La figura tenebrosa di Jair Bolsonaro minaccia la democrazia

L’attuale presidente presenta tratti selvaggi e ha minacciato costantemente la normalità democratica, nel caso che perda le elezioni. Al primo turno, il 2 ottobre, ha ricevuto il 43,44% dei voti, mentre l’ex presidente Lula ha ottenuto il 48,5% dei voti. C’è grande aspettativa che egli vinca le elezioni, poiché la sua superiorità su Bolsonaro è notevole.

Lula ha ricevuto il sostegno di quasi tutti i partiti, anche i più lontani. Ebbene, hanno capito che è in gioco la democrazia e anche il destino storico del nostro Paese. La vittoria di Bolsonaro porterebbe avanti il ​​suo progetto di smantellamento delle istituzioni in un modo apertamente autoritario e minaccioso di un colpo di stato.

Dobbiamo cercare di capire perché è scoppiata questa ondata di odio, di menzogne ​​come metodo di governo, fake news, calunnie e corruzione del governo, su cui è stato impedito di indagare. Mi è venuto in mente un articolo che avevo pubblicato tempo fa e lo riformulo qui. Due categorie sembrano illuminanti: una della psicoanalisi junghiana, quella dell’ombra, e un’altra della grande tradizione orientale del buddismo e simili, e tra noi, dello spiritualismo, il karma.

La categoria dell’ombra, presente in ogni persona o comunità, è costituita da quegli elementi negativi che facciamo fatica ad accettare, che cerchiamo di dimenticare o addirittura di reprimere, mandandoli nell’inconscio sia personale che collettivo.

In effetti, cinque grandi ombre segnano la storia politico-sociale del nostro Paese:

  • La prima è il genocidio indigeno, che persiste ancora oggi, perché le loro terre sono oggetto di invasione e durante la pandemia sono state praticamente abbandonate dalle autorità attuali.
  • La seconda è la colonizzazione che ci ha impedito di avere un proprio progetto, di un popolo libero, ma – al contrario – sempre dipendente dalle potenze straniere del passato e di oggi. Ha creato la sindrome del “cane bastardo”.
  • Il terzo è la schiavitù, una delle nostre vergogne nazionali, in quanto implicava trattare lo schiavo come una cosa, un “pezzo”, messo sul mercato per essere comprato e venduto e costantemente sottoposto a frustate, al disprezzo e all’odio.
  • La quarta è la permanenza della conciliazione tra loro, dei rappresentanti delle classi dominanti, eredi della ‘Casa Grande’ o dell’industrialismo, soprattutto a partire da São Paulo, chiamate da Jessé Souza le “élite dell’arretratezza”. Sono profondamente egoisti al punto che Noam Chomsky ha detto: “Il Brasile è una specie di caso speciale, perché raramente ho visto un paese in cui elementi d’élite hanno un tale disprezzo e odio per i poveri e i lavoratori”. Questi non hanno mai pensato a un progetto nazionale che includesse il popolo, un progetto solo loro per loro, in grado di controllare lo Stato, occupare i suoi apparati e guadagnare tangenti e fortune nei progetti statali.
  • La quinta ombra rappresenta la democrazia a bassa intensità interrotta da colpi di stato, ma che sempre è rifatta senza però cambiarne la natura. Persiste ancora oggi e mostra attualmente una grande debolezza a causa del rango dei rappresentanti di destra o di estrema destra, con i loro espedienti come il bilancio segreto. Misurata dal rispetto alla costituzione, dei diritti umani personali e sociali, dalla giustizia sociale e dal livello di partecipazione popolare, appare come una farsa piuttosto che una democrazia consolidata.

Ogni volta che un leader politico con idee riformiste, proveniente dal basso, dai quartieri degli schiavi sociali, presenta un progetto più ampio che abbraccia il popolo con politiche sociali inclusive, queste forze di conciliazione, con il loro braccio ideologico, i grandi media, come giornali, radio e i canali televisivi, associati a parlamentari e settori importanti della magistratura, hanno utilizzato la risorsa del colpo di stato sia militare (1964) o sia giuridico-politico-mediatico (2016) per garantire i loro privilegi.

Il disprezzo e l’odio, un tempo diretto agli schiavi, è stato trasferito vigliaccamente sui poveri e sui miseri, condannati a vivere sempre nell’esclusione. Queste ombre aleggiano sull’atmosfera sociale del nostro Paese. È sempre ideologicamente nascosta, negata e repressa.

Con l’attuale presidente e l’entourage dei suoi seguaci, ciò che era occulto e represso è uscito allo scoperto. È sempre stato lì, ritirato ma attivo, per impedire alla nostra società, dominata dall’élite arretrata, di apportare i cambiamenti necessari, continuando con una caratteristica conservatrice e, in alcuni campi, come nei costumi, anche reazionaria e quindi facile da manipolare politicamente. Dentro l’anima di molti brasiliani c’è un piccolo “bolsonaro” reazionario e odioso. Il Bolsonaro storico ha dato corpo a questo “bolsonaro” nascosto. Lo stesso era accaduto con l’”hitleri” nascosto in una parte del popolo tedesco.

Le cinque ombre menzionate sono state attualmente aggravate dall’acquisizione incoraggiata di armi da parte della popolazione, dall’esaltazione della violenza e persino della tortura, dal razzismo culturale, dalla misoginia, dall’odio per coloro che hanno un’altra opzione sessuale, dal disprezzo per gli afro-discendenti, gli indigeni, i quilombolas e i poveri in generale. È sorprendente che molte persone, anche ragionevoli, inclusi accademici e persone della classe media, possano seguire una figura così intemperante, ignorante senza alcuna empatia per i sofferenti che hanno perso i propri cari a causa del Covid-19.

Questa è una spiegazione, non certo esaustiva, attraverso la categoria dell’ombra che sta alla base delle varie crisi socio-politiche.

L’altra categoria è quella del karma. Per conferirgli un certo grado analitico e non solo ermeneutico (che illumina la vita), mi avvalgo di un lungo dialogo tra il grande storico inglese Arnold Toynbee e Daisaku Ikeda, eminente filosofo giapponese, raccolto nel libro “Elige la vida”  (Emecé. Buenos Aires 2005).

Il karma è un termine sanscrito che originariamente significava forza e movimento, concentrato nella parola “azione” che provocava la sua corrispondente “reazione”. Si applica agli individui così come alle collettività.

Ogni persona è segnata dalle azioni che ha compiuto nella vita. Questa azione non è ristretta alla persona, ma connota l’intero ambiente. Si tratta di una specie di conto corrente etico il cui saldo cambia continuamente a seconda delle azioni buone o cattive che si compiono, cioè “debiti e crediti”. Anche dopo la morte, la persona, nella credenza buddista e spiritualista, porta con sé questo resoconto; ecco perché ti reincarni in modo che, attraverso diverse rinascite, tu possa azzerare il saldo negativo ed entrare nel nirvana o nel paradiso.

Per Toybee non c’è bisogno di ricorrere all’ipotesi di tante rinascite perché la rete dei legami garantisce la continuità del destino di un popolo (p.384). Le realtà karmiche permeano le istituzioni, i paesaggi, modellano le persone e segnano lo stile unico di un popolo. Questa forza karmica agisce nella storia, segnando i fatti benefici o malefici, cosa già vista da C.G.Jung nelle sue analisi psico-socio-storiche.

Toynbee nella sua grande opera in dieci volumi “A Study of History” lavora sulla chiave  Sfida – Risposta (Challange – Response) e vede il significato nella categoria del karma. Ma ti offre un’altra versione che mi sembra illuminante e ci aiuta a capire un po’ le ombre nazionali, in particolare quelle dell’estrema destra brasiliana e anche internazionale.

La storia è fatta di reti relazionali all’interno delle quali ogni persona è inserita, legata con quelle che l’hanno preceduta e con quelle presenti. C’è un funzionamento karmico nella storia di un popolo e delle sue istituzioni a seconda dei livelli di bontà e giustizia o di cattiveria e ingiustizia che hanno prodotto nel tempo. Si tratterebbe di una specie di campo morfico che continuerebbe a permeare ogni cosa.

Sia Toynbee sia Ikeda concordano su questo: “la società moderna (noi compresi) solo può essere curata dal suo carico karmico, aggiungeremmo dalla sua ombra, solo attraverso una rivoluzione spirituale e sociale iniziando nel cuore e nella mente (p.159), nella linea della giustizia compensativa, delle politiche di cura e delle istituzioni giuste.

Tuttavia, da sole non sono sufficienti e non annulleranno le ombre e il karma negativo. C’è bisogno di amore, solidarietà, compassione e una profonda umanità verso le vittime. L’amore sarà il motore più efficace perché, in fondo, dicono Toynbee e Ikeda “è l’Ultima Realtà” (p. 387). Qualcosa di simile dice Watson, uno dei decodificatori del codice genetico: l’amore è nel nostro DNA.

Una società, permeata dall’odio e dalla menzogna come in Bolsonaro e i suoi seguaci, alcuni dei quali fanatici, è incapace di de-costruire una storia tanto segnata da ombre e karma negativo come la nostra. Ciò è particolarmente vero per i modi aggressivi, offensivi e bugiardi dell’attuale presidente e dei suoi ministri.

Solo la dimensione della luce e il karma del bene possono liberare e redimere la società dalla forza delle ombre tenebrose e dei karma del male, come i grandi saggi dell’umanità, il Dalai Lama e i due Francesco, quello di Assisi e quello di Roma, testimoniano.

Se non sconfiggiamo elettoralmente l’attuale presidente in questo secondo turno che si terrà il 30 ottobre, il Paese passerà da una crisi all’altra, creando una catena di karma e ombre distruttive, compromettendo il futuro di tutti. Ma la luce e l’energia del positivo si sono storicamente dimostrate sempre più potenti delle ombre e del karma negativo.

Siamo certi che saranno loro a garantire, cosi speriamo, la vittoria di Lula, che non conserva rancore né odio nel cuore, ma è animato dall’amore e dalla politica di prendersi cura delle persone, soprattutto dei poveri e delle loro necessità.

Leonardo Boff, teologo, filosofo e scritore.

(traduzione in italiano di Gianni Alioti)

Leonardo Boff: «Scontro fra civiltà e barbarie»

Esta entrevista foi dada antes das eleições de 2 de outubro na qual Lula saiu vitorioso com 48,15% dos votos contra os 43,44% de Bolsonaro. A decisão em segundo turno se dará no dia 30 de outubro. Lboff

Parla l’ecoteologo fra i fondatori della Teologia della Liberazione,Leonardo Boff, Il rischio golpe, i limiti di Lula sull’ecologismo, l’ombra dell’«élite do atraso»

Claudia Fanti

Più che «utile», il voto per Lula è, come ha scritto il giurista Conrado Hübner, «un voto di sopravvivenza»: quella di un modello di società in cui trovino posto la solidarietà, la giustizia (sociale e ambientale), l’uguaglianza. Ed è un voto che va espresso già al primo turno, domenica prossima: perché una vittoria immediata di Lula non indicherebbe solo, nel modo più potente, che la presidenza Bolsonaro è stata solo una tragica parentesi, ma risparmierebbe al paese le violenze che hanno funestato nel 2018 la campagna per il secondo turno e indebolirebbe in eventuali ballottaggi i candidati bolsonaristi alla carica di governatore. Ma, soprattutto, legittimerebbe con più forza il programma governativo del leader del Partito dei lavoratori, scongiurando il rischio di nuove concessioni alle “forze del mercato” in vista del ballottaggio. Ne abbiamo parlato con l’ecoteologo Leonardo Boff, uno dei padri fondatori della Teologia della liberazione, che di Lula conosce bene la passione, la determinazione, i sogni, ma anche i limiti della visione politica.

Ce la farà Lula a vincere già domenica?
La possibilità è reale. Si sta registrando un significativo travaso di voti a suo favore da parte di molti elettori di altri candidati per mettere fine già al primo turno all’incubo rappresentato da un presidente che disprezza i poveri, gli indigeni, i neri, gli omosessuali, le donne, che tratta gli avversari come nemici, che difende apertamente la tortura e si dichiara ammiratore di Pinochet, che – è stato calcolato – è capace di mentire sette volte al giorno. Che nega il dramma di 33 milioni di persone che soffrono la fame e di 110 milioni di persone sottoalimentate. Un presidente, insomma, che appartiene più all’ambito della psichiatria che a quello della politica. In questo quadro, quello che è in gioco domenica è lo scontro tra la civiltà e la barbarie, tra la democrazia e il neofascismo.

Quanto è reale il rischio di un golpe?

E i militari che ruolo possono giocare?
Esistono più di 6mila militari ai diversi livelli dell’amministrazione, ma non in servizio attivo. E se è vero che l’Alto Comando è diviso tra quelli che vogliono un Brasile più autonomo e quelli più asserviti alle strategie imperialiste Usa, nessuno dei generali in servizio attivo si è mostrato incline a sostenere le eventuali avventure golpiste del presidente. Il rischio reale viene dai fanatici del suo zoccolo duro che si sono armati in seguito ai suoi decreti, grazie a cui circolano più di un milione di armi in mano ai civili. Bolsonaro, che ha più volte lasciato intendere di non essere disposto ad accettare una sconfitta, potrebbe scatenare i suoi miliziani e provocare un’ondata di violenza, ma è difficile che la sua strategia golpista abbia successo. E in ogni caso, l’Unione europea e il governo Usa hanno già fatto sapere che riconosceranno immediatamente la legittimità di un’eventuale vittoria di Lula.

In questa campagna elettorale quanto si è parlato dell’Amazzonia, degli ecosistemi minacciati, dei popoli indigeni, della crisi climatica?
Si è assistito a una grave assenza di questi temi nei dibattiti politici. È grazie al sostegno di Marina Silva, grande conoscitrice dell’Amazzonia, che si è iniziato un po’ a parlare di ecologia. Quando era in prigione, Lula, grazie alle pressioni di vari amici, comprese le mie, si è reso conto di quanto il tema ambientale e climatico sia strategico. Nel suo programma, tuttavia, l’agenda ecologica, pur presente, non ha assunto la centralità necessaria, malgrado la sua importanza cruciale per il futuro della vita già nei prossimi 4-5 anni, secondo l’allarme dell’Ipcc e dell’Organizzazione meteorologica mondiale.

In effetti, a differenza di quanto si propone Gustavo Petro in Colombia, Lula non mette in discussione il modello estrattivista: la sfida, per lui, è piuttosto rilanciare la Petrobras come «grande impresa nazionale» e fare di nuovo del Pré-Sal «il passaporto per il futuro» del paese. Non sembra un programma molto incoraggiante…
Ai suoi amici Lula ha detto: se vinco le elezioni il mio discorso pubblico sarà più moderato, ma punterò a dar vita a una rivoluzione sociale radicale; a 76 anni, è l’ultima chance della mia vita e voglio fare il massimo a favore dei poveri di questo paese. E ha aggiunto di aver bisogno per questo di un ampio appoggio da parte dei movimenti sociali, al di là delle alleanze con le forze parlamentari disposte a combattere una delle maggiori disuguaglianze al mondo. Se questa opzione è chiara, Lula si pone però ancora all’interno del vecchio modello capitalista. Combatte, sì, il neoliberismo, ma non prende le distanze dal capitalismo come sistema omicida ed ecocida con la profondità richiesta dalle minacce che incombono sul sistema-vita e sul sistema-Terra.

La presenza di Marina Silva nei governi di Lula non era bastata a spostarne un po’ il baricentro verso politiche più sostenibili. Il suo sostegno di adesso cosa comporterà?
Tutti i progressisti e gli ecologisti hanno celebrato la riconciliazione tra Marina Silva e Lula. Da fonti vicinissime a Marina, so che lei ha condizionato il proprio appoggio alla realizzazione di quasi tutti i punti del suo programma, il quale prevede tra l’altro l’azzeramento della deforestazione in Amazzonia, un’ampia riforestazione delle regioni devastate dall’agribusiness e la creazione di centri di ricerca all’interno della foresta con la presenza di studiosi di tutto il mondo. Il Brasile potrebbe diventare una potenza ecologica sfruttando in maniera sostenibile l’immensa ricchezza della sua biodiversità. Penso che Marina svolgerà un ruolo importante nel prossimo governo, operando in maniera che il fattore ecologico attraversi trasversalmente tutti i ministeri.

Come è possibile tutelare l’Amazzonia senza ridimensionare quell’agribusiness a cui Lula continua a garantire il massimo appoggio?
Lula riconosce l’importanza dell’agribusiness per le finanze del paese, ma vuole che esso produca anche per il consumo interno e non solo per l’esportazione – quanto si trova sulla tavola dei brasiliani proviene per il 70% dall’agricoltura familiare e dall’agroecologia -, e non a scapito della natura e delle riserve indigene. In tale ambito Lula ha fatto progressi nel modo di considerare l’agribusiness e i suoi rischi ecologici.

La scelta di Alckmin come vice, il sostegno di Henrique Meirelles, la ricerca delle più ampie alleanze indicano chiaramente che il prossimo sarà un nuovo governo di coalizione, non certo un governo socialista.
Lula è un politico di grande esperienza. Sa di cosa sono capaci le dieci famiglie che controllano una ricchezza equivalente a quella di cento milioni di brasiliani. Noam Chomsky ha dichiarato recentemente di non aver mai visto un disprezzo per i poveri e per i lavoratori come quello mostrato da una parte significativa dell’élite brasiliana. È l’élite do atraso, dell’arretratezza, come l’ha definita il sociologo Jessé Souza: quella dei discendenti dei proprietari di schiavi che si sono alleati tra loro per assicurarsi i propri privilegi alle spalle della società. E che hanno risposto al tentativo di portare avanti un progetto di inclusione sociale da parte di Lula e Dilma Rousseff con il golpe parlamentare-giuridico-mediatico del 2016. Per questo è importante l’appoggio di figure come Alckmin, che è in grado di dialogare efficacemente con la classe imprenditoriale e con il sistema bancario, e dell’ex ministro dell’Economia Meirelles, che è molto rispettato dal mercato nazionale e internazionale.

<cla.fanti@gmail.com> no Il Manifesto 3/10/2022.

Fonte:https://ilmanifesto.it/leonardo-boff-scontro-fra-civilta-e-barbari

La crisi brasiliana e i punti d’inflessione della crisi mondiale

Il Brasile deve decidere il 2 ottobre quale futuro vuole per il suo Paese: quello tra civiltà e barbarie, tra modernità e arretratezza, tra la democrazia e un proto-fascismo, rappresentato dall’attuale presidente Jair Bolsonaro? Oppure sostiene il progetto opposto della continuità di rifondazione del Brasile dal basso verso l’alto, dall’interno verso l’esterno, con una democrazia che si apre al sociale, alla società organizzata, in particolare alle centinaia di movimenti sociali le cui lotte, solitamente, s’incentrano in diritti a loro storicamente negati, incarnati nell’ex presidente Lula? In questo secondo progetto, al primo posto c’è l’eliminazione della fame di 33 milioni di brasiliani e di altri 110 milioni con insufficienza alimentare, la creazione di posti di lavoro e politiche sociali in materia di salute, d’istruzione, di sicurezza, di scienza e tecnologia, tra gli altri obiettivi.

È la prima volta nella storia che è in gioco il nostro destino. I sondaggi elettorali indicano che predominerà la razionalità, la coscienza civica, eleggendo Lula, liberando il Paese dall’ondata di odio, di violenza, di fake news e dell’irresponsabilità di fronte alla pandemia che, per il negazionismo oscurantista del presidente Bolsonaro, ha decimato almeno 300mila persone che potrebbero essere tra noi oggi. Questa perversità alleata alle bugie quotidiane e alla totale mancanza di decenza ed etica pubblica non può prevalere. Siamo troppo importanti per noi stessi e per il futuro del mondo, data la nostra ricchezza ecologica, che politicamente ci obbliga a uno sforzo serio per infliggere una sonora sconfitta al primo progetto, di smantellamento della democrazia e delle sue istituzioni democratiche.

Accanto a questa crisi nazionale, si sta verificando un’altra crisi la cui gravità supera di gran lunga la nostra: la crisi ecologico-sociale del sistema-Terra e del sistema-vita. La crisi è globale e colpisce l’ambiente, l’economia, la politica, la società, l’etica, le religioni e il senso stesso del nostro vivere. Potrebbe persino mettere gran parte della vita sulla Terra a serio rischio di estinzione.

Lasciando da parte la pericolosa crisi derivante da una potenziale guerra nucleare promossa dalla Russia e dalle potenze militariste dell’Occidente, che metterebbe a repentaglio la sopravvivenza della nostra specie, mi limito ai tippings points, ai punti sociali d’inflessione o di svolta causati dalla crescita del riscaldamento globale. Il quadro è preoccupante e, in un certo senso, sconfortante. Alla fine di febbraio e nella prima settimana di aprile del corrente anno 2022 sono stati pubblicati tre volumi del Sesto Rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC).

Il rapporto di valutazione 6 (Assesment Report 6) ha rivelato un’accelerazione insospettata del riscaldamento globale. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale delle Nazioni Unite ha confermato un tale evento. Ha avvertito che il riscaldamento che s’immaginava dovesse raggiungere + 1,5 gradi Celsius al 2030 è stato frustrato. È stata fatta una proiezione del 50% di probabilità che tale riscaldamento sarebbe stato raggiunto già nell’anno 2026, quindi entro 4 anni. Il clima potrebbe raggiungere i + 2,7 gradi Celsius o più, a seconda delle regioni del pianeta, soprattutto a causa del massiccio afflusso di metano (28 volte più dannoso della CO2) derivante dallo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia, delle calotte polari e del permafrost.

La brasiliana Patricia Pinho, autrice principale insieme all’IPCC sui punti di inflessione sociale di questa accelerazione del riscaldamento, afferma nella sua conclusione che “le emissioni di gas serra di origine umana hanno generato impatti negativi espressivi e significativi in ​​tutti i paesi del mondo, conferendo-si davvero come una minaccia per l’umanità” (cfr.IHU del 25 giugno 2022).

Nel suo rapporto, rivela che questo aumento del riscaldamento genera punti di inflessione sociale molto negativi, causando l’erosione del modo di vivere delle popolazioni dipendenti dalle foreste, in particolare le popolazioni indigene, le popolazioni fluviali e la popolazione urbana povera, pregiudicando l’agricoltura sia di sopravvivenza, sia quella dell’agro-business, la diminuzione delle risorse ittiche, oltre all’aumento dei conflitti, delle violenze, delle migrazioni e delle crisi umanitarie.

Questa mutata situazione è poco conosciuta e nemmeno presa in considerazione dai pianificatori dei nuovi governi, siano essi degli Stati o dell’Unione. Strategie minime devono essere sviluppate come, ad esempio, non costruire case sui pendii (si pensi ai disastri di Petrópolis e Angra dos Reis di quest’anno), ma collocare le persone in spazi più pianeggianti che non siano minacciati dalle inondazioni. Insieme al programma Bolsa Família, è necessario aggiungere la Bolsa Floresta, piantare alberi in ogni angolo, insieme all’agricoltura rurale introdurre l’agricoltura urbana in quegli spazi tra gli edifici, il rimboschimento delle strade e la conservazione delle più piccole fonti d’acqua, lá dove sorgono, circondati da piante che ne garantiscano la perennità.

In tutti i modi, dobbiamo prepararci a eventi estremi sempre più frequenti e dannosi, utilizzando sistemi di allerta-prevenzione insieme alla popolazione, usando la scienza e le tecnologie per ridurre gli inevitabili effetti dannosi.

Concludo con l’osservazione di uno scienziato nord-americano, legato al tema del riscaldamento globale: La nostra generazione deve percorrere un sentiero pieno di pericoli. È come guidare di notte: la scienza è rappresentata dai fari, ma la responsabilità di non uscire di strada è del guidatore, che deve tenere conto anche del fatto che i fari hanno una capacità di illuminazione limitata”. In altre parole, scienza e tecnologia non bastano, dobbiamo assumerci collettivamente la responsabilità del nostro futuro. Speriamo di trovare il modo di garantire la nostra sopravvivenza come specie su questo pianeta che ci ha generato, imparando di nuovo a prendercene cura e a farne la nostra Casa Comune.

Leonardo Boff è un ecoteologo, filosofo e scrittore che ha scritto: La ricerca della misura giusta: il pescatore ambizioso e il pexie incantato, Vozes 2022; Abitare la Terra, Voci 2021.

La crisi brasiliana e i punti d’inflessione della crisi mondiale

Il Brasile deve decidere il 2 ottobre quale futuro vuole per il suo Paese: quello tra civiltà e barbarie, tra modernità e arretratezza, tra la democrazia e un proto-fascismo, rappresentato dall’attuale presidente Jair Bolsonaro? Oppure sostiene il progetto opposto della continuità di rifondazione del Brasile dal basso verso l’alto, dall’interno verso l’esterno, con una democrazia che si apre al sociale, alla società organizzata, in particolare alle centinaia di movimenti sociali le cui lotte, solitamente, s’incentrano in diritti a loro storicamente negati, incarnati nell’ex presidente Lula? In questo secondo progetto, al primo posto c’è l’eliminazione della fame di 33 milioni di brasiliani e di altri 110 milioni con insufficienza alimentare, la creazione di posti di lavoro e politiche sociali in materia di salute, d’istruzione, di sicurezza, di scienza e tecnologia, tra gli altri obiettivi.

È la prima volta nella storia che è in gioco il nostro destino. I sondaggi elettorali indicano che predominerà la razionalità, la coscienza civica, eleggendo Lula, liberando il Paese dall’ondata di odio, di violenza, di fake news e dell’irresponsabilità di fronte alla pandemia che, per il negazionismo oscurantista del presidente Bolsonaro, ha decimato almeno 300mila persone che potrebbero essere tra noi oggi. Questa perversità alleata alle bugie quotidiane e alla totale mancanza di decenza ed etica pubblica non può prevalere. Siamo troppo importanti per noi stessi e per il futuro del mondo, data la nostra ricchezza ecologica, che politicamente ci obbliga a uno sforzo serio per infliggere una sonora sconfitta al primo progetto, di smantellamento della democrazia e delle sue istituzioni democratiche.

Accanto a questa crisi nazionale, si sta verificando un’altra crisi la cui gravità supera di gran lunga la nostra: la crisi ecologico-sociale del sistema-Terra e del sistema-vita. La crisi è globale e colpisce l’ambiente, l’economia, la politica, la società, l’etica, le religioni e il senso stesso del nostro vivere. Potrebbe persino mettere gran parte della vita sulla Terra a serio rischio di estinzione.

Lasciando da parte la pericolosa crisi derivante da una potenziale guerra nucleare promossa dalla Russia e dalle potenze militariste dell’Occidente, che metterebbe a repentaglio la sopravvivenza della nostra specie, mi limito ai tippings points, ai punti sociali d’inflessione o di svolta causati dalla crescita del riscaldamento globale. Il quadro è preoccupante e, in un certo senso, sconfortante. Alla fine di febbraio e nella prima settimana di aprile del corrente anno 2022 sono stati pubblicati tre volumi del Sesto Rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC).

Il rapporto di valutazione 6 (Assesment Report 6) ha rivelato un’accelerazione insospettata del riscaldamento globale. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale delle Nazioni Unite ha confermato un tale evento. Ha avvertito che il riscaldamento che s’immaginava dovesse raggiungere + 1,5 gradi Celsius al 2030 è stato frustrato. È stata fatta una proiezione del 50% di probabilità che tale riscaldamento sarebbe stato raggiunto già nell’anno 2026, quindi entro 4 anni. Il clima potrebbe raggiungere i + 2,7 gradi Celsius o più, a seconda delle regioni del pianeta, soprattutto a causa del massiccio afflusso di metano (28 volte più dannoso della CO2) derivante dallo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia, delle calotte polari e del permafrost.

La brasiliana Patricia Pinho, autrice principale insieme all’IPCC sui punti di inflessione sociale di questa accelerazione del riscaldamento, afferma nella sua conclusione che “le emissioni di gas serra di origine umana hanno generato impatti negativi espressivi e significativi in ​​tutti i paesi del mondo, conferendo-si davvero come una minaccia per l’umanità” (cfr.IHU del 25 giugno 2022).

Nel suo rapporto, rivela che questo aumento del riscaldamento genera punti di inflessione sociale molto negativi, causando l’erosione del modo di vivere delle popolazioni dipendenti dalle foreste, in particolare le popolazioni indigene, le popolazioni fluviali e la popolazione urbana povera, pregiudicando l’agricoltura sia di sopravvivenza, sia quella dell’agro-business, la diminuzione delle risorse ittiche, oltre all’aumento dei conflitti, delle violenze, delle migrazioni e delle crisi umanitarie.

Questa mutata situazione è poco conosciuta e nemmeno presa in considerazione dai pianificatori dei nuovi governi, siano essi degli Stati o dell’Unione. Strategie minime devono essere sviluppate come, ad esempio, non costruire case sui pendii (si pensi ai disastri di Petrópolis e Angra dos Reis di quest’anno), ma collocare le persone in spazi più pianeggianti che non siano minacciati dalle inondazioni. Insieme al programma Bolsa Família, è necessario aggiungere la Bolsa Floresta, piantare alberi in ogni angolo, insieme all’agricoltura rurale introdurre l’agricoltura urbana in quegli spazi tra gli edifici, il rimboschimento delle strade e la conservazione delle più piccole fonti d’acqua, lá dove sorgono, circondati da piante che ne garantiscano la perennità.

In tutti i modi, dobbiamo prepararci a eventi estremi sempre più frequenti e dannosi, utilizzando sistemi di allerta-prevenzione insieme alla popolazione, usando la scienza e le tecnologie per ridurre gli inevitabili effetti dannosi.

Concludo con l’osservazione di uno scienziato nord-americano, legato al tema del riscaldamento globale: “La nostra generazione deve percorrere un sentiero pieno di pericoli. È come guidare di notte: la scienza è rappresentata dai fari, ma la responsabilità di non uscire di strada è del guidatore, che deve tenere conto anche del fatto che i fari hanno una capacità di illuminazione limitata”. In altre parole, scienza e tecnologia non bastano, dobbiamo assumerci collettivamente la responsabilità del nostro futuro. Speriamo di trovare il modo di garantire la nostra sopravvivenza come specie su questo pianeta che ci ha generato, imparando di nuovo a prendercene cura e a farne la nostra Casa Comune.

Leonardo Boff è un ecoteologo, filosofo e scrittore che ha scritto: La ricerca della misura giusta: il pescatore ambizioso e il pexie incantato, Vozes 2022; Abitare la Terra, Roma 2021.