Senza il piede non ci sarebbero né calcio né Coppa del Mondo

Leonardo Boff
  Leonardo Boff

In omaggio ai milioni di tifosi di calcio presenti a questi Mondiali, ho scritto questo elogio del piede, senza il quale non ci sarebbero né calcio né Coppa del Mondo. Ecco il testo completo, incentrato sul piede.

Se qualche extraterrestre venisse sulla Terra e notasse come gli umani trattano i loro piedi, sospetto che ne rimarrebbe scandalizzato. Sembra che considerino i piedi la parte meno nobile del corpo tanto da nasconderli. Peggio ancora, cercano di soffocarli con un pezzo di stoffa, chiamato calzino.

Poi strangolano i piedi con qualcosa di più duro, le scarpe di cuoio o da ginnastica. E non contenti, legano le scarpe con i piedi dentro, con dei lacci sottili, per assicurarsi che i piedi non si liberino.

E infine, scaricano tutto il peso del corpo sui piedi, costringendoli a odorare la polvere delle strade, a soffrire la durezza delle pietre e a sentire il fango delle pozzanghere.

Ma questa interpretazione dei piedi, fatta da alieni, è esteriore e sbagliata. Ciò che facciamo ai piedi è prendercene cura, poiché i piedi costituiscono il nostro naturale mezzo di trasporto. Quasi sempre andiamo a piedi scalzi in casa e sull’erba. Più ancora, i piedi sono il segno più evidente della nostra ominide. Abbiamo lasciato indietro il regno animale quando i nostri antenati antropoidi si sono alzati in piedi e hanno iniziato a camminare in posizione eretta, per vedere più lontano, consentendo lo sviluppo del cervello e la scoperta dei cibi migliori.

Anatomicamente i piedi sono un miracolo, con un dorso duro per assorbire gli attriti e una pianta coerente per proteggersi dalla ruvidezza del terreno.

Una rete di piccoli tendini assicura le articolazioni che forniscono equilibrio ai movimenti dei piedi. Cosa non fanno i ballerini con i piedi?! Ci sono persino persone che dipingono o scrivono con i piedi. Esistono quadri drammatici del grande pittore spagnolo Goya che li ha dipinti con i piedi.

Il piede è così importante che è stato scelto da molti popoli antichi e moderni, compresi gli anglo-sassoni, come unità di misura. Un piede corrisponde a 30,48 cm. La poesia, la forma più nobile di letteratura, ha bisogno dei piedi giusti per essere armoniosa, soprattutto la forma più elevata di poesia che è il sonetto.

Senza i piedi non avremmo il calcio, per il quale i piedi sono tutto. Persino i giornalisti della rivista LIBERTA si sono proposti di creare una propria selezione. È lo sport più creativo, vario e coinvolgente che esista. Solo con i piedi. La mano non vale, è consentita solo al portiere. Ma in quel caso, anche lui calcia di solito la palla con il piede.

Il piede nel calcio costituisce una metafora di ciò che meglio possiamo rappresentare: la felice combinazione di prestazione individuale e cooperazione di gruppo. Il calcio può essere una vera scuola di virtù: autocontrollo, tranquillità, gentilezza e la capacità di comprensione non replicando a un calcio con un calcio (in brasiliano ponta-pé). Poiché siamo umani e perdiamo il controllo, a volte può succedere. Ma non è permessa. Il giocatore che usa il piede in questo modo è ammonito con un cartellino giallo oppure punito con un cartellino rosso ed essere espulso. Senza il piede, non ci sarebbero campionati di calcio, tanto meno la Coppa del Mondo di calcio in Messico, negli Stati Uniti e in Canada.

I vari significati di piede ci permettono di fare l’elogio del piede.

In un mondo politicamente senza piedi né testa, con capi di Stato che entrano con i piedi al posto delle mani nei conflitti come nella Striscia di Gaza con Israele, in Ucraina con la Russia, in Congo e in Iran con gli Stati Uniti sempre in piedi di guerra con altri e contro il terrorismo, troviamo nel Campionato Mondiale di Calcio un piede per pensare a una società mondiale che dia piede a forme di convivenza amichevole e persino fraterna, incontrando un piede d’appoggio nell’entusiasmo dei tifosi di tutti i paesi. È una pena che tutto ciò sia stato distorto dal Presidente Trump, che ha dato un calcio (ponta-pé) a un famoso arbitro e a intere equipe tecniche.

Da un lato, dobbiamo stare con un piede dietro difronte gli utopismi; dall’altro, non dobbiamo tirare indietro il piede nella ricerca di forme civili di convivenza globale. Logicamente, questo mondo non arriva neppure ai piedi del sogno di tanti che desiderano un altro mondo possibile, tenendo i loro piedi ben piantati in un’incrollabile speranza umana.

Possiamo iniziare con il piede giusto fin da ora, schierandoci ai piedi delle vittime, anche se a volte dovremo fare un passo indietro a causa delle pressioni dei potenti e delle loro minacce. Ma battiamo i piedi (restiamo saldi) in questa sacra causa, sapendo che non si può raggiungere con il pé nas costas (voltando le spalle). Giammai andiamo dar no pé (arrendersi). Ma insisteremo e persisteremo batendo o pé (rimanendo saldi).

Oxalá, che i nostri parenti e amici non ci lascino a piedi. Altrimenti, soffriremo quanto un pé de cego che, poverino, si muove con un bastone e vive inciampando qua e là, facendosi male ai piedi.

Come si comprende, i piedi sono fondamentali in quasi tutto nella nostra vita. Essi danno piede (forniscono le basi) per tantissime cose. Quando vogliamo dormire comodamente, diciamo che dormiamo con i piedi divaricati (in spagnolo: dormir a piernas sueltas).

Questo testo augura buona fortuna alla Seleção Brasileira e anche ai giornalisti e commentatori della rivista LIBERTA dell’Instituto Conhecimento Liberta (ICL) che hanno deciso di creare la propria selezione. Chi si abbona alla rivista LIBERTA riceverà notizie con i piedi nella verità e commenti con testa e piedi. Manteniamoci sempre attenti e in piedi.

Leonardo Boff collabora settimanalmente con la rivista LIBERTA dall’Instituto Conhecimento Liberta (ICL)

(https://www.revistaliberta.com.br)

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)






































































































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Ecco il testo completo, incentrato sul piede.
 Se
qualche extraterrestre venisse sulla Terra e notasse come gli umani trattano i
loro
piedi, sospetto
che ne rimarrebbe scandalizzato. Sembra che considerino i
piedi la parte meno
nobile del corpo tanto da nasconderli. Peggio ancora, cercano di soffocarli con
un pezzo di stoffa, chiamato calzino.
 Poi
strangolano i
piedi con
qualcosa di più duro, le scarpe di cuoio o da ginnastica. E non contenti,
legano le scarpe con i
piedi dentro,
con dei lacci sottili, per assicurarsi che i
piedi non si liberino. E
infine, scaricano tutto il peso del corpo sui
piedi, costringendoli a odorare la polvere delle
strade, a soffrire la durezza delle pietre e a sentire il fango delle
pozzanghere.
 Ma
questa interpretazione dei
piedi, fatta da
alieni, è esteriore e sbagliata. Ciò che facciamo ai
piedi è prendercene cura, poiché i
piedi costituiscono il
nostro naturale mezzo di trasporto. Quasi sempre andiamo a
piedi scalzi in casa e sull’erba. Più ancora, i piedi sono il segno più evidente
della nostra ominide. Abbiamo lasciato indietro il regno animale quando i
nostri antenati antropoidi si sono alzati in
piedi e hanno iniziato a camminare in posizione
eretta, per vedere più lontano, consentendo lo sviluppo del cervello e la
scoperta dei cibi migliori.
 Anatomicamente
i
piedi sono un
miracolo, con un dorso duro per assorbire gli attriti e una pianta coerente per
proteggersi dalla ruvidezza del terreno.
 Una
rete di piccoli tendini assicura le articolazioni che forniscono equilibrio ai
movimenti dei
piedi. Cosa non
fanno i ballerini con i
piedi?! Ci sono
persino persone che dipingono o scrivono con i
piedi. Esistono quadri drammatici del grande
pittore spagnolo Goya che li ha dipinti con i
piedi. Il
piede è così importante
che è stato scelto da molti popoli antichi e moderni, compresi gli a
nglo-sassoni,
come unità di misura. Un
piede
corrisponde a 30,48 cm. La poesia, la forma più nobile di letteratura, ha
bisogno dei
piedi giusti per
essere armoniosa, soprattutto la forma più elevata di poesia che è il sonetto.
 Senza
i
piedi non
avremmo il calcio, per il quale i
piedi sono tutto. Persino i giornalisti della rivista LIBERTA
si sono proposti di creare una propria selezione. È lo sport più creativo,
vario e coinvolgente che esista. Solo con i
piedi. La mano non vale, è consentita solo al
portiere. Ma in quel caso, anche lui calcia di solito la palla con il
piede. Il
piede nel calcio
costituisce una metafora di ciò che meglio possiamo rappresentare: la felice
combinazione di prestazione individuale e cooperazione di gruppo. Il calcio può
essere una vera scuola di virtù: autocontrollo, tranquillità, gentilezza e la
capacità di comprensione non replicando a un calcio con un calcio (in
brasiliano
ponta-pé). Poiché siamo
umani e perdiamo il controllo, a volte può succedere. Ma non è permessa. Il
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modo è ammonito con un cartellino giallo oppure punito con un cartellino rosso
ed essere espulso. Senza il
piede, non ci
sarebbero campionati di calcio, tanto meno la Coppa del Mondo di calcio in
Messico, negli Stati Uniti e in Canada.
 I
vari significati di
piede ci
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piede. In
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senza
piedi

testa, con capi di Stato che entrano con i
piedi al posto delle mani nei conflitti come
nella Striscia di Gaza con Israele, in Ucraina con la Russia, in Congo e in
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in

piedi di guerra con altri e contro il
terrorismo, troviamo nel Campionato Mondiale di Calcio un
piede per pensare a una
società mondiale che dia
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convivenza amichevole e persino fraterna, incontrando un
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distorto dal Presidente Trump, che ha dato un calcio (ponta-pé) a un famoso
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 Da
un lato, dobbiamo stare con un
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 Possiamo
iniziare con il
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si comprende, i
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fondamentali in quasi tutto nella nostra vita. Essi danno
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basi) per tantissime cose. Quando vogliamo dormire comodamente, diciamo che
dormiamo con i
piedi
divaricati

(in spagnolo:
dormir a piernas sueltas). Questo
testo augura buona fortuna alla
Seleção
Brasileira

e anche ai giornalisti e commentatori della rivista LIBERTA dell’Instituto
Conhecimento Liberta (ICL) che hanno deciso di creare la propria selezione. Chi
si abbona alla rivista LIBERTA riceverà notizie con i
piedi nella verità e commenti con testa e piedi. Manteniamoci
sempre attenti e in
piedi.  Leonardo
Boff collabora settimanalmente con la rivista LIBERTA dall’Instituto
Conhecimento Liberta (ICL)
(https://www.revistaliberta.com.br) (Traduzione
dal portoghese di Gianni Alioti)

Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV: una nuova visione e un nuovo stile pontificio

      Leonardo Boff

Nel finire la lettura della prima enciclica di Papa Leone XIV notiamo, con sorpresa, l’introduzione di un nuovo stile argomentativo: non più il classico stile ecclesiastico, con i suoi numerosi riferimenti ai pensatori cristiani dei primi secoli. Ma uno nuovo, contemporaneo, che dialoga con i diversi campi del sapere e con autori, uomini e donne, al di là della loro origine confessionale. Ci sembra di leggere un testo di un teologo contemporaneo.

Innanzitutto, è opportuno sottolineare il tono generalmente fiducioso dell’enciclica nell’affrontare un tema così controverso e spinoso come quello dell’Intelligenza Artificiale (IA). Ma è realistico nel descrivere la situazione mondiale di perenne belligeranza: «può apparire cupo o pessimista, ma ritengo che sia una denuncia necessaria.» (MH, 210). Questa denuncia diventa cristallina quando si riferisce a «bombardamenti su civili, ad attacchi contro ospedali, scuole o infrastrutture vitali, a violenze che colpiscono bambini, ci troviamo davanti a scandali che feriscono lumanità stessa.» (MH, 216). È come se stesse riferendosi ai crimini dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Assume la prospettiva delle vittime «Ci sono conflitti in cui non è giusto rimanere neutrali» (MH, 216).

Ma quando affronta direttamente la sfida dell’IA, in modo positivo, afferma subito che essa rimane sempre artificiale e non sostituirà mai la natura (MH, 97). Tuttavia, può rappresentare «una forma umana di partecipazione allatto divino della creazione» (MH, 111). Questo fatto implica che l’IA debba assumere una speciale responsabilità etica e spirituale, perché ogni scelta progettuale esprime una visione dell’umanità (MH, 111; 117; 129). Infatti, questo punto è cruciale nella comprensione del Papa: non basta considerare se la tecnica e l’intelligenza artificiale siano buone o cattive e i loro fini buoni, ma bisogna chiarire «la visione che vi soggiace: se l’essere umano è trattato come materiale da perfezionare o da oltrepassare […] svincolata dal progresso morale e sociale» (MH, 117). Non possiamo considerare l’IA «moralmente neutra. In realtà, ogni artefatto tecnico porta con sé scelte e priorità: ciò che misura, ciò che ignora, ciò che ottimizza e il modo in cui classifica persone e situazioni» (MH, 104). Bisogna «chiedersi come esso venga progettato e quale idea di persona e di società risulti inscritta nei dati e nei modelli che lo guidano» (MH, 104). È intrinsecamente ambivalente «ciò che nasce per difendere può essere rapidamente convertito alloffesa, e il confine tra protezione e aggressione tende a sfumare» (MH, 183).

È a questo punto che Papa Leone muove una forte critica a due ideologie, il transumanesimo e il postumanesimo. Queste hanno come presupposto «la centralità della tecnica e il sogno di oltrepassare i limiti della condizione umana» (MH, 116). Il transumanesimo vuole esacerbare esponenzialmente le capacità umane (attraverso la biomedicina, l’ingegneria del corpo, gli algoritmi) per essere più efficienti e ottenere così vantaggi lucrativi. Il postumanesimo «prospetta una forma di ibridazione tra essere umano, macchina e ambiente, fino a immaginare un passaggio di soglia in cui lumanità supererà se stessa entrando in un nuovo stadio evolutivo» (MH, 116). Qui si ignorano i limiti naturali dell’essere umano e «si promette una “salvezza” puramente tecnica» (MH 117). Possiamo affermare che oggi, come hanno sottolineato diversi analisti, prevale un’idolatria della tecnica, una vera e propria religione. Tra noi l’ha pubblicamente denunciata, il nostro neuro-scienziato di fama mondiale Miguel Nicolelis.

Sarebbe lungo commentare i diversi punti affrontati dall’enciclica Magnifica Humanitas. In pratica, il suo ambito si estende dalle filosofie di vita alla politica (i vari radicalismi), all’economia (finanziarizzazione e criptovalute), alla salvezza del cuore, all’educazione, all’importanza dell’immaginario sociale, al tema del lavoro e dell’ecologia, culminando in utopie basate sulla cultura digitale, tecnologica e cibernetica e infine alla civiltà dell’amore. Questa «non è unutopia ingenua, ma un progetto esigente» (NH 186).

Schematizzando, è evidente il background intellettuale, teologico e spirituale dell’attuale Papa. Si fonda su Sant’Agostino (354-430), fonte d’ispirazione per il suo Ordine religioso (gli Agostiniani). Come è noto, il vescovo di Ippona, uno dei geni del pensiero occidentale, articola la sua visione della storia nell’interazione dialettica tra le due città e i due amori (129-130): la città terrena e la città celeste, l’amore di Dio e del prossimo e l’amore di sé. Biblicamente, ciò significa: costruire Babele, prototipo dell’essere umano che superbamente pensa solo a se stesso, dimenticando Dio, e ricostruire Gerusalemme, esempio dell’essere umano che fa la storia pensando a Dio e, a partire da Lui, a se stesso (MH, 130).

Leone XIV attualizza questa dialettica con ciò che sta accadendo oggi: un sistema di sorveglianza e controllo sulle popolazioni, proposto da alcune piattaforme digitali, in particolare la più perversa di tutte, Palantir (controllare tutta la popolazione di un paese e usare l’IA per la guerra), e il sistema di cura dell’essere umano, della sua relazione rispettosa con la natura e della fraternità universale tra gli esseri umani e tra loro e il Tutto. Tutta la sua riflessione presuppone questo scontro odierno. Prende chiaramente posizione a favore della cura, dell’amore disinteressato, della prospettiva delle vittime, dei poveri e degli oppressi.

Ci presenta un testo contemporaneo, di grande attualità, con un linguaggio del nostro tempo e quindi accessibile a tutti, senza sacrificare la gravità e la profondità delle questioni da considerare, affrontare e perseguire in modo da generare speranza per la possibilità di un mondo diverso, affettuoso, rispettoso della natura e aperto all’Infinito.

Concludendo, possiamo affermare che l’attuale Papa, seguendo le orme di Sant’Agostino e della grande tradizione dottrinale della Chiesa sulle questioni sociali (riassunta nell’enciclica MH nn. 28-44), ripropone il tema della civiltà dell’amore (termine coniato da Papa Paolo VI). Lo definisce così: «Essa consiste nel tradurre la carità in strutture di giustizia, nel dare corpo istituzionale alla fraternità e nel considerare laltro sia esso persona o popolo come un alleato necessario per la costruzione del bene comune. […] solo questo amore sociale, capace di farsi cultura e norma, può generare un ordine internazionale stabile, trasformando la convivenza da semplice coesistenza armata a comunità di destino» (MH, 186).

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Magnifica Humanitas of Pope Leo XIV: a new vision and a new pontifical Style

Leonardo Boff*

         Upon finishing reading the first encyclical of Pope Leo XIV, we notice, with surprise, the introduction of a new style of argumentation: it is no longer the classic ecclesiastical style, with many references to Christian thinkers of the first centuries. But a new, contemporary one, which dialogues with various fields of knowledge and authors, men and women, beyond their confessional origin. It seems to us that we are reading a text by some contemporary theologian.

First of all, it is worth highlighting the generally hopeful tone of the encyclical when addressing such a controversial and thorny topic as Artificial Intelligence (AI). But it is realistic in describing the world situation of permanent belligerence: “it is not a gloomy and pessimistic description, but a necessary denunciation” (MH, 210). This denunciation becomes crystal clear when referring to “bombings against civilians, attacks on hospitals, schools or vital infrastructure, violence affecting children… scandals that wound humanity itself” (MH, 216). It is as if he were reporting on the crimes of the Israeli army in the Gaza Strip. He assumes the perspective of the victims “because it is not right to remain neutral in the face of conflicts” (MH, 216).

But when directly addressing the challenge of AI, positively, he immediately states that it always remains artificial and never replaces the natural (MH, 97). However, “it can represent a form of participation in the divine act of creation” (MH, 111). This fact implies that it must assume “a special ethical and spiritual responsibility, because each design choice expresses a vision of humanity” (MH, 111; 117; 129).

Moreover, this point is crucial in the Pope’s understanding: it is not enough to consider whether technology and AI are good or bad and their ends good, but to clarify “the underlying vision, whether they treat the human being as material to be perfected or surpassed…or their moral and social progress” (MH, 117). AI “is not morally neutral, since every technical artifact implies decisions and priorities: what it measures, what it ignores, what it optimizes, and how it classifies people and situations… One must ask “what is the design, what idea of ​​person and society is inscribed in the data and models that guide it” (MH, 104).

It is “intrinsically ambiguous, it can defend as well as attack, or the boundary between protection and aggression tends to blur” (MH, 183). It is at this point that Pope Leo makes a strong criticism of two ideologies, transhumanism and posthumanism. These “give total centrality to technology and the dream of overcoming the limits of the human condition” (MH, 116). Transhumanism wants to exponentially exacerbate human capabilities (through biomedicine, body engineering, algorithms) to be more efficient and thus achieve lucrative advantages. Posthumanism “aims to go beyond the human being and connect him in such a way to the machine and the environment an environment that would inaugurate a new stage of evolution” (MH, 116).

Here, the natural limits of human beings are disregarded, and a purely technical “salvation” is promised” (MH 117). We can say that today, as several analysts have pointed out, an idolatry of technology prevails, a true religion. Among us, our world-renowned neuroscientist Miguel Nicolelis, professor in Autin University has publicly denounced this.

It would be lengthy to comment on the various points addressed by the encyclical Magnifica Humanitas. Practically, its scope extends from philosophies of life, through politics (the various radicalisms), economics (financialization and cryptocurrencies), the rescue of the heart, education, the importance of the social imaginary, the issue of work and ecology, culminating in utopias based on digital, technological and cybernetic culture and finally in the civilization of love. This “is not a naive utopia, but a demanding project” (MH 186).

In summary, the intellectual, theological, and spiritual background of the current Pope is evident. He is founded on Saint Augustine (354-430), the inspiration for his Religious Order (Augustinians). As is known, the Bishop of Hippo, one of the geniuses of Western thought, articulates his vision of history in the dialectical interplay between the two cities and the two loves (MH,129-130): the earthly city and the heavenly city, the love of God and neighbor and the love of self. Biblically, this means: building Babel, the prototype of the human being who arrogantly thinks only of himself, forgetting God, and rebuilding Jerusalem, an example of the human being who makes history thinking of God and, from Him, of himself (MH, 130).

Leo XIV updates this dialectic with what is currently happening: a system of surveillance and control over populations, proposed by some digital platforms, especially the most perverse of all, Palantir (to control all the people of a country and use AI for war), and the system of care for the human being, of their respectful relationship with nature and universal fraternity among humans and between them and the Whole. All his reflection presupposes this current confrontation.

 Clearly takes a stand for care, for selfless love, for the perspective of the victims, the poor, and the oppressed. It presents us with a contemporary, highly relevant text, using the language of our time and therefore accessible to all, without sacrificing the gravity and depth of the issues to be considered, addressed, and pursued in a way that generates hope for the possibility of a different world, affectionate, friendly to nature, and open to the Infinite.

In conclusion, we can affirm that the current Pope, following in the footsteps of Saint Augustine and the great doctrinal tradition of the Church on social issues (summarized in the encyclical MH nn. 28-44), re-proposes the theme of the civilization of love (a term coined by Pope Paul VI). He defines it thus: “it consists of translating charity into structures of justice, in giving institutional form to fraternity and considering the other – whether person or people – as a necessary ally for the construction of the common good… Only this love can generate a stable international order, transforming coexistence from a simple armed coexistence into a community of destiny” (MH, 186).

Leonardo Boff,1938, is a Brazilian theologian and belongs to the Earth Charter International Group.

Magnifica Humanitas do Papa Leão XIV: nova visão e novo estilo pontifício

Leonardo Boff

         Ao acabar a leitura da primeira encíclica do Papa Leão XIV notamos, com surpresa, a introdução de um novo estilo de argumentação: não é mais aquele eclesiástico clássico, com muitas referências aos pensadores cristãos dos primeiros séculos. Mas um novo, contemporâneo, que dialoga com os vários saberes e autores, homens e mulheres, para além de sua origem confessional. Parece-nos estar lendo um texto de algum teólogo contemporâneo.

Mas ao abordar diretamente o desafio das IA, positivamente, logo afirma que ela continua sempre ser artificial e jamais substitui a natural (MH,97). No entanto “ela pode representar “uma forma de participação do ato divino da criação”(MH,111). Esse dado implica que ela deve assumir “uma responsabilidade ética e espiritual especial, pois cada eleição do desenho, expressa uma visão de humanidade”(MH,111;117;129). Aliás, este ponto é decisivo,na compreensão do Papa:não basta considerar se a técnica e  IA são  boas ou más e seus fins bons, mas tirar a limpo “a visão subjacente, se elas tratam o ser humano como material a ser aperfeiçoado ou a superar…ou o seu progresso moral e social”(MH,117). A IA “não é moralmente neutra, pois todo artefato técnico implica decisões e prioridades: o que mede, o que ignora, o que otimiza e a forma como classifica as pessoas e as situações…Deve-se perguntar “como é o desenho, que ideia de pessoa e de sociedade se inscreve nos dados e nos modelos que a guiam”(MH,104). Ela é “intrinsecamente ambígua, pode defender como atacar ou a fronteira entre a proteção e a agressão  tende a se esfumar”(MH,183).

É nesse ponto que o Papa Leão faz uma crítica contundente a duas ideologias, o transhumanismo e o poshumanismo. Estes “dão centralidade total  à técnica e ao sonho de superar os limites da condição humana”(MH,116). O transhumanismo quer exponencialmente exacerbar as capacidades humanas (pela biomedicina,engenharia corporal, algoritmos) para ser mais eficiente e assim alcançar vantagens lucrativas. O poshumanismo “visa ir além do ser humano e conectá-lo de tal forma à máquina e ao meio ambiente que inauguraria  uma nova etapa da evolução” (MH,116). Aqui se menosprezam os limites naturais do ser humano e se promete uma “salvação” puramente técnica”(MH 117). Podemos dizer que hoje, como vários analistas tem apontado, vigora uma idolatria da técnica, uma verdadeira religião. Entre nós o tem denunciado publicamente, nosso neurocientista, mundialmente conhecido Migual Nicolelis.

Seria longo comentar os diversos pontos abordados pela encíclica Magnifica Humanitas. Praticamente seu leque se estende das filosofias da vida, passando pela política (os vários radicalismos) pela economia (financeirização e as criptomoedas),pelo resgate do coração, pela educação, pela importância do imaginário social, pela questão do trabalho e da ecologia, desembocando nas utopias com base na cultura digital, tecnológica e cibernética e finalmente  na civilização amor. Esta “não é uma utopia ingênua, mas um projeto exigente”(MH 186).

Esquematizando, é visível o background intelectual, teológico e espiritual do atual Papa. Ele se funda em Santo Agostinho (354-430), inspirador de sua Ordem Religiosa (agostinianos). Como é sabido, o bispo de Hipona, um dos gênios do pensamento ocidental, articula sua visão da história no jogo dialético entre as duas cidades e os dois amores (129-130): a cidade terrenal e a cidade celeste, o amor a Deus e ao próximo e o amor a si mesmo. Biblicamente significa: construir a Babel, protótipo do ser humano que soberbamente só pensa em si, olvidando Deus, e reconstruir Jerusalém, exemplo do ser humano que faz a história pensando em Deus e a partir dele em si mesmo (MH,130).

Leão XIV atualiza esta dialética com aquilo que está ocorrendo atualmente: um sistema de vigilância e controle sobre as populações, proposto por algumas plataformas digitais, especialmente a mais perversa de todas, a Palantir (controlar todas pessoas de um país e usar a IA para a guerra) e  o sistema do cuidado do ser humano, de sua relação respeitosa para com a natureza e a confraternização universal entre os humanos e estes com o Todo.Toda sua reflexão pressupõe este enfrentamento atual. Toma partido claramente pelo cuidado, pelo amor desinteressado, pelo olhar das vítimas, dos pobres e oprimidos.

Apresenta-nos um texto contemporâneo, atualíssimo, com a linguagem de nosso tempo e por isso acessível a todos, sem sacrificar a gravidade e a profundidade das questões a serem pensadas, assumidas e encaminhadas de forma a gerarem esperança na possibilidade de um mundo diferente, afetuoso, amigo da natureza e aberto ao Infinito.

Concluindo podemos afirmar que o atual Papa, na esteira de Santo Agostinho e da grande tradição doutrinária da Igreja sobre as questões sociais (resumidas na encíclica MH nn.28-44), repropõe o tema da civilização do amor (termo cunhado pelo Papa Paulo VI). Ele assim a define:”consiste traduzir a caridade em estruturas de justiça, em dar corpo institucional à fraternidade e considerar o outro – seja pessoa ou povo – como um aliado necessário para a construção do bem comum…Só este amor pode gerar uma ordem internacional estável, transformando a convivência de uma simples coexistênia armada, numa comunidade de destino”(MH,186).

Leonardo Boff escreve para a revista digial LIBERTA do ICL (https://www.revistaliberta.com.br); escreveu também O cuidado necessário:na vida, na saúde,na educação, na ecologia, na ética e na espiritualidade, Vozes 2012 ((https://www.leonardoboff.org).