Il consumismo mette a rischio i limiti sostenibile della Terra

Leonardo Boff

Considerando la storia umana, scopriamo che la fame è stata, per secoli, un problema permanente. Poiché, a differenza degli animali, non disponiamo di alcun organo specializzato che garantisca la nostra sussistenza, fin dall’inizio ci fu l’urgenza di reperire il necessario per soddisfare la fame, sia estraendo il cibo direttamente dalla natura, sia conquistandolo attraverso il lavoro. La grande svolta avvenne circa 10 mila anni fa con l’introduzione dell’agricoltura irrigua. Lungo i grandi fiumi del Medio Oriente, dell’Egitto, dell’India e della Cina, l’irrigazione cominciò ad essere utilizzata per produrre più prodotti e per addomesticare animali come la gallina, il maiale, la pecora e la capra. Cosi si è prodotto il surplus che ha eliminato la fame. Contemporaneamente, va detto, è emersa la guerra, poiché gli eserciti trasportavano cibo sufficiente per affrontare il nemico, come ad esempio tra gli imperi mesopotamici e l’Egitto, le potenze politiche dell’epoca.

Tutto è cambiato con l’avvento dell’era industriale nei secoli XVII e XVIII in poi fino ai giorni nostri. Iniziò la produzione di massa con la possibilità di soddisfare le esigenze umane. Si dà il caso che questo sviluppo tecnico-scientifico abbia avuto luogo nel quadro del capitalismo. In esso, fin dal suo inizio, si stabilì  la divisione tra il proprietario, possessore della terra e dei mezzi di produzione e il lavoratore che possiede solo la sua forza lavoro. Questa divisione si è esacerbata nel tempo al punto che oggi i detentori della ricchezza naturale e tecnologica controllano il sistema economico globalizzato con immenso svantaggio per i salariati, lasciando milioni e milioni senza accesso ai beni fondamentali della vita.

Questa situazione è peggiorata con la cosiddetta “Grande Trasformazione”, con la quale un’economia di mercato si è trasformata in una società di solo mercato. Tutto è diventato una merce, dagli organi umani, alla conoscenza, alla verità, alle notizie, ecc.

La logica capitalista è quella di trarre profitto da tutto, attraverso lo sfruttamento illimitato dei beni e dei servizi della natura, attraverso una concorrenza feroce, tra tutti coloro che stanno nel mercato, apparentemente libero, e un’accumulazione individuale o aziendale che compete con lo Stato nella gestione della cosa pubblica.

La produzione ovviamente cerca di soddisfare la domanda umana di cibo e di sussistenza, purché tale processo sia redditizio. La produzione stessa è portata sul mercato e guadagna il suo prezzo nel gioco della concorrenza, senza curarsi delle risorse naturali e della contaminazione ambientale (considerate un’esternalità che deve essere risolta dallo Stato). Poiché si tratta di generare ricchezza illimitata, si è cominciato a produrre prodotti che non sono necessari per la vita, ma importanti per fare soldi.

Così, insieme al consumo necessario, è nato il consumismo. Il consumismo si caratterizza dall’acquisizione di beni e servizi superflui, non necessari alla vita, in vista del guadagno economico. Gran parte della produzione è destinata alla produzione di tali beni superflui, generando il consumismo soprattutto delle classi ricche, ma anche della società stessa. Per stimolarlo si utilizzano la pubblicità, le immagini parlanti, le immagini seducenti, la musica, YouTube, i film ben orientati per incoraggiare le persone a consumare questo o quel prodotto. Non interessano i cittadini né il loro livello di coscienza, tantomeno i loro problemi esistenziali. Interessa che siano consumatori.

Il fatto è che si è creata la cultura del capitale. La maggior parte dei prodotti (tv, automobili, elettrodomestici, vestiti, scarpe da ginnastica e innumerevoli altri articoli) cadono in obsolescenza, fatti per durare per un determinato tempo, costringendo il consumatore a sostituirli, comprare e consumare.

Praticamente tutti noi siamo ostaggi della cultura del capitale, che ci costringe a cambiare di volta in volta i prodotti, sia perché sono diventati obsoleti come un computer, sia per l’obsolescenza generale. Siamo consapevoli della forza intrinseca di una cultura che ci penetra da tutti i pori e naturalizza lo stile di vita. Quanto è difficile e lungo il processo per superarla da parte di un altra. È la cultura consumistica che rinnova e prolunga continuamente la perpetuità del capitalismo.

Tuttavia, negli ultimi anni ci siamo confrontati con i limiti della Terra. Un pianeta limitato non tollera un consumismo illimitato. Già adesso, abbiamo bisogno di più di una Terra per soddisfare il consumo di 8 miliardi di persone e il consumismo di sfarzo e di lusso delle classi opulente.

Siamo venuti a conoscenza del cosiddetto Earth Overshoot Day. Ogni anno le organizzazioni che studiano la sostenibilità del pianeta ci forniscono dati. In questo anno 2023 è stato identificato il 2 agosto. Ciò significa che in questo giorno i beni e i servizi naturali, essenziali e rinnovabili per la nostra esistenza, hanno toccato il fondo. Logicamente, gli alberi, l’aria, il suolo e le acque sono lì. Ma tutte loro sempre più sminuite, inquinate e insostenibili.

La Terra, una Super Entità sistemica e vivente, non dandoci quello che gli chiediamo, risponde con più riscaldamento, con più eventi estremi, con più decimazioni della biodiversità e più virus dannosi e perfino letali. L’intera relazione si definisce nell’articolazione tra biocapacità e impronta ecologica. La bio-capacità significa la capacità della natura di essere resiliente e auto-rigenerarsi. L’impronta ecologica ci indica quanto di bio-capacità riscalda quella regione o paese. Più la regione è complessa, con città, popolazione e industrie, tanto più richiede risorse naturali.

In questo momento, altrettanto grave quanto l’aumento del riscaldamento globale, è il rapido Overshoot della Terra. Il nostro stile di vita sta esaurendo le scorte di beni e servizi necessari alla vita. È urgente cambiare il nostro stile di consumo rendendolo sobrio, solidale e auto-limitante. XI Jinping ha proposto per tutta la Cina l’ideale di una “società sufficientemente fornita”. Dobbiamo imparare a vivere con il sufficiente e il dignitoso, ridurre i consumi di energia e cercare mezzi di trasporto alternativi e meno inquinanti.

Se non facciamo questo accordo tra tutti, la nostra esistenza su questo pianeta sarà miserabile e persino impossibile.

Leonardo Boff ha scritto: Sustentabilidade: o que é e o que não é, Vozes 2012.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Konsumismus gefährdet das Leben auf der Erde

Betrachtet man die Geschichte der Menschheit, so stellt man fest, dass der Hunger seit Jahrhunderten ein ständiges Problem ist.  Da wir im Gegensatz zu den Tieren kein spezialisiertes Organ haben (wir sind ein Mangelwesen, nach Gehen), das unseren Lebensunterhalt garantiert, bestand von Anfang an die dringende Notwendigkeit, das zu finden, was wir brauchten, um unseren Hunger zu stillen, indem wir die Nahrung entweder direkt aus der Natur gewannen oder sie durch Arbeit erwarben.

Der große Wendepunkt kam vor etwa 10.000 Jahren mit der Einführung der Bewässerungslandwirtschaft. Entlang der großen Flüsse des Nahen Ostens, Ägyptens, Indiens und Chinas wurde die Bewässerung genutzt, um mehr Produkte zu erzeugen, während Tiere wie Hühner, Schweine, Schafe und Ziegen domestiziert wurden. Es wurde ein Überschuss produziert, der den Hunger beseitigte. Gleichzeitig kam es zu Kriegen, da die Armeen genügend Nahrungsmittel mitbrachten, um dem Feind gegenüberzutreten, zum Beispiel zwischen den mesopotamischen Reichen und Ägypten, den politischen Mächten der damaligen Zeit.

Mit dem Aufkommen des Industriezeitalters im 17. und 18. Jahrhundert änderte sich alles bis zum heutigen Tag. Die Massenproduktion begann mit der Möglichkeit, den menschlichen Bedarf zu überdecken. Diese technisch-wissenschaftliche Entwicklung vollzog sich jedoch im Rahmen des Kapitalismus. Sie führte von Anfang an zu einer Trennung zwischen dem Eigentümer von Land und Produktionsmitteln einerseits und dem Arbeiter, der lediglich über seine Arbeitskraft verfügte, andererseits. Im Laufe der Zeit verschärfte sich diese Trennung bis zu dem Punkt, an dem heute die Eigentümer von natürlichem und technologischem Reichtum das globalisierte Wirtschaftssystem in wenigen Händen.  zum großen Nachteil der Lohnabhängigen kontrollieren und Millionen von Menschen ohne Zugang zu den grundlegenden Gütern des Lebens zurücklassen.

Diese Situation hat sich durch die so genannte “Große Transformation”(C. Polaniy) noch verschärft, in der sich die Marktwirtschaft in eine reine Marktgesellschaft verwandelt hat: Alles ist zur Ware geworden, von menschlichen Organen bis hin zu Wissen, Wahrheit, Nachrichten etc.

Die kapitalistische Logik besteht darin, aus allem Profit zu schlagen, und zwar durch die unbegrenzte Ausbeutung der Güter und Dienstleistungen der Natur, durch den erbitterten Wettbewerb zwischen allen auf dem angeblich freien Markt und durch die individuelle oder unternehmerische Akkumulation, die mit dem Staat bei der Verwaltung der öffentlichen Angelegenheiten konkurriert.

Die Produktion zielt offensichtlich darauf ab, den Bedarf der Menschen an Nahrung und Lebensunterhalt zu decken, solange dieser Prozess rentabel ist. Die Produktion selbst wird auf den Markt gebracht und verdient ihren Preis im Wettbewerb, ohne sich um die natürlichen Ressourcen und die Umweltverschmutzung zu kümmern (die als externe Effekte betrachtet werden, die vom Staat gelöst werden müssen). Da es darum geht, unbegrenzten Reichtum zu erzeugen, hat man begonnen, Produkte zu produzieren, die nicht lebensnotwendig sind, aber wichtig, um Geld zu verdienen.

Mit dem notwendigen Konsum kam also auch der Konsumismus. Der Konsumismus ist gekennzeichnet durch den Erwerb nicht lebensnotwendiger, überflüssiger Güter und Dienstleistungen, um wirtschaftlichen Gewinn zu erzielen.  Ein großer Teil der Produktion fließt in die Herstellung dieser überflüssigen Güter und erzeugt Konsumismus, insbesondere bei den Wohlhabenden, aber auch in der Gesellschaft selbst. Propaganda, sprechende Bilder, verführerische Bilder, Musik, YouTubes und gut inszenierte Filme werden eingesetzt, um die Menschen zu ermutigen, dieses oder jenes Produkt zu konsumieren. Die Bürger interessieren sich nicht für ihren Bewusstseinsstand oder gar ihre existenziellen Probleme. Was zählt, ist, dass sie Konsumenten sind.

Tatsache ist, dass eine Kultur des Kapitals geschaffen wurde. Die meisten Produkte (Fernseher, Autos, Haushaltsgeräte, Kleidung, Turnschuhe und zahllose andere Gegenstände) sind veraltet und nur für eine bestimmte Zeit haltbar, was den Verbraucher zwingt, sie zu ersetzen, zu kaufen und zu konsumieren.

Praktisch jeder von uns ist eine Geisel der Kultur des Kapitals, die uns zwingt, unsere Produkte von Zeit zu Zeit auszutauschen, sei es, weil sie veraltet sind wie ein Computer, sei es wegen der allgemeinen Obsoleszenz. Wir kennen die Macht einer Kultur, die durch jede Pore in uns eindringt und unseren Lebensstil naturalisiert. Wie schwierig und langwierig ist doch der Prozess ihrer Überwindung! Es ist die Konsumkultur, die den Kapitalismus ständig erneuert und verlängert.


In den letzten Jahren sind wir jedoch mit den Grenzen der Erde konfrontiert worden. Ein begrenzter Planet kann kein unbegrenztes Konsumverhalten verkraften. Wir brauchen jetzt mehr als eine Erde, um den Konsum von 8 Milliarden Menschen und den Luxuskonsum der üppigen Klassen zu bewältigen.


Jedes Jahr geben uns die Organisationen, die die Nachhaltigkeit unseres Planeten untersuchen, das Datum des Erdüberlastungstags (Earth Overshoot Day) bekannt. In diesem Jahr, 2023, wurde er am 2. August ermittelt, was bedeutet, dass an diesem Tag die natürlichen Güter und Dienstleistungen, die für unsere Existenz wesentlich und erneuerbar sind, den Tiefpunkt erreicht haben. Natürlich gibt es Bäume, Luft, Boden und Wasser. Aber sie alle werden zunehmend erschöpft, verschmutzt und sind nicht mehr nachhaltig.

Die Erde, ein systemisches und lebendiges Superwesen, gibt uns nicht, was wir verlangen, und antwortet mit mehr Erwärmung, mehr Extremereignissen, mehr Dezimierung der biologischen Vielfalt und mehr schädlichen und sogar tödlichen Viren. Die gesamte Beziehung wird durch die Verbindung von Biokapazität und ökologischem Fußabdruck definiert. Unter Biokapazität versteht man die Fähigkeit der Natur, sich selbst zu regenerieren. Der ökologische Fußabdruck gibt an, wie viel Biokapazität eine Region oder ein Land hat. Je komplexer die Region mit ihren Städten, ihrer Bevölkerung und ihrer Industrie ist, desto mehr natürliche Ressourcen benötigt sie.


Ebenso gravierend wie die zunehmende globale Erwärmung ist derzeit die rasche Überlastung der Erde. Unser Lebensstil erschöpft den Bestand an lebensnotwendigen Gütern und Dienstleistungen. Wir müssen unseren Konsumstil ändern, indem wir nüchtern, mitfühlend und selbstbegrenzend sind. XI Jinping hat das Ideal einer “ausreichend versorgten Gesellschaft” für ganz China vorgeschlagen. Wir müssen lernen, mit dem Genügenden und Anständigen zu leben, den Energieverbrauch zu senken und nach alternativen und weniger umweltschädlichen Transportmitteln zu suchen.

Wenn wir diese Vereinbarung nicht mit allen treffen, wird unsere Existenz auf diesem Planeten miserabel und sogar unmöglich sein.

Leonardo Boff Autor von: „Überlebenswichtig – Warum wir einen Kurswechsel zu echter Nachhaltigkeit brauchen
Grunewald Verlag, 2016

El consumismo pone en peligro la vida en la Tierra

Leonardo Boff

Al considerar la historia humana constatamos que el hambre fue durante siglos un problema permanente.  Porque, a diferencia de los animales, no tenemos ningún órgano especializado que garantice nuestra  subsistencia, desde el principio surgió la urgencia de buscar lo necesario para saciar el hambre, ya fuera sacando el alimento directamente de la naturaleza o  conquistándolo mediante el trabajo.

El gran cambio se dio hace unos 10 mil años con la introducción de la agricultura de irrigación. A lo largo de los grandes ríos de Oriente Medio, de Egipto, de la India y de China se empezó a usar la irrigación para obtener más productos al tiempo que se domesticaban animales como la gallina, el cerdo, la oveja y la cabra. Se produjeron los excedentes, que eliminaban el hambre.  

Simultáneamente, hay que decir, surgió la guerra, pues los ejércitos llevaban comida suficiente para enfrentarse al enemigo, como por ejemplo entre los imperios mesopotámicos y   Egipto, las potencias políticas de la época.

Todo cambió con la llegada de la era  industrial desde los siglos XVII y XVIII hasta  nuestros días. Comenzó la producción en masa con la posibilidad de atender las demandas humanas. Pero ocurre que ese desarrollo técnico-científico se realizó en el marco del capitalismo. En él se estableció  desde su inicio la división entre el propietario, dueño de tierras y medios de producción, y el trabajador, que solo poseía la fuerza de su trabajo. Esa división se fue exacerbando a lo largo del tiempo hasta el punto de que en la actualidad los dueños  de las riquezas naturales y  tecnológicas controlan el sistema económico globalizado con inmensa desventaja para los asalariados, dejando a millones y millones de personas sin acceso a los bienes fundamentales de la vida.

Esta situación se agravó  con la que fue llamada la “Gran Transformación”, con la cual una economía de mercado se transformó en una sociedad sólo de mercado. Todo se volvió  mercancía,  desde los órganos humanos, los saberes, la verdad,  las noticias etc.

La lógica capitalista es obtener lucro con todo, mediante la explotación ilimitada de los bienes y servicios de la naturaleza, a través de una feroz competición  entre todos los mercado, supuestamente libre, y una acumulación individual o corporativa que compite con el estado en la gestión de la cosa pública.

La producción procura obviamente atender demandas humanas de alimentación y  subsistencia, siempre que tal proceso sea lucrativo. La propia producción es llevada al mercado y consigue su precio en el juego de la competencia, sin cuidar los recursos naturales y la contaminación del medio ambiente (considerada una externalidad a ser resuelta por el  estado). Como se trata de generar riqueza ilimitada se empezaron a fabricar productos no necesarios para la vida, pero importantes para hacer dinero.

Así, junto con el consumo necesario, surgió el consumismo. El consumismo se caracteriza por la adquisición de bienes y servicios superfluos, no necesarios para la vida, con el objetivo de obtener ganancia económica.  Gran parte de la producción se destina a la producción de tales superfluos generando el consumismo, principalmente de las clases ricas, pero también de la propia sociedad. Para estimularlo se usa la propaganda,  imágenes que hablan, cuadros seductores, músicas, youtubes, filmes orientados para llevar a la personas a consumir tal y tal producto. No interesan los ciudadanos ni su nivel de conciencia, y menos aún  sus problemas existenciales. Interesa que sean consumidores.

El hecho es que se ha creado la cultura del capital. Gran parte de los productos (tv, automóviles, electrodomésticos, ropa, tenis e infinitas otras cosas) caen bajo la obsolescencia, están hechos para durar un tiempo limitado, obligando al consumidor a sustituirlos, comprar y consumir.

Prácticamente somos todos rehenes de la cultura del capital, obligándonos a cambiar los productos cada cierto tiempo porque se han vuelto obsoletos, como un computador, o por la absolescencia general. Sabemos de la  fuerza intrínseca de una cultura que nos entra por todos los poros y naturaliza el estilo de vida.

Qué difícil y largo es el proceso de superarla por otra. Es la cultura consumista,  que continuamente renueva y prolonga la  perpetuación del capitalismo.

Entre tanto, en los últimos años nos hemos confrontado con los límites de la Tierra. Un planeta limitado no tolera un consumismo ilimitado. Ahora ya necesitamos más de una Tierra para atender el consumo de 8 mil millones de personas y el consumismo de fasto y de lujo de las clases opulentas.

Démonos cuenta del llamado Día de la Sobrecarga de la Tierra (en inglés The Earth Overshoot Day). Cada año los organismos que estudian la sostenibilidad del planeta, nos ofrecen esos datos. La fecha identificada este año de 2023 fue el día 2 de agosto. Esto significa que en este día los bienes y servicios naturales, esenciales y renovables para nuestra existencia han visto el fondo del pozo. Lógicamente, los árboles, el aire, los suelos y las aguas están ahí. Pero todos ellos están cada vez más menguados, contaminados e insostenibles.

La Tierra, un Superente sistémico y vivo, al no darnos lo que le exigimos, responde con más calentamiento, con más eventos extremos, con más destrucción  de la biodiversidad y más virus dañinos e incluso letales.

Toda la relación  se define en la articulación entre biocapacidad y  huella ecológica. La biocapacidad es la  capacidad de la naturaleza de tener resiliencia y autoregenerarse.  La huella ecológica nos indica cuánto de biocapacidad aguanta aquella región o país. Cuanto más compleja es la región, con ciudades, población e industrias tantos más recursos naturales demanda.

En este momento,  es tan grave el aumento del calentamiento global como la rápida Sobrecarga de la Tierra. Nuestro  estilo de vida está agotando la reserva de bienes y servicios necesarios para la vida; urge mudar nuestro estilo de consumo para que sea sobrio, solidario e autolimitado. XI Jinping propuso para toda China el ideal de una “sociedad suficientemente abastecida”.

Debemos aprender a vivir con lo suficiente y decente, disminuir el consumo de energía y buscar medios de transporte alternativos y menos contaminantes.

Si no logramos este acuerdo entre todos, nuestra existencia en este planeta será miserable y puede que imposible.

*Leonardo Boff ha escrito: Sostenibilidad: qué es y qué no es, Vozes 2012.

Traducción de María José Gavito Milano

L’urgenza delle cure e l’autocontrollo

                 Leonardo Boff

Mi allineo a quegli scienziati descritti dalla giornalista di tematiche ecologico-scientifiche Elizabeth Kolbert nei suoi due famosi libri The Sixth Extinction e l’altro Under the White Sky: The Nature of the Future (Kindle Edition 2021). Pur nutrendo qualche speranza, Kolbert delinea come sarebbe il cielo dopo una devastante guerra nucleare: bianco, bloccando i raggi del sole da cui dipende quasi tutto sulla Terra.

È un fatto sperimentato, anche se ci sono un gran numero di negazionisti, in particolare tra gli AD dei grandi oligopoli che negano lo stato di degrado della Terra che ora, probabilmente, ha inaugurato una nuova era: il pirocene.

La cultura del consumo di quelle porzioni opulente, egocentriche e senz’anima sta già facendo pagare più di una Terra e mezza (1,7) per soddisfare la loro voracità. L’Earth Overshoot di quest’anno è stato constatato il 22 luglio. Ciò significa che i suoi beni e servizi rinnovabili, indispensabili per la nostra sopravvivenza, si sono esauriti quel giorno. Si sono accesi tutti i segnali. Nonostante ciò gli fanno violenza, stappandogli quello che non può più dare loro. Essendo una Super-entità vivente che funziona in modo sistemico, la Terra reagisce inviando eventi estremi come grandi siccità da un lato, spaventose nevicate dall’altro, riducendo il volume delle acque e aumentando i deserti, distruggendo con tifoni intere regioni, sacrificando la biodiversità , inviando più virus e altre malattie. L’aumento della temperatura attesa per l’anno 2030, un aumento di 1,5 gradi C, sta rapidamente anticipandosi nei prossimi 3-5 anni.

È comprensibile che molti climatologi si mostrino scettici e persino fatalisti quando si rendono conto che la scienza e la tecnologia sono in ritardo. Non abbiamo molto da fare se non prevenire le catastrofi e attenuarne i suoi effetti dannosi. La Terra sta cambiando, giorno dopo giorno, in modo irreversibile, alla ricerca di un nuovo equilibrio il cui centro di gravità non ci è noto. Supponiamo che climaticamente si stabilizzi tra i 38-40 gradi C. Chi riuscirà ad adattarsi a questa temperatura sopravviverà, ma molte persone, bambini e anziani e soprattutto innumerevoli organismi viventi non avranno il tempo sufficiente per adattarsi e saranno condannati a scomparire dopo milioni di anni di vita su questo pianeta.

Gli avvertimenti dei saggi sono seri. La Carta della Terra (un documento assunto dall’ONU) o le due encicliche di papa Francesco: Come prendersi cura della Casa Comune e l’altra Tutti fratelli e sorelle denunciano perentoriamente l’allarme ecologico. La Carta della Terra avverte: “L’umanità deve scegliere il suo futuro…o formare un’alleanza globale per prendersi cura della Terra e gli uni degli altri o rischiare la nostra distruzione e della diversità della vita”. Il Papa è più severo: “Siamo tutti nella stessa barca; o ci salviamo tutti o non si salva nessuno”.

La stragrande maggioranza non pensa a queste cose, poiché le sembra insopportabile affrontare i limiti e alla fine il disastro collettivo, ancora possibile all’interno della nostra generazione. Alienati, finiranno per unirsi al corteo di coloro che si dirigeranno verso la fossa comune.

Ci rimane un barlume di speranza sempre sollevato dal saggio di 103 anni Edgar Morin: “La storia ha ripetutamente dimostrato che l’emergere dell’imprevisto e l’apparire dell’improbabile sono plausibili e possono cambiare il corso degli eventi”. Crediamo che entrambi – l’inaspettato e il plausibile – siano possibili. Sarebbe la nostra salvezza.

Tuttavia, dobbiamo fare la nostra parte. Se vogliamo garantire un futuro comune alla Terra e all’umanità, si impongono due virtù: l’autocontrollo e la giusta misura, entrambe espressioni della cultura della cura.

Ma come postulare queste virtù se l’intero sistema è costruito sulla loro negazione? Questa volta, però, non c’è scelta: o cambiamo e ci facciamo guidare dalla cura, auto-limitandoci nella nostra voracità e vivendo la giusta misura in ogni cosa, o andremo incontro a una tragedia collettiva. La cura ci porta a stabilire un legame affettivo per e con tutti gli esseri affinché rimangano tra noi.

La auto-limitazione significa un sacrificio necessario che salvaguardi il Pianeta, tuteli gli interessi collettivi e instauri una cultura della semplicità volontaria. Non si tratta di non consumare, ma di consumare in modo responsabile e solidale per e con chi verrà dopo di noi. Anche loro hanno diritto alla Terra e alla qualità della vita.

Leonardo Boff ha scritto “A justa medida: como equilibrar o planeta Terra, Vozes 2023; Abitare la Terra, Castelvecchi 2021

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)