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Ecologia in frammenti: tutto è in relazione con tutto

L’ecologia è diventata il contesto generale di tutti i problemi, i progetti ufficiali e privati. Il futuro del nostro pianeta e della nostra civiltà è collegato ad esso. Da qui deriva la sua inevitabile importanza. O si cambia il nostro modo di abitare nella Casa Comune o possiamo affrontare drammatiche situazioni ecologiche e sociali, tra non molto. Qui ci sono frammenti di un discorso ecologico, parte di un Tutto più grande e ampio.

1. L’irrazionalità del nostro modo di vivere

Il modello della società e il significato della vita che gli esseri umani hanno progettato per se stessi, almeno negli ultimi 400 anni, sono in crisi.

Questo modello ci ha fatto credere che l’importante è accumulare un gran numero di mezzi di sostentamento, ricchezza materiale, beni e servizi per godere del nostro breve passaggio attraverso questo pianeta.

Per raggiungere questo scopo, siamo aiutati dalla scienza che conosce i meccanismi della natura e la tecnica che effettua interventi in essa per il benessere umano. Abbiamo provato a farlo con la massima velocità possibile.

In breve, si cerca il massimo beneficio con l’investimento minimo e nel minor tempo possibile.

L’essere umano, in questa pratica culturale, è inteso come un essere che domina sulle cose, disponendole a suo piacimento, mai come qualcuno che è con le cose, vivendo con loro come membro di una più ampia comunità planetaria e cosmica. L’effetto finale e triste, solo ora visibile in modo innegabile, è quello espresso in questa frase attribuita a Gandhi: “La Terra è sufficiente per tutti, ma non per i consumisti”.

Il nostro modello di civiltà è così assurdo che se i benefici accumulati dai paesi ricchi fossero generalizzati agli altri paesi, avremmo bisogno di altre quattro Terre uguali a quella che abbiamo.

Questo dimostra l’irrazionalità che questo modo di vivere implica. Ecco perché Papa Francesco nella sua enciclica “sulla cura della Casa Comune” richiede una radicale conversione ecologica e un consumo sobrio e solidale.

2. La natura è maestra

In tempi di crisi di civiltà come la nostra è imperativo consultare la fonte originale di tutto: la natura, la grande maestra. Cosa ci insegna? Lei ci insegna che la legge fondamentale della natura, dell’universo e della vita non è la competizione, che divide ed esclude, ma la cooperazione, che aggiunge e include.

Tutte le energie, tutti gli elementi, tutti gli esseri viventi, dai batteri e virus agli esseri più complessi, siamo tutti collegati tra loro e, quindi, siamo interdipendenti. Uno coopera con l’altro per vivere.

Una rete di connessioni ci avvolge su tutti i lati, rendendoci collaborativi e attenti. Piaccia o no, questa è la legge della natura e dell’universo. E grazie a questa rete di interdipendenze siamo arrivati fin qui.

Questa somma di energie e connessioni ci aiuta a uscire dalle crisi e a fondare un nuovo modello di civiltà. Ma ci chiediamo: siamo abbastanza saggi per affrontare situazioni critiche e rispondere a nuove sfide?

3. Tutto è in relazione con tutto

La realtà che ci circonda e di cui facciamo parte non dovrebbe essere pensata come una macchina ma come un organismo vivente, non come costituita da parti stagne, ma come sistemi aperti, che formano reti di relazioni.

In ogni essere e nell’intero universo prevalgono due tendenze fondamentali: l’una è affermarsi individualmente e l’altra è integrarsi in un tutto più grande. Se non ti auto-affermi, corri il rischio di sparire. Se non t’integri in un insieme più grande, si interrompe la fonte di energia, ti indebolisci e puoi anche scomparire”. È importante bilanciare queste due tendenze. Altrimenti, cadiamo nell’individualismo più feroce – l’autoaffermazione – o nel collettivismo più omogeneizzante –l’integrazione nel tutto.

Ecco perché dobbiamo sempre andare e venire dalle parti al tutto, dagli oggetti alle reti, dalle strutture ai processi, dalle posizioni alle relazioni.

La natura è, quindi, sempre co-creativa, co-partecipativa, collegata e ri-collegata a tutto e a tutti e principalmente alla Fonte Originale da cui tutti gli esseri hanno origine.

4. La fine è presente dall’inizio

La fine è già presente all’inizio. Quando i primi elementi materiali dopo il big bang iniziarono a formarsi e a vibrare insieme, fu già annunciata una fine: l’emergere dell’universo, uno e diversificato, ordinato e caotico, l’apparizione della vita e lo scoppio della coscienza.

Tutto si è mosso e interconnesso per iniziare la gestazione di un cielo futuro, che è stato iniziato qui sotto, come un piccolo seme, ed è cresciuto e cresciuto fino alla nascita alla fine dei tempi. Quel cielo, fin dall’inizio, è l’universo stesso e l’umanità che hanno raggiunto la loro pienezza e il loro compimento”.

Non c’è il cielo senza la Terra, né la Terra senza il cielo.

Se è così, invece di parlare della fine del mondo, dovremmo parlare di un futuro del mondo, della Terra e dell’Umanità che sarà poi il cielo di tutti e di tutto.

*Leonardo Boff, ecoteologo e filosofo, ha scritto: De onde vem? Mar de Ideias, Rio 2017.

Traduzione di M. Gavito e S. Toppi.

Amore in tempi d’ira e odio

Viviamo nel Brasile di Bolsonaro e in tutto il mondo tempi di rabbia e odio, risultato del fondamentalismo e dell’intolleranza, come abbiamo visto in Sri Lanka dove centinaia di cristiani sono stati uccisi nel momento in cui celebravano la vittoria dell’amore sulla morte nella festa della risurrezione.
Questo macabro scenario ci porta a rinnovare la speranza che, nonostante tutto, l’amore sia più forte della morte.
La parola amore è stata banalizzata. C’è amore di qui e amore di là, amore in tutte le pubblicità indirizzate più alle tasche che ai cuori. Dobbiamo riscattare la sacralità dell’amore. Non abbiamo un nome migliore o più grande per immaginare l’Ultima Realtà, Dio, ma dicendo che essa è amore.
Dobbiamo innovare il nostro discorso sull’amore in modo che la sua natura e ampiezza risplenda e ci riscaldi. Per questo è importante incorporare i contributi che provengono dalle diverse scienze della Terra (Fritjof Capra), in particolare dalla biologia (Humberto Maturana) e dagli studi sul processo cosmogenico (Brian Swimme). È sempre più chiaro che l’amore è un fatto oggettivo della realtà globale, un evento felice della natura stessa di cui facciamo parte.

Due movimenti, tra gli altri, presiedono il processo cosmogenico e biogenico: la necessità e la spontaneità. La necessità è in funzione della sopravvivenza di ogni essere; è per questo che uno aiuta l’altro, in una rete di relazioni inclusive. La sinergia e la cooperazione di tutti con tutti costituiscono le forze fondamentali dell’universo, specialmente tra gli esseri animati. È la dinamica oggettiva del cosmo stesso.
Insieme a questa forza della necessità appare anche la spontaneità. Gli esseri si relazionano e interagiscono per pura gratuità e gioia di convivere. Tale relazione non risponde a una necessità. Si stabilisce per creare nuovi legami a causa di una certa affinità che sorge spontaneamente e che produce gioia. È l’universo della sorpresa, del fascino, di qualcosa di imponderabile. È l’avvento dell’amore.
Questo amore è dato dai primissimi elementi di base, i quarks, che erano legati oltre la necessità, spontaneamente, attratti l’uno dall’altro. Un mondo libero sorge, non necessario ma possibile, spontaneo e reale.

In questo modo, irrompe la forza dell’amore che attraversa tutte le fasi dell’evoluzione e lega tutti gli esseri dando loro profondo affetto e bellezza. Non c’è ragione che li induca a combinarsi con legami spontanei e liberi. Lo fanno per puro piacere e la gioia di stare insieme.
Si trata dell’amore cosmico che realizza ciò che il misticismo ha sempre intuito: la validità della pura gratuità. Il mistico Angelus Silesius dice: “La rosa non ha una ragione. Fiorisce per fiorire. Non si preoccupa se l’ammirano o no. Lei sboccia per fiorire”.
Non diciamo che il senso profondo della vita è semplicemente vivere? Così l’amore fiorisce in noi come frutto di una relazione libera tra esseri liberi e con tutti gli altri esseri.

Ma come umani e autocoscienti possiamo fare dell’amore, che appartiene alla natura delle cose, un progetto personale e civilizzante: viverlo coscientemente, creare le condizioni perche sia possibile l’amorizzazione tra gli esseri inerti e viventi. Possiamo innamorarci di una stella lontana e stabilire una storia di affetto con lei.
L’amore è urgente nei giorni attuali, dove la forza del negativo, dell’anti-amore, sembra prevalere. Più che chiedere chi pratica atti di terrore, bisogna chiedersi perché sono stati praticati. Sicuramente il terrore sorse perché mancava l’amore come relazione che lega gli esseri umani nell’esperienza beata di aprirsi e accogliersi cordialmente l’un l’altro.

Diciamolo con tutte le parole: il sistema mondiale prevalente non ama le persone. Ama i beni materiali, ama la forza lavoro del lavoratore, i suoi muscoli, le sue conoscenze, la sua produzione artistica e la sua capacità di consumo. Ma non ama gratuitamente le persone come persone.

Predicare l’amore e gridare: “Amiamoci l’un l’altro come ci amiamo noi stessi” significa essere rivoluzionari. È essere assolutamente anti-cultura dominante.

Facciamo dell’amore quello che il grande fiorentino Dante Alighieri ha testimoniato: “amor che muove il sole e le altre stelle”, e noi aggiungiamo: l’amore che muove le nostre vite, l’amore che è il nome sacrosanto della Fonte Originale di tutto l’Essere, Dio.

*Leonardo Boff, filosofo e teólogo, ha scritto: Reflexões de um velho teologo e pensador, Vozes 2019.

Traduzione di M Gavito e S. Toppi.

Brasile, verso una nuova dittadura?

Confini

di Pierluigi Mele

Brasile, verso una nuova dittatura? Intervista a Leonardo Boff

Leonardo Boff (ANSA)

Dopo 100 giorni di governo di estrema destra dove sta andando il Brasile
di Bolsonaro ? Ne parliamo, in questa intervista, con un famoso
intellettuale brasiliano: il teologo e filosofo Leonardo Boff. Leonardo Boff
è considerato uno dei padri fondatori della Teologia della Liberazione in
America Latina.

Leonardo Boff, sono passati i primi 100 giorni del governo
Bolsonaro. Il grande giornalista brasiliano Ricardo Kotscho si
domandava se il Brasile si muove verso una nuova dittatura. È
d’accordo con Riccardo Kotscho?

Sono d’accordo con Kotscho, uno dei migliori osservatori della
politica brasiliana. Viviamo in un tempo di post-democrazia e in uno
Stato senza legge. Lo Stato è militarizzato: ci sono 8 ministri militari e
più di 100 funzionari provenienti dalle Forze Armate nelle seconde fila
del Governo. In tutte le scuole è stato collocato un militare in
pensione come guardia. Il progetto d’imporre un ultra neo-liberismo fa
con che il Governo passi in cima della Costituzione e non rispetti
alcuna legge. Esiste nelle scuole la censura e io stesso sono stato
censurato per una conferenza all’Istituto Tumori di Rio de Janeiro,
per medici e infermieri sull’etica della cura e dell’importanza della
spiritualità nell’accompagnamento di malati terminali. Ma c’è stata
pressione sociale e, di conseguenza, l’istanza superiore dell’Istituto a
Brasilia ha cancellato l’evento e doppo lo ha permesso. Solo questo fatto dimostra il livello
d’insicurezza che regna nella società e la presenza della censura in
tutti gli ambiti.

Quale direzione sta prendendo il Brasile?

La strategia del governo Bolsonaro, chiaramente di estrema-destra, è
associarsi ai regimi autoritari già visitati, come USA, Cile e Israele. E’
esplicito l’allineamento del governo Bolsonaro alle politiche di Trump,
facendogli molte concessioni senza aver ricevuto assolutamente
niente in cambio. La peggiore di queste è permettere che i capitali
nord-americani sfruttino l’Amazzonia e le terre indigene dove ci sono
ricchezze strategiche per gli interessi degli Stati Uniti. In questo modo
il Brasile entra come socio minore e aggregato al progetto di Trump
anti-globalista, nazionalista e bellicoso.

“Il mito”, così si fa chiamare Bolsonaro, ha vinto con un
programma di estrema destra con l’obiettivo di distruggere le
conquiste di Lula. A che punto è questo folle programma?

Bolsonaro utilizza un linguaggio che fu usato anche da Hitler:
distruggere tutto per costruire dopo qualcosa di nuovo. In effetti, sta
smontando tutti i progetti sociali dei governi Lula-Dilma che hanno
tirato fuori dalla fame 36 milioni di persone e permesso di costruire
abitazioni dignitose con i progetti “Mia Casa- mia Vita” e “Luce per
Tutti”. Oltre a ciò, la creazione di 17 nuove università federali e
decine di scuole tecniche con vari progetti che hanno permesso a
poveri e neri di inserirsi in percorsi scolastici superiori. Specialmente
il riscatto della dignità dei poveri, intenzione primaria di Lula, sta
essendo distrutto perché milioni dalla povertà sono ritornati alla
miseria. Il Brasile che era uscito dalla mappa della fame, è tornato
nuovamente, secondo la FAO, alla mappa della fame.

Sul piano economico si è affidato all’ultra liberista Gaudes.
Gaudes è un “Chicago Boy” (sono quelli che hanno sostenuto la
politica economica di Pinochet). Come si sta muovendo
Gaudes?

Guedes è un portavoce, non del liberismo tradizionale e
convenzionale. Lui, seguendo la scuola di Chicago, propone un ultra-
neo-liberismo, una specie di capitalismo selvaggio nello stile di quello
di Manchester, criticato da Karl Marx. Il capitalismo brasiliano mai fu
civilizzato, sempre è stato altamente accumulatore di ricchezza, non
ha permesso tantomeno la lotta delle classi, poiché subito la faceva a
pezzi. Guedes viene da settori che pensano cosi. Lui concentra tutte
le sue politiche nel mercato e nelle privatizzazioni dei beni pubblici
(petrolio, gas, terre, imprese nazionali), minacciando di privatizzare
tutta la Petrobrás, le Poste, il Banco do Brasil, la Banca ufficiale del
Governo). Propone una riforma della Previdenza (delle pensioni) che
pregiudica i più poveri, gli operai, i contadini, gli insegnanti e gli
anziani, trasferendo grandi fortune alle classi più agiate. Dietro a
Guedes sta un’oligarchia brasiliana che è considerata una delle più
egoiste, non solidale e che più si arricchisce al mondo.

Che rapporto ha Bolsonaro con la lobby delle armi?

Sono molti analisti e psicanalisti che vedono Jair Bolsonaro preso da
una paranoia: vede comunisti da tutte le parti, considera il nazismo
un movimento di sinistra e come simbolo durante la campagna elettorale e anche come Presidente usa le dita della mano a forma di
arma. Il primo decreto come capo di Stato ha stabilito il diritto di
ciascun cittadino di possedere fino a quattro armi, come forma per
diminuire la violenza in Brasile. Questo è un assurdo, poiché
favorisce la violenza ed effettivamente, si è legittimato a partire
dall’alto, una cultura della violenza da parte della polizia che uccide
molti giovani neri delle favelas, sospetti di traffico di droga, giovani tra
i 17 e 24 anni. Solo nel gennaio del 2019 sono stati uccisi 119 di
questi ragazzi. La paranoia si caratterizza per un’idea fissa che non
esce dalla testa anche quando si vede una realtà che la contraddice.
Bolsonaro ha visitato il museo dell’Olocausto a Gerusalemme che
mostra come 6 milioni di ebrei sono morti a causa del nazismo.
Uscendo ha riaffermato, scandalizzando le autorità ebraiche, che il
nazismo è di sinistra. In seguito, ha pregato che dobbiamo perdonare
lo sterminio nelle camere a gas, anche se non dobbiamo
dimenticarlo. Questa dichiarazione ha scandalizzato non solo gli
ebrei ma tutto il mondo.

I diritti civili della comunità LGBT sono in pericolo ora in
Brasile?

L’istigazione all’odio, le diffamazioni e l’utilizzazione di migliaia di
fake news e di bugie contro il Partito dei Lavoratori, e la dichiarazione
di perseguire i portatori di altre condizioni sessuali, i LGBT, ha fatto si
che la violenza, già esistente nel paese (solo nel 2018 ci sono stati
60 mila assassinati in Brasile), aumentasse e guadagnasse
legittimazione a partire dall’alto. Per questo molti omosessuali sono
morti in strada o perseguitati, generando una grande paura tra questa
comunità. Molti indigeni e quilombolas (abitanti di antichi rifugi di
schiavi) hanno visto le loro terre invase e molti sono morti, senza che
ci sia stata alcuna indagine, in una situazione di maggiore impunità.

Sappiamo che Bolsonaro sta mettendo a rischio le popolazioni
indigene dell’Amazzonia. Infatti il FUNAI (Fundação Nacional do
Índio) è stato depotenziato. C’è un grande rischio per
l’Amazzonia?

Bolsonaro non possiede nessuna comprensione di cosa sia l’indigeno
e la cultura indigena. Crede che debbano essere brasiliani come
qualsiasi altro, senza rispettare la loro identità, le loro tradizioni e i
loro territori. Non sa che il territorio appartiene all’identità indigena e
che, pertanto, deve essere rispettato. Lui crede che loro abbiano un

sovrappiù di terre. Non riconosce le demarcazioni ufficiali e sta
permettendo la penetrazione d’imprese straniere per lo sfruttamento
di risorse minerarie, di legname pregiato e altri minerali rari,
importanti per le nuove tecnologie. Bolsonaro è completamente
ignorante rispetto alle questioni ecologiche. Per questo è quasi certo
che soffrirà grande pressione mondiale dei principali governi che
sanno che alla preservazione dell’Amazzonia e della sua biodiversità
è legato il futuro della vita e dell’equilibrio climatico del pianeta Terra.
Dovrà fare marcia indietro, nonostante la pressione delle grandi
corporate globali che vogliono sfruttare l’Amazzonia all’interno del
paradigma della deforestazione e estrazione delle ricchezze naturali
in funzioni dell’arricchimento privato.

E l’opposizione a Bolsonaro come si sta comportando?

Tutti i politici sono perplessi. Le dichiarazioni di Bolsonaro d’elogio a
torturatori e la sua esaltazione del porto d’armi indiscriminato erano
considerate un vanto e l’eccesso di un paranoico, che non dovevano
essere prese sul serio. È successo che si è candidato. È stato
appoggiato per l’oligarchia nazionale, pensando che avrebbe potuto
facilmente manipolarlo. Ha approfittato della corruzione generalizzata
nel paese per colpevolizzare di ciò il PT, facendolo diventare il capro
espiatorio, appellandosi all’inaugurazione di una nuova politica, ha
fatto in modo da suscitare il senso di colpa nell’anima brasiliana e
conquistare i voti che gli garantirono la vittoria. È stato uno shock per
tutto il pensiero politico brasiliano, giacche mai abbiamo avuto un
governo di estrema-destra e totalmente sottomesso alla logica degli
interessi nord-americani. Jair Bolsonaro, di fronte alla crisi nazionale,
ha riconosciuto che non è fatto per essere presidente, ma per essere
un militare. É importante dire che nemmeno come militare vale, visto
che fu espulso dall’esercito per indisciplina e, solo dopo una dubbia
negoziazione con il Supremo Tribunale Militare, fu pensionato invece
di essere espulso. La previsione dei migliori analisti è che non resterà
a lungo al potere, perché i militari e gli stessi alleati e soprattutto
l'opinione pubblica, lo vedono come un impedimento allo sviluppo del
paese e, per le sue dichiarazioni di estrema destra, si è trasformato in
una vergogna internazionale. O ci saranno nuove elezioni o i militari
assumeranno il potere, senza trovare il cammino per tirarci fuori dalla
peggiore crisi politico-economica della nostra storia.

(Traduzione dal Portoghese di Gianni Alioti)

LA RESURREZIONE DI UN UOMO TORTURATO E CROCIFISSO

La Pasqua di Resurrezione di quest’anno si celebra nel contesto di un paese dove quasi tutta la popolazione viene soffocata da un governo di estrema-destra che ha un progetto politico-sociale radicalmente ultra neoliberale. Detto progetto si mostra senza pietà e senza cuore perché annulla le conquiste e i diritti acquisiti di milioni di lavoratori e di persone di altre categoria sociali. Mette in vendita i beni naturali appartenenti alla sovranità del paese. Accetta la ricolonizzazione del Brasile con l’intuito che non può nascondere di livellare la nostra ricchezza nelle mani di piccoli e potenti gruppi nazionali e internazionali. Non c’è nessun senso di solidarietà e di empatia verso coloro che sono i più poveri e con coloro che vivono sotto la minaccia di violenza e perfino di morte per il fatto che sono negri e negre, che abitano in ‘favelas’, indigeni, Quilombolas e di altra estrazione sessuale.

Andando in giro per questo paese e un po’ anche per tutto il mondo, sento, da molte parti, gemiti di sofferenza e di indignazione. Dunque mi pare di udire le parole sacre: “Io ho visto l’oppressione del mio popolo, ho udito le grida di afflizione davanti agli oppressori. Sono venuto a conoscenza delle sue sofferenze e sono sceso, per liberarli e farli uscire da questo paese, per portarli in una terra buona e grande” (Ex, 3,7-8).

Dio lascia la sua trascendenza (“Dio sopra tutti?”), scende e si mette in mezzo agli oppressi per aiutarli a passare (pessach=pasqua) dall’oppressione alla liberazione.

È utile mettere in risalto il fatto che c’è qualcosa di spaventoso e di perverso in via di realizzazione: un capo di Stato che esalta i torturatori e elogia i dittatori sanguinari e considera un puro incidente la fucilazione di un negro padre di famiglia, eseguita dai militari con 80 fucilate. E ancora propone il condono per coloro che hanno promosso l’olocausto di 6 milioni di giudei. Come parlare di Resurrezione in un contesto di violenza dove qualcuno predica un perenne venerdì santo di violenza? Lui ha continuamente sulla labbra il nome di Dio e di Gesù e dimentica che siamo eredi di un prigioniero politico calunniato perseguitato, torturato e crocifisso: Gesù di Nazareth. Quello che fa e dice è uno scherno, aggravato dall’appoggio delle chiese neo-pentecostali, il cui messaggio poco o niente ha a che vedere con il vangelo di Gesù.

Nonostante questa infamia, vogliamo celebrare la Pasqua di Resurrezione che è la festa della vita e dei fiori che si aprono come nei semi dell’arido nordestino. Bastano poche piogge e tutto risuscita e rinverdisce.

I giudei schiavizzati in Egitto avevano fatto esperienza di una traversata un esodo dalla schiavitù verso la libertà in direzione di “una terra buona e vasta dove scorrono latte e miele” (simboli di giustizia e di pace, Es 38). La “Pessach” giudaica (pasqua) celebra la liberazione di tutto il popolo e non degli individui soltanto.

La Pasqua cristiana si aggrega alla Pessach Giudaica prolungando la celebrazione dell’intera umanità, per l’ubbidienza di Gesù e l’ingiusta condanna alla morte di croce, voluta, non da un padre di bontà e misericordia, ma come conseguenza della sua pratica liberatoria davanti agli invalidi del suo tempo e per presentare un’altra visione di Dio, padre buono e misericordioso e non più ormai Dio che punisce con norme e leggi severe, fatto inaccettabile dalla chiesa ortodossa dell’epoca. Lui è morto solidale con tutti gli umani, aprendo loro l’accesso al Dio di amore e di misericordia.

La Pasqua cristiana celebra la Risurrezione di un torturato e di un crocefisso. Lui ci ha fatto strada il percorso dalla morte alla vita. Non stette a considerare la vita che aveva prima, limitata e mortale come la nostra ma in lui ha fatto irruzione un altro tipo di vita non sottomesso alla morte che rappresenta la realizzazione di ogni potenzialità presente in essa (e in noi). Quell’ essere che stava crescendo dentro al processo della cosmo-genesi e dell’antropo-genesi ha raggiunto con la sua Risurrezione una tale pienezza, che, al fine, ha smesso di crescere. Come dice Pierre Teihard de Chardin, lui pienamente realizzato, è esploso e imploso nel seno di Dio. Paolo tra il perplesso e l’incantato, lo chiama “Ultimo degli Adami”. La nuova umanità. Se il Messia è risuscitato, tutta la sua comunità, che siamo tutti noi, perfino il cosmo del quale facciamo parte, partecipiamo a questo evento del quale siamo parte. Lui è il primo, tra molti fratelli e sorelle (Rm,8,29). Noi seguiremo lui.

Nonostante il Venerdì Santo dell’odio e l’esaltazione della violenza, la Resurrezione ci infonde speranza. Faremo il passaggio da questa situazione sinistra per il riscatto del nostro paese, quando non ci sarà più nessuno che oserà favorire la cultura della violenza né esalterà la tortura, né si mostrerà insensibile davanti all’olocausto’ di milioni di persone. ALLELUJA. BUONA PASQUA A TUTTI.

*Leonardo Boff, teologo e filosofo, ha scritto: Passione di Cristo- Passione del mondo, Cittadella Ed., Assisi 1978.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato

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