2019: VOLO CIECO VERSO L’IGNOTO?

Gli ultimi anni sono stati tormentati nel nostro paese. E’ successo l’impeachment della Presidenta Dilma Rousseff, accuse serie di corruzione al suo successore, il Presidente Temer, operazione devastante del Lava-Jato con applicazione rigorosa del lawfare e la prigione di Lula il più grande leader popolare per un processo chiaramente senza parzialità e sprovvisto di prove materiali, criticate dai più famosi giuristi nazionali e internazionali.

Clamorosa è stata la campagna presidenziale segnata da utilizzazione massiccia dei media sociali con milioni di false notizie, bugie e calunnie da tutti i lati. In una orchestrazione ancora più marcata è stato eletto Bolsonaro un ex capitano dell’esercito dell’estrema destra fondamentalista religioso e esplicitamente omofobico. I suoi discorsi violenti se concretizzati metteranno a rischio la democrazia e il patto sociale disegnato a fatica dalla Costituzione del 1988. Mai si è visto nel nostro paese irrompere dell’odio della rabbia e delle parole di basso livello, in una parola, dalla dimensione oscura e perversa della cordialità brasiliana secondo Sergio Buarque de Holanda.

In uno stato di diritto democratico, una vittoria elettorale deve essere accettata da tutti, qualunque siano le critiche che dovessimo fare da posizioni politiche assunte.

Il candidato vincitore non ha proposto nessun progetto globale per il Brasile. Subito si è rivelato realmente sprovveduto per assumere la più alta responsabilità sul destino di un paese continentale e complesso come il nostro. Ha scaricato questo fardello passandolo ai suoi ministri molti dei quali sono militari. Alcuni civili rivelano un oscurantismo intellettuale evidente da causare spavento persino all’estero.

Tutto sembra indicare che siamo in un volo cieco verso l’incerto. Tutto può succedere.

Che posizione prendere? prima di tutto fare una opzione di compromesso e patriottica a favore del Brasile. Il Brasile è tutto, i partiti vincitori e vinti sono soltanto delle parti. Dobbiamo tutti costruire il tutto per tutti.

Davanti al Brasile abbiamo bisogno di dimenticare le querele del passato e guardare in avanti e molto lontano. Dobbiamo sentirci come pesci che risalgono il fiume. Anche se nuotiamo contro corrente, avanzeremo come loro per produrre vita. Come diceva J.F. Kennedy in un discorso inaugurale nel 1963 “nessuna sfida va al di là della capacità creatrice dell’essere umano”.

Per essere creatori è importante coltivare la speranza come principio che va oltre la virtù, nel senso che la prigioniera Dilma Rousseff ha dato :”in prigione si spera molto. Aspettare necessariamente significa avere speranza. Se tu perdi la speranza, ti prende la paura. Io ho imparato a sperare”. Per questo è diventata la persona resistente di cui noi diamo testimonianza.

Dobbiamo incorporare una speranza affettiva e effettiva di cui questo governo, con tutte le limitazioni che possiede e non sono poche, sappia del volo ceco e trovi la direzione della diminuzione dell’ingiustizia sociale (le famose diseguaglianze) mediante politiche utili al paese a partire da coloro che più hanno bisogno e che non possono difendere se stessi. Il dovere etico principale di un governo è garantire la vita dei cittadini, e doppo le finanze, il mercato, l’educazione, la cultura e la sicurezza, tutto a servizio della vita.

Una popolazione impoverita e malata mai imboccherà un cammino di sviluppo umano e sociale. In questo contesto è opportuno ricordare le parole del Libro dell’Ecclesiastico: “E’ assassino del prossimo colui che ruba i mezzi di sopravvivenza, sparge sangue chi priva il salariato del suo salario”, (34,26-27). Alcuni governi pretendono toccare i salari e altri diritti.

Caso che avvenga una lesione dei diritti fondamentali al regime democratico occorre la formazione di un fronte ampio interpartitico per resistere e obbligare a una variante nella direzione del giusto e corretto.

Come Teologo mi approprio per il 2019 dell’ideale di un collega pure Teologo laico, Edward Neves di Belo Horizonte: “coltivare le seguenti posizioni del Gesù Storico. (1) nutrirsi dell’intimità amorosa di Dio; (2) dedicarsi al sogno di Gesù, di un regno di amore e di giustizia; (3) Agire mosso da compassione, (4) mettersi al servizio della dignità di ogni persona specialmente degli esclusi (5) liberarsi dalla tentazione di avere il potere e del piacere per amare con più profondità e gratuità”.

A tutti faccio voti di un anno di felicità possibile nel nostro contesto concreto. Speranza al di là della speranza.

*Leonardo Boff è Teologo e Filosofo.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

2019 ¿vuelo ciego rumbo a lo incierto?

 

Los últimos años han sido muy atormentados en nuestro país. Hubo el discutible impeachment de la presidenta Dilma Rousseff, acusaciones serias de corrupción a su sucesor, el presidente Temer, la obra devastadora del Lava-Jato con aplicación rigurosa de lawfare, y la prisión de Lula, el mayor líder popular, mediante un juicio claramente parcial y carente de pruebas materiales, juicio criticado por los más eminentes juristas nacionales y extranjeros.

Fue clamorosa la campaña presidencial marcada por la utilización masiva de las redes sociales con millones de falsas noticias, mentiras y calumnias procedentes de todos los lados. En una orquestación de fuerzas a ser deslindada todavía, se eligió a Jair Bolsonaro, un excapitán del ejército, de extrema derecha, fundamentalista religioso y explícitamente homofóbo. Sus palabras violentas, si se concretan, podrán poner en peligro la democracia y el pacto social, costosamente tejido por la Constitución de 1988. Nunca se había visto en nuestro país una irrupción de odio, de rabia, de términos de bajísimo nivel, en una palabra, de la dimensión oscura y perversa de la cordialidad brasilera, según Sérgio Buarque de Holanda.
En un Estado de Derecho Democrático, una victoria electoral debe ser aceptad por todos, por más críticos que debamos ser hacia las posiciones políticas asumidas.

El candidato vencedor no propuso ningún proyecto global para Brasil. Pronto se reveló realmente falto de preparación para asumir la mayor responsabilidad sobre el destino de un país continental y complejo como el nuestro. Se descargó de este fardo, pasándoselo a sus ministros, muchos de ellos militares. Algunos, civiles, revelan un oscurantismo intelectual palmario, capaz de causar espanto hasta a los extranjeros.

Todo parece indicar que estamos en un vuelo ciego rumbo a lo incierto. Todo puede suceder.
¿Qué postura tomar? En primer lugar hacer una opción comprometida y patriótica por Brasil. El es el todo, los partidos, vencedores o vencidos, son solo partes. Debemos todos construir el todo para todos.

Frente a Brasil necesitamos olvidar querellas del pasado y mirar adelante y a lo lejos. Debemos sentirnos como peces de la subienda nadando contra la corriente. Incluso así avanzaremos como ellos para producir vida. Como decía J. F. Kennedy en su discurso inaugural de 1963: “ningún desafío está más allá de la capacidad creadora del ser humano”.

Para ser creadores, es importante cultivar la esperanza, como principio que va más allá de la virtud, en el sentido que la prisionera Dilma Roussseff dio: “En la cárcel se espera mucho. Esperar necesariamente significa tener esperanza. Si se pierde la esperanza, el miedo te domina. Yo aprendí a esperar”. Por eso se volvió la persona resistente que conocemos.

Tenemos que hacer nuestra una esperanza afectiva y efectiva de que el gobierno actual, con todas las limitaciones que posee, que no son pocas, salga del vuelo ciego y encuentre el rumbo hacia la disminución de la injusticia social (las clamorosas desigualdades) mediante políticas que beneficien al país a partir de los que más necesitan y que no pueden defenderse por sí mismos. El deber ético primero de un Gobierno es garantizar la vida de los ciudadanos, y después las finanzas, el mercado, la educación, la cultura y la seguridad, todo al servicio de la vida.

Una población empobrecida y enferma jamás abrirá camino al desarrollo humano y social. En este contexto cabe recordar las palabras del libro del Eclesiástico: “Es asesino del prójimo quien le roba los medios de subsistencia; derrama sangre quien priva al asalariado de su salario” (34,26-27). Algunos del gobierno pretenden afectar los salarios y otros derechos.
En el caso de que ocurriese una grave lesión a los derechos fundamentales y al régimen democrático, cabe la formación de un frente amplio y supra-partidario para resistir y obligar a una inflexión en dirección a lo justo y a lo correcto.

Como teólogo me apropio para 2019 del ideal de Edward Neves de Belo Horizonte, un colega también teólogo laico: “cultivar las siguientes posturas del Jesús histórico: (1) nutrirse de la intimidad amorosa de Dios; (2) pautarse por el sueño de Jesús, de un Reino de vida, de amor y de justicia; (3) actuar movido por la compasión; (4) colocarse al servicio de la dignidad de cada persona, especialmente del excluido; (5) liberarse de las tentaciones del tener, del poder y del placer para amar con mayor profundidad y gratuidad”.

Hago votos para todos de un año de felicidad posible en nuestro contexto concreto. Spes contra spem.

Leonardo Boff es teólogo y filósofo y ha escrito: Reflexiones de un viejo teólogo y pensador, Vozes 2018.

Traducción de Mª José Gavito Milano

Face ao novo Governo que nos socorra São Jorge

Face ao novo Governo de ultradireita, furioso e perseguidor, atingindo já direitos fundamentais dos cidadãos, especialmente os salários e os de outra condição sexual, precisamos unir nossas forças de resistência e de crítica, por um imperativo ético, de salvaguarda da democracia e dos commons que pertencem ao povo brasileiro.

Além desse esforço cívico, precisamos da ajuda do santo preferido dos cariocas que é São Jorge. Sua história legendária nos pode dar ânimo e fortaleza.

Um dragão terrível ameaçava uma pequena cidade no Norte da África. Exigia vidas humanas escolhidas por sorteio. Certo dia, a sorte caiu sobre a filha do rei. Vestida de noiva foi ao encontro da morte. Eis senão quando, irrompe São Jorge com seu cavalo branco e sua longa lança. Fere o dragão e o domina. Amarra a boca com o cinto da princesa e o conduz manso como um cordeiro até o centro da cidade.

Precisamos interpretar esta legenda pois pode melhorar nossa consciência sobre o que somos realmente. Sigo aqui as reflexões da psicologia analítica de C. G. Jung especialmente de seu discípulo preferido Erik Neumann (cf. A história da origem da consciência, Cultrix 1990). Segundo ele, o dragão amedrontador e o cavaleiro heroico são duas dimensões do mesmo ser humano. O dragão em nós é o nosso inconsciente, a nossa ancestralidade obscura, nossas sombras. nossas raivas e ódios. Deste transfundo irromperam para a luz a consciência, a independência do ego e nossa capacidade de amar e conviver humanamente, representados por São Jorge. Por isso que em algumas iconografias, especialmente uma da Catalunha (é seu patrono), o dragão aparece envolvendo todo o corpo do cavaleiro São Jorge, bem como aquela do brasileiro Rogério Fernandes.

Somos esta contradição viva: temos a porção São Jorge e a porção dragão dentro de nós. O desafio da vida que sempre nos acompanha e nunca tem um fim definitivo é São Jorge manter subjudado o dragão. Não se trata de matá-lo mas de domesticá-lo e tirar-lhe a ferocidade.

O povo sente necessidade de um santo guerreiro e vencedor, como se mostrou na novela”Salve Jorge” cujo script foi feito por uma grande devota do santo, Malga di Paulo. São Jorge salva as mulheres prostituídas contra o dragão do tráfico internacional de mulheres.

O que assistimos ultimamente no Brasil e especialmente durante a campanha eleitoral e agora, infelizmente, no atual governo é a irrupção do dragão. Aqui ele foi solto e se expressou por todo tipo de violência verbal e até física contra homoafetivos, indígenas, opositores e mulheres. Como já escrevemos neste lugar, é a emergência da dimensão perversa de nossa “cordialidade” que, segundo Sérgio Buarque de Holanda, pode se manifestar  mediante o ódio e a inimizade, posto que ela vem também do coração, donde se origina a cordialidade. Ela estava e está sempre presente dentro de nós. Mas criou-se uma condição psico-social-política que pôde sair da escuridão e se manifestar destrutivamente.

Diante do dragão que ganhou visibilidade que vamos fazer? Precisamos acordar o São Jorge que está em nós. Ele sempre venceu o dragão. Vamos usar as armas que eles não podem usar. Às discriminações respondemos com a inclusão de todos indistintamente. Ao ódio disseminado contra opositores, responderemos com amorosidade e compaixão. À criação de bodes expiatórios, responderemos com a defesa dos inocentemente marginalizados e injustamente condenados. Às mentiras e às visões fantasiosas que nos querem levar à Idade Média, responderemos com a força dos fatos e fazer valer o sentido da contemporaneidade.

Importa vencer o mal com o bem. Não revidar com os métodos e ideologias esdrúxulas que apresentam, com a pretensão de não ter ideologia. O que na verdade mais têm os membros do partido e vários ministros é uma bizarra ideologia de fazer sorrir de tão rasa, velhista e ridícula.

Nesse afã, fazemos nossa a oração popular : ”Andarei vestido e armado com as armas de São Jorge para que meus inimigos, tendo pés não me alcancem, tendo mãos, não me peguem e tendo olhos não me enxerguem…E meus inimigos fiquem humildes e submissos a Vós. Amém”.

Leonardo Boff é teólogo e coordenador da tradução da obra completa de C.G.Jung junto à editora Vozes.

Sao Jorge

Igreja é ‘radicalmente contra’ o uso de armas, avisa o teólogo Altmeyer

Fernando Altmeyer  da PUC-SP é um dos teólogos leigos mais comprometidos com os meios populares. Possui excelente formação acadêmica daqui e da Europa. Foi assessor do Card. Dom Paulo Evaristo. Possui refinado humor e grande jovialidade mesmo no meio dos conflitos sociais que sempre apoia. Onde aparece, desanuvia o ambiente carregado. É bem articulado com os meios sociais e representa com racionalidade, auto-crítica e amorosidade os problemas internos da Igreja. Este entrevista revela bem seu caráter, sua transparência e leveza mesmo quando diz as verdades mais duras. Publicamos este artigo tirado de O Estado de São Paulo de 31/12/2018 para criar luz sobre o tema perigoso e polêmico do atual Presidente Bolsonaro, de entregar nas mãos das pessoas armas sempre mortíferas. Isso não pode ser. Num país que tem um dos números mais altos de assassinatos do mundo, em geral por armas de fogo: Lboff
 

FERNANDO ALTEMEYER JUNIOR. FOTO SILVANA GARZARO/ESTADÃO

A Igreja Católica repele as campanhas em favor das armas, trava uma batalha em favor dos refugiados, tem o dever de zelar pela pluralidade de opiniões e desempenha a função de arrancar os crucificados da cruz, proclama o teólogo Fernando Altemeyer Junior, chefe do Departamento de Ciência da Religião da PUC São Paulo. Mas algumas dessas missões, alerta o estudioso, não são nada fáceis, pois sopram “contra o vento neoliberal”.

Num País em que a posse e o porte de armas agitaram a disputa eleitoral e dividiram a sociedade – e com o novo presidente, que assume hoje, reforçando suas promessas a respeito, anteontem – Altemeyer avisa: “As igrejas são radicalmente contra o uso de armas. Isso é da Bíblia. ‘Armas deverão ser transformadas em enxadas’, já pregavam os profetas mais ou menos 700 anos antes de Cristo”. Nesta entrevista à repórter Paula Reverbel, o teólogo critica os que defendem o fascismo em nome do cristianismo: “Ser fascista é ficar do lado de Pôncio Pilatos”. A seguir, trechos da conversa.

O tema da Campanha da Fraternidade 2018 da CNBB, “superação da violência”, continua valendo em 2019?
Sim, vai continuar. É uma tradição de 50 anos de campanhas da fraternidade – que, paradoxalmente, nasceu justo em 1964. O ano que começa amanhã é uma continuidade, só que em chave positiva. O tema é “Fraternidade e Políticas Públicas” – os 40 dias da quaresma serão dedicados a pensar a mudança das atitudes negativas. O lema para 2019 é inspirado pelo profeta Isaías, capítulo 1, versículo 27: “Serás libertado pelo direito e pela justiça”. Então, teremos um tema de peso numa situação política cheia de incógnitas. É positivo, a CNBB está certíssima.

O ano que agora acaba foi marcado por atos de violência e polarização. Qual o papel da Igreja antes tais conflitos?
O de ficar do lado dos perdedores, sempre. Para o cristianismo, tudo passa por um lugar: a cruz. Só do lado do crucificado é que a Igreja pode estar. Obviamente, não para aplaudir a crucificação, porque isso seria patético e de mau gosto. Ela tem que ajudar a arrancar os crucificados da cruz. Cada geração tem de fazer tudo de novo. Quem está na cruz? Ah, jovens com HIV? Ah, indígenas? A situação do povo negro, as periferias – ali é o lugar da Igreja, fazendo seu papel de colaboradora de ressurreição.

Em 2015, a CNBB criticou o projeto em tramitação no Congresso que muda o Estatuto do Desarmamento. Como vê isso?
As igrejas são radicalmente contra todo uso de armas. Isso é da Bíblia. “As armas deverão ser transformadas em enxadas”, já pregavam os profetas mais ou menos 700 anos antes de Cristo. Jesus fala a Pedro: “Enfia tua espada na bainha, quem usar da espada morrerá pela espada”. O papa Francisco agora deixou claro que essa indústria de armas norte-americana que financia o (Donald) Trump – e agora a brasileira, que financia o (Jair) Bolsonaro – é anticristã. A Igreja não tem nada a dizer quanto às armas senão um gigantesco “não”. As armas geram morte, geram um lucro que é cheio de sangue, produzem mal-estar no Oriente Médio, estão massacrando o povo na Síria. Elas têm produzido em nosso País um verdadeiro genocídio. Nas periferias de São Paulo, 30 jovens são assassinados a cada fim de semana.

Há dois anos, o papa Francisco autorizou que todos os padres, não só os bispos, se tornassem aptos a perdoar médicos e pacientes que praticassem aborto. Qual sua avaliação desse gesto?
Essa é uma decisão do Francisco de universalizar um preceito que todo bispo já podia oferecer aos padres no passado. Então, não é inédita, mas é global. Tem a ideia chave do Francisco de não punir as mulheres depois de viver o drama da perda de um filho, normalmente por pressão do homem que não assume o papel de pai. Então, penalizar ainda mais – com uma sentença canônica e simbólica do inferno da excomunhão – parece demais para o papa Francisco. Ele tem como chave de todo o seu papado a ação da misericórdia.

O senhor é entusiástico a respeito do papa.
Apesar dos trambolhões que com os quais ele se depara – especialmente intraeclesiásticos, por causa da pedofilia e do controle da máquina do Estado do Vaticano –, ele tem sido exemplar. A nomeação dos cardeais – pessoas do mundo inteiro – tem uma dimensão pastoral mais próxima do povo. Em termos de solidariedade e ação junto às religiões, é genial. Tenho amigos que são sheiks islâmicos e dizem que esse é o papa dos islâmicos. E tenho também dois grandes amigos rabinos, aqui em São Paulo, que afirmam que Francisco é o não judeu mais querido do judaísmo. Então, como um homem conseguiu essa sintonia? Porque ele abriu os braços. Temos algo a fazer em comum na diferença, sem precisar fazer amálgama.

Qual o marco do trabalho dele?
A batalha em favor dos refugiados. Ele acabou de lançar um manifesto pró-ONU na questão dos imigrantes e está recebendo um bombardeio de críticas dos fascistas, da direita húngara, da direita austríaca, alemã, norte-americana. A convenção da ONU propõe a acolhida dos refugiados, que é uma questão de humanidade. Essa é talvez a coisa mais importante dele… mas é a mais difícil, porque ele está falando contra o vento neoliberal.

‘O PERÍODO INTOLERANTE
DA IGREJA SÓ LEVOU
AO DESASTRE’

O cardeal Sérgio da Rocha, arcebispo de Brasília, vê a corrupção como forma de violência que promove a miséria. Concorda?
E ela é, sem dúvida. Os corruptos são os que assaltam o Estado brasileiro e, ao assumir o encargo democrático de representação, enchem as bolsas com o dinheiro público. O dinheiro do hospital, do raios-x, da criança, da escola. Acho que Dom Sérgio acertou na mosca.

O senhor já criticou a Igreja Católica por ela até hoje não considerar a obra de Freud.
E pensar que em 2019 faz 80 anos que faleceu Freud. Já estava na hora de ouvir o Sigmund… É fundamental que a gente possa penetrar na psique humana e incluir no debate das igrejas, com lucidez, a questão da sexualidade. Ela não é um pecado. É uma possibilidade erótica de viver bem. Claro que ela pode ser pornográfica, pode ser tanatológica, levar à morte, isso Freud também demonstra. Se a gente pudesse debater isso de forma mais aberta com as juventudes, com as famílias, nós seríamos mais maduros, mais íntegros, mais felizes. Ao manter essa questão em um quarto escuro, a gente fica recalcado. Esse recalque nos está fazendo mal. Afinal, o que é o Natal? É o dia em que celebramos que Deus se fez corpo humano. O corpo de uma criança, um corpo sexuado, com memória, com desejo. Não caiu a ficha, nem de Freud, nem de (Carl) Jung, nem de (Alfred) Adler, nem dos grandes psicanalistas. A Igreja teria tudo pra fazer isso, Jesus viveu sua sexualidade de forma bela, Maria viveu sua sexualidade de forma completa.

O senhor já ressaltou que, embora se ensine que o cristianismo não se coaduna com o comunismo, também não se coaduna com o fascismo. Pode detalhar?
Sim, porque ele ainda é mais radicalmente inumano do que o regime soviético comunista, que perseguiu duramente a Igreja. Mas, o que é esta oposição? É que o fascismo nega a dignidade humana, assim, como o comunismo nega a liberdade humana. De fato, a Igreja é anticomunista. Mas o pensamento católico é também anticapitalista. O problema é que uma parte dos que estão defendendo o fascismo na Europa e no Brasil se dizem cristãos. É um paradoxo. Acham que ser fascista é ser cristão. Ser fascista é ficar do lado de Pôncio Pilatos, é anticristão total.

Acredita que o papa Francisco está atuando bem na questão da pedofilia na Igreja?
Na situação chilena, que foi a mais próxima e evidente, a destituição de inúmeros bispos – e até o pedido de demissão coletivo – foi um gesto inédito na Igreja. Francisco tirou do estado clerical uma série de padres famosos que eram os maiores criminosos. E chamou todos os presidentes das conferências de bispos – são 120 – para tratar, em fevereiro, de uma ação conjunta contra a pedofilia. Esse é um gesto forte, inédito, porque é uma ação preventiva de todos os episcopados. Acho que ele está agindo com força. Mas falta muito por fazer. A questão é muito profunda e ela atingiu, por exemplo, na Austrália, 30% do clero.

Como que o senhor vê a destruição dos terreiros de umbanda nos últimos anos?
Como um absurdo. Tem um belo texto de um dos maiores biblistas brasileiros, Carlos Mesters. É um conto que diz que um dia Jesus resolveu visitar um terreiro. Gostou tanto que falou: “Acho que não vou sair mais daqui não, o povo aqui é tão bonito, dança tão bem.” Se as pessoas compreendessem a beleza do candomblé, a força da umbanda, nunca os destruiriam. Fariam alianças, pactos, soma. É religião de paz, de festa, de cuidado. É uma coisa dramática que católicos mal orientados ataquem os terreiros. Felizmente há gente como a pastora Lusmarina (Campos), que organizou uma coleta na Igreja Luterana pra recompor um terreiro que tinha sido destruído no Rio.

Com políticos falando de fé, acha que a laicidade do Estado está em xeque?
Certamente. O Estado se mostra laico quando mantém a defesa de todas as religiões. Se alguém se apropria do Estado e diz que a sua religião vai governar – a ministra (Damares Alves) acabou de falar isso –, é uma escolha infeliz, porque o País é plural. Temos dezenas de identidades religiosas. Essas declarações são intolerantes, caem no exclusivismo. Essa fase na Igreja Católica só levou ao desastre. A frase em latim é extra ecclesiam nulla salus – “fora da Igreja não há salvação”. Em nome disso se fez guerra santa, que não tinha nada de santa, se fez inquisição, barbárie. A História nos mostrou que é um mau caminho.