I diritti della natura e della Terra

Leonardo Boff   

Pubblichiamo, per gentile concessione, questo testo del teologo Leonardo Boff. Il testo ci richiama ai nostri doveri nei confronti della Madre Terra, la nostra Casa Comune. Occorre stipulare un nuovo “contratto naturale” con la terra.  Il 14 dicembre Leonardo Boff compirà 83 anni. Un bellissimo traguardo. Una vita spesa su più fronti: dalla teologia alla lotta per la giustizia sociale, fino alla grande battaglia per l’ecologia. Il suo amico Juan Josè Tamayo, teologo spagnolo della liberazione, per il suo compleanno ha scritto un bellissima lettera a Leonardo Boff in cui si ripercorre il suo cammino di vita (il testo spagnolo si trova qui: https://leonardoboff.org/2021/12/12/leonardo-boff-ochenta-y-tres-anos-en-camino/) . Ci uniamo anche noi agli  auguri di Tamayo, augurando a Leonardo Boff di continuare ad essere un segno di buona utopia e di speranza per tutti. . Ad multos annos, Leonardo.

http://confini.blog.rainews.it/files/2021/09/rainews_20210929164112944_a292c7b6c0074a5872ba0e70d0c55a46-300x204.jpgCon l’intrusione del Covid-19 e l’aumento di eventi estremi, la natura e la Terra sono entrate nel radar delle preoccupazioni umane. Il fatto è che siamo all’interno della sesta estinzione di massa, aggravata dall’antropocene e dal necrocene degli ultimi decenni. Per questo s’impone un altro tipo di rapporto con la natura e con la Terra, la nostra Casa Comune, affinché mantengano la loro bio-capacità.

Questo accadrà solo se rifaremo il contratto naturale con la Terra e se considereremo che tutti gli esseri viventi, portatori dello stesso codice genetico di base (gli stessi 20 amminoacidi e le 4 basi fosfatiche), formano la grande comunità della vita così intesa dalla d. Questa afferma categoricamente che tutti loro hanno un valore intrinseco, indipendentemente dall’uso che ne facciamo, ed è per questo che meritano rispetto e sono soggetti di dignità e diritti. Più gvolte nella sua enciclica ecologica Laudato si Papa Francesco sottolinea che «ogni creatura ha un suo valore e un suo significato proprio» (n.76).

Ogni contratto è stipulato sulla base della reciprocità, dello scambio e del riconoscimento dei diritti di ciascuna delle parti. Dalla Terra riceviamo tutto: la vita e i mezzi per vivere. In cambio abbiamo un dovere di gratitudine, di retribuzione e di cura. Ma abbiamo rotto da tempo questo contratto naturale. Abbiamo sottoposto la Madre Terra a una vera guerra, nell’ansia di strapparle, senza altra considerazione, tutto ciò che ritenevamo utile per il nostro uso e godimento.

Se non ristabiliamo questo legame di reciprocità duratura, alla fine potrebbe non volerci più sulla sua faccia terrestre. Ecco perché la sostenibilità qui è essenziale, poiché costituisce la base per un vero e proprio rifacimento del contratto naturale. Il Presidente della Bolivia, l’indigeno Aymara Evo Morales Ayma, nella sua dichiarazione alle Nazioni Unite il 22 aprile 2009, mentre si discuteva se il 22 aprile continuasse ad essere la Giornata della Terra o se dovesse essere la Giornata della Madre Terra, ha affermato alcuni di questi diritti:

– Diritto alla vita e all’esistenza;

  • Diritto ad essere rispettata;
  • Diritto alla rigenerazione della sua bio-capacità e continuazione dei suoi cicli e processi vitali liberi da alterazioni umane;
  • Diritto a mantenere la propria identità e integrità come esseri differenziati, autoregolati e interconnessi;
  • Diritto all’acqua come fonte di vita;
  • Diritto all’aria pulita;
  • Diritto alla salute integrale;
  • Diritto di essere liberi da contaminazione, inquinamento e rifiuti tossici o radioattivi;
  • Diritto a non essere geneticamente alterata e modificata nella sua struttura, minacciandone cosi l’integrità o il funzionamento vitale e sano;
  • Diritto al pieno e tempestivo ripristino dopo le violazioni dei diritti riconosciuti in questa Dichiarazione e causate dalle attività umane”.

La sua proposta fu accettata all’unanimità dall’Assemblea dei Popoli. Dal 19 al 23 aprile 2009 si celebrò a Cochabamba, convocato da Evo Morales, il Vertice dei Popoli sui Cambiamenti Climatici e i Diritti della Madre Terra. Da qui nacque la Carta dei Diritti della Madre Terra con i punti da lui dichiarati all’ONU. Io stesso ero presente con l’incarico in Assemblea di fondare teoricamente tali diritti.

Questa visione ci consente di rinnovare il contratto naturale per e con la Terra che, articolato con il contratto sociale tra le persone, rafforzerà in definitiva la sostenibilità planetaria e garantirà i diritti della natura e della Terra.

Oggi sappiamo, dalla nuova cosmologia, che tutti gli esseri non possiedono solo massa ed energia. Sono anche portatori di informazioni che derivano da interazioni permanenti tra loro, che crescono fino a esplodere come autocoscienza. Questo fatto implica livelli di soggettività e di storia. Qui sta la base scientifica che giustifica l’espansione della personalità giuridica alla Terra vivente.

Dagli anni ’70, del secolo scorso, come ipotesi e dal 2002 come teoria scientifica, si è accolta la visione che la Terra è una Super Entità vivente che si comporta in modo sistemico, articolando i fattori fisico-chimici ed ecologici in modo tale da essere sempre viva e produrre la vita.

Nell’affermare che la Terra è un Super Essere vivente, è in capo a Lei la dignità e il rispetto che tutta la vita merita. Cresce sempre di più la chiara consapevolezza che tutto ciò che esiste merita di esistere e tutto ciò che vive merita di vivere. E sta a noi accogliere la sua esistenza, difenderla e garantirle le condizioni per continuare ad evolversi.

Inoltre, nessuno dubita che l’essere umano sia soggetto di diritti inalienabili e goda di soggettività e storia. Ora, questo essere umano, come sostengono molti cosmologi e antropologi, è la Terra stessa che, in un momento avanzato della sua complessità, ha cominciato a sentire, pensare, amare e prendersi cura. Questi diritti umani, per il fatto che noi siamo Terra, devono essere attribuiti anche alla Terra. I moderni l’hanno chiamata Gaia, gli antichi la chiamavano Grande Madre e gli andini Pacha Mama.

Questa soggettività ha una storia, cioè s’incontra dentro l’immenso processo cosmo-genico facendo si che la Terra viva attraverso gli esseri umani, specchiandosi, contemplando l’universo e rappresentando lo stadio più avanzato del cosmo finora conosciuto.

Michel Serres, filosofo della scienza francese, ha giustamente affermato: “La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo ha avuto il merito di dire ‘tutti gli uomini hanno diritti’ ma il difetto di pensare che solo gli uomini abbiano diritti”.

Ci sono volute molte lotte per riconoscere pienamente i diritti delle donne, delle popolazioni indigene, dei neri, come ora richiede molti sforzi riconoscere i diritti della natura e della Madre Terra, formata dall’insieme di tutti gli ecosistemi.

A causa del loro reciproco intreccio, la Terra e l’Umanità condividono lo stesso destino. Spetta a noi, sua parte cosciente e suoi curatori, far sì che questo comune destino abbia successo a condizione di rispettare la dignità e i diritti della Madre Terra.

*Leonardo Boff , ecoteologo, ha scritto: Dignità della Terra: ecologia, grido della Terra- grido dei poveri (1999/2015).

Fonte: RAI=News – Confini   12/12/2021

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Il futuro ora dipende da noi

                Leonardo Boff

La COP26 di Glasgow ha deluso nel punto centrale: nel consenso sulla mitigazione del riscaldamento globale, poiché ha accolto favorevolmente anche l’uso del carbone, seppure progressivamente abolito come fonte energetica. Ma ha avuto un merito, mai visto nelle precedenti 25 sessioni della COP. Questa volta, senza eccezioni, è stata ammessa l’esistenza antropica dei cambiamenti climatici. Gli eventi estremi, il rilascio di metano dovuta allo scioglimento del permafrost e delle calotte glaciali, 20 volte più dannoso della CO2, la crescente erosione della biodiversità, la gamma di virus come il Covid-19, il sovraccarico terrestre (Earth Overhoot) che ci spaventa ogni anno, in quanto il consumo attuale richiede più di una Terra e mezzo (1,75) impedendo la bio-capacità e facendoci superare alcune dei Nove Confini Planetari (9 Planetarian Bounderies), che potrebbero mettere a rischio il nostro grado di civiltà, hanno superato i negazionisti che prima preferivano difendere le proprie fortune e capitali sulla vita del pianeta e il nostro futuro comune.

Tali eventi hanno dato vita a scenari apocalittici e a un vero terrore metafisico, nel senso chehttp://confini.blog.rainews.it/files/2021/12/GettyImages-73600151-200x300.jpeg temiamo per la nostra sopravvivenza su questo pianeta. Molti sono gli avvertimenti di questa eventualità da parte di illustri scienziati e soprattutto di Papa Francesco, che nell’ultima e paradigmatica enciclica, Fratelli tutti (2020) ha affermato categoricamente: “siamo sulla stessa barca; o ci salviamo tutti o nessuno si salva” (n.34).

C’è un’accesa disputa in tutto il mondo su come la storia seguirà dopo la pandemia. Diversi modelli sono all’ordine del giorno. Credo che i più radicali vadano scartati, in quanto sono troppo crudeli e contro la vita umana come il Great Reset, il “Grande Ripristino” di un capitalismo dispotico, suggerito dal principe parassita Carlo e assunto dallo 0,1% dei miliardari mondiali . Anche l’allettante “Capitalismo Verde” che punta a ricoprire di verde l’intero pianeta, ma non pone mai il problema della disuguaglianza sociale che penalizza e miete vittime di milioni di vite umane. Accettabili e, in un certo senso, promettenti, sono l’eco-socialismo e il bien vivir y convivir andino. Entrambi sarebbero praticabili sul presupposto di una governance globale e pluralista, disposta a trovare soluzioni globali a problemi globali come la pandemia e un ordine planetario minimo che includa tutti nell’unica Casa Comune, compresa la natura.

Credo che Papa Francesco nella Fratelli tutti abbia presentato alcuni dei valori fondamentali da cui si potrebbe disegnare un paradigma per garantire il futuro della specie e della nostra civiltà: una bio-civiltà centrata sulla fraternità senza frontiere e sull’amicizia sociale universale.

Ci siamo resi conto chiaramente che sono necessari tre presupposti: il primo, superare il paradigma in vigore da alcuni secoli, quello dell’essere umano come dominus (proprietario e padrone), che non si sente parte della natura, ma che la domina con lo strumento della tecno-scienza. Il secondo, assumere un’alternativa al dominus che sarebbe il frater: l’essere umano, uomo e donna, fratelli e sorelle l’uno dell’altro e di tutti gli esseri della natura, perché tutti abbiamo un’origine comune, l’humus della Terra , perché siamo portatori dello stesso codice genetico di base e perché ci sentiamo parte della natura. Il terzo, attivare il “principio della speranza”, più profondo della virtù della speranza, quell’impulso interiore che non conosce né tempo né spazio e che è sempre presente negli esseri umani, portandoli all’indignazione contro gli errori sociali e al coraggio di trasformarli mediante la proiezione di nuovi mondi, di utopie praticabili e di un superamento di sé.

I valori non saranno presi dalle grandi narrazioni già provate, quella dell’illuminismo, del capitalismo e del socialismo sfociate nell’attuale crisi sistemica e che, pertanto, non hanno adempiuto ai loro scopi. Dovremo abbeverarci dal proprio pozzo, nella natura essenziale dell’essere umano.

Lì scoprire che siamo essenzialmente esseri di relazioni illimitate, la cui migliore espressione risiede nell’amore; esseri di solidarietà che all’inizio dell’evoluzione ci ha permesso di fare il salto dall’animalità all’umanità; esseri di cooperazione perché solo insieme possiamo costruire il nostro habitat che si realizza nella convivenza, nella società e nelle civiltà, in una parola, nel bene comune generale; esseri di cura, poiché questo definisce la natura umana da tutti gli esseri viventi e che emerge anche come costante cosmologica: tutto esiste perché tutti i fattori si sono sottilmente combinati per far esplodere la vita, e come sotto-capitolo della vita, la vita umana e l’universo stesso, che senza la dovuta cura di tutti gli elementi, non ci permetterebbe di stare qui a scrivere di queste cose; esseri spirituali, capaci di porre le domande più radicali sul perché della nostra esistenza, assolutamente gratuita, su qual’è il nostro posto nell’insieme degli esseri, a quale destino siamo chiamati e il fatto che lo intuiamo, dietro tutto ciò che esiste e vive, alla base di un’Energia potente e amorevole (il Vuoto Quantico, l’Energia di fondo dell’universo o l’Abisso Generatore di tutto ciò che esiste?) a cui possiamo relazionarci con riverenza e riverente silenzio.

Da questi valori sarà possibile forgiare un altro mondo possibile e ora necessario. Logicamente, il passaggio da un paradigma all’altro non avverrà dall’oggi al domani e non senza grandi difficoltà, opposizioni e crisi. Ma non abbiamo altra alternativa. Come ha scritto Eric Hobsbawn nel suo “The Age of Extremes” (1995) nell’ultima pagina: “Non sappiamo dove stiamo andando. Se l’umanità vuole avere un futuro significativo, non può essere prolungando il passato e il presente. Se proviamo a costruire il terzo millennio su questa base, falliremo. E il prezzo del fallimento, cioè l’alternativa per cambiare la società, è l’oscurità” (p.562).

Ciò è particolarmente vero per coloro che desiderano tornare alla vecchia normalità, perversa per la vita della natura e per la vita umana. Dobbiamo cambiare, altrimenti, come ha detto il segretario dell’Onu, António Guterrez, aprendo i lavori della Cop26: “Se non agiamo ora, ci scaveremo la fossa”.

Il futuro è oggi come proclamato dai 100.000 della COP26 parallela di Glasgow. Se non iniziamo da subito ad orientarci sui valori sopra citati, apriremo la strada a un disastro ecologico-sociale di proporzioni mai viste prima. Ma credo e spero, spero e credo che la pulsione di vita, più forte della pulsione di morte, ci porterà ai cambiamenti necessari. Vivremo e ancora brilleremo.

*Ecoteologo brasiliano. Autore di numerosi saggi di etica ecologica, molti tradotti in italiano . Uno degli ultimi è uscito per Castelvecchi editore : Abitare la Terra. Quale via per la fraternità universale? (2021)

 Fonte: RAI-News 8/12/202

(Traduzione dal Portoghese di Gianni Alioti)

Stiamo distruggendo il futuro dei nostri giovani?

                        Leonardo Boff

La parte più decisiva della COP26 di Glasgow riguardante la riduzione dei gas serra, che causano il riscaldamento globale, si è conclusa melanconicamente. L’accordo di Parigi del 2015, che impegna le potenze economicamente più forti a raggiungere l’obiettivo di mitigazione del riscaldamento entro il 2030, non arrivando a un aumento di temperatura maggiore di 1,5 gradi Celsius, non ha prodotto alcun effetto. Ora a Glasgow si è tentata la stessa cosa. il più grande emettitore, la Cina, con il 27% e un altro grande emettitore, l’India, hanno rifiutato gli obiettivi e hanno solo dichiarato che fino al 2030 avrebbero mitigato il riscaldamento. I cambiamenti non vengono fatti dall’oggi al domani, ma in un processo difficile e coerente. Guardando indietro, possiamo dire con relativa certezza che entro il 2030 supereremo i 1,5 gradi Celsius. La stessa ONU, con i suoi consulenti specializzati, ha avvertito che con lo sviluppo del metano, 80 volte più dannoso della CO2, e seguendo i piani attuali arriveremo a + 2,7 gradi Celsius.

Questo rappresenta la “tribolazione della desolazione”: aumenteranno sensibilmente gli eventi estremi con tifoni, gravi siccità, inondazioni ovunque, specialmente nelle città costiere, erosione della biodiversità, aumento disperato della povertà, della miseria con milioni di emigranti climatici, destabilizzando molti paesi soprattutto in Medio Oriente e in Africa. Non è bastato l’avvertimento lanciato da António Guterrez, Segretario Generale delle Nazioni Unite in occasione dell’apertura dei lavori della COP26, che questa è “l’ultima opportunità” per cambiamenti radicali se non vogliamo “scavarci la fossa”. Qui riecheggiano le parole di Papa Francesco della Fratelli tutti: “siamo sulla stessa barca o ci salviamo tutti insieme o nessuno si salva” (n.30.34.)

È ormai chiaro agli analisti più seri: il problema non è il clima, ma il sistema capitalista che produce le perturbazioni del clima. I vari progetti per il periodo post-pandemia come il Greet Reset (il grande ripristino), il Capitalismo Verde, Il futuro che ci aspetta e la Responsabilità Sociale d’Impresa rappresentano gli interessi dei paesi opulenti e non gli interessi generali dell’umanità. Le soluzioni sono intra-sistemiche, senza mai mettere in discussione la vera causa delle attuali minacce. Al contrario, radicalizzano il sistema di accumulazione prevalente con la cultura consumistica che ha generato. La loro preoccupazione ecologica è superficiale e negano le minacce che gravano sul sistema-vita e sul sistema-Gaia, un super essere vivente. E così andiamo allegramente verso una tragedia ecologico-sociale di proporzioni inimmaginabili. Vale anche la pena sottolineare che la distruzione delle foreste e l’aumento dell’urbanizzazione globale, associato all’aumento della temperatura, potrebbero rilasciare – questo è l’avvertimento dei più grandi epidemiologi – una gamma incalcolabile di virus più pericolosi del Covid-19. Che non sia il prossimo Big one, già avvertito, contro il quale nessun vaccino sarebbe efficace e che potrebbe portarsi via gran parte dell’umanità. Et tunc erit finis.

In questo contesto, vogliamo fare riferimento al Quinto Tribunale Internazionale dei Diritti della Natura. Basandosi su un’approfondita indagine scientifica e giuridica, ha emesso due verdetti, uno sulla violazione dei diritti della natura e l’altro sull’Amazzonia. Mi limito all’Amazzonia, perché è la più colpita. Già il titolo è significativo: “l’Amazzonia, un essere vivente minacciato”. Il rapporto dettagliato, supportato dai dati scientifici e giuridici più attendibili, arricchito dalle testimonianze vive dei rappresentanti dei 9 paesi amazzonici, sia di indigeni, sia di altri abitanti della regione, rilasciate il 4 novembre di persona o virtualmente (nel mio caso, dal corpo dei giurati), fa paura.

Nel verdetto, senza mezzi termini, si afferma “l’Amazzonia come soggetto di diritti”. Questi sono sistematicamente violati. Si denuncia che in Amazzonia “è in atto un ecocidio, tali sono le cifre di deforestazione, perdita di biodiversità, contaminazione e prosciugamento delle risorse idriche, desertificazione, tra le altre cose che incidono gravemente sulla capacità di ripristino naturale dell’ecosistema di vita e viola il diritto di esistere della natura… È un crimine contro la natura e contro l’umanità…”.

La relazione dell’esperto di studi amazzonici Antônio Nobre ha chiarito che nell’Amazzonia brasiliana (67% del totale) siamo vicini al punto di svolta. Ancora un po’ e i danni saranno irreversibili e ci incammineremo verso una sorta di “savanizzazione” . Questo fatto destabilizza i climi del paese, dei paesi limitrofi e dello stesso sistema mondiale. Solo incorporando la saggezza dei popoli indigeni, che naturalmente si prendono cura della foresta sentendosi parte di essa, assumendo una bio-economia adatta a quell’ecosistema e un estrattivismo rispettoso della foresta, per il quale lottava Chico Mendes, potremo fermare il processo di degradazione. Nel lungo e dettagliato rapporto si dimostra che nella vasta regione amazzonica sono in atto un ecocidio, un etnocidio e un genocidio. La situazione è disastrosa.

Tornando alla COP26, c’è un’evidente mancanza di consapevolezza delle minacce che gravano sulla Terra viva e sull’umanità da parte dei “decisions makers”, dei governanti delle diverse nazioni. Mai, in nessun momento, i paesi che rappresentano il rischio maggiore hanno riconosciuto che il sistema socio-economico-politico da essi promosso, in una parola, il capitalismo come modo di produzione e il neoliberismo come sua espressione politica, è la causa principale dell’eventuale Armageddon ecologico.

Non possiamo essere tenuti in ostaggio dalla bolla capitalista. È urgente romperla. Come? Papa Francesco ci indica una direzione: «Non si può uscire da questa crisi senza spostarsi nelle periferie». Dall’alto possiamo aspettarci solo lo stesso o peggio. Dalle periferie, dal basso, dai numerosi movimenti sociali popolari e dalle sperimentazioni alternative, nel lavoro sul territorio con un altro tipo di economia solidale, preservando i beni comuni, con una democrazia quotidiana e partecipativa, con altri valori umano-spirituali (amore, solidarietà, cura, compassione ecc.) si sta generando un nuovo modo di abitare la Casa Comune.

Senza questa necessaria svolta, stiamo distruggendo il futuro dei nostri giovani e anche il futuro della nostra civiltà. Abbiamo poco tempo e poca saggezza. Ma con la sofferenza attuale, l’amore per la Madre Terra e il riscatto dell’intelligenza cordiale, sempre più emergente, potremo forgiare un futuro di speranza. Così lo voglia Dio.

Leonardo Boff, teologo e filosofo. Tra gli ultimi saggi pubblicati in italiano ricordiamo: Abitare la terra. Quale via per la fraternità universale? (Ed. Castelvecchi, Roma 202

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

 Fonte RAI NEWS :CONFINI 11/11/2021

Leonardo Boff: «Il problema è il capitalismo» ma i leader evitano di dirlo

Intervista al teologo della Liberazione. Bolsonaro? «Andrà avanti con la deforestazione mentendo al Brasile e al mondo, non ci sono dubbi». Come il sistema attuale condanna a morte il «grande povero» che è il pianeta devastato

 Claudia Fanti

EDIZIONE DEL04.11.2021-Il Manifesto

Il grido dell’indigena brasiliana Txai Suruí, figlia di uno dei leader più rispettati del suo paese, Almir Suruí, è risuonato proprio in apertura della Cop 26: «Mio padre mi ha insegnato che dobbiamo ascoltare le stelle, la luna, gli animali, gli alberi. Oggi, il clima sta cambiando, gli animali stanno scomparendo, i fiumi muoiono, le nostre piante non fioriscono più come prima. La Terra ci sta dicendo che non abbiamo più tempo».

Ma è già troppo tardi per cambiare strada? Lo abbiamo chiesto a Leonardo Boff, tra i padri fondatori della Teologia della Liberazione, quella dei poveri e del «grande povero» che è il nostro pianeta devastato e ferito, il cui duplice – e congiunto – grido ha occupato il centro della sua intera riflessione.

Tra i firmatari dell’accordo sulla deforestazione raggiunto alla Cop 26 c’è anche Bolsonaro. Il trionfo dell’ipocrisia?

Nulla di minimamente credibile può venire dal governo Bolsonaro: con lui la menzogna è diventata politica di stato. Solo su un punto ha detto la verità: «Il mio governo è venuto per distruggere tutto e per ricominciare da capo». Peccato che questo reinizio sia nel segno dell’oscurantismo e del negazionismo scientifico, che si tratti di Covid o di Amazzonia. La sua opzione economica va in direzione esattamente opposta a quella per la preservazione ecologica: Bolsonaro ha favorito l’estrazione di legname, l’attività mineraria all’interno delle aree indigene, la distruzione della foresta per far spazio alla monocoltura della soia e all’allevamento. Solo da gennaio a settembre, l’Amazzonia ha perso 8.939 km² di foresta, il 39% in più rispetto allo stesso periodo del 2020 e l’indice peggiore degli ultimi 10 anni. La sua adesione al piano di ridurre le emissioni di metano del 30% entro il 2030 è pura retorica. In realtà, non ci sono dubbi sul fatto che proseguirà sulla strada della deforestazione continuando a mentire al Brasile e al mondo.

L’Amazzonia potrà sopravvivere ad altri 10 anni di deforestazione?

Il grande specialista dell’Amazzonia Antônio Nobre afferma che, al ritmo attuale di distruzione, e con un tasso di deforestazione già vicino al 20%, in 10 anni si potrebbe raggiungere il punto di non ritorno, con l’avvio di un processo di trasformazione della foresta in una savana appena interrotta da alcuni boschi. La foresta è lussureggiante ma con un suolo povero di humus: non è il suolo che nutre gli alberi, ma il contrario. Il suolo è soltanto il supporto fisico di un complicata trama di radici. Le piante si intrecciano mediante le radici e si sostengono mutuamente alla base, costituendo un immenso bilanciamento equilibrato e ritmato. Tutta la foresta si muove e danza. Per questo motivo, quando una pianta viene abbattuta, ne trascina molte altre con sé.

Siamo ancora in tempo per intervenire?

I leader mondiali hanno accuratamente evitato di toccare quello che è il vero problema: il capitalismo. Se non cambiamo il modello di produzione e di consumo, non fermeremo mai il riscaldamento globale, arrivando al 2030 con un aumento della temperatura oltre il grado e mezzo. Le conseguenze sono note: molte specie non riusciranno ad adattarsi e si estingueranno, si registreranno grandi catastrofi ambientali e milioni di rifugiati climatici, in fuga da terre non più coltivabili, oltrepasseranno i confini degli stati, per disperazione, scatenando conflitti politici. E con il riscaldamento verranno anche altri virus più pericolosi, con la possibile scomparsa di milioni di esseri umani. Già ora i climatologi affermano che non c’è più tempo. Con l’anidride carbonica che si è già accumulata nell’atmosfera, e che vi resterà per 100-120 anni, più il metano che è 80 volte più nocivo della CO2, gli eventi estremi saranno inevitabili. E la scienza e la tecnologia potranno attenuare gli effetti catastrofici, ma non evitarli.

Ha sempre affermato che senza un vero cambiamento nella nostra relazione con la natura non avremo scampo. L’umanità è pronta per questo passo?

Il sistema capitalista non offre le condizioni per operare mutamenti strutturali, cioè per sviluppare un altro paradigma di produzione più amichevole nei confronti della natura e in grado di superare la disuguaglianza sociale. La sua logica interna è sempre quella di garantire in primo luogo il profitto, sacrificando la natura e le vite umane. Da questo sistema non possiamo aspettarci nulla. Sono le esperienze dal basso a offrire speranze di alternativa: dal buen vivir dei popoli indigeni all’ecosocialismo di base fino al bioregionalismo, il quale si propone di soddisfare le necessità materiali rispettando le possibilità e i limiti di ogni ecosistema locale, creando al tempo stesso le condizioni per la realizzazione dei beni spirituali, come il senso di giustizia, la solidarietà, la compassione, l’amore e la cura per tutto ciò che vive.

Fonte:  Il Manifesto de 4.11.2021