La giusta misura: può salvare la vita e il pianeta Terra

La giusta misura costituisce un valore universale, presente in tutte le culture e rappresenta uno dei punti più importanti di tutti i percorsi etici. Era iscritto sui portici dei templi o degli edifici pubblici, sia in Egitto, nella Grecia, nell’Impero romano o altrove. La virtù della giusta misura significa la via di mezzo, il né troppo né poco, la dose certa. Essa si oppone a ogni eccesso e a ogni ambizione esagerata (hybris in greco). Raccomanda l’autocontrollo, la capacità di distacco e di rinuncia.

Siamo convinti che una delle principali cause del caos attuale è una conseguenza della mancanza di un’equa misura: squilibrio del pianeta Terra; devastazione di quasi tutti gli ecosistemi; riscaldamento globale che ha introdotto, in forma irreversibile, un nuovo regime climatico più caldo che si manifesta con gli eventi estremi a livello mondiale; intrusione di diversi virus, il peggiore finora, il coronavirus, che ha decimato milioni di vite; scoppio di guerre in 18 diversi luoghi della Terra, in particolare la guerra letale tra Russia e Ucraina (dietro la quale stanno la NATO e gli USA).

Questa mancanza di giusta misura è intrinseca al paradigma della modernità, formulato nei secoli XVII/XVIII da padri fondatori come Galileo Galilei, Newton, Francis Bacon e altri. Per questi, l’asse strutturante del nuovo mondo da costruire si basava sulla volontà di potenza o di potere, come fu individuata già da Nietzsche e dall’intera Scuola di Francoforte. Secondo questo nuovo paradigma, l’essere umano si comprende come maestro e padrone della natura nell’espressione di Descartes. Egli non si sente parte dell’insieme della natura. Ciò non ha significato in sé, né scopo, ma solo nella misura in cui si ordina all’essere umano di trattarlo secondo il suo piacere.

In nome di questo paradigma, la giusta misura è stata completamente infranta. I paesi europei hanno esercitato la volontà di potenza, dominando interi popoli come in America Latina, in Africa e, in parte, in Asia. Hanno dominato la natura, estraendo da essa beni e servizi illimitati. Hanno dominato la materia fino alle ultime particelle. Hanno imparato il segreto della vita, il codice genetico e i geni. Tutto effettuato con furore senza alcun senso della giusta misura.

Hanno portato innumerevoli e innegabili vantaggi alla vita umana. Ma nello stesso tempo, per aver mandato nel limbo la giusta misura, hanno creato il principio dell’autodistruzione con ogni tipologia di armi, al punto che, se fossero usate, non resterebbe un’anima viva per racconta la storia.

Per non rimanere solo ai concetti, facciamo un esempio concreto: l’intrusione del Covid-19 che ha colpito solo l’umanità e non altri esseri viventi. È una diretta conseguenza della volontà di potenza, dell’aggressione sistematica del nostro modo di abitare il pianeta Terra, distruggendo gli habitat dei virus. Privi delle loro nicchie vitali, sono avanzati sugli esseri umani causando la morte di milioni di persone. Pertanto, ci è mancato la giusta misura tra l’intervento necessario sulla natura per garantire i nostri mezzi di vita e l’ambizione esagerata di iper-sfruttare i beni e servizi naturali, più del necessario, in vista dell’accumulazione e dell’arricchimento.

In questo modo, la Terra vivente ha perso il suo equilibrio dinamico e ci ha inviato attraverso il coronavirus un appello alla giusta misura, un messaggio di cura, di autocontrollo e di superamento di ogni eccesso. Questo era il significato del confinamento sociale, dell’uso delle mascherine e dell’urgenza di utilizzare i vaccini adeguati. Tutto sembra indicare che non abbiamo imparato la lezione, poiché la stragrande maggioranza è tornata alla vecchia normalità.

Diceva bene il pensatore italiano Antonio Gramsci: “la storia è maestra ma praticamente non ha alunni”. In ogni modo, ci rimane la lezione che dobbiamo includere in tutto la giusta misura, coltivare una relazione amichevole e giusta in ogni cosa, se vogliamo garantire un futuro alla vita umana e alla nostra civiltà.

Venendo subito alla questione fondamentale: la causa più immediata e visibile della rottura della giusta misura sta nel capitalismo come modo di produzione e nel neoliberismo come sua espressione politica. Sono noti i mantra di entrambi: il profitto prima di tutto, la concorrenza come suo motore, lo sfruttamento illimitato delle risorse naturali, l’individualismo, la flessibilità delle leggi per poter realizzare senza ostacoli il proprio intento di dominio/arricchimento.

Se avessimo seguito tali mantra, gran parte dell’umanità sarebbe stata gravemente colpita o addirittura scomparsa. Ciò che ci ha salvato è stato dare centralità alla vita, l’interdipendenza tra tutti, la solidarietà reciproca, la cura della natura e le leggi e norme che limitano gli oligopoli, generatori di povertà per gran parte dell’umanità.

Preoccupato da questa ultima questione, di vita e di morte, ho scritto due libri,  risultato di un’ampia ricerca mondiale, ma scritti nel linguaggio più accessibile possibile in modo che tutti possano rendersi conto della gravità che significa l’assenza della giusta misura per la vita personale, per le comunità, per la società, per i governi, per l’economia, per la cultura e per la nostra relazione con la natura, in definitiva, con la Terra.

Il primo è stato pubblicato nel 2022 “O pescador ambicioso e o peixe encantando: a busca pela justa medida. In esso si predilige il genere narrativo con l’uso di racconti e miti legati alla giusta misura. Nel secondo, che continua il primo, “A busca da justa medida: como equilibrar o planeta Terra”, ho cercato in modo più riflessivo di andare alle cause che ci portano a perdere la giusta misura o l’ottimo relativo.

Entrambi i libri pongono la domanda straziante: è possibile vivere la giusta misura all’interno di questo sistema capitalista e neoliberista, ormai globalizzato? Rispondiamo, con una certa speranza, che è possibile, a patto di passare dalla cultura dell’eccesso a una cultura della giusta misura, sviluppando un nuovo modo di abitare la Terra, sentendoci parte di essa e fratelli e sorelle di tutti gli altri esseri. Nel linguaggio di papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti si opera il passaggio dal dominus (padrone) della natura al frater (fratello e sorella) tra noi e tra tutti gli esseri della natura.

Per questo è importante un’etica della giusta misura a livello personale e comunitario, nella politica e nell’economia, nell’educazione e nella spiritualità.

O organizziamo le nostre società entro i limiti del pianeta Terra, vivendo in ogni cosa nella giusta misura, o metteremo a rischio il futuro della nostra vita e di tutta la vita sulla Terra.(traduzione dal

La justa medida puede salvar la vida y el planeta Tierra

Leonardo Boff*

La justa medida constituye un valor universal presente en todas las culturas y representa uno de los puntos más importantes de todos los caminos éticos. Estaba inscrita en los pórticos de los templos o en los edificios públicos de Egipto, de Grecia, del Imperio romano y de otras partes. La virtud de la justa medida significa el camino del medio, ni de más ni de menos, y en la dosis correcta. Se opone a todo exceso, a toda ambición exagerada (hybris en griego). Recomienda el autocontrol, la capacidad de desprendimiento y de renuncia.

Estamos convencidos de que una de las causas principales del caos actual, con el desequilibrio del planeta Tierra, con la devastación de casi todos los ecosistemas, con el calentamiento global que ha introducido de forma irreversible un nuevo régimen climático más caliente, que se muestra por los eventos extremos a nivel mundial, con la aparición de nuevos virus, el peor de ellos hasta ahora, el coronavirus, que se ha llevado millones de vidas, con la explosión de guerras en 18 sitios diferentes de la Tierra, particularmente la letal Guerra entre Rusia y Ucrania (detrás de la cual están la OTAN y Estados Unidos) son consecuencia de la falta de la justa medida.

Esta falta de la justa medida es intrínseca al paradigma de la modernidad, formulado en los siglos XVII/XVIII por los padres fundadores, como Galileo Galilei, Newton, Francis Bacon y otros. Para ellos, el eje estructurador del nuevo mundo a ser construido se basaba en la voluntad de potencia o de poder, como fue identificado por Nietzsche y por toda la Escuela de Frankfurt. Según este paradigma nuevo, el ser humano se entiende como maestro y dueño de la naturaleza, en la expresión de Descartes. No se siente parte del todo natural. Este no tiene sentido en sí, ni propósito, salvo en la medida en que se ordena al ser humano, que lo trata según su conveniencia.

En nombre de este paradigma se rompió totalmente la justa medida. Los países europeos ejercieron la voluntad de poder dominando pueblos enteros en América Latina, África y en parte de Asia. Dominaron la naturaleza, extrayendo de ella de forma ilimitada sus bienes y servicios. Dominaron la materia hasta las últimas partículas. Dominaron el secreto de la vida, el código genético y los genes. Realizando todo con furor sin sentido alguno de la justa medida. Trajeron innumerables beneficios para la vida humana, pero al mismo tiempo, por haber mandado al limbo a la justa medida, crearon para sí el principio de autodestrucción con todo tipo de armas, que, si fueran usadas, no dejarían un alma viva para contar la historia. 

Para no quedarnos sólo en conceptos, demos un ejemplo concreto: la intrusión del Covid-19, que afectó solo a la humanidad y no a los demás seres vivos, es la consecuencia directa de la voluntad de poder, de la agresión sistemática de nuestro modo de habitar el planeta Tierra destruyendo los hábitats de los virus. Sin sus nichos vitales, avanzaron sobre los seres humanos provocando la muerte de millones de personas. Por lo tanto, nos faltó la justa medida entre la intervención necesaria en la naturaleza para garantizar nuestros medios de vida y la ambición exagerada de superexplotar los bienes y servicios naturales más de lo que necesitamos, para la acumulación y el enriquecimiento,

De esta forma, la Tierra viva perdió su equilibrio dinámico y nos envió a través del coronavirus un llamamiento a la justa medida, un mensaje de cuidado, de autocontrol y de superación de todo exceso. Ese fue el sentido del confinamiento social, del uso de mascarillas y de la urgencia de usar las debidas vacunas. Todo parece indicar que no aprendimos la lección, pues la gran mayoría ha vuelto a la antigua normalidad. 

Bien decía el pensador italiano Antonio Gramsci: “la historia es maestra pero prácticamente no tiene alumnos”. De todas formas, nos queda la lección de que debemos incluir en todo la justa medida, alimentar una relación amistosa y justa con todas las cosas si queremos garantizar un futuro para la vida humana y para nuestra civilización.

Yendo directamente a la cuestión fundamental: la causa más inmediata y visible de la ruptura de la justa medida reside en el capitalismo como modo de producción y en el neoliberalismo como su expresión política. Los mantras de ambos son conocidos los hemos referido arriba.

Si hubiéramos seguido tales mantras, gran parte de la humanidad habría sido gravemente afectada o habría desaparecido. Lo que nos salvó fue dar centralidad a la vida, la interdependencia entre todos, la solidaridad de unos con otros, el cuidado de la naturaleza y las leyes y normas que limitan los oligopolios, generadores de pobreza de gran parte de la humanidad.

Preocupado con esta cuestión máxima, de vida y de muerte, el autor ha escrito dos libros, fruto de una amplia investigación mundial, redactados en el lenguaje más accesible posible para que todos puedan darse cuenta de la gravedad que significa la ausencia de la justa medida para la vida personal, para las comunidades, para la economía, para la cultura y para nuestra relación con la naturaleza, en último término para con la Tierra.

El primero, publicado en 2022, El Pescador ambicioso y el pez encantado: la búsqueda de la justa medida. En él  se ha preferido el género narrativo con uso de cuentos y de mitos ligados a la justa medida. El segundo, una continuación del primero, En busca de la justa medida: cómo equilibrar el planeta Tierra, procura ir de forma más reflexiva a las causas que nos llevan a perder la justa medida o lo óptimo relativo. Ambos libros plantean la pregunta angustiante: ¿es posible vivir la justa medida dentro de este sistema capitalista y neoliberal hoy globalizado?

Respondemos, con el pesimismo de la razón pero con el optimismo de la voluntad:  es, si, posible, a condición de pasar de la cultura del exceso a una cultura de la justa medida, desarrollando un nuevo modo de habitar la Tierra, sintiéndonos parte de ella y hermanos y hermanas de todos los demás seres.

Dicho en el lenguaje del papa Francisco en la encíclica Fratelli tutti, haciendo la travesía del dominus (dueño) de la naturaleza al frater (hermano y hermana) entre nosotros y entre todos los seres de la naturaleza.

Para eso es importante una ética de la justa medida a nivel personal y comunitario, en la política y en la economía, en la educación y en la espiritualidad.

O bien organizamos nuestras sociedades dentro de los límites del planeta Tierra, viviendo en todo la justa medida o estaremos poniendo en peligro el futuro de nuestra vida y de toda la vida sobre la Tierra. 

*Leonardo Boff es ecoteólogo, filósofo y escritor con varios textos sobre la ecología integral y los peligros que pesan sobre la humanidad.

Traducción de María José Gavito Milano

A justa medida: pode salvar a vida e o planeta Terra

A justa medida constitui um valor universal, presente em todas as culturas e representa um dos pontos mais importantes de todos os caminhos éticos. Encontrava-se inscrita nos pórticos dos templos ou nos edifícios públicos, seja do Egito, da Grécia e do Império romano e alhures. A virtude da justa media significa o caminho do meio, o nem demais e o nem de menos e a dose certa. Ela se opõe a todo excesso e a toda ambição exagerada (hybris em grego). Ela recomenda o autocontrole, a capacidade de desprendimento e de renúncia.

Estamos convencidos de que uma das causas principais do caos atual, com o desiquilíbrio do planeta Terra, com a devastação de quase todos os ecossistemas, com o aquecimento global que introduziu, de forma irreversível, um novo regime climático mais quente, que se mostra pelos eventos extremos a nível mundial, com a intrusão de vários vírus, o pior deles até agora, o coronavírus, dizimando milhões de vidas, com a  explosão de guerras em 18 lugares diferentes na Terra, particularmente a letal guerra entre a Rússia e a Ucrânia (atrás da qual está a NATO e os USA) é consequência da falta da justa medida.

Esta falta da justa medida é intrínseca ao paradigma da modernidade, formulado nos séculos XVII/XVIII pelos pais fundadores como Galileu Galilei, Newton, Francis Bacon e outros. Para esses, o eixo estruturador do novo mundo a ser construído, se baseava na vontade de potência ou de poder como foi identificado já por Nietzsche e por toda a Escola de Frankfurt. Segundo este paradigma novo, o ser humano se entende como mestre e dono da natureza na expressão de Descartes. Ele não se sente parte do todo natural. Este não tem sentido em si, nem propósito, somente na medida que se ordena ao ser humano que o trata segundo o seu bel-prazer.

Em nome deste paradigma, rompeu-se totalmente a justa medida. Os países europeus exerceram a vontade de poder, dominando povos inteiros como na América Latina, África e, em parte, a Ásia. Dominaram a natureza, extraindo dela  de forma ilimitada seus bens e serviços. Dominaram a matéria até às últimas partículas. Dominaram o segredo da vida, o código genético e os genes. Tudo levado a efeito com furor sem qualquer sentido de justa medida.

Trouxeram inumeráveis e inegáveis vantagens para a vida humana. Mas ao mesmo tempo, por haverem mandado para o limbo a justa medida, criaram para si o princípio de autodestruição com todo tipo de armas, a ponto de que, se forem usadas, não restará uma alma viva para contar a história.

Para não ficar apenas em conceitualizações, demos um exemplo concreto: a intrusão do Covid-19 que afetou somente a humanidade e não os demais seres vivos. Ela é consequência direta da vontade de poder, da sistemática agressão de nosso modo de habitar o planeta Terra, destruindo os habitats dos vírus. Sem seus nichos vitais, eles avançaram sobre os seres humanos provocando a morte de milhões de pessoas. Portanto, faltou-nos a justa medida entre a intervenção necessária na natureza para garantir nossos meios de vida e a ambição exagerada de super-explorar os bens e serviços naturais, mais do que precisávamos, em vista da acumulação e do enriquecimento.

Desta forma, a Terra viva perdeu seu equilíbrio dinâmico e nos enviou através do coronavírus um apelo à justa medida,  uma mensagem de cuidado, de autocontrole e de superação de todo o excesso. Esse foi o sentido do confinamento social, do uso de máscaras e da urgência de usarmos as devidas vacinas. Tudo parece indicar que não aprendemos a lição, pois a grande maioria voltou ao antigo normal.

Bem dizia o pensador italiano Antônio Gramsci: “a história é mestra mas praticamente não tem alunos”. De todas as formas, restou-nos a lição de que devemos incluir em tudo a justa medida, alimentar uma relação amistosa e justa em todas as coisas, se quisermos garantir um futuro para a vida humana e para a nossa civilização.

Indo direto à questão fundamental:  causa mais imediata e visível da ruptura da justa medida reside no capitalismo como modo de produção e no neoliberalismo como sua expressão política. Conhecidos são os mantras de ambos: o lucro acima de tudo, a concorrência como seu motor, a exploração ilimitada dos recursos naturais, o individualismo,  a flexibilização das leis para, desimpedidamente, poder realizar seu intento de dominação/enriquecimento.

Se tivéssemos seguido tais mantras, grande parte da humanidade teria sido gravemente afetada ou até desaparecido. O que nos salvou, foi, dar centralidade à vida, a interdependência entre todos, a solidariedade de uns para com os outros, o cuidado para com a natureza e as leis e normas que limitam os oligopólios, geradores de pobreza de grande parte da humanidade.

Preocupado com esta questão máxima, de vida e de morte, escrevemos dois livros, fruto de vasta pesquisa mundial, mas elaborados numa linguam a mais acessível possível para que todos possam dar-se conta da gravidade que significa a ausência da justa medida para a vida pessoal, para as comunidades, para a sociedade, para os governos, para a economia,para a cultura e para nossa relação com a natureza, em último termo, para com a Terra.

O primeiro foi publicado em 2022 O pescador ambicioso e o peixe encantando: a busca pela justa medida. Nele preferimos  o gênero narrativo com o uso de contos e de mitos ligados à justa medida. No segundo que continua o primeiro, A busca da justa medida:como equilibrar o planeta Terra procurei  de uma forma mais reflexiva ir às causas que nos levam a perder a justa medida ou o ótimo relativo.

Ambos os livros colocam a pergunta angustiante: é possível viver a justa medida dentro deste sistema capitalista e neoliberal, hoje globalizado? Respondemos, com certa esperança, que é possível, à condição de passarmos da cultura do excesso, para uma cultura da justa medida,desenvolvendo um novo modo de habitar a Terra, sentindo-nos parte dela e irmãos e irmãs de todos os demais seres. Na linguagem do Papa Francisco na encíclica Fratelli tutii operando a travessia do dominus (dono) da natureza para o frater (o irmão e a irmã) entre nós e entre todos os seres da natureza.

 Para isso importa uma ética da justa medida no nível pessoal e comunitário,  na política e na economia, na educação e na espiritualidade.

Ou organizamos nossas sociedades dentro dos limites do planeta Terra, vivendo em tudo a justa medida, ou estaremos colocando em risco o futuro de nossa vida e de toda a vida sobre a Terra.

Leonardo Boff é ecoteólogo, filósofo e escritor com vários textos sobre a ecologia integral e os riscos que pesam sobre a humanidade.

Un “razzismo amatoriale” o un razzismo culturale

La questione del razzismo contro i neri è ancestrale. Negli ultimi tempi ha assunto particolare rilevanza per i crimini commessi nei confronti di alcuni di loro, in modo crudele, negli USA e per i massacri avvenuti soprattutto nella zona nord e nella Baixada di Rio de Janeiro: giovani neri di età tra i 18-20 anni sono, non di rado, “macellati” (c’era persino la crudele “legge sulla macellazione” introdotta dal Governatore destituito di Rio, Witzel) come se fossero animali. Con il pretesto di sentirsi spaventato o minacciato un agente di polizia poteva “sparare” alle persone, specialmente, nere.

Un fenomeno simile si sta verificando in diversi paesi dell’Europa. Ho tra le mani uno studio meticoloso di un nero della Guinea Bissau, Filomeno Lopes, giornalista laureato in un’università italiana e che lavora a Roma come conduttore radiofonico per l’Africa nella radio del Vaticano. Impegnato nel superamento del razzismo, ha scritto una sorta di lettera aperta ai giovani italiani, non in linguaggio accademico, ma ad alta diffusione. Manda loro un messaggio, spiegando le tante ragioni, tutte false, per cui è sorto il razzismo secolare contro i neri africani. Dà un titolo curioso: “un razzismo amatoriale e non complesso”. Con ciò, ha voluto chiarire che il razzismo anti-neri-africani è culturalmente così radicato che i giovani non ne sono consapevoli delle ragioni, motivo per cui è “amatoriale, semplice” e legittimato. Senza rendersene conto, sono razzisti nel loro linguaggio, nelle metafore dispregiative, nelle battute e nei comportamenti discriminatori, al punto da non rendersi conto di quello che stanno facendo e della sofferenza e dell’umiliazione che producono nelle loro vittime nere-africane. Questo fatto è avvenuto di recente in Spagna contro un bravissimo calciatore nero brasiliano, Vinicius Junior giocatore del Valencia.

Per molti europei i neri africani sono come “Lazzaro”, i dannati della Terra, i maledetti discendenti del biblico Cam, scartati dal sistema mondo.

In Brasile abbiamo coniato l’espressione “razzismo culturale” o “strutturale”, vale a dire, i tre secoli di barbara schiavitù, di maltrattamenti, di disprezzo e di odio verso milioni di afro-discendenti hanno impregnato la nostra cultura in un modo disumano e, talvolta, crudele. Solo per il semplice fatto che sono neri e, soprattutto, se sono poveri e vivono nelle favelas che circondano quasi tutte le nostre città.

Guardate fino a che punto è arrivata la barbarie nei Paesi cosiddetti “civilizzati” d’Europa. Recentemente hanno deciso, su delibera dei Governi e all’unanimità, di omettere i soccorsi in mare, sia per chi viene dal Medio Oriente, ma particolarmente per chi arriva dall’Africa. Hanno messo sulle spalle dell’Italia il fardello del riscatto. Ma in quanto stanno arrivando moltitudini, anche l’Italia ha aderito a questa politica, un crimine contro l’umanità e contro tutta l’etica tradizionale della “legge del mare”, osservata scrupolosamente da tutti nel salvare e soccorrere le persone in pericolo o naufragate.

Il Mediterraneo sta diventando la tomba di centinaia e centinaia di persone, relegate, considerate indesiderabili e “spazzatura del mondo”. Ha detto bene Papa Francesco: «loro adesso sono qui in Europa, perché prima noi europei eravamo là, in Africa, ben accolti, ma allo scopo di dominarli e derubarli delle loro ricchezze; adesso loro vengono qui e sono respinti e non accolti». Se riescono a varcare le frontiere, la prima domanda certamente fatta, senza neanche salutarli, è: «documenti»; non chi sei? Come ti chiami? Da dove vieni e cosa cerchi in questo paese? La maggior parte fugge da guerre e fame e cerca solo di vivere con un minimo di pace.

Dietro il razzismo contro i neri c’è l’arroganza dei suprematisti bianchi europei e nordamericani. Si credono al vertice della piramide dell’evoluzione della specie umana, considerando i neri, per il colore della loro pelle, la scala intermedia tra la scimmia antropoide e l’uomo bianco. Come è stato possibile che queste persone, cristianizzate, abbiano negato totalmente il messaggio del Maestro di Nazareth, non bianco ma semita, il quale ha rivelato che tutti gli esseri umani sono figli e figlie di Dio e quindi rispettabili e amabili? Anche i più grandi filosofi e geni non sono sfuggiti dal vizio razzista, il che conferma la tesi secondo cui la testa pensa a partire da dove si mettono i piedi, in questo caso, in un suolo culturale razzista, anti-nero africano.

Kant, il più grande critico della ragion pura e della ragion pratica, non è stato abbastanza critico. È sua l’affermazione: “I neri d’Africa non hanno ricevuto dalla natura alcun sentimento che si elevasse al di sopra della stupidità […]. I neri […] sono così rumorosi che per calmarli si ricorre alle percosse”. Hegel va più lontano ancora: “Il nero incarna l’uomo nello stato di natura in tutta la sua ferocia e sfrenatezza”. Pertanto, “se vogliamo avere un’idea corretta di lui, dobbiamo astrarci da ogni nozione di rispetto, moralità, da tutto ciò che va sotto il nome di sentimento: in questo personaggio non troviamo nulla che contenga anche solo un’eco di umanità. I resoconti dettagliati dei missionari confermano pienamente la nostra affermazione e sembra che solo la religione di Maometto sia ancora capace per avvicinare i neri alla cultura”. Gramsci ha giustamente riconosciuto: “La storia è maestra ma non ha discepoli”. Questi cattivi discepoli hanno forgiato l’ideologia che legittimasse la schiavitù e la supremazia dei bianchi.

L’intero sforzo dell’autore è mostrare ai giovani i grandi valori delle culture africane, in particolare attorno al concetto di Ubuntu: “io sono solo me stesso attraverso e con te; io sono perché noi siamo; la vita è sempre con gli altri; l’essere umano è la medicina dell’altro essere umano”. È lo stare insieme, la comunione del “noi siamo” che fonda la “comunità di destino”.

Se questo si vive non c’è motivo di segregare, già per tanti secoli, milioni e milioni di africani. È importante ricordare che siamo tutti africani, poiché i primi esseri umani sono comparsi ​​in Africa e da lì si sono diffusi nel mondo. Oggi ci incontriamo nella stessa Casa Comune. Coloro che furono i primi non si possono considerare gli ultimi. Al contrario, dovremmo ringraziarli perché in loro si sono formate le prime strutture psichiche, mentali, sentimentali e razionali che ci caratterizzano in quanto esseri umani. In questo senso Mamma Africa è perenne e vivrà sempre in noi, perché con lei formiamo una comunità di destino insieme all’altra Madre, la Terra.