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Brasile, verso una nuova dittadura?

Confini

di Pierluigi Mele

Brasile, verso una nuova dittatura? Intervista a Leonardo Boff

Leonardo Boff (ANSA)

Dopo 100 giorni di governo di estrema destra dove sta andando il Brasile
di Bolsonaro ? Ne parliamo, in questa intervista, con un famoso
intellettuale brasiliano: il teologo e filosofo Leonardo Boff. Leonardo Boff
è considerato uno dei padri fondatori della Teologia della Liberazione in
America Latina.

Leonardo Boff, sono passati i primi 100 giorni del governo
Bolsonaro. Il grande giornalista brasiliano Ricardo Kotscho si
domandava se il Brasile si muove verso una nuova dittatura. È
d’accordo con Riccardo Kotscho?

Sono d’accordo con Kotscho, uno dei migliori osservatori della
politica brasiliana. Viviamo in un tempo di post-democrazia e in uno
Stato senza legge. Lo Stato è militarizzato: ci sono 8 ministri militari e
più di 100 funzionari provenienti dalle Forze Armate nelle seconde fila
del Governo. In tutte le scuole è stato collocato un militare in
pensione come guardia. Il progetto d’imporre un ultra neo-liberismo fa
con che il Governo passi in cima della Costituzione e non rispetti
alcuna legge. Esiste nelle scuole la censura e io stesso sono stato
censurato per una conferenza all’Istituto Tumori di Rio de Janeiro,
per medici e infermieri sull’etica della cura e dell’importanza della
spiritualità nell’accompagnamento di malati terminali. Ma c’è stata
pressione sociale e, di conseguenza, l’istanza superiore dell’Istituto a
Brasilia ha cancellato l’evento e doppo lo ha permesso. Solo questo fatto dimostra il livello
d’insicurezza che regna nella società e la presenza della censura in
tutti gli ambiti.

Quale direzione sta prendendo il Brasile?

La strategia del governo Bolsonaro, chiaramente di estrema-destra, è
associarsi ai regimi autoritari già visitati, come USA, Cile e Israele. E’
esplicito l’allineamento del governo Bolsonaro alle politiche di Trump,
facendogli molte concessioni senza aver ricevuto assolutamente
niente in cambio. La peggiore di queste è permettere che i capitali
nord-americani sfruttino l’Amazzonia e le terre indigene dove ci sono
ricchezze strategiche per gli interessi degli Stati Uniti. In questo modo
il Brasile entra come socio minore e aggregato al progetto di Trump
anti-globalista, nazionalista e bellicoso.

“Il mito”, così si fa chiamare Bolsonaro, ha vinto con un
programma di estrema destra con l’obiettivo di distruggere le
conquiste di Lula. A che punto è questo folle programma?

Bolsonaro utilizza un linguaggio che fu usato anche da Hitler:
distruggere tutto per costruire dopo qualcosa di nuovo. In effetti, sta
smontando tutti i progetti sociali dei governi Lula-Dilma che hanno
tirato fuori dalla fame 36 milioni di persone e permesso di costruire
abitazioni dignitose con i progetti “Mia Casa- mia Vita” e “Luce per
Tutti”. Oltre a ciò, la creazione di 17 nuove università federali e
decine di scuole tecniche con vari progetti che hanno permesso a
poveri e neri di inserirsi in percorsi scolastici superiori. Specialmente
il riscatto della dignità dei poveri, intenzione primaria di Lula, sta
essendo distrutto perché milioni dalla povertà sono ritornati alla
miseria. Il Brasile che era uscito dalla mappa della fame, è tornato
nuovamente, secondo la FAO, alla mappa della fame.

Sul piano economico si è affidato all’ultra liberista Gaudes.
Gaudes è un “Chicago Boy” (sono quelli che hanno sostenuto la
politica economica di Pinochet). Come si sta muovendo
Gaudes?

Guedes è un portavoce, non del liberismo tradizionale e
convenzionale. Lui, seguendo la scuola di Chicago, propone un ultra-
neo-liberismo, una specie di capitalismo selvaggio nello stile di quello
di Manchester, criticato da Karl Marx. Il capitalismo brasiliano mai fu
civilizzato, sempre è stato altamente accumulatore di ricchezza, non
ha permesso tantomeno la lotta delle classi, poiché subito la faceva a
pezzi. Guedes viene da settori che pensano cosi. Lui concentra tutte
le sue politiche nel mercato e nelle privatizzazioni dei beni pubblici
(petrolio, gas, terre, imprese nazionali), minacciando di privatizzare
tutta la Petrobrás, le Poste, il Banco do Brasil, la Banca ufficiale del
Governo). Propone una riforma della Previdenza (delle pensioni) che
pregiudica i più poveri, gli operai, i contadini, gli insegnanti e gli
anziani, trasferendo grandi fortune alle classi più agiate. Dietro a
Guedes sta un’oligarchia brasiliana che è considerata una delle più
egoiste, non solidale e che più si arricchisce al mondo.

Che rapporto ha Bolsonaro con la lobby delle armi?

Sono molti analisti e psicanalisti che vedono Jair Bolsonaro preso da
una paranoia: vede comunisti da tutte le parti, considera il nazismo
un movimento di sinistra e come simbolo durante la campagna elettorale e anche come Presidente usa le dita della mano a forma di
arma. Il primo decreto come capo di Stato ha stabilito il diritto di
ciascun cittadino di possedere fino a quattro armi, come forma per
diminuire la violenza in Brasile. Questo è un assurdo, poiché
favorisce la violenza ed effettivamente, si è legittimato a partire
dall’alto, una cultura della violenza da parte della polizia che uccide
molti giovani neri delle favelas, sospetti di traffico di droga, giovani tra
i 17 e 24 anni. Solo nel gennaio del 2019 sono stati uccisi 119 di
questi ragazzi. La paranoia si caratterizza per un’idea fissa che non
esce dalla testa anche quando si vede una realtà che la contraddice.
Bolsonaro ha visitato il museo dell’Olocausto a Gerusalemme che
mostra come 6 milioni di ebrei sono morti a causa del nazismo.
Uscendo ha riaffermato, scandalizzando le autorità ebraiche, che il
nazismo è di sinistra. In seguito, ha pregato che dobbiamo perdonare
lo sterminio nelle camere a gas, anche se non dobbiamo
dimenticarlo. Questa dichiarazione ha scandalizzato non solo gli
ebrei ma tutto il mondo.

I diritti civili della comunità LGBT sono in pericolo ora in
Brasile?

L’istigazione all’odio, le diffamazioni e l’utilizzazione di migliaia di
fake news e di bugie contro il Partito dei Lavoratori, e la dichiarazione
di perseguire i portatori di altre condizioni sessuali, i LGBT, ha fatto si
che la violenza, già esistente nel paese (solo nel 2018 ci sono stati
60 mila assassinati in Brasile), aumentasse e guadagnasse
legittimazione a partire dall’alto. Per questo molti omosessuali sono
morti in strada o perseguitati, generando una grande paura tra questa
comunità. Molti indigeni e quilombolas (abitanti di antichi rifugi di
schiavi) hanno visto le loro terre invase e molti sono morti, senza che
ci sia stata alcuna indagine, in una situazione di maggiore impunità.

Sappiamo che Bolsonaro sta mettendo a rischio le popolazioni
indigene dell’Amazzonia. Infatti il FUNAI (Fundação Nacional do
Índio) è stato depotenziato. C’è un grande rischio per
l’Amazzonia?

Bolsonaro non possiede nessuna comprensione di cosa sia l’indigeno
e la cultura indigena. Crede che debbano essere brasiliani come
qualsiasi altro, senza rispettare la loro identità, le loro tradizioni e i
loro territori. Non sa che il territorio appartiene all’identità indigena e
che, pertanto, deve essere rispettato. Lui crede che loro abbiano un

sovrappiù di terre. Non riconosce le demarcazioni ufficiali e sta
permettendo la penetrazione d’imprese straniere per lo sfruttamento
di risorse minerarie, di legname pregiato e altri minerali rari,
importanti per le nuove tecnologie. Bolsonaro è completamente
ignorante rispetto alle questioni ecologiche. Per questo è quasi certo
che soffrirà grande pressione mondiale dei principali governi che
sanno che alla preservazione dell’Amazzonia e della sua biodiversità
è legato il futuro della vita e dell’equilibrio climatico del pianeta Terra.
Dovrà fare marcia indietro, nonostante la pressione delle grandi
corporate globali che vogliono sfruttare l’Amazzonia all’interno del
paradigma della deforestazione e estrazione delle ricchezze naturali
in funzioni dell’arricchimento privato.

E l’opposizione a Bolsonaro come si sta comportando?

Tutti i politici sono perplessi. Le dichiarazioni di Bolsonaro d’elogio a
torturatori e la sua esaltazione del porto d’armi indiscriminato erano
considerate un vanto e l’eccesso di un paranoico, che non dovevano
essere prese sul serio. È successo che si è candidato. È stato
appoggiato per l’oligarchia nazionale, pensando che avrebbe potuto
facilmente manipolarlo. Ha approfittato della corruzione generalizzata
nel paese per colpevolizzare di ciò il PT, facendolo diventare il capro
espiatorio, appellandosi all’inaugurazione di una nuova politica, ha
fatto in modo da suscitare il senso di colpa nell’anima brasiliana e
conquistare i voti che gli garantirono la vittoria. È stato uno shock per
tutto il pensiero politico brasiliano, giacche mai abbiamo avuto un
governo di estrema-destra e totalmente sottomesso alla logica degli
interessi nord-americani. Jair Bolsonaro, di fronte alla crisi nazionale,
ha riconosciuto che non è fatto per essere presidente, ma per essere
un militare. É importante dire che nemmeno come militare vale, visto
che fu espulso dall’esercito per indisciplina e, solo dopo una dubbia
negoziazione con il Supremo Tribunale Militare, fu pensionato invece
di essere espulso. La previsione dei migliori analisti è che non resterà
a lungo al potere, perché i militari e gli stessi alleati e soprattutto
l'opinione pubblica, lo vedono come un impedimento allo sviluppo del
paese e, per le sue dichiarazioni di estrema destra, si è trasformato in
una vergogna internazionale. O ci saranno nuove elezioni o i militari
assumeranno il potere, senza trovare il cammino per tirarci fuori dalla
peggiore crisi politico-economica della nostra storia.

(Traduzione dal Portoghese di Gianni Alioti)

São Jorge: os pobres matam todo santo dia um dragão

Tempos atrás escrevi dois estudos sobre São Jorge, um histórico e outro interpretativo. A situação atual da maioria do povo empobrecido e humilhado tem que matar um dragão cada dia para poder sobreviver. Vale invocar a força e a coragem de São Jorge.Por isso atualizo o escrito anteriormente publicado e válido especialmente para o atual momento.

A história de São Jorge e o combate feroz com o dragão são dados de grande significação. Vamos tentar interpretar sua figura, o dragão e a sua luta.Veremos que tem a ver com a existência de cada ser humano, especialmente dos que precisam lutar muito para viver. Primeiramente, o dragão é dragão, portanto, uma serpente. Mas é apresentada alada, com enorme boca que emite fogo e fumaça e um cheiro mortífero. É um dragão simbólico.

No Ocidente representa o mal e o mundo ameaçador das sombras. No Oriente é positivo, símbolo nacional da China, senhor das águas e da fertilidade (long). Entre os aztecas era a serpente alada (Quezalcoatl), símbolo positivo de  sua cultura. Para nós ocidentais o dragão é sempre terrível e representa a ameaça à vida ou as dificuldades duras da sobrevivência. Os pobres dizem: “tenho que matar um dragão por dia tal é a luta pela sobrevivência”.

Mas o dragão, como o mostrou a tradição psicanalítica de C. G. Jung com Erich Neumann, James Hillmann. Etienne Perrot e outros, representa um dos arquétipos (elementos estruturais do inconsciente coletivo ou imagens primordiais que ordenam a psique) mais ancestrais e transculturais da humanidade.

Junto com o dragão sempre vem o cavaleiro heroico que com ele se confronta numa luta feroz. Que significam essas duas figuras? À luz de categorias de C. G. Jung e discípulos, especialmente de Erich Neumann que estudou especificamente este arquétipo (A história da origem da consciência, Cultrix 1990) e da psicoterapia existencial-humanística de Kirk J. Schneider (O eu paradoxal, Vozes 1993) procuremos entender o que está em jogo nesse confronto. Ele ensina e nos desafia.

O caminho da evolução leva a humanidade do inconsciente ao consciente, da fusão cósmica com o Todo (Uroboros) para a emergência da autonomia do ego. Essa passagem é dramática, nunca totalmente realizada; por isso, o ego deve continuamente retomá-la caso queira gozar de liberdade e se impor na vida.

Mas importa reconhecer que o dragão amedrontador e o cavaleiro heroico são duas dimensões do mesmo ser humano, de cada um de nós.  O dragão em nós é o nosso universo ancestral, obscuro, nossas sombras de onde imergimos para a luz da razão e da independência do ego. Por isso que em algumas iconografias, especialmente uma da Catalunha (é seu patrono) o dragão aparece envolvendo todo o corpo do cavaleiro São Jorge. Numa gravura de Rogério Fernandes o dragão aparece envolvendo o corpo do Santo, que o segura pelo braço e tendo o rosto, nada ameaçador na altura do de São Jorge. É um dragão humanizado formando uma unidade entre o ser humano e São Jorge. Noutras (no Google há 25 páginas de gravuras de São Jorge com o dragão) o dragão aparece como um animal domesticado sobre o qual São Jorge de pé o conduz, sereno, não com a lança mas com um bastão.

A atividade do herói, no caso de São Jorge, na sua luta com o dragão mostra a força do ego,da consciência, corajoso, iluminado e que se firma e conquista autonomia, mas sempre em tensão com a dimensão escura do dragão. Eles convivem mas o dragão não consegue dominar o ego.

Diz o psicanalista Neumann:”A atividade da consciência é heroica quando o ego assume e realiza por si mesmo a luta arquetípica com o dragão do inconsciente, levando-a a uma síntese bem sucedida”(Op.cit. p.244), A pessoa que fez esta travessia não renega o dragão, mas o mantem domesticado e integrado como seu lado de sombra.

Por esta razão, em muitas narrativas, São Jorge não mata o dragão. Apenas o domestica e o reinsere no seu lugar, deixando de ser ameaçador. Ai surge a síntese feliz dos opostos; o eu paradoxal encontrou seu equilíbrio pois alcançou a harmonização do ego com o dragão, do consciente com o inconsciente, da luz com a sombra,  da razão com a paixão, do racional com o simbólico, da ciência com a arte e com a religião.

A confrontação com as oposições e a busca da síntese constitui a característica de personalidades amadurecidas, que integraram a dimensão de sombra e de luz. Assim o vemos em Buda, Francisco de Assis, Jesus, em Gandhi, em Luther King e no Papa Francisco.

Os cariocas tem grande veneração por São Jorge tão forte quanto a de São Sebastião, patrono oficial da cidade. Mas este é um guerreiro, cheio de flechas, portanto “vencido”.Por isso há um movimento para faze-lo o segundo patrono do Rio de Janeiro.

O povo sente necessidades de um santo guerreiro corajoso “vencedor” das adversidades. Ai São Jorge representa o santo ideal. Numa famosa  novela “Salve Jorge”ele é o herói que salva as mulheres traficadas contra o dragão do tráfico internacional de mulheres.

Por certo, aqueles que veneram São Jorge diante do dragão não saibam nada disso. Não importa. Seu inconsciente sabe; ele  ativa e realiza neles sua obra: a vontade de lutar, de se afirmar como egos autônomos que enfrentam e integram as dificuldades (os dragões) dentro de um projeto positivo de vida (São Jorge, herói vitorioso). E saem fortalecidos para a luta da vida.

Leonardo Boff coordenou a publicação da obra completa de C. G. Jung junto à Editora Vozes.

 

 

 

LA RESURREZIONE DI UN UOMO TORTURATO E CROCIFISSO

La Pasqua di Resurrezione di quest’anno si celebra nel contesto di un paese dove quasi tutta la popolazione viene soffocata da un governo di estrema-destra che ha un progetto politico-sociale radicalmente ultra neoliberale. Detto progetto si mostra senza pietà e senza cuore perché annulla le conquiste e i diritti acquisiti di milioni di lavoratori e di persone di altre categoria sociali. Mette in vendita i beni naturali appartenenti alla sovranità del paese. Accetta la ricolonizzazione del Brasile con l’intuito che non può nascondere di livellare la nostra ricchezza nelle mani di piccoli e potenti gruppi nazionali e internazionali. Non c’è nessun senso di solidarietà e di empatia verso coloro che sono i più poveri e con coloro che vivono sotto la minaccia di violenza e perfino di morte per il fatto che sono negri e negre, che abitano in ‘favelas’, indigeni, Quilombolas e di altra estrazione sessuale.

Andando in giro per questo paese e un po’ anche per tutto il mondo, sento, da molte parti, gemiti di sofferenza e di indignazione. Dunque mi pare di udire le parole sacre: “Io ho visto l’oppressione del mio popolo, ho udito le grida di afflizione davanti agli oppressori. Sono venuto a conoscenza delle sue sofferenze e sono sceso, per liberarli e farli uscire da questo paese, per portarli in una terra buona e grande” (Ex, 3,7-8).

Dio lascia la sua trascendenza (“Dio sopra tutti?”), scende e si mette in mezzo agli oppressi per aiutarli a passare (pessach=pasqua) dall’oppressione alla liberazione.

È utile mettere in risalto il fatto che c’è qualcosa di spaventoso e di perverso in via di realizzazione: un capo di Stato che esalta i torturatori e elogia i dittatori sanguinari e considera un puro incidente la fucilazione di un negro padre di famiglia, eseguita dai militari con 80 fucilate. E ancora propone il condono per coloro che hanno promosso l’olocausto di 6 milioni di giudei. Come parlare di Resurrezione in un contesto di violenza dove qualcuno predica un perenne venerdì santo di violenza? Lui ha continuamente sulla labbra il nome di Dio e di Gesù e dimentica che siamo eredi di un prigioniero politico calunniato perseguitato, torturato e crocifisso: Gesù di Nazareth. Quello che fa e dice è uno scherno, aggravato dall’appoggio delle chiese neo-pentecostali, il cui messaggio poco o niente ha a che vedere con il vangelo di Gesù.

Nonostante questa infamia, vogliamo celebrare la Pasqua di Resurrezione che è la festa della vita e dei fiori che si aprono come nei semi dell’arido nordestino. Bastano poche piogge e tutto risuscita e rinverdisce.

I giudei schiavizzati in Egitto avevano fatto esperienza di una traversata un esodo dalla schiavitù verso la libertà in direzione di “una terra buona e vasta dove scorrono latte e miele” (simboli di giustizia e di pace, Es 38). La “Pessach” giudaica (pasqua) celebra la liberazione di tutto il popolo e non degli individui soltanto.

La Pasqua cristiana si aggrega alla Pessach Giudaica prolungando la celebrazione dell’intera umanità, per l’ubbidienza di Gesù e l’ingiusta condanna alla morte di croce, voluta, non da un padre di bontà e misericordia, ma come conseguenza della sua pratica liberatoria davanti agli invalidi del suo tempo e per presentare un’altra visione di Dio, padre buono e misericordioso e non più ormai Dio che punisce con norme e leggi severe, fatto inaccettabile dalla chiesa ortodossa dell’epoca. Lui è morto solidale con tutti gli umani, aprendo loro l’accesso al Dio di amore e di misericordia.

La Pasqua cristiana celebra la Risurrezione di un torturato e di un crocefisso. Lui ci ha fatto strada il percorso dalla morte alla vita. Non stette a considerare la vita che aveva prima, limitata e mortale come la nostra ma in lui ha fatto irruzione un altro tipo di vita non sottomesso alla morte che rappresenta la realizzazione di ogni potenzialità presente in essa (e in noi). Quell’ essere che stava crescendo dentro al processo della cosmo-genesi e dell’antropo-genesi ha raggiunto con la sua Risurrezione una tale pienezza, che, al fine, ha smesso di crescere. Come dice Pierre Teihard de Chardin, lui pienamente realizzato, è esploso e imploso nel seno di Dio. Paolo tra il perplesso e l’incantato, lo chiama “Ultimo degli Adami”. La nuova umanità. Se il Messia è risuscitato, tutta la sua comunità, che siamo tutti noi, perfino il cosmo del quale facciamo parte, partecipiamo a questo evento del quale siamo parte. Lui è il primo, tra molti fratelli e sorelle (Rm,8,29). Noi seguiremo lui.

Nonostante il Venerdì Santo dell’odio e l’esaltazione della violenza, la Resurrezione ci infonde speranza. Faremo il passaggio da questa situazione sinistra per il riscatto del nostro paese, quando non ci sarà più nessuno che oserà favorire la cultura della violenza né esalterà la tortura, né si mostrerà insensibile davanti all’olocausto’ di milioni di persone. ALLELUJA. BUONA PASQUA A TUTTI.

*Leonardo Boff, teologo e filosofo, ha scritto: Passione di Cristo- Passione del mondo, Cittadella Ed., Assisi 1978.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato

La resurrección de un torturado y crucificado

La Pascua de Resurrección de este año se celebra en el contexto de un país donde casi toda la población está siendo sofocada por un gobierno de extrema derecha que tiene un proyecato político-social radicalmente ultraneoliberal. Se muestra sin piedad y sin corazón pues desmonta los avances y los derechos de millones de trabajadores y de personas de otras categorías sociales. Pone a la venta bienes naturales pertenecientes a la soberanía del país. Acepta la recolonización de Brasil e intenta traspasar nuestra riqueza a manos de pequeños y poderosos grupos nacionales e internacionales. No tiene ningún sentido de solidaridad ni de empatía hacia los más pobres ni hacia los que viven amenazados de violencia e incluso de muerte por el hecho de vivir en favelas, ser negros y negras, indígenas, quilombolas o de otra condición sexual.

Andando por este país y un poco por el mundo, oigo en muchas partes gemidos de sufrimiento y de indignación. Entonces me parece escuchar las palabras sagradas: “He visto la opresión de mi pueblo, he oído el clamor que le arrancan sus opresores y conozco sus angustias. Voy a bajar para liberarlos y hacerlos salir de este país hacia una tierra buena y espaciosa” (Ex 3,7-8).

Dios deja su trascendencia (“¿Dios por encima de todos?”), baja y se pone en medio de los oprimidos para ayudarlos a dar el paso (pessach= pascua) desde la opresión a la liberación.

Es de resaltar el hecho de que hay algo de amenazador y perverso en curso: un jefe de estado exalta a torturadores, elogia a dictadores sanguinarios y considera un mero accidente que un negro, padre de familia, sea acribillado de 80 balazos a manos de militares. Y todavía propone el perdón para los que promovieron el holocausto de seis millones de judíos. ¿Cómo hablar de resurrección en el contexto de alguien que predica un perenne “viernes santo” de violencia? Él tiene continuamente el nombre de Dios y de Jesús en sus labios y olvida que somos herederos de un prisionero político, calumniado, perseguido, torturado y crucificado: Jesús de Nazaret. Lo que hace y dice es un escarnio, agravado por el apoyo de pastores de iglesias neopentecostales, cuyo mensaje tiene poco o nada que ver con el evangelio de Jesús.

A pesar de esta infamia, queremos celebrar la Pascua de Resurrección que es la fiesta de la vida y de la floración, como la del semiárido nordestino: después de algunas lluvias, todo resucita y reverdece.

Los judíos, esclavizados en Egipto vivieron la experiencia de una travesía, de un éxodo desde la servidumbre a la libertad en dirección a “una tierra buena y espaciosa, a una tierra que mana leche y miel” (símbolos de justicia y de paz: Ex 3,8). La “Pessach” judaica (la Pascua) celebra la liberación de todo un pueblo, no solamente de individuos.

La Pascua cristiana se agrega a la Pessach judaica, prolongándola. Celebra la liberación de toda la humanidad por la entrega de Jesús, que aceptó la injusta condenación a muerte de cruz. Esta le fue impuesta, no por el Padre de bondad, sino como consecuencia de su práctica liberadora ante los desvalidos de su tiempo, y por presentar otra visión de Dios-Padre, bueno y misericordioso, y no un Dios castigador con normas y leyes severas, hecho inaceptable para la ortodoxia de la época. Jesús murió en solidaridad con todos los humanos, abriéndonos el acceso al Dios de amor y de misericordia.

La Pascua cristiana celebra la resurrección de un torturado y crucificado. Él realizó el paso y el éxodo de la muerte a la vida. No volvió a la vida que tenía antes, limitada y mortal como la nuestra. En él irrumpió otro tipo de vida no sometida ya a la muerte, que representa la realización de todas las potencialidades presentes en ella (y en nosotros). Aquel ser que venía naciendo lentamente dentro del proceso de la cosmogénesis y de la antropogénesis, alcanzó por su resurrección tal plenitud que, finalmente, acabó de nacer. Como dijo Pierre Teilhard de Chardin, Jesús, plenamente realizado, explosionó e implosionó hacia dentro de Dios. San Pablo entre perplejo y encantado le llama “novissimus Adam” (1Cor 15,45), el nuevo Adán, la nueva humanidad. Si el Mesías resucitó, su comunidad, que somos todos nosotros, hasta el cosmos del cual somos parte, participamos de ese evento bienaventurado. Él es el “primero entre muchos hermanos y hermanas” (Rom 8, 29). Nosotros le seguiremos.

A pesar del “viernes santo” de odio y de exaltación de la violencia, la resurrección nos infunde la esperanza de que daremos el paso (pascua) desde esta situación siniestra a la recuperación de nuestro país, donde ya no habrá nadie que se atreva a favorecer la cultura de la violencia, ni que exalte la tortura, ni que se muestre insensible al holocausto de millones de personas. Aleluya. Feliz Pascua para todos.

*Leonardo Boff, teólogo y filósofo, ha escrito Pasión de Cristo-pasión del mundo”, Sal Terrae 2005.

Traducción de Mª José Gavito Milano

 

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