Natale: Netanyhau (Erode) e la strage degli innocenti a Gaza

        Leonardo Boff

Ai giorni nostri assistiamo all’aggiornamento del racconto biblico: un re feroce, geloso del suo potere, ordina l’uccisione di tutti i bambini sotto un anno. L’Erode di oggi si chiama Benjamin Netanyhau. Nella sua furia vendicativa, le sue forze militari, aeree, marittime e terrestri hanno ucciso migliaia di bambini, molti dei quali giacciono sotto le macerie, oltre a migliaia di altri civili che non appartengono nemmeno al gruppo di Hamas. Non possiamo lasciare che questa tragedia offuschi la radiosa celebrazione del Natale. È troppo preziosa per non essere ricordata e celebrata.

Torniamo alla storia che ci riempie di incanto, anche a distanza di più di venti secoli. Giuseppe e Maria, sua moglie, incinta di nove mesi, sono in viaggio da Nazaret, dal nord della Palestina al sud, a Betlemme. Sono poveri come la maggior parte degli artigiani e dei contadini del Mediterraneo. Alle porte di Betlemme, devastata nei nostri giorni dalle truppe di Netanyahau, Maria entra nel travaglio del parto: si tiene la pancia perché la lunga camminata ha accelerato il processo di gestazione. Bussano alla porta di una locanda. Odono quello che i poveri della storia sentono sempre: «non c’è posto per voi nell’albergo» (Lc 2,7).

Abbassano la testa e si allontanano preoccupati. Come potrà dare luce alla sua creatura? Gli resta, nelle vicinanze, una stalla per animali. Lì c’è una mangiatoia con paglia, un bue e un asinello che, stranamente, restano tranquilli a guardare. Lei dà alla luce un bambino tra gli animali. Fa freddo. Lo avvolge nei panni e lo dispone sulla paglia. Piange rumorosamente come tutti i neonati.

Ci sono pastori che vegliano di notte a guardia del loro gregge. Secondo i criteri di purezza legale dell’epoca, i pastori sono considerati impuri e quindi disprezzati, poiché erano sempre in mezzo agli animali, al loro sangue ed ai loro escrementi. Diversa era la visione idilliaca dei greci e dei romani che idealizzavano la figura dei pastori. Ma sono questi poveri e impuri pastori ebrei i primi a vedere il Puer divinus, il bambino divino.

Sorprendentemente, una luce li avvolse e udirono una voce dall’Alto che annunciava loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore […] Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». Mentre si mettevano in cammino, in fretta, udirono un canto meraviglioso, a più voci, provenire dall’Alto: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc 2,8-18). Arrivano e si conferma tutto ciò che era stato loro comunicato: lì c’era un bambino, tremante, avvolto in fasce e adagiato in una mangiatoia, in compagnia di animali.

Qualche tempo dopo, ecco che tre saggi provenienti dall’Oriente scendono lungo il sentiero. Sapevano interpretare le stelle. Arrivano. Sono estasiati dal mistero della situazione. Individuano nel bambino colui che potrà guarire l’esistenza umana ferita. Si inchinano, riverenti, e lasciano doni simbolici: oro, incenso e mirra. Con il cuore leggero e meravigliati, ripresero la via del ritorno, evitando la città di Gerusalemme, dove regnava un “Netanyhau” terribilmente bellicoso, pronto a ordinare la morte di chiunque avesse visitato il bambino divino.

Lezione: Dio è entrato nel mondo, nel cuore della notte, senza che nessuno lo sapesse. Non c’è sfarzo né gloria, che immagineremmo adatti ad un bambino che è Dio. Ma ha preferito arrivare fuori città, tra gli animali. Non risulta nelle cronache dell’epoca, né a Betlemme, né a Gerusalemme, tanto meno a Roma. Tuttavia, sta lí Colui che l’universo portava dentro di sé da miliardi di anni, quella «luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo» (Gv 1,10). Dio non è venuto per divinizzare l’essere umano, Lui è venuto per umanizzarsi insieme a noi.

Dobbiamo rispettare e amare il modo come Dio ha voluto entrare in questo mondo: anonimo come anonime sono le grandi maggioranze povere e disprezzate dell’umanità. Ha voluto cominciare là dal basso per non lasciare fuori nessuno. La loro situazione umiliata e offesa era quella che Dio stesso voleva far propria.

Ma ci sono anche saggi e uomini che studiano le stelle dell’universo, i cosmologi, che colgono dietro le apparenze il mistero di tutte le cose. Intravvedono in questo bambino dal corpo tremante, che bagna i panni, piagnucola e cerca, affamato, il seno della madre, il Significato Supremo del nostro viaggio e dell’universo stesso. Anche per loro è Natale.

È vero quello che si dice: “Ogni bambino vuole essere un uomo. Ogni uomo vuole essere re. Ogni re vuole essere Dio. Solo Dio ha voluto essere un bambino”.

Questo è un lato, di buon auspicio: un raggio di luce in mezzo alla notte oscura. Un poco di luce ha più diritto di tutte le tenebre.

Ma c’è un altro lato, oscuro e anch’esso tragico, citato in precedenza. Esiste un “Netanyhau” che non ha paura di uccidere persone innocenti. Giuseppe, attento, ben presto se ne rende conto: vuole far uccidere il bambino appena nato. Fugge in Egitto con Maria e il bambino nel grembo che dorme, cerca il seno e torna a dormire.

Migliaia di bambini furono assassinati nelle terre della Striscia di Gaza. Allora si udì uno dei lamenti più commoventi di tutte le Scritture: «Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più» (Mt 2,18).

Gli Erodi si perpetuano nella storia, anche per quattro anni in Brasile sotto il ‘non-eleggibile’ e attualmente in Palestina. Nonostante, ci sarà sempre una stella, come quella di Betlemme, ad illuminare i nostri cammini. Per quanto malvagi siano gli Erode, non possono impedire al sole di sorgere ogni mattina portandoci speranza, soprattutto colui che fu chiamato “Il Sole della speranza”.

Questa gioia non ha precedenti: la nostra umanità, debole e mortale, da Natale in poi ha cominciato ad appartenere allo stesso Dio. Pertanto, qualcosa di nostro è già stato reso eterno dal Puer aeternus che ci garantisce che gli Erode della morte non trionferanno mai.

Buon Natale a tutti con grande compassione per le tante vittime a Gaza, con luce e gioia discreta.

Leonardo Boff è teologo e ha scritto O Sol da Esperança: Natal, histórias, poesias e símbolos, Mar de Ideias, Rio 2007; Natal: a humanidade e a jovialidade de nosso Deus, Vozes 2009.

Para encomendar: contato@leonardoboff.eco.br

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Il capitalismo attuale: preso dalla pulsione di morte?

         Leonardo Boff

La COP28, tenutasi a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, si è conclusa come sono finite le precedenti: solo con un appello alla riduzione dei combustibili fossili; ma è stata eliminata l’espressione “progressiva eliminazione” dell’uso del petrolio, che lascia campo libero al suo utilizzo e alla sua esplorazione. È importante notare che i presidenti dei paesi più decisivi su questo tema, Stati Uniti e Russia, non si sono neppure presentati. Al contempo, è aumentato il numero dei lobbisti delle imprese petrolifere, del gas e del carbone.

Come ha osservato un’analista brasiliana (Cora Rónai), “questa COP28 è uno schiaffo in faccia all’Umanità, una presa in giro di coloro che realmente hanno a cuore gli effetti delle nostre azioni sul pianeta” (O Globo, 7/12, secondo quaderno, 8). In effetti le migliaia di persone presenti non hanno mostrato la sensibilità necessaria al dramma che comporterà l’aumento del riscaldamento del pianeta, che presto si avvicinerà ai due gradi Celsius o più. I profitti aziendali, la logica sistemica della concorrenza senza alcun accenno di cooperazione effettiva, il continuo assalto ai beni e ai servizi naturali, l’allentamento delle leggi che limitano gli interventi sulla natura e l’indebolimento dei controlli legali nelle società dominate dal sistema neoliberista-capitalista, sono tutti fattori che impediscono di cambiare rotta, al massimo si apportano correzioni interne al sistema, che sono come una sorta di cerotto sulle ferite senza aggredirne le cause.

Il mantenimento del sistema del capitale con le sue dinamiche insaziabili e la sua cultura che abbraccia tutti gli ambiti e ancor più la “Grande Trasformazione” (Polaniy) da una società di mercato a una società di mercato totale, tenderà a rendere il pianeta inabitabile. Anni fa, il genetista francese Albert Jacquard (J’acuse l’économie triomphante, 1986) notava il carattere suicida del sistema capitalista, la sua pulsione di morte, in quanto fondato sull’esaurimento delle condizioni che garantiscono la vita, il cui motore è la concorrenza che divora senza pietà i suoi concorrenti, sempre con la prospettiva di maggiori guadagni monetari.

Forse questa piccola [e antica storia] storia che viene dall’Iraq, distrutto da Bush e dai suoi alleati in una guerra ingiusta, iniziata nel 2003, può illuminarci sui rischi che ci attendono.

Si racconta che “un soldato dell’antica Bassora, nella guerra contro l’Iraq, devastato dall’esercito nordamericano, pieno di paura, andò dal re e gli disse: “Mio Signore, salvami, aiutami a fuggire da qui; ero nella piazza del mercato e ho trovato la Morte vestita tutta di nero che mi guardava con uno sguardo mortale; prestami il tuo cavallo reale affinché possa correre velocemente a Samara, che è lontana da qui; temo per la mia vita se rimango in città”.

Il re fece quello che volle. Più tardi il re trovò la Morte per strada e gli disse: “Il mio soldato era terrorizzato; mi ha raccontato che ti ha trovato e che lo hai guardato in modo molto strano. “Oh no”, rispose la Morte, “il mio sguardo era semplicemente stupefatto, perché mi chiedevo come sarebbe arrivato quest’uomo a Samara, così lontana da qui, perché lo aspettavo stanotte là. Infatti, lo trovò là di notte e gli diede l’abbraccio della morte”.

Questa storia si applica al momento attuale. Prevediamo la morte, la fine del nostro tipo di mondo basato sullo sfruttamento eccessivo della natura. Ma non abbiamo rallentato l’accelerazione di una crescita illimitata, anche se la scienza ci assicura che abbiamo già raggiunto i limiti sopportabili della Terra e che non ce la fa più. La voracità del consumismo dei paesi opulenti, generalmente situati nel Grande Nord, esige più di una Terra e mezza per soddisfare le sue richieste.

Abbiamo poco tempo e ancor meno saggezza. Abbiamo inaugurato già la nuova fase della Terra, in ebollizione e surriscaldata (l’antropocene, il necrocene e il pirocene). La maggior parte degli stessi climatologi si sono trasformati in tecno-fatalisti e rassegnati. La scienza e la tecnica, testimoniano, sono arrivate troppo tardi. Non possiamo più fermare il nuovo corso di riscaldamento della Terra. Sì, possiamo avvisare l’umanità dell’arrivo sempre più frequente di eventi estremi e mitigarne i suoi effetti dannosi, ma ci sfugge la possibilità di evitarli.

Le conseguenze per tutta l’umanità, in particolare per i paesi insulari del Pacifico, minacciati di scomparsa, e specialmente per i più svantaggiati e poveri, saranno gravi, maggiori o minori dipendendo dalle regioni. Ma migliaia saranno le vittime. Molti dovranno emigrare, perché i loro territori sono diventati troppo caldi, distruggendo i raccolti. Dilaga la fame e la sete, i bambini e gli anziani non riescono ad adattarsi e finiscono per morire. Tali fenomeni costringeranno i pianificatori a ridefinire il layout delle città, in particolare quelle situate sulle rive degli oceani le cui acque saliranno in modo significativo.

Utilizziamo esempi comuni. Una volta lanciata, una testata nucleare, proveniente da una grande altezza, non può più essere fermata. Una volta rotte le dighe della compagnia mineraria Vale a Brumandinho-MG, è diventato impossibile fermare la valanga di migliaia di tonnellate di rifiuti, argilla e acqua che, criminosamente, hanno ucciso 172 persone e devastarono la regione.

È quello che sta accadendo con la Terra. La “colonia” umana nei confronti dell’organismo terrestre si sta comportando come un gruppo di cellule cancerogene. Ad un certo momento hanno perso la connessione con altre cellule, cominciano a replicarsi in modo caotico, a invadere i tessuti circostanti e a produrre sostanze tossiche che finiscono per avvelenare l’intero organismo. Non abbiamo fatto così, occupando l’83% del pianeta?

Il sistema economico e produttivo si è già sviluppato da tre secoli senza tener conto della sua compatibilità con il sistema ecologico. Oggi, tardivamente, ci rendiamo conto che l’ecologia e il modo di produzione industrialista che implica il saccheggio sistematico della natura sono contraddittori. O cambiamo oppure arriveremo a Samara, dove ci aspetta qualcosa di sinistro.

Tutti questi problemi richiederebbero una governance globale, per pensare globalmente, soluzioni globali. Non siamo ancora maturi per questa ovvia esigenza. Continuiamo ad essere vittime del sovranismo obsoleto di ogni nazione e, in questo modo, ciecamente, ingrossiamo il corteo di coloro che camminano verso la fossa comune. Oxalà svegliamoci in tempo.

Leonardo Boff ha scritto Terra Madura: uma teologia da vida, Planeta, São Paulo 2023; Abitare la terra. Quale via per la fraternità universale? Castelvecchi, Roma 2021 (traduzione dal portoghese



















































































(traduzione
dal portoghese




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         Leonardo
Boff

 

La COP28, tenutasi a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, si
è conclusa come sono finite le precedenti: solo con un appello alla riduzione
dei combustibili fossili; ma è stata eliminata l’espressione
progressiva
eliminazione

dell’uso del petrolio, che lascia campo libero al suo
utilizzo e alla sua esplorazione. È importante notare che i presidenti dei
paesi più decisivi su questo tema, Stati Uniti e Russia, non
si sono neppure
presentati. Al contempo, è aumentato
il numero dei lobbisti delle imprese petrolifere, del gas e del carbone.

 

Come ha osservato unanalista brasiliana (Cora Rónai), questa COP28 è uno
schiaffo in faccia all
Umanità, una presa in giro di coloro che realmente hanno a cuore gli effetti delle
nostre azioni sul pianeta
(O Globo, 7/12,
secondo
quaderno, 8). In effetti le migliaia di persone presenti non hanno mostrato la
sensibilità necessaria al dramma che comporterà l’aumento del riscaldamento del
pianeta, che presto si avvicinerà ai due gradi Celsius o più. I profitti
aziendali, la logica sistemica della concorrenza senza alcun accenno di
cooperazione effettiva, il continuo assalto ai beni e ai servizi naturali, l
allentamento delle leggi che limitano gli interventi
sulla natura e l
indebolimento
dei controlli legali nelle societ
à dominate dal
sistema neoliberista-capitalista, sono tutti fattori che impediscono di
cambiare rotta, al massimo si apportano correzioni interne al sistema, che sono
come una sorta di cerotto sulle ferite senza aggredirne le cause.

 

Il mantenimento del sistema del capitale con le sue
dinamiche insaziabili e la sua cultura che abbraccia tutti gli ambiti e ancor
più
la
Grande Trasformazione” (Polaniy) da una società di mercato a una società di mercato totale,
tenderà
a rendere il pianeta inabitabile. Anni fa, il genetista
francese
Albert Jacquard (J’acuse l’économie triomphante, 1986) notava il carattere suicida del sistema capitalista, la sua
pulsione di morte, in quanto fondato sull’esaurimento delle condizioni che
garantiscono la vita, il cui motore è la concorrenza che divora senza piet
à i suoi concorrenti, sempre con la prospettiva di maggiori guadagni
monetari.

 

Forse questa piccola [e antica storia] storia che
viene dall
Iraq, distrutto
da Bush e dai suoi alleati in una guerra ingiusta
, iniziata nel 2003, può illuminarci sui rischi che ci attendono.

 

Si racconta che un soldato dellantica Bassora, nella guerra contro lIraq, devastato dallesercito nordamericano, pieno di paura, andò dal re e gli
disse:
Mio Signore, salvami, aiutami a fuggire da qui; ero nella piazza del mercato e ho trovato la Morte vestita tutta di nero che
mi guardava con uno sguardo mortale; prestami il tuo cavallo reale affinch
é possa correre velocemente a Samara, che è lontana da qui;
temo per la mia vita se rimango in città”.

 

Il re fece quello che volle. Più tardi il re trovò la
Morte per strada e gli disse:
Il mio soldato era terrorizzato; mi ha raccontato che ti ha trovato e che lo hai guardato in modo molto strano. Oh no, rispose la Morte, il mio sguardo era semplicemente stupefatto, perché mi chiedevo come sarebbe arrivato quest’uomo a Samara,
cos
ì
lontana da qui, perché lo aspettavo stanotte là. Infatti, lo trovò di notte e gli
diede l
abbraccio della
morte
”.

 

Questa storia si applica al momento attuale. Prevediamo
la morte, la fine del nostro tipo di mondo basato sullo sfruttamento eccessivo
della natura
.
M
a non abbiamo rallentato laccelerazione di una crescita illimitata, anche se la
scienza ci assicura che abbiamo gi
à raggiunto i
limiti sopportabili della Terra e che non ce la fa più
. La voracità del consumismo dei paesi opulenti, generalmente situati nel Grande Nord, esige
più di una Terra e mezza per soddisfare le sue richieste.

 

Abbiamo poco tempo e ancor meno saggezza. Abbiamo
inaugurato già
la nuova fase della Terra, in ebollizione e surriscaldata (lantropocene, il necrocene e il pirocene). La maggior parte degli stessi climatologi si sono trasformati
in
tecnofatalisti e rassegnati. La scienza e la tecnica, testimoniano,
sono arrivate troppo tardi. Non possiamo più fermare il nuovo corso di
riscaldamento della Terra. S
ì, possiamo
avvisare l
umanità dellarrivo sempre
più frequente di eventi estremi e mitigarne
i suoi effetti dannosi, ma ci sfugge la possibilità di evitarli.

 

Le conseguenze per tutta lumanità, in
particolare per i paesi insulari del Pacifico, minacciati di scomparsa, e
specialmente per i più svantaggiati e poveri, saranno gravi, maggiori o minori dipendendo
da
lle regioni. Ma migliaia saranno le vittime. Molti dovranno emigrare, perché i loro territori sono diventati troppo caldi, distruggendo i raccolti.
Dilaga
la fame e la sete, i bambini e gli anziani non riescono
ad adattarsi e finiscono per morire. Tali fenomeni costringeranno i
pianificatori a ridefinire il layout delle città, in particolare quelle situate
sulle rive degli oceani le cui acque saliranno in modo significativo.

 

Utilizziamo esempi comuni. Una volta lanciata, una testata nucleare, proveniente da
una grande altezza, non può
più essere
fermata. Una volta rotte le dighe della compagnia mineraria Vale a
Brumandinho-MG, è diventato impossibile fermare la valanga di migliaia di
tonnellate di rifiuti, argilla e acqua che, cr
iminosamente, hanno ucciso 172 persone e devastarono la regione.

 

È
quello
che sta accadendo con la Terra. La colonia
umana nei confronti dellorganismo terrestre si sta comportando come un gruppo di cellule cancerogene. Ad un certo momento hanno perso la connessione con altre cellule, cominciano a replicarsi in modo caotico,
a invadere i tessuti circostanti e a produrre sostanze tossiche che finiscono
per avvelenare l
intero
organismo. Non abbiamo fatto cos
ì, occupando
l’83% del pianeta?

 

Il sistema economico e produttivo si è già sviluppato da tre secoli senza tener conto della sua compatibilità con il sistema ecologico. Oggi, tardivamente, ci rendiamo conto che lecologia e il
modo di produzione industrialista che implica il saccheggio sistematico della
natura sono contraddittori. O c
ambiamo oppure arriveremo a Samara, dove ci aspetta qualcosa di sinistro.

 

Tutti questi problemi richiederebbero una governance
globale,
per
pensare globalmente,
soluzioni globali. Non siamo
ancora maturi per questa ovvia esigenza. Continuiamo ad essere vittime del
sovranismo obsoleto di ogni nazione e,
in questo modo, ciecamente, ingrossiamo il corteo di
coloro che camminano verso la fossa comune.
Oxalà svegliamoci in tempo.

 

 

Leonardo Boff ha scritto Terra Madura: uma teologia da vida, Planeta,
São Paulo 2023;
Abitare la terra. Quale via per la fraternità universale? Castelvecchi, Roma 2021

 

 

Credere nonostante le ragioni per non credere

Leonardo Boff

Viviamo tempi di domande radicali, forse più che in altre epoche. In generale, le crisi e le grandi fatalità avevano un carattere regionale. Per questo finivano per essere sconosciute alla maggior parte dell’umanità. Oggi è diverso: tutto accade globalmente e alla luce del sole. Assistiamo in tempo reale alla decimazione di un intero popolo. La distruzione delle loro case. La morte di migliaia di bambini innocenti che non ha nulla a che fare con la guerra. Incalcolabili sono coloro rimasti sotto le macerie degli edifici distrutti. Le madri portano in braccio piccoli figli e figlie assassinate e baciano i loro volti sfigurati. Tutto questo a causa della mente omicida di un primo ministro, sionista, di estrema destra, insensibile e disumano: Benjamin Natanyhau.

Ciò si verifica in diversi luoghi in tutto il mondo. Genocidi sono perpetrati in Africa, in Ucraina e in altri luoghi del pianeta senza che la televisione o i giornali ne riferiscano.

La Terra stessa è entrata in ebollizione. Sembra che si stia avverando ciò che san Pietro aveva predetto nella sua seconda epistola: «la terra sarà consumata dal fuoco; i cieli si dissolveranno in fuoco e gli elementi bruciati si scioglieranno” (2 Pietro 3,10.12). Il riscaldamento del pianeta sta raggiungendo un punto tale che alcuni scienziati parlano dell’inizio dell’era del pirocene, l’era del fuoco, forse la più pericolosa per l’esistenza della vita sul pianeta.

Ovunque c’è grande lamento e molto pianto. Ci sono occhi asciutti da tanto pianto. Quelli che ancora credono, gridano disperati: dov’è Dio? Perché permette tanta malvagità? Perché non interviene a fermare il braccio criminale? Perché è silenzioso?

Altri non credono in alcun significato della vita e della storia. Perché possiamo essere così crudeli e senza pietà, quando potremmo essere gentili e amorevoli gli uni verso gli altri e verso la natura? Siamo un progetto fallito nel processo di evoluzione. Non abbiamo alcuna possibilità. Non impariamo nulla dalla storia. E commettiamo crimini e ancora crimini, sempre con più brutalità e atrocità.

A causa di queste contraddizioni comprendiamo gli atei. Forniscono molte ragioni per negare l’esistenza di un Essere buono e amico degli esseri umani. Tuttavia, molti di loro sono sinceramente etici: credono nella giustizia e nella verità, simpatizzano con coloro che soffrono, simpatizzano con coloro che sono ingiustamente umiliati e offesi e cercano di far scendere coloro che sono crocifissi sulla croce. Vedono un significato in questi sentimenti e pratiche senza aderire ad alcuna religione o chiesa.

Ma la ferita resta aperta e sanguinante: non potrebbe essere diversamente? Perché siamo condannati a soffrire così tanto nel corpo, nella mente e nel cuore? Questa è una questione aperta.

Ma ci sono ostinati e persistenti. Contro tutte le assurdità credono in un significato segreto che non riescono a vedere. Contro tutte le ragioni che li porterebbero a negare Dio, continuano a credere in Dio. Ostinatamente. Persistentemente.

L’anno era il 1943. Circa 300 mila ebrei erano imprigionati, dietro un alto muro, nel ghetto di Varsavia. Si ribellarono. Migliaia furono massacrati o trasferiti nei campi di sterminio. Prima di essere ucciso, un ebreo ebbe il tempo di scrivere un piccolo documento in cui diceva:

“Credo nel Dio d’Israele, anche se Lui ha fatto di tutto per farmi non credere in Lui. Ha nascosto il suo volto. Il foglio su cui scrivo queste righe lo chiuderò in una bottiglia vuota. Lo nasconderò dietro i mattoni del muro principale, proprio sotto la finestra. Se un giorno qualcuno lo troverà e lo leggerà, forse capirà il sentimento di un ebreo – uno tra milioni – che è morto abbandonato da Dio, quel Dio in cui continuo a credere fermamente”.

Queste parole non ci ricordano forse Giobbe che, nel mezzo della più grande tragedia personale e familiare, disse timorosamente a Dio: “Anche se mi uccidi, io continuo ancora a credere in te” (Gv 15,13)? E un altro narratore di parabole ispirate e grande guaritore di ogni tipo di malattie, che invocava Dio con un nome estremamente intimo, “Caro Padre” (Abba) fu condannato dalle persone religiose dell’epoca per aver messo leggi e tradizioni sotto il setaccio dell’amore . Fu crocifisso fuori città, per esprimere la maledizione di Dio. Sulla croce, al culmine della sofferenza, «gridò con voce forte» nel suo dialetto aramaico: «Eloí, Eloí lemá sabachtani»: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato» (Mc 15: 34)?

Affinché questo grido di speranza contro la speranza e di fede contro la fede, non rimanesse una totale assurdità e una voce che si perdesse nell’universo, si crede che tutti questi tenaci siano stati accolti nel seno del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Si annuncia anche che il predicatore itinerante che passò per il mondo facendo il bene, «il Giusto, il Santo e il Vero» (1 Gv 5,10), fu resuscitato dal suo amato Padre (Abba). La risurrezione rappresenta un’insurrezione contro tutte le assurdità di questo mondo e come anticipazione di un Significato ultimo di tutta la storia. Poiché ogni sofferenza e ogni tenacia non saranno mai vane: il Suo nome? Gesù di Nazareth.

Leonardo Boff ha scritto Passione di Cristo-Passione del mondo,Vozes 1977 diverse edizioni.

Fondamentalismo,terrorismo, genocidio

             Leonardo Boff

Il 7 ottobre abbiamo assistito ad un atto terroristico contro Israele, perpetrato dal gruppo armato Hamas della Striscia di Gaza, che è anche una forma convenzionale di organizzazione civile della società che amministra. La ritorsione dello Stato sionista d’Israele, guidato da B. Netanyahu, è stata talmente asimmetrica e sproporzionata da rappresentare, secondo la stessa ONU, un vero e proprio genocidio del popolo palestinese della Striscia di Gaza con la morte di migliaia di bambini innocenti, di civili e con la distruzione della maggior parte delle case. È stato creato uno Stato terrorista. Un’ondata di fondamentalismo si sta diffondendo in tutto il mondo, associato al terrorismo e, nella sua forma estrema, al genocidio. Partiamo dal fondamentalismo.

Il fondamentalismo non è una dottrina, ma un modo esclusivo di vedere la dottrina. Il fondamentalista è assolutamente convinto che la sua dottrina sia l’unica vera e tutte le altre siano false. Non avendo alcun diritto, possono e devono essere combattute. Quando qualcuno si considera portatore di una verità assoluta, non può tollerare un’altra verità e il suo destino è l’intolleranza che degenera nel disprezzo per gli altri, nell’aggressività e, infine, nella guerra.

Ciò avviene con quella parte dellebraismo chiamata sionismo, che pretende uno Stato solo di ebrei. Questo dice che la terra di Palestina sia stata data da Dio agli ebrei e questi avrebbero diritto ad uno Stato esclusivamente per loro. Di conseguenza, occupano terre in Cisgiordania, espellono i suoi abitanti arabi, prendendo le loro case e tutto ciò che si trova all’interno. Il sogno del sionismo radicale propone di creare uno Stato ebraico grande quanto quello del tempo di Re Davide. Una parte di palestinesi e arabi della regione credono di avere diritti secolari e rifiutano di riconoscere Israele come Stato in quanto è un usurpatore. Dichiarano il proposito di difendere e recuperare le proprie terre espropriate e per questo si armano e compiono atti di violenza, arrivando al terrore come risposta al terrore che soffrono da 75 anni degli ebrei radicali.

Quali sono le caratteristiche del terrorismo? L’unicità del terrorismo risiede nelloccupazione delle menti. Nelle guerre i bombardamenti aerei non bastano, come si è visto nelle centinaia di raid aerei israeliani. È necessario occupare lo spazio fisico per imporsi effettivamente. Cosi è stato in Afghanistan e in Iraq e ora nella Striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano. Nel terrore no. È sufficiente occupare le menti con minacce che producano paura, interiorizzata nella popolazione e nel Governo. Gli americani occuparono fisicamente l’Afghanistan dei talebani e l’Iraq di Saddam Hussein. Ma Al-Qaeda ha occupato psicologicamente le menti dei nord-americani. L’allora ancora vivo Osama Bin Laden, l’8 ottobre 2001, proclamò: “D’ora in poi, gli Stati Uniti non avranno mai più sicurezza, non avranno mai più pace”.

  Per dominare le menti attraverso la paura il terrorismo segue la seguente strategia:

(1) gli atti devono essere spettacolari, altrimenti, non causeranno una commozione generalizzata;

(2) pur essendo odiati, devono suscitare stupore per la sagacia utilizzata;

(3) devono suggerire che siano stati accuratamente preparati;

(4) devono essere imprevisti per dare l’impressione di essere incontrollabili;

(5) gli autori devono rimanere anonimi (indossare maschere) perché quanto più sono sospetti, maggiore è la paura;

(6) devono provocare paura permanente;

(7) devono distorcere la percezione della realtà: qualsiasi cosa diversa può configurare il terrore. Un arabo su un aereo è, facilmente, visto come un terrorista e si attivano le autorità. Dopo, si accerta che era un semplice cittadino.

Formalizzando: il terrorismo è tutta violenza spettacolare, praticata con lo scopo di occupare le menti con paura e terrore. Oltre alla violenza, ciò che si ricerca è il suo carattere spettacolare, capace di dominare le menti di tutti. In generale, il terrorismo è la guerra dei deboli, di coloro da sempre dominati e umiliati. Alla fine, come attualmente nella Striscia di Gaza, non hanno altra alternativa se non quella di resistere e commettere atti di violenza. La resilienza ha i suoi limiti.

Temiamo che, dopo la violenza genocida di Israele nella Striscia di Gaza, che mieterà così tante vittime innocenti, soprattutto migliaia di bambini, donne e civili, si verificheranno atti di terrore contro gli ebrei in tutto il mondo o addirittura irromperà l’antisemitismo, anche se il semitismo non dovrebbe essere identificato con la radice del sionismo.

Dio ci liberi da questo orrore che suscita lo spirito di vendetta e la spirale della violenza omicida.

Considerata la virulenza che i paesi militaristi esercitano nei confronti di coloro che si oppongono a loro, ben rappresentati dagli americani, si teme che il terrorismo si manifesti in molti paesi dominati. Non nasce da solo. È un’esplosione di dominio e umiliazione così folle (prima violenza) che non vedono altra alternativa che ribellarsi, alcuni diventando uomini-bombe e compiendo atti di terrore (seconda violenza).

La risposta dei paesi dominanti è quella di reagire in modo ancora più violento, conducendo guerre ibride e assolutamente asimmetriche con le armi più moderne, uccidendo indiscriminatamente persone, radendo al suolo le loro case e commettendo veri e propri genocidi, nel senso di uccidere bambini e anziani che non hanno nulla a che fare con la guerra, distruggendo templi, ospedali, scuole e centri culturali. Non è più la guerra del forte contro il debole, ma crimini di guerra e di un vero e proprio genocidio da parte del forte.

Leonardo Boff ha scritto O doloroso parto da Mãe Terra: uma sociedade de fraternidade sem fronteiras e de amizade social, Vozes 2021; Comensalidade e a cultura da paz, Vozes 2015.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)