De-demonizzare il Satana o il Diavolo

In questi tempi di campagne politiche e presidenziali, non è raro che un candidato demonizzi il suo avversario. C’è anche una strana divisione tra chi è dalla parte di Dio e chi è dalla parte Diavolo o di Satana.

Questo termine Satana (in ebraico) o Diavolo (in latino) ha acquisito molti significati, positivi e negativi, nel corso della storia. Ciò si verifica in molte religioni soprattutto in quelle abramitiche (ebraismo, cristianesimo e islamismo).

Tuttavia, dobbiamo dire che nessuno ha subito tante ingiustizie ed è stato così “demonizzato” come Satana stesso. All’inizio non fu così. Per questo motivo è importante raccontare brevemente la storia di Satana o del Diavolo.

Egli è annoverato tra i “figli di Dio” come gli altri angeli, come si dice nel libro di Giobbe (Gb 1,6). Sta nella corte celeste. Pertanto, è un essere di bontà. Non è la figura che diventerà più tardi. Ma ha ricevuto da Dio un compito insolito e ingrato: deve mettere alla prova persone buone come Giobbe, che è «un uomo integro, retto, teme Dio e rifugge il male» (Gb 1,8). Deve sottoporlo a tutti i tipi di prove per vedere se, in effetti, è quello che tutti dicono di lui: «non c’è altro come lui sulla terra» (Gb 1,8). Come prova promossa da Satana, Giobbe perde tutto, famiglia, beni e amici. Ma non perde la fede.

Ci fu una grande mutazione a partire dal VI secolo aC, quando gli ebrei vissero in cattività babilonese (587 aC) in Persia. Lì si confrontarono con la dottrina di Zoroastro che stabiliva il confronto tra il “principe della luce” e il “principe delle tenebre”. Loro incorporarono questa visione dualistica e manichea. Si diede origine a Satana come parte del regno delle tenebre, il “grande accusatore” o “avversario” che induce gli esseri umani ad atti malvagi. In seguito, si produce il confronto tra Dio e Satana. Nei testi tardo ebraici, dal II secolo aC, soprattutto nel libro di Honoch, si elabora la saga della rivolta degli angeli guidati da Satana, ora chiamato Lucifero, contro Dio. Si narra della caduta di Lucifero e di circa un terzo degli angeli che aderirono e finirono per essere espulsi dal cielo.

Sorge allora la domanda: dove collocarli se sono stati espulsi? Lì si fece uso della categoria dell’inferno: de fuoco ardente e di tutti gli orrori, ben descritti da Dante Alighieri nella seconda parte della sua Divina Commedia dedicata all’inferno.

Nel Primo Testamento (l’Antico) non si parla quasi del diavolo (cfr Cron 21,1; Samuele 24,1). Nel Secondo Testamento (Nuovo) appare in alcuni racconti “…saranno gettati nella fornace di fuoco; ci sarà pianto e stridore di denti» (Mt 8,12;13,42-50; Lc 13,27) o nella parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro (Lc 16,23-24) o nell’Apocalisse (16,10 -11).

Questa comprensione fu assunta dai teologi antichi, specialmente da sant’Agostino. Lui ha influenzato l’intera tradizione delle Chiese, la dottrina dei Papi ed è arrivato ai giorni nostri.

La categoria dell’inferno e della dannazione eterna fu decisiva nella conversione dei popoli originari dell’America Latina e di altri luoghi di missione, producendo paura e panico. I loro antenati, si diceva, poiché non erano cristiani, erano all’inferno. E si sosteneva che se non si fossero convertiti e non si fossero lasciati battezzare, avrebbero conosciuto lo stesso destino. Ciò è presente in tutti i catechismi che furono elaborati, subito dopo la conquista, per convertire gli Aztechi, gli Incas, e tutti gli altri. Fu la paura, che un tempo ha portato e porta tuttora alla conversione delle moltitudini, come dimostra il grande storico francese Jean Delumeau. È facendo appello al Diavolo, a Satana, che oggi, in tempi di rabbia e odio sociale, si cerca di squalificare l’avversario, spesso reso nemico da demoralizzare e infine liquidare.

Qui bisogna superare tutto il fondamentalismo del testo biblico. Non basta citare testi sull’inferno, anche dalla bocca di Gesù. Dobbiamo saperli interpretare per non cadere in contraddizione con il concetto di Dio e distruggere cosi la buona novella di Gesù, del Padre pieno di misericordia, come il padre del figliol prodigo che accoglie il figlio perduto (Lc 15 ,11-23).

In primo luogo, gli esseri umani cercano una ragione per il male nel mondo. Ci sono grandi difficoltà ad assumersi le proprie responsabilità. Quindi si trasferiscono al Demonio o ai demoni.

In secondo luogo, il significato dei demoni e dell’inferno degli orrori rappresenta una pedagogia della paura per indurre le persone a cercare la via del bene attraverso la paura. Demonio e inferno, pertanto, sono creazioni umane, una specie di pedagogia sinistra, come fanno ancora le madri con i bambini: “Se non ti comporti bene, di notte, il lupo cattivo verrà a morderti un piede”. L’essere umano può essere il Satana della terra e della società. Può creare “l’inferno” per gli altri attraverso l’odio, l’oppressione e i meccanismi della morte, come infelicemente sta accadendo nella nostra società.

In terzo luogo, Satana o il Diavolo è una creatura di Dio. Dire che è una creatura di Dio, significa che, in ogni momento, Dio sta creando e ricreando questa creatura, anche nel fuoco dell’inferno. Altrimenti ritornerebbe nel nulla. Può Dio, che è amore e bontà infinita, prestarsi a questo? Dice bene il libro della Sapienza: “Poiché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? […] Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita» (Sap 11,24-26). Papa Francesco lo ha detto chiaramente: «non esiste la dannazione eterna; lei è solo per questo mondo».

In quarto luogo, il grande messaggio di Gesù è l’infinita misericordia di Dio-Abba (caro padre) che ama tutti, anche gli «ingrati e malvagi» (Lc 6,35). L’affermazione del castigo eterno all’inferno distrugge direttamente la buona novella di Gesù. Un Dio punitore è incompatibile con il Gesù storico che annunciò l’amore infinito di Dio per tutti, anche per i peccatori. Il Salmo 103 lo aveva già intuito: «Il Signore è compassionevole e clemente, lento all’ira e ricco di misericordia. Non sta sempre accusando e non porta rancore per sempre. Non ci tratta secondo i nostri peccati… come un padre ha compassione dei suoi figli e delle sue figlie, così il Signore avrà pietà di coloro che lo amano, perché conosce la nostra natura e ricorda che siamo polvere… La misericordia del Signore è da sempre per sempre» (103,8-17). Dio non può mai perdere nessuna creatura, per quanto perversa sia. Se l’avesse persa, anche una sola, avrebbe fallito nel suo amore. Beh, non può succedere.

Ha detto bene Papa Francesco che predica instancabilmente la misericordia: «La misericordia sarà sempre più grande di qualsiasi peccato e nessuno potrà porre limiti all’amore del Dio che perdona» (Misericordiae vultus, 2)

Questo non significa che uno entrerà comunque in paradiso. Tutti passeranno attraverso il giudizio e la clinica di Dio, per purificarsi lì, riconoscere i propri peccati, imparare ad amare ed entrare finalmente nel Regno della Trinità. È il purgatorio che non è l’anticamera dell’inferno, ma l’anticamera del paradiso. Chi sta lì purificandosi, partecipa già al mondo dei redenti.

L’inferno e i demoni e il principale di loro, Satana, sono le nostre proiezioni del male che esiste nella storia o che noi stessi produciamo e per il quale non vogliamo incolpare noi stessi e le proiettiamo su queste figure sinistre.

Dobbiamo finalmente liberarci da tali proiezioni per vivere la gioia del messaggio di salvezza universale di Gesù Cristo. Questo delegittima tutta la demonizzazione in qualsiasi situazione, specialmente, nella politica e nelle chiese pentecostali carismatiche che usano la figura del diavolo e dell’inferno in modo del tutto esorbitante. Per spaventare i fedeli piuttosto che confortarli con l’amore e la misericordia infinita di Dio.

Leonardo Boff è teologo, filosofo e ha scritto: Vida para além da morte, Vozes, muitas edições 2021.

(traduzione dal portoghese in italiano di Gianni Alioti)

La figura tenebrosa di Jair Bolsonaro minaccia la democrazia

L’attuale presidente presenta tratti selvaggi e ha minacciato costantemente la normalità democratica, nel caso che perda le elezioni. Al primo turno, il 2 ottobre, ha ricevuto il 43,44% dei voti, mentre l’ex presidente Lula ha ottenuto il 48,5% dei voti. C’è grande aspettativa che egli vinca le elezioni, poiché la sua superiorità su Bolsonaro è notevole.

Lula ha ricevuto il sostegno di quasi tutti i partiti, anche i più lontani. Ebbene, hanno capito che è in gioco la democrazia e anche il destino storico del nostro Paese. La vittoria di Bolsonaro porterebbe avanti il ​​suo progetto di smantellamento delle istituzioni in un modo apertamente autoritario e minaccioso di un colpo di stato.

Dobbiamo cercare di capire perché è scoppiata questa ondata di odio, di menzogne ​​come metodo di governo, fake news, calunnie e corruzione del governo, su cui è stato impedito di indagare. Mi è venuto in mente un articolo che avevo pubblicato tempo fa e lo riformulo qui. Due categorie sembrano illuminanti: una della psicoanalisi junghiana, quella dell’ombra, e un’altra della grande tradizione orientale del buddismo e simili, e tra noi, dello spiritualismo, il karma.

La categoria dell’ombra, presente in ogni persona o comunità, è costituita da quegli elementi negativi che facciamo fatica ad accettare, che cerchiamo di dimenticare o addirittura di reprimere, mandandoli nell’inconscio sia personale che collettivo.

In effetti, cinque grandi ombre segnano la storia politico-sociale del nostro Paese:

  • La prima è il genocidio indigeno, che persiste ancora oggi, perché le loro terre sono oggetto di invasione e durante la pandemia sono state praticamente abbandonate dalle autorità attuali.
  • La seconda è la colonizzazione che ci ha impedito di avere un proprio progetto, di un popolo libero, ma – al contrario – sempre dipendente dalle potenze straniere del passato e di oggi. Ha creato la sindrome del “cane bastardo”.
  • Il terzo è la schiavitù, una delle nostre vergogne nazionali, in quanto implicava trattare lo schiavo come una cosa, un “pezzo”, messo sul mercato per essere comprato e venduto e costantemente sottoposto a frustate, al disprezzo e all’odio.
  • La quarta è la permanenza della conciliazione tra loro, dei rappresentanti delle classi dominanti, eredi della ‘Casa Grande’ o dell’industrialismo, soprattutto a partire da São Paulo, chiamate da Jessé Souza le “élite dell’arretratezza”. Sono profondamente egoisti al punto che Noam Chomsky ha detto: “Il Brasile è una specie di caso speciale, perché raramente ho visto un paese in cui elementi d’élite hanno un tale disprezzo e odio per i poveri e i lavoratori”. Questi non hanno mai pensato a un progetto nazionale che includesse il popolo, un progetto solo loro per loro, in grado di controllare lo Stato, occupare i suoi apparati e guadagnare tangenti e fortune nei progetti statali.
  • La quinta ombra rappresenta la democrazia a bassa intensità interrotta da colpi di stato, ma che sempre è rifatta senza però cambiarne la natura. Persiste ancora oggi e mostra attualmente una grande debolezza a causa del rango dei rappresentanti di destra o di estrema destra, con i loro espedienti come il bilancio segreto. Misurata dal rispetto alla costituzione, dei diritti umani personali e sociali, dalla giustizia sociale e dal livello di partecipazione popolare, appare come una farsa piuttosto che una democrazia consolidata.

Ogni volta che un leader politico con idee riformiste, proveniente dal basso, dai quartieri degli schiavi sociali, presenta un progetto più ampio che abbraccia il popolo con politiche sociali inclusive, queste forze di conciliazione, con il loro braccio ideologico, i grandi media, come giornali, radio e i canali televisivi, associati a parlamentari e settori importanti della magistratura, hanno utilizzato la risorsa del colpo di stato sia militare (1964) o sia giuridico-politico-mediatico (2016) per garantire i loro privilegi.

Il disprezzo e l’odio, un tempo diretto agli schiavi, è stato trasferito vigliaccamente sui poveri e sui miseri, condannati a vivere sempre nell’esclusione. Queste ombre aleggiano sull’atmosfera sociale del nostro Paese. È sempre ideologicamente nascosta, negata e repressa.

Con l’attuale presidente e l’entourage dei suoi seguaci, ciò che era occulto e represso è uscito allo scoperto. È sempre stato lì, ritirato ma attivo, per impedire alla nostra società, dominata dall’élite arretrata, di apportare i cambiamenti necessari, continuando con una caratteristica conservatrice e, in alcuni campi, come nei costumi, anche reazionaria e quindi facile da manipolare politicamente. Dentro l’anima di molti brasiliani c’è un piccolo “bolsonaro” reazionario e odioso. Il Bolsonaro storico ha dato corpo a questo “bolsonaro” nascosto. Lo stesso era accaduto con l’”hitleri” nascosto in una parte del popolo tedesco.

Le cinque ombre menzionate sono state attualmente aggravate dall’acquisizione incoraggiata di armi da parte della popolazione, dall’esaltazione della violenza e persino della tortura, dal razzismo culturale, dalla misoginia, dall’odio per coloro che hanno un’altra opzione sessuale, dal disprezzo per gli afro-discendenti, gli indigeni, i quilombolas e i poveri in generale. È sorprendente che molte persone, anche ragionevoli, inclusi accademici e persone della classe media, possano seguire una figura così intemperante, ignorante senza alcuna empatia per i sofferenti che hanno perso i propri cari a causa del Covid-19.

Questa è una spiegazione, non certo esaustiva, attraverso la categoria dell’ombra che sta alla base delle varie crisi socio-politiche.

L’altra categoria è quella del karma. Per conferirgli un certo grado analitico e non solo ermeneutico (che illumina la vita), mi avvalgo di un lungo dialogo tra il grande storico inglese Arnold Toynbee e Daisaku Ikeda, eminente filosofo giapponese, raccolto nel libro “Elige la vida”  (Emecé. Buenos Aires 2005).

Il karma è un termine sanscrito che originariamente significava forza e movimento, concentrato nella parola “azione” che provocava la sua corrispondente “reazione”. Si applica agli individui così come alle collettività.

Ogni persona è segnata dalle azioni che ha compiuto nella vita. Questa azione non è ristretta alla persona, ma connota l’intero ambiente. Si tratta di una specie di conto corrente etico il cui saldo cambia continuamente a seconda delle azioni buone o cattive che si compiono, cioè “debiti e crediti”. Anche dopo la morte, la persona, nella credenza buddista e spiritualista, porta con sé questo resoconto; ecco perché ti reincarni in modo che, attraverso diverse rinascite, tu possa azzerare il saldo negativo ed entrare nel nirvana o nel paradiso.

Per Toybee non c’è bisogno di ricorrere all’ipotesi di tante rinascite perché la rete dei legami garantisce la continuità del destino di un popolo (p.384). Le realtà karmiche permeano le istituzioni, i paesaggi, modellano le persone e segnano lo stile unico di un popolo. Questa forza karmica agisce nella storia, segnando i fatti benefici o malefici, cosa già vista da C.G.Jung nelle sue analisi psico-socio-storiche.

Toynbee nella sua grande opera in dieci volumi “A Study of History” lavora sulla chiave  Sfida – Risposta (Challange – Response) e vede il significato nella categoria del karma. Ma ti offre un’altra versione che mi sembra illuminante e ci aiuta a capire un po’ le ombre nazionali, in particolare quelle dell’estrema destra brasiliana e anche internazionale.

La storia è fatta di reti relazionali all’interno delle quali ogni persona è inserita, legata con quelle che l’hanno preceduta e con quelle presenti. C’è un funzionamento karmico nella storia di un popolo e delle sue istituzioni a seconda dei livelli di bontà e giustizia o di cattiveria e ingiustizia che hanno prodotto nel tempo. Si tratterebbe di una specie di campo morfico che continuerebbe a permeare ogni cosa.

Sia Toynbee sia Ikeda concordano su questo: “la società moderna (noi compresi) solo può essere curata dal suo carico karmico, aggiungeremmo dalla sua ombra, solo attraverso una rivoluzione spirituale e sociale iniziando nel cuore e nella mente (p.159), nella linea della giustizia compensativa, delle politiche di cura e delle istituzioni giuste.

Tuttavia, da sole non sono sufficienti e non annulleranno le ombre e il karma negativo. C’è bisogno di amore, solidarietà, compassione e una profonda umanità verso le vittime. L’amore sarà il motore più efficace perché, in fondo, dicono Toynbee e Ikeda “è l’Ultima Realtà” (p. 387). Qualcosa di simile dice Watson, uno dei decodificatori del codice genetico: l’amore è nel nostro DNA.

Una società, permeata dall’odio e dalla menzogna come in Bolsonaro e i suoi seguaci, alcuni dei quali fanatici, è incapace di de-costruire una storia tanto segnata da ombre e karma negativo come la nostra. Ciò è particolarmente vero per i modi aggressivi, offensivi e bugiardi dell’attuale presidente e dei suoi ministri.

Solo la dimensione della luce e il karma del bene possono liberare e redimere la società dalla forza delle ombre tenebrose e dei karma del male, come i grandi saggi dell’umanità, il Dalai Lama e i due Francesco, quello di Assisi e quello di Roma, testimoniano.

Se non sconfiggiamo elettoralmente l’attuale presidente in questo secondo turno che si terrà il 30 ottobre, il Paese passerà da una crisi all’altra, creando una catena di karma e ombre distruttive, compromettendo il futuro di tutti. Ma la luce e l’energia del positivo si sono storicamente dimostrate sempre più potenti delle ombre e del karma negativo.

Siamo certi che saranno loro a garantire, cosi speriamo, la vittoria di Lula, che non conserva rancore né odio nel cuore, ma è animato dall’amore e dalla politica di prendersi cura delle persone, soprattutto dei poveri e delle loro necessità.

Leonardo Boff, teologo e filosofo

(traduzione in italiano di Gianni Alioti)

La figura tenebrosa di Jair Bolsonaro minaccia la democrazia

L’attuale presidente presenta tratti selvaggi e ha minacciato costantemente la normalità democratica, nel caso che perda le elezioni. Al primo turno, il 2 ottobre, ha ricevuto il 43,44% dei voti, mentre l’ex presidente Lula ha ottenuto il 48,5% dei voti. C’è grande aspettativa che egli vinca le elezioni, poiché la sua superiorità su Bolsonaro è notevole.

Lula ha ricevuto il sostegno di quasi tutti i partiti, anche i più lontani. Ebbene, hanno capito che è in gioco la democrazia e anche il destino storico del nostro Paese. La vittoria di Bolsonaro porterebbe avanti il ​​suo progetto di smantellamento delle istituzioni in un modo apertamente autoritario e minaccioso di un colpo di stato.

Dobbiamo cercare di capire perché è scoppiata questa ondata di odio, di menzogne ​​come metodo di governo, fake news, calunnie e corruzione del governo, su cui è stato impedito di indagare. Mi è venuto in mente un articolo che avevo pubblicato tempo fa e lo riformulo qui. Due categorie sembrano illuminanti: una della psicoanalisi junghiana, quella dell’ombra, e un’altra della grande tradizione orientale del buddismo e simili, e tra noi, dello spiritualismo, il karma.

La categoria dell’ombra, presente in ogni persona o comunità, è costituita da quegli elementi negativi che facciamo fatica ad accettare, che cerchiamo di dimenticare o addirittura di reprimere, mandandoli nell’inconscio sia personale che collettivo.

In effetti, cinque grandi ombre segnano la storia politico-sociale del nostro Paese:

  • La prima è il genocidio indigeno, che persiste ancora oggi, perché le loro terre sono oggetto di invasione e durante la pandemia sono state praticamente abbandonate dalle autorità attuali.
  • La seconda è la colonizzazione che ci ha impedito di avere un proprio progetto, di un popolo libero, ma – al contrario – sempre dipendente dalle potenze straniere del passato e di oggi. Ha creato la sindrome del “cane bastardo”.
  • Il terzo è la schiavitù, una delle nostre vergogne nazionali, in quanto implicava trattare lo schiavo come una cosa, un “pezzo”, messo sul mercato per essere comprato e venduto e costantemente sottoposto a frustate, al disprezzo e all’odio.
  • La quarta è la permanenza della conciliazione tra loro, dei rappresentanti delle classi dominanti, eredi della ‘Casa Grande’ o dell’industrialismo, soprattutto a partire da São Paulo, chiamate da Jessé Souza le “élite dell’arretratezza”. Sono profondamente egoisti al punto che Noam Chomsky ha detto: “Il Brasile è una specie di caso speciale, perché raramente ho visto un paese in cui elementi d’élite hanno un tale disprezzo e odio per i poveri e i lavoratori”. Questi non hanno mai pensato a un progetto nazionale che includesse il popolo, un progetto solo loro per loro, in grado di controllare lo Stato, occupare i suoi apparati e guadagnare tangenti e fortune nei progetti statali.
  • La quinta ombra rappresenta la democrazia a bassa intensità interrotta da colpi di stato, ma che sempre è rifatta senza però cambiarne la natura. Persiste ancora oggi e mostra attualmente una grande debolezza a causa del rango dei rappresentanti di destra o di estrema destra, con i loro espedienti come il bilancio segreto. Misurata dal rispetto alla costituzione, dei diritti umani personali e sociali, dalla giustizia sociale e dal livello di partecipazione popolare, appare come una farsa piuttosto che una democrazia consolidata.

Ogni volta che un leader politico con idee riformiste, proveniente dal basso, dai quartieri degli schiavi sociali, presenta un progetto più ampio che abbraccia il popolo con politiche sociali inclusive, queste forze di conciliazione, con il loro braccio ideologico, i grandi media, come giornali, radio e i canali televisivi, associati a parlamentari e settori importanti della magistratura, hanno utilizzato la risorsa del colpo di stato sia militare (1964) o sia giuridico-politico-mediatico (2016) per garantire i loro privilegi.

Il disprezzo e l’odio, un tempo diretto agli schiavi, è stato trasferito vigliaccamente sui poveri e sui miseri, condannati a vivere sempre nell’esclusione. Queste ombre aleggiano sull’atmosfera sociale del nostro Paese. È sempre ideologicamente nascosta, negata e repressa.

Con l’attuale presidente e l’entourage dei suoi seguaci, ciò che era occulto e represso è uscito allo scoperto. È sempre stato lì, ritirato ma attivo, per impedire alla nostra società, dominata dall’élite arretrata, di apportare i cambiamenti necessari, continuando con una caratteristica conservatrice e, in alcuni campi, come nei costumi, anche reazionaria e quindi facile da manipolare politicamente. Dentro l’anima di molti brasiliani c’è un piccolo “bolsonaro” reazionario e odioso. Il Bolsonaro storico ha dato corpo a questo “bolsonaro” nascosto. Lo stesso era accaduto con l’”hitleri” nascosto in una parte del popolo tedesco.

Le cinque ombre menzionate sono state attualmente aggravate dall’acquisizione incoraggiata di armi da parte della popolazione, dall’esaltazione della violenza e persino della tortura, dal razzismo culturale, dalla misoginia, dall’odio per coloro che hanno un’altra opzione sessuale, dal disprezzo per gli afro-discendenti, gli indigeni, i quilombolas e i poveri in generale. È sorprendente che molte persone, anche ragionevoli, inclusi accademici e persone della classe media, possano seguire una figura così intemperante, ignorante senza alcuna empatia per i sofferenti che hanno perso i propri cari a causa del Covid-19.

Questa è una spiegazione, non certo esaustiva, attraverso la categoria dell’ombra che sta alla base delle varie crisi socio-politiche.

L’altra categoria è quella del karma. Per conferirgli un certo grado analitico e non solo ermeneutico (che illumina la vita), mi avvalgo di un lungo dialogo tra il grande storico inglese Arnold Toynbee e Daisaku Ikeda, eminente filosofo giapponese, raccolto nel libro “Elige la vida”  (Emecé. Buenos Aires 2005).

Il karma è un termine sanscrito che originariamente significava forza e movimento, concentrato nella parola “azione” che provocava la sua corrispondente “reazione”. Si applica agli individui così come alle collettività.

Ogni persona è segnata dalle azioni che ha compiuto nella vita. Questa azione non è ristretta alla persona, ma connota l’intero ambiente. Si tratta di una specie di conto corrente etico il cui saldo cambia continuamente a seconda delle azioni buone o cattive che si compiono, cioè “debiti e crediti”. Anche dopo la morte, la persona, nella credenza buddista e spiritualista, porta con sé questo resoconto; ecco perché ti reincarni in modo che, attraverso diverse rinascite, tu possa azzerare il saldo negativo ed entrare nel nirvana o nel paradiso.

Per Toybee non c’è bisogno di ricorrere all’ipotesi di tante rinascite perché la rete dei legami garantisce la continuità del destino di un popolo (p.384). Le realtà karmiche permeano le istituzioni, i paesaggi, modellano le persone e segnano lo stile unico di un popolo. Questa forza karmica agisce nella storia, segnando i fatti benefici o malefici, cosa già vista da C.G.Jung nelle sue analisi psico-socio-storiche.

Toynbee nella sua grande opera in dieci volumi “A Study of History” lavora sulla chiave  Sfida – Risposta (Challange – Response) e vede il significato nella categoria del karma. Ma ti offre un’altra versione che mi sembra illuminante e ci aiuta a capire un po’ le ombre nazionali, in particolare quelle dell’estrema destra brasiliana e anche internazionale.

La storia è fatta di reti relazionali all’interno delle quali ogni persona è inserita, legata con quelle che l’hanno preceduta e con quelle presenti. C’è un funzionamento karmico nella storia di un popolo e delle sue istituzioni a seconda dei livelli di bontà e giustizia o di cattiveria e ingiustizia che hanno prodotto nel tempo. Si tratterebbe di una specie di campo morfico che continuerebbe a permeare ogni cosa.

Sia Toynbee sia Ikeda concordano su questo: “la società moderna (noi compresi) solo può essere curata dal suo carico karmico, aggiungeremmo dalla sua ombra, solo attraverso una rivoluzione spirituale e sociale iniziando nel cuore e nella mente (p.159), nella linea della giustizia compensativa, delle politiche di cura e delle istituzioni giuste.

Tuttavia, da sole non sono sufficienti e non annulleranno le ombre e il karma negativo. C’è bisogno di amore, solidarietà, compassione e una profonda umanità verso le vittime. L’amore sarà il motore più efficace perché, in fondo, dicono Toynbee e Ikeda “è l’Ultima Realtà” (p. 387). Qualcosa di simile dice Watson, uno dei decodificatori del codice genetico: l’amore è nel nostro DNA.

Una società, permeata dall’odio e dalla menzogna come in Bolsonaro e i suoi seguaci, alcuni dei quali fanatici, è incapace di de-costruire una storia tanto segnata da ombre e karma negativo come la nostra. Ciò è particolarmente vero per i modi aggressivi, offensivi e bugiardi dell’attuale presidente e dei suoi ministri.

Solo la dimensione della luce e il karma del bene possono liberare e redimere la società dalla forza delle ombre tenebrose e dei karma del male, come i grandi saggi dell’umanità, il Dalai Lama e i due Francesco, quello di Assisi e quello di Roma, testimoniano.

Se non sconfiggiamo elettoralmente l’attuale presidente in questo secondo turno che si terrà il 30 ottobre, il Paese passerà da una crisi all’altra, creando una catena di karma e ombre distruttive, compromettendo il futuro di tutti. Ma la luce e l’energia del positivo si sono storicamente dimostrate sempre più potenti delle ombre e del karma negativo.

Siamo certi che saranno loro a garantire, cosi speriamo, la vittoria di Lula, che non conserva rancore né odio nel cuore, ma è animato dall’amore e dalla politica di prendersi cura delle persone, soprattutto dei poveri e delle loro necessità.

Leonardo Boff, teologo, filosofo e scritore.

(traduzione in italiano di Gianni Alioti)

Leonardo Boff: «Scontro fra civiltà e barbarie»

Esta entrevista foi dada antes das eleições de 2 de outubro na qual Lula saiu vitorioso com 48,15% dos votos contra os 43,44% de Bolsonaro. A decisão em segundo turno se dará no dia 30 de outubro. Lboff

Parla l’ecoteologo fra i fondatori della Teologia della Liberazione,Leonardo Boff, Il rischio golpe, i limiti di Lula sull’ecologismo, l’ombra dell’«élite do atraso»

Claudia Fanti

Più che «utile», il voto per Lula è, come ha scritto il giurista Conrado Hübner, «un voto di sopravvivenza»: quella di un modello di società in cui trovino posto la solidarietà, la giustizia (sociale e ambientale), l’uguaglianza. Ed è un voto che va espresso già al primo turno, domenica prossima: perché una vittoria immediata di Lula non indicherebbe solo, nel modo più potente, che la presidenza Bolsonaro è stata solo una tragica parentesi, ma risparmierebbe al paese le violenze che hanno funestato nel 2018 la campagna per il secondo turno e indebolirebbe in eventuali ballottaggi i candidati bolsonaristi alla carica di governatore. Ma, soprattutto, legittimerebbe con più forza il programma governativo del leader del Partito dei lavoratori, scongiurando il rischio di nuove concessioni alle “forze del mercato” in vista del ballottaggio. Ne abbiamo parlato con l’ecoteologo Leonardo Boff, uno dei padri fondatori della Teologia della liberazione, che di Lula conosce bene la passione, la determinazione, i sogni, ma anche i limiti della visione politica.

Ce la farà Lula a vincere già domenica?
La possibilità è reale. Si sta registrando un significativo travaso di voti a suo favore da parte di molti elettori di altri candidati per mettere fine già al primo turno all’incubo rappresentato da un presidente che disprezza i poveri, gli indigeni, i neri, gli omosessuali, le donne, che tratta gli avversari come nemici, che difende apertamente la tortura e si dichiara ammiratore di Pinochet, che – è stato calcolato – è capace di mentire sette volte al giorno. Che nega il dramma di 33 milioni di persone che soffrono la fame e di 110 milioni di persone sottoalimentate. Un presidente, insomma, che appartiene più all’ambito della psichiatria che a quello della politica. In questo quadro, quello che è in gioco domenica è lo scontro tra la civiltà e la barbarie, tra la democrazia e il neofascismo.

Quanto è reale il rischio di un golpe?

E i militari che ruolo possono giocare?
Esistono più di 6mila militari ai diversi livelli dell’amministrazione, ma non in servizio attivo. E se è vero che l’Alto Comando è diviso tra quelli che vogliono un Brasile più autonomo e quelli più asserviti alle strategie imperialiste Usa, nessuno dei generali in servizio attivo si è mostrato incline a sostenere le eventuali avventure golpiste del presidente. Il rischio reale viene dai fanatici del suo zoccolo duro che si sono armati in seguito ai suoi decreti, grazie a cui circolano più di un milione di armi in mano ai civili. Bolsonaro, che ha più volte lasciato intendere di non essere disposto ad accettare una sconfitta, potrebbe scatenare i suoi miliziani e provocare un’ondata di violenza, ma è difficile che la sua strategia golpista abbia successo. E in ogni caso, l’Unione europea e il governo Usa hanno già fatto sapere che riconosceranno immediatamente la legittimità di un’eventuale vittoria di Lula.

In questa campagna elettorale quanto si è parlato dell’Amazzonia, degli ecosistemi minacciati, dei popoli indigeni, della crisi climatica?
Si è assistito a una grave assenza di questi temi nei dibattiti politici. È grazie al sostegno di Marina Silva, grande conoscitrice dell’Amazzonia, che si è iniziato un po’ a parlare di ecologia. Quando era in prigione, Lula, grazie alle pressioni di vari amici, comprese le mie, si è reso conto di quanto il tema ambientale e climatico sia strategico. Nel suo programma, tuttavia, l’agenda ecologica, pur presente, non ha assunto la centralità necessaria, malgrado la sua importanza cruciale per il futuro della vita già nei prossimi 4-5 anni, secondo l’allarme dell’Ipcc e dell’Organizzazione meteorologica mondiale.

In effetti, a differenza di quanto si propone Gustavo Petro in Colombia, Lula non mette in discussione il modello estrattivista: la sfida, per lui, è piuttosto rilanciare la Petrobras come «grande impresa nazionale» e fare di nuovo del Pré-Sal «il passaporto per il futuro» del paese. Non sembra un programma molto incoraggiante…
Ai suoi amici Lula ha detto: se vinco le elezioni il mio discorso pubblico sarà più moderato, ma punterò a dar vita a una rivoluzione sociale radicale; a 76 anni, è l’ultima chance della mia vita e voglio fare il massimo a favore dei poveri di questo paese. E ha aggiunto di aver bisogno per questo di un ampio appoggio da parte dei movimenti sociali, al di là delle alleanze con le forze parlamentari disposte a combattere una delle maggiori disuguaglianze al mondo. Se questa opzione è chiara, Lula si pone però ancora all’interno del vecchio modello capitalista. Combatte, sì, il neoliberismo, ma non prende le distanze dal capitalismo come sistema omicida ed ecocida con la profondità richiesta dalle minacce che incombono sul sistema-vita e sul sistema-Terra.

La presenza di Marina Silva nei governi di Lula non era bastata a spostarne un po’ il baricentro verso politiche più sostenibili. Il suo sostegno di adesso cosa comporterà?
Tutti i progressisti e gli ecologisti hanno celebrato la riconciliazione tra Marina Silva e Lula. Da fonti vicinissime a Marina, so che lei ha condizionato il proprio appoggio alla realizzazione di quasi tutti i punti del suo programma, il quale prevede tra l’altro l’azzeramento della deforestazione in Amazzonia, un’ampia riforestazione delle regioni devastate dall’agribusiness e la creazione di centri di ricerca all’interno della foresta con la presenza di studiosi di tutto il mondo. Il Brasile potrebbe diventare una potenza ecologica sfruttando in maniera sostenibile l’immensa ricchezza della sua biodiversità. Penso che Marina svolgerà un ruolo importante nel prossimo governo, operando in maniera che il fattore ecologico attraversi trasversalmente tutti i ministeri.

Come è possibile tutelare l’Amazzonia senza ridimensionare quell’agribusiness a cui Lula continua a garantire il massimo appoggio?
Lula riconosce l’importanza dell’agribusiness per le finanze del paese, ma vuole che esso produca anche per il consumo interno e non solo per l’esportazione – quanto si trova sulla tavola dei brasiliani proviene per il 70% dall’agricoltura familiare e dall’agroecologia -, e non a scapito della natura e delle riserve indigene. In tale ambito Lula ha fatto progressi nel modo di considerare l’agribusiness e i suoi rischi ecologici.

La scelta di Alckmin come vice, il sostegno di Henrique Meirelles, la ricerca delle più ampie alleanze indicano chiaramente che il prossimo sarà un nuovo governo di coalizione, non certo un governo socialista.
Lula è un politico di grande esperienza. Sa di cosa sono capaci le dieci famiglie che controllano una ricchezza equivalente a quella di cento milioni di brasiliani. Noam Chomsky ha dichiarato recentemente di non aver mai visto un disprezzo per i poveri e per i lavoratori come quello mostrato da una parte significativa dell’élite brasiliana. È l’élite do atraso, dell’arretratezza, come l’ha definita il sociologo Jessé Souza: quella dei discendenti dei proprietari di schiavi che si sono alleati tra loro per assicurarsi i propri privilegi alle spalle della società. E che hanno risposto al tentativo di portare avanti un progetto di inclusione sociale da parte di Lula e Dilma Rousseff con il golpe parlamentare-giuridico-mediatico del 2016. Per questo è importante l’appoggio di figure come Alckmin, che è in grado di dialogare efficacemente con la classe imprenditoriale e con il sistema bancario, e dell’ex ministro dell’Economia Meirelles, che è molto rispettato dal mercato nazionale e internazionale.

<cla.fanti@gmail.com> no Il Manifesto 3/10/2022.

Fonte:https://ilmanifesto.it/leonardo-boff-scontro-fra-civilta-e-barbari