Il futuro ora dipende da noi

                Leonardo Boff

La COP26 di Glasgow ha deluso nel punto centrale: nel consenso sulla mitigazione del riscaldamento globale, poiché ha accolto favorevolmente anche l’uso del carbone, seppure progressivamente abolito come fonte energetica. Ma ha avuto un merito, mai visto nelle precedenti 25 sessioni della COP. Questa volta, senza eccezioni, è stata ammessa l’esistenza antropica dei cambiamenti climatici. Gli eventi estremi, il rilascio di metano dovuta allo scioglimento del permafrost e delle calotte glaciali, 20 volte più dannoso della CO2, la crescente erosione della biodiversità, la gamma di virus come il Covid-19, il sovraccarico terrestre (Earth Overhoot) che ci spaventa ogni anno, in quanto il consumo attuale richiede più di una Terra e mezzo (1,75) impedendo la bio-capacità e facendoci superare alcune dei Nove Confini Planetari (9 Planetarian Bounderies), che potrebbero mettere a rischio il nostro grado di civiltà, hanno superato i negazionisti che prima preferivano difendere le proprie fortune e capitali sulla vita del pianeta e il nostro futuro comune.

Tali eventi hanno dato vita a scenari apocalittici e a un vero terrore metafisico, nel senso chehttp://confini.blog.rainews.it/files/2021/12/GettyImages-73600151-200x300.jpeg temiamo per la nostra sopravvivenza su questo pianeta. Molti sono gli avvertimenti di questa eventualità da parte di illustri scienziati e soprattutto di Papa Francesco, che nell’ultima e paradigmatica enciclica, Fratelli tutti (2020) ha affermato categoricamente: “siamo sulla stessa barca; o ci salviamo tutti o nessuno si salva” (n.34).

C’è un’accesa disputa in tutto il mondo su come la storia seguirà dopo la pandemia. Diversi modelli sono all’ordine del giorno. Credo che i più radicali vadano scartati, in quanto sono troppo crudeli e contro la vita umana come il Great Reset, il “Grande Ripristino” di un capitalismo dispotico, suggerito dal principe parassita Carlo e assunto dallo 0,1% dei miliardari mondiali . Anche l’allettante “Capitalismo Verde” che punta a ricoprire di verde l’intero pianeta, ma non pone mai il problema della disuguaglianza sociale che penalizza e miete vittime di milioni di vite umane. Accettabili e, in un certo senso, promettenti, sono l’eco-socialismo e il bien vivir y convivir andino. Entrambi sarebbero praticabili sul presupposto di una governance globale e pluralista, disposta a trovare soluzioni globali a problemi globali come la pandemia e un ordine planetario minimo che includa tutti nell’unica Casa Comune, compresa la natura.

Credo che Papa Francesco nella Fratelli tutti abbia presentato alcuni dei valori fondamentali da cui si potrebbe disegnare un paradigma per garantire il futuro della specie e della nostra civiltà: una bio-civiltà centrata sulla fraternità senza frontiere e sull’amicizia sociale universale.

Ci siamo resi conto chiaramente che sono necessari tre presupposti: il primo, superare il paradigma in vigore da alcuni secoli, quello dell’essere umano come dominus (proprietario e padrone), che non si sente parte della natura, ma che la domina con lo strumento della tecno-scienza. Il secondo, assumere un’alternativa al dominus che sarebbe il frater: l’essere umano, uomo e donna, fratelli e sorelle l’uno dell’altro e di tutti gli esseri della natura, perché tutti abbiamo un’origine comune, l’humus della Terra , perché siamo portatori dello stesso codice genetico di base e perché ci sentiamo parte della natura. Il terzo, attivare il “principio della speranza”, più profondo della virtù della speranza, quell’impulso interiore che non conosce né tempo né spazio e che è sempre presente negli esseri umani, portandoli all’indignazione contro gli errori sociali e al coraggio di trasformarli mediante la proiezione di nuovi mondi, di utopie praticabili e di un superamento di sé.

I valori non saranno presi dalle grandi narrazioni già provate, quella dell’illuminismo, del capitalismo e del socialismo sfociate nell’attuale crisi sistemica e che, pertanto, non hanno adempiuto ai loro scopi. Dovremo abbeverarci dal proprio pozzo, nella natura essenziale dell’essere umano.

Lì scoprire che siamo essenzialmente esseri di relazioni illimitate, la cui migliore espressione risiede nell’amore; esseri di solidarietà che all’inizio dell’evoluzione ci ha permesso di fare il salto dall’animalità all’umanità; esseri di cooperazione perché solo insieme possiamo costruire il nostro habitat che si realizza nella convivenza, nella società e nelle civiltà, in una parola, nel bene comune generale; esseri di cura, poiché questo definisce la natura umana da tutti gli esseri viventi e che emerge anche come costante cosmologica: tutto esiste perché tutti i fattori si sono sottilmente combinati per far esplodere la vita, e come sotto-capitolo della vita, la vita umana e l’universo stesso, che senza la dovuta cura di tutti gli elementi, non ci permetterebbe di stare qui a scrivere di queste cose; esseri spirituali, capaci di porre le domande più radicali sul perché della nostra esistenza, assolutamente gratuita, su qual’è il nostro posto nell’insieme degli esseri, a quale destino siamo chiamati e il fatto che lo intuiamo, dietro tutto ciò che esiste e vive, alla base di un’Energia potente e amorevole (il Vuoto Quantico, l’Energia di fondo dell’universo o l’Abisso Generatore di tutto ciò che esiste?) a cui possiamo relazionarci con riverenza e riverente silenzio.

Da questi valori sarà possibile forgiare un altro mondo possibile e ora necessario. Logicamente, il passaggio da un paradigma all’altro non avverrà dall’oggi al domani e non senza grandi difficoltà, opposizioni e crisi. Ma non abbiamo altra alternativa. Come ha scritto Eric Hobsbawn nel suo “The Age of Extremes” (1995) nell’ultima pagina: “Non sappiamo dove stiamo andando. Se l’umanità vuole avere un futuro significativo, non può essere prolungando il passato e il presente. Se proviamo a costruire il terzo millennio su questa base, falliremo. E il prezzo del fallimento, cioè l’alternativa per cambiare la società, è l’oscurità” (p.562).

Ciò è particolarmente vero per coloro che desiderano tornare alla vecchia normalità, perversa per la vita della natura e per la vita umana. Dobbiamo cambiare, altrimenti, come ha detto il segretario dell’Onu, António Guterrez, aprendo i lavori della Cop26: “Se non agiamo ora, ci scaveremo la fossa”.

Il futuro è oggi come proclamato dai 100.000 della COP26 parallela di Glasgow. Se non iniziamo da subito ad orientarci sui valori sopra citati, apriremo la strada a un disastro ecologico-sociale di proporzioni mai viste prima. Ma credo e spero, spero e credo che la pulsione di vita, più forte della pulsione di morte, ci porterà ai cambiamenti necessari. Vivremo e ancora brilleremo.

*Ecoteologo brasiliano. Autore di numerosi saggi di etica ecologica, molti tradotti in italiano . Uno degli ultimi è uscito per Castelvecchi editore : Abitare la Terra. Quale via per la fraternità universale? (2021)

 Fonte: RAI-News 8/12/202

(Traduzione dal Portoghese di Gianni Alioti)

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