La ricerca del mondo spirituale nel mondo materiale

Leonardo Boff

Sono molti quelli che sono stufi dei beni materiali e del consumismo della nostra cultura. Come contrappunto, voglio collocare il tema dei beni spirituali nel contesto drammatico, pericoloso e speranzoso, in cui si trova attualmente l’umanità, specialmente, l’umanità umiliata e offesa che vive nel Sud del mondo, le vittime di 18 regioni di guerra, in particolare nella Striscia di Gaza, con un pregiudizio di genocidio a cielo aperto, senza dimenticare le numerose vittime della guerra Russia-Ucraina. La nostra riflessione vuole cogliere l’emergere del mondo spirituale ed enfatizzare la sua urgente attualità di fronte alle minacce di scomparsa della specie e di liquidazione della biosfera, sia a causa di una guerra nucleare, sia per il caldo eccessivo dovuto al cambiamento climatico o per qualsiasi fattore di squilibrio del proprio pianeta Terra. Entrambe potrebbero mettere in forse il futuro comune della Terra e dell’umanità.

In momenti così drammatici, l’essere umano s’immerge nel proprio Profondo e si pone domande fondamentali: Cosa stiamo facendo in questo mondo? Qual è il nostro posto nell’insieme degli esseri? Come possiamo agire per garantire un futuro che sia speranzoso per tutti e per la nostra Casa Comune? Cosa possiamo aspettarci oltre questa vita? Sono domande del mondo spirituale.

È in questo contesto che dobbiamo porre la questione del mondo spirituale, in altre parole, della spiritualità. Il mondo spirituale è una delle fonti primarie, anche se non l’unica, dell’ispirazione al nuovo, della speranza fiduciosa, della generazione di senso appagante e della capacità di auto-trascendenza dell’essere umano. Perché l’essere umano si sente pienamente umano solo quando cerca di auto-superarsi. La ragione sta nel fatto di essere vissuta come un progetto infinito, carico di virtualità che, in parte, si realizza nella storia e, nel complesso, al di là di essa.

Questa preoccupazione per il mondo spirituale è ricorrente nella nostra cultura, non solo nell’ambito delle religioni, che è il suo luogo naturale, ma anche nell’ambito delle ricerche umane, sia di giovani, sia di intellettuali, di scienziati famosi e – con nostra sorpresa -, di grandi imprenditori. Ho parlato negli ultimi anni, qui e all’estero, con persone legate a questi gruppi.

Il fatto che grandi imprenditori pongano domande legate al mondo spirituale, cioè alla spiritualità, testimonia le dimensioni della crisi che ci attanaglia. Vuol dire che i beni materiali che loro producono, le logiche produttivistiche e competitive che incentivano, l’universo dei valori commerciali (tutto è diventato merce) che ispira le loro pratiche non rispondono alle suddette questioni. C’è un vuoto profondo, un buco immenso dentro il suo essere. Per questo, penso che solo il mondo spirituale possa realizzarlo.

È importante, però, mantenere sempre il nostro spirito critico, perché con il mondo spirituale, con la spiritualità, si può anche guadagnare molti soldi. Esistono vere e proprie imprese che gestiscono discorsi di spiritualità che, spesso, parlano più alle loro tasche che al loro cuore. Ci sono leader neo-pentecostali che sono espressione del mercato con la loro predicazione del vangelo della prosperità materiale e, ultimamente, del dominio. Conquistano agli interessi dei loro pastori i fedeli, i religiosi e persone in buona fede.

Tuttavia, i portatori permanenti del mondo spirituale sono persone considerate comuni, che vivono la rettitudine di vita, il senso di solidarietà e coltivano lo spazio del Sacro, sia nelle loro religioni e chiese, sia nel modo in cui pensano, agiscono e interpretano la vita e si prendono cura della natura.

Ciò che conta, però, è che a livello mondiale c’è una domanda di valori non materiali, di una ridefinizione dell’essere umano come essere che cerca un significato appagante, che è alla ricerca di valori che diano gioia di vivere. Ovunque troviamo esseri umani, specialmente giovani, indignati per il destino precedentemente definito in termini economici, quando si dice che “non esiste alternativa” (TINA – There is no Alternative), il sistema di mercato, sotto il quale siamo costretti a vivere, che rifiutano di accettare le strade che i potenti costringono all’umanità di percorrere. Questi giovani dicono: “Non permetteremo che ci rubano il futuro. Meritiamo un destino migliore, abbiamo bisogno di attingere ad altre fonti per trovare una luce che illumini il nostro cammino e ci dia speranza”.

Per questo risulta importante, fin dall’inizio, introdurre una distinzione – senza separare, ma distinguendo – tra il mondo religioso, la religione, e il mondo spirituale, la spiritualità. In effetti, il Dalai Lama lo ha fatto in modo estremamente brillante e illuminante nel libro “Ethics for the new millenium”, 1999. Sono termini che usiamo senza sapere esattamente cosa significano. Mi permetto di citare un argomento del libro della cui comprensione partecipo e faccio mia.

“Credo che la religione (mondo religioso) sia collegata alla credenza nel diritto alla salvezza predicata da qualsiasi tradizione di fede, credenza che ha come uno dei suoi aspetti principali l’accettazione di una qualche forma di realtà metafisica o soprannaturale, inclusa possibilmente un’idea di paradiso o nirvana. A questo sono associati insegnamenti o dogmi religiosi, rituali, preghiere e così via”.

“Considero che la spiritualità (mondo spirituale) sia correlata a quelle qualità dello spirito umano – come amore e compassione, pazienza e tolleranza, capacità di perdonare, contentezza, nozione di responsabilità, nozione di armonia – che portano felicità sia alla propria persona, sia agli altri”.

“Il rituale e la preghiera, insieme alle questioni del nirvana e della salvezza, sono direttamente collegati alla fede religiosa, ma non è necessario siano qualità interiori. Non esiste pertanto alcuna ragione per cui un individuo non possa svilupparle, anche in misura elevata, senza ricorrere ad alcun sistema religioso o metafisico”.

Come si comprende, queste riflessioni sono cristalline poiché mostrano la necessaria distinzione tra il mondo religioso, la religione, e il mondo spirituale, la spiritualità. Una volta distinte, possono relazionarsi e coesistere, ma senza che l’una dipenda necessariamente dall’altra. Vivere il mondo spirituale può indicare cammini che ci portano fuori dalla crisi dei tempi attuali.

Leonardo Boff, teologo e filosofo ha scritto: Espiritualidade: caminho de transformação, Rio 2001; Meditação da luz: caminho da simplicidade, Vozes 2010.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

“Gente Humilde”: uma homenagem e uma reflexão

                                     Leonardo Boff

“Gente humilde” é uma canção de Chico Buarque feita em parceria com outros. De sua vasta e complexa obra, esta canção é para mim a mais bela e significativa. Ela fala dos anelos que animam a teologia da libertação que confere centralidade à “gente humilde” e reconhece neles uma força histórica, pouco valorizada pelos analistas sociais.Quero homenageá-lo pelos seus 80 anos com uma pequena reflexão a partir desta canção. Nela tudo é verdadeiro.

As coisas verdadeiras e identificadoras das pessoas se realizam para além da consciência reflexa. São forças que atuam a partir do profundo da vida e do universo, do inconsciente abissal e de arquétipos ancestrais que assomam à consciência das pessoas e através delas se anunciam e emergem na história. Digo isso para superar certa interpretação que dá valor absoluto ao sujeito e ao sentido consciente que ele pretende conferir à sua obra. O sentido da produção de Chico Buarque vai além do sentido que ele mesmo, talvez tenha querido dar a ela. Seguramente ele não pretende ter o monopólio do sentido da realidade por ele cantada e descrita. Há múltiplas facetas de sentido que podem ser captadas pelos ouvintes e leitores, que então se fazem co-autores da obra. Transcrevo a canção “Gente Humilde”

 “Tem certos dias em que eu penso em minha gente

E sinto assim todo o  meu peito se apertar

Porque parece que acontece de repente

Feito um desejo de eu viver sem me notar

Igual a eles como quando eu passo no subúrbio

Eu muito bem vindo de trem de algum lugar

E aí me dá como uma inveja dessa gente

Que vai em frente

Sem nem ter com quem contar

São casas simples com cadeiras na calçada

E na fachada escrito em cima que é um lar

Pela varanda flores tristes e baldias

Com a alegria que não tem onde encostar

E aí me dá uma tristeza no meu peito

Feito um despeito de eu não ter como lutar

E eu que não creio peço a Deus por minha gente

É gente humilde, que vontade de chorar”.

No ofício de teólogo e há 50 anos andando com os dois pés, um na academia e outro nos meios pobres, considero esta obra de Chico a mais comovente e perfeita. Ela traduz à maravilha duas realidades.

A primeira, “da gente humilde”, de seu completo desamparo social. Não há ninguém por eles. Vão em frente com suas poucas forças, sem contar com ninguém, nem com o Estado, nem com a sociedade fechada em seus interesses excludentes de classe, às vezes, nem com as igrejas, embora uma porção da Igreja Católica fez uma opção pelos pobres, contra sua pobreza e por sua libertação. Mas geralmente só contam com Deus e com eles mesmos. As casas, quando as têm, são simples, com cadeiras na calçada, de onde veem o mundo e compartem as amizades. Possuem um senso ético elevado e um sentido sagrado de família. A casa é pobre mas é “um lar”. Flores tristes, raquíticas, semelhantes a eles, enfeitam a casa, mas reina discreta alegria e serenidade.

A segunda realidade que a canção traduz com fina percepção ética e psicológica é a reação de quem não é “gente simples” mas é sensível, humano e solidário com esta condition humaine, no caso, do Chico, Vinicius de Morais e Garoto, co-autores da letra e da música. O compositor pensa “em minha gente”, quer dizer, para Chico, ela existe e está aí, quando para tantos ela não só é invisível como não existe ou é vergonhosamente desprezada. Percebe a diferença de estatuto social: ele vem muito bem de trem; eles, seguramente a pé, caminhando muito. Seu “peito se aperta”, gostaria de viver como eles, anônimos, sem ser notado. Mais ainda: tem “inveja desta gente” por sua coragem de enfrentar sozinha a vida, lutar e sobreviver sem ninguém para ajudar.

E aí irrompe a solidariedade e a compaixão no sentido nobre do termo: como ajudar e estar junto deles? Eclode o sentimento de impotência, “a tristeza no […] peito/ feito um despeito de […] não ter como lutar”.

A Teologia da Libertação, que envolve ainda milhares de cristãos nos vários continentes, começou ao se enfrentar com essa situação relatada por Chico.Esses cristãos assumiram um compromisso libertador, confiando na “gente humilde” e em sua força histórica. Mas a chaga é grande demais. A nossa geração nem a próxima talvez  não consiga fechá-la. Assola-nos um sentimento de impotência mas sem nunca perder a esperança de que um outro mundo é possível e necessário.

É então que recorremos à Última referência. Deve ter Alguém, senhor do mundo e do curso das coisas, que dê jeito nessa humilhação. Mesmo alguém que não crê, mas que não perdeu seu sentido de humanidade, percebe o sentido libertador da categoria “Deus”. E aí, com emoção incontida, canta o poeta: “E eu que não creio peço a Deus por minha gente/ é gente humilde, que vontade de chorar”.

A impotência é superada porque triunfa a comoção do coração. Deus é invocado, desesperadamente, como derradeira fonte de sentido. Diante da gente humilde, sofrida, anônima, toda descrença seria cinismo, toda indiferença, desumanidade. O efeito final é esse mesmo: “dá vontade de chorar”. E choramos ou enxugamos discretamente lágrimas de comoção, de indignação e de compaixão.

Não há vez que escute esta canção que não me venham lágrimas aos olhos, pois a verdade é tanta e o sentimento tão verdadeiro que a única reação digna são as lágrimas que, segundo São Paulo, é um dom do Espírito Santo. Isso é puro humanismo, testemunhado também por Jesus de Nazaré que se comoveu diante de seu povo abandonado como ovelhas sem pastor.

E aqui cabe uma reflexão de teólogo sobre “a não crença” de Chico, dita nesta canção. Precisamos fazer um discernimento e resgatar qual é a verdadeira crença e qual, a falsa. Isso aparece claro quando conscientizamos o sentido verdadeiro de “Deus” e onde Ele se deixa encontrar sob outros nomes.

Há os que dizem que não creem, mas se preocupam com a “gente simples”, são sensíveis à justiça e se recusam a aceitar o mundo perverso que encontram. E há os que creem em Deus mas nem veem a “gente simples” e são insensíveis à injustiça social e se inserem tranquilamente no mundo perverso em que se encontram.

Onde está Deus? De que lado Ele se encontra? De tudo o que aprendemos dos profetas e da reflexão cristã, Deus está infalivelmente do lado de quem se acerca da “gente simples”, se compromete com a justiça e se enche de iracúndia sagrada contra esse mundo perverso. Isso porque o verdadeiro nome de Deus é justiça, é solidariedade e é amor.

Quem tem Deus continuamente em seus lábios e O professa em suas palavras mas se distancia da “gente humilde”, se faz mouco aos reclamos da justiça e não se incomoda com a solidariedade, está longe de Deus e falto de sua graça. O Deus em que crê não passa de um ídolo porque não há amor, solidariedade e justiça.

Chico se colocou, sem pretendê-lo, ao lado do Deus vivo e verdadeiro porque se situou ao lado da “gente humilde”. Seu engajamento o situa infalivelmente do lado de Deus e no coração de seu projeto de um Reino de amor,de justiça e de paz.

Mais ainda. Na tarde da vida, quando tudo vai se decidir, o critério será, segundo Jesus (veja o evangelho de São Mateus 25, 41-46), o quanto tivermos sido sensíveis à “gente humilde”, aos famintos, aos sedentos, aos pobres e penalizados desta nossa história. Estes que assim fizeram, ouvirão as palavras de infinita bem-aventurança: ”foi a mim que o fizestes”; “vinde, pois, abençoados de meu Pai e tomai posse do Reino preparado para vós desde a criação do mundo”.

Para mim, bastaria “Gente humilde” para eternizar Chico no coração de todos os que não passam ao largo dos caídos na estrada, mas se detêm como samaritanos, sofrem e choram junto. Chico viveu a mesma experiência de seu patrono Francisco de Assis. Essa experiência o converteu de filho de um rico comerciante a um amigo e companheiro dos mais pobres dos pobres, os leprosos (hansenianos). Ele falava deles como sua “gente poverella”, gente humilde da Toscana. De burguês e membro da “jeunesse dorée” que era, largou tudo e fez-se pobrezinho como eles. Era chamado simplesmente de “o poverello de Assis”.

E agora digo como teólogo: atrás desta “gente humilde” de todos os “poverellos” se esconde o Filho de Deus. Dignificar a “gente humilde”, como fez Chico, é resgatar o melhor da herança humanística de nossa história e do Jesus histórico que  viu nos pobres, os primeiros herdeiros de seu sonho. Sempre esteve ao lado do cego, do coxo, do psicologicamente afetado (possessão,na linguagem da época) e se fez ele também um pobre.

Para viver esta dimensão não precisa ser religioso nem crer em Deus. Logicamente se é religioso e crê em Deus se vê reforçado. Mas não é indispensável. Basta ser humano, amante da justiça e um cantador do amor. Nisso se realiza a religião autêntica e aí se encontra o verdadeiro Deus.

En el mundo material búsqueda del mundo espiritual

Leonardo Boff*

Hay mucha gente harta de bienes materiales y del consumismo de nuestra cultura. Como contrapunto quiero situar el tema de los bienes espirituales en el contexto dramático, peligroso y esperanzador en el que se encuentra actualmente la humanidad, especialmente la humanidad humillada y ofendida que vive en el Sur Global, las víctimas de las 18 regiones en guerra, en particular en la Franja de Gaza, con visos de genocidio a cielo abierto, sin olvidar las muchas víctimas de la guerra Rusia-Ucrania. Nuestra reflexión quiere captar la emergencia del mundo espiritual e insistir en su urgencia apremiante ante las amenazas de desaparición de la especie y de liquidación de la biosfera, ya sea por una guerra nuclear, por exceso de calor debido a cambios climáticos o por cualquier factor de desequilibrio del mismo planeta Tierra. Podrían eventualmente poner  en peligro el futuro común de la Tierra y de la humanidad.

         En momentos así, dramáticos, el ser humano se sumerge en lo más profundo de sí y se plantea cuestiones básicas: ¿Qué hacemos en este mundo? ¿Cuál es nuestro sitio en el conjunto de los seres? ¿Cómo actuar para garantizarnos un futuro que sea esperanzador para todos y para nuestra Casa Común? ¿Qué que podemos esperar más allá de esta vida? Todas estas preguntas pertenecen al mundo espiritual.

En este contexto debemos plantearnos la cuestión del mundo espiritual, en otras palabras, de la espiritualidad. El mundo espiritual es una de las fuentes principales, aunque no la única, de inspiración de lo nuevo, de esperanza de buenos resultados, de generación de un sentido plenificador y de capacidad de autotrascendencia del ser humano, pues el ser humano sólo se siente plenamente humano cuando busca autosuperarse. La razón radica en que el ser humano se vivencia como proyecto infinito, repleto de virtualidades que, en parte, se realizan en la historia, y, en su totalidad, más allá de ella.

Esa preocupación por el mundo espiritual es recurrente en nuestra cultura, no sólo en el ámbito de las religiones, que es su lugar natural, sino también en el ámbito de las búsquedas humanas tanto de los jóvenes como de los intelectuales, de famosos científicos y –para nuestra sorpresa– de grandes empresarios. En los últimos años he dado charlas aquí y fuera del país, a personas pertenecientes a esos grupos.

         Que grandes empresarios se planteen cuestiones ligadas al mundo espiritual, o sea, a la espiritualidad confirma las dimensiones  de la crisis que nos asola. Significa que los bienes materiales que ellos producen, las lógicas productivistas y competitivas que incentivan, el universo de valores comerciales (todo se ha vuelto mercancía) que inspira sus prácticas no abordan los interrogantes referidos. Hay un vacío profundo, un hueco inmenso dentro de su ser. Por eso, pienso, que sólo el mundo espiritual puede llenarlo.

Es importante, sin embargo, mantener siempre nuestro espíritu crítico, porque con el mundo espiritual, con la espiritualidad, también se puede hacer mucho dinero. Hay verdaderas empresas que manejan discursos de espiritualidad, que no es raro que hablen más a los bolsillos que a los corazones. Hay líderes neopentecostales que son expresión del mercado con su predicación del evangelio de la prosperidad material y, recientemente, del dominio. Conquistan para los intereses de sus pastores a los fieles, religiosos y de buena fe.

Pero los portadores permanentes del mundo espiritual son las personas consideradas comunes, que viven la rectitud de la vida, el sentido de solidaridad y cultivan el espacio de lo Sagrado, ya sea en sus religiones e iglesias, ya sea en el modo como piensan, obran, interpretan la vida y cuidan de la naturaleza.

Lo que importa es que mundialmente hay una demanda de valores no materiales, de una redefinición del ser humano como un ser que busca un sentido plenificador, que está en busca de valores que propician alegría de vivir. En todas partes encontramos seres humanos, especialmente jóvenes, indignados con el destino previamente definido en términos de economía, cuando se dice que “no hay alternativa” (TINA=There is no Alternative), con el sistema de mercado bajo el cual estamos obligados a vivir, que se niegan a aceptar los caminos que los poderosos obligan a seguir a la humanidad. Esos jóvenes dicen: “No permitiremos que nos roben el futuro. Merecemos un destino mejor, necesitamos beber de otras fuentes para encontrar una luz que ilumine nuestro camino y nos de esperanza”.

Por eso resulta importante introducir desde el principio una distinción –no para separar, sino para distinguir– entre el mundo religioso, la religión, y el mundo espiritual, la espiritualidad. Lo ha hecho el Dalai Lama de forma extremadamente brillante y esclarecedora en el libro Una Ética para el Nuevo Milenio (Sextante, Rio de Janeiro 2000). Son términos que usamos sin saber con certeza lo que significan. Me permito citar un tema del libro cuya comprensión comparto y hago mía. 

«Juzgo que la religión (mundo religioso) está relacionada con la creencia en el derecho a la salvación predicada por cualquier tradición de fe, creencia que tiene como uno de sus aspectos principales la aceptación de alguna forma de realidad metafísica o sobrenatural, incluyendo posiblemente una idea de paraíso o nirvana. Asociado a esto hay enseñanzas o dogmas religiosos, rituales, oraciones, etc».

«Considero que la espiritualidad (mundo espiritual) está relacionada con aquellas cualidades del espíritu humano –tales como amor y compasión, paciencia y tolerancia, capacidad de perdonar, contentamiento, noción de responsabilidad, noción de armonía– que traen felicidad tanto a la propia persona como a los demás».

«Ritual y oración, junto con las cuestiones de nirvana y salvación, están directamente ligados a la fe religiosa, pero esas cualidades no precisan ser interiores. No existe por tanto ninguna razón por la que un individuo no pueda desarrollarlas, incluso en alto grado, sin recurrir a cualquier sistema religioso o metafísico» (p.32-33).

Como se deduce, esas reflexiones son cristalinas pues muestran la distinción necesaria entre el mundo religioso, la religión y el mundo espiritual, espiritualidad. Una vez distinguidas, pueden relacionarse y  convivir, pero sin depender necesariamente una de otra. Vivir el mundo espiritual puede mostrarnos caminos que nos saquen de la crisis de los tiempos actuales.

*Leonardo Boff, teólogo y filósofo ha escrito Espiritualidad: camino de transformación, Rio 2001; Meditación de la luz: camino de la sencillez, Vozes 2010.

Traducción de MªJosé Gavito Milano

In der materiellen Welt auf der Suche nach der spirituellen Welt

In der materiellen Welt auf der Suche nach der spirituellen Welt

                               Leonardo Boff

Viele haben die Nase voll von den materiellen Gütern und dem Konsumismus unserer Kultur. Als Kontrapunkt möchte ich das Thema der spirituellen Güter in den dramatischen, gefährlichen und hoffnungsvollen Kontext einordnen, in dem sich die Menschheit heute befindet, insbesondere die gedemütigte und beleidigte Menschheit im globalen Süden, die Opfer von 18 Kriegsregionen, insbesondere im Gazastreifen mit seinem Völkermord unter freiem Himmel, ohne die vielen Opfer des russisch-ukrainischen Krieges zu vergessen. Unsere Überlegungen zielen darauf ab, die Entstehung der spirituellen Welt zu erfassen und ihre dringende Relevanz angesichts der Bedrohung durch das Verschwinden der Arten und die Liquidierung der Biosphäre hervorzuheben, sei es durch einen Atomkrieg, durch übermäßige Hitze aufgrund des Klimawandels oder durch jeden anderen Ungleichgewichtsfaktor auf dem Planeten Erde selbst. Sie könnten die gemeinsame Zukunft der Erde und der Menschheit gefährden.

 In solchen dramatischen Momenten taucht der Mensch in sein Innerstes ein und stellt sich grundlegende Fragen: Was tun wir in dieser Welt? Was ist unser Platz in der Gesamtheit aller Wesen? Wie können wir handeln, um eine hoffnungsvolle Zukunft für alle und für unser gemeinsames Haus zu gewährleisten? Was können wir nach diesem Leben erwarten? Dies sind Fragen aus der geistigen Welt.

In diesem Zusammenhang müssen wir die Frage nach der geistigen Welt oder, anders ausgedrückt, nach der Spiritualität stellen. Die geistige Welt ist eine der wichtigsten Quellen, wenn auch nicht die einzige, für die Inspiration des Neuen, für die Hoffnung, für die Schaffung eines Gefühls der Erfüllung und für die Fähigkeit des Menschen zur Selbsttranszendenz. Denn der Mensch fühlt sich nur dann ganz menschlich, wenn er versucht, über sich selbst hinauszuwachsen. Der Grund dafür ist, dass er sich selbst als ein unendliches Projekt erlebt, voller Virtualitäten, die sich teilweise in der Geschichte und in ihrer Gesamtheit jenseits davon verwirklichen.

Diese Beschäftigung mit der spirituellen Welt ist in unserer Kultur allgegenwärtig, nicht nur im Rahmen der Religionen, wo sie ihren natürlichen Platz hat, sondern auch im Rahmen der menschlichen Suche von jungen Menschen, Intellektuellen, berühmten Wissenschaftlern und – zu unserer Überraschung – großen Geschäftsleuten. In den letzten Jahren habe ich im In- und Ausland mit Menschen gesprochen, die mit diesen Gruppen verbunden sind.

Die Tatsache, dass die großen Unternehmer Fragen stellen, die mit der geistigen Welt, also der Spiritualität, zu tun haben, zeugt von den Dimensionen der Krise, die uns plagt. Es bedeutet, dass die materiellen Güter, die sie produzieren, die Produktions- und Wettbewerbslogik, die sie fördern, das Universum der kommerziellen Werte (alles ist zu einer Ware geworden), das ihre Praktiken inspiriert, nicht auf die Fragen eingehen, die sie aufwerfen. Es gibt eine tiefe Leere, ein riesiges Loch in ihrem Wesen. Deshalb denke ich, dass nur die spirituelle Welt sie füllen kann.

 Es ist jedoch wichtig, die Dinge immer kritisch zu betrachten, denn man kann auch mit der spirituellen Welt viel Geld verdienen. Es gibt regelrechte Unternehmen, die die Diskurse der Spiritualität führen, die oft mehr zu den Geldbeuteln als zu den Herzen sprechen. Es gibt neupfingstliche Anführer, die mit ihrer Verkündigung des Evangeliums des materiellen Wohlstands und neuerdings auch der Herrschaft ein Ausdruck des Marktes sind.

Die ständigen Träger der spirituellen Welt sind jedoch Menschen, die als gewöhnlich gelten, die die Rechtschaffenheit des Lebens und den Sinn für Solidarität leben und den Raum des Heiligen kultivieren, sei es in ihren Religionen und Kirchen oder in der Art und Weise, wie sie denken, handeln, das Leben interpretieren und sich um die Natur kümmern.

Wichtig ist jedoch, dass es weltweit eine Nachfrage nach nicht-materiellen Werten gibt, nach einer Neudefinition des Menschen als ein Wesen, das Erfüllung sucht, das auf der Suche nach Werten ist, die dem Leben Freude verleihen. Überall finden wir Menschen, vor allem junge Menschen, die sich über das von der Wirtschaft bestimmte Schicksal empören, wenn es heißt, dass “es keine Alternative gibt” (TINA=There is no Alternative), das Marktsystem, unter dem zu leben wir gezwungen sind, die sich weigern, die Wege zu akzeptieren, die die Mächtigen der Menschheit aufzwingen. Diese jungen Menschen sagen: “Wir lassen nicht zu, dass sie unsere Zukunft stehlen. Wir verdienen ein besseres Schicksal, wir müssen aus anderen Quellen trinken, um ein Licht zu finden, das unseren Weg erhellt und uns Hoffnung gibt.”

Deshalb ist es wichtig, von Anfang an eine Unterscheidung zwischen der religiösen Welt, der Religion, und der spirituellen Welt, der Spiritualität, einzuführen – ohne zu trennen, aber zu unterscheiden. Der Dalai Lama hat dies auf äußerst brillante und aufschlussreiche Weise in seinem Buch Eine Ethik für das neue Jahrtausend (Sextante, Rio de Janeiro 2000) getan. Es sind Begriffe, die wir verwenden, ohne genau zu wissen, was sie bedeuten. Erlauben Sie mir, ein Thema aus dem Buch zu zitieren, das ich verstehe und mir zu eigen mache.

“Ich glaube, dass Religion (religiöse Welt) mit dem Glauben an das Recht auf Erlösung zusammenhängt, der von irgendeiner Glaubenstradition gepredigt wird, ein Glaube, der als einen seiner Hauptaspekte die Akzeptanz irgendeiner Form von metaphysischer oder übernatürlicher Realität hat, möglicherweise einschließlich einer Vorstellung vom Paradies oder Nirvana. Damit verbunden sind religiöse Lehren oder Dogmen, Rituale, Gebete etc.“

“Ich betrachte Spiritualität (geistige Welt) im Zusammenhang mit jenen Qualitäten des menschlichen Geistes – wie Liebe und Mitgefühl, Geduld und Toleranz, die Fähigkeit zu verzeihen, Zufriedenheit, Verantwortungsbewusstsein, Sinn für Harmonie -, die einem selbst und anderen Glück bringen.”

“Ritual und Gebet sowie Fragen des Nirwana und der Erlösung sind direkt mit dem religiösen Glauben verbunden, aber diese inneren Qualitäten müssen es nicht sein. Es gibt daher keinen Grund, warum ein Individuum sie nicht entwickeln kann, sogar bis zu einem hohen Grad, ohne auf irgendein religiöses oder metaphysisches System zurückzugreifen” (S.32-33).“

Wie Sie sehen, sind diese Überlegungen kristallklar, denn sie zeigen die notwendige Unterscheidung zwischen der religiösen Welt, der Religion, und der geistigen Welt, der Spiritualität. Sobald sie unterschieden sind, können sie miteinander verbunden sein und zusammenleben, ohne dass das eine notwendigerweise vom anderen abhängt.

Ein Leben in der geistigen Welt mit den vom Dali Lama aufgezeigten Werten, die auch dieselben Werte wie die des historischen Jesus sind, könnte uns Wege aus der gegenwärtigen Krise zeigen.

Leonardo Boff Theologe und Philosoph, Autor von: Spiritualität: Weg der Transformation, Rio 2001; Meditation über das Licht: Weg der Einfachheit, Vozes 2010.

Übersetzung von Bettina Goldhartnack