Non abbiamo assunto la nuova coscienza planetaria: Artemis II

        Leonardo Boff

I numerosi viaggi spaziali, sei con equipaggio sulla Luna e altri che hanno addirittura lasciato il nostro sistema solare e attraversato lo spazio illimitato dell’universo, non hanno creato, nell’umanità in generale e tanto meno nei leader dei popoli, la nuova coscienza planetaria che ne deriva. Viviamo ancora sotto il regime degli stati-nazione, ciascuno con i propri limiti, definiti dal Trattato di Vestfalia del 1648. Il Covid-19 non ha rispettato i limiti delle nazioni. Ha colpito tutti. Non se ne sono ancora tratte le dovute conseguenze. Lo stile di vita predatorio e consumistico è tornato con ancora più furia. Le lezioni che Madre Terra ci ha dato non sono state ascoltate.

A ciò si aggiunge il fatto che ai giorni nostri abbiamo guerre per territori (Ucraina, Striscia di Gaza, Groenlandia e altri). Vista dalla prospettiva degli astronauti, come ha giustamente osservato uno dei quattro della navicella Artemis II: “da quassù siamo un solo popolo“. Questa affermazione rende ridicole queste controversie territoriali. Sono sostenute da figure crudeli e genocidiarie come Netanyahu e Trump, che ancora non hanno compreso che siamo un’unica specie umana e che la Terra è la nostra unica Casa Comune, in cui trovano posto ebrei, palestinesi e tutti gli altri.

Indimenticabili sono le parole di Neil Armstrong, il primo uomo a mettere piede sulla Luna il 20 luglio 1969: “Questo è un piccolo passo per un uomo, un gigantesco balzo per l’umanità”. E continuò: “Improvvisamente mi accorsi che quel piccolo, bellissimo pisello blu era la Terra… Con il pollice coprii completamente la Terra”.

Abbiamo incluso altre testimonianze di astronauti, raccolte nel libro di Frank White, The Overview Effect (Boston 1987, ne possiedo una copia autografata): dall’astronauta Russell Scheweickhart: “La Terra vista dall’esterno, ti fa capire che tutto ciò che è significativo per te, tutta la storia, l’arte, la nascita, la morte, l’amore, la gioia e le lacrime, tutto questo è racchiuso in quel piccolo puntino blu e bianco che puoi coprire con un pollice. E da quella prospettiva capisci che tutto in noi è cambiato, che qualcosa di nuovo comincia ad esistere, che la relazione non è più la stessa di prima” (The Overview Effect, 38).

Dall’astronauta Gene Cernan: “Sono stato l’ultimo uomo a camminare sulla Luna, nel dicembre del 1972. Dalla superficie lunare ho contemplato con reverenziale stupore la Terra sullo sfondo di un blu scurissimo. Ciò che ho visto era troppo bello per essere compreso, troppo logico, troppo ricco di significato per essere il risultato di un semplice incidente cosmico. Interiormente, si sentiva il bisogno di lodare Dio. Dio deve esistere per aver creato ciò che ho avuto il privilegio di contemplare” (Op.cit., 39).

Sigmund Jähn: “I confini politici sono già stati superati. Anche i confini nazionali sono stati superati. Siamo un unico popolo e ognuno di noi è responsabile del mantenimento del fragile equilibrio della Terra. Ne siamo i custodi e dobbiamo prenderci cura del futuro comune” (Op.cit., 43).

Queste opinioni, apparentemente ovvie, non sono mai state prese sul serio dalla geopolitica e dai capi di Stato. Anche senza aver mai visto la Terra dall’esterno (non lasciò mai la sua città di Königsberg), Immanuel Kant (1724-1804), nella sua ultima opera “La pace perpetua” (1795), sottolineò che la Terra appartiene a tutta l’Umanità e costituisce un bene comune per tutti. Non c’è quindi motivo di combatterci per le terre, se tutto è nostro. Possiamo vivere in pace perpetua.

Ma chi, ai nostri tempi, ha compreso il cambiamento di coscienza derivante dalla consapevolezza di vedere la Terra dall’esterno, è stato il prolifico scrittore russo, autore di centinaia di libri divulgativi, ma anche scientifici, Isaac Asimov. In occasione del 25° anniversario del primo volo spaziale dello Sputnik, il 4 ottobre 1957, che inaugurò l’era spaziale, fu invitato dal New York Times Magazine a scrivere un articolo sull’eredità di quei 25 anni. Scrisse un breve articolo intitolato Sputniks Legacy: globalism” (L’eredità dello Sputnik: il globalismo).

Seguo alcuni di questi temi, poiché sono attuali, sebbene trascurati.

«La prima parola da dire è globalismo. Anche contro la nostra volontà» afferma Asimov, «dobbiamo considerare la Terra e l’Umanità come un’unica entità» (single Entity). «I satelliti» continua, «mostrano questo essere unico (unit), che lo accettiamo o no. Per la prima volta nella storia, possiamo identificare uragani e perturbazioni climatiche dall’inizio alla fine. I media ci connettono globalmente, dimostrando il globalismo (per noi globalizzazione)». Questo è il lato materiale.

Ma c’è anche il lato psicologico: «La visione della Terra come un tutto, come sfera planetaria, ci costringe a percepirla come piccola e fragile. È arbitraria la divisione della sua superficie in porzioni (nazioni), considerate sacre, da preservare a tutti i costi anche a costo della distruzione del pianeta». È importante vedere il tutto, il Pianeta.

Infine, c’è il lato delle potenzialità. L’era spaziale ha aperto lo spazio a nuovi viaggi e alla scoperta di come sono composti i pianeti e di come funzionano. «Tutto ciò sarà impossibile senza la cooperazione globale. Lo sviluppo dello spazio è il progetto dell’umanità nel suo insieme, e in questo si mostrerà il valore del globalismo».

Tuttavia, dobbiamo scegliere tra il locale e il globale. «Il localismo (le nazioni considerate in sé) può accelerare la nostra deriva verso l’eventuale distruzione, compresa quella dell’umanità. Il globalismo ci offre la speranza di una civiltà maggiore, più vasta e migliore, con più versatilità e flessibilità, liberandoci dalla prigionia del locale. Se consideriamo le alternative – il localismo come morte contro il globalismo come vita – sceglieremo sicuramente la vita. Questa è l’eredità dell’era spaziale».

Oggi stiamo vivendo il contrario di tutto ciò che è stato espresso sopra. Predomina l’affermazione della nazione (il nazionalismo), che si contrappone a un’altra nazione, con l’ideologia del fascismo che generalmente accompagna questo movimento, a livello nazionale e mondiale. Invece di approfondire la globalizzazione (al di là della sua riduzione al solo ambito economico) come nuova fase della Terra e dell’Umanità (stiamo tutti ritornando dalla grande dispersione) e ritrovarci nello stesso luogo, sul pianeta Terra, stiamo regredendo a un passato di divisioni, opposizioni e guerre nella smania di conquistare territori.

Ma credo che ciò che è vero abbia forza e alla fine prevalga. Supererà la regressione nazionalista/fascista e rafforzerà la nuova direzione della Terra e dell’Umanità come un’unica, grande e complessa realtà, la nostra Casa Comune.

Leonardo Boff scrive per la rivista ICL LIBERTA (https://www.revistaliberta.com.br); è anche autore del libro “A Terra na palma da mão“, Vozes 2016. (https://www.leonardoboff.org).

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

No asumimos la nueva conciencia planetaria:Artemis II


Leonardo Boff

Los numerosos viajes espaciales, seis de ellos tripulados a la Luna, y otros que incluso salieron de nuestro sistema solar y recorren el espacio ilimitado del universo, no han creado, en general en la humanidad y mucho menos en los dirigentes de los pueblos, la nueva conciencia planetaria que de allí se deriva. Seguimos viviendo bajo el régimen de los Estados-nación, cada uno con sus límites, definidos por el Tratado de Westfalia de 1648. La Covid-19 no respetó los límites de las naciones. Afectó a todos. De ello todavía no se han sacado las debidas consecuencias. El modo de vida depredador y consumista volvió con aún más furor. No se escucharon las lecciones que la Madre Tierra nos dio.

Se suma además el hecho de que en nuestros días tenemos guerras por territorios (Ucrania, Franja de Gaza, Groenlandia y otros). Vista desde la perspectiva de los astronautas, como bien observó uno de los cuatro de la nave espacial Artemis II: “desde aquí arriba somos un solo pueblo”. Esta afirmación vuelve ridículas esas disputas. Son sostenidas por crueles y genocidas como Netanyahu y Trump, que todavía no han descubierto que somos una sola especie humana y que la Tierra es nuestra única Casa Común, en la que caben judíos, palestinos y otros.

Inolvidables son las palabras de Neil Armstrong, el primero en pisar la Luna el 20 de julio de 1969: “Es un pequeño paso para un hombre, un gran salto para la Humanidad”. Y continuaba: “De repente noté que aquella pequeña y bella arveja azul era la Tierra… Con mi pulgar cubrí totalmente la Tierra”.

Demos algunos testimonios más de astronautas, reunidos en el libro de Frank White, The Overview Effect (Boston, 1987, tengo un ejemplar autografiado por él). Del astronauta Russell Schweickart: “La Tierra vista desde afuera: uno percibe que todo lo que le es significativo, toda la historia, el arte, el nacimiento, la muerte, el amor, la alegría y las lágrimas, todo eso está en ese pequeño punto azul y blanco que puedes cubrir con tu pulgar. Y desde esa perspectiva se entiende que todo en nosotros cambió, que empieza a existir algo nuevo, que la relación ya no es la misma que antes” (The Overview Effect, p. 38).

Del astronauta Gene Cernan: “Fui el último hombre en pisar la Luna en diciembre de 1972. Desde la superficie lunar contemplaba, con un temor reverencial, la Tierra sobre un fondo de azul muy oscuro. Lo que veía era demasiado bello para ser comprendido, demasiado lógico, lleno de propósito como para ser fruto de un mero accidente cósmico. Uno se sentía, interiormente, obligado a alabar a Dios. Dios debe existir por haber creado aquello que yo tenía el privilegio de contemplar” (op. cit., p. 39).

Sigmund Jähn: “Las fronteras políticas ya han sido superadas. También las fronteras de las naciones. Somos un solo pueblo y cada uno es responsable de mantener el frágil equilibrio de la Tierra. Somos sus guardianes y debemos cuidar el futuro común” (op. cit., p. 43).

Estas visiones, que parecen evidentes, nunca fueron tomadas en serio por la geopolítica ni por los jefes de Estado. Incluso sin haber visto la Tierra desde fuera (nunca salió de su ciudad, Königsberg), Immanuel Kant (1724–1804), en su última obra La paz perpetua (1795), enfatizó que la Tierra pertenece a toda la humanidad y constituye un bien común de todos. No habría, entonces, razón para luchar por territorios si todo es de todos. Podríamos vivir en una paz perpetua.

Pero quien, en nuestro tiempo, tomó conciencia de este cambio a partir del hecho de ver la Tierra desde fuera, fue el prolífico escritor ruso Isaac Asimov, autor de cientos de libros de contenido científico, aunque de divulgación. Con motivo de los 25 años del lanzamiento del Sputnik, el 4 de octubre de 1957 —que inauguró la era espacial—, fue invitado por el New York Times a escribir un artículo sobre el legado de ese acontecimiento. Redactó un breve texto titulado “Sputnik’s Legacy: Globalism” (“El legado del Sputnik: el globalismo”).

Retomo algunos puntos, porque siguen siendo actuales, aunque poco considerados.

“La primera palabra que hay que decir es globalismo. Incluso contra nuestra voluntad”, afirma Asimov, “debemos considerar la Tierra y la humanidad como una única entidad (single entity)”. “Los satélites —continúa— muestran ese ser único (unit), lo aceptemos o no. Por primera vez en la historia podemos identificar los huracanes y las perturbaciones climáticas desde su inicio hasta su fin. Los medios de comunicación nos conectan globalmente unos a otros, comprobando el globalismo (lo que hoy llamaríamos globalización). Ese es el lado material.

Pero hay también un lado psicológico: “La visión de la Tierra como un todo, como esfera planetaria, nos obliga a sentirla como pequeña y frágil. Es arbitraria la división de su superficie en porciones (naciones), consideradas sagradas, que deben preservarse a cualquier costo, incluso si ello implica la destrucción del planeta”. Lo importante es ver el todo, el planeta.

Por último, está el lado de las potencialidades. La Era Espacial abrió el camino para nuevos viajes y para descubrir cómo están compuestos los planetas y cómo funcionan. “Todo esto será imposible sin una cooperación global. El desarrollo del espacio es un proyecto de la humanidad en su conjunto, y en ello se mostrará el valor del globalismo”.

Sin embargo, debemos hacer una elección entre lo local y lo global. “El localismo (las naciones consideradas en sí mismas) puede acelerar nuestra deriva hacia una eventual destrucción, incluso de la propia humanidad. El globalismo nos ofrece la esperanza de una civilización mayor, más amplia y mejor, con mayor versatilidad y flexibilidad, liberándonos del encierro de lo local”. Si consideramos las alternativas —localismo como muerte frente a globalismo como vida—, seguramente elegiremos la vida. Ese es el legado de la Era Espacial”.

Hoy estamos viviendo lo contrario de todo lo que se expresó anteriormente. Predomina la afirmación de la nación (nacionalismo) en oposición a otras naciones, con la ideología del fascismo acompañando frecuentemente este movimiento, tanto a nivel nacional como mundial. En lugar de profundizar la globalización —más allá de su reducción a lo económico— como una nueva etapa de la Tierra y de la humanidad (todos estamos regresando de una gran dispersión) y reencontrándonos en un mismo lugar, el planeta Tierra, hemos retrocedido hacia un pasado de divisiones, oposiciones y guerras, en el afán de conquistar territorios.

Sin embargo, creo que lo que es verdadero tiene fuerza y termina imponiéndose. Superará esta regresión nacionalista y fascista, y reforzará un nuevo rumbo para la Tierra y la humanidad como una única y compleja realidad: nuestra Casa Común.

Leonardo Boff escribe para la revista del ICL LIBERTA ( https:// www.revistaliberta.com.br; y es autor también de La Tierra en la palma de la mano (Vozes, 2016) (https://www.leonardoboff.org)

Das Ende des Adam-Prinzips: Das Weibliche ist älter als das Männliche

Leonardo Boff

Leben gibt es auf der Erde bereits seit 3,8 Milliarden Jahren. Der gemeinsame Vorfahr aller Lebewesen war wahrscheinlich ein einzelliges Bakterium ohne Zellkern, das sich durch interne Teilung oder Klonierung in erstaunlichem Tempo vermehrte. Bei der Klonierung würde das Bakterium, wenn es keine Kontrolle gäbe, innerhalb von drei Tagen den Planeten erobern, so groß ist sein Lebenswille und sein Drang zur Selbstvermehrung. Doch es herrscht stets ein Gleichgewicht, das diesen Prozess selbst begrenzt; andernfalls käme es zu gravierenden ökologischen Ungleichgewichten, die das Leben unmöglich machen würden. Dies dauerte etwa eine Milliarde Jahre.

Anschließend entstand eine Zelle mit einer Membran und zwei Kernen, in denen sich die Chromosomen befanden. In ihr liegt der Ursprung des Geschlechts. Wenn ein Austausch von Kernen zwischen zwei zweikernigen Zellen stattfand, entstand ein einziger Kern mit paarweise angeordneten Chromosomen. Früher teilten sich die Zellen durch Klonierung, nun geschieht dies durch den Austausch zwischen zwei  verschiedenen Zellen mit ihren Kernen. So offenbart sich die Symbiose – die Verbindung verschiedener Elemente –, die zusammen mit der natürlichen Selektion eine, wenn auch nicht die einzige, der  wichtigsten Kräfte der Evolution darstellt.

Viele Biologen vertreten die Ansicht – darunter auch der Astrophysiker Stephen Hawking in seinem Buch „Das Universum in der Nussschale“ (dtv Verlagsgesellschaft mbH & Co. KG, 1. Januar 2004) –, dass es in der Evolution und im biogenetischen Prozess nicht lediglich um den Triumph des Anpassungsfähigsten geht, wie Darwin es annahm. Eine solche Sichtweise ist noch unzureichend, da sie die gegenseitigen Abhängigkeiten zwischen allen Lebewesen nicht berücksichtigt, die bereits auf ihrer physikalisch-chemischen Ebene bestehen, lange vor der Entstehung des Lebens. Es ist diese gegenseitige Abhängigkeit, die Zusammenarbeit aller mit allen, die den Leitfaden des Evolutionsprozesses bildet.

Ein Wettbewerb, in dem der Anpassungsfähigste triumphieren kann, ist nur im Rahmen universeller gegenseitiger Abhängigkeit und Zusammenarbeit möglich. Auch der Schwache hat seine Chance und seinen Platz und überlebt dank dieser gegenseitigen Abhängigkeit. Dieses Grundprinzip der gegenseitigen Abhängigkeit aller von allen bildet die Grundlage für Nachhaltigkeit und erklärt die Artenvielfalt und die Kraft des Lebens.       

Christian de Duve, Nobelpreisträger für Medizin, schreibt in seinem bekannten Buch „Lebensstaub: Das Leben als kosmischer Imperativ“ (Campus 1997) sogar: „Das Leben ist wie eine so heftige Plage, dass es nie gelungen ist, sie auszurotten“ (S. 368). In der Geschichte der Erde gab es fünfzehn große Aussterbewellen von Lebewesen, doch die lebendige Erde hat es immer geschafft, die Artenvielfalt wiederherzustellen und sogar noch zu bereichern.

Als die Sexualität mit der Zweigeschlechtlichkeit von männlich und weiblich entstand, brachte sie die große Vielfalt und Einzigartigkeit der Lebewesen mit sich. Der Austausch von genetischem Material erfolgt stets unter einem quantenmechanischen Quotienten, das heißt, es gilt immer das Unschärfeprinzip von Werner Heisenberg. Man weiß nie genau, was aus den Verbindungen entsteht und welche Bereicherungen sich aus den beiden Arten genetischen Kapitals, dem weiblichen und dem männlichen, ergeben.

Dies hat philosophische Konsequenzen: Das Leben besteht mehr aus Austausch, Zusammenarbeit und Symbiose als aus dem konkurrierenden Kampf ums Überleben und aus Wettbewerb, wie man ihn aus der Geschäftswelt kennt.

Wenn man die bewusste und freie Ebene erreicht, verlagern sich dieser Reichtum und dieser Austausch von der Dimension der biologischen Äußerlichkeit hin zur subjektiven Innerlichkeit, das heißt hin zum persönlichen Lebensentwurf. Die Sexualität kann zu einem Lebenszweck werden, der zu zweit und in Freiheit gelebt und durch die Liebe zum Ausdruck gebracht wird. Diese Entscheidung unterliegt nicht mehr dem genetischen Code, den die Biologie beschreibt. Hier gelten andere Prinzipien, die mit Innovation, Freiheit, bewusster Zusammenarbeit, Fürsorge und Liebe verbunden sind und auf denen neue, kreative, freie und von Zuneigung geprägte Beziehungen aufgebaut werden, auch zwischen Mann und Mann oder Frau und Frau.

Um den Faden wieder aufzunehmen: In den ersten zwei Milliarden Jahren gab es in den Ozeanen oder Seen, aus denen das Leben hervorging, keine spezifischen Geschlechtsorgane. Es gab eine allgemeine weibliche Existenz, die im großen Mutterleib der Ozeane, Seen und Flüsse Leben hervorbrachte. In diesem Sinne können wir sagen, dass das weibliche Prinzip das erste und ursprüngliche ist und nicht das männliche. Damit wird der biblische und kulturelle Mythos vom Vorrang Adams (des Männlichen) widerlegt.

Erst als die Lebewesen das Meer verließen, entwickelte sich allmählich der Penis, ein männliches Organ, das durch den Kontakt mit der weiblichen Zelle einen Teil seiner DNA, in der die Gene enthalten sind, an sie weitergab.

Mit dem Aufkommen der Wirbeltiere, der Reptilien, vor 370 Millionen Jahren entwickelten diese das nährstoffreiche Amnion-Ei und festigten das Leben an Land. Mit dem Aufkommen der Säugetiere vor etwa 125 Millionen Jahren entstand bereits eine klar definierte Geschlechtsdifferenzierung zwischen Männchen und Weibchen. Damit entstanden Fürsorge, Liebe und der Schutz des Nachwuchses. Vor 70 Millionen Jahren tauchte unser menschlicher Vorfahr auf, der in den Baumkronen lebte und sich von Trieben und Blüten ernährte. Mit dem Aussterben der Dinosaurier vor 67 Millionen Jahren konnte er den Boden erobern und sich bis in die heutige Zeit weiterentwickeln.

Es ist angebracht, die Komplexität der Sexualität näher zu erläutern.

Das genetisch-zelluläre Geschlecht des Menschen stellt sich folgendermaßen dar: Die Frau besitzt 22 Paare somatischer Chromosomen plus zwei X-Chromosomen (XX). Der Mann hat ebenfalls 22 Paare, jedoch nur ein X- und ein Y-Chromosom (XY). Daraus folgt, dass das Grundgeschlecht weiblich (XX) ist, während das männliche Geschlecht (XY) durch das zusätzliche Y-Chromosom entsteht. Es gibt also kein absolutes Geschlecht, sondern nur ein dominantes. In jedem von uns, ob Mann oder Frau, existiert ein „zweites Geschlecht“.

Bezüglich des genital-gonadalen Geschlechts ist zu beachten, dass der Embryo in den ersten Wochen androgyn ist, d. h. er besitzt beide Geschlechtsentwicklungsmöglichkeiten, weiblich oder männlich. Ab der achten Woche wird durch das Androgenhormon das Geschlecht männlich bestimmt, wenn ein männliches Y-Chromosom in die weibliche Eizelle eindringt. Geschieht nichts, bleibt das weibliche Grundgeschlecht bestehen. In Bezug auf das genital-gonadale Geschlecht lässt sich sagen: Der weibliche Entwicklungsweg ist primär. Aus dem Weiblichen entspringt die Differenzierung, was das phantasievolle „Adam-Prinzip“ widerlegt. Der männliche Entwicklungsweg ist eine Modifikation der weiblichen Matrix, bedingt durch die Ausschüttung von Androgenen.

Es gibt auch ein hormonell bedingtes Geschlecht. Alle Geschlechtsdrüsen von Mann und Frau werden von der sexuell neutralen Hypophyse und dem sexuell aktiven Hypothalamus gesteuert. Diese Drüsen produzieren bei Männern und Frauen zwei Hormone: Androgene (männlich) und Östrogene (weiblich). Sie sind für die sekundären Geschlechtsmerkmale verantwortlich. Das Überwiegen des einen oder anderen Hormons führt zu einer Konfiguration und einem Verhalten mit weiblichen bzw. männlichen Merkmalen. Bei einem höheren Östrogenspiegel weisen Männer einige weibliche Merkmale auf; dasselbe gilt für Frauen in Bezug auf Androgene, wodurch einige männliche Merkmale zum Vorschein kommen.

Schließlich ist es wichtig zu erwähnen, dass Sexualität eine ontologische Dimension besitzt. Das heißt, der Mensch besitzt kein Geschlecht. Er ist in all seinen Dimensionen – körperlich, geistig und seelisch – sexuell. Vor dem Entstehen der Sexualität herrschte eine Welt der Gleichheit und Identität. Mit der Sexualität entsteht Differenzierung durch den Austausch zwischen verschiedenen Wesen. Sie unterscheiden sich, um Bindungen des Zusammenlebens und der Wechselbeziehung zu knüpfen. Dies hat anthropologische Konsequenzen: Das Leben ist mehr von Austausch, Kooperation und Symbiose geprägt als vom Konkurrenzkampf ums Überleben. So verhält es sich auch mit der menschlichen Sexualität: Jeder Mensch verspürt neben der instinktiven Kraft in sich auch das rational-affektive Bedürfnis, diese Kraft zu kanalisieren und zu sublimieren. Er möchte lieben und geliebt werden, nicht erzwungen, sondern aus Freiheit. Sexualität erblüht in der Liebe, der mächtigsten Kraft, „die Himmel und Sterne bewegt“ (Dante) und auch unsere Herzen. Sie ist die höchste Errungenschaft, nach der der Mensch streben kann.

Doch vergessen wir nicht: Das Weibliche ist vorrangig, es entsteht zuerst und ist grundlegend. Das Männliche entstand erst viel später im Prozess der Geschlechtsentwicklung. Doch beide vereinen sich zur vielfältigen Einheit der menschlichen Spezies, von Frau und Mann.

Leonardo Boff schrieb zusammen mit Rose-Marie Muraro: „Feminin-maskulin: Ein neues Bewusstsein für die Begegnung mit Unterschieden“, Record RJ 2010; „Das mütterliche Antlitz Gottes“, Voze/ Patmos 2020 (https://www.leonardoboff.org).

El fin del principio-Adán: lo femenino es anterior a lo masculino

Leonardo Boff

La vida ya existe en la Tierra desde hace 3.8 billones de años. El antepasado común de todos los seres vivos fue probablemente una bacteria unicelular sin núcleo que se multiplicaba de manera asombrosa por división interna o por clonación. En la clonación, si no hay control sobre la bacteria, en tres días podría dominar el planeta, tal es su impulso vital y de auto-multiplicación. Pero siempre prevalece un equilibrio que autolimita este proceso; de lo contrario, tendríamos graves desequilibrios ecológicos hasta el punto de que la vida se volvería imposible. Esto duró cerca de un billón de años.

Posteriormente surgió una célula con membrana y dos núcleos, dentro de los cuales se encontraban los cromosomas. En ella se identifica el origen del sexo. Cuando ocurría el intercambio de núcleos entre dos células binucleadas, se generaba un único núcleo con los cromosomas en pares. Antes, las células se subdividían por clonación; ahora lo hacen mediante el intercambio entre dos diferentes con sus núcleos. Así se revela la simbiosis —composición de elementos distintos— que, junto con la selección natural, representa una, aunque no la única, de las fuerzas más importantes de la evolución.

Lo que muchos biólogos sostienen —incluido el astrofísico Stephen Hawking, en su libro El universo en una cáscara de nuez (Mandarim, San Pablo 2001)— es que en la evolución y en el proceso biogénico no existe simplemente el triunfo del más apto, como pretendía Darwin. Tal visión es aún insuficiente, pues no toma en cuenta las interdependencias existentes entre todos los seres, incluso a nivel físico-químico, mucho antes del surgimiento de la vida. Es esta interdependencia, la cooperación de todos con todos, la que constituye la línea maestra del proceso evolutivo.

La competencia, con la posibilidad de que triunfe el más apto, solo es posible dentro de la interdependencia y la cooperación universal. El débil también posee su oportunidad y su lugar, y gracias a la interdependencia sobrevive. Este principio originario de interdependencia de todos con todos fundamenta la sostenibilidad y explica la biodiversidad y la fuerza de la vida.

Christian de Duve, premio Nobel de Medicina, llega a afirmar en su conocido libro Polvo vital: la vida como imperativo cósmico” (Campus 1997) “la vida es como una plaga tan violenta que jamás se ha conseguido exterminarla” (p.368). A lo largo de la historia de la Tierra ocurrieron quince grandes extinciones de especies vivas, pero ella, la Tierra viva, logró siempre reconstruir la biodiversidad e incluso enriquecerla.

Cuando surgió la sexualidad con la bipolaridad masculino/femenino, apareció también la gran diversidad y la singularidad de los seres vivos. El intercambio del material genético se da siempre bajo un principio cuántico, es decir, está vigente el principio de indeterminación de Werner Heisenberg. Nunca se sabe exactamente qué resulta de las conjunciones ni qué enriquecimientos surgen a partir de los dos tipos de capital genético, el femenino y el masculino.

Este hecho tiene consecuencias filosóficas: la vida está tejida más de intercambios, cooperación y simbiosis que de lucha competitiva por la supervivencia y la competencia, como ocurre en el ámbito de los negocios.

Cuando se alcanza el nivel consciente y libre, esta riqueza y este intercambio pasan de la exterioridad biológica a la interioridad subjetiva, es decir, da origen a un proyecto personal o un propósito de vida, vivido en pareja y en libertad, expresado en el amor. Esta opción ya no está regida por el código genético descrito por la biología. Aquí intervienen otros principios ligados a la innovación, la libertad, la cooperación consciente, el cuidado y el amor, sobre los cuales se estructuran relaciones nuevas, creativas y libres, también afectivas entre hombre con hombre o mujer con mujer.

Retomando el hilo: durante los dos primeros billones de años, en los océanos o lagos de donde surgió la vida, no existían órganos sexuales específicos. Existía una existencia femenina generalizada que, en el gran útero de los océanos, lagos y ríos, generaba vida. En este sentido podemos decir que el principio femenino es primero y originario, y no el masculino. Así se invalida el mito bíblico y cultural de la primacía de Adán (lo masculino).

Solo cuando los seres vivos dejaron el mar, fue surgiendo lentamente el pene, elemento masculino que, al entrar en contacto con la célula femenina, le transmitía parte de su ADN, donde se encuentran los genes.

Con la aparición de los vertebrados, los reptiles, hace 370 millones de años, estos crearon el huevo amniótico lleno de nutrientes y consolidaron la vida en tierra firme. Con la aparición de los mamíferos, hace unos 125 millones de años, surgió una sexualidad definida de macho y hembra. Allí emergen el cuidado, el amor y la protección de las crías. Hace 70 millones de años apareció nuestro ancestro humano, que vivía en la copa de los árboles, alimentándose de brotes y flores. Con la desaparición de los dinosaurios, hace 67 millones de años, pudo descender al suelo y desarrollarse hasta llegar a nuestros días.

Conviene detallar mejor la complejidad implicada en la sexualidad.

El sexo genético-celular humano presenta el siguiente cuadro: la mujer se caracteriza por 22 pares de cromosomas somáticos más dos cromosomas X (XX). El hombre posee también 22 pares, pero con un cromosoma X y otro Y (XY). De ello se deduce que el sexo base es femenino (XX), mientras que el masculino (XY) representa una derivación por un único cromosoma (Y). Por tanto, no existe un sexo absoluto, sino uno dominante. En cada uno de nosotros, hombres y mujeres, existe “un segundo sexo”.

En cuanto al sexo genital-gonadal, es importante señalar que en las primeras semanas el embrión es andrógino, es decir, posee ambas posibilidades sexuales, femenina y masculina. A partir de la octava semana, si el cromosoma Y interviene mediante el andrógeno, la definición será masculina. Si no ocurre, prevalece la base común femenina. En  términos del sexo genital-gonodal podemos decir: el camino femenino es primordial. A partir de lo femenino se da la diferenciación, lo que desautoriza el fantasioso “principio-Adán” . La ruta de lo masculino es una modificación de la matriz femenina, por causa de la secreción del andrógenos.

Existe además el sexo hormonal. Todas las glándulas sexuales, tanto en el hombre como en la mujer, son reguladas por la hipófisis, que es sexualmente neutra, y por el hipotálamo, que sí está sexuado. Estas glándulas producen tanto andrógenos (masculinos) como estrógenos (femeninos). Son responsables por los caracteres sexuales secundarios. La predominancia de uno u otro determina características y comportamientos femeninos o masculinos. Así, un hombre con mayor presencia de estrógenos puede presentar rasgos femeninos, y lo mismo ocurre en la mujer respecto a los andrógenos.

Por último, la sexualidad posee una dimensión ontológica. Aclaro: el ser humano no “tiene” sexo. Él es sexuado en todas sus dimensiones, corporales, mentales y espirituales. Antes de la emergencia de la sexualidad, el mundo es el de lo idéntico; con ella surge la diferencia mediante el intercambio entre distintos, que permite la convivencia y la interrelación.

Esto tiene consecuencias antropológicas: la vida está más tejida de cooperación y simbiosis que de lucha competitiva.

Así ocurre con la sexualidad humana: cada persona, además de su impulso instintivo, siente la necesidad racional y afectiva de canalizarlo y sublimarlo. Quiere amar y ser amada, no por imposición, sino por libertad. La sexualidad florece en el amor, la fuerza más poderosa “que mueve el cielo y las estrellas” (Dante) y también nuestros corazones. Es la máxima realización a la que puede aspirar el ser humano. Pero conviene recordar: lo femenino es anterior, surge primero y es fundamental. Lo masculino apareció mucho más tarde en el proceso de la sexogénesis. Ambos, sin embargo, se encuentran para conformar la unidad diversa de la especie humana, de mujer y varón.

Leonardo Boff escribe para la revista LIBERTA (https:// www.revistaliberta.com.br); escrebió tambien com Rose-Marie Muraro: Feminino-masculino:una nueva conciencia para el encuentro de las diferencias, Trotta 2010. (https://www.leonardoboff.org).