“LaChiesa è dei mistici non del potere”:entrevista de L.Boff ao La Repubblica de Roma

 

                          “LaChiesaè dei mistici non del potere”

Intervista di PAOLO RODARI a Leonardo Boff 26/11/2018

L aconsidera il suo“canto Ldel cigno”, la traduzione che Leonardo Boff, ex frate francescano ed ex presbitero brasiliano,

Il noto esponente della Teologia della liberazione, fa de l’Imitazione di Cristo di Tommaso da Kempis. A uno dei testi più meditati dopo il Vangelo e ritraducendo partendo dall’edizione della Tipografia poliglotta Vaticana, Boff aggiunge, «nel tramonto della vita», un quinto libro sulla sequela di Gesù.

Freud, Jung e Heidegger lessero Tommaso da Kempis riflettendo sul tema dello svuotamento di sé contro ogni attaccamento al proprio io. Di questo c’è bisogno oggi?

R/«Èun tema centrale e rappresenta l’atteggiamento diGesùche,“pur essendo di natura divina”, ha spogliato séstessoper essere uguale anoi. Questarinuncia all’attaccamento al proprio io è la prima virtù del buddismo e anche del cammino spirituale cristiano. Ed è il tema centrale del più grande dei mistici dell’Occidente, Meister Eckhart, con il suo Abgeschiedenheit,la pratica del distacco. Psicologi come Freud e filosofi come Heidegger hanno compreso tale esigenza di Tommaso da Kempis. Il distacco è il primo passo per il vero processo di individuazione e di identità personale. Èciò che ci assicura il dono più grande dopo l’amore, che èla libertà interiore».

Lei scrive che seguire Gesù significa assumere la sua causa, correre i suoi rischi ed eventualmente accettare il suo stesso tragico destino. Cosa significa?

R/«È una realtà testimoniata dalla Chiesa della liberazione dell’America Latina sotto i regimi militari in vari Paesi.Èquesto tipo di Chiesa a prendere sul serio l’opzione per i poveri, la quale ha prodotto e produce anche oggi tanti martiri, tra i laici e le laiche, i preti e vescovi come Oscar Romero in El Salvador e Angelelli in Argentina».

La Chiesa sembra in alcune sue parti legata a una visione imperialista/costantiniana,
immersa nella storia e votata alla conquista del potere. E Francesco a volte appare come una meteora in un mondo che fatica a tenere il suo passo. Cosa pensa?

R/«Credo sinceramente che la Chiesa-istituzione, cioè la Chiesa come società gerarchica, non si senta parte del popolo di Dio come richiedeva il Concilio Vaticano II, ma al di fuori e al di sopra di esso. Organizzandosi non attorno al più antico concetto di communio , di comunione tra tutti, ma attorno al potere sacro (sacra potestas), escludente perché concentrato solo in alcune mani. Questo tipo di Chiesa è caduta nelle tre tentazioni affrontate e superate da Gesù: quella del potere religioso di riformare il mondo a partire dal tempio; la tentazione del potere profetico di trasformare le pietre in pane, ela tentazione del potere politico, dominare su tutti i popoli. Restano attuali le parole pronunciate dal cattolico Lord Acton in riferimento ai potenti papi del Rinascimento: “Il potere tende a corrompere e il potere assoluto corrompe in modo assoluto”. E ancora più pertinente è quanto affermava Hobbes riguardo al potere, che, diceva, si sostiene solo sul “desiderio incessante di avere sempre più potere”. Tutte parole che si sono concretizzate nella storia della Chiesa, attraverso una concentrazione enorme di potere unicamente nelle mani del clero, con esclusione in particolare delle donne. È stato necessario un papa proveniente dalla fine del mondo, che ha scelto il nome Francesco, archetipo della povertà e della rinuncia a ogni potere, per mostrare come la gerarchia della Chiesa debba orientarsi in base al servizio (ierodulia )enon alpotere sacro (ierarchia )».

Lei subì un certo ostracismo da Roma?

R/«Non ho conservato alcun rancore per la punizione che mi è stata inflitta del silentium obsequiosum. Sapevo che la teologia del potere sacro operante nella testa dei responsabili dell’ex Sant’Uffizio avrebberesoinevitabile lamia condanna. Mi sentivo nel vero e avevol’appoggio della Conferenza dei vescovi del Brasile. Per questo accettai tranquillo l’imposizione del “silenzio ossequioso”, poi sospeso da Giovanni Paolo II».

Papa Bergoglio riceve diverse critiche da settori conservatori

 

della Chiesa. Perché?

R/«Credocheiconservatori fossero abituati a un papa faraone, con
titoli esimboli del potere ereditati dagli imperatori pagani. Poi all’improvviso arriva un papa al di fuori del quadro tradizionale, che si spoglia di tutto questo apparato profano che allontana i fedeli e asseconda la vanità clericale. Non accettano un papa che non provenga dal loro vecchio e moribondo cristianesimo. Francesco porta l’atmosfera nuova di Chiese che non sono più lo specchio di quelle europee, ma Chiese-fonti, con la loro teologia, la loro pastorale rivolta specialmente ai più poveri, la loro liturgia e il loro modo di rendere lode a Dio».

Si sente sempre un figlio della Chiesa?

 

R/Si uin figlio della Chiesa di Cristo.«Neltramonto della vita -compirò 80 anni adicembre – non mi preoccupo del passato ma rivolgo i miei occhi all’eternità. Unire il mio nome, quello di un theologus peregrinus,aquello diTommaso da Kempis è per me l’onore più grande. “Ne è valsa la pena?”, si domandava Fernando Pessoa,il più grande poeta portoghese. Faccio mia la sua stessarisposta: “Tutto vale la pena sel’anima non è piccola”. Possodire che, con la grazia di Dio, ho cercato di fare in modo che la mia anima non fossepiccola».

Il libro Imitazione di Cristo e sequela di Gesù
di Leonardo Boff (Gabrielli Editori
trad. di Claudia Fanti, pagg. 253, euro 19)

La rinuncia all’attaccamento al proprio io è la prima virtù del buddismo e del cammino spirituale cristiano

“Francesco è odiato dai clericali di un culto moribondo
che vorrebbero un papa faraone”.

Parla il grande teologo della liberazione Leonardo Boff

 

 

Lamentazioni sulla schiavitù e per la libertà dei neri

La Passione di Cristo continua lungo i secoli nel corpo dei crocifissi. Gesù starà in agonia fino alla fine del mondo, fino a quando ci sarà anche uno solo tra i suoi fratelli o una sola sorella appesi a qualche croce, come detto dei bodhisatwas buddisti (gli illuminati), che si fermano sulla soglia del Nirvana, non entrano per ritornare al mondo del dolore – samsara – per essere solidali con chi soffre, siano essi umani, animali o piante. Con questa convinzione, la Chiesa cattolica, nella liturgia del Venerdì Santo, mette in bocca a Cristo queste parole pungenti:

O popolo mio, dimmi che ti ho fatto? In che cosa ti ho contristato? Che cos’altro avrei potuto fare e non ho fatto? Dove ho sbagliato? Ti ho fatto uscire dall’Egitto, ti ho dato da mangiare la manna. Ho preparato una bella terra, e tu, la croce per il tuo re.

Celebrando l’abolizione della schiavitù del 13 maggio 1888, ci siamo resi conto che l’operazione non è ancora completata. La passione di Cristo continua nella passione del popolo nero. Manca una seconda abolizione, della miseria e della fame. Si ode ancora nell’aria l’eco dei lamenti per la schiavitù e per la libertà. Veniva un tempo dalle Senzalas, ora viene dalle favelas e periferie che accerchiano le nostre città.

Il popolo nero ci parla ancora in forma di lamentazione e supplica.

Fratello mio bianco, sorella mia bianca, popolo mio. Che ti ho fatto, in che cosa ti ho contristato? Rispondimi!

Sono stato io a ispirarti la musica carica di banzo e il ritmo contagiante, io ti ho insegnato a usare il bumbo, la cuica e l’atabaque. Io ti ho dato il rock e i movimenti fluidi della samba. E tu hai preso dal mio, hai preso nome e celebrità, hai accumulato denaro con composizioni e non mi hai restituito niente.

Sono sceso da quei colli vertiginosi, ti ho fatto vedere un mondo di sogni di una fraternità senza barriere. Ti ho creato mille e mille fantasie colorite e per te ho preparato la maggior festa del mondo: per te ho ballato il Carnevale e tu eri contento e mi hai applaudito in standing ovation. Ma tu, presto, molto presto ti sei dimenticato di me e mi hai rimandato alla favela, alla realtà nuda e cruda, della disoccupazione, della fame e dell’oppressione.

Fratello mio bianco, sorella bianca, popolo mio, che cosa ho fatto che ti ha rattristato. Rispondetemi!

Io ti ho lasciato in eredità il piatto quotidiano, riso e fagioli. Con gli avanzi che ricevevo facevo la feijoada, il Vatapa, e l’efo e l’ecarajé: la cucina tipica della Bahia e del Brasile e tu mi lasci patir la fame e permetti che i miei bambini muoiano di fame oppure che il oro cervelli siano irrimediabilmente danneggiati bloccando la loro crescita allo stadio infantile.

Io sono stato strappato a viva forza dalla mia patria africana con la forza. Ho conosciuto le navi-fantasma dei negrieri, io ero un oggetto, un pezzo di ricambio schiavo, sono stata la mamma nera de tuoi figli. Ho lavorato i campi, ho raccolto il tabacco, ho piantato la canna da zucchero. Io ho fatto tutti i lavori, io ho costruito tutte le chiese che tutti ci ammirano e i palazzi dove abitavano i padroni degli schiavi. E tu dici che siamo pigri e ci fanno arrestare per vagabondaggio. A causa del colore della mia pelle mi discriminano e mi tratti come se io fossi ancora schiavo.

Fratello bianco, sorella bianca, che cosa ti ho fatto, in che cosa ti ho contristato? Rispondimi!

Io ho saputo resistere, sono riuscito a fuggire e a fondare quilombos: società di senza schiavi, legati da affetto fraterno, gente povera, ma libera, neri, meticci e bianchi. Sono stato io, a dispetto delle scudisciate sulla schiena, a trasmettere la cordialità e la dolcezza dell’anima brasiliana. E tu inviasti il capitano della Capitania per darmi la caccia come a un animale e tu hai fatto radere al suolo i miei quilombos e ancora oggi impedisci che l’abolizione della miseria che schiavizza, sia sempre verità quotidiana e effettiva.

Io ti ho fatto vedere che cosa significa essere tempio vivo di Dio. E per questo come sentire Dio nel Corpo pieno di Axé e celebrarlo con i ritmi di danze e corse, e nel mangiare. E tu hai schiacciato le mie religioni, chiamandole riti afro-brasiliani o semplicemente folclore. Hai invaso i miei terreiros spargendoci il sale distruggendo le nostre figure sacre. Non raramente hai scambiato un evento di macumba come caso di polizia da denunciare al Commissariato. La maggioranze dei giovani ammazzati nelle periferie in età dai 18 ai 24 anni sono neri e per il fatto di essere neri o sospettati di essere a servizio delle mafie della droga. La maggioranza di loro erano semplici lavoratori.

Fratello bianco, sorella bianca, popolo mio, che ho fatto per contristarti? Rispondimi!

Quando con molto sforzo e sacrificio sono riuscito a salire un po’ nella vita guadagnando un salario sudato, comprando la mia casetta, cantando la mia samba facendo tifo per la mia squadra del cuore, potendo permettermi nel weekend una birretta con gli amici, tu dici che sono un nero con l’anima bianca, diminuendo così il valore della nostra anima di neri degni e lavoratori. Nei concorsi, quasi sempre il tuo giudizio va a favore del bianco pur essendo il resto alla pari.

E quando sono state studiate politiche che mettessero una toppa nella perversità storica, permettendomi quello che sempre mi hai negato studiare e laurearmi all’università e alla scuola tecnica, e così migliorare le condizioni della mia vita e della mia famiglia, la maggioranza dei tuoi grida: è contro la Costituzione, è una discriminazione, è un’ingiustizia sociale.

Fratello bianco, sorella bianca, popolo mio. In che cosa ti ho contristato? Rispondimi!

Fratelli neri, sorelle nere, in questo giorno 20 di novembre, giorno di Zombi e della coscienza negra, desidero complimentarmi con voi tutti che siete riusciti a sopravvivere, per tutto questi lunghi anni, perché l’allegria, la musica, la danza e il sacro stanno dentro di voi, nonostante questa via Crucis di sofferenze che ingiustamente vi sono imposte.

Con molto axé e amore

LEONARDO BOFF, bianco e nero per opzione.

Traduzione di Romano Baraglia – Lidia Arato

La legittimazione della cultura della violenza nel Brasile attuale

La campagna elettorale di Jair Bolsonaro per la Presidenza della Repubblica è stata caratterizzata da discorsi pieni di odio, esaltazione della violenza fino al punto di venerare come eroe uno dei più perversi torturatori, Brilhante Ustra, ammiratore della figura di Hitler.Bolsonaro minacciava gli oppositori che non avrebbero nessun’altra alternativa se non la prigione o l’esilio. Hasparso odio verso gli omoaffettivi e i neri, le nere e gl’indigeni.I Sem Terra e i Sem Teto sarebbero considerati terroristi e come tali trattati. Gli abitanti dei Quilombos non servirebbero nemmeno per la riproduzione. Furono offese su offese, gruppi di persone e di minoranze politiche. Forse la maggiore disumanità l’ha mostrata quando ha detto alle donne in lacrime che cercavano i corpi e le ossa dei loro cari desaparecidos scomparsi a causa della repressione degli organi di controllo e repressione della dettatura militare: “sono i cani che cercano gli ossi”- Firmato – Bolsonaro.

Diverso è stato il discorso in campagna elettorale. Altro discorso come presidente eletto, all’interno di un certo rito ufficiale. Anche così continua con le distorsioni e con linguaggio grossolano fuori della civiltà democratica. Tutto è culminato con l’uscita di 8500 medici cubani che assistevano le popolazioni più distanti dei centri urbani. Era un pretesto del governo Cubano davanti alle accuse di Bolsonaro a Cuba, perché lui è anti comunista ossessivo.

L’atmosfera avvelenata creata nella campagna elettorale ha finito per portare avanti una cultura della violenza nei suoi seguaci che lo esaltano come un “mito”. Varie persone della LGBT specialmente omoaffettivi, negri e indigeni hanno già subito violenza. Ci sono state anche morti gratuite ai grido di “viva Bolsonaro”.

Che cosa vuol segnalare questo fenomeno di violenza? Bolsonaro attraverso metafore pesanti contro la corruzione o il PT, il comunismo, o il tema della sicurezza pubblica o della famiglia, riassunti nel dilemma fondamentale, “Brasile prima di tutto” (ripreso dal nazismo “Deutschland über alles”) e Dio sopra tutti” è riuscito a eviscerare la dimensione perversa presente nella “cordialità del Brasiliano”.

Questa espressione “cordialità del Brasiliano” creata dallo scrittore Ribeiro Couto e consacrata da Sergio Buarque de Holanda (cf.V. capitolo di Raizes do Brasil 1936) è ben spiegata da lui, e può significare da un lato, bontà cortesia e dall’ altro anche rancore e odio. Ambedue infatti provengono dallo stesso cuore da cui proviene la “cordialità”. Sergio Buarque fa un esempio: l’inimicizia può essere cordiale come l’amicizia, visto che una e l’altra nascono dal cuore” (p.107). Bolsonaro e i suoi più vicini hanno saputo eviscerare questo lato buio della nostra “cordialità”. Abbandona il lato luminoso e lascia che il lato maligno inondi la coscienza di migliaia di persone.

Questo lato nefasto stava nascosto e represso nell’anima del Brasiliano. Sempre c’è stato odio e malvagità davanti agli antichi schiavi neri i cui discendenti sono 55,4% della popolazione attuale, dimostrato brillantemente da Jessé Souza nel suo libro già famoso “(2018). Ma era da parte dei rappresentanti antichi e attuali della Casa Grande. La maggioranza della stampa impresariale e conservatrice e particolarmente i media sociali di internet hanno universalizzato questo significato negativo.

Consiglio al lettore/ce di andare a rileggersi il mio articolo del 5 /11/2018: “A dimensao perversa da cordialidade brasileira”. Lì, con più risorse teoriche, cerco di far capire questo lato oscuro della nostra tradizione culturale.

Qual è il dato specifico dell’attuale ostilità, il lato negativo della nostra Cordialità? È il fatto che questa interfaccia è sempre esistita, ma si sente legittimato dalla più alta carica politica del paese, da Jair Bolsonaro. Lui ha risvegliato il dia-bolico e represso il lato sim-bolico in molti dei nostri popoli che hanno dato la vittoria elettorale.

Non serve che il futuro presidente condanni eventuali atti di violenza, perché perderebbe la faccia caso non li tollerasse. Siamo d’accordo su una cosa: è stato lui a creare le condizioni psicosociali perché questa irrompesse. Lui sta all’origine, storicamente, e deve essere responsabilizzato, per avere risvegliato questo odio e questa violenza, che trova la sua eco nei media sociali, nei Twitters e nei blog e nei facebook.

Nessuna società sta in piedi sopra dimensioni disumane. Per contenere questo impulso negativo che sta in tutti noi, esistono la civiltà e le religioni, i precetti etici, i contratti sociali, le costituzioni, le leggi e l’autocontrollo. Esistono anche altri organi che hanno cura dell’ordine e dei contenimento di forme criminali di cordialità.

Urgentemente abbiamo bisogno di persone-sintesi, capaci di rappacificare i demoni e fare prevalere gli angeli buoni che ci proteggano e ci mostrino il sentiero della convivenza pacifica. Non sarà Bolsonaro la persona indicata. Ma le ombre esistono perché c’è la luce. E’ questa che deve trionfare e fare ricca la nostra convivenza in questo immenso bel paese.

*Leonardo Boff ha scritto: Il risveglio dell’aquila: o dia-bòlico e o sim-bolico na construção da realidade, 26 ed.Vozes, 2015.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato

 

La dimensione perversa della “cordialità Brasiliana

Il 31 ottobre del 2014 ho pubblicato sul Jornal do Brasil online un articolo su cosa significa il Brasiliano come “uomo cordiale”. Lo ripubblico, modificato, per la sua profonda attualità. Negli ultimi due anni abbiamo conosciuto un’onda di odio e discriminazione senza precedenti nella nostra storia. Particolarmente durante la campagna elettorale presidenziale. Ci sono stati insulti, calunnie, milioni di fake news e ogni tipo di parola scurrile. Qui si è mostrato il lato perverso del cosiddetto popolo Brasiliano come “cordiale”.

Dire che il Brasiliano è un “uomo cordiale” viene dallo scrittore Ribeiro Couto, espressione diffusa dappertutto da Sergio Buarque de Holanda nel suo noto libro “Raizes do Brasil” del 1936 che gli dedica l’intero capitolo 5°. Ma chiarisce, contraddicendo Cassiano Ricardo, per il quale , “cordialità” va intesa come cortesia e umanità. Ma “la nostra tradizione ordinaria di convivere sociale è, in fondo, esattamente il contrario della gentilezza” (dalla XXI edizione del 1989 p.107).

Sergio Buarque assume la cordialità nel senso strettamente etimologico: viene dal cuore. Il Brasiliano si orienta molto più con il cuore che con la ragione. Dal cuore possono provenire l’amore e l’odio. Dice bene l’autore: “L’inimicizia può essere altrettanto cordiale come l’amicizia, visto che l’una e l’altra nascono dal cuore” (p.107). Io direi che il brasiliano è un sentimentale più che cordiale, il che mi pare più adeguato.

Scrivo tutto questo per tentare di capire i sentimenti “cordiali” che hanno fatto irruzione nella campagna elettorale del 2018. C’è stata da una parte dichiarazione di entusiasmo fino al fanatismo, e dall’altra, di fascismo e di odio profondi e espressioni volgari. Si è verificato ciò che Buarque de Holanda aveva scritto: la mancanza di urbanità nel nostro convivio sociale.

Chi avesse seguito le reti sociali, poteva rendersi con dei livelli bassissimi di educazione, di mancanza di rispetto e addirittura di mancanza di sentimenti democratici come convivenza con le differenze.

Questa mancanza di rispetto aveva la sua eco nei programmi TV riservati ai partiti.

Per intendere meglio questa nostra “cordialità” è opportuno riferire due eredità che pesano sulla nostra cittadinanza: la colonizzazione e la schiavitù. La colonizzazione ha prodotto in noi sentimenti di sottomissione, dovendo assumere le forme politiche, la lingua, la religione e le abitudini del colonizzatore portoghese. Di conseguenza si sono create la Casa Grande e la Senzala. Come bene ha dimostrato Gilberto Freyre non si tratta di istituzioni sociali esteriori. Esse sono state interiorizzate nella forma di un dualismo perverso: da una parte il signore che possiede tutto e comanda e dall’altra il servo o servitore che poco possiede e si sottomette. È nata pure la gerarchizzazione sociale che si osserva nei rapporti tra ricchi e poveri. Questa struttura sussiste nella testa di importanti grandi oligarchi e è diventata un codice di interpretazione della realtà e appare chiaramente nelle forme con cui sono trattate le persone nella reti sociali.

L’altra tradizione molto perversa è stata la schiavitù così ben descritta da Jessé Souza nel suo libro: “L’élite dell’arretratezza: dalla schiavitù à Lava-Jato” (2018). È opportuno ricordare che c’é stata un’epoca tra 1817-1818 in cui più di metà della popolazione brasiliana era composta da schiavi (50,6%). Oggi circa il 60 per cento possiede nel suo sangue tracce derivate da schiavi afrodiscendenti. Sono discriminati e confinati nelle periferie, umiliati al punto da perdere la propria autostima.

La schiavitù è stata interiorizzata in forma di discriminazione e preconcetto contro il nero che doveva sempre servire, perché prima faceva tutto gratuitamente e si crede che deve continuare cosi. Infatti in questo modo si trattano in molti casi, impiegati e impiegate domestici e pure i lavoratori delle Fazende. Una signora di alta classe ha detto una volta “i poveri già ricevono la bolsa-famìlia e, oltre a questo ora pretendono di avere dei diritti. Questa è la mentalità della Casa Grande.

Le conseguenze di queste due tradizioni stanno nell’inconscio collettivo brasiliano non tanto come di lotta di classe (che pure esiste) ma prima ancora di conflitti per lo stato sociale. Si dice che i neri sono pigri, mentre sappiamo benissimo che sono stati loro a costruire tutto nelle nostre città storiche. Dicono che il nordestino è ignorante. Invece è un popolo altamente creativo, sveglio, e lavoratore. Dal nordest provengono grandi scrittori, attori e attrici. Ma il preconcetto li punisce come inferiori.

Tutte queste contraddizioni della nostra “cordialità” apparivano nei Twitters, Facebook e altre reti sociali. Siamo esseri troppo contradittori.

Aggiungo un argomento di ordine antropologico-filosofico per comprendere le irruzioni di amore e di odio in questa campagna elettorale. Si tratta di ambiguità fontale della condizione umana. Ognuno possiede propria dotazione di luce e di ombra, di sim-bolico (che unisce) e di dia-bolico (che divide). I moderni dicono che siamo simultaneamente dementi e sapienti (Morin), cioè persone di razionalità e bontà e allo stesso tempo di irrazionalità e malvagità.

Questa situazione non è un difetto della creazione ma una caratteristica della condition humaine. Ognuno ha da sapere equilibrare queste due forze e dare il primato delle dimensione di luce o di ombra e quelle di sapiente e di demente.

Noi non dobbiamo né ridere né piangere ma cercare di capire come diceva Spinoza. Non è sufficiente capire. È urgente praticare forme civilizzate di “cordialità” nelle quale predomini la volontà, di cooperazione in vista del bene comune. Si rispettino le minoranze e si accolgano le differenti opzioni politiche. Il Brasile ha bisogno di essere unito affinché tutti insieme affrontiamo i gravi problemi interni in un progetto accettato da tutti. Solo così si gestisce quello che Ignacy Sachs chiamò Brasile “Terra di buona speranza”

Non sarà il presidente eletto la persona della riconciliazione nazionale, perché lui, secondo il suo stile, è produttore di divisione e creatore di una atmosfera sociale di violenza e di discriminazione.

*Leonardo Boff ha scritto “Il risveglio dell’aquila. Per essere uomini bisogna volare alto”, Sperling & Kupfer, 2002.

Traduzione di Romano Baraglia – Lidia Arato