Nell’anno 2023 si sono verificati fatti in Brasile che ci perseguitano e ci costringono a pensare: c’è stato un fallito tentativo di colpo di stato, due spaventosi eventi estremi: grandi inondazioni nel Sud e devastanti siccità nel Nord, seguiti da immensi incendi. Tutto indica che questa situazione si ripeterà con frequenza.
A livello internazionale, il prolungarsi della guerra russo-ucraina, l’attacco terroristico della fazione militare di Hamas nella Striscia di Gaza, che ha provocato una reazione molto violenta da parte del governo di estrema destra israeliano e dei suoi alleati su tutta la popolazione palestinese, con una tendenza al genocidio. E il più grave, con il sostegno illimitato del presidente cattolico Joe Biden.
Forse un fatto che non può essere affatto ignorato è l’Earth Overshoot, annunciato dall’ONU [per il 2024] a fine agosto. In altre parole, tutti quei beni e servizi naturali che la Terra offre per la continuità della vita hanno raggiunto il loro limite. Abbiamo bisogno di più di una Terra e mezza per soddisfare i consumi umani, ma soprattutto nei paesi ricchi e consumisti. Essendo viva, la Terra reagisce a modo suo, inviandoci sempre più malattie virali, eventi più estremi e surriscaldandosi sempre di più. Quest’ultimo fatto ha conseguenze imprevedibili, poiché abbiamo superato il punto critico. L’anno 2023 è stato il più caldo dopo migliaia di anni. La scienza e la tecnica ci aiutano solo a prevenire e mitigare gli effetti dannosi, ma non possono più evitarli. Questo cambiamento climatico è responsabilità dei paesi industrialisti e consumisti e pochissimo a causa della grande maggioranza povera del mondo. Pertanto è un grave problema etico.
C’è anche il rischio di un conflitto nucleare, poiché gli Usa non rinunciano a essere l’unico polo a controllare tutti gli spazi del pianeta, non accettando la multipolarità. Se si verificasse questa guerra nucleare su vasta scala, sarebbe la fine della specie umana e di gran parte della biosfera. Alcuni analisti pensano che sarà inevitabile; accadrà, non sappiamo né quando né come, ma le condizioni sono già date.
Inoltre, è importante riconoscere che siamo al culmine della crisi del modo di abitare il pianeta (devastandolo) e di organizzare le società, in cui regnano ingiustizie disumane. Papa Francesco ci ha messo in guardia innumerevoli volte: dobbiamo cambiare altrimenti, essendo tutti sulla stessa barca, nessuno si salverà.
Questi scenari oscuri hanno portato molte persone dell’umanità all’impotenza e alla consapevolezza del fallimento della specie umana, in particolare con il completo declino del senso etico e umanistico che ci permette di assistere, a cielo aperto e davanti agli occhi di tutti, allo sterminio di un popolo nella Striscia di Gaza, principalmente, migliaia di bambini assassinati sotto i bombardamenti ininterrotti delle forze di guerra israeliane. Non sono pochi a chiedersi: meritiamo ancora di stare sulla faccia della Terra quando l’abbiamo sistematicamente decimata e violentiamo senza scrupoli i suoi figli e le sue figlie umane e gli organismi naturali che ci sostengono? O non è questo il presagio della nostra fine come specie? Vale la pena ricordare che stiamo entrati negli ultimi momenti del lungo processo di evoluzione, dotati di grande aggressività. Sarà che stiamo entrati per distruggere tragicamente il nostro mondo?
In questo contesto, le grandi utopie tacciono. La ragione moderna si è rivelata irrazionale nel costruire il principio di autodistruzione. Le stesse religioni, fonti naturali di significato, partecipano alla crisi del nostro paradigma di civiltà e, in molte di esse, prevale il fondamentalismo violento.
A cosa aggrapparsi? Lo spirito umano rifiuta l’assurdo e cerca sempre un significato che renda la vita piacevole. Ci resta un solo sostegno: la speranza. Essa è come un albero: si piega ma non si spezza. Come ci è stato mostrato antropologicamente, la speranza è più di una semplice virtù accanto alle altre. Essa rappresenta, indipendentemente dallo spazio e dal tempo storico, quel motore interiore che ci fa costantemente proiettare sogni di giorni migliori, utopie realizzabili, percorsi non ancora intrapresi che potrebbero significare una via d’uscita verso un altro tipo di mondo.
È attribuita a Sant’Agostino, il maggiore genio intellettuale e cristiano dell’Occidente, africano del V secolo dell’era cristiana, la seguente affermazione che alla fine potrebbe incoraggiarci: “Ogni essere umano è abitato da tre virtù: la fede, l’amore e la speranza. Il saggio dice: se perdiamo la fede, non moriamo. Se falliamo nell’amore, possiamo sempre trovarne un altro. Ciò che non possiamo perdere è la speranza. Perché l’alternativa alla speranza è il suicidio per l’assoluta mancanza di senso del vivere”.
Nonostante ciò, la speranza ha due belle sorelle: l’indignazione e il coraggio. Attraverso l’indignazione rifiutiamo tutto ciò che ci sembra male e perverso. Con il coraggio, esercitiamo tutta la nostra forza per trasformare ciò che è male in bene e ciò che è perverso in benefico.
Non abbiamo altra alternativa che innamorarci di queste due belle sorelle della speranza: indignarci e respingere con fermezza questo tipo di mondo che impone tanta sofferenza alla Madre Terra, a tutta l’umanità e alla natura. Se non possiamo superarlo, almeno resistiamo e smascheriamo la sua disumanità. E avere il coraggio di aprire cammini, soffrire per la nascita di qualcosa di nuovo e alternativo. E credere che la vita ha un senso e ad essa spetta di scrivere l’ultima pagina del nostro pellegrinaggio su questa Terra.
*Leonardo Boff ha scritto Terra madura uma teologia da vida, São Paulo, Editora Planeta, 2023; Cuidar da Terra- proteger a vida: como evitar o fim do mundo, Rio de Janeiro, Record 2010. (traduzione dal portoghe
No ano de 2023 ocorreram fatos que nos assombram e nos obrigam a pensar: houve no Brasil um tentativa frustrada de golpe de Estado, dois eventos extremos assustadores: grandes enchentes no Sul e devastadoras secas no Norte, seguidas de imensos incêndios.Tudo indica que esta situação vai se repetir com frequência.
No nível internacional a prolongação da guerra Rússia-Ucrânia,o atentado terrorista da facção militar do Hamas da Faixa de Gaza que provocou um revés violentíssimo por parte do governo de extrema-direita israelense e seus aliados sobre a inteira população da Faixa de Gaza, com viés de genocídio.E o mais grave com irrestrito apoio do presidente católico Joe Biden.
Talvez um fato que não pode de jeito nenhum ser desconsiderado é a Sobrecarga da Terra (The Earth Overshoot), anunciado pelo ONU em fins de agosto. Quer dizer, todos aqueles bens e serviços naturais que a Terra oferece para a continuidade da vida chegaram ao seu limite.Precisamos de mais de uma Terra e meia para atender o consumo humano, mas especialmente dos países ricos e consumistas. Como é viva, a Terra reage a seu modo, enviando-nos mais enfermidades viróticas, mais eventos extremos e aquecendo-se cada vez mais. Este último fato é de consequências imprevisíveis, pois ultrapassamos o ponto crítico. O ano de 2023 foi o mais quente depois de milhares de anos. A ciência e a técnica apenas nos ajudam a prevenir e minorar os efeitos danosos, mas não podem mais evitá-los.Essa mutação climática e da responsabilidade dos países industrialistas e consumistas e pouquíssimo das grandes maiorias pobres do mundo. Portanto, é um grave problema ético. Há ainda o risco de um conflito nuclear, pois, os USA não renunciam ser o único polo a controlar todos os espaços do planeta, não aceitando multipolaridade. Se essa guerra nuclear generalizada ocorrer, será o fim da espécie humana e de grande parte da biosfera. Alguns analistas acham que ela será inevitável; vai ocorrer não sabemos quando nem como,mas as condições já estão dadas.
Ademais importa reconhecer que estamos do auge da crise do modo de habitar o planeta (devastando-o) e de organizar as sociedades, nas quais reinam desumanas injustiças.Bem nos tem advertido inúmeras vezes, o Papa Francisco: temos que mudar, caso contrário,estando todos no mesmo barco, ninguém se salvará.
Estes cenários tenebrosos têm levado a muita gente na humanidade ao desamparo e à consciência do fracasso da espécie humana, particularmente com o ocaso completo do senso ético e humanístico que permite assistir, a céu aberto e na visão de todos, o extermínio de um povo na Faixa de Gaza, principalmente, milhares de crianças assassinada sob os ininterruptos bombardeios das forças de guerra israelense. Não são poucos que se perguntam: merecemos ainda estar sobre a face da Terra que a dizimamos sistematicamente e violentamos sem escrúpulos seus filhos e filhas humanos e organismos da natureza que nos sustentam? Ou isso não é o prenúncio de nosso fim como espécie? Cabe lembrar que entramos nos ultimíssimos momentos no longo processo de evolução,dotados de grande agressividade. Será que entramos para destruir tragicamente nosso mundo?
Neste contexto emudecem as grandes utopias. A razão moderna se mostrou irracional ao construir o princípio de autodescrição. As próprias religiões, fontes naturais de sentido, participam da crise de nosso paradigma civilizacional e, em muitas delas, vige o fundamentalismo violento.
Em que se agarrar.? O espírito humano recusa o absurdo e sempre busca um sentido que torne a vida apetecida. Resta-nos um único sustentáculo: a esperança.Ela é como uma árvore: ela se verga mas não se quebra. Como nos foi mostrado antropologicamente, a esperança é mais que uma virtude ao lado das outras. Ela representa, independentemente do espaço e do tempo histórico, aquele motor interior que sem cessar nos faz projetar sonhos de dias melhores, utopias viáveis, caminhos ainda não andados que podem significar uma saída para um outro tipo de mundo.
É atribuída a Santo Agostinho, o maior gênio intelectual e cristão do Ocidente, africano do século V da era cristã, a seguinte afirmação que nos poderá, eventualmente, alentar:
Todo ser humano é habitado por três virtudes: a fé, o amor e a esperança. Diz o sábio: se perdemos a fé nem por isso morremos. Se fracassamos no amor, sempre podemos arranjar outro. O que não podemos é perder a esperança. Pois a alternativa à esperança é o suicídio por absoluta falta de sentido de viver.
Entretanto, a esperança possui duas formosas irmãs: a indignação e a coragem. Pela indignação rejeitamos tudo o que nos parece mau e perverso. Pela coragem, empenhamos todas as nossas forças para mudar o que é ruim em bom e o que é perverso em benéfico.
Não temos outra alternativa senão nos enamorarmos destas duas formosas irmãs da esperança: indignarmo-nos e rejeitar firmemente esse tipo de mundo que impõe tantos sofrimentos à Mãe Terra a todos da humanidade e da natureza Se não podemos superá-lo pelo menos resistir a ele desmascarar sua desumanidade. E ter a coragem de abrir caminhos, sofrer pelo parto de algo novo e alternativo.E crer que a vida tem sentido e a ela cabe escrever a última página de nossa peregrinação por esta Terra.
*Leonardo Boff escreveu Terra madura uma teologia da vida, São Paulo, Editora Planeta, 2023;Cuidar da Terra- proteger a vida: como evitar o fim do mundo, Rio de Janeiro, Record 2010.
Ecología, ética del cuidado, liberación,espiritualidad
Carta abierta de Juan José Tamayo a Leonardo Boff con motivo de su 85 cumpleaños
NOTA: Juan José Tamayo é o teólogo da libertação mais eminente na Espanha e o melhor intérprete da teologia da libertação sulamericana. É leigo. É importannte dizê-lo porque,enquanto fora da hierarquia doutrinal eclesiástica, escapa do alcance daquelas instâncias que,normalmente, nada esquecem, tudo cobram e nada perdoam. É professor e diretor de cátedra de teologia e de diálogo interreligoso de uma universidade estatal, Carlos III de Madrid. É seguramente um dos teólogos mais prolíficos da atualidade. Não há tema de relevância social, política, eclesial, ecológica e outras que não tenham sido abordadas por ele. Sempre com farta bibliografia de primeira mão. É analítico e profético. Tornou-se conhecido por sua coragem,mesmo frente à hierarquia eclesiástica e autoridades de estado. Somos amigos de há muitos anos. Conhece com minúcia minha obra e juntos trabalhamos em forums nacionais e internacionais. Agradeço as palavras generosas que usou pelos meus 85 anos, companheiros que sempre fomos, nas tribulações e principalmente na esperança.
“Caminemos juntos, entrañale amigo,comprometidos por una causa invencible, la de la dignidad de los condenados de la Tierra, de su vida y de su futuro, garantizado por Aquel que triunfó sobre todos los mecanismos de dominación y por su resurección, verdadera insurección, mostró el fin bueno de todos los despreciados y crucificados de la história. Gracias. LBOFF
Querido Leonardo
No quiero faltar a la fiesta de tu 85 cumpleaños en esta efemérife. Te escribo para reiterarte mi amistad y mi reconocimiento en este largo caminar ya octogenario. Nos conocimos hace cuarenta y tres años. Fue en Asturias en un Congreso sobre la III Conferencia del Episcopado Latinoamericano celebrada en Puebla de los Ángeles (México). Muchos han sido desde entonces nuestros encuentros y experiencias compartidas en diferentes lugares del planeta: el Foro Mundial de Teología y Liberación dentro de los Foros Sociales Mundiales (Porto Alegre, Nairobi, Belén de Pará, Senegal…), los Encuentros de Amerindia, la Sociedad de Teología y Ciencias de las Religión (SOTER), la Fundación Valores de Monterrey (México), los Congresos de Teología convocados por la Asociación de Teólogas y teólogos Juan XXIII, la Univeri9dad Carlos III de Madrid, amén de nuestro contacto epistolar permanente y el envío y los comentarios de nuestros artículos. tus prólogos a mis libros y mis reseñas de los tuyos.
Ratzinger: de mecenas a inquisidor
Las fronteras geográficas nunca han sido obstáculo para nuestra amistad y sintonía. En 1999 mantuvimos una conversación de varios días en Madrid que se plasmó en mi libro Leonardo Boff. Ecología, mística y liberación (Desclée de Brower, Bilbao, 1999), que conserva la misma actualidad de entonces ya que los temas de los que hablamos los abordamos mirando en el futuro. En aquella conversación me contaste -y así lo reflejo en el libro- cómo Joseph Ratzinger pasó de mecenas, que te ayudó económicamente en la edición de su tesis doctoral en alemán, a inquisidor, que te condenó en 1984 imponiéndote un tiempo de silencio, que aceptaste en un gesto de humildad, y en 1992 sometiéndote a varias prohibiciones que suponían una humillación que no estuviste dispuesto a aceptar. Tras la última condena decidiste abandonar la orden franciscana, pero no el espíritu de San Francisco, que mantienes intacto.
Antes de la pandemia nos encontramos varias veces en Ciudad de México, Puebla de los Ángeles y Monterrey. Llevamos desde la covid-19 sin vernos. Hoy quiero compensar la distancia física en tan significativa efeméride haciendo un ejercicio de “razón anamnética” de tu vida y pensamiento.
Rigor metodológico y denuncia profética
Durante los ochenta y cinco años de vida has hecho un fecundo itinerario que se bifurca en múltiples sendas: la experiencia religiosa, la teología, la ecología, la política, la academia, el púlpito, la cátedra, la foresta, los foros sociales, los foros mundiales de teología y liberación, los congresos de Amerindia, el acompañamiento a las comunidades eclesiales de base, al MST…
“Caminante no hay camino, se hace camino al andar”, decía Antonio Machado. Tú has hecho camino al andar dejando huella por donde has pasado y sigues pasando. Y siempre desde el pensamiento crítico y heterodoxo, desde la experiencia de la ternura, desde la razón del corazón -siguiendo a Pascal, cuyo 4º centenario de su nacimiento celebramos este año-, desde el amor a la Pacha Mama y desde el seguimiento de Jesús de Nazaret, el Cristo Liberador, sobre el que escribiste la primera cristología latinoamericana históricamente significativa en 1972. Luego vendrían otras de colegas y amigos, entre ellas las de Juan Luis Segundo y Jon Sobrino.
“Lo mejor de la religión -escribía Bloch en el frontispicio de su libro El ateísmo en el cristianismo– es que crea herejes”.Creo que tú eres un excelente ejemplo de este aforismo, cambiando quizá “hereje” por “heterodoxo”. Ahí radica la creatividad en todos los campos de tu ser, del saber y del quehacer humano en los que has trabajado y sigues trabajando sin descanso. Tu vida y tu pensamiento demuestran que eres un intelectual que rompe esquemas (y algunos cráneos endurecidos de colegas, obispos y algún inquisidor, otrora mecenas tuyo), abres nuevos horizontes y propones alternativas donde parece que no hay salida o se cree que la salida es una sola.
Te reconozco como uno de los teólogos más innovadores de la teología latinoamericana, que propones una ética centrada en las “virtudes para otro mundo posible”, en la construcción de una fraternidad sororal eco-humana y de una Teología del cautiverio y de la liberación, título de uno de tus primeros libros que leí, publicado por Ediciones Paulinas en 1978, el mismo año en que aparecía en la misma editorial mi obra Un proyecto de Iglesia para el futuro en España.
En tu quehacer teológico has sabido compaginar ejemplarmente y de manera ininterrumpida durante seis décadas el rigor metodológico y la denuncia profética, otra manera de hacer teología y el compromiso político con los pobres de la tierra y con la naturaleza oprimida, cuyos gritos has sabido escuchar y a los que has querido responder desde la razón cordial. El rigor metodológico lo demuestras con el recurso a la doble mediación de la teología de la liberación: socio-analítica y hermenéutica, que se aprecia en todas las páginas de tus libros y en los artículos con los que nos sorprendes a menudo por ser reflexiones a pie de página de los acontecimientos, llenas de profundidad y de sabiduría vital.
Utilizas la mediación de las ciencias humanas y sociales para un mejor conocimiento de la realidad, descubrir los mecanismos de opresión que atentan contra la vida de los pobres y de la naturaleza y liberar a la teología de su -quizá falsa-, neutralidad social, de su -supuesta- neutralidad política y de su -sólo aparente- indiferencia ética.
Recurres a la hermenéutica, necesaria para el estudio y la interpretación de los textos fundantes del cristianismo y para no caer en el fundamentalismo, una de las manifestaciones más perversas de las religiones que, siguiendo el refrán latino corruptio optimi pessima, convierten el vino espumoso de los orígenes en vinagre imbebible. A través de la hermenéutica analizas el pre-texto y el con-texto de dichos textos, descubres su sentido primigenio emancipador y preguntas por su significación y sentido hoy a la luz de los nuevos desafíos y de las nuevas preguntas que nos plantea la dura realidad.
Una realidad que hemos construido nosotros y nosotras, en la que no podemos instalarnos cómoda y acríticamente, sino que estamos llamados a de-construirla para re-construirla de manera creativa e inclusiva y un mundo en el que quepan todos los mundo. Desmentimos así el viejo adagio conformista del pensamiento conservador: “las cosas son como son y no pueden ser de otra manera” y compartimos, más bien, la afirmación del filósofo de la esperanza y de la utopía, Ernst Bloch, que inspira buena parte de nuestra teología: “Si los hechos no coinciden con el pensamiento, peor para los hechos”. Razón y esperanza caminan a la par en tu vida, tu sentir, tus obras y tus reflexiones.
Eco-teología de la liberación
Eres considerado, y con razón, uno de los principales cultivadores de la teología de la liberación (TL). A ella accediste a partir del impacto que te produjeron las favelas de Petrópolis, donde llevaste a cabo un intenso trabajo socio-pastoral desde comienzos de la década de los setenta del siglo pasado. Tu reflexión teológica en clave liberadora nació, asimismo, de la necesidad de dar respuesta a las preguntas que te planteó un grupo de sacerdotes comprometidos con el mundo indígena de la selva amazónica hace ahora cinco décadas:
– ¿Cómo anunciar la muerte y la resurrección de Jesús a indígenas que están siendo exterminados y muriendo por las enfermedades de los blancos?
– ¿Cómo anunciar la buena noticia de la salvación a las poblaciones explotadas?
– ¿Cómo hablar de Dios inteligiblemente, y no de manera cínica, a personas indígenas que viven la experiencia de lo sagrado en contacto con la naturaleza?
Las experiencias vividas en el mundo de la pobreza extrema, de la marginación cultural y de la depredación de la naturaleza, por una parte, y la necesidad de responder a las preguntas que surgían de ahí, por otra, te llevaron a dedicarte por entero, profesional y vitalmente, a fundamentar la nueva metodología de la teología de la liberación, que comenzaste haciendo en tiempos del cautiverio, vivido durante la dictadura brasileña y los regímenes militares del continente latinoamericano, que parecían “eternos”.
La teología apenas mostró interés por la ecología, desde Francisco de Asís hasta el Papa Francisco. Tú ha llenado ese vacío llevando a cabo una reflexión teológica en perspectiva ecológica, que cuestiona la supuesta – ¡y falsa!- fuerza emancipadora del paradigma científico-técnico de la modernidad. Un paradigma selectivo, centrado en el ser humano, que ni es universalizable ni integral, ¡ni siquiera humano!
Como alternativa propones un nuevo paradigma en el que el ser humano no compita con la naturaleza, sino en diálogo y comunicación simétricos con ella, con relaciones de sujeto a sujeto, y no de sujeto a objeto. El ser humano y la naturaleza conforman un entramado de relaciones multidireccionales caracterizadas por la interdependencia, y no por la autosuficiencia, por la fragilidad del mundo y la vulnerabilidad humana, y no por la omnipotencia, la insolencia y la arrogancia.
Se establece, entonces, un pacto entre todos los seres del cosmos regido por la solidaridad cósmica, la fraternidad-sororidad sin fronteras, sin gremialismos ni tribalismos, y el cuidado, virtud fundamental de la ética eco-humana. Es “la opción Tierra”, título de uno de tus libros más bellos. Cuidadanía es la nueva forma de relacionarnos con la Tierra y los seres humanos, que debe compaginarse con la ciudadanía. La ética del cuidado, que desarrollas en tus libros, es inseparable de la ética cívica.
Muchos somos los discípulos que seguimos tus lecciones de ecología integral, entre ellos el Papa Francisco en su encíclica Laudato Si’. Sobre el cuidado de la casa común, de 2015, que se inspira en tus textos y en tu testimonio de amor a la tierra, y se inicia con el Cántico de las criaturas: “Alabado seas, mi Señor, por la hermana nuestra madre tierra, la cual nos sustenta, gobierna y produce diversos frutos con coloridas flores y hierba… Esta hermana llama por el daño que le provocamos a causa del uso irresponsable y del abuso de los bienes que Dios ha puesto en ella”. Encíclica que se hace eco de tus críticas al antropocentrismo, incluido el antropocentrismo cristiano.
Del ser humano como señor y dueño de la naturaleza a hermano-hermana y cuidador de la naturaleza
No quiero terminar este recuerdo y esta felicitación sin hacer referencia a uno de tus últimos libros El doloroso parto de la Madre Tierra (Trotta, Madrid, 2022), donde nos alertas de las “densas sombras” que se ciernen hoy sobre la humanidad y la naturaleza, agravadas por la covid-19, y recuerdas que “se han encendido todos los avisos: la tierra ha entrado en números rojos” y que la humanidad tiene una deuda ecológica con la tierra.
Siguiendo las encíclicas Laudato Si’ y Fratelli tutti, del Papa Francisco, propones como respuesta a la crisis ecológica una ecología integral: ambiental, política, social, económica, cultural y espiritual. Para ello debemos renunciar al paradigma civilizatorio del ser humano como señor y dueño de la naturaleza, que ha dominado los tres últimos siglos de nuestra historia, y optar por el paradigma del hermano y la hermana, es decir, de la fraternidad universal, el amor político y la amistad social.
Los padres fundadores de la Modernidad, recuerdas, entendían el ser humano como el señor y dueño de la naturaliza, y no como parte de ella. Para ellos la Tierra carecía de propósito y la naturaleza no tenía valor en sí misma, sino que estaba solo ordenada al ser humano que podía disponer de ella a su antojo.
Este paradigma ha modificado la faz de la Tierra y ha traído innegables beneficios, certamente, pero en su afán por dominar todo, creó el principio de autodestrucción de sí mismo y de la naturaleza con armas químicas, biológicas y nucleares. Siguiendo este paradigma, llegamos a tal punto que el Secretario General de la ONU, Antonio Guterres, ha afirmado sobre el calientamiento global que crece de forma no prevista: “Solo tenemos esta elección: la acción colectiva o el suicidio colectivo”.
Con la lucidez que te caracteriza, llegas a afirmar que si asumimos el viraje hacia el paradigmadel hermano y de la hermana, se abre una ventana de salvación. Seremos capaces de superar la visión apocalíptica de la amenaza del fin de la especie humana, por una visión de esperanza, de que podemos y debemos cambiar de rumbo y de ser de hecho hermanos y hermanas dentro de la misma Casa Común, la naturaleza incluída. Sería el bien vivir y convivir del ideal andino, en armonía entre los humanos y con toda la naturaleza.
Conversión ecológica global
Esto requiere “una conversión ecológica global” que pase de una civilización tecno-capitalista, antropocéntrica e individualista a una civilización de la solidaridad y del cuidado de toda la vida; una civilización biocentrada que garantice el futuro a la naturaleza y a la humanidad. Dicha civilización lleva a un cambio en la imagen de la divinidad: del Dios todopoderoso al Dios apasionado amante de la vida, que no permite que la humanidad y la naturaleza perezcan.
Te refieres al cambio de era que estamos viviendo: la ecozoica, que requiere tres actitudes: espiritualidad, sostenibilidad y cuidado, que es la traducción de la com-pasión para con la naturaleza, depredada por el modelo de desarrollo científico-técnico ecocida. Las tres actitudes requieren de nuestra colaboración y de nuestro compromiso.
Has escrito este libro no desde la razón instrumental, ni desde la neutralidad científica, sino desde la razón cordial que aúna inteligencia, sentimientos, amor a la tierra y empeño en la transformación de un planeta amenazado de destrucción. Estoy seguro de que su lectura contribuirá a la conversión ecológica global que pide Francisco, una conversión colectiva ciertamente en todas las esferas de la vida: política, económica, social, cultural, religiosa, educativa, pero también personal, que cambie nuestro estilo de vida para contribuir al nacimiento de una comunidad eco-humana-fraterno-sororal.
Razón cordial y utópica
“La razón no puede florecer sin esperanza. La esperanza no puede hablar sin razón” escribe Ernst Bloch en su magna obra El principio esperanza, que leíste en alemán durante tus estudios en Munich y citas con frecuencia. Razón y esperanza o, mejor, optimismo militante, docta spes, es lo que mejor define tu vida, tu personalidad, tu obra. A tus 85 años sigues practicando la “esperanza contra toda (des)esperanza”.
Termino ya. No alargo más esta epístola, que solo quiere ser una expresión de amistad y una manifestación de agradecimiento. A veces has sido acusado de utópico, acusación que comparto contigo. No se dan cuenta nuestros acusadores de que esa acusación, más que un insulto, es un elogio. Como en el poema de Eduardo Galeano, la utopía te sirve para caminar, que en tu caso no es poco teniendo las piernas heridas, razón por la cual, como dije en tu presentación en el Congreso de Amerindia de 2017 en la Ciudad de México, no puedes ni quieres arrodillarte ante el poder, cualquiera fuera este, incluido el del Vaticano. ¡Todo un milagro! El milagro de la esperanza y la utopía.Ad multos annos, Leonardo.
Tu amigo en la tribulación y la esperanza,
Juan José Tamayo teólogo español de la liberación.
En pleno siglo XXI estamos presenciando lo que ha sido llamado “la era de la guerra eterna” llevada a efecto particularmente por los Estados Unidos de América en todas partes donde su dominio sobre todo el mundo es puesto en jaque. Viven la ideología del “Destino Manifiesto” de ser “el nuevo pueblo de Dios”, para llevar al mundo la democracia (burguesa), los derechos humanos (individuales, olvidando los sociales y ecológicos) y el valor supremo del individuo (base de la acumulación capitalista). En esa creencia sostienen a sangre y fuego la unipolaridad según este lema: “un solo mundo – un solo imperio”, el suyo. Harán guerra para impedir la multipolaridad.
Mientras estamos escribiendo, se está produciendo la masacre cruel de todo un pueblo, el pueblo palestino de la Franja de Gaza, denunciado como un verdadero genocidio, perpetrado por el sionista Benjamin Netanyahu, con el apoyo incondicional de Estados Unidos. Está actuando la razón enfurecida sin el más mínimo corazón y sin sensibilidad humana, ejerciendo su lógica fría y sin ningún escrúpulo ni límite éticos.
Sabemos que la razón sensible y cordial es más ancestral que la razón pensante. La primera surgió hace 125 millones de años cuando, en el proceso evolutivo, irrumpieron los mamíferos con el llamado cerebro límbico, sede del mundo de los afectos y de la cordialidad. La hembra al dar a luz se llena de cuidado y de sensibilidad hacia su cría. Nosotros, los seres humanos, olvidamos que somos mamíferos racionales, por lo tanto portadores de sensibilidad, de cuidado, de afecto y de amor. Este dato pertenece al DNA de nuestra naturaleza. Solo desde hace 7-8 millones de años se formó el cerebro neocortical, base del pensamiento y de la racionalidad conceptual. Y solo en los últimos 100 mil años emergió el homo sapiens sapiens del que somos herederos.
Nótese que lo más ancestral no es el “logos”, sino el “pathos”, la razón emocional, cordial y sensible. Somos seres racionales pero asentados sobre el universo de los afectos, de la sensibilidad, en una palabra: nuestra mente echa raíces en el corazón. En este viven los grandes valores que nos orientan, como el amor, la empatía, la amistad y la compasión. Como afirmaba un representante de la etnia Pueblo de Nuevo México (USA) al gran psicoanalista C.G.Jung que los visitó: “ustedes están locos porque presumen de pensar con la cabeza. Nosotros, sin embargo, pensamos con el corazón”.
Esta respuesta hizo que el gran psicoanalista cambiara su percepciؚón de la psique humana que tanto estudiaba. Jung entendió por qué los europeos conquistaron el mundo mediante la violencia y las guerras: porque usaban solo la cabeza sin el corazón. Habían perdido la dimensión de la sensibilidad y de la compasión. Por eso cometieron el mayor holocausto de la historia. En menos de 50 años, según la investigación más reciente de Marcelo Grondin y Moema Viezzer (“Abya Yala, genocídio dos povos originários das Américas”, 2021) exterminaron a cerca de 61 millones de habitantes de las Américas (de Estados Unidos a partir de 1607). Fue nuestro olvidado Holocausto, el mayor de la historia.
El drama del hombre actual es haber perdido la capacidad de sentir al otro como su semejante, de vivir un sentimiento de pertenecer a la misma humanidad, cosa que las religiones y las éticas humanitarias enseñaron siempre. Lo que se opone a la religión no es el ateísmo o la negación de Dios. Lo que se opone es la incapacidad de ligarse y religarse con los diferentes y con la naturaleza con un lazo de reconocimiento y de afecto. Hoy un gran número de personas están desenraizadas, desconectadas de sus semejantes humanos, de la naturaleza y de la Madre Tierra. En el lenguaje de Jung reprimieron la dimensión del anima que responde por la expresión de la sensibilidad, del cuidado, de la relacionalidad con los otros y con la espiritualidad.
Si no articulamos razón y sensibilidad, mente y corazón, difícilmente nos movemos para defender a quien está siendo sacrificado y martirizado, con más de 10500 muertos y más de 1500 niños bajo los escombros producidos por los ataques aéreos y terrestres del ejército del insensible y sin corazón Netanyahu.
La mera razón analítico-instrumental no acompañada de la inteligencia emocional se vuelve irracional e insana hasta el punto de practicar el Holocausto de 6 millones de judíos por los nazis y los 61 millones de representantes de nuestros pueblos originarios.
Una ciencia con conciencia, cuidadosa, sensible a todo lo que existe y vive, que une mente y corazón es la condición previa para que evitemos masacres y genocidio, como estamos presenciando en la Franja de Gaza. Es más, aseguraremos que no vamos a devorarnos mutuamente y salvaguardaremos la vitalidad del planeta Tierra. En caso contrario, él puede seguir girando alrededor del sol, pero sin nosotros.
*Leonardo Boff ha escrito "Cuidar la Tierra-proteger la vida: cómo escapar del fin del mundo", Record y Nueva Utopía 2010; "Habitar a Terra:qual o caminho para a fraternidade universal?", Vozes 2022.