È possibile la fraternità umana universale con tutte le creature? (2). Un testo di Leonardo Boff

Pubblichiamo, in esclusiva per l’Italia, la seconda e ultima parte, del testo del teologo brasiliano Leonardo Boff sulla fraternità umana. La prima parte è stata pubblicata lo scorso 31 gennaio (confini/leonardo-boff). February 4, 2021 7:16 pm RAI NEWS

L’unità della creazione: tutti fratelli e sorelle, gli esseri umani e la natura

Francesco ha cercato instancabilmente l’unità del creato, mediante la fraternità universale, un’unità che include gli esseri umani e gli esseri della natura. Tutto inizia con la fraternità con tutte le creature, amandole e rispettandole. Se non coltiviamo questa fraternità con loro, sarà la fraternità umana che diventa meramente retorica, o al massimo giuridica o morale. Ma siccome la fraternità non prevale, questa è frequentemente violata per questo motivo, perché chi stabilisce l’ordine è il vecchio demone del potere, non come servizio al bene comune, ma come forma di dominio o imposizione di un ordine. Questo, per sua natura, definisce chi è dentro e chi è fuori. Regnano le esclusioni. Di conseguenza si è persa la fraternità universale.

Curiosamente, il celebre antropologo Claude Lévy Strauss, che per molti anni ha insegnato e svolto ricerche in Brasile e ha imparato ad amarlo (vedi il suo libro “Saudade do Brasil”), di fronte alla terrificante crisi della nostra cultura, suggerisce lo stesso rimedio di San Francesco:

“Il punto di partenza deve essere un’umiltà principale: rispettare tutte le forme di vita … prendersi cura dell’uomo senza preoccuparsi di altre forme di vita è, che ci piaccia o no, portare l’umanità a opprimere se stessa, aprire la via dell’auto-oppressione e dell’auto- sfruttamento” (Le Monde 21-22 gennaio 1999). Di fronte alle minacce planetarie, ha anche affermato: “La Terra è emersa senza l’essere umano e potrebbe continuare senza l’essere umano”.

Torniamo al nostro momento storico: il confinamento sociale ci ha creato le condizioni involontarie per farci questa domanda fondamentale: Cos’è essenziale: la vita o il profitto? La cura della natura o il suo sfruttamento illimitato? Infine, quale Terra vogliamo? Quale Casa Comune vogliamo abitare? Esclusivamente tra esseri umani o insieme a tutti gli altri fratelli e sorelle della grande comunità della vita, realizzando l’unità del creato?

Durante la pandemia, il Papa si è preso il tempo per riflettere su questa epocale questione. L’ha espressa in termini gravi, quasi disperati nella Fratelli tutti, anche se, da uomo di fede, ha mantenuto e riaffermato la speranza. Il sopravvissuto del campo di sterminio nazista, Eloi Leclerc, l’ha ricollocata in una forma esistenziale e angosciata, ma con cenni di speranza, dentro frequenti soprassalti della memoria inappellabile degli orrori subiti nei campi di sterminio nazisti.

Se non può essere uno stato, la fraternità può essere un nuovo tipo di presenza nel mondo.

Francesco ha vissuto personalmente la fraternità universale. Ma a livello globale ha fallito. Dovette ricomporsi con un ordine e un potere. E lo fece senza amarezza, riconoscendo e accogliendo la sua inevitabilità. È la tensione permanente tra il carisma e il potere. Il potere è una componente dell’essenza dell’essere umano sociale, che vive con altri. Il potere non è una cosa (lo stato, il presidente, la polizia) ma una relazione. Allo stesso tempo, assume la forma di un’istanza di direzione sociale. Tuttavia, dobbiamo qualificare la relazione e la direzione. Entrambi sono al servizio del bene di tutti o a quello di gruppi, che allora si rivela come dominio.

Per evitare questa forma di potere/dominio (il demonio che la abita), prevalente nella modernità, deve essere sempre pensata e vissuta a partire dal carisma. Questo rappresenta il limite al potere per garantire il suo carattere di servizio alla vita e al bene di tutti e per evitare la tentazione del dominio e persino del dispotismo. Il carisma è sempre creativo e mette a dura prova il potere costituito. Per questo è scomodo e, spesso, frenato e messo a tacere, anche all’interno della Chiesa-grande-istituzione.

Rispondendo alla domanda se sia possibile una fraternità universale: nell’ambito del mondo in cui viviamo sotto l’impero del potere-dominio sulle persone, sulle nazioni e sulla natura, si distruggono definitivamente le basi di una fraternità umana. Non è globalmente possibile. “Qui non c’è alcun percorso”(San Giovanni della Croce).

Il tempo di San Francesco e il nostro tempo

Francesco di Assisi, nel quadro tormentato del suo tempo, nel tramonto del feudalesimo e agli albori dei comuni, mostrò la reale possibilità di creare, almeno a livello personale, una fraternità senza limiti. Ma il suo impulso lo portava più lontano: creare una fraternità globale unendo i due mondi, il mondo musulmano del sultano egiziano Al Malik al-Kâmil, con il quale aveva una grande amicizia, con il mondo cristiano sotto il pontificato di Papa Innocenzo III, il più potente della storia della Chiesa.
Avrebbe realizzato il suo sogno più grande, una fraternità veramente universale, nell’unità della creazione, fraternizzando l’essere umano con altri esseri umani, anche di religioni diverse ma uniti con tutti gli altri esseri della creazione.

Quello spirito fraterno, nell’ambito delle forze distruttive dell’antropocene e del necrocene regnante, si confronta con una situazione totalmente diversa da quella vissuta da Francesco di Assisi. Non ci si chiedeva se la Terra e la natura avessero un futuro oppure no. Si presupponeva che tutto fosse garantito. Lo stesso accadde nella grande crisi economica e finanziaria del 1929. Nessuno fece la domanda sui limiti della Terra e dei suoi beni e servizi non rinnovabili. Era un presupposto dato per certo perché, per tutti, appariva come uno scrigno di risorse illimitate, base per un’altrettanta crescita illimitata. Oggi non è più così. Tutto si è sbiadito, in quanto sappiamo che possiamo distruggere e scuotere le basi fisiche, chimiche ed ecologiche che sostengono la vita.

Lo spirito di fraternità come esigenza per la continuità della nostra vita sul pianeta

Non siamo di fronte a un’opzione, che possiamo scegliere o no. Ma di fronte a un’esigenza di continuità della nostra vita su questo pianeta. C’incontriamo in una situazione di vita o di morte per la nostra specie e la nostra civiltà. Il Covid-19 che ha colpito l’intera umanità può essere interpretato come un segno della Madre Terra che non possiamo continuare con il dominio e la devastazione di tutto ciò che esiste e vive. O facciamo, come avverte Papa Francesco di Roma alla luce dello spirito e del nuovo modo di essere nel mondo di Francesco di Assisi, “una conversione ecologica radicale” o mettiamo a repentaglio il nostro futuro come specie.

“Le previsioni catastrofiche non possono più essere guardate con disprezzo e ironia. Il nostro stile di vita e il nostro consumismo insostenibili non possono che portare a catastrofi” (Laudato Si n.161). Nella Fratelli tutti è più schietto: “Siamo sulla stessa barca, nessuno si salva da solo, è possibile solo salvarci insieme” (n.32). Questa è l’ultima carta per l’umanità.

L’emergere delle condizioni per una fraternità universale

Ma ecco che sorge una nuova alternativa possibile: un salto nello stato di coscienza che permetterà all’umanità di vedere che la soluzione più sensata e saggia è prendersi cura dell’unica Casa Comune, la Terra, vivendovi dentro, tutti, come fratelli e sorelle, natura inclusa.

Certamente l’umanità non è condannata all’autodistruzione, né dalla volontà del potere-dominio né dall’apparato militare, capace di eliminare ogni forma di vita. L’umanità ha sempre imparato dalle sue crisi e sconfitte.

Potrebbe arrivare un momento in cui l’umanità si renda pienamente conto che può autodistruggersi attraverso una fenomenale crisi ecologica, sociale e sanitaria (attaccata da virus letali o da una guerra nucleare). Capirà che è preferibile vivere fraternamente nella stessa Casa Comune, piuttosto che arrendersi a un suicidio collettivo.

Sarà, allora, un dato della coscienza collettiva quanto ripete da un capo all’altro l’enciclica Laudato Si: siamo tutti legati gli uni agli altri, siamo tutti interdipendenti e sopravvivremo solo insieme. Tutto sarà relazionale, anche le imprese, generando un equilibrio generale basato sull’altruismo, la solidarietà e la cura comune di tutte le cose comuni (acqua, cibo, casa, sicurezza, libertà e cultura ecc.). Tutti si sentiranno cittadini del mondo e membri attivi delle loro comunità.

Ci sarà un governo planetario plurale (di uomini e donne, rappresentanti di tutti i paesi e le culture) che cercherà soluzioni globali ai problemi globali. Andrà in vigore una iper-democrazia terrena. La grande missione collettiva è costruire la Terra, come già nel deserto del Gobi, in Cina, negli anni del 1933, immaginava Pierre Teilhard de Chardin.

Assisteremo all’emergere lento e sostenibile della noosfera, cioè di menti e cuori sintonizzati sull’unico pianeta Terra. Questo è il nostro atto di fede. Ora saranno date le condizioni del sogno di Francesco di Assisi e Francesco di Roma: una vera fraternità umana con gli altri fratelli e sorelle della natura.
Ripetiamo: se nelle attuali condizioni determinate dal potere-dominio, la fraternità universale non può essere vissuta come uno stato permanente, può essere realizzata come uno spirito, come una nuova presenza e un modo di essere, capace di permeare tutte le relazioni anche all’interno dell’ordine attuale non fraterno.
Ma questo è possibile solamente a condizione che ciascuno sia umile, mettendosi insieme agli altri e ai piedi della natura, superando le disuguaglianze e vedendo in ogni persona un fratello e una sorella, posti sullo stesso humus terreno dove sono le nostre origini comuni e sul quale conviviamo.

Spetta a noi come persone e come comunità pensare e ripensare con la massima serietà, porre e riproporre questa domanda: “Non è un sogno puro e un’utopia impraticabile cercare uno spirito di fraternità universale tra gli esseri umani e con tutti gli esseri della natura”.

Sicuramente sarà l’unica via d’uscita che potrà salvarci. Papa Francesco crede e spera che questa sia il cammino. Può essere tortuoso, in salita e discesa, ma è il percorso giusto. Dobbiamo rispondere con urgenza, poiché il tempo corre contro di noi. O accogliamo la proposta della figura che più ci ispira di tutto l’occidente, l’umile Francesco di Assisi, come lo chiama Tomás Kempis, autore della Imitazione di Cristo e ripreso in Fratelli tutti di Francesco di Roma e ripensato da Leclerc e Lévy Strauss o possiamo percorrere un cammini già compiuto dai dinosauri 67 milioni di anni fa.

Ci resta solo da percorrere questo cammino di fraternità universale, se vogliamo ancora stare su questo piccolo pianeta, azzurro e bianco, la Terra, nostro caro giardino e Casa Comune.
Scripsi et salvavi aninam meam.(fine)

Leonardo Boff è un eco-teologo, filosofo e ha scritto Un’etica della Madre Terra, Castelvecchi 2020 e Francesco d’Assisi – Francesco di Roma, EMI 2014.
(Traduzione dal Portoghese di Gianni Alioti)

Experimentar Deus

Boff: ‘A morte pertence à vida. É seu ponto culminante’

Estou convencido mais e mais, frequentando vários ambientes do mundo, daqui e de fora, mesmo do meio popular, de que a solicitação maior não é por teologia, mas por espiritualidade. Todos estão saturados de mil mensagens de todo tipo, cansados de discursos religiosos, de encíclicas e coisas do gênero. Não querem mais que se fale sobre Deus, mas pedem como experimentar Deus realmente. Escutam com atenção as pessoas que falam a partir de Deus, irradiando uma aura do sagrado e do divino que de alguma forma pervade nossa existência.

Na espiritualidade, todos nos encontramos. Geralmente, as religiões fazem guerra entre si ou justificaram guerras. A espiritualidade, ao contrário, vai ao profundo do humano, onde se encontra sob cinzas uma brasa sagrada que pode ser despertada e transformar-se numa chama ardente. Ela gera entusiasmo (ter um deus dentro, em grego), uma paz que nenhum psicotrópico pode dar e uma discreta alegria de viver com poucas coisas e se tornar capaz de solidariedade e de compaixão com os sofredores humanos e da natureza.

A teologia sempre é possível e deve ser feita para responder com sentido crítico às demandas derradeiras da condição humana, mas ela deve desembocar numa espiritualidade. Ela deve ser boa para as pessoas e levá-las a descobrir o seu caminho para o encontro com a Suprema Realidade.

Fonte: ENTREVISTA “Boff: ‘A morte pertence à vida. É seu ponto culminante” – Rede Brasil Atual


Experimentar Deus não e pensar sobre Deus. E sentir Deus a partir do coração puro e da mente sincera. Experimentar Deus e sentir Deus com a totalidade de nosso ser. Experimentar Deus não e falar de Deus aos outros, mas falar a Deus junto com os outros.

Link do site da Livraria Vozes


“Apesar desta busca incansável, todos testemunham: “ninguém jamais viu Deus” (1 Jo 4,12). Moisés suplicou ver a glória de Deus. Mas Deus lhe disse: ”Não poderás ver a minha face porque ninguém me pode ver e permanecer vivo”(Ex 33, 20). Se não podemos vê-lo, poderemos identificar sinais de sua presença. Basta prestar atenção e abrirmo-nos à sensibilidade do coração”
.

Leonardo Boff

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Os negacionistas ameaçam a vida na Terra

A intrusão dos Covd-19 revelou a quantidade de negacionistas que existem no mundo. A começar com o primeiro ministro inglês Boris Johnson que zombava do  Covid-19. Foi acometido e quase morreu. Donald Trump, afeito a fake news e a verdades paralelas (eufemismo para mentiras) tratou o vírus como algo passageiro. Atrasou-se no tratamento da pandemia. Acometido,mudou de  opinião mas não lhe deu centralidade a ponto de os USA ser o país que mais vítimas conta. O presidente brasileiro, súcubo de Trump, é o campeão absoluto entre os negacionistas. Considerou a pandemia uma “gripezinha”, acabou sendo acometido e curou-se ninguém sabe como. Como o processo da antropogênese o dotou de pouquíssimas luzes, continua negacionista de outra forma: prescreve o cloroquina, como se médico fosse, afirmada pela ciência sem eficácia contra  vírus, duvida ou nega a eficácia das vacinas, favorece  o distanciamento social, ridiculariza o uso das máscaras. E o mais grave, não elaborou nenhum projeto nacional de enfrentamento do Covid-19. Por isso o Brasil ocupa o último lugar no mundo entre os países que pior combatem o Covid-19. Entre nós já fez cerca de 2018 mil vítimas fatais e quase dez milhões foram afetados. Como forma de desprezo da classe médica, colocou como Ministro da Saúde,um general que nada entende de medicina e não elaborou nenhum plano estratégico de vacinação. Nosso negacionista se transformou num assassino de seu povo e, possivelmente, pelos crimes de responsabilidade e crimes comuns seja afastado e terá, ele e seus cúmplices,  muito provavelmente, que enfrentar um tribunal de crimes contra a humanidade.

Mas não há somente este tipo de negacionistas. Negacionistas são todos aqueles que não aceitam o fato de que não estamos indo ao encontro do aquecimento global mas estamos já bem dentro dele com todos os eventos extremos que causa Muitíssimos não possuem consciência das graves ameaças que pesam sobre o planeta Terra: encostamos já nos seus  limites insuportáveis a ponto de que ele precisa de um ano e meio para repor o que lhe tiramos violentamente num ano  em função de nosso consumismo ilimitado e a voracidade de acumulação de riqueza material. Conhecemos já a Sobrecarga da Terra atingida em fins de setembro de 2020. É crescente a erosão  das nove fronteiras planetárias que sustentam a vida no planeta. Rompidas, podem, num efeito cascata, levar a nossa civilização a um colapso.  

Grandes nomes da ciência da vida e da Terra lamentam que a maioria dos chefes de Estado não possui consciência ecológica suficiente.Não introduzem as mudanças necessárias, por serem  anti-sistêmicas e por prejudicarem a lógica antinatural da acumulação ilimitada.

Atinadamente afirmou o Papa Francisco em sua encíclica de ecologia integral Laudato Si, sobre o cuidado da Casa Comum:”As previsões catastróficas já não se podem olhar com desprezo e ironia… pois nosso estilo de vida insustentável só pode acabar em catástrofe”(n.161). Na recente Fratelli tutti adverte com grande severidade: “estamos todos no mesmo barco; ou nos salvamos todos ou ninguém se salva”(n.32). Fica comprovado assim que a grande ameaça à vida não vem de algum meteoro rasante mas do próprio ser humano que, segundo inúmeros cientistas, inauguramos uma nova era geológica, depois do holoceno, a do antropoceno e até do necroceno, vale dizer, a destruição em massa de seres vivos.

Um outro grande e fundacional documento, assumido pelo ONU, a Carta da Terra, assevera em sua abertura:”Estamos diante de um momento crítico da história da Terra, numa época em que a humanidade deve escolher o seu futuro….a nossa escolha é essa: ou formarmos uma aliança global para cuidar da Terra e uns dos outros, ou arriscaremos a nossa destruição e a destruição da diversidade da vida”(Preâmbulo).

É neste contexto dramático que aventamos a famosa parábola do filósofo e teólogo dinamarquês Sören Kiergegaard (1813-1855),um dos precursores do existencialismo moderno e um dos mais severos críticos idealismo de Hegel, Schelling e de outros.

Eis sua narrativa: Estava ocorrendo um incêndio nas cortinas do fundo do teatro. O diretor enviou então o palhaço (clown), que já estava pronto para entrar em cena, a fim de alertar a toda a plateia acerca risco que todos corriam. Suplicava que acorressem para apagar as chamas. Como se tratava de um palhaço, todos imaginavam que era apenas um truque para fazer rir as pessoas. E estas riam que riam. Quanto mais o palhaço conclamava a todos, mais eles riam. Pôs-se sério e começou a esbravejar: “O fogo acaba de queimar as cortinas e se não acorrerem, vai queimar todo o teatro e vocês junto”. Todos acharam tudo isso muito engraçado, pois diziam que o clown estava cumprindo esplendidamente seu papel.

O fato é que o fogo consumiu todo o teatro, com todas as pessoas dentro. Termina Kiergegaard: “Assim, suponho eu, é a forma pela qual o mundo vai acabar no meio da hilariedade geral dos gozadores e galhofeiros que pensam que tudo, enfim, não passa de mera brincadeira”.

Assim pensavam as pessoas no tempo de Noé e sucumbiram com o dilúvio. Quantos são hoje entre nós e no mundo inteiro que consideram as ameaças letais uma invenção dos comunistas ou um artifício dos globalistas para dominarem o mundo?. Vale a última advertência de Sygmunt Bauman uma semana antes de morrer em 2017: “ou nos unimos todos para salvar a Terra e a vida ou engrossaremos o cortejo daqueles que rumam na direção de sua própria sepultura”.

A intrusão do Covid-19 e o isolamento social forçado são oportunidades que a vida nos deu para pensarmos sobre a nossa responsabilidade coletiva e sobre que tipo de Casa Comum queremos construir e habitar, a natureza incluída. Desta vez não haverá uma Arca de Noé: ou nos salvamos todos ou todos conheceremos o caminho já percorrido pelos dinossauros.

Leonardo Boff é eco-teólogo e escreveu Cuidar da Terra- Proteger a vida: como escapar do fim do mundo, Record, Rio 2010; com Jürgen Moltmann, Há esperança com a criação ameaçada? Vozes 2014.


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