado que todo lo que Donald Trump piensa y habla inspira al gobierno de Bolsonaro en sus actitudes y posiciones, no es de extrañar que un ministro de este gobierno siga esta frase que en la segunda mitad del siglo XIX se convirtió en un proverbio en los Estados Unidos y tiene como telón de fondo el genocidio de millones de indios durante la conquista del Oeste norteamericano.

En la colección de descarrilamientos del Ministro de Educación, cuya falta de educación ya ha creado incidentes diplomáticos con los presidentes de Francia y China, este desliz contra los pueblos indígenas del Brasil sólo habría enriquecido la biografía de un agente político despreciable si no hubiera tenido otra escena abominable y blasfema que ahora ensucia el rostro de nuestra Iglesia Católica.

La revista Veja publicó en su Columna de Radar del 7 de junio una foto que retrata la visita, el 5 de junio, de un grupo que se llama a sí mismo católico, dirigido por el cura polaco Pedro Stepien. Los miembros de este grupo ya son famosos por su frecuente aparición junto al mismo sacerdote frente al Palacio de la Alvorada para dar culto al “mesías”. Esta vez, sin embargo, fueron al despacho del Ministro de Educación Abraham Weintraub para “consolarlo” después de “una semana tan estresante” para él. “Rezaron por el momento delicado del ministro”, comenta la revista. De esta iniciativa sólo se puede extraer la conclusión de que los visitantes consoladores apoyan las tesis del ministro y, por lo tanto, adoptan una posición diametralmente opuesta al Papa Francisco y a la Conferencia Nacional de los Obispos Brasileños. Y aquellos que se oponen al Papa ya han perdido su catolicidad.

Pero la historia no termina aquí. El cura lleva una estatua de Nuestra Señora de Fátima al despacho del ministro y con ella posa sonriendo junto a un Weintraub aparentemente conmovido y también sonriente. ¿Qué quería este sacerdote con esta puesta en escena? ¿Qué relación tendría este ministro con Nuestra Señora de Fátima y su mensaje a los pastorcitos de la Cova de Iría en Portugal en 1917?

El cura demuestra no conocer la historia de la América indígena ni el papel de Nuestra Señora entre los pueblos originales. Seguramente nunca ha oído hablar de su aparición en 1531 a un indígena llamado Juan Diego, canonizado incluso por el papa polaco, al que le dijo: “Soy vuestra Madre bondadosa, tuya y de todos vosotros que vivís unidos en esta tierra y también de todos los que me amen, los que me llamen, los que me busquen y confien en mí; escucharé su llanto, sus tristezas, para remediar y curar todas sus penas, miserias y dolores. No se perturbe tu corazón. ¿No estás bajo mi protección y mi apoyo? ¿No estás en mi regazo y entre mis brazos?”

Nuestra Señora se puso al lado y en medio de los pueblos indígenas y esto no sólo a través de palabras amorosas. La imagen milagrosa habla por sí misma. Ella muestra a la Virgen María con una túnica usada por las mujeres aztecas para decir que es la Madre de los aztecas y de todos los pueblos indígenas. Pertenece a este pueblo que tanto ha sufrido y está tan herido, y se solidariza asumiendo rasgos indígenas. En la cintura tiene el lazo que las indígenas usaban para indicar que estaban embarazadas. ¡Y el hijo de madre indígena es indígena! Los rayos de sol que rodean a la madre indígena simbolizan que está embarazada de un Hijo Divino.

¿Por qué este sacerdote no llevó la imagen de Nuestra Señora de Guadalupe al despacho del ministro para enseñarle a quien ama Dios con un cariño muy especial hasta el punto de que la Madre de su Hijo asume rasgos indígenas? ¡Quizás el ministro y junto con él el sacerdote y sus correligionarios se hubieran dado cuenta de que odiar a los pueblos indígenas es odiar a la Madre de Dios y a su Hijo Jesús, nuestro Señor!

Altamira, 12 de junio de 2020

Erwin Kräutler, obispo emérito dr Xingú

Coordinador de la REPAM-Brasil