Meritiamo ancora di continuare sulla Terra?

Riparare la situazione dell’umanità, della Terra vivente, dei suoi ecosistemi, dei rapporti tra nazioni in guerra militarmente o economicamente; nell’Africa tribù che si ammazzano tra loro, tagliando braccia o gambe, una superpotenza come la Russia che massacra un intero popolo parente, foreste che sono devastate come in Amazzonia e Congo…

Quando seguo i resoconti scientifici dei climatologi che dicono che abbiamo già superato il punto critico del riscaldamento e che non si tornerà più indietro e che né la scienza né la tecnologia potranno più salvarci, appena attenuare e, infine, dicono che abbiamo radicalizzato l’antropocene (gli esseri umani sono la grande minaccia per la vita, siamo alla sesta estinzione della vita), siamo passati attraverso il necrocene (morte di massa degli organismi viventi) e ora arriviamo al pirocene (l’era del fuoco sulla Terra), forse la fase più pericolosa per la nostra sopravvivenza.

I terreni hanno perso la loro umidità, le pietre si sono surriscaldate e foglie e ramoscelli secchi stanno iniziando a provocare incendi spaventosi, come è successo nel 2022 in tutta Europa, persino nell’umida Siberia, in Australia, in California e, specialmente, in Amazzonia. E ancora di più, quando vedo che capi di stato e dirigenti di grandi aziende (CEO) occultano tali dati o non danno loro importanza per non danneggiare gli affari, si stanno scavando la fossa. Ancora peggio quando OXFAM e altre organizzazioni ci mostrano che solo l’1% della popolazione mondiale controlla praticamente tutto il flusso della finanza e che possiede più ricchezza di oltre la metà della popolazione mondiale (pari a 4,7 miliardi) e che nel Brasile, secondo FORBES , 318 miliardari possiedono gran parte della ricchezza in fabbriche, terreni, investimenti, holding, banche, ecc. in un paese nel quale 33 milioni soffrono la fame e 110 milioni s’incontrano in uno stato di insufficienza alimentare (mangiano oggi ma non sanno se mangeranno domani o nei giorni seguenti) e milioni di disoccupati o in lavori puramente informali, ci viene subito la domanda inarrestabile: noi umani siamo ancora umani, o viviamo nella preistoria di noi stessi, senza esserci scoperti come uguali, abitanti della stessa Casa Comune?

Con tutte queste disgrazie di cui l’essere umano, in gran parte, si è reso responsabile, merita ancora di vivere su questo pianeta? O la Terra stessa, possiede una sua strategia interna, come ha rivelato il coronavirus: quando una specie minaccia troppo tutte le altre, trova un modo per ridurre il suo furore o addirittura la elimina in modo che le altre specie possano continuare a svilupparsi sul terreno terrestre.

È in questo contesto che ricordo la frase di uno dei più grandi brasiliani della nostra storia, Betinho, che diceva spesso nelle conferenze: il problema più grande non è economico, non è politico, non è ideologico, non è religioso. Il problema più grande è la mancanza di sensibilità dell’essere umano nei confronti del suo simile che è al suo fianco. Abbiamo perso la capacità di avere compassione per chi soffre, di tendere una mano a chi chiede un pezzo di pane o un posto dove dormire in tempi di pioggia torrenziale.

La cultura del capitale ci ha resi individualisti, consumatori e mai vicini e cittadini con diritti, tanto meno ci fa sentire di fatto fratelli e sorelle perché abbiamo le stesse componenti fisico-chimiche uguali in tutti gli esseri viventi, compresi noi umani.

C’è stato uno che più di duemila anni fa è passato tra noi insegnandoci a vivere l’amore, la solidarietà, la compassione, il rispetto e la riverenza di fronte alla Realtà Suprema, fatta di misericordia e perdono e, a causa di queste verità radicalmente umane, è stato considerato un nemico delle tradizioni religiose, un sovversivo dell’ordine etico del tempo e finì assassinato e innalzato in cima alla croce, fuori dalla città che era simbolo di maledizione e abbandono da parte di Dio. Lui ha sopportato tutto questo in solidarietà con i suoi fratelli e sorelle.

Ancora oggi il suo messaggio rimane. In gran parte, è stato tradito o spiritualizzato per devitalizzare il suo carattere trasformatore e mantenere il mondo cosi com’è, con i suoi poteri e le sue infernali disuguaglianze. Ma altri, pochi, hanno seguito e seguono ancora i suoi esempi, la sua pratica e il suo amore incondizionato. Molti di questi a causa di ciò conoscono il suo stesso destino: la calunnia, il disprezzo e l’eliminazione fisica. Ma, io credo che Dio ancora si trattiene e non ci fa sparire, grazie a questi pochi.

Pur con questa convinzione, di fronte a questo quadro cupo, mi vengono in mente le parole del libro della Genesi: “Il Signore vide quanto fosse cresciuta la malvagità degli uomini sulla terra e come tutti i progetti del loro cuore tendessero solo a il male. Allora il Signore si pentì di aver creato gli esseri umani sulla terra e ebbe il cuore spezzato. Allora il Signore disse: sterminerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato e con lui gli animali, i rettili e anche gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli creati» (Gn 6, 5-7).

Queste parole scritte più di 3-4 mila anni fa sembrano descrivere la nostra realtà. Posto nel giardino dell’Eden (la Terra vivente) per custodirlo e prendersene cura, l’essere umano è diventato la sua più grande minaccia. Non bastava essere omicida come Caino, né etnocida con lo sterminio di interi popoli nelle Americhe e in Africa. È diventato ecocida, devastando e desertificando interi ecosistemi. E ora irrompe come biocida, mettendo in pericolo la vita della biosfera e la vita umana stessa.

Bisogna dirlo chiaramente che esta situacione dramática non è fruto dell’umanità. I suoi causatori sono le grandi corporazioni con i suoi tecnici, c’è il sistema de produzione industriale senza mesura che già funziona furiosamente da 300 anni exauriendo la naturaleza, como un robot che non se può fermanre. Loro sono gli ecoasasini della Terra e della vita.

Qui vale la pena citare i resoconti scientifici di una grande giornalista nordamericana, Elzabeth Kolbert. Dopo aver scritto il pluripremiato libro The Sixth Mass Extinction: an innatural history, ha appena pubblicato The White Sky: the nature of the future. Qui descrive i disperati tentativi degli scienziati di evitare il disastro totale come effetto del riscaldamento globale, che cresce di giorno in giorno; solo nel 2021 sono state immesse in atmosfera 40 miliardi di tonnellate di CO2. Questi scienziati propongono con la geo-ingegneria di bloccare in gran parte il sole in modo che smetta di riscaldare il pianeta. Il cielo diventerà bianco. Quali sarebbero tali conseguenze, soprattutto per la biosfera, per la fotosintesi e per tutto ciò che dipende dal sole? Ecco perché questa tecnologia è messa in discussione. Creerebbe più problemi di quelli che vuole risolvere.

Concludo con l’osservazione di uno dei più grandi naturalisti, Théodore Jacob, che ha scritto un intero libro esattamente con questo titolo: “E se l’avventura umana fallisse” (2000). Alla base del suo presupposto c’è la spaventosa capacità distruttiva degli esseri umani, perché “sono capaci di una condotta insensata e demenziale; a partire d’ora si può temere tutto, tutto, compreso l’annientamento del genere umano» (edizione francese, p. 246).

Sono un pessimista pieno di speranza. Pessimista di fronte alla realtà perversa in cui viviamo e soffriamo. Pieno di speranza perché credo che l’essere umano possa cambiare sulla base di una nuova coscienza e nel Creatore che, da questa crisi ed eventualmente da una rovina, possa costruire un tipo di esseri umani, più fraterni tra loro e rispettosi della Casa Comune.

Leonardo Boff eco-teologo.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

¿Merecemos todavía continuar sobre la Tierra?

Reparando en la situación de la humanidad, de la Tierra viva, de sus ecosistemas, de las relaciones entre las naciones guerreando entre sí militar o económicamente, de tribus en África matándose, cortando brazos o piernas, de una superpotencia como Rusia masacrando a un pueblo pariente suyo, de selvas que están siendo devastadas, como en la Amazonia y en el Congo…

Cuando sigo los informes científicos de los climatólogos diciendo que ya hemos pasado A pergunta que mais importa fazer, aqui, lá fora, e até mesmo às estrelas: por que o ter quase tudo é tão de poucos, e o não ter quase nada é tão de muitos?el punto crítico de calentamiento y que ya no hay vuelta atrás, y que ni la ciencia ni la tecnología nos podrán salvar ya, solo prevenirnos, y finalmente diciendo que radicalizamos el antropoceno (el ser humano es la gran amenaza para la vida, estamos en la sexta extinción de vidas), pasamos por el necroceno (muerte en masa de organismos vivos) y ahora hemos llegado al piroceno (la era del fuego en la Tierra), tal vez la fase más peligrosa para nuestra supervivencia.

Los suelos han perdido su humedad, las piedras se han recalentado y las hojas y las ramas secas empiezan a provocar terribles incendios, como ocurrió en 2022 en toda Europa, hasta en la húmeda Siberia, en Australia, en California y especialmente en la Amazonia. Y más aún, cuando veo que los jefes de estado y los directivos de las grandes empresas (CEOs) ocultan tales datos o no les dan importancia para no perjudicar los negocios, con lo cual están cavando su propia sepultura. Peor aún, cuando OXFAM y otros organismos nos muestran que solo el 1% de la población mundial controla prácticamente todo el flujo de las finanzas y posee más riqueza que más de la mitad de la población mundial (4.700 millones), y que en Brasil, según FORBES, 318 multimillonarios poseen gran parte de su riqueza en fábricas, tierras, inversiones, holdings, en bancos e instituciones de países diferentes al suyo, en el cual 33 millones pasan hambre y 110 millones se encuentran en insuficiencia alimentaria (comen hoy y no saben qué comerán mañana o después) y donde hay millones de parados o en la pura informalidad, me viene a la mente la imparable pregunta: ¿nosotros los humanos, somos todavía humanos o vivimos en la prehistoria de nosotros mismos, sin habernos descubierto como iguales, habitantes de la misma Casa Común?

Con todas estas desgracias, de las cuales el ser humano es en gran parte responsable, ¿todavía merece vivir sobre este planeta? ¿O es que la propia Tierra tiene su estrategia interna, como el coronavirus reveló: cuando una especie amenaza demasiado a todas las demás, busca una manera de disminuir su furor o incluso de eliminarla para que las demás puedan seguir desarrollándose sobre el suelo terrestre?.

En este contexto recuerdo la frase de uno de los mayores brasileros de nuestra historia, Betinho, que decía muchas veces en sus conferencias: el problema mayor no es económico, no es político, no es ideológico, no es religioso. El problema mayor es la falta de sensibilidad del ser humano para con su semejante, con el que está a su lado. Hemos perdido la capacidad de tener compasión con quien sufre, de extender la mano a quien pide un pedazo de pan o un sitio para dormir en época de lluvias torrenciales.

La cultura del capital nos hace individualistas, consumidores, nunca próximos y ciudadanos con derechos, mucho menos nos concede sentir que somos de hecho hermanos y hermanas por tener los mismos componentes físico-químicos, iguales en todos los seres vivos, también en los humanos.

Hace más de dos mil años, hubo alguien que pasó entre nosotros enseñándonos a vivir el amor, la solidaridad, la compasión, el respeto y la reverencia ante la Realidad Suprema, hecha de misericordia y perdón, y que, por causa de estas verdades radicalmente humanas, fue considerado un enemigo de las tradiciones religiosas, un subversivo del orden ético del tiempo y acabó ajusticiado y levantado en lo alto de una cruz fuera de la ciudad, lo cual era símbolo de maldición y del abandono de Dios.

Él soportó todo eso en solidaridad con sus hermanos y hermanas Su mensaje ha permanecido hasta hoy, en gran parte traicionado o espiritualizado para desvitalizar su carácter transformador y mantener al mundo así como está, con sus poderes y desigualdades infernales. Pero otros, pocos, siguieron y siguen sus ejemplos, su práctica y su amor incondicional. Muchos de ellos por seguir su causa conocieron y conocen su mismo destino: la calumnia, el desprecio y la eliminación física. Pero es por causa de estos pocos, creo yo, que Dios todavía se contiene y no nos hace desaparecer.

Aún creyendo esto, ante este cuadro sombrío me vienen a la mente las palabras del libro del Génesis: “El Señor vio cuánto había crecido la maldad de los seres humanos en la tierra y cómo todos los proyectos de sus corazones tendían únicamente hacia el mal. Y el Señor se arrepintió de haber creado a los seres humanos en la tierra y su corazón se entristeció. Entonces dijo el Señor: voy a exterminar de la faz de la tierra al ser humano que creé y con él a los animales, los reptiles y a las aves del cielo, pues me pesa haberlos creado” (Gn 6,5-7).

 Estas palabras, escritas hace más de 3-4 mil años, parecen describir nuestra realidad. Colocados en el jardín del Edén (la Tierra viva) para guardarlo y cuidarlo, el ser humano se ha vuelto su mayor amenaza. No bastaba ser homicida como Caín, ni etnocida con la exterminación de pueblos enteros en las Américas y en África. Se ha hecho ecocida, devastando y desertificando ecosistemas enteros. Y ahora irrumpe como biocida, poniendo en peligro la vida de la biosfera y la propia vida humana.

Aquí cabe citar los informes científicos de una gran periodista norteamericana Elizabeth Kolbert. Después de escribir el libro premiado “La Sexta Extinción: una historia nada natural”, acaba de publicar “El Cielo blanco: la naturaleza del futuro”, en el que describe los intentos desesperados de los científicos para evitar el desastre global como efecto del calentamiento, pues crece día a día. Solo en 2021 fueron lanzadas a la atmósfera 40 mil millones de toneladas de CO2. Estos científicos proponen bloquear con geoingeniería una gran parte del sol para que deje de calentar el planeta. El cielo quedaría blanco.

Hay que decirlo claramente: los responsables de esta funesta situación no es sensillamente la  humanidad,sino las grandes cconrporaciones con sus CEOs y técnicos, el sistema que se implantó ya más de tres siglos y que perdió totalmente su justa medida  funcionndo mecanimente como un robot, explotando todo lo que puede de la naturaleza. Esta lógica irrefreable puede conduzirnos a un desastre fatal. Cuién de estos ecoasesinos tiene conciencia de este eventual fin tragico para todos?Hay que continuar con los negocios as usual.

¿Cuáles serían las consecuencias, especialmente para la biosfera, para la fotosíntesis y para todo aquello que depende del sol? Por eso esa tecnología es cuestionada. Crearía más problemas que los que quiere solucionar.

Termino con la observación de uno de los mayores naturalistas, Théodore Monod, que escribió un libro justamente con este título: “Y si la aventura humana fallase” (2000). La base de su suposición es la terrorífica capacidad destructiva de los seres humanos, pues “son capaces de una conducta insensata y demente; a partir de ahora se puede temer todo, verdaderamente todo, incluso la aniquilación de la raza humana” (edición francesa, p.246).

Soy un pesimista esperanzado. Pesimista ante la realidad perversa en la cual vivimos y sufrimos. Esperanzado porque creo que el ser humano puede cambiar a partir de una nueva conciencia, y creo en el Creador que de esta crisis y eventualmente de una ruina puede construir un tipo de seres humanos más fraternos entre sí y respetuosos de la Casa Común.

*Leonardo Boff, eco-teólogo, ha escrito Habitar la Tierra, Vozes 2022; con Jürgen Moltmann, ¿Hay esperanza para la Tierra amenazada? Vozes 2014.

Traducción de MªJosé Gavito Milano

El vandalismo de los golpistas contra los tres poderes del Estado en Brasilia

Son muchos los interrogantes que suscita el golpe frustrado del 8 de enero en Brasilia. Horrorizados nos preguntamos cómo hemos podido llegar a ese nivel de barbarie, hasta el punto de destruir los símbolos del gobierno de una nación: los tres poderes, el ejecutivo, el legislativo y el judicial. Esto no sucede por casualidad. Es consecuencia de factores histórico-sociales anteriores que se materializaron en la vandalización de los tres palacios.

Filosóficamente podemos decir que la dimensión de demens(demencia, exceso, ausencia de la justa medida) sofocó la otra dimensión de sapiens (de racionalidad, de equilibrio) que siempre la acompaña, pues esta es la condición humana. Ocurre que lo demensprevaleció sobre lo sapiens e inundó la conciencia de numerosos grupos humanos.

Tal hecho muestra el lado perverso de la cordialidad descrita por Sérgio Buarque de Holanda cuando en Raízes do Brasil (1936) habla del brasilero como hombre cordial. La mayoría de los analistas olvida la nota de pie de página que hace el autor al explicar que cordialidadviene de corazón. En este corazón hay bondad, bienquerencia, hospitalidad. Pero también hay odio, maldad y violencia. Ambos tienen su sede en el corazón de los brasileros. 

El pueblo brasilero mostró la cordialidad en esas dos dimensiones, la luminosa y la tenebrosa. En Brasilia hizo presencia el espíritu de la demencia pura, sin asomo de racionalidad, destruyendo los órganos que representaban la democracia y la república.

¿Por qué irrumpió la demencia? Ella es fruto de una historia demente que comenzó con el genocidio de los pueblos originarios, se implantó en la colonia, que operaba como una factoría, una empresa para hacer dinero y no para fundar una nación. Se agravó desmedidamente durante los 300 años de esclavismo cuando personas arrancadas de África fueron convertidas aquí en cosas, animales para el trabajo, esclavos sometidos a todo tipo de explotación y violencia, hasta el punto de que la edad media de ellos, según Darcy Ribeiro, no pasaba de 22 años, tal era la brutalidad que sufrían. La abolición los lanzó al dios-dará, a la calle y a la favela sin ninguna compensación. Esa deuda clama al cielo hasta el día de hoy. 

Terminada la colonización, el pueblo brasilero, al decir de gran historiador mulato Capistrano de Abreu, fue “capado y recapado, sangrado y resangrado”. Esa lógica no ha sido abolida, pues está presente en los 30 millones de hambrientos, en los 110 millones con insuficiencia alimentaria y en más de la mitad de nuestra población (54% de ascendencia africana) pobre viviendo en las periferias de las ciudades, en las favelas y en condiciones inhumanas.

Los dueños del poder, “la élite del atraso”, como la denomina pertinentemente Jessé Souza, controlaron siempre el poder político lo mismo en las distintas fases de la república que en los pocos períodos de democracia representativa. Las clases adineradas hicieron una política de conciliación entre ellas, jamás de reformas ni de inclusión. Lógicamente se elaboraron varias constituciones, pero ¿alguna vez regularon y limitaron las ganancias de los poderosos?

Nuestro capitalismo es uno de los más salvajes del mundo, hasta el punto de que Chomsky diga: ”Brasil es un tipo de caso especial; raramente vi un país donde elementos de la élite tienen tanto desprecio y odio por los pobres y por el pueblo trabajador”. Nunca se dejó civilizar. Mal pudo haber lucha de clases porque ellos con violencia (secundada por el brazo militar) la aplastaron inmisericordemente.

Tuvimos y tenemos democracia, pero siempre fue frágil y ha sido y es amenazada continuamente, como se vio en los varios golpes, contra Vargas, Jango, Dilma Rousseff y el día 8 de enero de este año. Pero ella siempre resurgió. 

Todo esto debe ser tomado en consideración para que tengamos un marco que nos haga entender el golpe demente y frustrado. Vale la observación de Veríssimo en un twitter: el anti-petismo no es de ahora, el anti-pueblo está en el ADN de la clase dominante. Ella nunca permitió que alguien venido del piso de abajo subiese al de arriba, ocupando el centro del poder, como ocurrió con Lula/Dilma y nuevamente con Lula en 2023. Le ha hecho todo tipo de oposición y maniobras golpistas, apoyadas por el brazo ideológico de la gran prensa corporativa.

Hay otro punto a ser considerado: la cultura del capital. Ella ha exacerbado el individualismo, la búsqueda de bienestar individual o corporativo, nunca para todo un pueblo. Tal ethos ha impregnado la sociedad, los procesos de socialización, las escuelas, las mentes y los corazones de las personas menos críticas. Todos, en cierta forma, somos rehenes de la cultura del capital, pues nos obliga a consumir bienes superfluos, se ha implantado en todo el mundo, generando la desgracia planetaria, lanzando a gran parte de la humanidad a la marginación y poniendo en peligro la vida sobre el planeta Tierra. Ella ha creado consumidores y no ciudadanos.

La dictadura de este individualismo llevó a muchos miles de personas a no querer vivir juntos. Prefieren sus Alfa Villes y sus barrios reservados a adinerados y especuladores. Ahora bien, una sociedad no existe ni se sostiene sin un pacto social. Este se expresa por cierto orden social, materializado en una Constitución y en las leyes que todos se comprometen a aceptar. Pero tanto la Constitución como las leyes son violadas continuamente, pues el individualismo ha solapadoel sentido del respeto a las leyes, a las personas y al orden establecido.

Los que están detrás de la intentona de Brasilia son ese tipo de personas que se consideran por encima del orden vigente. Hay personas de todas las clases, pero principalmente representantes del gran capital. No olvidemos el último informe de Forbes que daba los datos de los opulentos de Brasil: 315 multimillonarios, gran parte viviendo de sus rentas y no de la producción de bienes de consumo.

El factor principal que creó las condiciones para este golpe frustrado fue la atmósfera generada por Jair Bolsonaro, que suscitó la dimensión demente en millones de ciudadanos, dominados por el odio, la truculencia, la discriminación de todo tipo y el desprecio cobarde de los pobres y marginados. A ellos corresponde la principal responsabilidad del envenenamiento de nuestra sociedad con rasgos de inhumanidad, de regresión a modelos sociales anticuados y no contemporáneos. Ni siquiera la religión ha escapado a esta pestilencia, especialmente en grupos de iglesias neopentecostales y también en grupos de católicos conservadores y reaccionarios.

Gracias a la rápida determinación de los Ministros del STF y del TSE especialmente al ministro Moraes y, en el caso del golpe, a la actuación rápida e inteligente del Ministro de Justicia Flávio Dino que convenció al presidente Lula, ante a gravedad de la situación, de ordenar una intervención federal en términos de seguridad en el Distrito Federal. Así, a última hora, se consiguió abortar el golpe. La estupidez de los invasores de las tres Casas del Gobierno y la destrucción que perpetraron en ellas frenó a la junta militar que, según el plan del golpe revelado, asumiría el poder en forma de una dictadura con la prisión de todos los ministros, clausura del Congreso y actos de represión ya conocidos en nuestra historia.

La democracia puede tener sus defectos y sus límites, pero todavía es la mejor forma que nos permite vivir juntos, como ciudadanos participativos y con garantía de derecho. Sin ella resbalamos fatalmente hacia la barbarie y la deshumanización en las relaciones personales y sociales. Esa democracia tiene que ser construida día a día, ser cotidiana, abierta a enriquecimientos y a transformarse en una verdadera cultura permanente.

*Leonardo Boff ha escrito Brasil:concluir la refundación o prolongar la dependencia, Vozes 2018: Habitar la Tierra: cuál es el camino para la fraternidad universal, Vozes 2022.

Traducción de Mª José Gavito Milano

Si rifiutano di vivere nella democracia: il senso del golpe demenziale in Brasilia

Sono molti gli interrogativi sollevati dal fallito golpe dell’8 gennaio a Brasilia. Storditi, ci chiediamo come siamo potuti arrivare a questo livello di barbarie al punto da distruggere i simboli del governo di una nazione: i tre poteri, l’esecutivo, il legislativo e il giudiziario? Questo non accade per caso. È una conseguenza di precedenti fattori storici e sociali che si sono concretizzati negli atti di vandalismo all’interno dei tre palazzi.

Filosoficamente possiamo dire che la dimensione del demens (follia, eccesso, assenza della giusta misura) ha soffocato l’altra dimensione del sapiens (della razionalità, dell’equilibrio) che sempre l’accompagna, perché questa è la condizione umana. Si è verificato che il demens ha prevalso sul sapiens e ha inondato la coscienza di numerosi gruppi umani.

Questo fatto mostra il lato perverso della cordialità descritta da Sérgio Buarque de Holanda quando in Raízes do Brasil (1936) parla del brasiliano come di un uomo cordiale. La maggior parte degli analisti dimentica la nota a piè di pagina che l’autore fa quando spiega che la cordialità viene dal cuore. In questo cuore c’è la gentilezza, la buona volontà, l’ospitalità. Ma c’è anche l’odio, il male e la violenza. Entrambi hanno il loro quartier generale nel cuore dei brasiliani.

Il popolo brasiliano ha mostrato la cordialità in queste due dimensioni, quella luminosa e quella oscura. A Brasilia è disceso lo spirito della pura demenza, senza alcun accenno di razionalità, distruggendo gli organismi che rappresentavano la democrazia e la repubblica.

Perché è scoppiata la demenza? È il frutto di una storia demenziale iniziata con il genocidio dei popoli originari, si è impiantata la colonia come una impresa commerciale, un’azienda per fare soldi e non per fondare una nazione. Ciò si è aggravato oltre misura per i 300 anni di schiavitù, quando le persone sradicate dall’Africa sono state rese qui cose, animali da lavoro, schiavi sottoposti a ogni tipo di sfruttamento e violenza al punto che la loro età media, secondo Darcy Ribeiro, non superava i 22 anni, tale fu la brutalità che subirono. L’abolizione della schiavitù li ha gettati nelle mani della provvidenza, per strada e nelle favela senza alcuna tutela. Questo debito grida al cielo fino ad oggi.

Terminata la colonizzazione, il popolo brasiliano, nelle parole del grande storico mulatto Capistrano de Abreu, “ha resistito ed è stato riconquistato, ha sanguinato e risanguinato”. Questa logica non è stata abolita in quanto è presente nei 30 milioni di affamati, nei 110 milioni con insufficienza alimentare e con più della metà della nostra popolazione (54% di origine africana) povera che vive nelle periferie delle città, nelle favela e in condizioni disumane.

I padroni del potere, “l’élite dell’arretratezza” come la chiama giustamente Jessé Souza, hanno sempre controllato il potere politico anche nelle varie fasi della repubblica e nei pochi periodi di democrazia rappresentativa. Le classi abbienti hanno fatto tra loro una politica di conciliazione, mai di riforme e di inclusione. Logicamente, sono state create diverse costituzioni, ma quando hanno regolato e limitato l’avidità dei potenti?

Il nostro capitalismo è uno dei più selvaggi del mondo, al punto che Chomsky ha detto: Il Brasile è una specie di caso speciale; raramente ho visto un paese in cui elementi dell’élite nutrono un tale disprezzo e odio per i poveri e i lavoratori”. Non si è mai lasciato civilizzare. Non c’è stata quasi lotta di classe perché loro [l’elite al potere] l’hanno schiacciata spietatamente con la violenza (sostenuti dal braccio militare).

Abbiamo avuto e abbiamo a democrazia, ma sempre è stata fragile ed è stata ed è continuamente minacciata, come si è visto nei vari golpe contro Vargas, Jango, Dilma Rousseff e l’8 gennaio di quest’anno. M è sempre risorta.

Bisogna tener conto di tutto questo per avere un quadro che ci faccia capire il recente golpe demenziale e frustrato. Vale la pena notare l’osservazione di Veríssimo su Twitter: l’anti-petismo non è nuovo, l’anti-popolo è nel DNA della classe dominante. Questa non ha mai permesso a chi veniva dal piano più basso di salire a un altro, occupando il centro del potere, come è successo con Lula/Dilma e ancora con Lula nel 2023. Ha fatto ogni tipo di opposizione e manovre golpiste, appoggiata dal braccio ideologico della grande stampa aziendale.

C’è un altro punto da considerare: la cultura del capitale ha esasperato l’individualismo, la ricerca del benessere individuale o aziendale, mai di un intero popolo. Tale ethos ha permeato la società, i processi di socializzazione, le scuole, le menti e i cuori delle persone meno critiche. Siamo tutti, in un certo senso, ostaggi della cultura del capitale perché ci costringe a consumare beni superflui e si è impiantata in tutto il mondo, generando la disgrazia planetaria, gettando nell’emarginazione gran parte dell’umanità e mettendo a rischio la vita sul pianeta Terra. [La cultura del capitale] ha creato consumatori e non cittadini.

La dittatura di questo individualismo ha portato molti, a migliaia a non voler vivere insieme. Preferiscono le loro ‘Alfa Villes’ e i loro quartieri chiusi, riservati ai ricchi e speculatori. Ora, una società non esiste e non si sostiene senza un patto sociale. Si esprime attraverso un certo ordine sociale, materializzato in una Costituzione e nelle leggi che tutti si impegnano ad accettare. Ma sia la Costituzione, sia le leggi sono continuamente violate, poiché l’individualismo ha minato il senso del rispetto delle leggi, delle persone e dell’ordine concordato.

Coloro che stanno dietro al tentativo di Brasilia sono quei tipi di persone che si considerano al di sopra dell’ordine esistente. Ci sono persone di tutte le classi, ma principalmente rappresentanti del grande capitale. Non dimentichiamo l’ultimo rapporto di Forbes che dava i dati sugli opulenti brasiliani: 315 miliardari, la maggior parte dei quali vive di rendita piuttosto che di produzione di beni di consumo.

Il principale fattore che ha creato le condizioni per questo golpe fallito è stata l’atmosfera creata da Jair Bolsonaro, che ha suscitato la dimensione demenziale in milioni di persone, presi da odio, truculenza, discriminazione di ogni tipo e vile disprezzo per i poveri e gli emarginati. A loro va attribuita la responsabilità principale per l’avvelenamento della nostra società con tratti di disumanità, regressione a modelli sociali vecchi e non contemporanei. Nemmeno la religione è sfuggita a questa pestilenza, soprattutto nei gruppi di chiese neo-pentecostali e anche nei gruppi di cattolici conservatori e reazionari.

Grazie alla rapida determinazione dei ministri del Supremo Tribunal Federal e del Tribunal Superior Eleitoral, in particolare del ministro Moraes e nel caso del golpe, l’azione rapida e intelligente del ministro della Giustizia Flávio Dino che ha convinto il presidente Lula, vista la gravità della questione, a ordinare un intervento federale in materia di sicurezza nel Distretto Federale di Brasilia. Così, all’ultimo momento, si è riusciti a far abortire il golpe. La stupidità degli invasori dei tre Palazzi della Democrazia e le distruzioni che vi hanno perpetrato, hanno frenato la giunta militare che, secondo il piano svelato del golpe, avrebbe assunto il potere sotto forma di dittatura con l’arresto di tutti i ministri, la chiusura del Congresso e atti di repressione già conosciuti nella nostra storia.

La democrazia può avere i suoi difetti e limiti, ma è ancora la migliore forma per permetterci di vivere insieme, come cittadini partecipativi e con la garanzia di diritti. Senza di essa, scivoliamo fatalmente nella barbarie e nella disumanizzazione delle relazioni personali e sociali. Questa democrazia deve essere costruita giorno per giorno, essere quotidiana, aperta all’arricchimento e trasformarsi in una vera cultura permanente.

Leonardo Boff Abitare la Terra: vie per la fraternità universale, Castelvecchi, Roma 2021

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)