Frei Betto: vote Brasil em 2018

Estamos todos perplexos, sem saber para onde vai o país com um presidente com 97% de rejeição e uma grande desmorlização do Parlamento, com um número grande de deputados e senadores acusados ou denunciados por corrupção.Apesar disso, devemos pensar no Brasil e em seu povo que está sofrendo sob medidas que ferem direitos conquistados há décadas por muito sacrfício. Não podemos perder a esperança e deixar de crer na resiliênica, resistência e capacidade de invenção dos movimentos sociais e dos cidadãos preocupados com o  futuro comum. Esse artigo de Frei Betto é um chamado a assumir a causa Brasil e votar em quem se compromete com o país e seus bens para que não sejam alienados para estrangeiros, pondo em risco o bem-estar geral. Lboff

*******************************

Já que tudo indica que Temer permanece à frente do governo até dezembro de 2018, dado que a sua base aliada no Congresso decidiu obstruir a Justiça, fica a pergunta: quem eleger para sucedê-lo?

Pesquisas eleitorais que já tiveram início destacam uma dúzia de prováveis candidatos. E os eleitores reagem de diferentes formas. Há os que já decidiram não votar. É a turma do Partido Ninguém Presta. Atitude meramente emocional. Quem tem nojo de política é governado por quem não tem. E tudo que os maus políticos querem é que viremos as costas à política para dar a eles carta branca.

Há os que votarão no próprio umbigo em defesa de seus interesses corporativos, como os eleitores da bancada do B: boi, bala, bola, bancos e Bíblia. Esses escolherão candidatos afinados com o latifúndio, o desmatamento da Amazônia, o extermínio dos indígenas, o mercado financeiro, a homofobia, a privatização do patrimônio público e o Estado mínimo.

Um contingente de eleitores votará em quem seu mestre mandar. É o rebanho eleitoral, versão pós-moderna do coronelismo, agora substituído por padres e pastores, figuras midiáticas e chefes de organizações criminosas.

Há ainda o eleitor que se deixará levar pela propaganda eleitoral. Votará em quem lhe parecer mais simpático, sem sequer conhecer os projetos políticos do candidato. É aquela empatia olho no olho que não vê mente, coração e bolsos…

E há os que votarão em candidatos progressistas, ou naqueles que assim se apresentarão nos palanques, na esperança de resgatar os direitos cassados pela atual reforma trabalhista e corrigir os desmandos do governo Temer, para que o país volte a crescer e ampliar seus programas sociais.

Ora, devemos votar no Brasil que sonhamos para as futuras gerações. Isso significa priorizar programas e projetos, e não candidatos. Um país no qual coincidam democracia política e democracia econômica. De que vale o sufrágio universal se não repartimos o pão?

Votar no Brasil que requer profundas reformas estruturais, como a tributária, com impostos progressivos; a agrária, com o fim do latifúndio e do trabalho escravo; a política e a judiciária. Brasil que promova os direitos das populações indígenas, quilombolas e ribeirinhas. Brasil de democracia participativa e no qual o Estado seja o principal indutor do desenvolvimento, com distribuição de riqueza e preservação ambiental.

Fora disso, tudo ficará como dantes no quartel de Abrantes. Ou pior.

Votar é importante, mas não suficiente. Porque no Brasil tradicionalmente nós votamos e o poder econômico elege. Em 2018, porém, será a primeira eleição para o Congresso e a presidência da República na qual as empresas não poderão financiar campanhas políticas, como faziam as que estão denunciadas pela Lava Jato. Isso não significa que o caixa dois será extinto. Seria muita ingenuidade pensar que políticos que se lixam para a ética não haverão de encontrar formas de obter dinheiro ilegal.

Por isso, é um erro jogar nas eleições todas as fichas da nossa esperança em um Brasil melhor. O mais importante é investir no empoderamento popular. Reforçar os movimentos sociais e sindicais, intensificar o trabalho de formação política e consciência crítica, dilatar os espaços de pressão, reivindicação e mobilização. Só conseguiremos mudanças significativas se vierem de baixo para cima.

Frei Betto é escritor, autor de “Reinventar a vida” (Vozes), entre outros livros.

 

ANTROPOCENE E ECOCENE: DUE ERE GEOLOGICHE A CONFRONTO

Il primo a elaborare una ecologia della Terra come un tutto, già negli anni venti del secolo passato, è stato il geochimico russo Vladimir Ivanovich Vernadsky (1863-1945).Lui ha conferito carattere scientifico all’espressione “biosfera” creata nel 1875 dal geologo austriaco Eduard Suess. Negli anni 70, insieme a James Lovelock, si sviluppò la teoria di Gaia, la Terra che si comporta come un superorganismo vivo che sempre produce e riproduce vita. Gaia, nome greco per la Terra viva, non è argomento da New Age, ma il risultato di minuziosa osservazione scientifica.

La comprensione della Terra come Gaia offre la base a politiche globali, come per esempio, il controllo del riscaldamento della Terra. Se superasse due gradi Celsius, (e ci siamo vicini) migliaia di specie vive non avranno la capacità di adattarsi e di ridurre al minimo gli effetti negativi della situazione cambiata. Sparirebbero. Se avvenisse già in questo secolo un “riscaldamento improvviso” (tra i 4-6 gradi Celsius) come prevede la società scientifica nordamericana, le forme di vita che conosciamo non resisterebbero e gran parte dell’Umanità correrebbe grave rischio di estinzione.

Vari scienziati, specialmente il premio Nobel in chimica, l’olandese Paul Creutzen e il biologo Eugene Stoermer si resero conto, già nell’anno 2000, di mutazioni profonde avvenute nella base fisico-chimica della Terra e forgiarono l’espressione antropocene. A partire dal 2011 l’espressione già occupava pagine di giornali.

Col termine antropocene si vuole segnalare il fatto che il grande nemico della biosfera che è l’habitat naturale di tutte le forme di vita, è l’aggressione sistematica degli esseri umani verso tutti gli ecosistemi che, insieme, formano il pianeta Terra.

L’antropocene è una specie di bomba a orologeria carica, che esplodendo può mettere a rischio tutto il sistema vita, la vita umana e la nostra civilizzazione. Viene da fare una domanda: che stiamo facendo collettivamente per disinnescarla? E’ importante identificare quello che abbiamo fatto perché nascesse questa nuova era geologica. Alcuni l’attribuiscono all’introduzione dell’agricoltura, diecimila anni fa quando abbiamo cominciato a sollecitare il suolo e l’aria. Altri pensano che è stato verso la metà del secolo diciotto, quando è iniziato il processo di industrializzazione che comporta un sistematico intervento nei ritmi della natura,sversando sostanze inquinanti nei suoli, nelle acque e nell’aria. Altri hanno scelto la data del 1945 con l’esplosione di due bombe atomiche sul Giappone e i successivi esperimenti atomici che hanno spinto la radioattività nell’atmosfera. E negli ultimi anni, le nuove tecnologie si sono impadronite della Terra, esaurendo i suoi tesori e servizi naturali, ma causando pure la diffusione nell’atmosfera di tonnellate di gas che producono l’effetto serra e miliardi e miliardi di litri di fertilizzanti chimici nei suoli che causano il riscaldamento globale e altri eventi estremi.

L’imperativo categorico è che urge cambiare il nostro rapporto con la natura e la Terra. Non è più possibile considerarla come un bancone di negozio che vende risorse di cui possiamo disporre a nostro piacere, sopratutto, allo scopo di accumulare privatamente beni materiali. La Terra è piccola e le sue ricchezze e servizi sono limitati. E’necessario produrre tutto quello di cui abbiamo bisogno, non per un consumo smisurato, ma con una sobrietà condivisa, rispettando i limiti della Terra e pensando alle richieste di coloro che verranno dopo di noi. La Terra appartiene a loro e noi l’abbiamo presa in prestito per lasciarla loro arricchita.

Come si capisce è importante enfatizzare che abbiamo da inaugurare il contrappunto all’era dell’antropocene che è l’era dell’ecocene. Cioè: la preoccupazione centrale della società non sarà più lo sviluppo/crescita sostenibile ma ecologia, l’ecocene, che garantiscono la cura di tutto ciò che è vita. A questo scopo servono economia e politica.
Per preservare la vita è importante la tecno-scienza ma ugualmente occorre la ragione cordiale e sensibile. In questa troviamo la sede dell’etica, della compassione, della spiritualità e della cura devota della vita. Questa etica della cura imbevuta con una spiritualità della Terra ci impegnerà con la vita contro l’antropocene.

Pertanto, si rende necessario costruire una nuova ottica che ci apra a una nuova etica, mettere sotto i nostri occhi una nuova lente per far nascere una nuova mente. Dobbiamo reinventare l’essere umano, per renderlo consapevole dei rischi che corre, ma soprattutto, che sviluppi una relazione amichevole con la Terra e diventi il medico che cura la vita in tutte le sue forme.

Circa 65 milioni di anni fa è caduto un meteorite di 9,6 kilometri di diametro nella penisola messicana dello Yucatan. Il suo impatto fu equivalente a due milioni di bombe nucleari. Tre quarti delle specie vive scomparvero e con esse tutti i dinosauri che avevano vissuto per 133 milioni di anni sopra la faccia della Terra. Il nostro antenato, un piccolo mammifero è sopravvissuto.

Voglia Dio che questa volta il meteorite distruttore non siamo noi, senza responsabilità collettiva e senza le cure essenziali che proteggono e salvano la vita.
Traduzione di Romano Baraglia e Arato Lidia.

La era geológica del antropoceno vs la del ecoceno

El primero en elaborar una ecología de la Tierra como un todo, todavía en los años 20 del siglo pasado, fue el geoquímico ruso Vladimir Ivanovich Vernadsky (1963-1945). El autor confería carácter científico a la expresión “biosfera” creada en 1875 por el geólogo austriaco Eduard Suess. En los años 70, con James Lovelock, se desarrolló la teoría de Gaia, la Tierra que se comporta como un superorganismo vivo que siempre produce y reproduce vida. Gaia, nombre griego para la Tierra viva, no es un tema de la New Age, sino el resultado de minuciosas observaciones científicas.

La comprensión de la Tierra como Gaia ofrece la base para políticas globales, como por ejemplo el control del calentamiento de la Tierra. Si sobrepasa dos grados Celsius (estamos cerca de eso), miles de especies vivas no tendrán capacidad de adaptarse y de minimizar los efectos negativos de la situación así modificada. Desaparecerían. Si se produjese en este siglo un “calentamiento abrupto” (entre 4-6 grados Celsius) como prevé la sociedad científica norteamericana, las formas de vida que conocemos no subsistirían y la supervivencia de gran parte de la humanidad correría serio peligro.

Varios científicos, especialmente el holandés Paul Creutzen, premio Nobel de química, y el biólogo Eugene Stoermer se dieron cuenta, ya en el año 2000, de los cambios profundos ocurridos en la base físico-química de la Tierra y acuñaron la expresión antropoceno. Desde 2011 esta expresión viene ocupando páginas en los periódicos.

Con el antropoceno se quiere señalar el hecho de que la gran amenaza de la biosfera, que es el hábitat natural de todas las formas de vida, es la agresión sistemática de los seres humanos a todos los escenarios que juntos forman el planeta Tierra.

El antropoceno es una especie de bomba de relojería que se está montando, y que, al explotar, puede poner en peligro todo el sistema-vida, la vida humana y nuestra civilización. Se plantea la pregunta: ¿qué hacemos colectivamente para desarmarla? Aquí es importante identificar lo que hicimos para que se conformase esta nueva era geológica. Algunos lo atribuyen a la introducción de la agricultura hace 10 mil años cuando empezamos a intervenir en los suelos y en el aire. Otros creen que fue a mediados del siglo 18 cuando se inició el proceso industrial que implica una intervención sistemática en los ritmos de la naturaleza, introduciendo contaminantes en los suelos, en las aguas y en el aire. Algunos sitúan la fecha en 1945 con la explosión de dos bombas atómicas sobre Japón y los posteriores experimentos atómicos que dispersaron radiactividad por la atmósfera. En los últimos años, las nuevas tecnologías que han actuado sobre la Tierra agotando sus bienes y servicios naturales, han causado también que se lancen a la atmósfera toneladas de gases de efecto invernadero y se depositen miles de millones de litros de fertilizantes químicos en los suelos, que causan el calentamiento global y otros eventos extremos.

El imperativo categórico es que urge cambiar nuestra relación con la naturaleza y la Tierra. Ya no se puede considerar un mostrador de recursos de los que podemos disponer a nuestro gusto, principalmente para la acumulación privada de bienes materiales. La Tierra es pequeña y sus bienes y servicios son limitados. Es necesario producir todo lo que necesitamos, no para un consumo desmedido, sino para una sobriedad compartida, respetando los límites de la Tierra y pensando en las necesidades de los que vendrán después de nosotros. La Tierra les pertenece a ellos y se la tomamos prestada para devolvérsela enriquecida.

Como se deduce, cabe subrayar que tenemos que inaugurar el contrapunto a la era del antropoceno, que es la era del ecoceno. Es decir: la preocupación central de la sociedad ya no será el desarrollo/crecimiento sostenible, sino la ecología, el ecoceno, que garantice el mantenimiento de toda la vida. A ello deben servir la economía y la política.

Para preservar la vida es importante la tecnociencia, pero igualmente la razón cordial y sensible. En ella se encuentra la base de la ética, la compasión, la espiritualidad y el cuidado fervoroso de la vida. Esta ética del cuidado imbuido de una espiritualidad de la Tierra nos comprometerá con la vida contra el antropoceno. Por lo tanto, es necesario construir una nueva óptica que nos abra hacia una nueva ética, poner sobre nuestros ojos una nueva lente para que nazca una nueva mente. Tenemos que reinventar al ser humano para que sea consciente de los riesgos que corre, pero sobre todo, para que desarrolle una relación amistosa hacia la Tierra y se haga el cuidador de la vida en todas sus formas.

Hace 65 millones de años cayó un meteoro de 9,6 km de diámetro en la Península de Yucatán en México. Su impacto fue equivalente a 2 millones de veces la energía de una bomba nuclear. Tres cuartos de las especies vivas desaparecieron y junto con ellas todos los dinosaurios, que habían vivido durante 133 millones de años sobre la faz de la Tierra. Nuestro ancestral, pequeño mamífero, sobrevivió.

Ojalá esta vez el meteoro rasante no seamos nosotros, carentes de responsabilidad colectiva y sin el cuidado esencial que protege y salva la vida.

*Leonardo Boff es articulista del JB online y ha escrito un resumen de la nueva cosmología: De dónde viene: el universo, la Tierra, la vida y el espíritu, Mar de Ideias, Río 2017.

Traducción de Mª José Gavito Milano

 

A era geológica do antropoceno versus a do ecoceno:

         O primeiro a elaborar uma ecologia da Terra como um todo, ainda nos anos 20 do século passado, foi o geoquímico russo Vladimir Ivanovich Vernadsky (1963-1945). Ele conferiu caráter científico à expressão “biosfera” criada em 1875 por um geólogo austríaco Eduard Suess. Nos anos 70, com James Lovelock e sua equipe se desenvolveu a teoria de Gaia, a Terra que se comporta como um sistema orgânico, portanto, um super-organismo vivo que sempre produz e reproduz vida. Gaia, nome grego para a Terra viva, não é tema da New Age mas o resultado de minuciosa observação científica.

A compreensão da Terra como Gaia oferece a base para políticas globais, como por exemplo, o controle do aquecimento da Terra. Se ultrapassar dois graus Celsius, (estamos próximos a isso) milhares de espécies vivas não terão capacidade de se adaptar e de minimizar os efeitos negativos de tal situação mudada. Desapareceriam. Se ocorrer, ainda neste século, um “aquecimento abrupto”(entre 4-6 graus Celsius) como preve a sociedade científica norte-americana, as formas de vida que conhecemos não subsistiriam e grande parte da Humanidade correria grave risco em sua sobrevivência.

Vários cientistas, especialmente o prêmio Nobel em química, o holandes Paul Creutzen, e o biólogo Eugene Stoemer se deram conta, no ano 2000, das mudanças profundas ocorridas na base físico-química da Terra e cunharam a expressão antropocenteno. A partir de 2011 a expressão já ocupava páginas nos jornais.

Com o antropoceno se quer sinalizar o fato de que o grande ameaçador da biosfera que é o habitat natural de todas as formas de vida, é a agressão sistemática dos seres humanos sobre todos os escossistemas que, juntos, formam o planeta Terra.

O antropoceno é uma espécie de bomba-relógio sendo montada, que explodindo, pode pôr em risco todo o sistema-vida, a vida humana e a nossa civilização. Coloca-se a pergunta: que fazemos coletivamente para desarmá-la?    Aqui é importante identificar o que fizemos para que se constituisse esta nova era geológica? Alguns a atribuem à introdução da agricultura há 10 mil anos quando começamos a interferir nos solos e no ar. Outros acham que foi nos meados do século 18 quando iniciou o processo industrialista que implica muma sistemática intervenção nos ritmos da natureza, com a ejeção de poluentes nos solos, nas águas e no ar. Estoutros colocam a data de 1945 com a explosão de duas bombas atômicas sobre o Japão e os posteriores experimentos atômicos que espalharam radioatividade pela atmosfera. E nos últimos anos, as novas tecnologias tomaram conta da Terra, exaurindo seus bens e serviços naturais mas também causando o lançamento na atmosfera de toneladas de gazes de efeito estufa e bilhões e bilhões de litros de fertilizantes químicos nos solos que causam o aquecimento global e outros eventos extremos.

O imperativo categórico é que urge mudar a nossa relação para com a natureza e a Terra. Não dá mais para considerá-la um balcão de recursos que podemos dispor ao nosso bel-prazer, mormente, visando a acumulação privada de bens materiais. A Terra é pequena e seus bens e serviços limitados. Cumpre produzir tudo o que precisamos, não para um consumo desmedido mas com uma sobriedade compartida, respeitando os limites da Terra e pensando nas demandas dos que virão depois de nós. A Terra pertence a eles e a tomamos emprestado deles para devolve-la enriquecida.

Como se depreende, releva enfatizar que temos que inaugurar o contra-ponto à era do antropoceno que é a era do ecoceno. Quer dizer: a preocupação central da sociedade não sera mais o desenvolvimento/crescimento sustentável mas a ecologia, o ecoceno, que garantem a manutenção de toda a vida. A isso deve servir a economia e a política.

Para preservar a vida é importante a tecno-ciência mas igualmente, a razão cordial e sensível. Nela se encontra a sede da ética, da compaixão, da espiritualidade e do cuidado fervoroso pela vida. Esta ética do cuidado imbuída de uma espiritualidade da Terra nos comprometerá com a vida contra o antropoceno.

Portanto, faz-se mister construir uma nova ótica que nos abra para uma nova ética, colocar sobre nossos olhos uma nova lente para fazer nascer uma nova mente. Temos que reinventar o ser humano para que seja consciente dos riscos que corre, mas mais que tudo, que desenvolva uma relação amigável para com a Terra e se faça o cuidador da vida em todas as suas formas.

Há 65 milhões de anos caiu um meteoro de 9,6 km de extensão na Península de Yucatán no México. Seu impacto foi o equivalente a 2 milhões de vezes a força da uma ponderosa bomba nuclear. Três quartos das espécies vivas desapareceu e junto com elas todos os dinossauros depois de terem vivido por 133 milhões de anos sobre a face da Terra. O nosso ancestral, pequeno mamífero, sobreviveu.

Oxalá desta vez o meteoro rasante não sejamos nós, sem responsabilidade coletiva e sem o cuidado essencial que protege e salva a vida.

Leonardo Boff é articulista do JB on line e esceveu um resumo da nova cosmologia: De onde vem? O universe, a Terra, a vida e o espírito, Mar de Ideias, Rio 2017.