Solidarietà: in un israeliano batte un cuore palestinese

Leonardo Boff *

Nel mezzo di una guerra profondamente sproporzionata tra Hamas e Israele, con atti di terrorismo in Israele da parte di un gruppo di Hamas il 7 ottobre e conseguente ritorsione da parte del Governo israeliano, guidato da Benjamin Netanyahu, così violenta da essere denunciata come genocidio. Sono 3.345 i bambini morti e 2.060 le donne, al 30 ottobre, più di 8 mila i civili morti e migliaia di feriti. Dopo i bombardamenti a tappeto che hanno devastato i principali centri e centinaia di caseggiati dei palestinesi, si è iniziata una pericolosa invasione israeliana della Striscia di Gaza. Come è noto in questi casi, il numero delle vittime da entrambe le parti è incalcolabile. C’è chi perde la fede in un Dio giusto e buono (“Signore, dove sei? Perché permetti tanta distruzione?”) e nell’umanità stessa, ormai esplicitamente negata.

Eppure continuiamo a credere che possa esserci una sorprendente umanità tra palestinesi ed ebrei. Vediamo due testimonianze, una di un palestinese e l’altra di un israeliano. La prima è stata pubblicata dal giornalista spagnolo Ferran Sale sul quotidiano El Pais il 7 giugno 2001 e la seconda è una mia stessa testimonianza.

Ecco il primo, palestinese: Mazen Julani era un farmacista palestinese di 32 anni, padre di tre figli, che viveva nella parte araba di Gerusalemme. Un giorno, mentre stava prendendo un caffè con gli amici in un bar, fu vittima di un colpo di pistola mortale da parte di un colono ebreo. Si trattava di una vendetta contro il gruppo palestinese di Hamas che, quarantacinque minuti prima del 5 giugno 2000, aveva ucciso innumerevoli persone in una discoteca di Tel Aviv in un attentato suicida. Il proiettile era entrato nel collo di Mazen e gli aveva fatto saltare il cervello. Portato immediatamente all’ospedale israeliano Hadassa, era arrivato già morto.

Il clan Julani decise proprio lì, nei corridoi dell’ospedale, di consegnare tutti gli organi del figlio morto, il cuore, il fegato, i reni e il pancreas, affinché fossero trapiantati a pazienti ebrei. Il capo del clan chiarì a nome di tutti che quel gesto non aveva alcuna connotazione politica. Era un gesto strettamente umanitario.

Secondo la religione musulmana, disse, formiamo tutti un’unica famiglia umana e siamo tutti uguali, israeliani e palestinesi. Non importa a chi verranno trapiantati gli organi. Purché contribuiscano a salvare vite umane. Ma troviamo che questi organi siano ben utilizzati con i nostri vicini israeliani. In effetti, nell’israeliano Yigal Cohen ora batte un cuore palestinese.

La moglie di Mazen Julani ha avuto difficoltà a spiegare la morte del padre alla figlia di quattro anni. Gli aveva semplicemente detto che suo padre aveva dovuto viaggiare lontano e che le avrebbe portato un bel regalo al suo ritorno. Alle persone più prossime aveva sussurrato con le lacrime agli occhi: tra qualche tempo io e i miei figli visiteremo Yigal Cohen nella parte israeliana di Gerusalemme.

Egli vive con il cuore di mio marito e del padre dei miei figli. Ci sarà di grande conforto sentire il cuore di chi ci ha tanto amato e che, in un certo senso, batte ancora per noi.

Questo gesto generoso è carico di significato simbolico. Nel mezzo di un ambiente altamente teso e pieno di odio, come in questo momento, emerge un fiore di speranza e di pace. La convinzione che siamo tutti membri della stessa famiglia umana favorisce atteggiamenti di perdono, di riconciliazione e di solidarietà incondizionata. In fondo, qui scoppia l’amore che supera i limiti della religione, della razza e dell’ideologia politica. Sono tali virtù che ci fanno credere in una possibile cultura della pace.

Nell’immaginario di uno degli interpreti più perspicaci della cultura brasiliana, Gilberto Freyre, il nostro saggio civilizzatore, nonostante le tante contraddizioni, è consistito nel creare un popolo capace di convivere con gli aspetti positivi di ciascuna cultura e con un enorme potenziale per affrontare i conflitti nell’epoca della schiavitù (Casa Grande e Senzala).

Ecco la seconda testimonianza, quella di un israeliano, a cui ho assistito personalmente a Stoccolma in Svezia. In occasione dell’assegnazione del titolo The Rigth Livelihood Award, considerato il Premio Nobel Alternativo per la Pace, all’inizio del dicembre 2001 quando, tra gli altri, io stesso fui premiato. Ma uno dei premiati ha impressionato tutti. Era la testimonianza di un alto ufficiale dell’esercito israeliano, incaricato della repressione contro i palestinesi. In uno scontro era rimasto ferito. Un palestinese lo aveva soccorso, prontamente, con la sua jeep, portandolo all’ospedale palestinese. Lo assistette finché non fu in buona salute.

Tornato in Israele, questo ufficiale ha creato una ONG per il dialogo tra israeliani e palestinesi. Questa iniziativa fu considerata come alto tradimento e portata davanti al tribunale militare, poiché si trattava di stabilire un dialogo con il nemico. Ma finì per essere perdonato e ha continuato il suo dialogo e, alla fine, gli fu assegnato il premio per la sua tenacia nella ricerca della pace tra ebrei e palestinesi.

Qui, ancora una volta, si dimostra la capacità umana di soccorrere una persona ferita che lo reprimeva, come il buon samaritano nella parabola di Gesù. Riconobbe in lui un essere umano che aveva bisogno di essere immediatamente curato.

Abbiamo detto più volte nei nostri interventi che l’amore e la solidarietà appartengono all’essenza dell’umanità e sono iscritti addirittura nel nostro DNA. Per questo motivo, non ci è permesso disperare di fronte alla crudeltà e alla barbarie di cui siamo testimoni nelle guerre attuali. Esse sono anche una possibilità del negativo della nostra condizione umana. Ma non possiamo lasciare che prevalgano, altrimenti ci divoreremo a vicenda.

Questi due esempi sono espressione della nostra umanità in uno dei momenti più bui della nostra storia attuale. Essi ci aggiornano alla speranza, cioè all’invenzione di condizioni reali che garantiscano l’amore e la solidarietà, presenti in ciascuno di noi. Sono loro che ci salveranno.

*Leonardo Boff ha scritto Cultura da paz num mundo em conflito, em Virtudes para outro mundo possível vol. III, Vozes 2006,73-131.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

La disumanità attuale: è andata perduta l’umanità dell’essere umano?

         Leonardo Boff

Nietzsche ha ripetuto più volte che l’inumano (allzumenschlich) appartiene anche all’umano. Ciò deriva dal fatto che la nostra condizione umana è allo stesso tempo razionale e irrazionale, caotica e armoniosa. Non come un difetto della creazione, ma come un dato di fatto della nostra realtà storica. Anche il processo cosmogenico mostra la stessa caratteristica, poiché caos e cosmo vanno insieme. Si tratta, quindi, di una costante cosmologica, sociale e individuale. Che ciò sia vero lo vediamo nella perfida guerra Israele-Hamas. Hamas ha compiuto orribili atti di terrorismo, uccidendo indiscriminatamente abitanti di Israele e sequestrando oltre duecento persone. Israele ha reagito con doppia violenza, uccidendo indiscriminatamente persone, soprattutto bambini e madri, distruggendo ospedali e luoghi sacri. Si è rivelato uno Stato terrorista. Da entrambe le parti veri e propri crimini di guerra che rasentano il genocidio embrionale.

Tutti siamo rimasti sconvolti: come è possibile tanta disumanità? Cosa siamo finalmente? Perché Dio tace di fronte a tanta malvagità? Non sono pochi quelli che disperano dell’umanità. Meritiamo ancora di vivere su questo pianeta? Un’ombra di tristezza e di sconforto segna i volti dei capi di Stato, dei giornalisti e praticamente di tutti coloro che appaiono sugli schermi televisivi e tra noi. In un modo commovente che ci fa piangere, appaiono le figure insanguinate dei palestinesi, che portano in braccio i figli e le figlie assassinate.

Restiamo abbattuti e indignati perché dentro di noi si fa sentire l’altro lato della nostra realtà: siamo principalmente esseri di amore, di empatia, di solidarietà, di compassione e di rinuncia a ogni vendetta. Contro ogni male (ombra) riaffermiamo questa dimensione di bene (luce). La scrittrice e poetessa palestinese Heba Abu Nada, poco prima di essere uccisa sotto le macerie di Gaza, ha lasciato per iscritto in modo impressionante: “siamo persone Giuste e dalla parte della Verità”. Si, lei ci conferma che siamo principalmente giusti e dalla parte della verità, dell’amore e della compassione.

Vale la pena riconoscere, però, che il lato irrazionale e perverso (anche se il momento razionale proprio della natura umana non viene mai del tutto perduto) è predominante in coloro che conducono la guerra, soprattutto Israele, gli USA e i suoi alleati europei, la comunità internazionale ( chi sono?) che resta muta e inerte di fronte alla morte di migliaia di civili e di bambini innocenti nei bombardamenti israeliani. Sembra che sia stata decretata una morte lenta con la chiusura di tutte le frontiere, del cibo, dell’acqua, delle medicine e dell’energia.

Questo è lo scenario delle potenze dominanti, dei signori della guerra, più interessati al conflitto geopolitico e al business miliardario delle armi che a salvare vite umane. Alla fine, dicono, “sono palestinesi, sub-umani” e considerati dai gruppi estremisti in Israele, e persino dal ministro della Difesa, come “animali” e come tali devono essere trattati, eventualmente sterminati.

A questo scenario si contrappongono le moltitudini che in tutto il mondo, nel mondo arabo, negli USA, in Francia, in Germania, in altri paesi e un po’anche  in Brasile, manifestano in migliaia nelle strade e si schierano accanto a coloro che sono puniti collettivamente, i più deboli, dai palestinesi della Striscia di Gaza, dimostrando di volere umanità e non attacchi di disumanità. Anche in situazione di guerra ci sono leggi (ius in bello) che, se violate, costituiscono crimini di guerra come l’uccisione di bambini innocenti, l’attacco a ospedali, scuole e luoghi sacri. Questo è ciò che accade sistematicamente con i bombardamenti.

Cosa ci dice la migliore scienza contemporanea, la scienza della vita, della Terra e del cosmo? Ci convince che il nostro lato umano e luminoso appartiene al DNA (manuale di istruzioni della creazione umana) della nostra natura. James Watson e Francis Crick, nel 1953, descrissero la struttura ad elica della molecola del DNA. Watson nel suo libro “DNA, il segreto della vita” (Adelphi, 2006 ), confermando quanto scritto da San Paolo sull’amore nella prima lettera ai Corinzi, afferma: ”Lamore è così fondamentale per la natura umana che sono certo che la capacità di amare è inscritta nel nostro DNA un San Paolo laico direbbe che lamore è il dono più grande dei nostri geni allumanità…questo impulso, credo, salverà il nostro futuro”.

Neuro-scienziati e biologi non sostengono altro (vedi le opinioni raccolte da Michael Tomasello nel libro Perché noi cooperiamo” (Warum wir kooperieren, Berlino 2010): “Nell’altruismo, uno si sacrifica per l’altro. Nella cooperazione, molti si uniscono in visione del bene comune” (p.14). Il noto neuro-biologo Joachim Bauer del famoso Istituto Max Plank, nel libro Principio umanità: perché noi, per natura, cooperiamo e nell’altro Il gene cooperativo (Das cooperativa Gen, Hamburg 2006 e 2008 ) dimostra: “I geni non sono autonomi e in nessun modo ‘egoisti’ (come falsamente vuole Richard Dawkins), ma si aggregano tra loro nelle cellule dell’intero organismo… tutti i sistemi viventi sono caratterizzati da cooperazione permanente e comunicazione molecolare verso l’interno e verso l’esterno (p.183-184).

Tali affermazioni, che potremmo moltiplicare con altri grandi scienziati, mostrano che ogni violenza e ogni guerra sono contro la nostra natura più essenziale, fatta di cooperazione, amore, solidarietà e compassione, sebbene, come abbiamo affermato in precedenza, vi sia anche l’impulso di morte e di aggressione. Ma questo attraverso la civiltà, le religioni, l’etica e la partecipazione politica di tutti (democrazia ecologico-sociale), attraverso lo sport e l’arte, può essere tenuto sotto controllo, come del resto affermava Sigmund Freud rispondendo ad Albert Einstein.

Ciò a cui stiamo assistendo è la totale mancanza di controllo su questa dimensione oscura e disumana (anche troppo umana) che sta producendo morti e distruzioni. Chi potrebbe impegnarsi a contenere la disumanità e a mantenere il nostro minimo di umanità è vergognosamente inerte di fronte alla pulizia etnica perpetrata dallo Stato di Israele. Nel frattempo migliaia di persone sono uccise sotto le macerie prodotte dagli implacabili attacchi aerei dell’esercito israeliano. Curiosamente, gli Stati Uniti stanno spendendo 100 miliardi di dollari per produrre armi di morte e sostenere la guerra in Ucraina e la guerra tra Israele e Hamas, sostenendo incondizionatamente lo Stato di Israele dando il via libera ad un contrattacco sproporzionato. Nel contempo, la Cina sta impegnando 100 miliardi di dollari per implementare pacificamente la Belt and Road (la via della seta). Sono due tipi opposti di politica, l’uno volto al miglioramento dei paesi, soprattutto quelli più poveri, lungo la via della pace e l’altro della guerra, sempre utilizzata dagli USA in Iraq, Afghanistan, Siria, Libia e in molti altri luoghi per garantire la sua eccezionalità e il suo potere unipolare.

Basta. Ciò che la maggioranza dell’umanità desidera disperatamente è un mondo in cui tutti possano stare in pace, con il sufficiente e dignitoso per tutti, nella stessa Casa Comune, ora in guerra e sotto il fuoco.

Leonardo Boff ha scritto “Fundamentalismo, terrorismo, religião e paz, Vozes 2009; “Homem: Satã ou Anjo Bom”, Record, RJ 2008.

L’esplosione dei cavalli dell’Apocalisse: la guerra Hamas-Israele

Leonardo Boff

In questi giorni di ottobre abbiamo assistito, con stupore, alla guerra scoppiata tra il gruppo terroristico Hamas, originario della Palestina, e lo Stato di Israele, attaccato di sorpresa la forte ritorsione di quest’ultimo. Considerata la violenza utilizzata, che ha colpito centinaia di persone da entrambe le parti, soprattutto la popolazione innocente, sembrerebbe che sia esploso il cavallo dell’Apocalisse, quello della guerra distruttiva (Ap 9,13-19).

I razzi, i missili, i droni, i carri armati, i bombardieri, i caccia, le bombe intelligenti e gli stessi soldati, trasformati in piccole macchine per uccidere, sembrano figure uscite direttamente dalle pagine del libro dell’Apocalisse.

Tutti noi che proveniamo da una visione pacifista del mondo, dall’ecologia dell’integrazione armonica delle opposizioni, del processo evolutivo, concepito come aperto a forme di relazione sempre più complesse, elevate e ordinate e anche dai moniti di Papa Francesco sull’allarme ecologico, ci chiediamo angosciati: come è possibile che siamo arrivati a tali livelli di distruzione? Come comprendere i fenomeni che accompagnano lo scenario di questa guerra, come l’invasione di Israele da parte dei terroristi di Hamas, l’uccisione indiscriminata di civili, il rapimento di persone, bambini, anziani e soldati, le fake news, la distorsione pianificata dei fatti e la manipolazione delle credenze religiose? È importante non dimenticare i molti anni di dura dominazione israeliana sulla regione di Gaza e sui palestinesi in generale. Ciò ha provocato risentimento e molto odio, che sono alla base dei conflitti in corso nella regione. Ma tutto ciò non nasconde la domanda: cosa siamo noi, esseri umani, capaci di tanta barbarie?

E le guerre si sono sempre più trasformate in guerre totali, mietendo più vittime tra le popolazioni civili che tra i combattenti. Max Born, premio Nobel per la fisica (1954) denunciò la prevalenza dell’uccisione di civili nella guerra moderna. Nella prima guerra mondiale morì solo il 5% dei civili, nella seconda guerra mondiale il 50%, nelle guerre di Corea e Vietnam l’85%. E i dati recenti mostrano che contro l’Iraq e la ex-Jugoslavia, in Ucraina il 98% delle vittime sono civili. Nell’attuale guerra tra il gruppo di Hamas e Israele i dati dovrebbero essere di proporzioni simili, come si evince dalle parole minacciose del premier israeliano Binyamin Netanyahu.

Secondo lo storico Alfred Weber, fratello di Max Weber, dei 3.400 anni di storia umana che possiamo datare con i documenti, 3.166 sono stati di guerra. I restanti 234 non sono stati certamente di pace, ma di tregua e di preparazione per un’altra guerra.

Di fronte a questo dramma spaventoso si pone una domanda radicale: qual è il senso dell’essere, della vita e della storia? Come illuminare questo anti-fenomeno?

Non abbiamo altra categoria per illuminare questo enigma se non quella di riconoscere: è l’esplosione e l’implosione della demenza, inscritta nell’essere umano, cosi come lo conosciamo. Siamo anche esseri di demenza, di eccesso, di volontà di dominio, di soffocamento e omicidio. Ciò è stato ampiamente illustrato nelle guerre del XX secolo che hanno provocato il massacro di 200 milioni di persone e negli atti spettacolari perpetrati dal terrorismo e dal fondamentalismo islamico come la distruzione delle Torri Gemelli negli USA e attualmente dal sorprendente e terribile attacco del gruppo terroristico Hamas (in parte rifiutato dai palestinesi) allo Stato di Israele.

La cosa enigmatica è che questa demenza si accompagna sempre alla sapienza. La sapienza è la nostra capacità di amare, di prenderci cura, di estasiarci e aprirci all’Infinito. Siamo, allo stesso tempo, tutti senza eccezione, sapiens e demens, cioè esseri umani sapienti e dementi.

Il paradigma dominante della nostra cultura, basato sulla volontà di potere e di dominio, ha creato le condizioni affinché la nostra demenza collettiva si manifestasse con forza e predominasse. Questo spirito di guerra è presente nell’economia di mercato finanziarizzata, nella guerra del grano, del mais, delle auto, dei computer, dei telefoni cellulari, dei gruppi religiosi e persino dei centri di ricerca.

D’altra parte, la nostra dimensione sapiente non ha mai smesso di apparire in nessun momento. Le piazze di tutto il mondo sono piene di moltitudini che chiedono la pace e mai più la guerra, ogni volta che si solleva la minaccia di un conflitto, come modo per risolvere i problemi. Leader politici, intellettuali e religiosi, hanno alzato la loro voce e hanno alzato il lato luminoso e pacifico degli esseri umani, non lasciandoci nella disperazione. Gesù, San Francesco d’Assisi, M. Gandhi, Luther King Jr, Dom Helder Câmara, tra gli altri, si sono trasformati in riferimenti dell’antiviolenza e paladini della pace.

Quale soluzione troveremo per questo problema con dimensioni metafisiche? Ad oggi non lo sappiamo esattamente.

La soluzione più realistica e saggia sembra essere quella espressa nella preghiera di Pace di San Francesco d’Assisi, il fratello universale, della natura, degli animali, delle montagne e delle stelle. In questa preghiera, ampiamente diffusa e diventata credo comune dal macro-ecumenismo, cioè dall’ecumenismo tra le religioni e le chiese, troviamo una chiave illuminante.

I termini della preghiera rendono chiara la consapevolezza della natura contraddittoria della condizione umana, fatta di amore e odio, di saggezza e di follia. Partiamo da questa contraddizione, ma affermiamo fiduciosi il polo positivo con la certezza che limiterà e integrerà il polo negativo.

La lezione che sta alla base della preghiera di San Francesco è questa: la demenza non si cura se non rafforzando la sapienza. Perciò, secondo le sue parole: “dove c’è odio, che io porti l’amore; dove c’è discordia, che io porti l’unità; dove c’è disperazione, che io porti la speranza; dove c’è oscurità, che io porti la luce“. Ed è più importante «amare che essere amati, comprendere più che essere compresi, perdonare più che essere perdonati, perché è donando che riceviamo ed è morendo che viviamo per la vita eterna».

In questa saggezza dei semplici s’incontra, chissà, il segreto per superare la volontà di coloro che vogliono la violenza e la guerra come la modalità per risolvere i conflitti o affermare gli interessi degli uni contro gli altri, come sta accadendo nell’attuale guerra tra Hamas e Israele.

La via verso la pace, insegnava Gandhi, è la pace stessa. Solo mezzi pacifici producono la pace. La pace è, allo stesso tempo, una meta e un metodo, un fine e un mezzo. Spero che questo spirito finisca per trionfare sulla violenza brutale nell’attuale guerra, profondamente asimmetrica tra il piccolo e violento gruppo di Hamas e l’altrettanto piccolo ma potente Stato di Israele.

Leonardo Boff ha scritto: ‘A busca da justa medida (I e II)’, Vozes  2023; A oração de São Francisco:uma mensagem de paz para o mundo atual’, Vozes 2014; ‘Fundamentalismo, terrorismo, religião e paz, Vozes 2009.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

La Madre Terra riserva spiacevoli sorprese

                  Leonardo Boff

Fin dalla più remota antichità la Terra è sempre stata considerata una Madre che, insieme alle altre energie cosmiche, ci fornisce tutto ciò di cui la vita sul pianeta ha bisogno. I greci la chiamavano Gaia o Demetra, i romani Magna Mater, gli orientali Nana, gli andini Pachamama. Tutte le culture la consideravano un’entità super vivente che, per essere viva, produce e riproduce la vita.

Solo nella modernità europea, a partire dal XVII secolo, la Terra venne considerata come una “mera cosa estensiva”, senza scopo. La natura che la ricopre non ha valore in sé, ma solo quando è utile all’essere umano. L’essere umano non si considera parte della natura, ma il suo “signore e padrone”. E ha fatto di tutto con essa, senza alcun rispetto, alcune cose buone e altre letali. Questa audace modernità ha creato il principio della propria autodistruzione con armi che possono distruggere totalmente se stessi e la vita.

Lasciamo da parte questo modo funereo di abitare la Terra ecocida e geocida, per quanto minaccioso possa essere in qualsiasi momento. Lasciamoci sfidare (senza la pretesa di spiegare) gli ultimi eventi estremi accaduti: le grandi inondazioni nel sud del Brasile e in Libia, il devastante terremoto in Marocco, gli incendi indomabili in Canada, nelle Filippine e altrove.

In larga misura, nella comunità scientifica si sta creando un consenso (ad eccezione della politica e dei grandi oligopoli economici dominanti) sul fatto che la causa principale, non l’unica, è dovuta al cambiamento del regime climatico della Terra e ai limiti d’insostenibilità del pianeta. È il famoso Earth Overshoot Day: consumiamo più di quanto la Terra possa offrirci. E non si scalda nemmeno più.

Essendo un Super Essere vivente, reagisce inviandoci il riscaldamento globale, ondate di eventi estremi, terremoti, uragani, virus letali ecc. Siamo arrivati ​​a un punto in cui, se non invertiamo il processo devastante degli ecosistemi, potremmo andare incontro al nostro sterminio come specie umana. Gli ultimi fatti sono premonitori.

Da tutto bisogna trarre lezioni. Oggi sappiamo ciò che era negato alle generazioni precedenti, come funzionano le placche tettoniche che compongono il suolo della Terra. Conosciamo le sue pericolose crepe, quali placche possono essere in movimento. La conseguenza è che se costruiamo le nostre città e case su queste crepe, potrebbe arrivare un giorno in cui si verificherà uno spostamento o uno scontro delle crepe, producendo un terremoto con incalcolabili sacrifici umani e culturali. Eccole qui le opere del genio umano. La conseguenza che dobbiamo trarre oggi è che non possiamo costruire le nostre case e le nostre città su questi luoghi. Oppure dovremmo sviluppare tecnologie, come hanno fatto i giapponesi, che costruiscano edifici basati su metalli in grado di bilanciare l’intero edificio al punto da resistere ai movimenti sismici.

Qualcosa di simile vale per le grandi inondazioni di magnitudo travolgente. Sappiamo che tutti i fiumi hanno il loro letto dove scorre l’acqua. Ma la natura ha previsto che ai suoi bordi debbano esserci spazi abbastanza ampi da resistere alle inondazioni. Questi spazi fanno parte del letto esteso. Su di essi invano si costruiscono edifici e intere città. Quando arriva il diluvio, le acque reclamano il loro spazio in cui scorrono. Allora sopraggiungono le calamità. Consapevoli di questi dati, si impongono misure di contenimento o semplicemente di non consentire che in questi luoghi si costruiscano case, fabbriche e quartieri. In termini più radicali, queste parti della città devono trovare un altro luogo sicuro per evitare di essere danneggiate o distrutte.

Si tratta di conoscenze di cui i funzionari governativi e le autorità pubbliche devono tenere conto. Altrimenti, a causa di una mancanza di conoscenza che rasenta l’irresponsabilità si troveranno, di tanto in tanto, ad affrontare catastrofi che uccidono persone, distruggono case e rendono inabitabile una determinata regione.

Queste catastrofi appartengono alla storia della Terra. Siamo arrivati a conoscere 15 grandi estinzioni di massa. Una delle più importanti avvenne 245 milioni di anni fa quando si formarono i continenti (dall’unica Pangea). In quella occasione scomparve il 90% delle specie animali, marine e terrestri. La Terra ebbe bisogno di alcuni milioni di anni per ricostruire la sua biodiversità. La seconda maggiore estinzione di massa si verificò 65 milioni di anni fa, quando un asteroide lungo quasi 10 chilometri cadde nello Yucatan, nel sud del Messico. Ciò causò un immenso maremoto, con un grande volume di gas velenoso e una tenebre immensa che oscurò il sole impedendo così la fotosintesi e il 50% di tutte le specie morì. Le principali vittime furono i dinosauri che per 130 milioni di anni popolavano parte della Terra.

È curioso notare che, dopo ogni estinzione di massa, la Terra ha sperimentato una fantastica fioritura di nuove specie. Dopo quest’ultima apparvero soprattutto i mammiferi, dai quali noi stessi discendiamo. Ma misteriosamente iniziò anche una terza estinzione di massa. Quella attuale non è come le due precedenti avvenute di colpo. Essa avviene lentamente, attraverso diverse fasi, a partire dall’era glaciale 2,5 milioni di anni fa. Negli ultimi tempi si è constatata un’accelerazione di questa estinzione. Il regime di crisi climatica aumenta di giorno in giorno e gli eventi estremi si moltiplicano come abbiamo descritto. Siamo entrati in un allarme ecologico, pertanto, come ha detto severamente il Papa nella Fratelli Tutti: Siamo sulla stessa barca, o ci salviamo tutti o non si salva nessuno”.

Come dice Peter Ward, nel suo libro [pubblicato in Brasile] O fim da evolução” (Campus 1997): 100mila anni fa, un altro grande asteroide colpì la Terra, questa volta in Africa. Questo asteroide si chiama homo sapiens. In altre parole, è l’essere umano moderno che ha inaugurato l’antropocene, il necrocene e il pirocene. Se il rischio è grande, diceva un poeta tedesco, grande è anche la possibilità di salvezza. È in questo che spero e confido, nonostante le calamità sopra descritte.

Leonardo Boff, ha scritto “O doloroso parto da Terra, Vozes  2021” e “Abitare la Terra”, Castelvecchi 2022.

traduzione dal portoghese di Gianni Alioti