Cina-Brasile oltre l’economia

Leonardo Boff

La Cina è uno dei principali partner commerciali del Brasile. Con la chiara deriva del predominio/dominazione occidentale, emerge come la principale potenza del XXI secolo. Lo stile cinese è notevolmente diverso da quello occidentale. Non solo quest’ultimo si ritiene il migliore e il più forte, ma deve anche essere promosso in tutto il mondo. I cinesi sono riservati e apprezzano il silenzio, i medi  e i lunghi periodi. Sanno aspettare che il tempo maturi. Il grande ideale proposto da Xi Jinping è: Una comunità con un Futuro Condiviso per l’Umanità, tradotto anche come Comunità di Destino Comune. Ecco un ideale generoso da realizzare.

Si dice spesso tra gli analisti di geopolitica globale che dopo una guerra economica, come quella condotta da Trump principalmente contro la Cina, segue una guerra militare. Non è improbabile. L’asse anglo-sassone occidentale non rinuncerà mai a essere l’unico polo a guidare il corso del mondo e ad avere il dollaro come unica moneta di riferimento del valore. È bastata la decisione arrogante di Trump di stanziare 500 miliardi di dollari per la produzione di nuovi chip di intelligenza artificiale, i più potenti possibili, perché la Cina rompesse il silenzio e annunciasse la piattaforma Deep Seek, con i suoi trilioni e trilioni di algoritmi, più economica e accessibile a tutti. Ha messo in ginocchio gli orgogliosi padroni delle grandi piattaforme conosciute che, a causa dell’immensa superiorità cinese, hanno perso, complessivamente, in un solo giorno, un trilione di dollari di valore di mercato. Se alla fine scoppiasse una guerra, la Cina ne uscirebbe vincitrice, utilizzando solo l’intelligenza artificiale o addirittura armi nucleari tattiche, non quelle strategiche che significherebbero la fine della specie umana.

È chiaro che le relazioni tra Cina e Brasile hanno un significato strategico che va oltre gli scambi commerciali essenziali. Il Brasile non può che guadagnarci se si apre agli antichi valori culturali e alla saggezza ancestrale della Cina. Ciò è caratterizzato dall’insaziabile ricerca dell’integrazione degli opposti e dell’armonizzazione delle forze cosmiche e psichiche. In un paese tanto diviso come il nostro, questo sarebbe un rimedio.

Noi occidentali siamo eredi di un pensiero lineare che opera costantemente con il principio di identità e contraddizione, tardivamente arricchito dal pensiero dialettico. La nostra posizione antropologica ci ha resi imperialisti e dominatori di tutti i popoli e distruttori di tutte le differenze. O loro vengono incorporate nell’uniformità occidentale oppure vengono subalternizzate e persino distrutte. È la tragedia dell’Occidente, ormai al tramonto. Consultata la Deep Seek ha denunciato “l’insostenibilità umana e l’obsolescenza storica del neoliberismo del modello economico occidentale”. Esso è destinato a scomparire. Ciò indebolisce l’attuale unipolarismo occidentale.

La saggezza cinese cerca sempre di includere gli opposti. Questa postura è espressa dal famoso tai-ki, il cerchio all’interno del quale si intrecciano tra loro due teste di pesce. È la presenza delle due forze universali – ying e yang – (cielo e terra, luce e ombra, maschile e femminile) che entrano nella composizione di tutti gli esseri. Ying e yang incarnano Shi, l’energia primordiale e misteriosa che sostiene tutto, chiamata anche Tao. Il Tao è interpretato in mille modi. Ma per me il più suggestivo è quello del cammino convenzionale. Il Tao sarebbe l’energia attraverso la quale costruiamo il cammino e che sta alla base di ogni singola realtà. Il Tao si trova in tutto, come dice Chung-tzu, dallo sterco del campo fino alla testa dell’Imperatore. Il taoismo non è una religione, ma un cammino di saggezza. Le religioni esistenti sono una delle risposte alla percezione del Tao, così come la cucina, l’arte, la politica e l’etica.

Quando, su invito ufficiale, ho visitato la Cina insieme ad altri, ciò che più mi ha impressionato è stata questa visione olistica diventata cultura generale. Essa è penetrata nel popolo e permea la vita quotidiana, facendo si che la persona comune cinese sia pragmatica, laboriosa e minuziosa, come nei dipinti, e contemporaneamente contemplativa, seria e serena, come nelle figure dei maestri. Questa convergenza degli opposti ha introdotto una cultura della cura, fondamentale per l’ethos cinese. La cura cerca sempre l’equilibrio delle energie, anche opposte. Ciò che ne consegue è un atteggiamento di rispetto, quasi sacro, verso ogni essere, in quanto portatore dell’energia del Tao. La medicina cinese dei tè, dell’agopuntura e dei massaggi rappresenta l’attivazione di questa energia. La salute è essere in sintonia con le energie e con il Tao.

Il valore più importante nella tradizione cinese e anche nella politica risiede nell’amicizia. Non è tanto un sentimento soggettivo quanto l’accettazione della differenza in modo riverente. L’amicizia si dimostra attraverso la condivisione e la solidarietà. “Condividere è giusto” afferma una massima dell’etica cinese. Per noi condividere appartiene all’ordine della “gratuità, di ciò che può essere o non essere”. Sempre che in Cina si accoglie un gruppo, gli si offre un ricco banchetto, espressione di amicizia. Per i cinesi condividere appartiene all’ordine oggettivo dell’essere. Condividere e mostrare solidarietà significa far coesistere lo ying con lo yang. Allora il diritto di ciascuno è rispettato e c’è giustizia.

Un altro valore importante è il consenso, a differenza della nostra cultura politica che cerca prima di tutto l’egemonia. Il consenso non implica la riduzione di tutte le differenze a un’unica posizione. È la coesistenza accettata della loro ricchezza che, insieme, costruiscono una convergenza più elevata e migliore per tutte le parti.

Infine, la patria costituisce un altissimo concetto. Essa è la rappresentazione archetipica del cielo e della terra, è la tenda del Tao, la realizzazione sociale dello ying e dello yang. La patria sono gli antenati, le cui ceneri accompagnano le famiglie per secoli. La Cina è una, i governi possono essere divisi e passare. Ma la Cina resta sempre, si dice.

Infine, grandioso è il motto della proclamazione della Repubblica nel 1911 da parte del cristiano Sun Yat Sen, che si può trovare sui bottoni: “L’amore è universale e il paradiso appartiene a tutti“. Ora, con l’ascesa della Cina sulla scena mondiale, il Brasile avrebbe molto da imparare dalla sua saggezza ancestrale, attraverso l’interscambio, per arricchire la nostra propria cultura.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

China-Brasil para além da economia

Leonardo Boff

       A China é um dos principais parceiros comerciais do Brasil. Com a deriva clara do domínio/dominação ocidental, ela surge como a principal potência do século XXI. O estilo chinês é notavelmente diferente do ocidental.Este não apenas se crê o melhor e o mais forte, tem que também propalá-lo mundialmente. O chinês é contido e valoriza o silêncio, os médios e o longos períodos. Sabe esperar a maturação do tempo. O grande ideal proposto por Xi Jinping é: Uma Comunidade com Futuro Compartilhado para a Humanidade, também traduzido como Comunidade de Destino Comum. Eis um ideal generoso a ser realizado.

Costuma-se dizer entre os analistas da geopolítica mundial que depois de uma guerra econômica, como essa sendo travada por Trump principalmente contra  a China, segue-se uma guerra bélica.Ela não é improvável. O eixo anglo-saxão ocidental não renuncia jamais ser o único polo a conduzir o curso do mundo e ter o dólar como única moeda de referência de valor. Bastou a decisão  arrogante de Trump destinando 500 bilhões de dólares para a produção de novos chips de IA, os mais potentes possíveis, para a China sair de seu silêncio e anunciar a plataforma Deep seek, com seus trilhões e trilhões de algoritmos,mais barata e acessível a todos. Pôs de joelhos os orgulhosos donos das grandes plataformas conhecidas que, em razão da imensa superioridade chinesa, perderam, juntas, num só dia, um trilhão de dólares de valor de mercado. Se ocorrer eventualmente uma guerra, a China levará a melhor, só usando a IA ou mesmo armas nucleares táticas, não as estratégicas que significariam o fim da espécie humana.

É notório que as relações China-Brasil possuem um significado estratégico que alcança para além das imprescindíveis trocas comerciais. O Brasil só tem a ganhar caso se abrir aos valores culturais milenares e à sabedoria ancestral da China. Esta se caracteriza pela insaciável busca de integração dos opostos e da harmonização das forças cósmicas e psíquicas.Num país tão dividido como o nosso isso seria um remédio.

Nós ocidentais somos herdeiros de um pensamento linear que trabalha constantemente com o princípio de identidade e de contradição, tardiamente enriquecido pelo pensamento dialético. Nossa postura antropológica nos fez imperialistas e dominadores de todos os povos e destruidores de todas as diferenças. Ou elas são incorporadas na mesmidade ocidental ou subalternizadas e até destruídas. É a tragédia do Ocidente, agora em seu ocaso. Consultada a Deep seek  denunciou a “insustentabilidade humana e a obsolescência histórica do neoliberalismo do modelo econômico ocidental”. Ele está destinado a desaparecer. Isso tira as bases da vigente unipolaridade ocidental.

A sabedoria chinesa procura sempre incluir os opostos. Tal postura vem expressa pelo famoso tai-ki, o círculo dentro do qual se entrelaçam como que duas cabeças de peixe. É a presença das duas forças universais – yng e yang – (céu e terra, luz e sombra, masculino e feminino) que entram na composição de todos os seres. Yng e yang concretizam o Shi, a energia primordial e misteriosa que sustenta tudo, chamada também de Tao. O Tao  vem interpretado de mil maneiras. Mas para mim a mais sugestiva, da convencional de  caminho. O Tao seria a energia pela qual construímos o caminho e subjaz a toda e qualquer realidade. O Tao se encontra em tudo, como diz Chung-tzu, no esterco do campo até à cabeça do Imperador. O Taoismo não é uma religião, mas um caminho de sabedoria. As religiões existentes são uma das respostas à percepção do Tao, assim como a culinária, a arte, a política e a ética.

Quando à convite oficial, com outros,visitei à China o que mais me impressionou foi esta visão holística feita cultura geral. Ela penetrou no povo e impregna a vida cotidiana, fazendo com que o chinês comum seja pragmático, laborioso e detalhista como nas pinturas e simultaneamente contemplativo, grave e sereno como na figura dos mestres.Esta convergência dos opostos, introduziu uma cultura do cuidado, fundamental no ethos chinês. O cuidado sempre busca o equilíbrio das energias mesmo opostas. O que daí  resulta é uma atitude de respeito, quase sagrado, por cada ser, pois ele é portador da energia do Tao. A medicina chinesa dos chás, da acupuntura e das massagens representa a ativação desta energia. Saúde é estar sintonizado com as energias e com o Tao.

O valor mais importante na tradição chinesa e também na política reside na amizade. Não é tanto um sentimento subjetivo mas a acolhida da diferença de forma reverente. A amizade se mostra pela partilha e pela solidariedade. “Partilhar é justo” diz uma máxima da ética chinesa. Para nós partilhar pertence à ordem da “gratuidade, daquilo que pode ser ou não ser”. Sempre que na China se acolhe um grupo, oferece-se um rico banquete, expressão da amizade. Para os chineses partilhar pertence à ordem objetiva do ser. Partilhar e solidarizar-se é fazer que o yng conviva com o yang. Então o direito de cada um é respeitado e há justiça.

Outro valor importante é o consenso,  à diferença de nossa cultura política que procura antes  a hegemonia. O consenso não implica a redução de todas as diferenças a uma única posição. É a coexistência aceita da riqueza delas que, juntas, constroem uma convergência mais alta e  boa para todas as partes.

Por fim a pátria constitui um altíssimo conceito. Ela é a representação arquetípica do céu e da terra, é a tenda do Tao, a realização social do ying e do yang. Pátria são os ancestrais, cujas cinzas acompanham as famílias por séculos. A China é una, os governos podem estar devidos e passar. Mas a China sempre permanece,comenta-se.

 Por último, grandioso é o lema da proclamação da República em 1911pelo cristão Sun Yat Sen que se encontra nos batonsc: “O amor é universal e o céu pertence a todos”.Agora com o ascenso da China no cenário mundial, o Brasil teria tanto a aprender de sua sabedoria ancestral para pelo intercambio, enriquecer a nossa própria cultura.

“Gentileza-Gefälichkeit- ist das Heilmittel gegen alle Übel“

Leonardo Boff

Wir leben in Zeiten allgemeiner Gewalt und Brutalität in persönlichen, sozialen und internationalen Beziehungen, die durch die neuen Formen der digitalen Kommunikation noch verstärkt werden. Es scheint, dass sich Unmenschlichkeit eingebürgert hat, wenn wir Verbrechen gegen die Menschlichkeit und regelrechten Völkermord, wie sie im Gazastreifen im Konflikt zwischen der Hamas und der israelischen Regierung stattfinden, als Referenz nehmen. Sie werden in den Zeitungen und verschiedenen Medien kaum noch erwähnt. Das ist nichts Neues: Das Leben spielt keine Rolle.

Das Verhalten von US-Präsident Donald Trump läutet eine Zeit der Verrohung und Arroganz ein, die sich in der ganzen Welt ausbreitet.  Es ist zu Recht gesagt worden, dass er sich wie ein umgekehrter Pfadfinder verhält. Der Pfadfinder hat sich vorgenommen, jeden Tag eine gute Tat zu tun. Trump vollbringt jeden Tag eine neue schlechte Tat gegen die Welt. Er stellt nicht nur Amerika „an die erste Stelle“, sondern „nur Amerika zählt“. Es scheint, dass die Welt sich seinen Träumen von unbegrenzter Macht unterordnen muss, einschließlich der Tötung aller.

In diesem düsteren Kontext kommt uns der Prophet Gentileza in den Sinn. Anlässlich des Brandes des nordamerikanischen Zirkus in Niterói am 17. November 1961, bei dem 500 Menschen ums Leben kamen, hatte er ein spirituelles Erlebnis. Pedro da Trino, so sein Name, musste seine Arbeit als Lastwagenfahrer und seine ganze Familie verlassen und zum Brandort gehen, um die Menschen zu trösten. Er machte das Gelände platt und verwandelte es in einen Blumengarten. Er schlief in seinem Lastwagen. Vier Jahre lang tröstete er alle, die zum Ort des Geschehens kamen, um ihre Toten zu betrauern, indem er ihnen sagte: „Ihre Körper sind tot, aber ihre Geister sind in Gott“.

Nach vier Jahren begann er, sich in einen weißen Mantel voller Applikationen zu kleiden, mit einem Stab, einem langen Banner mit seinen Botschaften, gekrönt von Blumen, die ihn an den Garten Eden erinnern sollten. Er reiste durch das Land, in den Nordosten und Norden, und verkündete seine Botschaft: „Freundlichkeit erzeugt Freundlichkeit“. Schließlich ließ er sich in Rio nieder und reiste wie ein skurriler Don Quijote mit seinem Evangelium der Freundlichkeit durch die Stadt. Er gewann die Sympathie vieler, wurde von Musikern besungen und von Künstlern zitiert. Er starb 1996 in Mirandópolis, São Paulo. Es waren 35 Jahre konsequenter prophetischer Mission. Diese Zahl regt zu einigen aktuellen Überlegungen an.

            Der Prophet Gentileza zeigt eine in der christlichen Geschichte seltene trinitarische Mystik des Vaters, des Sohnes und des Heiligen Geistes. Er fügt immer ein viertes weibliches Element hinzu, die Natur oder Maria. Der Psychoanalytiker C.G. Jung hat gezeigt, dass 3 und 4 nicht als Zahlen, sondern als Archetypen betrachtet werden sollten: 3 symbolisiert eine innere Totalität (die Trinität selbst) und 4 eine äußere Totalität (die Trinität), die die Schöpfung und das Weibliche einschließt. Oder die Summe von 3 und 4, die 7 ergibt, würde die Gesamtheit des Geheimnisses des dreifaltigen Gottes zusammen mit seiner Schöpfung darstellen. 

Wie jeder Prophet, prangert Gentileza an und verkündet. Er prangert diese Welt an, die „vom Kapital des Teufels regiert wird, der alles verkauft und alles zerstört“. Er sieht den zerstörten Zirkus als Metapher für den Weltzirkus, der ebenfalls zerstört werden wird. Aber er verkündet die „Freundlichkeit, die das Heilmittel gegen alle Übel ist“. Gott ist „Güte, denn er ist Schönheit, Vollkommenheit, Güte, Reichtum, Natur, unser Schöpfervater“.

Ein Refrain taucht immer wieder auf, vor allem auf den 56 Säulen mit Inschriften am Eingang des Busbahnhofs Novo Rio in Caju: „Freundlichkeit erzeugt Freundlichkeit, Liebe“. Auf der Eco 92, dem Gipfeltreffen der Völker zum Thema Entwicklung und Ökologie, rief er den Staatsoberhäuptern zu: „Freundlichkeit erzeugt Freundlichkeit“ und forderte alle auf, freundlich und dankbar zu sein. In der Tat kündigte er ein Gegenmittel gegen die Brutalität unseres Beziehungssystems an. In der Sprache des Volkes und der Religion ist dies der Vorläufer eines neuen Zivilisationsparadigmas, das die gesamte Menschheit dringend braucht und das nicht auf der Gier nach Bereicherung, sondern auf dem Geist der Freundlichkeit und der Feinheit beruht. Dies erinnert uns an Blaise Pascal (1623-1662), den großen Mathematiker und Denker, der in den Fragmenten seiner Pensées zwischen dem „Geist der Geometrie“ (esprit de géometrie) und dem „Geist der Finesse“ (esprit de finesse) unterscheidet. Ersterer, der „Geist der Geometrie“, der für die aufkommende Moderne typisch ist, konzentriert sich auf das Kalkül und das Interesse, während letzterer, der „Geist der Finesse“ und der menschlichen Sensibilität, die freien und uneigennützigen Beziehungen zwischen den Menschen kennzeichnet. Er sagte voraus, dass der erstere in der Geschichte vorherrschen würde, und das hat er auch getan.

Heute müssen wir gegen die vorherrschende Barbarei, Grobheit und Dummheit die Werte der Freundlichkeit, der Sensibilität gegenüber anderen, des Respekts vor Unterschieden und des allgemeinen Wohlwollens verteidigen. Pascal erkannte im Geist der Finesse die Qualität des „honnête homme“ des „guten Menschen“. Heutzutage sind „gute Menschen“ Menschen, die sich selbst als „Patrioten“ bezeichnen, aber Lügen, Verleumdungen und die Verbreitung von Fehlinformationen nutzen, um ihr autoritäres und altmodisches Machtprojekt durchzusetzen. Für diese Menschen ist das „Evangelium der Güte“ mehr wert als für andere.

Wir glauben mit dem Propheten Gentileza, dass „Sanftmut“, wie er verkündete, „das Heilmittel gegen alle Übel ist“. Denn hinter dem Wort „Freundlichkeit“ verbirgt sich das Vornehmste und Edelste im Menschen, die Freundlichkeit/Gefälichkeit, die in den schlechten Tagen, in denen wir leben, so fehlt und so notwendig ist.

Leonardo Boff   schrieb  Das Recht des Herzens, Herder 2024

Überzetzung von Bettina Goldhartnack

Casi mitad de la humanidad podrá desaparecer en algunas décadas

Leonardo Boff*

Si tenemos en cuenta la frecuencia de los trastornos que están ocurriendo en la Tierra, especialmente el creciente calentamiento global, sumado al hecho de que los negacionistas, como el presidente Trump, son poderosos, cabe preguntarnos seriamente si el planeta todavía es sostenible o si nos dirigimos hacia una tragedia inmensa.

Tomemos como aviso el relatorio publicado por el Institute and Faculty of Actuaries de la Universidad de Exeter (Reino Unido), conocido por su seriedad. Ahí se afirma: «con temperaturas 3°C por encima de los niveles preindustriales, la mortalidad humana podrá alcanzar a la mitad de la humanidad, cerca de cuatro mil millones de personas», no en un futuro lejano sino en algunas décadas.

       Necesitamos un concepto de sostenibilidad más amplio que el del famoso Informe Brundland (1987) que solo se centraba en el ser humano y omitía la naturaleza. Propongo uno más inclusivo: “Desarrollo sostenible es toda acción destinada a mantener las condiciones energéticas, informativas y físicoquímicas que sustentan a todos los seres, especialmente a la Tierra viva, la naturaleza y la vida humana para asegurar su continuidad y atender las necesidades de la generación presente y de las futuras, de tal forma que se mantenga y enriquezca el capital natural en su capacidad de regeneración, de reproducción y de coevolución”.

       ¿Qué hacer para garantizar este tipo de sostenibilidad? Estoy convencido de que las narrativas del pasado ya no nos muestran un futuro de esperanza. Esto no significa que vayamos a desistir de mejorar la situación. El principio esperanza que arde dentro de nosotros puede proyectar utopías minimalistas que alivian la vida y preservan la naturaleza. Para eso hay que partir de abajo, del territorio, en el cual se puede construir una sostenibilidad en el marco de las condiciones ecológicas trazadas por la naturaleza, con sus selvas y bosques, sus ríos, su población con sus religiones y tradiciones.Por esta opción si podrá salvar la mitad de la humanidad de su eventual fin trágico.

       Depende de nosotros si queremos cambiar o seguir por el mismo camino. Ha llegado el momento en que no tenemos otra alternativa sino creer, confiar y esperar en nosotros mismos. Tenemos que beber de nuestro propio pozo. En él están los principios y valores que, activados, podrán salvarnos. Enumero algunos de los principales.

En primer lugar el cuidado. Sabemos por la reflexión antigua (mito del cuidado de Higinio) y por la moderna (Heidegger) que la esencia del ser humano reside en el cuidado, condición para vivir y sobrevivir. Si todos los elementos de la evolución no hubiesen tenido entre sí un cuidado sutil, no habría aparecido el ser humano. Como no tiene ningún órgano especializado, necesita cuidado para vivir y sobrevivir. De la misma forma, la naturaleza si no es cuidada, se muere.

Después, los biólogos (Watson/Crick) demostraron que el amor pertenece al ADN humano. Amar significa establecer una relación de comunión, de reciprocidad con todas las cosas e implica crear un lazo afectivo con ellas.

         Es fundamental el valor de la solidaridad. La bioantropología ha mostrado que la búsqueda de los alimentos consumidos comunitariamente permitió el salto de la animalidad a la humanidad. Lo que una vez fue verdadero, vale mucho más aún en los sombríos días actuales.

Somos también seres de compasión: podemos ponernos en el lugar del otro, llorar con él, compartir sus angustias y no dejarlo solo nunca. Es una de las virtudes más ausentes hoy en día.

También somos seres de creación: continuamente estamos inventando cosas para resolver nuestros problemas. Hoy más que nunca la innovación es urgente si no queremos llegar atrasados a la salvaguarda de la vida y naturaleza.

Somos, desde la más remota antigüedad, cuando emergió el cerebro límbico hace 200 millones de años, seres de corazón, de afecto y de sensibilidad. En el corazón sensible reside la ternura, la espiritualidad y la ética. Hoy más que nunca debemos unir mente y corazón, racionalidad y sensibilidad, pues todo el edificio científico se construyó colocando bajo sospecha la afectividad. Por la sensibilidad humanitaria condenamos hoy el genocidio perverso hecho a cielo abierto en la Franja de Gaza de más de 13 mil niños inocentes y de más de 60 mil civiles.

         Somos, en lo más profundo de nuestra humanidad, seres espirituales. La espiritualidad es parte de la naturaleza humana, con el mismo derecho de ciudadanía que la inteligencia, la voluntad y la libido. La espiritualidad debe ser distinguida de la religiosidad, si bien pueden venir juntas y potenciarse, pero no necesariamente. La espiritualidad natural es, sin embargo, más originaria. La religiosidad supone y se alimenta de la espiritualidad. La espiritualidad vive del amor incondicional, de la solidaridad, de la compasión, del cuidado de los más frágiles y de la naturaleza. Más aún, como seres espirituales somos capaces de identificar aquella Energía vigorosa y amorosa que sustenta todas las cosas y todo el universo, ante la cual podemos abrirnos reverentemente. O integramos la espiritualidad natural, viviendo como hermanos y hermanas junto con la naturaleza o nos condenamos a repetir el pasado con todos los peligros que amenazan hoy nuestra existencia.

Una eco-civilización fundada sobre tales valores y principios puede garantizar la sostenibilidad de la Casa Común. Dentro de ella se encuentran los distintos mundos culturales que pueden y deben convivir pacíficamente. ¿Una utopía? Sí, pero una utopía necesaria si es que todavía queremos tener un futuro sostenible junto con la Madre Tierra.

*Leonardo Boff ha escrito El doloroso parto de la Madre Tierra: una sociedad de fraternidad y de amistad social, Vozes 2021.