Cos’è il benessere planetario: possibile nell’ordine attuale?

    Leonardo Boff

Viviamo innegabilmente in un quadro oscuro dell’umanità: l’escalation militare che può culminare in una guerra nucleare, il riscaldamento globale che, a quanto pare, è destinato a durare, l’esaurimento dei beni e dei servizi naturali, in particolare l’acqua potabile, tra gli altri. In questo scenario dobbiamo porci la domanda: in che misura l’umanità e tutti i paesi possono e devono collaborare per un benessere planetario possibile e auspicabile.

Il presupposto è quello che stabilisce il Papa Francesco nella sua enciclica Laudato Sì: sulla cura della Casa Comune (2015), indirizzata a tutta l’umanità: “tutti dobbiamo compiere una conversione ecologica globale” (n.5).

Senza questa conversione, che significa disponibilità al cambiamento, non supereremo la drammatica situazione menzionata e potremmo raggiungere un punto di non ritorno. Ci troveremmo di fronte al collasso della nostra civiltà e persino della nostra esistenza su questo pianeta.

Mantenendo l’ordine del capitale con la sua cultura consumistica ed escludente, difficilmente troviamo la volontà di cambiare e quindi raggiungere il bene comune planetario. Sono fatalisti, questo tipo di mondo in crisi li avvantaggia.

Nell’enciclica Fratelli tutti (2020), lo stesso pontefice è stato enfatico quando ha detto: “siamo sulla stessa barca; o ci salviamo tutti o nessuno si salva” (n.34). Ancora nel 2022, in un incontro sul clima a Berlino, il segretario dell’ONU, António Gutérres ha detto: “questa è l’unica alternativa: o collaboriamo tutti insieme o ci suicidiamo”.

Prima, però, è importante chiarire cosa si intende per “benessere planetario”. La risposta non può essere antropocentrica, come se l’essere umano fosse il centro di tutto e l’unico ad avere un fine in se stesso. Al contrario, è un anello della catena della vita e una parte intelligente della natura. Vale ciò che afferma la Carta della Terra: dobbiamo “riconoscere che tutti gli esseri sono interconnessi e ogni forma di vita ha valore, indipendentemente dalla sua utilità per gli esseri umani» (I,1.a).

Sul piano infrastrutturale, il benessere è l’accesso equo per tutti ai beni fondamentali come all’alimentazione, alla salute, alla casa, all’energia, alla sicurezza e alla comunicazione. In termini planetari, il benessere richiede il mantenimento dell’integrità della Terra con tutti i suoi ecosistemi. È importante garantire la sostenibilità di tutti gli elementi essenziali che sostengono la vita come l’acqua, il suolo, il clima favorevole, la conservazione della biodiversità, in particolare di quegli insetti, api e altri, responsabili dell’impollinazione, senza la quale le specie non possono riprodursi.

Sul piano sociale, è la possibilità di condurre una vita materiale e umana soddisfacente, nella dignità e nella libertà, in un ambiente di cooperazione, di solidarietà e di convivenza pacifica.

In termini planetari, il benessere esige una profonda revisione del nostro modo di produzione e di consumo. Una piccola porzione dell’umanità accumula gran parte della ricchezza e il proprio livello di consumo è sontuoso, superfluo e con grandi sprechi. Lascia, senza compassione, gran parte dell’umanità in condizioni di povertà e miseria, provocando ogni anno migliaia di morti per fame. Il consumo, per soddisfare le esigenze di tutta l’umanità, richiede che sia moderato, condiviso e solidale. Questo tipo di benessere che equivale al bene comune, vale per tutti i paesi e i popoli. Sarebbe il bien vivir y convivir degli andini, dove la categoria centrale è l’armonia.

Ma poiché siamo parte della natura e senza di essa non potremmo vivere, il benessere comprende la comunità biotica, gli ecosistemi e tutti i rappresentanti delle diverse specie che hanno il diritto di esistere, di essere rispettati come portatori di diritti. Appartiene al benessere planetario  anche il rispetto del mondo abiotico, come i paesaggi, le montagne, i fiumi, i laghi e gli oceani, poiché formiamo con tutti essi la grande comunità terrena.

Data la re-connessione di tutti con tutti, è la cooperazione tra tutti la linfa segreta che alimenta il benessere planetario nel suo insieme. Al benessere planetario appartiene anche l’intero pianeta, inteso come Super Essere vivente, che articola sistematicamente gli aspetti fisici, chimici e biologici, al fine di mantenere l’equilibrio di tutti gli ecosistemi e riprodursi.

Visualizziamo progetti e pratiche in quasi tutti i paesi, soprattutto nei movimenti sociali popolari, con l’introduzione di una bioeconomia che rispetta i ritmi della natura e dà al suolo il tempo necessario per rigenerare i suoi nutrienti.

È stata sviluppata anche un’economia circolare attraverso la quale si propone di ridurre, riutilizzare e riciclare i materiali usati. La Via Campesina e il Movimento dos Sem Terra in Brasile, che coinvolge migliaia di famiglie, hanno sviluppato una ricca agroecologia popolare e partecipativa, così efficace da diventare il più grande produttore di riso biologico dell’America Latina. L’eco-socialismo come progetto che nega la centralità del mercato ed evita il centralismo autoritario del socialismo sovietico si dimostra fattibile. Colloca la vita e l’ecologia come riferimenti fondamentali e non il mercato e gli affari as usual.

Dobbiamo riconoscere che sta crescendo anche il numero di aziende che hanno assunto il paradigma socio-ecologico e la responsabilità sociale nei confronti dell’ambiente circostante. Ma la stragrande maggioranza rimane negazionista e con una produzione generatrice di gas ad effetto serra, con il riscaldamento della Terra.

Anche così, alimentiamo la speranza della Carta della Terra (2003) che “le nostre sfide ambientali, economiche, politiche, sociali e spirituali sono interconnesse e insieme possiamo creare soluzioni inclusive” (Preambolo, d).

Leonardo Boff ha scritto A busca da justa medida: como equilibrar o planeta Terra, Vozes 2023.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Qué es el bienestar planetario: ¿posible dentro del orden actual

Leonardo Boff*

Es innegable que el panorama de la humanidad es sombrío: la escalada militar que puede culminar en una guerra nuclear, el calentamiento global que parece que ha venido para quedarse, el agotamiento de los bienes y servicios naturales, especialmente de agua potable, entre otros. En ese escenario debemos plantearnos esta cuestión: en qué medida la humanidad y todos los países pueden y deben colaborar para un posible y deseable bienestar planetario.

Partimos de lo que establece el Papa Francisco en su encíclica Laudato Sì: sobre el cuidado de la Casa Común (2015), dirigida a toda la humanidad: “todos debemos hacer una conversión ecológica global” (n.5).

Sin esta conversión, que significa una disposición para el cambio, no superaremos la situación dramática mencionada y podríamos llegar a un punto de no-retorno. Estaríamos frente al colapso de nuestra civilización e incluso de nuestra existencia sobre este planeta.

Mantenido el orden del capital con su cultura consumista y excluyente difícilmente encontramos la voluntad de cambio y por eso de alcanzar el bien común planetario. Son fatalistas, este tipo de mundo en crisis los beneficia.

En la encíclica Fratelli tutti (2020) el mismo pontífice fue enfático al decir: “estamos en el mismo barco; o nos salvamos todos o no se salva nadie” (n.137). En 2022 en una reunión sobre el clima en Berlín, el secretario da ONU, António Gutérres, dijo: “esta es la única alternativa: o colaboramos todos juntos o el suicidio”.

Antes, sin embargo, es importante aclarar qué se entiende por “bien-estar planetario. La respuesta no puede ser antropocéntrica, como si el ser humano fuese el centro de todo y el único que tiene un fin en sí mismo. Al contrario, él es un eslabón de la corriente de la vida y parte inteligente de la naturaleza. Es válido lo que afirma la Carta de la Tierra: tenemos que “reconocer que todos los seres están interligados y cada forma de vida tiene valor, independientemente de su utilidad para los seres humanos” (I,1.a).

En el plano infraestructural el bienestar es el acceso justo a todos los bienes básicos como la alimentación, la salud, la vivienda, la energía, la seguridad y la comunicación. En términos planetarios el bienestar demanda el mantenimiento de la integridad de la Tierra con todos sus ecosistemas. Es importante garantizar la sostenibilidad de todos los elementos esenciales que sustentan la vida como el agua, el suelo, el clima favorable, la preservación de la biodiversidad, especialmente de aquellos insectos, abejas y otros, responsables de la polinización, sin la cual las especies no consiguen reproducirse.

En el plano social es la posibilidad de llevar una vida material y humana satisfactoria, con dignidad y libertad, en un ambiente de cooperación, de solidaridad y de convivencia pacífica.

En términos planetarios el bienestar exige una profunda revisión de nuestro modo de producción y de consumo. Una pequeñísima parte de la humanidad acumula gran parte de la riqueza y tiene un consumo suntuoso, superfluo y con gran desperdicio. Deja, sin compasión, a gran parte de la humanidad en condiciones de pobreza y de miseria, ocasionando anualmente muchos miles de muertes por hambre. Para atender las demandas de toda la humanidad, el consumo tiene que ser moderado, compartido y solidario. Ese tipo de bienestar que equivale al bien común, vale para todos los países y pueblos. Sería el bien vivir y convivir de los andinos, donde la categoría central es la armonía.

Pero como somos parte de la naturaleza y sin ella no podríamos vivir, el bienestar incluye la comunidad biótica, los ecosistemas y todos los representantes de las diferentes especies que tienen el derecho de existir, de ser respetados como portadores de derechos. Pertenece también al bienestar planetario el respeto al mundo abiótico, como los paisajes, las montañas, los ríos, lagos y océanos, pues formamos con todos ellos la gran comunidad terrenal.

Dada la religación de todos con todos, la cooperación entre todos es la savia secreta que nutre el bienestar planetario como un todo. Todo el planeta, entendido como un Super Ente viviente que sistémicamente articula lo físico, lo químico y lo biológico, de modo a mantener el equilibrio entre todos los ecosistemas y reproducirse, pertenece especialmente al bienestar planetario.

Visualizamos proyectos y prácticas en casi todos los países, especialmente, en los movimientos sociales populares, con la introducción de una bioeconomía que respeta los ritmos de la naturaleza y da el tiempo necesario al suelo para que regenere sus nutrientes.

También se ha desarrollado una economía circular, que se propone reducir, reusar y reciclar los materiales usados. La Vía Campesina y el Movimiento de los Sin Tierra en Brasil que incluye a miles de familias, han desarrollado una rica agroecología popular y participativa, tan eficaz que se ha vuelto el mayor productor de arroz orgánico de América Latina. El ecosocialismo como proyecto que niega la centralidad del mercado y evita el centralismo autoritario del socialismo soviético se muestra viable. Pone como referencias fundamentales la vida y la ecología y no el mercado y los negocios as usual.

Hay que reconocer que crece también el número de empresas que asumieron el paradigma socioecológico y la responsabilidad social con su entorno. Pero la gran mayoría sigue siendo negacionista y con una producción generadora de gases de efecto invernadero, con el calentamiento de la Tierra.

Incluso así, alimentamos la esperanza de la Carta de la Tierra (2003) de que “nuestros desafíos ambientales, económicos, políticos, sociales y espirituales están interrelacionados y juntos podremos forjar soluciones incluyentes” (Preámbulo,d).

*Leonardo Boff ha escrito La búsqueda de la justa medida: cómo equilibrar el planeta Tierra, Dabar 2024.

Was ist planetarisches Wohlbefinden: Ist es in der gegenwärtigen Ordnung möglich?

                                             Leonardo Boff

Es ist unbestreitbar, dass die Menschheit zurzeit ein düsteres Bild abgibt: die militärische Eskalation, die in einen Atomkrieg gipfeln könnte, die globale Erwärmung, die anscheinend unaufhaltsam ist, die Erschöpfung der natürlichen Güter und Dienstleistungen, insbesondere des Trinkwassers, u.v.m. Vor diesem Hintergrund müssen wir uns die Frage stellen, inwieweit die Menschheit und alle Länder an einem möglichen und wünschenswerten planetarischen Wohlstand mitarbeiten können und sollen.

Als Voraussetzung gilt, was Papst Franziskus in seiner Enzyklika „Laudato Sì: Über die Sorge für unser gemeinsames Haus (2015) “die an die gesamte Menschheit gerichtet ist, feststellt: „Wir alle müssen eine globale ökologische Umkehr vornehmen“ (Nr. 5).

Ohne diese Umkehr, die eine Bereitschaft zur Veränderung bedeutet, werden wir diese dramatische Situation nicht überwinden und könnten einen Punkt erreichen, an dem es kein Zurück mehr gibt. Wir stünden vor dem Zusammenbruch unserer Zivilisation und sogar vor dem Ende unserer Existenz auf diesem Planeten.

Solange die Ordnung des Kapitals mit ihrer konsumorientierten und ausgrenzenden Kultur aufrechterhalten wird, ist es schwierig, den Willen zur Veränderung und damit zum Erreichen des planetarischen Gemeinwohls aufzubringen. Sie sind Fatalisten; diese Art von Welt in der Krise nützt ihnen.

In der Enzyklika Fratelli tutti (2020) sagte derselbe Pontifex mit Nachdruck: „Wir sitzen alle im selben Boot; entweder wir retten uns alle, oder niemand wird gerettet“ (Nr. 34). Sogar im Jahr 2022 sagte UN-Sekretär António Gutérres bei einem Klimatreffen in Berlin: „Das ist die einzige Alternative: entweder wir arbeiten alle zusammen oder wir begehen Selbstmord“.

Zunächst muss jedoch geklärt werden, was mit „planetarischem Wohlbefinden“ gemeint ist. Die Antwort kann nicht anthropozentrisch sein, als ob der Mensch der Mittelpunkt von allem wäre und als einziger einen Zweck an sich hätte. Im Gegenteil, er ist ein Glied in der Kette des Lebens und ein intelligenter Teil der Natur, wie es in der Erdcharta heißt: Wir müssen „anerkennen, dass alle Lebewesen miteinander verbunden sind und dass jede Form von Leben einen Wert hat, unabhängig von ihrem Nutzen für den Menschen“ (I, 1.a).

In Bezug auf die Infrastruktur bedeutet Wohlergehen einen fairen Zugang für alle zu grundlegenden Gütern wie Nahrung, Gesundheit, Wohnung, Energie, Sicherheit und Kommunikation. In Bezug auf den Planeten bedeutet Wohlergehen die Erhaltung der Integrität der Erde mit all ihren Ökosystemen. Es ist wichtig, die Nachhaltigkeit aller wesentlichen Elemente zu gewährleisten, die das Leben erhalten, wie Wasser, Boden, ein günstiges Klima und die Erhaltung der biologischen Vielfalt, insbesondere der Insekten, Bienen u. a., die für die Bestäubung verantwortlich sind, ohne die sich die Arten nicht fortpflanzen können.

Auf sozialer Ebene ist es die Möglichkeit, ein materiell und menschlich zufriedenstellendes Leben in Würde und Freiheit in einem Umfeld der Zusammenarbeit, Solidarität und friedlichen Koexistenz zu führen.

Für das Wohlergehen des Planeten ist eine tiefgreifende Überprüfung unserer Produktions- und Konsumgewohnheiten erforderlich. Ein kleiner Teil der Menschheit häuft einen großen Reichtum an und konsumiert üppig, überflüssig und verschwenderisch. Dies lässt einen großen Teil der Menschheit ohne Mitgefühl in Armut und Elend zurück und führt jedes Jahr zu Tausenden von Hungertoten. Um den Ansprüchen der gesamten Menschheit gerecht zu werden, muss der Konsum maßvoll, gemeinsam und solidarisch sein. Diese Art von Wohlstand, die dem Gemeinwohl entspricht, gilt für alle Länder und Völker. Es wäre das bien vivir und convivir der Andenbewohner, wo die zentrale Kategorie die Harmonie und Gleichgewicht zu finden ist.

Da wir aber Teil der Natur sind und ohne sie nicht leben könnten, schließt das Wohlergehen die biotische Gemeinschaft, die Ökosysteme und alle Vertreter der verschiedenen Arten ein, die das Recht haben, zu existieren und als Träger von Rechten respektiert zu werden. Die Achtung der abiotischen Welt, wie Landschaften, Berge, Flüsse, Seen und Meere, gehört ebenfalls zum planetarischen Wohlbefinden, da wir mit ihnen allen die große Erdgemeinschaft bilden.

Angesichts der Wiederverbindung von allem mit allem ist die Zusammenarbeit zwischen allen der geheime Saft, der das planetarische Wohlbefinden als Ganzes nährt. Zum planetarischen Wohlbefinden gehört besonders der gesamte Planet, der als lebendes Überwesen verstanden wird, das die physikalischen, chemischen und biologischen Aspekte systemisch miteinander verbindet, um das Gleichgewicht aller Ökosysteme zu erhalten und sich selbst zu reproduzieren.

In fast allen Ländern gibt es Projekte und Praktiken, insbesondere in sozialen Volksbewegungen, die eine Bioökonomie einführen, die den Rhythmus der Natur respektiert und dem Boden Zeit gibt, seine Nährstoffe zu regenerieren.

Es wurde auch eine Kreislaufwirtschaft entwickelt, in der vorgeschlagen wird, die verwendeten Materialien zu reduzieren, wiederzuverwenden und zu recyceln. Via Campesina und die Landlosenbewegung in Brasilien (MST), an der Tausende von Familien beteiligt sind, haben eine reichhaltige volksnahe und partizipative Agrarökologie entwickelt, die so effektiv ist, dass sie zum größten Produzenten von Bio-Reis in Lateinamerika geworden ist. Der Ökosozialismus als politisches Projekt, das die zentrale Stellung des Marktes ablehnt und den autoritären Zentralismus des sowjetischen Sozialismus vermeidet, erweist sich als tragfähig. Er stellt das Leben und die Ökologie in den Mittelpunkt und nicht das Business as usual.

Wir müssen anerkennen, dass die Zahl der Unternehmen, die sich dem sozial-ökologischen Paradigma und der sozialen Verantwortung gegenüber ihrer Umgebung verschrieben haben, ebenfalls zunimmt, aber die große Mehrheit ist nach wie vor negativ und produziert Treibhausgase, die die Erde aufheizen.

Dennoch hegen wir die Hoffnung der Erdcharta (2003), dass „unsere ökologischen, wirtschaftlichen, politischen, sozialen und spirituellen Herausforderungen miteinander verknüpft sind und wir gemeinsam integrative Lösungen erarbeiten können“ (Präambel, d).

Leonardo Boff  hat geschrieben Universale Geschwisterlichkeit: Gesellschaftsornung der Zukunft, Vier-Türme Verlag 2022.

A female president of the United States: a hope?

                     *Leonardo Boff

The real possibility that a woman, Kamala Harris, will become president of the imperial power, the United States of America, would represent a novum in the history of that country and perhaps a step forward in the new relationship between genders.

The USA, independent since 1776, has had 44 presidents, all men and none women. As has already been pointed out by others, many see the president exclusively in military terms, rather as the head of the Armed Forces, as the one who holds the red telephone and the button to launch a nuclear war, rather than as the promoter of the common good, left by society with a privatist and individualist bias but with a great social sense of solidarity.

That’s why they keep fighting wars everywhere. Virtually all presidents, including Obama, are imbued with “manifest destiny,” the belief that the United States is anointed as “that new people of God with a mission to bring (bourgeois) democracy, (individual) human rights and peace (of the market) for the world”.

Under the patriarchy that has lasted for ten thousand years, since the Neolithic era, with the formation of villages and agriculture, women have always been relegated to the private world. Even knowing that a historical era existed, twenty thousand years ago, that of matriarchy, forming egalitarian societies, integrated with nature and deeply spiritual.

Patriarchy, the predominance of the male (machismo) was one of the greatest mistakes in human history. The type of State we have is attributed to patriarchy, the creation of bureaucracy and taxes, the introduction of war, violence as a way of solving problems, the private appropriation of land and the generation of inequalities and all types of discrimination. In capitalism, in its various forms, it gained its most expressive configuration, with the rate of social inequity it brings with it.

Throughout this process, the main victims were women along with those deprived of strength and power. Since then, the destiny of women, in historical-social terms, has been defined based on the man who occupied every public space.

But slowly, starting in the United States, in the 19th century, women became aware of their autonomous identity. The feminist movement grew, became active in practically all countries and occupied public spaces. Entering universities and, having qualified, into the job market, women brought their unique (non-exclusive) values ​​as women: more given to collaboration as opposed to competition from men, more care, more flexibility, more ability to deal with complexity, more human sensitivity and heart, finally, more open to dialogue against sexist and patriarchal authoritarianism.

In a word, they brought more humanity to a rational, rigid, competitive, efficient world, marked by the will to power as domination: the world of men. They, by their nature, represent rather the will to live and to relate. In Jungian language, they enriched the mute of the animus with their anima.

Even so, the fight for gender equality is far from being fully won. It was only in 1920 that women gained the right to vote in the United States. In Brazil only in 1932, today 52% of the electorate is female. Of the 500 largest North American companies, only three women hold the role of president. In other companies, 11.8% are presidents. In Brazil it is a little more: 17%, presidents of companies.

Even within the limitations imposed by the dominant patriarchy in the world, seven women became heads of state: in Germany, England, Brazil, Argentina, India, Liberia, Bangladesh, Tunisia, Ethiopia, Tanzania, in Canada, Chile, Costa Rica, Honduras, Panama, South Korea, Philippines, Indonesia, Israel, Nepal, Slovakia, Estonia, Finland, Greece, Hungary, Ireland , in Portugal, in New Zealand and in other countries. Now we have the chance for a mixed-race woman, Kamala Harris, to reach the center of imperial power as president.

Empowering women’s identity and relational autonomy is generating a new paradigm: that of reciprocity, of cooperation between men and women. The androgynous man emerges: the new human being, the man rescuing his anima dimension, with the help of women, the capacity for tenderness, unreserved delivery, cordial sensitivity, together with his animus dimension. The woman developing her animus, that is, her capacity for initiative, creativity, operational intelligence, direction together with her anima.

In this way, what the ancient myth wanted to express is rescued: the human being is a complete being, each one is a carrier, in their own degrees, of the anima and animus. It turns out that this one androgynous being was cut in half.  This way they were separated. But, in their deep unconscious, they are always looking for each other. A force of attraction seeks to unite them and restore their primordial unity.

The ancient war of the sexes and oppressive and repressive gender policies would be progressively overcome. Politically, the best way to express this civilizational advance would be participatory, socio-ecological democracy, in which man and woman cooperatively and in solidarity would build a dream world that responds to the deepest desires of the human psyche. The re-engendering of man will only take place through the new feminine that is emerging more and more in all areas.

The likely fact of a woman becoming president of the most powerful country in the world would represent a decisive step towards peace between the sexes, including also the nature of which both are part.

*Leonardo Boff is a brazilian Theologian and Philosopher.