Foi publicado há dias na Italia e ofereço aos interessados. Sairá no Brasil dentro de dias LBoff

“Abitare la terra”. Quale via per la fraternità universale?

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L’epoca della pandemia seguita a porci sfida ormai esistenziali e un grande teologo, dall’America Latina ci avverte: “Di fronte a questo drammatico scenario in cui è in ballo il destino comune della Terra e dell’umanità sono stati prodotti tre documenti seminali: la Carta della Terra (2003), nata da un’ampia consultazione e approvata dall’UNESCO, e le encicliche di Papa Francesco Laudato si’. Enciclica sulla cura della Casa Comune (2015) e Fratelli tutti (2020). Tutti questi testi, coscienti della grave situazione del pianeta e della vita su di esso, propongono alternative paradigmatiche, capaci di proiettarci verso un percorso diverso e salvifico. Come mai prima d’ora nella storia siamo obbligati a prenderci carico della nostra sopravvivenza e decidere se vogliamo prolungarla o se porvi drammaticamente fine”.

La storia della teologia della liberazione non può prescindere dalla storia dei cristiani marxisti, che Papa Francesco ha ricordato magnificamente dicendo di loro che pensavo di essere gli ultimi cristiani e invece erano gli ultimi marxisti. Ma la storia della teologia della liberazione non prescindere neanche dalla domanda se esista una teologia che non è di liberazione. Purtroppo abbiamo viste molte teologie smarrire questa necessità di liberazione dell’uomo. Per questo uno dei più grandi teologi viventi, Leonardo Boff, padre della teologia della liberazione, si è compromesso per tutta la sua con i poveri: “si è compromesso, secondo il paradigma centrale della teologia della liberazione, con i poveri e gli ultimi”. Eppure i teocon hanno diffuso un cattocapitalismo che legittima non solo il liberismo economico, ma anche il privilegiare i ricchi, perché così si creerebbe una ricaduta di benessere sui poveri. La fermezza della presa di distanza di Papa Francesco da queste visioni è divenuta esplicita con le sue ultime due encicliche, Laudato si’ e Fratelli tutti, citate da Boff come due dei tre documenti che ci indicano la strada della liberazione dalle secche in cui ci troviamo. In particolare a queste due encicliche e soprattutto a Fratelli tutti è dedicato il nuovo volume, pubblicato in Italia da Castelvecchi, di Leonardo Boff, “Abitare la terra”, aperta da una bellissima dedica al collega di Rainews Pierluigi Mele che ne ha scritto la prefazione.

Mele presenta con sintesi e visione il lavoro di Boff, indicandoci da subito il legame tra l’autore e i citati testi di Francesco, in una importante citazione del grande teologo brasiliano: “Ora l’ecologia integrale e la teologia della liberazione hanno qualcosa in comune: entrambe partono da un grido. L’ecologia nasce dal grido degli esseri viventi, delle foreste, delle acque […] specialmente dal grido della Terra. […] E all’interno della categoria dei poveri deve essere incluso il Grande Povero che è la Terra, nostra Madre, la Terra torturata e crocifissa che dobbiamo far scendere dalla croce”. E’ vero, tanto che Mele può concludere così la sua prefazione: “ Per questa loro capacità di ascolto dei poveri e degli ultimi, Papa Francesco e Leonardo Boff sono diventati fratelli di tutti, fratelli universali”. Non è la tesi di un “bergoglista”, tanto è vero che l’umanista planetario Edgar Morin, compiendo un un secolo di vita, ha detto: “Rendo omaggio a Papa Francesco, perché è il solo ad avere la coscienza di tutta l’umanità. Serve un cambio di rotta al mondo”. Che questo cambio di rotta serva lo percepiamo tutti, ma è Francesco che sa esprimerlo con la forza della sua visione radicalmente evangelica e quindi la sua piena accettazione dell’altro. La digressione è fratelli tutti, mentre l’economia attuale o ci rende con il consumismo “clienti tutti” o ci fa con la finanza soci tutti, ma mai ci fa fratelli. Il racconto evangelico del buon samaritano è un po’ la bussola narrativa di questo rieorientamento nell’enciclica di Francesco. Scrive al riguardo Leonardo Boff: “Attraverso i personaggi che popolano la parabola del buon samaritano, Papa Francesco sferza un ulteriore attacco all’economia politica che si traduce in una domanda cruda, diretta e determinante: “Con chi ti identifichi?”. Il racconto è noto. Un viandante viene piccato per strada e lasciato così, sanguinante. Passano degli uomini di Dio, dei sacerdoti, ma non si ferma. Si ferma invece un samaritano, l’eretico del tempo. E soccorre il malcapitato. Il senso è forte, evidente: il buon samaritano diventa così il modello dell’amore sociale e politico e della solidarietà illimitata.

Per questo l’amicizia sociale è al centro del libro e della riflessione cosmica di Boff, che prima di arrivare ai rapporti con il creato setaccia quelli dell’umano, di noi uomini, per poi affermare che il reset che ci occorre è quella di una cosmologia, abbandonando quella del dominio, con gli altri e con la natura. Non può che essere una la cosmologia opposta, quella che ci serve. Ma Mele ci riporta ancora all’economia, alla concretezza del fare, tanto cara a uomo post-ideologico come Francesco. E così riproduce i 12 punti scaturiti dall’incontro mondiale di giovani economisti The Economy of Francis: è una tabella di marcia per il nuovo presente: “1.Le grandi potenze mondiali e le grandi istituzioni economico-finanziarie rallentino la loro corsa per lasciare respirare la Terra. Il Covid ci ha fatto rallentare, senza averlo scelto. Quando il Covid sarà passato, dobbiamo scegliere di rallentare la corsa sfrenata che sta asfissiando la Terra e i più deboli;

2. venga attivata una comunione mondiale delle tecnologie più avanzate perché anche nei Paesi a basso reddito si possano realizzare produzioni sostenibili; si superi la povertà energetica – fonte di disparità economica, sociale e culturale – per realizzare la giustizia climatica;

3. il tema della custodia dei beni comuni (specialmente quelli globali quali l’atmosfera, le foreste, gli oceani, la Terra, le risorse naturali, gli ecosistemi tutti, la biodiversità, le sementi) sia posto al centro delle agende dei governi e degli insegnamenti nelle scuole, università, business school di tutto il mondo;

4. mai più si usino le ideologie economiche per offendere e scartare i poveri, gli ammalati, le minoranze e svantaggiati di ogni tipo, perché il primo aiuto alla loro indigenza è il rispetto e la stima delle loro persone: la povertà non è maledizione, è solo sventura, e responsabilità di chi povero non è;

5. che il diritto al lavoro dignitoso per tutti, i diritti della famiglia e tutti i diritti umani vengano rispettati nella vita di ogni azienda, per ciascuna lavoratrice e ciascun lavoratore, garantiti dalle politiche sociali di ogni Paese e riconosciuti a livello mondiale con una carta condivisa che scoraggi scelte aziendali dovute al solo profitto e basate sullo sfruttamento dei minori e dei più svantaggiati;

6. vengano immediatamente aboliti i paradisi fiscali in tutto il mondo perché il denaro depositato in un paradiso fiscale è denaro sottratto al nostro presente e al nostro futuro e perché un nuovo patto fiscale sarà la prima risposta al mondo post-Covid;

si dia vita a nuove istituzioni finanziarie mondiali e si riformino, in senso democratico e inclusivo, quelle esistenti (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale) perché aiutino il mondo a risollevarsi dalle povertà, dagli squilibri prodotti dalla pandemia; si premi e si incoraggi la finanza sostenibile ed etica, e si scoraggi con apposita tassazione la finanza altamente speculativa e predatoria; le imprese e le banche, soprattutto le grandi e globalizzate, introducano un comitato etico indipendente nella loro governance con veto in materia di ambiente, giustizia e impatto sui più poveri;

le istituzioni nazionali e internazionali prevedano premi a sostegno degli imprenditori innovatori nell’ambito della sostenibilità ambientale, sociale, spirituale e, non ultima, manageriale, perché solo ripensando la gestione delle persone dentro le imprese, sarà possibile una sostenibilità globale dell’economia;

gli Stati, le grandi imprese e le istituzioni internazionali si prendano cura di una istruzione di qualità per ogni bambina e bambino del mondo, perché il capitale umano è il primo capitale di ogni umanesimo;

le organizzazioni economiche e le istituzioni civili non si diano pace finché le lavoratrici non abbiano le stesse opportunità dei lavoratori, perché imprese e luoghi di lavoro senza una adeguata presenza del talento femminile non sono luoghi pienamente e autenticamente umani e felici;

chiediamo infine l’impegno di tutti perché si avvicini il tempo profetizzato da Isaia: «Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra» (Is 2, 4). Noi giovani non tolleriamo più che si sottraggano risorse alla scuola, alla sanità, al nostro presente e futuro per costruire armi e per alimentare le guerre necessarie a venderle. Vorremmo raccontare ai nostri figli che il mondo in guerra è finito per sempre.” Punti che Leonardo Boff sa ricapitolare culturalmente così: “ Il paradigma del potere e la pretesa dell’essere umano di apparire come un dominus (signore e padrone) su tutto ciò che esiste e vive – piuttosto che essere frater (fratello) di tutti e con tutti – non rispondono ai gravi problemi che l’uomo stesso ha creato. Dobbiamo necessariamente cambiare e cercare un altro cammino, poiché questo ci porta su una strada senza ritorno.

Sia la Carta della Terra che le due encicliche di ecologia integrale di Papa Francesco si sforzano di presentare altri principi e nuovi valori che possono illuminarci a intraprendere un percorso di salvezza. […] L’ultima enciclica sociale Fratelli tutti rappresenta un appello di Papa Francesco angosciato e speranzoso al tempo stesso. Angosciato dalla chiara consapevolezza che siamo tutti «sulla stessa barca e che o ci salviamo tutti insieme o nessuno si salva». Speranzoso nella fiducia verso la creatività umana che può progettare un altro tipo di mondo non ancora conosciuto, basato cioè su quanto di più umano c’è nell’uomo: l’amore, la solidarietà, la cura, il senso di una fratellanza universale non solo tra gli esseri umani, ma anche con tutti gli altri esseri della natura e una totale apertura all’Infinito, al Dio che si è presentato come un appassionato «amante della vita» che abita dentro di noi”.

Die Unersättlichkeit des Kapitalismus brachte uns Covid-19

Ich habe die These vertreten, dass Covid-19 ein Gegenangriff von Mutter Erde gegen das System des Kapitals und dessen politischen Ausdruck, den Neoliberalismus, ist. Er hat die militaristischen Mächte, die mit ihren Massenvernichtungswaffen das Leben auf dem Planeten vernichten könnten, in die Knie gezwungen, gedemütigt. Wenn der Krieg gegen den Planeten weitergeht, will dieser uns vielleicht nicht mehr. Ein tödlicheres Virus, das gegen jeden Impfstoff immun ist, könnte einen großen Teil der menschlichen Spezies zu seinem Ende führen.

Eine solche Eventualität ist nicht unmöglich, weil dieses für Natur und Menschen Tod bringende System laut den Worten von Papst Franziskus eine selbstmörderische Tendenz hat. Es würde eher den Tod riskieren, als auf seine Gefräßigkeit zu verzichten.

Die folgende Kurzgeschichte von Leo Tolstoi (1828-1910), die er den Bauern seines Hofes Isnaya Poliana unter dem Titel “Wie viel Erde braucht der Mensch” erzählt, mag uns zum Nachdenken anregen.

“Es war einmal ein Bauer, der ein Stück Land bearbeitete, das nicht sehr fruchtbar war. Er arbeitete hart, aber ohne reiche Ernte. Er beneidete seine Nachbarn, die größeres Land und üppigere Ernten hatten. Er ärgerte sich sehr über die hohen Steuern, die er für das kleine Land und den mageren Verdienst noch zu zahlen hatte.

Eines Tages dachte er viel nach und beschloss: “Ich werde mit meiner Gefährtin weit weg von hier gehen, um besseres Land zu suchen.  Er erfuhr, dass es viele Meilen von seinem Zuhause entfernt Zigeuner gab, die Land sehr billig und sogar zu lächerlich niedrigen Preisen verkauften, wenn sie jemanden sahen, der bedürftiger und arbeitswilliger war.

Dieser Bauer, begierig darauf, mehr und mehr Land zu besitzen, um es zu bewirtschaften und reich zu werden, dachte: “Ich werde einen Pakt mit dem Teufel schließen. Dieser wird mir Glück bringen”, sagte er zu seiner Frau, die die Nase rümpfte. Sie warnte ihn:

“Mein Mann, hüte dich vor dem Teufel, es bringt nie etwas Gutes, einen Pakt mit ihm zu schließen.

Doch auf Drängen ihres Mannes beschloss sie, ihn bei der Verwirklichung seines ehrgeizigen Projekts zu begleiten. Damit machten sie sich auf den Weg, wobei sie nur wenige Habseligkeiten mitnahmen.

Als sie bei den Zigeunern ankamen, war der Teufel schon da, schön herausgeputzt und machte den Eindruck eines einflussreichen Landhändlers. Der Bauer und seine Frau begrüßten die Zigeuner höflich. Als sie gerade ihren Wunsch äußern wollten, Land zu erwerben, trat der Teufel kurzerhand vor und sagte:

“Guter Herr, ich sehe, dass Sie einen langen Weg hinter sich haben und von dem großen Wunsch ergriffen sind, gutes Land zu besitzen, um es zu bepflanzen und ein Vermögen zu machen. Ich habe einen ausgezeichneten Vorschlag für Sie. Das Land ist billig und erschwinglich für Sie. Ich mache Ihnen folgenden Vorschlag: Sie lassen einen angemessenen Geldbetrag in einer Tasche hier neben mir liegen. Wenn Sie einen ganzen Tag lang, vom Sonnenaufgang bis zum Sonnenuntergang, durch das Gebiet wandern und zurück sind, bevor die Sonne untergeht, gehört das ganze Land, das Sie durchwandern, Ihnen. Andernfalls verlieren Sie das Geld im Beutel.

Die Augen des Bauern leuchteten vor Rührung und er sagte:

“Ich finde, das ist ein ausgezeichneter Vorschlag. Ich habe starke Beine und nehme den Vorschlag an. Morgen früh, bei Sonnenaufgang, werde ich laufen, und das ganze Gebiet, das meine Beine erreichen können, wird mein sein.

 Der Teufel, bösartig wie immer, lächelte breit.

In der Tat, sehr früh am Morgen, sobald die Sonne über den Horizont schien, begann der Bauer zu laufen. Er sprang über Zäune, überquerte Bäche und hielt, noch nicht zufrieden, nicht einmal an, um sich auszuruhen. Er sah vor sich eine lachende grüne Ebene und dachte sofort: “Hier werde ich Weizen in Hülle und Fülle pflanzen. Als er nach links schaute, tat sich ein sehr flaches Tal auf, und er dachte: “Hier kann ich eine ganze Plantage mit Leinen für feine Kleider anlegen.

 Etwas atemlos stieg er einen kleinen Hügel hinauf, und siehe da, am Fuße erschien ein Feld mit unberührtem Land. Da dachte er: “Dieses Land will ich auch haben. Dort werde ich Rinder und Schafe züchten und meinen Esel mit Geld füllen.

Und so reiste er viele Kilometer, nicht zufrieden mit dem, was er erobert hatte, denn die Orte, die er sah, waren attraktiv und fruchtbar und nährten sein unbändiges Verlangen, sie ebenfalls zu besitzen.

Plötzlich schaute er zum Himmel hinauf und erkannte, dass die Sonne hinter dem Berg unterging. Er sagte zu sich selbst:

“Wir haben keine Zeit zu verlieren. Ich muss schnell zurück, sonst verliere ich das ganze Land, das ich durchquert habe, und das Geld obendrein. Ein Tag des Schmerzes, ein Leben der Liebe”, dachte er, wie sein Großvater zu sagen pflegte.

Er begann mit einer Geschwindigkeit zu rennen, die zu schnell für seine müden Beine war, aber er musste rennen, ohne die Grenzen seiner angespannten Muskeln zu bemerken. Er zog sogar sein Hemd aus und ließ die Tasche mit etwas Essen darin fallen. Er schaute immer wieder auf den Stand der Sonne, die sich bereits dem Horizont näherte, riesig und rot wie Blut. Aber sie war noch nicht ganz untergegangen.  Obwohl er sehr müde war, lief er immer weiter und konnte seine Beine vor lauter Anstrengung nicht mehr spüren. Traurig dachte er: “Vielleicht bin ich zu weit gelaufen und könnte alles verlieren. Aber ich will weitermachen”.

Doch als er den Teufel feierlich in der Ferne stehen sah, mit seinem Geldsack neben sich, fasste er wieder Mut und war sicher, dass er ankommen würde, bevor die Sonne unterging. Er sammelte alle Energie, die er hatte, und unternahm eine letzte Anstrengung. Er rannte, ohne an die Grenzen seiner Beine zu denken, als ob er fliegen würde. Nicht weit von der Ziellinie entfernt, warf er sich nach vorne und verlor dabei fast das Gleichgewicht.

Dann brach er erschöpft und ohne jede Kraft auf dem Boden zusammen. Und er starb. Sein Mund blutete und sein ganzer Körper war mit Kratzern und Schweiß bedeckt.

Bösartig wie er war, lächelte der Teufel nur. Gleichgültig gegenüber dem toten Mann und gierig betrachtete er den Beutel mit Geld. Er machte sich sogar die Mühe, ein Grab von der Größe des Bauern zu machen und vergrub ihn darin. Es waren nur sechs Ellen Erde, der kleinste Teil, der ihm von all dem Land, das er durchwanderte, passte. Er brauchte nicht mehr als das. Die Frau sah dem Ganzen wie versteinert zu und weinte sehr.”

In dieser Erzählung klingen die Worte von João Cabral de Melo Neto (1920-1999) in seinem Werk Morte e Vida Severina (1995) nach. Bei der Beerdigung des Bauern sagt der Dichter: “Dieses Grab, in dem du liegst, gemessen nach Zentimetern, ist der kleinste Schein, den du im Leben genommen hast; es ist dein Anteil an diesem Latifundium”.

Von all den attraktiven Grundstücken, die er sah und besitzen wollte, blieben dem eifrigen Bauern am Ende nur die sechs Ellen für sein Grab.

Ist das nicht das Schicksal des Kapitalismus und des Neoliberalismus?

Leonardo Boff Autor von: Covid-19: Mother Earth Strikes Back at Humanity: Warnings from the Pandemic, Vozes 2020. 

Übersetzt von Bettina Goldharnackt

Agua: ¿fuente de vida o fuente de lucro? Contra la privatización del agua

Hoy hay dos cuestiones principales que afectan a toda la humanidad: el calentamiento global y la creciente escasez de agua potable. Ambas obligan a profundos cambios en nuestro modo de vivir, pues pueden producir un colapso de nuestra civilización y afectar profundamente el sistema-vida. 

Atengámonos a la cuestión del agua, codiciada por las grandes corporaciones para privatizarla y lucrarse enormemente. Ella puede ser tanto motivo de guerras como de solidaridad social y cooperación entre los pueblos. Ya se ha dicho que las guerras del siglo XX eran por petróleo y las del siglo XXI serán por agua potable. No obstante, ella puede ser referencia central para un nuevo pacto social mundial entre los pueblos y los gobiernos con vistas a la supervivencia de todos.

Consideremos los datos básicos acerca del agua. Ella es extremadamente abundante y al mismo tiempo escasa. Existen cerca de 1.360.000.000 km3 cúbicos de agua en la Tierra. Si tomáramos toda esa agua que está en los océanos, lagos, ríos, acuíferos y cascos polares y la distribuyésemos equitativamente sobre una superficie terrestre plana, toda la Tierra quedaría sumergida bajo el agua a tres km de profundidad. El 97% es agua salada y el 3% es agua dulce. Pero solamente el 0,7% de esta es directamente accesible al uso humano. De este 0,7, el 70% va para la agricultura, el 22% para la industria y lo que queda para el uso humano y animal.

La renovación de las aguas es del orden de 43.000 km3 al año, mientras que el consumo total está estimado en 6.000 km³ al año. Hay por lo tanto superabundancia de agua, pero desigualmente distribuida: el 60% se encuentra en solo 9 países, mientras otros 80 enfrentan escasez. Poco menos de mil millones de personas consumen el 86% del agua existente mientras que para 1,400 millones es insuficiente (en 2020 serán tres mil millones) y para dos mil millones no es tratada lo que genera un 85% de las enfermedades comprobables. Se presume que en 2032 cerca de 5.000 millones de personas se verán afectadas por la crisis del agua. 

El problema no es la escasez de agua sino su mala gestión y distribución para atender las demandas humanas y de los demás seres vivos. Brasil es la potencia natural de las aguas, con el 13% de toda el agua dulce del planeta, con un total de 5,4 billones de metros cúbicos. A pesar de la abundancia, se desperdicia el 46% de ella, lo que daría para abastecer a toda Francia, Bélgica, Suiza y el Norte de Italia. Carecemos aún de una cultura del agua.

Por ser escasa, el agua dulce se ha convertido en un bien de alto valor económico. Como hemos pasado de una economía de mercado a una sociedad de mercado, todo se transforma en mercancía. En función de esta “gran transformación” (Karl Polanyi), hoy en día hay una carrera mundial desenfrenada para privatizar el agua y obtener grandes lucro 

Así han surgido empresas multinacionales como las francesas Vivendi y Suez-Lyonnaise, la alemana RWE, la inglesa Thames Water y la americana Bechtel, entre otras. Se ha creado un mercado de las aguas de más de 100.000 millones de dólares. Ahí están fuertemente presentes Nestlé y Coca-Cola, buscando comprar fuentes por todas partes del mundo.

El gran debate hoy se presenta en estos términos: ¿el agua es fuente de vida o fuente de lucro? ¿El agua es un bien natural, vital, común e insustituible o un bien económico a ser tratado como recurso hídrico y como mercancía?

Para empezar es importante reconocer que el agua no es un bien económico como cualquier otro. Ella está tan ligada a la vida que debe ser entendida como algo vital y sagrado. La vida no puede ser transformada en mercancía. Es uno de los bienes más excelentes del proceso evolutivo y unos de los mayores dones divinos. Además, el agua está ligada a otras dimensiones culturales, simbólicas y espirituales que la hacen preciosa y cargada de valores que en sí no tienen precio. 

Para entender la riqueza del agua que transciende su dimensión económica, necesitamos romper con la dictadura de la razón instrumental-analítica y utilitarista, impuesta a toda la sociedad. Esta ve el agua como mero recurso hídrico con el cual se puede hacer negocios. Atiende solo a finalidades y utilidades. Pero el ser humano tiene otros ejercicios de su razón. Existe la razón más ancestral, sensible, emocional, cordial y espiritual. Este tipo de razón va más allá de finalidades y utilidades. Esta razón está ligada al sentido de la vida, a los valores, al carácter simbólico ético y espiritual del agua.

En esta perspectiva, el agua se considera un bien común natural, como fuente y nicho donde hace 3,800 millones de años surgió la vida en la Tierra. El agua es un bien común público mundial. Es patrimonio de la biosfera y vital para todas las formas de vida. No existe vida sin agua.

Obviamente, las dimensiones del agua como fuente de vida y como recurso hídrico no necesitan excluirse, pero deben ser rectamente relacionadas. Fundamentalmente el agua pertenece al derecho a la vida. 

La ONU declaró el día 28 de julio de 2010 que el agua limpia y segura, así como el saneamiento básico, constituye un derecho humano fundamental.

Pero ella demanda, sí, una compleja estructura de captación, conservación, tratamiento y distribución, lo que implica una innegable dimensión económica. Esta, sin embargo, no debe prevalecer sobre la otra, la del derecho, sino que debe hacer el agua accesible a todos. Se debe garantizar a todos gratuitamente por lo menos 50 litros de agua potable y sana al día. Cabe al poder público junto con la sociedad organizada crear la financiación pública para cubrir los costos necesarios para garantizar ese derecho de todos. Las tarifas para los servicios deben contemplar los diversos usos del agua, ya sea doméstico, industrial, agrícola o recreativo. Para los usos en la industria y en la agricultura, evidentemente, el agua esta sujeta a precio.

La visión predominante mercadológica distorsiona la correcta relación entre el agua como fuente de vida y el agua como recurso hídrico. Esto se debe fundamentalmente a la exacerbación de la propiedad privada que hace que se trate al agua sin el sentido de compartir ni de considerar las demandas de los demás y de toda la comunidad de vida.

Es todavía muy débil el principio de solidaridad social y de comunidad de intereses y del respeto por las cuencas hidrográficas que transcienden los límites de las naciones como ocurre, por ejemplo, entre Turquía de una parte y Siria e Iraq de otra, o entre Israel de un lado y Jordania y Palestina del otro, o también entre USA y México en lo que se refiere a los ríos Río Grande y Colorado.

Para discutir todas estas cuestiones vitales se creó en 2003 en Florencia, Italia, el Fórum Mundial Alternativo del Agua. En él se propuso la creación de una Autoridad Mundial del Agua. Ella sería una instancia de gobierno público, cooperativo y plural para tratar del agua a nivel de las grandes cuencas hídricas internacionales así como su distribución más equitativa según las demandas regionales.

Paralelamente, se formó una articulación internacional con vistas a un Contrato Mundial del Agua. Como no existe un contrato social mundial, podría elaborarse en torno a aquello que efectivamente une a todos, que es el agua, de la cual depende la vida de las personas y de los demás seres vivos. De manera semejante ahora con la irrupción de la Covid-19, urge un contrato mundial de salvaguarda de la vida humana, mas allá de cualquier soberanismo, visto como algo superado, de otro tiempo histórico.

Un papel importante es presionar a los gobiernos y a las empresas para que el agua no se lleve a los mercados ni se considere una mercancía. Es importante fomentar la cooperación público-privada para evitar que tanta gente muera por falta de agua o como resultado de un agua mal tratada. Cada día, 6.000 niños mueren de sed y unos 18 millones de niños y niñas dejan de ir a la escuela porque se ven obligados a ir a buscar agua a 5-10 km de distancia. Es importantísimo conservar los bosques y las selvas en pie y reforestar lo más posible. Son los que garantizan la permanencia del agua, alimentan los acuíferos, así como mitigan el calentamiento global mediante la captación de dióxido de carbono y la producción de oxígeno vital.

Un mundo con hambre cero, preconizado desde hace años por los Objetivos del Milenio de la ONU debería incluir la sed cero, porque el agua es alimento y no hay nada que pueda vivir y ser consumido sin agua. Finalmente, el agua es vida, generadora de vida y uno de los símbolos más poderosos de la vida eterna, ya que Dios aparece como vivo, generador de toda vida y fuente infinita de vida.

*Leonardo Boff, ecoteólogo, ha escrito El doloroso parto de la madre Tierra: una sociedad de fraternidad sin fronteras y de amistad social, Vozes, 2021.

Traducción de Mª José Gavito Milano

La voracidad del capitalismo trajo la Covid-19

Leonardo Boff*

He sostenido la tesis de que la Covid-19 es un contraataque de la Madre-Tierra contra el sistema del capital y de su expresión política, el neoliberalismo. Ella ha sido agredida y devastada de tal manera que nos envió un arma suya, invisible, el coronavirus, como una alerta y una lección. Este puso de rodillas, humilladas, a las potencias militaristas que con sus armas de destrucción masiva podrían acabar con la vida sobre el planeta. Si se perpetúa la guerra contra el planeta, este podrá no querernos más. Un virus más letal, inmune a cualquier vacuna, podría llevar a gran parte de la especie humana a su fin.

Tal eventualidad no es imposible pues este sistema de muerte de seres de la naturaleza y de seres humanos, al decir del Papa Francisco, posee una tendencia suicida. Prefiere correr el riesgo de morir antes que renunciar a su voracidad.

Este cuento de León Tolstói (1828-1910), contado a los peones de su hacienda Yásnaya Poliana con el título De cuanta Tierra necesita un hombre, puede hacernos reflexionar. 

«Había una vez un campesino que trabajaba un trozo de tierra que no era muy fértil. Trabajaba mucho pero sin mucho fruto. Envidiaba a sus vecinos que tenían más tierras y cosechas más abundantes. Estaba especialmente molesto por los elevados impuestos que tenía que pagar sobre su pequeña tierra y sus escasas ganancias. 

Un día después de mucho pensar resolvió: “me voy con mi compañera lejos de aquí, en busca de tierras mejores”. Supo que a muchas leguas de su casa había gitanos que vendían tierras muy baratas, hasta por precios irrisorios cuando veían a alguien muy necesitado y con ganas de trabajar. 

Aquel campesino, deseoso de poseer mucha más tierra para cultivar y hacerse rico, pensó: “voy a hacer un pacto con el diablo. Este me va a dar suerte”, dijo a su mujer, que torció el gesto. Y le advirtió:

Marido mío, mucho cuidado con el diablo, nunca sale nada bueno de hacer un pacto con él; esa codicia tuya te va a echar a perder”.

Pero, ante la insistencia del marido, decidió acompañarlo para realizar su ambicioso proyecto. Así que partieron, llevando pocas pertenencias. 

Cuando llegaron a las tierras de los gitanos, el diablo ya estaba allí, bien trajeado, dando la impresión de ser un influyente mercader de tierras. El campesino y su mujer saludaron educadamente a los gitanos. Cuando iban a expresar su deseo de adquirir tierras, el diablo, sin ceremonias, se le anticipó y dijo:

Buen señor, veo que viene de lejos y tiene gran deseo de poseer buenas tierras para plantar y hacer alguna fortuna. Tengo una excelente propuesta que hacerle. Las tierras son baratas, al alcance de su bolsillo. Le propongo lo siguiente: usted pone una cantidad razonable de dinero en una bolsa aquí, a mi lado. El territorio que usted recorra a lo largo de todo un día, desde el amanecer hasta la puesta del sol, siempre que esté de vuelta antes de ponerse el sol, esa tierra recorrida será suya. En caso contrario perderá el dinero de la bolsa”.

Los ojos del campesino brillaron de emoción y dijo:

Me parece una propuesta excelente. Tengo piernas fuertes y acepto. Mañana bien temprano, al amanecer, me pongo a correr y todo el territorio que mis piernas puedan alcanzar será mío”.

El diablo, siempre malicioso, sonrió contento.

Y así fue, bien temprano, apenas el sol rompió el horizonte, el campesino echó a correr. Saltó cercas, atravesó riachuelos y no satisfecho ni siquiera se paró para descansar. Veía delante de sí una encantadora planicie verde y rápidamente pensó:“aquí voy a plantar trigo en abundancia”. Mirando a la izquierda se abría un valle muy llano y pensó “aquí puedo hacer una plantación de lino para ropa fina”.

Subió, un poco sin aliento, una pequeña colina y vió que allá abajo surgía un campo de tierra virgen. Y pensó: “quiero también aquella tierra. Allí voy a criar ganado y ovejas y voy a llenar las alforjas de las burras con dinero a más no poder”.

Y así recorrió muchos kilómetros, no satisfecho con lo que había conquistado, pues los lugares que veía eran atractivos y fértiles y alimentaban su deseo incontenible de poseerlos también. 

De repente miró el cielo y se dió cuenta de que el sol se estaba ocultando detrás de una montaña. Dijo para sí mismo:

No hay tiempo que perder. Tengo que volver corriendo, si no perderé todos los terrenos recorridos y, encima, el dinero. Un día de dolor, una vida de amor”, pensó, como decía su abuelo.

Se puso a correr con una velocidad desmedida para sus piernas cansadas. Pero tenía que correr sin reparar en los límites de sus tensos músculos. Incluso se quitó la camisa y dejó caer la bolsa con algo de comida. Siguió mirando la posición del sol, ya cerca del horizonte, enorme y rojo como sangre. Pero aún no se había puesto del todo. Aunque estaba cansadísimo, corría cada vez más, ya no sentía las piernas de tanto esfuerzo. Con tristeza, pensó: “quizás he abarcado demasiado y podría perderlo todo. Pero sigamos adelante”.

Viendo, a lo lejos al diablo, solemnemente de pie y a su lado la saca de dinero, recobró más ánimo, seguro de que iba llegar antes de la puesta de sol. Reunió todas las energías que tenía e hizo un último esfuerzo. Corría, sin pensar en los límites de sus piernas, como que fuera volando. No muy lejos de la llegada, se tiró hacia delante, casi perdiendo el equilibrio. Rehecho, todavía dio algunos pasos largos.

Fue entonces cuando extenuado y ya sin fuerzas, se desplomó en el suelo. Y murió. Su boca sangraba y todo su cuerpo estaba cubierto de arañazos y de sudor.

El diablo, maliciosamente, apenas sonrió. Indiferente al muerto y codicioso, miraba la bolsa de dinero. Todavía se dio el trabajo de hacer una fosa del tamaño del campesino y lo metió dentro. Eran solo siete palmos de tierra, la parte menor que le tocaba de todos los terrenos recorridos. No necesitaba más que eso. Su mujer, como petrificada, presenciaba todo, llorando copiosamente».

Este cuento reverbera las palabras de João Cabral de Melo Neto (1920-1999) en su obra Muerte y Vida Severina (1995). En el funeral del labrador dice el poeta: ”Esta fosa en que estás, con palmos medida, es la cuenta menor que sacaste en vida; es la parte que te cabe de este latifundio”.

De todos los terrenos atrayentes que veía y deseaba poseer, al ávido campesino solo le quedaron al final los siete palmos para su sepultura. 

¿No será este el destino del capitalismo y del neoliberalismo?


*Leonardo Boff ha escrito Covid-19: la Madre-Tierra contraataca a la humanidad, advertencias de la pandemia, Vozes 2020.

Traducción de Mª José Gavito Milano