l sogno di Leonardo e Francesco: “Abitare la terra”

Este pequeno texto publicado na Italia está sendo recebido com muitos comentarios, pois, se trata do Grande Sonho do Papa Francisco de uma fraternidade universal e de um amor social.Aparecerá em breve também em portugues e em espanhol. LBoff

Francesco Lauria

6 Agosto 2021

La visione del mondo come fraternità universale è al centro del piccolo libro, curato e introdotto da Pier Luigi Mele, che raccoglie tre scritti di Leonardo Boff. Ne emerge la profonda affinità tra il teologo brasiliano, già frate francescano, e papa Bergoglio che all’esempio di Francesco d’Assisi ha deciso di dedicare il suo pontificato, a cominciare dal nome prescelto per guidare in questi anni la chiesa. Fraternità universale che è cammino di liberazione

 Pierluigi Mele, apprezzato giornalista di Rai News 24, ha recentemente curato un utile libretto che raccoglie tre preziosi interventi del teologo brasiliano Leonardo Boff, noto come uno dei padri della teologia della liberazione, ma anche uno degli autori più apprezzati da Papa Francesco.

Il volume, edito da Castelvecchi, si intitola: Abitare la terra. Quale via per la fraternità universale?

Il testo si apre, dopo l’affettuosa dedica dell’ex frate francescano al curatore, con un’introduzione di Pier Luigi Mele che mette subito in relazione le due figure di Boff e di papa Bergoglio, definiti “due fratelli universali”.

Mele parte da un evento che rimarrà per sempre nella storia e nella memoria collettiva: papa Francesco che, il 27 marzo 2020, sotto una pioggia scrosciante, prega da solo in una Piazza San Pietro deserta, durante l’esplodere della prima ondata della pandemia Covid-19. Una solitudine potentissima, ponte verso una moltitudine smarrita e impaurita e, allo stesso tempo, come scrive il giornalista di RaiNews, “assetata di vicinanza e di fiducia”. Il Papa che – ha scritto un vaticanista – “conosce l’odore della vita” non si limita a un “grido di preghiera”, ma, in un momento difficilissimo della storia del mondo globalizzato, invita l’umanità a una profonda “conversione”, a un cambiamento radicale di mentalità.

Il libro, anche nei testi di Boff (tradotti dal sindacalista-pacifista Gianni Alioti), non rinuncia a un dialogo serrato tra paura e speranza, quest’ultima intesa come fattore energetico, mobilitante; come entusiasmo fattivo, scriverebbe il filosofo tedesco Ernst Bloch, nell’attesa fervente dell’adempimento.

Il legame tra Francesco e Leonardo Boff, afferma Pierluigi Mele, sta proprio nel loro collocarsi nella corrente del dinamismo della storia umana, nella “corrente calda” della profezia che pone il pensiero vissuto come ideale storico concreto, inevitabilmente connesso ad una lotta di liberazione.

Ma di quale liberazione stiamo parlando?

L’orizzonte di papa Francesco e di Leonardo Boff è quello di una scelta tra una cosmologia della dominazione, della conquista, del potere, e una cosmologia della cura e della relazione. Sta qui il passaggio fondamentale tra l’enciclica Laudato si’ e l’enciclica Fratelli tutti, firmata ad Assisi e trasmessa all’umanità proprio nel tempo della pandemia.

La visione del mondo come fraternità universale, l’ecologia integrale di cui si nutre è non solo il sogno di Francesco di Buenos Aires e di Leonardo di Concordia, è un cammino sulla scia di Francesco d’Assisi. Neoliberismo e capitalismo sono, infatti, il contrario della cosmologia della cura, così come l’emergenza Coronavirus appare come un contrattacco e un avvertimento della Terra di fronte allo sfruttamento vorace delle risorse finite del Pianeta.

Il messaggio del libro non si ferma, però, alla denuncia dello stato delle cose. L’opportunità che si apre oggi – ci dicono Papa Francesco e Boff – non può essere sprecata perché, come ha scritto il sociologo polacco Zygmunt Bauman, è finito il “secolo degli spettatori”.

Si tratta quindi di agire e di fare presto, senza farsi ingannare dal maquillage, dal grande trucco del Green Wash di un capitalismo truccato, fintamente “verde”.

Se la globalizzazione, come scrive Francesco nell’enciclica Fratelli tutti, “ci ha resi più vicini, ma non più fratelli”, la risposta, la speranza, si sviluppa attraverso il ruolo liberatorio e coscientizzante della fraternità nella sua realizzazione pubblica. Una fraternità evangelica, capace di diventare, scrive ancora Mele nell’introduzione, “amore politico” e per la quale anche  il dialogo interreligioso può fare molto.

Senza costruire alibi per gli Stati e i potenti della Terra, l’attenzione di Boff e di papa Francesco non può non rivolgersi soprattutto alle comunità locali (ecclesiali e non), ad un protagonismo dal basso che è condizione necessaria proprio per andare oltre “il secolo degli spettatori”. Un protagonismo che si nutre, certamente, di una profonda, inclusiva spiritualità e di esempi che ci parlano attraverso il linguaggio della profezia, ma anche dell’impegno concreto.

È così che Francesco e Leonardo, sulla scia del santo universale di Assisi, incontrano nelle pagine curate da Mele, tra gli altri, Charles de Foucauld, il grande islamista francese Luis Massignon, il “sindaco santo” Giorgio La Pira, la dimensione planetaria di padre Ernesto Balducci, un testo fondamentale anche se in parte ingiustamente dimenticato come la “Carta della Terra” (anno 2000), il naturalista francese Theodore Monod, il poeta brasiliano Vinicius De Morales, Gandhi, lo psicologo Carl Gustav Jung, Marthin Luther King, Desmond Tutu, l’imam Al Azhar Al Tayyeb, e, infine, uno dei più grandi conoscitori di Francesco d’Assisi: Eloi Le Clerc, sopravvissuto all’inferno dei campi di sterminio nazisti di Buchenwald e Dachau.

In mezzo all’agonia il testo ci ricorda, citando il Cantico delle Creature, ma anche la tentazione di San Francesco tra carisma e potere, che una presenza diversa nel mondo, una fraternità umana sono possibili.

“Abitare la terra” è, lo scopriranno meglio i lettori, un libro sui sogni. Sogni che non rappresentano esercizi ascetici o “notturni”, ma che vengono immaginati e perseguiti nella consapevolezza di essere accanto e non sopra a tutti gli esseri della natura, formando, insieme, come ci ha ribadito anche la pandemia, una comunità di destino.

Un sogno-scommessa, insomma, quello di papa Francesco e Leonardo Bof,f che solo se verrà percorso sino in fondo, e insieme, potrà salvarci da una minaccia terribile.

Un sogno che ci rinfranca, proprio come il salmo che Boff pone alla fine del volume e che dovremmo recitare insieme, forse ogni giorno: “Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me”.

 Francesco Lauria

Roma, 2021 (a cura di Pierluigi Mele)

Fonte: Costituzione Concilio Cittadinanza

Es preferible un ateo ético a un cristiano indiferente a los sufridores de las periferias

Leonardo Boff*

Esta frase no es mía. La ha repetido varias veces el Papa Francisco al ver cómo cristianos rechazan a refugiados famélicos y desesperados que buscan en Europa salvar sus vidas. Quien tiene a Dios en los labios pero está lejos de la sensibilidad humana y de la justicia mínima, está lejos de Dios y su Dios es más un ídolo que el Dios amante de la vida y de la ternura de los oprimidos.

Quien vive los valores de la justicia, de la solidaridad, de la compasión y del cuidado de unos a otros, incluyendo a la naturaleza, está más próximo a Dios que el piadoso que frecuenta la iglesia, hace sus rezos y comulga, pero pasa de largo ante los pobres que encuentra en la calle.

El presidente norteamericano Busch Jr usaba frecuentemente a Dios así como Bin Laden. En nombre de su Dios hicieron guerras y promovieron atentados aterradores. Era un Dios belicoso, enemigo de la vida y destructor despiadado de ciudades enteras con innumerables víctimas, particularmente niños inocentes.

Entre nosotros el presidente Jair Bolsonaro pone a Dios por encima de todo, pero en la práctica lo niega en todo momento con su odio a los negros, a los quilombolas, a los indígenas, a los homoafectivos y a sus adversarios políticos, a los que transforma de adversarios en enemigos a quienes se debe perseguir y difamar. Se ha acostumbrado a la mentira directa, a las fake news hasta el punto de que nunca sabemos cuándo dice la verdad o simplemente está diciendo otra mentira.

Lo más grave, sin embargo, es que el Dios que tiene continuamente en sus labios no le ha movido a tener un gesto de solidaridad con los miles de familias que lloran a sus seres queridos, parientes y amigos. Nunca ha visitado un hospital para ver la dramática situación de la falta de oxígeno y la muerte por asfixia de cientos de personas, como ocurrió en Amazonas. Si por lo menos hiciese una obra de misericordia que es visitar a los enfermos. Su práctica niega a Dios y le convierte en un ateo práctico, anti-ético y perverso.

El odio que destila, la falta de respeto y veneración ante la sacralidad de la vida incorpora rasgos que las Escrituras atribuyen al anti-Cristo. Es propio del anti-Cristo usar el nombre de Dios y de Jesús para engañar y seducir a las personas hacia el camino de la perversidad. Marca del anti-Cristo es su desprecio por la vida y su pulsión por la muerte.

Pero ese Dios es un ídolo porque no es posible que Dios vivo y verdadero quiera lo que él quiere. El ateísmo ético tiene razón al negar este tipo de religión con su Dios que justificó en otro tiempo las cruzadas, la caza de brujas, laInquisición, el colonialismo, la Shoah judaica y actualmente el genocidio provocado por la Covid-19, particularmente entre los indígenas y los pobres, sin protección en las grandes periferias de las ciudades.

¿Es posible aún creer en Dios en un mundo que manipula a Dios para atender a intereses perversos del poder? Sí, es posible, a condición de que seamos ateos de muchas imágenes de Dios que entran en conflicto con el Dios de la experiencia de los practicantes religiosos sinceros y consecuentes y de los puros de corazón.

Entonces la cuestión hoy es: ¿Cómo hablar de Dios, sin pasar por la religión? Porque hablar religiosamente como Jair Bolsonaro y antes Bin Laden y Busch hablaron es blasfemar de Dios.

Pero podemos hablar secularmente de Dios sin mencionar su nombre. Como bien decía el gran profeta ya fallecido, Don Casaldáliga: si un opresor dice Dios, yo le digo justicia, paz y amor, pues estos son los verdaderos nombres de Dios que él niega. Si el opresor dice justicia, paz y amor, yo le digo Dios, pues su justicia, paz y amor son falsos.

Podemos hablar secularmente de Dios a partir de un fenómeno humano que, analizado, remite a la experiencia de aquello que llamamos Dios. Pienso en el entusiasmo. En griego, entusiasmo se deriva de enthusiasmós. Esta palabra se compone de tres partes: en (en) thu (abreviación de theós=Dios), y mos (terminación de sustantivos). Entusiasmo significa, pues, tener un Dios dentro, ser tomado por una Energía singular que nos hace luchar por la vida, por los derechos y por los empobrecidos. 

Es una fuerza misteriosa que está en nosotros pero que es también mayor que nosotros. Nosotros no la poseemos, es ella la que nos posee. Estamos a merced de ella. El entusiasmo es eso, el Dios interior. Viviendo el entusiasmo, en este sentido radical, estamos vivenciando la realidad de aquello que llamamos Dios.

Esta representación es aceptable porque Dios se ha vuelto íntimo y dentro de nosotros, aunque también siempre más allá de nosotros. Bien decía Rumi, el mayor místico del Islam: “Quien ama a Dios, no tiene ninguna religión, a no ser Dios mismo”. Dios mismo no tiene religión.

En estos tiempos de idolatría oficial hay que recuperar este sentido originario y existencial de Dios. Su nombre es amor, es justicia, es solidaridad, es gratuidad, es capacidad de renunciar para el bien del otro, es tener compasión e infinita misericordia. Quien vive en esta atmósfera de valores, está sumergido en Dios. Somos habitados por el Dios interior a través del entusiasmo que da sentido a nuestras luchas. 

Sin pronunciar su nombre, lo acogemos reverentemente como entusiasmo que nos hace vivir y nos permite la alegre celebración de la vida.

Leonardo Boff es teólogo y ha escrito Experimentar a Dios hoy: la transparencia de todas las cosas, Vozes 2010.

Traducción de Mª José Gavito Milano

Leiden mit den Leidenden: über die Aktualität des Mitgefühls

Leonardo Boff

Eine Decke des Leidens und des Schmerzes bedeckt die ganze von Covid 19 bedrdohte Menschheit. Die Kultur des Kapitals, in der wir leben, ist geprägt von Individualismus und einem schreienden Mangel an Kooperation. Als der Papst auf der italienischen Insel Lampeduza Hunderte von Afrikanern sah, die mit Booten aus Afrika ankamen und von der lokalen Bevölkerung nicht willkommen geheißen wurden, sagte er fast unter Tränen: “Unsere moderne Kultur hat uns des Mitgefühls für unsere Mitmenschen beraubt; wir sind unfähig geworden, zu weinen.

Es scheint, dass die Inflation der instrumentellen und analytischen Rationalität uns eine Art Lobotomie beschert hat: Wir sind unempfindlich gegenüber dem Leiden anderer geworden. Der aktuelle Präsident ist der tragischste Beweis für diese Gleichgültigkeit. Er hat noch nie ein Krankenhaus besucht, das überfüllt war mit Menschen, die mit Covid-19 infiziert waren und von denen viele zu Tode erstickt sind.

Die Pandemie ließ uns unsere tiefe Menschlichkeit entdecken: die Zentralität des Lebens, die gegenseitige Abhängigkeit aller, die Solidarität und die notwendige Fürsorge. Sie hat uns sensibler gemacht. Sie brachte das Mitgefühl zurück.

Mitgefühl ist die Fähigkeit, das Leiden des anderen zu spüren und zu teilen, ihm Worte der Hoffnung ins Ohr zu flüstern, eine Schulter anzubieten und zu sagen, dass man da ist, um zu kommen oder zu gehen, gemeinsam weinen zu können, aber auch um sich gegenseitig zu ermutigen.

Mitgefühl ist ein transkulturelles menschliches Gefühl. Es ist in allen Kulturen zu finden: Jeder beugt sich über den Gefallenen und verneigt sich vor der Würde des Leidens des anderen.

Vor einiger Zeit wurde ein altägyptisches Grab mit dieser Inschrift entdeckt, die voller Mitgefühl ist: “Ich war jemand, der die Klage der Witwe anhörte; ich war jemand, der über ein Unglück weinte und die Niedergeschlagenen tröstete; ich war jemand, der das Schluchzen des Waisenmädchens hörte und ihre Tränen abwischte; ich war jemand, der Mitleid mit einer verzweifelten Frau hatte.

Heute rufen uns die Angehörigen der Getöteten und Betroffenen von Covid-19, der bei seinen Opfern schwere Folgeschäden hinterlassen hat, dazu auf, diese bessere Seite unserer Menschlichkeit zu leben: das Mitgefühl. Der heilige Thomas von Aquin schrieb in seiner Summa Theologica, dass das Mitleid vorzüglicher ist als die Nächstenliebe; letztere ist auf den anderen gerichtet, das Mitleid auf den anderen, der leidet.

Aus der Quantenphysik, der modernen Kosmologie und der Bioanthropologie lernen wir, dass das Grundgesetz aller Dinge und des gesamten Universums nicht der Wettbewerb und der Triumph des Anpassungsfähigsten ist, sondern die Kooperation und Synergie aller mit allen. Auch das Kleinste und Schwächste hat das Recht zu leben, weil es seinen Platz unter allen Wesen hat und eine Botschaft in sich trägt, die von allen gehört werden muss. In diesem Bereich gilt auch das Mitgefühl unter allen anderen nicht-menschlichen Lebewesen.

Die folgende Legende wird über den heiligen Franziskus erzählt, der besonders barmherzig mit Aussätzigen war, mit dem Wurm, der kein Loch in den harten Boden der Straße machen konnte und der barmherzig genug war, ihn aufzuheben und ihn auf feuchte Erde zu setzen, oder mit dem abgebrochenen Zweig:

Er fand einen Jungen, der in einem Käfig Tauben trug, um sie auf dem Markt zu verkaufen. Er flehte ihn an: “Gutes Kind, gib mir diese bescheidenen und unschuldigen kleinen Tauben, damit sie nicht von den Menschen getötet und gegessen werden. Der Junge, berührt von der unschuldigen Liebe des Heiligen Franziskus, gab ihm den Käfig mit den Tauben. Flüsternd sagte der heilige Franziskus zu ihnen: “Meine lieben kleinen Schwestern, warum seid ihr so töricht und einfältig und habt euch einfangen lassen?

Seht, ich komme, um euch zu befreien. Er öffnete den Käfig. Anstatt herauszufliegen, setzten sie sich auf seine Brust und in seine Kapuze und wollten ihn nicht verlassen. Der heilige Franziskus nahm sie mit in die Einsiedelei und sagte zu ihnen: “Vermehrt euch, wie es euer Schöpfer will. Sie bekamen viele Küken. Sie verließen die Gesellschaft des heiligen Franziskus und der Mönche nicht, als wären sie ihre Haustiere. Sie hoben erst ab und flogen weg, als der heilige Franziskus sie segnete und sie gehen ließ.

Wie man sieht, ist Mitgefühl im Sinne des Buddhismus und Arthur Schopenhauers “Grundzüge der Moral” (1840), das auf unbegrenztem Mitgefühl für alle Wesen beruht, nicht nur für diejenigen wichtig, die derzeit leiden, sondern für die gesamte Schöpfung.

Lasst uns mit den inspirierenden Worten des Dalai Lama schließen: “Ob Sie an Gott glauben oder nicht, ob Sie an Buddha glauben oder nicht, selbst wenn Sie nicht mit Geld helfen können, ist es immer lohnenswert, moralische Unterstützung und Empathie auszudrücken. Dies sollte die Grundlage unseres Handelns sein. Ob wir es Religion nennen oder nicht, ist die geringste unserer Sorgen” (Logik der Liebe, 1998). Worauf es ankommt, ist Mitgefühl.

Leonardo Boff  Philosoph, Ökotheologe  und Autor von: “Prinzip Mitgefühl”, Herder, Freiburg 1999

Studio Tecnico d'ingegneria Ingg. Paolo Vozzo & Enrico Raiteri

Dentro le comunità, al servizio delle persone

Cambiamo paradigma? La fraternità al centro: L.Boff

di Daniele Rocchetti | venerdì 23 luglio 2021

Santalessandro.org

Forse ha ragione Bauman quando scrive: “Il vero problema dell’attuale stato della nostra civiltà è che abbiamo smesso di farci delle domande. Astenerci dal porre certi problemi è molto più grave di non riuscire a rispondere alle questioni già ufficialmente sul tappeto; mentre porci domande sbagliate troppo spesso ci impedisce di guardare ai problemi davvero importanti. Il prezzo del silenzio viene pagato con la dura moneta delle umane sofferenze. Porsi le questioni giuste è ciò che, dopotutto, fa la differenza tra l’affidarsi al fato e perseguire una destinazione, tra la deriva e il viaggio. Mettere in discussione le premesse apparentemente indiscutibili del nostro modo di vivere può essere considerato il più urgente dei servizi che dobbiamo svolgere per noi stessi e per gli altri”.  Per questo abbiamo bisogno di letture “divergenti” che aiutino – anche le nostre comunità ecclesiali – a guardare in profondità, a mettere in discussione l’ovvio, a chiedere fino a che punto la fede in Gesù Cristo è passione per l’uomo e per la storia, è cura del creato. Il libro di Leonardo Boff, pubblicato da poco da Castelvecchi, “Abitare la terra”, va in questa direzione. Boff, uno dei padri della teologia della liberazione, da sempre attento ai temi legati ad un’etica della “madre terra”, ha raccolto in un testo,a ampliandoli, i due splendidi contributi scritti nei mesi scorsi per il blog “Confini” (confini.blog.rainews.it:  È possibile la fraternità umana universale con tutte le creature? e Fratelli tutti: la politica come tenerezza e gentilezza.)  Il volume è impreziosito da una robusta introduzione scritta da Pierluigi Mele, coordinatore del blog e giornalista di Rainews 24. Proprio a Pierluigi Mele, sapiente osservatore e interprete del tempo presente,  ho posto alcune domande relative ai temi del libro.

A quando risale la tua amicizia con Leonardo Boff?
Prima di rispondere alla tua domanda voglio che fin da giovane mi sono confrontato con il pensiero di Leonardo Boff e di altri teologi della liberazione. Infatti mi sono laureato  in scienze politiche proprio su questo tema. Per cui il terreno era già pronto. La nostra amicizia nasce a Bassano del Grappa, dove era stato invitato dall’Associazione Macondo per una conferenza. In quell’occasione lo intervistai per Rainews24. Da quel giorno il nostro rapporto si è intensificato con scambi di idee e di interviste. E questo ha creato una profonda sintonia.

Dove sta a tuo avviso il valore di questo libro?
Il valore del libro sta nel pensiero profondo di Leonardo Boff, un autentico maestro del pensiero contemporaneo. Insieme a Noam Chomsky e a Egdar Morin si colloca in alto tra gli intellettuali critici del sistema. Chi leggerà questo libro non resterà indifferente rispetto alla crisi planetaria che stiamo vivendo. Sono sicuro che produrrà una presa di coscienza positiva.

Boff riprendendo alcuni passi dell’enciclica Fratelli tutti parla del llberismo come di un idolo: un pensiero unico che pervade l’intero pianeta. La cosmologia della fraternità universale è praticabile o rischia di essere solo una pia e nobile intenzione?
Non è una pia intenzione. Come potrebbe esserlo di fronte ad una situazione apocalittica. La prospettiva si costruisce con il cambio radicale del nostro paradigma sociale dominante: nel pensiero e nell’azione, mai come oggi siamo stati di fronte a un’alternativa chiara: dobbiamo scegliere tra una cosmologia della dominazio­ne, della conquista, del potere, e una cosmologia della cura e della relazione e della fraternità  che implica «il riconoscimento del valore intrin­seco di ogni essere, anziché la sua mera utilizzazione da parte umana; il rispetto per l’intera vita e per i diritti e la dignità della natura, invece del suo sfruttamento».Cioè è la rivoluzione paradigmatica del passaggio dal dominusal frater.

La pandemia ci ha mostrato l’insostenibilità del paradigma che ha legittimato questo modello di sviluppo. Eppure la ripartenza non pare all’insegna di un cambiamento..
La tua osservazione è giusta. Forse si potrebbe dire con Gramsci che il “vecchio mondo sta morendo e il nuovo mondo tarda a comparire”. I “padroni dell’umanità ” resistono (le grandi società multinazionali, il capitale finanziario). Fanno il “maquillage” al sistema. In questo è emblematico il “Great Reset”. Anche il “filantrocapitalismo” dei super-ricchi rientra in questa logica di perpetuazione del sistema neo liberista. Parliamo di quella fetta della popolazione mondiale che, secondo i dati Oxfam relativi al 2019, costituisce l’1% più ricco sotto il profilo patrimoniale e che detiene più del doppio della ricchezza netta posseduta da 6,9 miliardi di persone.Il problema principale nasce dal fatto che “diventate ricche, queste persone usano le leve della globalizzazione per incidere sulle regole della politica mondiale”. Puntano le aree deboli della governance globale, delle Nazioni Unite, per penetrarle lentamente e stabilirsi in posizioni di potere. Il nostro compito di cittadini militanti è quello di essere consapevoli di questo. Creare un processo di coscientizzazione nei confronti del sistema politico non solo italiano ma anche europeo. Si può creare davvero un processo di reversibilità di questa logica perversa. 

Papa Francesco si erge come uno dei pochi leader mondiali in grado di essere riconosciuto credibile anche fuori dal perimetro dei credenti. Questo rende però evidente il deficit di classe dirigente a tutti i livelli: politico, ecclesiale, associativo. Come è possibile e su cosa ripartire per mettere di nuovo in circolo pensieri e percorsi che possano incidere anche tra coloro che decidono e hanno posizioni di rilievo?
Dove iniziare? Qui il Papa ci da una indicazione di fondo,  che spesso ripete ai movimenti sociali: “Non aspettatevi niente dall’alto poiché sarà sempre più o meno lo stesso o peggio; cominciate da voi stessi, siate i poeti del nuovo mondo”. Per questo suggerisce: “È possibile cominciare dal basso e caso per caso, lottare per ciò che è più concreto e locale, fino all’ultimo angolo della patria e del mondo” (n. 78). Dal locale si passa al regionale, dal regionale al nazionale e dal nazionale al mondiale (cf.147). Dedica lunghe riflessioni sull’economia e la politica, ma evidenzia: “la politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia” (n. 177). Fa una schietta critica al mercato che non possiede la soluzione a tutti i problemi della sussistenza umana, tanto meno nella sua dimensione globalizzata (c.n.168). “La società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli” (n. 12). Crea appena  dei soci, ma non fratelli (n. 101). In questo senso occorre ricordare le proposte concrete, operative del Forum di Assisi sull’Economia di Francesco. Il nuovo paradigma della fraternità e dell’amore sociale si dispiega nell’amore nella sua realizzazione pubblica, nella cura dei più fragili, nella cultura dell’incontro e del dialogo, nella politica come tenerezza e gentilezza.

Nella tua introduzione, citi, tra gli altri, Giorgio La Pira ed Ernesto Balducci. Siamo figli di una stagione che ha avuto grandi testimoni che hanno mostrato come la fraternità evangelica possa diventare amore politico. Dove li rintracci oggi?

Bisogna essere chiari su questo punto: la comunità ecclesiale italiana in questi ultimi anni si è molto impoverita di leader e di pensiero “lungo”. Paga, a caro prezzo, la gelata ruiniana. Non è facile ricostruire. Lo sforzo di Papa Francesco di ridare ossigeno alla Chiesa italiana è titanico. Spero nel percorso sinodale. Spero davvero. La parola “fraternità” non mi sembra che sia all’ordine del giorno nella politica italiana. Poi se pensiamo, anche, che esiste una forza politica di estrema destra che si chiama “Fratelli d’Italia” (che deforma in senso nazionalistico il concetto di “fraternità”, riducendolo a una clava contro lo “straniero”) capisci quanto siamo lontani dalla fraternità evangelica. E la sinistra? La sinistra in questi anni è stata troppo timida. Ancora una volta si pone l’alternativa con la destra. Solo una coraggiosa politica di fraternità può far rinascere l’idea stessa di sinistra. Tu mi chiedi dove rintraccio oggi le idee di La Pira e Balducci. A livello politico in nessuno. A livello ecclesiale, secondo me,  in Sant’ Egidio , nella Caritas, nelle Acli (anche se hanno perso parecchio della loro capacità di profezia) e in Pax Christi.

Nel  libro vi sono parole molto belle sull’urgenza della speranza come virtù e come principio

Si è vero. Oggi abbiamo bisogno del “Principio Speranza”. Leonardo ha citato il grande filosofo tedesco della speranza Ernst Bloch.  Al riguardo vorrei concludere questa nostra conversazione con un pensiero di Charles Peguy. Come sappiamo Peguy definisce la Speranza come una “bambina irriducibile”. Che la descrive così: 

La Speranza ama ciò che sarà.
Nel tempo e per l’eternità.
Per così dire nel futuro dell’eternità.
La Speranza vede quel che non è ancora e che sarà.
Ama quel che non è ancora e che sarà.
Nel futuro del tempo e dell’eternità.
Sul sentiero in salita, sabbioso, disagevole.

“La Speranza ama quel che non è ancora e che sarà”. Allora il senso profondo del libro di Leonardo è proprio questo: un profondo atto di amore nell’umanità e nella sua capacità di intraprendere, con umiltà, un cammino di autentica fraternità. Facebook Twitter LinkedI

Pubblicato “Il mondo che verrà”, il dossier ISPI

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