L’esplosione dei cavalli dell’Apocalisse: la guerra Hamas-Israele

Leonardo Boff

In questi giorni di ottobre abbiamo assistito, con stupore, alla guerra scoppiata tra il gruppo terroristico Hamas, originario della Palestina, e lo Stato di Israele, attaccato di sorpresa la forte ritorsione di quest’ultimo. Considerata la violenza utilizzata, che ha colpito centinaia di persone da entrambe le parti, soprattutto la popolazione innocente, sembrerebbe che sia esploso il cavallo dell’Apocalisse, quello della guerra distruttiva (Ap 9,13-19).

I razzi, i missili, i droni, i carri armati, i bombardieri, i caccia, le bombe intelligenti e gli stessi soldati, trasformati in piccole macchine per uccidere, sembrano figure uscite direttamente dalle pagine del libro dell’Apocalisse.

Tutti noi che proveniamo da una visione pacifista del mondo, dall’ecologia dell’integrazione armonica delle opposizioni, del processo evolutivo, concepito come aperto a forme di relazione sempre più complesse, elevate e ordinate e anche dai moniti di Papa Francesco sull’allarme ecologico, ci chiediamo angosciati: come è possibile che siamo arrivati a tali livelli di distruzione? Come comprendere i fenomeni che accompagnano lo scenario di questa guerra, come l’invasione di Israele da parte dei terroristi di Hamas, l’uccisione indiscriminata di civili, il rapimento di persone, bambini, anziani e soldati, le fake news, la distorsione pianificata dei fatti e la manipolazione delle credenze religiose? È importante non dimenticare i molti anni di dura dominazione israeliana sulla regione di Gaza e sui palestinesi in generale. Ciò ha provocato risentimento e molto odio, che sono alla base dei conflitti in corso nella regione. Ma tutto ciò non nasconde la domanda: cosa siamo noi, esseri umani, capaci di tanta barbarie?

E le guerre si sono sempre più trasformate in guerre totali, mietendo più vittime tra le popolazioni civili che tra i combattenti. Max Born, premio Nobel per la fisica (1954) denunciò la prevalenza dell’uccisione di civili nella guerra moderna. Nella prima guerra mondiale morì solo il 5% dei civili, nella seconda guerra mondiale il 50%, nelle guerre di Corea e Vietnam l’85%. E i dati recenti mostrano che contro l’Iraq e la ex-Jugoslavia, in Ucraina il 98% delle vittime sono civili. Nell’attuale guerra tra il gruppo di Hamas e Israele i dati dovrebbero essere di proporzioni simili, come si evince dalle parole minacciose del premier israeliano Binyamin Netanyahu.

Secondo lo storico Alfred Weber, fratello di Max Weber, dei 3.400 anni di storia umana che possiamo datare con i documenti, 3.166 sono stati di guerra. I restanti 234 non sono stati certamente di pace, ma di tregua e di preparazione per un’altra guerra.

Di fronte a questo dramma spaventoso si pone una domanda radicale: qual è il senso dell’essere, della vita e della storia? Come illuminare questo anti-fenomeno?

Non abbiamo altra categoria per illuminare questo enigma se non quella di riconoscere: è l’esplosione e l’implosione della demenza, inscritta nell’essere umano, cosi come lo conosciamo. Siamo anche esseri di demenza, di eccesso, di volontà di dominio, di soffocamento e omicidio. Ciò è stato ampiamente illustrato nelle guerre del XX secolo che hanno provocato il massacro di 200 milioni di persone e negli atti spettacolari perpetrati dal terrorismo e dal fondamentalismo islamico come la distruzione delle Torri Gemelli negli USA e attualmente dal sorprendente e terribile attacco del gruppo terroristico Hamas (in parte rifiutato dai palestinesi) allo Stato di Israele.

La cosa enigmatica è che questa demenza si accompagna sempre alla sapienza. La sapienza è la nostra capacità di amare, di prenderci cura, di estasiarci e aprirci all’Infinito. Siamo, allo stesso tempo, tutti senza eccezione, sapiens e demens, cioè esseri umani sapienti e dementi.

Il paradigma dominante della nostra cultura, basato sulla volontà di potere e di dominio, ha creato le condizioni affinché la nostra demenza collettiva si manifestasse con forza e predominasse. Questo spirito di guerra è presente nell’economia di mercato finanziarizzata, nella guerra del grano, del mais, delle auto, dei computer, dei telefoni cellulari, dei gruppi religiosi e persino dei centri di ricerca.

D’altra parte, la nostra dimensione sapiente non ha mai smesso di apparire in nessun momento. Le piazze di tutto il mondo sono piene di moltitudini che chiedono la pace e mai più la guerra, ogni volta che si solleva la minaccia di un conflitto, come modo per risolvere i problemi. Leader politici, intellettuali e religiosi, hanno alzato la loro voce e hanno alzato il lato luminoso e pacifico degli esseri umani, non lasciandoci nella disperazione. Gesù, San Francesco d’Assisi, M. Gandhi, Luther King Jr, Dom Helder Câmara, tra gli altri, si sono trasformati in riferimenti dell’antiviolenza e paladini della pace.

Quale soluzione troveremo per questo problema con dimensioni metafisiche? Ad oggi non lo sappiamo esattamente.

La soluzione più realistica e saggia sembra essere quella espressa nella preghiera di Pace di San Francesco d’Assisi, il fratello universale, della natura, degli animali, delle montagne e delle stelle. In questa preghiera, ampiamente diffusa e diventata credo comune dal macro-ecumenismo, cioè dall’ecumenismo tra le religioni e le chiese, troviamo una chiave illuminante.

I termini della preghiera rendono chiara la consapevolezza della natura contraddittoria della condizione umana, fatta di amore e odio, di saggezza e di follia. Partiamo da questa contraddizione, ma affermiamo fiduciosi il polo positivo con la certezza che limiterà e integrerà il polo negativo.

La lezione che sta alla base della preghiera di San Francesco è questa: la demenza non si cura se non rafforzando la sapienza. Perciò, secondo le sue parole: “dove c’è odio, che io porti l’amore; dove c’è discordia, che io porti l’unità; dove c’è disperazione, che io porti la speranza; dove c’è oscurità, che io porti la luce“. Ed è più importante «amare che essere amati, comprendere più che essere compresi, perdonare più che essere perdonati, perché è donando che riceviamo ed è morendo che viviamo per la vita eterna».

In questa saggezza dei semplici s’incontra, chissà, il segreto per superare la volontà di coloro che vogliono la violenza e la guerra come la modalità per risolvere i conflitti o affermare gli interessi degli uni contro gli altri, come sta accadendo nell’attuale guerra tra Hamas e Israele.

La via verso la pace, insegnava Gandhi, è la pace stessa. Solo mezzi pacifici producono la pace. La pace è, allo stesso tempo, una meta e un metodo, un fine e un mezzo. Spero che questo spirito finisca per trionfare sulla violenza brutale nell’attuale guerra, profondamente asimmetrica tra il piccolo e violento gruppo di Hamas e l’altrettanto piccolo ma potente Stato di Israele.

Leonardo Boff ha scritto: ‘A busca da justa medida (I e II)’, Vozes  2023; A oração de São Francisco:uma mensagem de paz para o mundo atual’, Vozes 2014; ‘Fundamentalismo, terrorismo, religião e paz, Vozes 2009.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

¿Cómo enfrentar el nuevo régimen climático de la Tierra?

Leonardo Boff*

Últimamente muchos me han preguntado por las razones de tantos eventos extremos que están ocurriendo por todo el planeta: ¿por qué tantos huracanes, ciclones, inundaciones, grandes nevadas, sequías prolongadas y olas de calor de cerca de 40 °C o más, ya sea en Europa e incluso en gran parte de nuestro país? Hasta hace algunos años los grandes centros científicos así como el Panel Intergubernamental sobre Cambio Climático (IPCC) no estaban seguros sobre su carácter, si era algo natural o consecuencia de la actividad humana. Lentamente la frecuencia de los eventos extremos ha ido creciendo y la ciencia ha reconocido que se trataba de un hecho antropogénico, es decir, resultado de la acción humana devastadora de la naturaleza.

Algunos biólogos viendo el exterminio de especies vivas por causa del cambio climático  han empezado a hablar de necroceno, es decir, de la muerte (necro en griego) de vidas en gran escala; sería un subcapítulo del antropoceno. La situación se ha vuelto mucho más grave con la irrupción de grandes incendios en muchas regiones del planeta, incluso en aquellas que se imaginaba eran las más húmedas como la Amazonia y Siberia. Para tal evento, extremadamente peligroso para la continuidad de la vida en la Tierra, se creó la expresión piroceno (pirosen griego es fuego).

En este momento estaríamos en el interior de varias manifestaciones de desequilibrios en el sistema-Tierra y en el sistema-Vida que nos obligan a plantearnos   esta pregunta: ¿cómo será de aquí en adelante el curso de nuestra historia? De no hacer cambios valientes y seguir por el camino recorrido hasta el momento, podremos conocer  verdaderas tragedias ecológico-sociales. António Guterrez, secretário general de la ONU, ha usado expresiones duras, afirmando: “o reducimos drásticamente la emisión de gases de efecto invernadero o iremos al encuentro de un suicidio colectivo”. Más directo fue el Papa Francisco en la encíclica Fratelli tutti: “estamos en el mismo barco, o nos salvamos todos o no se salvará nadie” (n.32).

El hecho es que la Tierra ya no es la misma. Su sistema de auto-sustentación en todas las esferas que

componen un planeta vivo, Gran Madre o Gaia, corre el riesgo de entrar en colapso. Los que anualmente calculan la Sobrecarga de la Tierra (The Earth Overshoot),  o sea, la reducción creciente de los elementos que mantienen la vida, han concluido que este año ocurrió el día 2 de agosto. Ellos nos advierten, que no podemos llegar así a noviembre porque ahí todo el sistema planetario entraría en colapso.

Si todo ha cambiado, nosotros que somos parte de la Tierra, o más correctamente, aquella porción consciente de ella, también tendremos que cambiar e incorporar aquellas adaptaciones que nos permitirán continuar sobre este planeta. ¿En qué basarnos para esta adaptación?

Seguramente la tecno-ciencia es indispensable, pero en ella no se encuentra la solución. Ella se ocupa de los medios. ¿Pero medios para qué fines? Estos fines son aquel conjunto de principios y valores que fundan una sociedad humana y permiten una convivencia mínimamente pacífica, pues, dejados a sus propios impulsos, los seres humanos pueden devorarse entre sí (superación de la barbarie).

La fuente de estos valores y principios no se encuentra en utopías conocidas y superadas, en ideologías o en religiones. Para ser humanos, tales valores y principios deben ser buscados en la propia existencia humana, cuando es observada con atención y profundidad.

El primer dato: pertenece al DNA del ser humano, como lo mostró uno de los descifradores del genoma humano (J.Watson, DNA: el secreto de la vida, 1953), el amor social. Por causa de él nos sentimos parientes de todos los portadores de este código, también de los seres vivos de la naturaleza. Este amor social funda una fraternidad sin fronteras, constituyendo la comunidad biótica y la sociabilidad humana. El cuidado esencial: desde la más remota  antigüedad  (la fábula 22 de Higino del tiempo de César Augusto) fue visto como la esencia del ser humano y de todo y cualquier ser viviente. Si no recibe cuidado, garantizándole los nutrientes necesarios, decae y muere. A esto pertenece mantener los bosques y las selvas en pie y reforestar las áreas devastadas. Está también en nuestro DNA el sentido de la interdependencia entre todos. Todos estamos dentro de una red de relaciones y nada existe ni subsiste fuera de este complejo de relaciones. Él constituye la matriz relacional, perdida en el modo de producción capitalista que privilegia la competición y no la cooperación y da centralidad al individuo, apartado de su relación con la naturaleza. Cabe también a nuestro sustrato humano, la percepción de la corresponsabilidad colectiva y universal, pues o todos se unen y se salvan o se desgarra la realidad con el riesgo de tragedias ecológico-sociales sin fin.

Este sentido de  corresponsabilidad colectiva sustenta el proyecto social más prometedor, capaz de salvaguardar la vida que adquirió forma en el ecosocialismo (cf. Michael Löwy). Sería la humanidad junto con la comunidad de vida viviendo dentro de la misma Casa Común de forma colaborativa y acogedora de las diferencias. Dentro de esta Casa Común coexisten los distintos mundos culturales con sus valores y tradiciones, como el mundo cultural chino, indio, europeo, americano y de los pueblos originarios, entre otros. La  espiritualidad pertenece también a la existencia humana originaria que se compone de la valorización de la vida, de la compasión por los más débiles, del cuidado por todo lo que existe y vive, de la total apertura al infinito, ya que somos un proyecto de infinitas posibilidades a ser realizadas. Esta espiritualidad no se identifica con la religión, aunque esta nazca de la espiritualidad, sino de los valores antes mencionados.

Para alcanzar esta forma de habitar la Tierra, los humanos deberemos renunciar a muchas cosas,   especialmente al individualismo, al consumismo, a la búsqueda insaciable de  bienes materiales y de poder sobre los demás.  Son adaptaciones obligatorias, si nos decidimos a continuar en este pequeño  y bello planeta, o tendremos que enfrentarnos al conjunto de las crisis antes mencionadas que podrán, en su límite, liquidar la especie humana.

En este sentido podemos hablar de una recreación del ser humano que se habrá adaptado a la nueva fase de la Tierra calentada y equilibrada en un nivel más alto de calentamiento (¿entre 38-40 °C?). Ella colocará en su centro la vida y todo lo demás al servicio de ella. Como ya se ha dicho, será la Tierra de la Buena Esperanza, finalmente, la anticipación del mito de los pueblos originarios: la Tierra sin Males.

*Leonardo Boff es ecoteólogo y ha escrito: Dignitas Terra: ecología, grito de la Tierra-grito del pobre 1999; El doloroso parto de l Madre Tierra: una sociedad de fraternidad sin fronteras y de amistad social, Vozes, 2021: Habitar la Tierra: cuál es el camino para la fraternidad universal, Vozes 202

La Madre Terra riserva spiacevoli sorprese

                  Leonardo Boff

Fin dalla più remota antichità la Terra è sempre stata considerata una Madre che, insieme alle altre energie cosmiche, ci fornisce tutto ciò di cui la vita sul pianeta ha bisogno. I greci la chiamavano Gaia o Demetra, i romani Magna Mater, gli orientali Nana, gli andini Pachamama. Tutte le culture la consideravano un’entità super vivente che, per essere viva, produce e riproduce la vita.

Solo nella modernità europea, a partire dal XVII secolo, la Terra venne considerata come una “mera cosa estensiva”, senza scopo. La natura che la ricopre non ha valore in sé, ma solo quando è utile all’essere umano. L’essere umano non si considera parte della natura, ma il suo “signore e padrone”. E ha fatto di tutto con essa, senza alcun rispetto, alcune cose buone e altre letali. Questa audace modernità ha creato il principio della propria autodistruzione con armi che possono distruggere totalmente se stessi e la vita.

Lasciamo da parte questo modo funereo di abitare la Terra ecocida e geocida, per quanto minaccioso possa essere in qualsiasi momento. Lasciamoci sfidare (senza la pretesa di spiegare) gli ultimi eventi estremi accaduti: le grandi inondazioni nel sud del Brasile e in Libia, il devastante terremoto in Marocco, gli incendi indomabili in Canada, nelle Filippine e altrove.

In larga misura, nella comunità scientifica si sta creando un consenso (ad eccezione della politica e dei grandi oligopoli economici dominanti) sul fatto che la causa principale, non l’unica, è dovuta al cambiamento del regime climatico della Terra e ai limiti d’insostenibilità del pianeta. È il famoso Earth Overshoot Day: consumiamo più di quanto la Terra possa offrirci. E non si scalda nemmeno più.

Essendo un Super Essere vivente, reagisce inviandoci il riscaldamento globale, ondate di eventi estremi, terremoti, uragani, virus letali ecc. Siamo arrivati ​​a un punto in cui, se non invertiamo il processo devastante degli ecosistemi, potremmo andare incontro al nostro sterminio come specie umana. Gli ultimi fatti sono premonitori.

Da tutto bisogna trarre lezioni. Oggi sappiamo ciò che era negato alle generazioni precedenti, come funzionano le placche tettoniche che compongono il suolo della Terra. Conosciamo le sue pericolose crepe, quali placche possono essere in movimento. La conseguenza è che se costruiamo le nostre città e case su queste crepe, potrebbe arrivare un giorno in cui si verificherà uno spostamento o uno scontro delle crepe, producendo un terremoto con incalcolabili sacrifici umani e culturali. Eccole qui le opere del genio umano. La conseguenza che dobbiamo trarre oggi è che non possiamo costruire le nostre case e le nostre città su questi luoghi. Oppure dovremmo sviluppare tecnologie, come hanno fatto i giapponesi, che costruiscano edifici basati su metalli in grado di bilanciare l’intero edificio al punto da resistere ai movimenti sismici.

Qualcosa di simile vale per le grandi inondazioni di magnitudo travolgente. Sappiamo che tutti i fiumi hanno il loro letto dove scorre l’acqua. Ma la natura ha previsto che ai suoi bordi debbano esserci spazi abbastanza ampi da resistere alle inondazioni. Questi spazi fanno parte del letto esteso. Su di essi invano si costruiscono edifici e intere città. Quando arriva il diluvio, le acque reclamano il loro spazio in cui scorrono. Allora sopraggiungono le calamità. Consapevoli di questi dati, si impongono misure di contenimento o semplicemente di non consentire che in questi luoghi si costruiscano case, fabbriche e quartieri. In termini più radicali, queste parti della città devono trovare un altro luogo sicuro per evitare di essere danneggiate o distrutte.

Si tratta di conoscenze di cui i funzionari governativi e le autorità pubbliche devono tenere conto. Altrimenti, a causa di una mancanza di conoscenza che rasenta l’irresponsabilità si troveranno, di tanto in tanto, ad affrontare catastrofi che uccidono persone, distruggono case e rendono inabitabile una determinata regione.

Queste catastrofi appartengono alla storia della Terra. Siamo arrivati a conoscere 15 grandi estinzioni di massa. Una delle più importanti avvenne 245 milioni di anni fa quando si formarono i continenti (dall’unica Pangea). In quella occasione scomparve il 90% delle specie animali, marine e terrestri. La Terra ebbe bisogno di alcuni milioni di anni per ricostruire la sua biodiversità. La seconda maggiore estinzione di massa si verificò 65 milioni di anni fa, quando un asteroide lungo quasi 10 chilometri cadde nello Yucatan, nel sud del Messico. Ciò causò un immenso maremoto, con un grande volume di gas velenoso e una tenebre immensa che oscurò il sole impedendo così la fotosintesi e il 50% di tutte le specie morì. Le principali vittime furono i dinosauri che per 130 milioni di anni popolavano parte della Terra.

È curioso notare che, dopo ogni estinzione di massa, la Terra ha sperimentato una fantastica fioritura di nuove specie. Dopo quest’ultima apparvero soprattutto i mammiferi, dai quali noi stessi discendiamo. Ma misteriosamente iniziò anche una terza estinzione di massa. Quella attuale non è come le due precedenti avvenute di colpo. Essa avviene lentamente, attraverso diverse fasi, a partire dall’era glaciale 2,5 milioni di anni fa. Negli ultimi tempi si è constatata un’accelerazione di questa estinzione. Il regime di crisi climatica aumenta di giorno in giorno e gli eventi estremi si moltiplicano come abbiamo descritto. Siamo entrati in un allarme ecologico, pertanto, come ha detto severamente il Papa nella Fratelli Tutti: Siamo sulla stessa barca, o ci salviamo tutti o non si salva nessuno”.

Come dice Peter Ward, nel suo libro [pubblicato in Brasile] O fim da evolução” (Campus 1997): 100mila anni fa, un altro grande asteroide colpì la Terra, questa volta in Africa. Questo asteroide si chiama homo sapiens. In altre parole, è l’essere umano moderno che ha inaugurato l’antropocene, il necrocene e il pirocene. Se il rischio è grande, diceva un poeta tedesco, grande è anche la possibilità di salvezza. È in questo che spero e confido, nonostante le calamità sopra descritte.

Leonardo Boff, ha scritto “O doloroso parto da Terra, Vozes  2021” e “Abitare la Terra”, Castelvecchi 2022.

traduzione dal portoghese di Gianni Alioti

Cambios climáticos: aprender a hacer las conexiones

Leonardo Boff*

No vamos al encuentro del calentamiento global; estamos ya dentro de él, posiblemente de manera irreversible. En la COP 15 de París en 2015 se firmó el acuerdo de invertir mil millones de dólares anuales para contener el calentamiento y ayudar a los países que no poseen medios suficientes para ello. La perspectiva era evitar que el clima aumentase 1,5°C hasta 2030, teniendo como referencia el comienzo de la era industrial. El hecho es que casi nadie cumplió  lo prometido. Como el calentamiento crece día a día, llegamos al punto en el que el último informe del IPCC del año 2023 y otras fuentes oficiales nos revelan que este calentamiento nos llegará anticipado, entre 2025 y 2027. Podrá aumentar 2 grados Celsius.

En este año de 2023 hemos verificado un aumento del calentamiento angustioso, que ha alcanzado prácticamente a todo el mundo, llegando en muchos sitios por encima de 40°C o más. Ya no podemos hablar simplemente de calentamiento global sino de cambio del régimen climático de la Tierra. Hemos inaugurado una nueva era, con niveles climáticos variables según las regiones, pero posiblemente estabilizándose planetariamente en 38-40°C.

En este año ya se han hecho notar las consecuencias funestas de este cambio de régimen  climático: el gran deshielo de los cascos polares, incendios devastadores en muchas regiones del mundo, como en Canadá y en Filipinas que quemó una isla entera con casas, automóviles y todo lo que compone una ciudad. En el Sur de Brasil ha ocurrido un ciclón devastador e inundaciones en muchas ciudades, algunas de ellas prácticamente destruidas.

Andando por aquellos lugares a finales de septiembre y reflexionando en varios centros con numerosos grupos sobre ese fenómeno, surgía siempre de nuevo la pregunta: ¿por qué está ocurriendo esta devastación con muertes y miles de damnificados?

Me esforcé todo lo que pude para concientizarles de que estos fenómenos no son naturales, incluso con la confluencia de dos factores: el del Niño y el calentamiento global. Estos fenómenos son innaturales. Obedecen a la nueva lógica de los cambios del régimen  climático. Debemos prepararnos todos porque tales devastaciones serán cada vez más frecuentes y más dañinas.

Muchos de los más notables climatólogos afirman que hemos llegado atrasados con nuestra ciencia y nuestra técnica.  En las condiciones actuales de la investigación, ellas poco pueden hacer, solo  avisarnos de la llegada de los ciclones, los huracanes y las   tempestades y  aminorar los efectos dañinos. Pero estos vendrán fatalmente. Lo quieran o no los negacionistas, los dirigentes de grandes corporaciones planetarias y de gobiernos enteros, el hecho innegable es que entramos en un nuevo estadio de la historia de la Tierra. Muchas personas, especialmente niños y personas mayores, tendrán dificultades de adaptación y morirán.  Igual devastación sucederá en la propia naturaleza con la fauna y la flora.

En lo que se refiere a las inundaciones, he explicado que cada río tiene dos lechos: el normal por el cual corre normalmente y un segundo, ampliado, que es el espacio que le pertenece y que acoge las aguas de las crecidas. En este espacio del lecho ampliado no podemos hacer construcciones ni levantar barrios enteros.  Tenemos que respetar lo que  le pertenece y reforzar la mata ciliar que orillea su lecho principal. De lo contrario, enfrentaremos  destrucciones importantes con muchas víctimas de personas y de animales que pertenecen a nuestra comunidad de vida.

Aprendemos por la ecología, no meramente verde y ambiental, sino por la ecología integral (urbana, social, política, cultural y espiritual) aquello que es la tesis fundamental de la física cuántica y de todo discurso ecológico: todos los seres están interligados. Todo es relación y no existe nada fuera de la relación.  Esto nos lleva a una comprensión que identifica las conexiones de todos los fenómenos. El terremoto de Marruecos, las inundaciones en Libia, los incendios en Canadá y la ola casi insoportable de calor que se apoderó de Europa y de casi todo nuestro país, tienen que ver con las inundaciones del Sur de Brasil. Ya que el problema es sistémico, afecta a todo el planeta.

Hay que hacer una  “conversión ecológica fundamental” como dice la encíclica del Papa “como cuidar de la Casa Común”.

Los grandes conglomerados y la pequeñísima porción de personas que controla el sistema de producción y los flujos financieros de donde sacan sus  fabulosos lucros, jamás aceptan tal cambio. Perderían sus ganancias, sus privilegios, su poder económico y político.  Sin embargo,  de seguir por este camino volveremos la Tierra cada vez más inhabitable, con millones de refugiados climáticos y migrantes que ya no pueden vivir en sus lugares queridos. Engrosaremos el cortejo de los que caminan hacia su propia sepultura. Si queremos evitar este destino tragico, tenemos que cambiar.

¿Cuál es la alternativa necesaria? No es aquí  el espacio para detallar esta compleja respuesta. Voy a mencionar solo dos palabras clave: pasar del ser  humano hoy dominante, como “dominus”, amo y señor de la naturaleza, que no se siente parte de ella y la explota sin límites,  al ser humano como “frater”, hermano y hermana entre todos los humanos y también con los demás seres de la naturaleza, de la cual es la parte consciente, porque tenemos con ellos la  misma base biológica y  cuidamos de ella. Somos de hecho hermanos y hermanas por un dato de la ciencia más que por la  mística cósmica de San Francisco.  Pero el hecho es que no nos tratamos como hermanos y hermanas; somos más bien insensibles y crueles.

Sobre estos temas remito a mis escritos que tratan de detallar este nuevo rumbo en la linea de un ecosocialismo planetario y solidario con todos los humenos y con los demás seres de la naturaleza.

*Leonardo Boff ha escrito El doloroso parto de la Madre Tierra: una sociedad de fraternidad sin fronteras y de amistad social, Vozes 2021; Habitar la Tierra: el  camino para la fraternidad universal, Vozes, 2021; Cuidar la Tierra y proteger la vida: cómo escapar del fin del mundo, Record 2014; La búsqueda de la justa medida como factor para el equilibrio de la Tierra, Vozes 2023.

Traducción de María  José Gavito Milano