22ª jornada de la operación militar sobre Gaza

A crueldade não tem limites. Assassinos sairam do inferno e vieram matar crianças, inocentes, velhos, civis,galinhas, vacas, ovelhas e mataram camponeses em suas casas. Ninguém se mexe na humanidade, aqueles que têm poder e podem intervir. Que assistem? Só nos resta rezar e viver a compaixão no sentido cristão e budista: colocar-se no lugar das vítimas e compartilhar de seu medo, de seu terror e de sua morte.Lboff

GAZA, 29 de julio 2014 a las 19 pm,

Faltan palabras esta mañana para describir la noche de infierno que hemos pasado, Solo soy capaz de escribir algo después de ver lo que ha quedado de la calle, tras el furioso ataque del ejército israelí.

Incluso ahora, ante mis ojos, las bengalas luminosas con sonido, el fortísimo estruendo de las explosiones de las bombas, el viento en los hombros con cada explosión que arrasó casas, edificios, mezquitas, carreteras. El puerto continúa humeando; las casas de los pescadores, con sus equipos para la pesca, se perdieron.

Los aviones y los drones israelíes han sobrevolado sin tregua durante toda la noche, a lo largo de toda la franja de norte a sur y viceversa, sin permitirnos respirar. Toda la franja ha quedado envuelta de humo y de los escombros de las explosiones que continuaban con una frecuencia científica: una bomba cada 2 minutos y 2 bengalas luminosas y sonoras lazadas a lo alto algunos segundos antes.

Han partido del barrio Zeitun de la ciudad de Gaza, donde ya habían anunciado la evacuación “de la casa del Instituto de las Hermanas del Verbo Encarnado” donde hay dos monjas y chicos con discapacidades. Después nos enteramos de que el Instituto ha sido destruido. Los chicos se salvaron porque se refugiaron en la iglesita.

La mañana de ayer, primer día del Eid el Fitr, la fiesta al final del Ramadán, había comenzado con una “tregua humanitaria” progresiva, no oficial, llegado el día 21 de los bombardeos y la destrucción. Sin embargo, durante el día Israel lanzó sobre la población a través de los aviones, comunicados sospechosos que señalaban en un dibujo de la Franja de Gaza “4 tumbas con cruces puestas sobre toda la franja”. En la parte posterior del volante, 73 nombres de personas que pertenecen a Hamas e a la Yihad islámica, no especialmente conocidas, a las que indica el lugar adecuado para descansar… tumbas… preludio macabro… Luego, en la tarde, el absurdo dron que golpea y mata a 8 niños, 3 adultos y hiere a cientos de personas en el patio de recreo del campamento de Shati, y otro en el muro perimetral del hospital Al Shifa, en la ciudad de Gaza.

A las 22.30 después de unos lanzamientos de misiles por parte de Hamás y una acción de comando que ataca y mata a 4 soldados, comienzan los bombardeos.

Desde el mar con barcos, desde la frontera de tierra, con la artillería de tanques, desde el cielo con drones y F16.
Lanzamientos continuos e imparables que solo terminan al amanecer de esta mañana, con una breve parada, y la reanudación inmediata de los ataques que se han seguido sucediendo durante todo el día. Más de 100 muertos, cifra que aumenta de hora en hora con el descubrimiento de cuerpos de los bombardeos nocturnos y de los días anteriores.

Nada de lo que estoy contando puede dar una idea de lo que ha sucedido en estas últimas horas, no hay palabra o explicación que pueda expresar la violencia de este ataque.

Las declaraciones locas que se siguieron sobre la necesidad de continuar, sólo anticipan el terror que se desea infligir a esta población. Ahora ya no hay más centros de acogida; más de 200.000 personas desplazadas están empezando a sentir la falta de alimentos, de agua, de salud, de higiene, de dignidad.

1.200 muertos

6.840 heridos

11.000 viviendas destruidas

Esperamos la noche que está llegando…

Ancora mistica e spiritualità per calciatori

In un precedente articolo, avevo affrontato la necessità di fornire oltre che assistenza pisicologica ai giocatori della Coppa Mondiale di Calcio, anche assistenza spirituale. Parlavo allora di mistica in senso non confessionale, ma come espressione della dimensione del profondo umano, un dato antropologico di base.

Voglio adesso abbordare la spiritualità in senso proprio, oggi così in voga anche tra i grandi nomi della scienza. Non come monopolio delle religioni, ma come una dimensione dell’umano a pari diritto di cittadinanza, di volontà, d’intelligenza, potere e libido.

Tra le molte forme d’intelligenza oggi studiate, tre sono di maggiore rilevanza: intelligenza intellettuale, intelligenza emozionale e intelligenza spirituale, tutte fondate su serie ricerche scientifiche.

Attraverso l’intelligenza intellettuale (il nostro famoso QI) organizziamo i pensieri, articoliamo i vari saperi, specialmente il linguaggio e le strategie dell’azione. Essa è legata a quella dimensione del cervello chiamata neocorteccia. Questa, nel processo di antropogenesi è relativante recente. Non possiede più di 7-8 milioni d’anni, ma pienamente sviluppata con la comparsa del’homo sapiens sapiens centomila anni fa. L’opera civilizzatrice con le sue arti e scienze proviene dalla neocorteccia. Senza questa non capiremmo il mondo di oggi, né potremmo sopravvivere. Ma l’intelligenza intellettuale da sola non spiega la vita umana.

Esiste in noi un’intelligenza emozionale, studiata particolarmente da Daniel Goleman, nel suo famoso libro Intelligenza emozionale (Objetiva, 1995). Questa è legata al cervello limbico, che comparve circa 130 milioni di anni fa, quando irruppero nell’evoluzione i mammiferi. Questi portano i cuccioli dentro di loro. Quando nascono, ne hanno cura, li circondano di premure e di amore. Era nato nell’universo conosciutto qualcosa di assolutamente nuovo: l’emozione, l’affetto, il sentimento, la passione, l’amore e anche i loro contrari. Noi esseri umani abbiamo dimenticato che siamo mammiferi intelletuali e razionali. Gli strati più profondi e decisivi della nostra vita, possiedono una storia millenaria. Noi siamo prima di tutto esseri di emozione e di sentimento.

Goleman ha dimostrato che la prima reazione umana davanti a qualsiasi fenomeno non è intellettuale/razionale, ma emozionale. Pochi momenti dopo entra in azione l’intelligenza razionale /intellettuale.

Alcuni fiolosofi (Maffesoli, Cortina, Scheler, Muniz Sodré, Duarte Junior) la chiamano anche “ragione cordiale, o sensibile”. Goleman critica l’inflazione dell’intelligenza razionale che ha reso le persone insensibili, individualiste, competitive e inclini alla violenza, suggerisce una vera “alfabetizzazione emozionale” a partire dalla scuola, cosa che io sto chiedendo da vent’anni con il libro Saber Cuidar e Cuidado Necessario (tutti e due dall’Editrice Vozes). Questo diminuisce la violenza in tutti i campi. Nell’intelligenza emozionale risiede la nicchia dei valori, dell’etica, dell’amore e di quello che dà senso alla nostra vita.

Infine esiste in noi l’intelligenza spirituale. Negli ultimi vent’anni, hanno avuto un grande sviluppo le neuroscienza, la neurolinguistica e altre affini che studiano il cervello umano. In esso ci sono miliardi e miliardi di neuroni e sinapsi (connessioni tra loro). C’è stata una constatazione sorprendente: ogni volta che qualche persona si occupa esistenzialmente di visioni globali delle cose, del senso della vita o del sacro e Dio, nel lobo frontale si verifica un’accelerazione inusitata di neuroni. Danah Zohar, una scienziata quantica e Ian Marshall, suo marito psichiatra, hanno sintetizzato le molte ricerche in un libro disponibile in portoghese: QS: L’Intelligenza Spirituale (Record 2000). Gli scienziati e non i teologi hanno dato a questa esperienza il nome di il “Punto Dio” nel cervello. Si tratta di un vantaggio evolutivo dell’essere umano: possedere un organo interno attraverso il quale captare il “Tutto” legato da un “anello” sacro che tutto unifica.

Così come abbiamo organi interni, occhi, naso, udito ecc., attraverso i quali captiamo il mondo materiale, abbiamo un organo interno attarverso il quale captiamo questo filo conduttore, ritenuto come la Suprema realtà, che tutto sostiene. Possiamo chiamarla con mille nomi. Non importa. Il più semplice è chiamarla immagine di Dio (Dio stesso è più che non il “Punto Dio”). Questa dimensione sta in ogni persona e costituisce la base biologica dell’intelligenza spirituale. Essa si manifesta per maggiore sensibilità davanti all’altro, attraverso maggior amore, più compassione, più rispetto e più devozione. La nostra cultura materialitisca ha coperto di cenere con il suo consumismo e volontà di dominare tutto. Attivato il “Punto Dio”, ci umanizziamo e ci spiritualizziamo. Il frutto è una profonda pace e serenità e il sentimento che siamo inseriti in un Tutto più grande che ci accoglie. Ci sentiamo pieni di “entusiasmo”: la presenza del Dio interiore. Ho scritto un libro dal titolo Meditação da Luz. O Caminho da Simplicidade (Vozes 2010) dove tento di tradurre l’attivazione del “Punto Dio” servendomi del cammino più antico dell’oriente e dell’occidente che è prendere la Luce come elemento che risveglia e attiva il “Punto Dio”.

Oso un suggerimento: che ve ne pare se un giocatore e un allenatore, oltre che agli allenamenti e all’indispensabile psicologia, incorporassero un momento di meditazione per attivare il loro “Punto Dio”? Sicuramente sentirebbero molta più pace e sarebbero meglio disposti al gioco.

Leonardo Boff appartiene all’associazione internazionale di psicologia analitica (IAAP) di linea junguiana, Zurigo.

 

Traduzione di Romano Baraglia

Humor als Ausdruck psychischer und spiritueller Gesundheit

Alle höheren Lebewesen besitzen einen ausgeprägten Sinn für das Spiel. Das sehen wir, wenn wir unsere Katzen und Hunde beobachten. Doch Humor ist nur den Menschen eigen. In theologischen Reflexionen wurde Humor niemals als ernsthaftes Thema in Erwägung gezogen, obwohl bekanntlich alle Heiligen und Mystiker, also die einzig wahrhaft ernsthaften Christen, über Humor verfügten. In der Philosophie und der Psychoanalyse hatte Humor mehr Glück.

Humor ist kein Synonym für Witze, den es gibt Witze ohne Humor und Humor ohne Witze. Ein Witz kann nicht wiederholt werden; wiederholt man ihn, verliert er seinen Anmut. Eine Erzählung, die voller Humor steckt, bewahrt sich stets ihren Anmut, und wir hören sie immer wieder gern.

Humor kann nur aus der Tiefe des menschlichen Wesens heraus verstanden werden. Sein Merkmal besteht darin, ein zeitloses Projekt zu sein, Träger unerschöpflicher Wünsche, Utopien, Träume und Fantasien. Diese existentielle Gegebenheit ist die Ursache für ein ständiges Ungleichgewicht zwischen Verlangen und Realität, zwischen dem, wovon man träumt, und dem, was sich verwirklichen lässt. Keine Institution, Religion, kein Staat und kein Gesetz kann das menschliche Wesen völlig in sich aufnehmen, selbst wenn es dort eine Art Ordnung gibt, die Menschen beinhaltet. Doch der Mensch überschreitet diese Determinanten. Daher ist es so wichtig, das Verbotene auszuprobieren, um Freiheit zu erleben und um Neues zu schaffen. Und dies geschieht in der Kunst, Literatur und auch in der Religion.

Wenn wir diesen Unterschied zwischen Gesetz und Realität bemerken – wie z. B. das Verbot der Benutzung von Kondomen in der katholischen Morallehre zu Zeiten grassierender AIDS-Erkrankungen – kommt der Sinn für Humor ins Spiel. Man kann über das Verbot lachen, denn es macht wenig Sinn und es ist, als würde man gegen den Wind pfeifen, denn entweder hört oder achtet niemand darauf, sodass es nur Humor hervorbringen kann. Solche Menschen leben auf dem Mond, nicht auf der Erde.

Der Humor verhilft zu einem Gefühl der Befreiung vom Gewicht solcher Beschränkungen und zur Freude, diese relativiert zu sehen und ohne die Wichtigkeit, die sie sich selbst zuschreiben. Für einen Augenblick fühlt der Mensch sich frei von den ihn schwächenden Über-Ichs, von der Last, die die Situation ihm abverlangt, und er spürt einen Sinn für Freiheit als ein Mittel, selbst über seine Zeit zu bestimmen, seiner Tätigkeit einen Sinn zu verleihen und etwas Neues zu schaffen. Hinter dem Humor steht die Kreativität, die dem Menschen eigen ist. Unabhängig von möglichen natürlichen und sozialen Einengungen, gibt es immer Raum, etwas Neues zu kreieren. Wenn dies nicht so wäre, gäbe es keine Genies in Wissenschaft, Kunst oder im Denken. Zuerst werden sie als „verrückt“ erachtet und als exzentrisch und abnormal. Viel später entdeckt man beim zweiten Hinschauen das Genie eines van Gogh, die fantastische Kreativität von Bach, die zu deren Lebzeiten fast unbeachtet blieben. Von Jesus wird gesagt, dass seine Freunde kamen, um ihn wegzuholen, da man von ihm sagte „Er ist verrückt“ (Mk 3,21). Dasselbe wurde von Franz von Assisi berichtet: Er ist „pazzus“, verrückt, was dieser als Ausdruck des göttlichen Willens verstand. Und er war ein Heiliger und so erfüllt von Humor und Freude, dass man ihn den „stets glücklichen Bruder“ nannte.

Einfacher ausgedrückt: Humor ist ein Zeichen für die Unmöglichkeit, das menschliche Wesen innerhalb eines etablierten Rahmens zu definieren. Innerhalb seines tieferen und wahren Selbst befindet sich ein Schöpfer und ein freies Wesen.

Aus diesem Grund ist es dem Menschen möglich, solche Systeme, die ihn innerhalb von bestehenden Kategorien einsperren wollen, zu belächeln und sie mit Humor zu betrachten. Auch der Spott, mit dem wir seriöse Gentlemen beobachten (z. B. Professoren, Richter, Schuldirektoren und selbst Monsignori), die feierlich und mit dem Anschein einer höheren, fast göttlichen Autorität versuchen, andere blind und unterwürfig zu mache, sodass sie ihren Anordnungen wie Schafe folgen, auch dies regt den Humor an.

Der Philosoph Philip Lersch (Philosophie des Humors, München 1953, S. 26) schrieb ganz richtig: „Der innerste Wesenskern des Humors liegt in der Kraft der religiösen Haltung. Denn der Humor sieht das Irdische und das Menschliche in seiner Unzulänglichkeit zu Gott.“ Von der Ernsthaftigkeit Gottes aus belächelt der Mensch den menschlichen Ernst mit dessen Anspruch, absolut seriös und wahr zu sein. Vor Gott ist er nichts. Und es gibt ebenfalls eine ganze theologische Tradition, die wir von den Vätern der Orthodoxen Kirche kennen und die von einem Deus ludens (einem spielerischen Gott) spricht, denn Gott schuf die Welt als ein Spiel zu Seiner eigenen Unterhaltung. Und Gott tat dies auf so kluge Weise, indem er Humor mit Ernst verband.

Diejenigen, die ihr Leben in Gott verankert haben, verfügen über eine Methode, Humor zu kultivieren. Sie relativieren die irdische Ernsthaftigkeit, selbst ihre eigenen Mängel, und sie sind frei von Sorgen. Der Hl. Thomas Morus, der zum Tod durch die Guillotine verurteilt wurde, bewahrte seinen Humor bis zum Schluss: Er bat die Urteilsvollstrecker, seinen Nacken zu durchtrennen, jedoch ohne seinen langen weißen Bart zu berühren. Der Hl. Laurentius lächelte humorvoll seine Vollstrecker an, die ihm auf dem Grill verbrannten, und lud sie ein, ihn zu wenden, da eine Seite bereits gar gekocht war; und der Hl. Ignatius von Antiochien, der alte Bischof der ersten Kirche, flehte die Löwen an, zu kommen um ihn zu verschlingen, sodass er schnell in die ewige Seligkeit einkehren könne.

Um sich eine solche Gelassenheit zu bewahren, in einem Zustand des Humors zu leben und ihn aus dem Blickwinkel der menschlichen Unzulänglichkeit zu betrachten, ist eine Gnade, die wir alle anstreben müssen und um die wir Gott bitten.

übersetzt von Bettina Gold-Hartnack

 

Correspondencia desde el frente en el 20° día de operación militar sobre Gaza

Temos amigos que vivem e sobrevivem ao genocídio de Gaza e que nos enviam notícias da frente de devastação da desolação. Pertencemos aos humildes da Terra que não temos poder nenhum. Somente, como o profeta, nos sentamos junto sicômoro e nos resta chorar e chorar. Esperamos que estas lamentacões cheguem aos ouvidos do Supremo, aquele que é o verdadeiro Senhor da História e que escuta o clmaor do oprimido, Aquele que fará justiça aos inocentes e que se compadece de quem sofre sob as armas dos tiranos que matam crianças, idosos, pessoas de todo tipo, cavalos, burros e ovelhas. Nada o que é vivo é respeitado. Ate quando, Senhor? Até quando? Como diz o profeta Isaias 24,12:”Na cidade restou apenas desolação, a porta está demolida e em ruinas” por isso ninguém pode entrar nem sair  Há traços de comportamento do anti-Cristo, chamado de “inimigo da vida”,  na aniquilação indiscrimina da população de Gaza. Que Deus,”soberano amante da vida” (Sabedoria 11,26) venha em socorro das vítimas, de um lado e do outro mas principalmente do lado de Gaza, cujas entradas e saidas estão todas fechadas para que a carnificina possa se processar sem risco de que alguém escape. LBoff

Gaza, 27 julio 2014 – hora 9.51 ”

Una tregua de 12 horas, desde ayer a las 8 hasta las 20, después algún otro misil y ataques aéreos y luego el anuncio de una extensión de 12 horas más. En medio de la tregua humanitaria, la gente ha salido ‘salida para ver”, ha querido volver a sus aldeas, a sus casas, a los lugares dejados a la carrera para escapar de las bombas y la artillería. Encontraron la devastación. Alguien me dijo que no era capaz de encontrar donde estaba su calle, su casa. Una pila de escombros, aún humeantes. Cráteres profundos que han penetrado en la tierra rodeados de los restos de las casas en las que se puede reconocer algún objeto medio roto y chamuscado, un sofá, el zapato; subiendo sobre uno de estos cráteres se podía reconocer la existencia de una farmacia, aún había unas cuantas cajas de píldoras, cubiertas de polvo, y stikers para la diabetes.

Cortinas que revolotean agujereadas, trozos de cristales rotos y puertas catapultadas a decenas de metros. Aquí y allí, donde se solía meter a los animales (burros, ovejas, gallinas), al lado de la casa, se encuentran los restos, muertos y ahora en putrefacción, que desprenden un olor indescriptible. Cerca del hospital de Beit Hannoun, un cochecito de bebé, usado para el transporte de personas con discapacidad, sigue allí en medio de la carretera torcida mirando el desastre frente a él.

No todos pudieron acercarse a sus hogares; a la gente de Kuza’a pueblo rural al sur de Khan Younis, se le ha ordenado que no vaya a las casas de la frontera… cañones y francotiradores siguen disparando a los que se acercan.

El número de muertes sigue en aumento; en las horas de tregua se excava en los lugares de exterminio y se recuperan civiles bajo los escombros, son 151 al final del día.

En este momento se oyen nuevas explosiones en la distancia… tal vez la tregua ya no rige…

Ultimo triste balance:

1049 palestinos muertos (el 80% civiles)

150 cuerpos encontrados ayer bajo los escombros

6000 heridos palestinos

37 soldados israelitas muertos en el campo de batalla en la frontera ocupada

2 civiles israelitas 1 tailandés muertos por misiles lanzados desde Gaza

160 heridos israelitas.

La guerra continúa.