L’ANIMA BRASILIANA È MALATA

Tutto ciò che è sano può ammalare. La malattia rimanda sempre alla salute. Questo è il riferimento maggiore e fonda la dimensione essenziale della vita nella sua normalità.

Le dilacerazioni sociali, le ondate di odio, le offese, gli insulti, e parole di bassa lega stanno spopolando nei media sociali o digitali e addirittura nei discorsi pubblici rivelano che l’anima brasiliana è ammalata.

Le più alte istanze del potere comunicano con la popolazione usando notizie false (fake news) bugie dirette e immagini che si inscrivono nel codice della pornografia e della scurrilità. Questo atteggiamento rivela la mancanza di decenza e del sentimento di dignità e rispettabilità propri delle più alte cariche di una nazione. In fondo si è perso un valore essenziale, il rispetto di se stessi e degli altri, marchio imprescindibile di una società civilizzata. La ragione di questo disvio si deve al fatto che la dimensione del “Numinoso” si è oscurata. Il “Numinoso” (numen), in latino è il lato sacro delle cose si rivela attraverso esperienze che ci coinvolgono totalmente e che conferiscono densità alla vita anche in mezzo alle maggiori sofferenze. Esso detiene un immenso potere trasformatore. L’esperienza tra due persone che si amano e la passione che le rende affascinanti configurano un’esperienza del Numinoso. L’incontro profondo con una persona che in mezzo una grave crisi esistenziale ci ha acceso una luce, rappresenta un’esperienza del Numinoso. Lo scontro davanti a una persona, portatrice di carisma, per la sua parola convincente o per le sue azioni coraggiose ci evoca la dimensioni del Numinoso. La presenza ineffabile che fa sentire davanti alla grandeur dell’universo o di una notte stellata suscita in noi il Numinoso. Ugualmente gli occhi brillanti e profondi di un neonato.

Il Numinoso non è una cosa ma la risonanza delle cose che toccano il profondo del nostro essere e che per questo diventano preziose. Si trasformano in simboli che ci rimandano a Qualcosa che sta al di là di loro stesse. Le cose oltre ad essere quello che sono si trasfigurano in realtà simboliche, piene di significati. Da un lato ci affascinano e attraggono e dal’ altro lato ci riempiono di rispetto e venerazione. E se producono in noi un nuovo stato di coscienza e perfezionano i nostri comportamenti.

Questo Numinoso nel linguaggio dei mistici come del maggiore di loro, Mastro Eckhart, o di Teresa d’Avila,e pure della psicologia del profondo secondo la concezione di C.G.Jung è rappresentato dal Sole interiore o dal nostro centro irradiatore. Il Sole possiede la funzione di archetipo centrale. Come il Sole attira nella sua orbità tutti i pianeti, così l’archetipo-Sole satellizza intorno a sé i nostri significati più profondi. Esso costituisce il centro vivo e irradiante della nostra interiorità. Il centro è un dato-sintesi della totalità della nostra vita che si impone da sé. Esso parla dentro di noi, ci avverte, ci appoggia e come il Grande Vecchio o la Grande Vecchia ci consigliano di seguire il cammino più sicuro. E così mai saremo defraudati.

L’essere umano può chiudersi a questo Centro o a questo Sole. Può perfino negarli, ma mai potrà annientarli. Essi stanno lì come una realtà immanente all’anima.

Questo Centro o il suo archetipo, il Sole, ci conferiscono equilibrio, armonia personale e sociale e la convivenza dei contrari senza esacerbarsi per l’intolleranza e per comportamenti di esclusione.

Ora, è stato questo Centro che è andato perduto nell’anima Brasiliana. Abbiamo offuscato il Sole interiore nonostante che esso, continuamente, sta lì presente, come il Cristo sul Corcovado. Anche nascosto in mezzo alle nuvole esso rimane sempre lassù a braccia aperte. Cosi il nostro Sole interiore.

Quando abbiamo perduto il nostro Centro offuscato l’irradiazione interiore, abbiamo perduto l’equilibrio e la giusta misura, basi di qualunque etica della società e di qualsiasi tipo di convivenza. Squilibrati, siamo andati errando, pronunciando parole disconnesse da ogni civiltà e ordine. Siamo diventati più piccoli e abbandoniamo la legge aurea di ogni etica: “tratta umanamente tutti e ciascuno degli esseri umani”. In questo momento in Brasile moltissimi non trattano umanamente i loro simili. Da eventuali avversari nel campo delle opzioni politiche o sessuali sono diventati nemici da combattere e, eventualmente, da sterminare.

Dobbiamo urgentemente curare la nostra anima ferita riscattare il nostro Centro il nostro Sole interiore mediante l’accoglienza delle differenze senza permettere che diventino diseguaglianze attraverso il dialogo aperto, di empatia davanti a coloro che soffrono di più. Come diceva il profilo di una donna intelligente nel Twiter: “se ci mettiamo noi al posto dell’altro, facciamo del mondo (della società) un luogo per tutti”. Questa è la nostra urgenza, se non vogliamo conoscere la barbarie.

*Leonardo Boff, teologo e filosofo, ha scritto Spiritualità per un altro mondo possibile. Ospitalità, convivenza, convivialità, Queriniana 2009.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

Il Nordest del Brasile: scuola di polizia violenta per tutto il paese?

Tutti conoscono gli atti di violenza avvenuti a Natal-RN nel 2018 per attaccare lo Stato e soprattutto nello Stato del Cearà nel 2019, dove almeno 50 dei 184 municipi sono stati vittime di grande violenza nelle città e nelle unità operative carcerarie. Fortaleza è la settima città più violenta del mondo con il maggior indice di omicidi di adolescenti.

La violenza in Brasile è strutturale, conseguenza della nefasta ingiustizia sociale (che con termine neutro è detta diseguaglianza), che perdura ormai da secoli come eredità permanente della colonizzazione, della schiavitù e del dominio delle classi oligarchiche sullo Stato e sulla Società. Ma nel Cearà ha raggiunto cifre esponenziali. Fortaleza è diventata luogo privilegiato per affari di droga all’ingrosso e per i delitti ad essa correlati. Molti voli internazionali partono di lì e facilitano la diffusione di droga all’estero. In ragione di una maggior facilità negli affari, si sono piazzate in Cearà varie fazioni della malavita organizzata del Sud come CV( Comando Vermelho), il PCC (Primeiro Comando Capital), o PCC (Primeiro Comando da Capital), che si fonde con CDE (Guardiaes do Estado).

Sotto il coordinamento dal Conselho Estadual da Defesa dos Direitos Humanos (CEDH); nel governo dello Stato, 17 entità come l’Università Federale del Cearà la Defensoria Pubblica dello Stato, la Pastorale carceraria, fra gli altri, hanno elaborato una minuziosa “Relazione di schematizzazione di denunce di violazione di diritti umani nel sistema penitenziario del Cearà”, (gennaio e febbraio del 2019).

La relazione documenta tutta la violenza praticata in molte città del Cearà: incendi di autobus, attacchi ad agenzie bancarie, a scuole, a edifici pubblici, impianti elettrici e perfino un viadotto fra molti altri attentati violenti.

Qual è la ragione di questa recrudescenza della violenza? Intanto, una costatazione: il collasso del sistema carcerario del Cearà a causa del sovraffollamento, mancanza assoluta di Igiene, violazione dei diritti umani e altre carenze gravi. Tale situazione ha provocato la rivolta dei reclusi con repressione degli agenti di Stato, e morti.

Per controllare la situazione è stato convocato un gestore, nella persona di Luis Mauro Albuquerque come Segretario di Amministrazione Penitenziaria. Si festeggiò per la “pacificazione del Rio Grande do Norte con la adozione di procedimenti, routines e pratiche che configurano un trattamento disumano e degradante addirittura perfino torture nell’ unità carcerarie.

È arrivato a sostenere pubblicamente che “gli agenti penitenziari devono lesionare volontariamente le dita dei reclusi, in modo che non siano più in grado di maneggiare una roncola, di spingere un agente o gettare una pietra”.

Lui ha imposto questa dottrina e le procedure che la completano. Tale decisione provocò la rivolta delle bande criminali. Esse fecero un patto proprio per questo per attaccare tutti insieme lo Stato dimenticando provvisoriamente le differenze.

A questo punto si capisce la violenza delle loro comparse fuori dalla prigione, con le azioni nelle città contro i beni pubblici in una vera guerra contro lo Stato.

La proposta dello Stato è venuta mediante l’applicazione della dottrina e dei procedimenti di Mauro Albuquerque. La relazione CDDHE riferisce per testimonianza degli vittime, per aver udito, come funzionavano “i procedimenti”: ritiro di tutte le prese elettriche, dei materassi, obbligando i detenuti durante tutti di giorni e perfino di notte a dormire sul pavimento, e obbligati pure a stare per lunghi periodi seduti a mani sopra il capo, perfino nudi, esposti davanti ad agenti carcerari-donne e lesione delle dita e altri torture.

Come forma per smantellare le combriccole lo Stato decise di dislocare i detenuti in varie prigioni, senza avvisare le famiglie, senza potersi prendere niente, nemmeno le medicine; trasportati per unità carceraria sovraffollate di Fortaleza. I parenti si disperavano senza saper dove stavano i loro familiari e senza poterli visitare.

Sarebbe lungo riassumere la relazione riferita, con le sue 15 raccomandazioni. Sia chiaro: lo Stato deve riprendersi il controllo delle unità carcerarie, ma non in modo criminale, violando i diritti delle persone umane. Qui si prova la tesi del sociologo Jessé Souza: “non basta emarginare e punire, si deve umiliare e ferire la dignità”. Quello che si è fatto e si sta facendo con i milioni di esclusi dal patto sociale con politiche pubbliche per loro relegati a una condizione sub-umana.

Dobbiamo stare attenti e rigettare la “dottrina e il procedimento” di Mauro Albuquerque. Questa strategia potrebbe essere generalizzata come politica ufficiale e diventare una routine in tutte le prigioni del paese. Allora avremmo la legittimazione ufficiale della violenza, che già esisteva contro la persona umana che, anche se prigioniera, mai perde la sua irrinunciabile degnità. Assumeremmo la barbarie come politica ufficiale. Vorrebbe dire un totale arretramento di civiltà. Non è lecito, al giorno d’oggi, arrivare a questo livello di decadenza.

*Leonardo Boff, teologo, presidente onorario del Centro Difesa dei Diritti Umani di Petropolis e membro della iniziativa internazionale della Carta da Terra.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato

E’UNA BESTEMMIA DIFFONDERE L’ODIO E USARE EL NOME DI DIO

Mai vorrei avere scritto questo articolo. Ma l’acuta crisi politica attuale e l’abuso che si fa del nome di Dio hanno stuzzicato in me la funzione politica della teologia. Come qualsiasi altro sapere, anche la teologia possiede pure una propria responsabilità sociale. Ci sono momenti in cui il teologo deve scendere giù dalla cattedra e deve dire una parola al cielo della politica.

Questo implica la denuncia di abusi e annuncia gli usi corretti, anche se un simile atteggiamento può sembrare incompreso da piccoli gruppi che hanno mentalità partigiana. Non è il caso nostro.

Mi sento umilmente nella tradizione di quei vescovi profetici come Dom Helder Câmara, dei cardinali Dom Paolo Evaristo Arns (ricordiamo il libro che ha aiutato a sconfiggere la dittatura Brasil Nunca Mais)e di Dom Aloysio Lorscheider, del vescovo Dom Waldir Calheiros e di altri che nei tempi oscuri della dittatura militare del 1964, ebbero coraggio di alzare la loro voce in difesa dei diritti umani, contro le sparizioni e le torture compiute da agenti dello Stato.

Viviamo attualmente in un paese dilacerato da odii viscerali, da accuse incrociate a parole molto volgari e da notizie false (fake news), provenienti perfino dalla massima autorità del paese di cui attualmente è Presidente. Lui mostra la mancanza di correttezza nella sua alta carica e dalle conseguenze disastrose dei suoi interventi, aldilà degli spropositi che proferisce qui e all’estero.Il suo motto per la campagna era e continua ad essere “Dio sopra tutti e il Brasile in cima a tutto”. Dobbiamo denunciare l’utilizzazione che fa del nome di Dio. Il 2° Comandamento divino è chiaro nel dire: “Non usate il nome santo di Dio invano”. Solo che qui l’uso del nome di Dio non è soltanto un abuso ma rappresenta una vera bestemmia. Perché ?

Perché non esiste possibilità di accostare Dio all’odio, con elogi della tortura e ai torturatori e con le minacce ai suoi oppositori come fanno Bolsonaro e i suoi figli. Nei testi sacri giudaico-cristiani Dio rivela la sua natura come “amore” e come “misericordia”. Il bolsonarismo conduce una politica come confronto con chi è oppositore, senza dialogo con il Congresso, la politica intesa come una guerra di marca fascista. Questo non ha niente a che vedere con Dio “amore” e Dio “misericordia” conseguentemente cerca e legittima, a partire dall’alto, una vera cultura della violenza, permettendo che ogni cittadino possa possedere fino a 4 armi. L’arma non è un giocattolo da asilo nido ma uno strumento per uccidere o per difendersi mutilando o uccidendo l’altro.

Lui si dice religioso ma è di una religiosità rancorosa, che appare spoglia di sacralità e con uno sconcertante vuoto di spiritualità, senza un minimo impegno né con la vita della natura né con la vita umana, specialmente di quelli che meno vita hanno. Giustamente afferma spesso il Papa Francesco che preferisce un ateo di buona volontà e etico a un cristiano ipocrita che non ama il suo prossimo, che né prova empatia per lui né coltiva valori umani.

Cito un testo di uno dei maggiori teologi del secolo passato, a fine vita fatto cardinale, il gesuita francese Henri De Lubac:

“Se io manco di amore oppure quanto alla giustizia mi allontano, sicuramente da voi o mio Dio, e il mio culto non è più altro che idolatria. Per credere in voi devo credere nell’amore e nella giustizia. Vale mille volte di più credere in queste cose che pronunciare il vostro nome.

Al difuori di queste cose è impossibile che io Vi incontri. Coloro che prendono per guida – l’amore e la giustizia – stanno sul cammino che conduce a Voi” (Sur les chemins de Dieu, Aubier 1956, p.125)

Bolsonaro, ossia clan e seguaci (non tutti), non valutano per amore e né pensano alla giustizia. Per questo stanno lontano “dall’ambiente divino” (T. de Chardin) e dal suo cammino che conduce a Dio. Per quanto alcuni pastori neo-pentecostali vedano in lui un inviato di Dio, non cambia per nulla l’atteggiamento del presidente, al contrario aggrava ancor di più l’offesa al santo nome di Dio specialmente quando offende i suoi oppositori con parole volgarissimi.

Quale Dio è mai questo che lo porta a togliere diritti ai poveri, a privilegiare le classi arricchite, a offendere i vecchi, a umiliare le donne e a disprezzare i contadini senza prospettive di avere una pensione in­ vita?

Il progetto di riforma della Previdenza crea profonde diseguaglianze sociali, mentre una propaganda sfacciata sostiene che il progetto è destinato a creare uguaglianza. Diseguaglianza è un concetto analitico neutro eticamente significa ingiustizia sociale. Teologicamente è un peccato sociale che nega il disegno di Dio su di noi con una grande convivialità fraterna.

L’economista francese Thomas Piketty, famoso per il suo libro Il capitale nel XXI século (Bompiani 2014), ha scritto un intero libro sull’economia della disuguaglianza (2015). Il semplice fatto secondo lui che circa 1% di multi miliardari controllano grande parte del mondo dei poveri e in Brasile secondo lo specialista nel ramo, Márcio Pochmann,i sei maggiori miliardari possiedono la stessa ricchezza di cento milioni di Brasiliani più poveri. (JB 25/9/2017),dimostrano la nostra ingiustizia sociale.

La nostra speranza è che il Brasile è più grande della irrazionalità regnante e che usciremo migliori da questa crisi.

*Leonardo Boff è teologo e ha commentato La preghiera semplice di Francesco, Citadella Editrice 2009.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

ASINI TRAGICI: buona parte della popolazione brasiliana

In uno dei suoi scritti, F.Nietzsche: si domanda: “Può un asino essere tragico? Può nella misura in cui soccombe al peso di un carico troppo pesante che non può né trasportare né liberarsene”.

Una buona parte della nostra popolazione è composta da “asini tragici” in un doppio senso del termine. In un primo senso, “asino tragico” è quello che facilmente si lascia ingannare da candidati che danno vita a slogans con messaggi meramente propagandistici, come “Dio sopra tutto”e “il Brasile in cima a tutti” (motto nazista), “fuori il PT”, “lotta alla corruzione”, “riscatto dei valori tradizionali”, “scuola senza partito”, contro “la ideologia di genere”, “lotta al comunismo”, “contro la cultura marxista”. Queste due ultime bandiere sono di una asinità tragica evidente unica in un tempo che anche il comunismo non c’è più e che nessuno sa che cosa significhi esattamente “cultura marxista”.

Questi che si proclamano “gente per bene”, sono gli stessi che mentono sfacciatamente a cominciare dall’attuale capitano-presidente, per la sua “famiglia”, per coloro che spargono coscientemente fake news, odio, rabbie da infarto, ingiurie di ogni genere, parolacce che nemmeno i suoi più intimi vorrebbero udire e che spediscono con piacere all’ inferno, e con soddisfazione inviano a Cuba, Corea del Nord, e Venezuela.

Curiosamente nessuno ti manda in Cina, dove di fatto è in vigore il comunismo-maoismo perché sanno che là il comunismo funziona, là è nata la maggiore economia del mondo che può affrontare la maggior potenza nucleare, gli USA.

Questo primo tipo di “asino tragico” è frutto di ignoranza, di mancanza di informazione e di malvagità contro chi pensa diversamente.

Esiste un secondo tipo di “asini tragici”, quelli che sono conseguenza di una strategia politica di allevamento di “asini tragici” per meglio manipolarli e avere una base elettorale schiava. Ci dipingono come seguaci di un “mito” inventato e gonfiato senza nessun contenuto degno di “un mito”.

Questa classe, che crea “asini tragici”, (non tutta, grazie a Dio), ha paura di qualcuno che è uscito dalla condizione di “asinità tragica” e arrivato alla cittadinanza e sviluppare spirito critico.

L’attuale governo ha ottenuto la maggioranza dei voti perché gran parte degli elettori erano stati nella condizione di “asinità tragica”. Si negò loro la vera intenzione nascosta: di modificare la legge di diminuire il salario minimo, di tagliare diritti sociali, per molti, della bolsa-famiglia, di modificare il contratto di lavoro per favorire le imprese, liquidare la farmacopea popolare, diminuire vari accessi dei poveri all’insegnamento, e sopra a tutto una profonda modifica del regime pensionistico. Se avessero fatto conoscere queste intenzioni, assolutamente mai avrebbero vinto le elezioni. Per questo, essa risulta spuria anche se fatta nel rito democratico. Scandalosamente, cosi come fu fatto con Cristo, presero con le sue vesti nazionali e tirarono a sorte tra di loro.

Non parliamo di alcuni ministri, che sono di una “asinità tragica” e supina come la ministra della famiglia, della donna e dei diritti umani; il ministro della educazione che non conosce nemmeno la nostra lingua, perché è un immigrato colombiano; il ministro dell’ambiente che non conosceva il nome di Chico Mendes il ministro degli esteri, nel quale la “asinità tragica” raggiunge la sua quintessenza.

Perché siamo arrivati a questo punto tanto basso nella nostra storia? Celso Furtado è morto portando con sé questo interrogativo:

“Perché il Brasile è un paese così ricco, e così arretrato e con tanti poveri?” Ha risposto nel suo libro che vale la pena di rivisitare: “Brasile: la costruzione interrotta” (Paz e Terra 1992):“ci manca l’esperienza di prove cruciali, come quelle conosciute da altri popoli la cui sopravvivenza è arrivata a essere minacciata. Ci manca pure una vera conoscenza delle nostre possibilità e, principalmente, delle nostre debolezze. Ma noi ignoriamo che il tempo storico si accelera che il conto alla rovescia di questo tempo si fa contro di noi. Si tratta di sapere se abbiamo un futuro come nazione che conta nella costruzione del divenire umano oppure, se prevarranno le forze impegnate a bloccare il nostroprocesso storico di formazione di uno Stato-nazione“ (n°35). Le forze attuali, in continuità di tutto un passato oppure si impegnano nell’interromperlo nella forma di una “asinità tragica”.

O forse, pensando positivamente, questa si sta armando la “nostra crisi cruciale” che ci permetterà di spiccare un salto verso un altro tipo di Brasile, con altri valori con meno processi di asinità programmata di gran parte del nostro popolo.

*Leonardo Boff, teologo, filosofo che ha scritto: Brasile: concludere la rifondazione o prolungare la dipendenza, Vozes 2018.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato