2019: VOLO CIECO VERSO L’IGNOTO?

Gli ultimi anni sono stati tormentati nel nostro paese. E’ successo l’impeachment della Presidenta Dilma Rousseff, accuse serie di corruzione al suo successore, il Presidente Temer, operazione devastante del Lava-Jato con applicazione rigorosa del lawfare e la prigione di Lula il più grande leader popolare per un processo chiaramente senza parzialità e sprovvisto di prove materiali, criticate dai più famosi giuristi nazionali e internazionali.

Clamorosa è stata la campagna presidenziale segnata da utilizzazione massiccia dei media sociali con milioni di false notizie, bugie e calunnie da tutti i lati. In una orchestrazione ancora più marcata è stato eletto Bolsonaro un ex capitano dell’esercito dell’estrema destra fondamentalista religioso e esplicitamente omofobico. I suoi discorsi violenti se concretizzati metteranno a rischio la democrazia e il patto sociale disegnato a fatica dalla Costituzione del 1988. Mai si è visto nel nostro paese irrompere dell’odio della rabbia e delle parole di basso livello, in una parola, dalla dimensione oscura e perversa della cordialità brasiliana secondo Sergio Buarque de Holanda.

In uno stato di diritto democratico, una vittoria elettorale deve essere accettata da tutti, qualunque siano le critiche che dovessimo fare da posizioni politiche assunte.

Il candidato vincitore non ha proposto nessun progetto globale per il Brasile. Subito si è rivelato realmente sprovveduto per assumere la più alta responsabilità sul destino di un paese continentale e complesso come il nostro. Ha scaricato questo fardello passandolo ai suoi ministri molti dei quali sono militari. Alcuni civili rivelano un oscurantismo intellettuale evidente da causare spavento persino all’estero.

Tutto sembra indicare che siamo in un volo cieco verso l’incerto. Tutto può succedere.

Che posizione prendere? prima di tutto fare una opzione di compromesso e patriottica a favore del Brasile. Il Brasile è tutto, i partiti vincitori e vinti sono soltanto delle parti. Dobbiamo tutti costruire il tutto per tutti.

Davanti al Brasile abbiamo bisogno di dimenticare le querele del passato e guardare in avanti e molto lontano. Dobbiamo sentirci come pesci che risalgono il fiume. Anche se nuotiamo contro corrente, avanzeremo come loro per produrre vita. Come diceva J.F. Kennedy in un discorso inaugurale nel 1963 “nessuna sfida va al di là della capacità creatrice dell’essere umano”.

Per essere creatori è importante coltivare la speranza come principio che va oltre la virtù, nel senso che la prigioniera Dilma Rousseff ha dato :”in prigione si spera molto. Aspettare necessariamente significa avere speranza. Se tu perdi la speranza, ti prende la paura. Io ho imparato a sperare”. Per questo è diventata la persona resistente di cui noi diamo testimonianza.

Dobbiamo incorporare una speranza affettiva e effettiva di cui questo governo, con tutte le limitazioni che possiede e non sono poche, sappia del volo ceco e trovi la direzione della diminuzione dell’ingiustizia sociale (le famose diseguaglianze) mediante politiche utili al paese a partire da coloro che più hanno bisogno e che non possono difendere se stessi. Il dovere etico principale di un governo è garantire la vita dei cittadini, e doppo le finanze, il mercato, l’educazione, la cultura e la sicurezza, tutto a servizio della vita.

Una popolazione impoverita e malata mai imboccherà un cammino di sviluppo umano e sociale. In questo contesto è opportuno ricordare le parole del Libro dell’Ecclesiastico: “E’ assassino del prossimo colui che ruba i mezzi di sopravvivenza, sparge sangue chi priva il salariato del suo salario”, (34,26-27). Alcuni governi pretendono toccare i salari e altri diritti.

Caso che avvenga una lesione dei diritti fondamentali al regime democratico occorre la formazione di un fronte ampio interpartitico per resistere e obbligare a una variante nella direzione del giusto e corretto.

Come Teologo mi approprio per il 2019 dell’ideale di un collega pure Teologo laico, Edward Neves di Belo Horizonte: “coltivare le seguenti posizioni del Gesù Storico. (1) nutrirsi dell’intimità amorosa di Dio; (2) dedicarsi al sogno di Gesù, di un regno di amore e di giustizia; (3) Agire mosso da compassione, (4) mettersi al servizio della dignità di ogni persona specialmente degli esclusi (5) liberarsi dalla tentazione di avere il potere e del piacere per amare con più profondità e gratuità”.

A tutti faccio voti di un anno di felicità possibile nel nostro contesto concreto. Speranza al di là della speranza.

*Leonardo Boff è Teologo e Filosofo.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

Tra la perversa cordialità Brasiliana e il caos distruttivo: un bilancio del 2018.

Dicono famosi cosmologi che tutto è cominciato con un immenso caos o big bang. Materia e antimateria si scontrarono. Avanzò un’infima porzione di materia che diede origine all’attuale universo. Il caos è stato generativo. Quest’anno conosciamo anche grande caos a tutti i livelli della società. Ha fatto irruzione il lato perverso della cordialità Brasiliana. Secondo Sergio Buarque de Holanda (Raizes do Brasil, 5.capitolo) “l’inimicizia può essere perfettamente cordiale come l’amicizia visto che l’una e l’altra nascono dal cuore” (p.107). Nelle elezioni del 2018, il lato perverso della cordialità ha occupato la scena: molto odio, diffamazioni, milioni di fake news, perfino una pugnalata al candidato Bolsonaro che finì con la elezione alla presidenza del paese. Questo caos è stato soltanto distruttivo, non ha ancora dimostrato di essere generativo. E deve esserlo per non entrare in una via senza uscita.

Mai nella nostra storia repubblicana abbiamo avuto una presidenza di estrema destra, omofobico, misogino, nemico dichiarato degli omo affettivi, degli abitanti dei quiombos, minaccioso verso le riserve indigene promotore della vendita generalizzata di armi, che ha avuto come simbolo della campagna le dita a forma di arma.

Discendente di Italiani Senza Terra e Senza Tetto come terroristi. I temi sensibili di corruzione, di anti PT, del riscatto dei valori tradizionali della famiglia, (ma Bolsonaro stesso è arrivato al terzo matrimonio) e della lotta contro l’aborto, sono stati temi sbandierati durante la campagna. Alcune chiese neo-pentecostali sono state alleate decisive, macchine per fabbricare false notizie.

L’eletto mostra di essere ignorante sui principali problemi nazionali e mondiali. C’è una lettura da caserma, fissata ancora ai tempi della dittatura militare, al punto di permettergli di chiamare eroe un famoso torturatore Brilhante Ustra. Ha scelto ministri che non marciano nel senso della storia negazionisti del riscaldamento globale, con idee bizzarre come pure quello del ministero degli Affari Esteri dell’Educazione e dell’ambiente. Si è alleato in senso subalterno con il presidente Trump, in conflitto con alleati storici.

Dice di introdurre una nuova politica. Come dice un giovane filosofo che sa articolare filosofia e politica, Raphael Alvarenga: “La novità consiste nella combinazione mostruosa di necropolitica lawfare, fondamentalismo religioso e ultra liberismo economico”.

Il neoliberismo nel mondo, ha ottenuto qui una forma ancora più radicale, mettendo i nostri “commons” in vendita nel mercato tradizionale, come petrolio e privatizzazione di altri beni pubblici.

Il patto sociale creato dalla costituzione del 1988, è stato stracciato, primo, con il discutibile impeachment della presidente Dilma Roussel e dopo con il cambiamento della legge sul lavoro, con la negazione dell’universale presunzione di innocenza, con comportamenti arbitrari della PF, del MPF e non ultimo, il comportamento confuso e poco degno del STF, a volte molto permissivo a volte eccessivamente severo, a volte sottomesso al controllo militare a causa di presenza di un generale, assessore del presidente della casa. Viviamo di fatto di uno stato di eccezione, post democratico e senza leggi, come denunciato in due libri con questo titolo dai giudici di diritto del tribunale di giustizia di Rio de Janeiro Rubens R.R. Casara. Boaventura de Sousa Santos, conosciuto sociologo portoghese, afferma in modo più perentorio: “Il sistema giuridico e giudiziario creato per garantire l’ordine giurisdizionale è una perversione pericolosa … il STF è una guerra sociale e istituzionale”.

Il proposito di coloro che sono arrivati al potere con i loro alleati consiste nel distruggere il PT e il suo leader Lula, prigioniero politico e ostaggio, cancellare dalla memoria popolare le politiche sociali di cui hanno beneficiato milioni di poveri e hanno permesso a migliaia di studenti l’accesso universitario.

Corruzione c’è stata nel PT come in quasi tutti i partiti. Un giudice di prima stanza Sergio Moro, persecutore, è stato istruito negli USA per applicare lawfare (distorsione della legge per condannare l’accusato.) è stato di una parzialità lampante, denunciata dai ‘giuristi nazionali e internazionali più seri.

Ma non siamo ingenui: evadere il fisco annuale di più 500 miliardi di reais, 7 volte più grande della corruzione politica come rivela il sindacato nazionali dei procuratori della fazenda nazionale. Soltanto con sua riscossione su larga scala si potrebbe fare a meno della previdenza. Ma l’oligarchia Brasiliana, arretrata e contro il popolo nasconde il fatto e la stampa, complice, tace.

Che cosa possiamo sperare? È un’incognita. Per amore al paese e ai dannati della Terra, le grandi maggioranze ingannate e illuse, desideriamo che l’attuale caos sia generativo e la cordialità significhi benvolere perché la società, già molto ingiusta non sia tanto malvagia.

*Leonardo Boff è filosofo, teologo e scrittore.Ha scritto Brasil: concluir a refundação ou prolongar a dependência, Vozes 2018.
Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

Pensando ai giorni passati, ho la mente rivolta all’eternità: 80 anni di vita

Il 14 dicembre ho compiuto 80 anni di vita. Sto scendendo dalla montagna della vita.

Innanzi tutto ringrazio Dio d’essere arrivato a questo punto e d’essere sopravvissuto. Da piccolo, di alcuni mesi, ero destinato alla morte. Negli sprofondi del territorio, a Concordia, non c’era ancora il medico. Desolati, tutti dicevano: “Poverino. Non ci la farà”. Mia madre, disperata, fatto il pane per la famiglia nel forno di pietra, aspettò che si rattiepidisse, e poi con una pala di legno mi depose, per alcuni buoni minuti, là dentro. Dopo questo estremo tentativo migliorai e eccomi qui come sopravvissuto.

Pensavo che in nessun caso avrei superato l’età di mio padre, morto per infarto fulminante a 54 anni. Sopravvissuto. Ho fatto un bilancio a cinquant’anni. Dopo pensavo di non arrivare all’età di mia madre, morta anche lei d’infarto a 64 anni. Sopravvissuto. Altro bilancio a sessant’anni. Allora ebbi la certezza che non sarei arrivato a 70 anni. Sopravvissuto. Mi toccò fare un altro bilancio a 70 anni. Infine ho pensato, con convinzione, che, ad ogni modo, non sarei arrivato agli ottanta. Sopravvissuto. Ora, scoraggiato dalle mie previsioni, non penso più a niente. Quando arriverà l’ora che solo Lui sa, andrò allegramente incontro al Signore.

Rileggendo i vari bilanci, a sorpresa e senza premeditazione, vedo che ci sono delle costanti che superano tutti i ricordi. Farò una lettura come farebbe un cieco che capta soltanto ciò che è più rilevante. Io sono stato sempre mosso sempre da una passione più forte che mi spingeva a parlare e a scrivere.

La mia prima passione è stata per la chiesa rinnovata dal Vaticano II. Ho scritto la mia tesi di laurea a Monaco: La Chiesa come sacramento; Chiesa: carisma e potere(che mi ha portato al silenzio ubbidiente) e Ecclesiogenesi: le CEBs reinventano la Chiesa .

La seconda passione è stata per il Gesù Storico, le sue gesta, che lo hanno portato alla croce. Ho scritto Gesù Cristo Liberatore; la nostra resurrezione nella morte; il vangelo del Cristo Cosmico; Via Crucis della giustizia.

La terza passione è stata per San Francesco d’Assisi, il primo dopo l’Ultimo (Gesù) . Ho scritto San Francesco d’Assisi : tenerezza e vigore; San Francesco: nostalgia del Paradiso; Commentario alla sua orazione per la pace.

La quarta passion è stata peri i poveri e gli oppressi. E’ nata la Teologia della Liberazione e ho scritto Teologia della schiavitù e della liberazione; Il cammino della Chiesa con gli oppressi; insieme al mio fratello Frei Clodovis abbiamo scritto Come fare Teologia della liberazione.

La quinta passione è stata per la Madre Terra super sfruttata. Ho scritto La opzione Terra: la soluzione per la Terra non cade dal cielo; il Tao della liberazione: una ecologia della trasformazione insieme a Mark Hathaway come aver cura della Casa Comune.

La sesta passione è stata per la condizione umana sapiente e demente. Ho scritto Il destino dell’uomo e del mondo. L’aquila e la gallina: metafora della condizione umana; Il risveglio dell’aquila: il dia-bolico e Il sim-bolico nella costruzione della realtà; Saper curare; la cura necessaria; Femminile e Maschile scritto insieme a Rose-Marie Muraro; l’Essere umano come progetto infinito.

La settima passione è stata per la vita dello Spirito: ho tradotto l’opera più importante del mistico Mestre Eckhart; ho ritradotto in forma aggiornata l’Imitazione di Cristo del 1441 aggiungendo una parte nuova: La sequela di Cristo; Sperimentare Dio oggi; La SS. Trinità è la migliore comunità; Lo Spirito Santo: fuoco interiore, donatore di vita e Padre dei poveri; Spiritualità: un cammino di trasformazione.

Ho pubblicato circa cento libri. E’ laborioso, con appena 25 lettere comporre le parole e dopo con le parole, formulare le frasi e alla fine con le frasi concepire il contenuto pensato del libro. Quando mi domandano: che fai nella vita? Rispondo: sono un lavoratore come gli altri, come un falegname o un elettricista. Soltanto che i miei strumenti sono molto sottili: soltanto 25 lettere dell’alfabeto.

Che cosa pretendi tu con tante lettere? Rispondo “Soltanto pensare, in sintonia le preoccupazioni maggiori degli esseri umani alla luce di Dio; suscitare in loro la fiducia nelle potenzialità nascoste in loro per trovare soluzioni; cercare di arrivare al cuore delle persone, che abbiano compassione per l’ingiusta sofferenza del mondo e della natura, perché mai desistano dal migliorare sempre la realtà cominciando a migliorare sé stessi. Indipendentemente dalla loro condizione morale debbano sentirsi sempre in palma di mano di Dio-Padre-e-Madre di infinita bontà e misericordia.

“E valsa la pena di fare tanti sacrifici per scrivere?” rispondo con il poeta Fernando Pessoa: “tutto vale la pena se la anima non è meschina”. Mi sono sforzato perché non fosse meschina.Lascio a Dio l’ultima parola. Ora al tramonto della vita, penso ai giorni passati e mantengo la mente rivolta all’eternità.

*Leonardo Boff è teologo, filosofo, escritore. Ha scritto: Reflexões de um velho teólogo e pensador, Vozes 2018.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

TEOLOGIA DA LIBERTAÇÃO E A ECOLOGIA UNIDAS EM UMA LUTA COMUM

TEOLOGIA DA LIBERTAÇÃO E A ECOLOGIA UNIDAS EM UMA LUTA COMUM

Claudia Fanti é uma conhecida jornalista italiana, especialista em teologia latino-americana da libertação. Participou dos principais congressos mundiais desta teologia. Traduz perfeitamente do português e do espanhol. Traduziu com muita exatidão meu A Imitação de Cristo e o Seguimento de Jesus de Tomás de Kempis e a minha parte que é a última. É  extremamente inteligente e engajada na reflexão teológica mais avançada e militante de movimentos sociais. É uma das melhores conhecedoras de meu pensamento na área italiana. Agradecemos por este testemunho:Lboff 

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Querido Leonardo,

Era 1996, quando, na casa de Antonio Vermigli, nosso amigo em comum, eu o entrevistei pela primeira vez. Ao longo dos anos, muitas outras entrevistas se sucederam. Mas aquela foi especial. Era a primeira vez em que entrevistava o grande Leonardo Boff, um dos pais e principais expoentes daquela Teologia da Libertação que já modificara profundamente meu olhar sobre a vida e marcava meu trabalho como jornalista.

O tema da entrevista também foi especial: acabava de sair em italiano o seu livro Ecologia: Grito da Terra, grito dos pobres – Para uma ecologia cósmica. A emoção que os astronautas sentiram ao ver, pela primeira vez na história, a Terra do espaço sideral, descobrindo-a como uma única entidade indivisível Terra-humanidade, tomou for- ma em suas páginas, também me instigando a olhar de modo dife- rente para o nosso luminoso planeta branco-azul sempre grávido de vida e ele mesmo ser vivente.

Graças a você, descobri o quanto a Teologia da Libertação e a ecologia estavam unidas em uma luta comum. Ambas a partir de um único grito: “o grito dos pobres que querem vida, liberdade e beleza” e “o grito da Terra que geme sob a opressão”. Ambos orientados para a liber- tação: “o primeiro grito, dos pobres partindo de si mesmos, como sujeitos históricos organizados e conscientizados, em aliança com outros sujeitos de- terminados a abraçar sua causa e sua luta”; o segundo, do Planeta Ter- ra, através de um novo paradigma centrado na inter-relação de todos os seres humanos entre si, com a natureza e com toda a criação.

Desde então, sua pesquisa – conduzida por tanto tempo, quase por um tempo demasiado grande, como em uma solidão total, até que a gravidade da crise ambiental forçou a teologia latino-ameri- cana a considerar a questão como uma de suas prioridades – essa sua pesquisa sempre foi uma fonte extraordinária de inspiração para mim, para a minha vida e o meu trabalho.

Lembro-me de ter traduzido e publicado na Itália a sua confe- rência no Congresso Continental de Teologia na Universidade Jesuíta do Vale do Rio dos Sinos, em São Leopoldo, em outubro de 2012. O tema atribuído a você foi “O lugar e o papel da teologia nos processos de mudança do continente no contexto mundial”, mas você decidiu tra- tar um outro, insistindo na relação entre Teologia da Libertação e preocupação ecológica.

Naquela ocasião, você havia falado sobre como articular Teolo- gia da Libertação e ecologia, colocando o discurso ecológico de uma maneira orgânica, sem limitar, ou seja, adicionando “apenas um capítulo ecológico” ao corpo da TL. De certa forma, você chegou a isso depois das suas dolorosas dificuldades com Roma. Você contava:

Depois de me ter imposto o obsequioso silêncio, João Paulo II mandou-me uma carta, na qual escrevia duas coisas. A pri- meira é que eu deveria me mostrar mais sério (mas, eu pensei, se eu estudei na Alemanha, claro que sou sério!). A segunda é que eu deveria enfrentar os temas realmente importantes da teologia. Pensei: Já que é o papa que diz isso, é preciso levá-lo a sério. E então percebi que o grande tema sobre o qual começar uma reflexão era pensar na Terra e nas filhas e filhos condenados da Terra. E ver como garantir o futuro da nossa civilização. É por isso que comecei a estudar ecologia. Porque uma teologia que não lida com esse problema não é séria.

Aquilo era válido também para mim. Se eu quisesse que meu trabalho jornalístico fosse sério, eu deveria gastar mais tempo e dar mais espaço possível à questão da nossa salvação junto com o plane- ta, o Grande Pobre, devastado e oprimido. É a Terra crucificada, que também precisa ser retirada da cruz. Por isso, essa questão se tornou um dos principais tópicos da minha atividade jornalística e também da minha militância social e política.

Já em 2009, não por acaso, achei necessário participar pessoalmente do 4o Fórum Mundial de Teologia e Libertação, em Belém, PA, sobre o tema “Terra, água e teologia para outro mundo possível”, nos dias que antecederam ao 9o Fórum Social Mundial. E o fato de que a pri- meira conferência do fórum foi entregue a você não poderia deixar a menor dúvida: era uma “honra” que você, por seu trabalho, merecia.

Lembro-me que, embora assediado como uma estrela por fotó- grafos e jornalistas, você encontrou tempo para me dar uma longa entrevista, abordando, entre outras questões, a dificuldade que a Teologia da Libertação tinha de assumir o paradigma ecológico, devendo incorporar conhecimentos científicos de não fácil aquisi- ção, como a física quântica, a nova cosmologia, a astrofísica.

Precisamente, então, comecei a voltar minha atenção para aquele imenso espaço de pesquisa, oferecido pela nova “história sagrada”, transmitida pelas ciências à humanidade. E nesse caminho tropecei em uma de suas maiores obras-primas: o Tao da Libertação, escrito junto com o cosmólogo canadense Mark Hathaway. A busca apaixonada “da sabedoria necessária para fazer profundas transforma- ções no mundo”, realizadas através de uma releitura da Teologia da Libertação a partir das fronteiras mais avançadas da ciência e dos valores da tradição taoista.

Uma pesquisa resumia, da melhor maneira, o título do livro. Nele, a antiga palavra chinesa Tao (“estrada, caminho rumo à harmonia, à paz e a relações justas”), com a qual você indicava “a sabedoria que reside no próprio coração do universo e que contém a essência do seu propósito e da sua direção”, está unida ao termo “libertação”, que ex- pressa esse processo que visa “remediar o terrível dano que infligimos um ao outro e ao nosso planeta “, na direção de um mundo “em que todos os seres humanos possam viver com dignidade e em harmonia com a grande comunidade que compõe Gaia, a Terra viva”, dentro de um universo que está a caminho da realização de suas próprias potencialidades.

Dessa forma, partindo do reconhecimento da extensão e da gravidade da crise atual, nos encontramos diante das duas únicas alternativas possíveis: optar por não realizar qualquer transforma- ção real, perpetuando o atual sistema global de dominação e, assim, deslizando para “um futuro de infelicidade, pobreza e degradação ecológi- ca ainda pior”, ou “pôr-se em busca do Tao da libertação”, realizando assim uma “revolução da consciência”, uma reinvenção de nós mesmos como espécie, na direção de uma “nova civilização global na qual a beleza, a dignidade, a diversidade e o respeito absoluto pela vida estarão no centro de tudo: uma autêntica grande virada”.

Daí a necessidade de uma nova compreensão da realidade e uma nova concepção do lugar que a humanidade ocupa no cosmos. No livro, você define isso como a “cosmologia da libertação”, em oposição àquela “cosmologia da dominação”, que, em grande parte, autorizou “a submissão da Terra”, substituindo a visão do cosmo como “uma moradia viva, rica em mistério” por aquela de um universo “como uma imensa máquina composta de simples tijolos”, que funcionam de maneira determinista. Esse é um universo morto, feito de matéria inanimada, que pode, portanto, ser explorado sem remorsos, em nome do desenvolvimento econômico e social.

Essa é uma visão superada pela pesquisa científica contemporânea. Ao contrário dessa, emerge a natureza profundamente holística e relacional do cosmos, mais como rede de relações na qual “cada parte recebe seu significado e sua existência apenas do lugar que ocupa no interior do todo” e no qual “todas as comunidades evoluíram como se fossem um grande organismo”. O cosmo é como uma “entidade viva com sua liberdade e sua dinâmica criativa”. É como uma espécie de super-organismo vivo que a Terra se revela. São muito sólidas as provas da atividade autorreguladora da ecosfera. É a teoria de Gaia, cuja versão “forte” sustenta “que os organismos vivos, trabalhando juntos, de alguma forma regulam ou controlam o seu ambiente para conservar, ou talvez até para otimizar, as condições necessárias à vida”.

Aquele livro, Leonardo, continha uma mensagem extraordinária de esperança. De uma esperança que nunca foi tão necessária como hoje, uma vez que, olhando para o mundo que construímos, não podemos deixar de nos sentir desanimados com a nossa capa- cidade de nos fazer mal diante da crueldade com que tratamos a comunidade da vida deste planeta, diante da cegueira e da loucura da qual a nossa espécie, imerecidamente autodenominada de sa- piens – que você definiu como “a maior ameaça à vida” – está dando prova de destruir a sua própria casa.

A esperança de que o cenário atual, embora tão dramático, seja apenas, como você escreveu, uma crise que “põe à prova, purifica e leva à maturação”, anunciando “um novo começo, uma dor de parto cheia de promessas e não a dor de um aborto da aventura humana”. Em suma, o nosso destino deve ser o de nos tornar mais plenamente huma- nos, capazes de sentir uma compaixão que inclui tudo, criar, como você escreveu, a nova civilização da Era da Terra, em cuja porta, ao contrário do que está escrito na porta do Inferno de Dante, possa ser lido, em todas as línguas existentes: “Vós que entrais aqui, nunca abandonai a esperança”.

De acordo com a ideia de Teilhard de Chardin, a evolução é “plasmada de modo a convergir para um estágio superior e final, que ainda é para ser alcançado e pode ser chamado de “ponto ômega”. Embora não seja possível dizer exatamente como será, ou com que parecerá, o fato é que implica “níveis de complexidade, de inter-re- lação, de diversidade e de autoconsciência sempre maiores”. Assim, você sublinhava no seu livro que é possível afirmar: o cosmos “ainda está em processo de gênese” e que, portanto, “cada ser e cada entidade estão cheios de potencialidades ainda não realizadas”.

Caro Leonardo, em todos esses anos você não somente nunca me negou uma entrevista, como sempre respondeu generosamente a todos os meus pedidos de artigos, comentários e contribuições. Até aceitou escrever para mim o belo capítulo que aparece no livro O cosmo como revelação, que editei juntamente com José María Vigil. Esse livro deve muito mais a você, Leonardo, do que apenas esse capítulo. Ao longo de todo esse caminho de pesquisa e de aprofundamento sobre o novo paradigma ecológico, você desempenhou um papel essencial, do qual sempre lhe serei agradecida.

Os 80 anos que você viveu com tanta plenitude e com tanto amor pela vida, e que nós todos e todas estamos aqui celebrando, tornaram esse mundo, que algumas vezes é tão inóspito e violen- to, um lugar melhor e mais acolhedor. Uno o meu mais profundo agradecimento a você ao agradecimento de tantos amigos e amigas

Claudia Fanti. Jornalista italiana, engajada na reflexão teológica mais avançada e militante de movimentos sociais