L’unione dell’ecologia interiore con la esteriore: il Cantico a Frate Sole di Francesco d’Assisi

Leonardo Boff

Nel 1967, nel suo articolo ampiamente diffuso “Le radici storiche della nostra crisi ecologica“, lo storico Lynn White Jr. accusò il giudeo-cristianesimo, a causa del suo viscerale antropocentrismo, di essere il fattore principale della crisi che ora è diventata di dominio pubblico. Inoltre, egli ha riconosciuto che questo stesso cristianesimo aveva un antidoto nel misticismo cosmico di San Francesco d’Assisi.

Per rafforzare questa idea, suggerì di proclamarlo “patrono degli ambientalisti”, cosa che Papa Giovanni Paolo II fece il 29 novembre 1979. Infatti, tutti i suoi biografi, come Tommaso da Celano, San Bonaventura, la Leggenda della Perugina (una delle fonti più antiche) e altre fonti contemporanee, attestano “l’unione amichevole che Francesco stabilì con tutte le creature…”. Diede i dolci nomi di fratelli e sorelle a tutte le creature, agli uccelli del cielo, ai fiori del campo e persino al feroce lupo di Gubbio.

Stabilì fraternità con i più discriminati, come i lebbrosi, e con tutte le persone, come il sultano musulmano Melek el-Kamel in Egitto, con il quale intrattenne lunghi dialoghi. Pregavano insieme. San Francesco assunse il titolo più alto che i musulmani attribuiscono ad Allah, “Altissimo”. Il Cantico delle Creature inizia con l’”Altissimo”.

Nell’uomo di Assisi, tutto è circondato dalla cura, simpatia e tenerezza. Il filosofo Max Scheller, professore di Martin Heidegger, nel suo celebre studio “L’Essenza e le forme della simpatia” (1926) dedica pagine brillanti e profonde a Francesco d’Assisi. Egli afferma: “Mai nella storia dell’Occidente è emersa una figura con una simile forza di simpatia ed emozione universale come quella che troviamo in San Francesco”. Mai più è stato possibile preservare l’unità e l’integrità di tutti gli elementi come in San Francesco, nelle sfere della religione, dell’erotismo, dell’azione sociale, dell’arte e della conoscenza” (1926, p. 110). Forse per questo Dante Alighieri lo definì “il sole di Assisi” (Paradiso XI, 50).

Questa esperienza cosmica prese forma brillante nel suo “Cantico di Frate Sole” o “Il Cantico delle Creature”. Lì troviamo una sintesi completa tra ecologia interiore (gli impulsi della psiche) ed ecologia esteriore, la relazione amichevole e fraterna con tutte le creature. Stiamo celebrando l’800° anniversario del Cantico di Frate Sole in un contesto così lamentevole come quello attuale. Per quanto possa sembrare strano, ha senso perché, in mezzo a un dolore fisico e spirituale insormontabile, Francesco d’Assisi ebbe un momento di illuminazione e creò e cantò con i suoi frati questo inno, che è pieno di ciò di cui abbiamo più bisogno: l’unione del cielo con la Terra, il significato sacramentale di Frate Sole, della Luna, dell’acqua, del fuoco, dell’aria, del vento e della Madre Terra, visti come segni del Creatore e, infine, la pace e la gioia di vivere e coesistere in mezzo alle tribolazioni che stava sperimentando e da cui anche noi siamo travolti.

Consideriamo innanzitutto il contesto in cui nacque l’inno. La Legenda Perugina ne contiene un resoconto dettagliato. Due anni dopo la stigmatizzazione sul Monte della Verna, Francesco fu colto da un grande amore, che, nel linguaggio di Bonaventura, significava una morte senza morte. Francesco era quasi cieco. Egli non poteva vedere questo sole. Sofferenze interiori ed esteriori lo affliggevano ripetutamente. L’ordine che aveva fondato stava diventando un’istituzione e non più un movimento di rigorosa osservanza del Vangelo. Questo lo faceva soffrire molto.

Era la primavera del 1225. Il luogo era la piccola cappella di San Damiano, dove vivevano Chiara e le sue consorelle. Pieno di dolore, non riusciva a trovare pace. Trascorse cinquanta giorni in una cella buia, incapace di vedere la luce del giorno o il fuoco della notte. Il dolore agli occhi gli impediva di dormire o riposare. Quasi disperatamente, egli pregò: “Aiutami, o Signore, nella mia malattia, affinché io possa sopportarla pazientemente”. Non chiese di esserne liberato, ma solo di poterla sopportare.

Mentre pregava, il suo biografo Tommaso da Celano annota che Francesco entrò in agonia. In mezzo a questa situazione, udì una voce dentro di sé: “Felice, fratello, e felice in mezzo alle tue afflizioni e malattie. In futuro, sarai al sicuro come coloro che sono nel mio regno.”

Francesco rimase pieno di una gioia incredibile. Il giorno sorse nella notte oscura. Si sentì trasportato nel regno di Dio, simbolo dell’illimitata riconciliazione della creazione decadente con il disegno del Creatore.

Allora Francesco si alzò, mormorò alcune parole e cantò l’inno a tutte le cose: “Altissimu, omnipotente, bon Signore“. Chiamò i suoi frati e cantò con loro il Cantico che aveva appena composto.

Altissimu, onnipotente, bon

Signore, tue sole laude, la gloria

e lhonore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimu, se konfane

e nullu homo ène dignu Te

mentovare.

Laudato sie, miSignore, cum

tutte le Tue creature, spetialmente

messor lo frate sole, lo qual è

iorno, et allumini noi per lui. Et ellu

è bellu e radiante cum grande

splendore: de Te, Altissimo, porta

significatione.

Laudato si, miSignore, per sora

luna e le stelle: in celu l’ài formate

clarite e pretiose e belle.

Laudato si, miSignore, per frate

vento e per aere e nubilo e sereno

et onne tempo, per lo quale a le

Tue creature dài sustentamento.

Laudato si, miSignore, per

soraqua, la quale è multo utile et

humile e pretiosa e casta.

Laudato si, miSignore, per frate

focu, per lo quale ennallumini la

notte, et ello è bello e iocundo e

robustoso e forte.

Laudato si, miSignore, per sora

nostra matre terra, la quale ne

sustenta e governa, e produce

diversi fructi con coloriti flori et

herba.

Laudato si, miSignore, per quelli

ke perdonano per lo Tuo amore, e

sostengo infirmitate e tribulatione.

Beati quelli ke l sosterrano in

pace, ka da Te, Altissimo, sirano

incoronati.

Laudato si, miSignore, per

sora nostra morte corporale,

da la quale nullu homo vivente

pò skappare: guai a quelli ke

morrano ne le peccata mortali;

beati quelli ke trovarà ne le tue

santissime voluntati, ka la morte

secunda no l farrà male.

Laudate e benedicete miSignore

e ringratiate e serviateli cum

grande humilitate”.

Come ha dimostrato il francescano Éloi Leclerc (1977), sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, per Francesco elementi esterni come il sole, la terra, il fuoco, l’acqua, il vento e altri non erano solo realtà oggettive, ma realtà simboliche, emozionali, veri e propri archetipi che forniscono energia alla psiche nel senso di una sintesi tra l’esteriore e l’interiore, e un’esperienza di unità con il Tutto. Francesco canta il sole, la luna, le stelle e gli altri esseri, incapace di vederli perché, alla fine della sua vita, era praticamente cieco. Egli include nella sua lode la cosa più difficile da integrare: la morte. Nella biografia di Celano, la morte è resa ospite di Francesco. Egli dice giovialmente: “Benvenuta, mia sorella Morte”.

San Francesco, per la sua tenerezza e la sua illimitata fratellanza, è diventato un uomo universale. Realizza pienamente il progetto umano di armonia con tutto il creato, sentendosi parte di esso come un fratello. Egli suscita in noi la speranza di poter vivere in pace con la Madre Terra.

Leonardo Boff, ha scritto “Francisco de Assis: ternura e vigor”, Vozes 1982.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Cómo retrasar el fin del mundo: una espiritualidad ecológica

Leonardo Boff*

En la encíclica Fratelli Tutti el Papa Francisco propone una alternativa al paradigma dominante del dominus(dueño y señor),en el queel ser humano está fuera y por encima de la naturaleza, disponiendo de ella a su antojo, como si fuese su dueño. Esta visión está en la raíz de la crisis mundial de hoy. Frente a ella el Papa propone el paradigma del frater (hermano y hermana), del ser humano formando parte de la naturaleza, y por eso hermano y hermana de todos los demás seres creados por la Madre Tierra. Acompaña a la fraternidad universal el amor social y el perenne cuidado por la Madre Tierra.

Este paso es una una forma de encontrar una salida a la crisis actual, que amenaza el futuro de nuestra civilización. Para recorrer el camino de la hermandad universal y del amor social, necesitamos una ética del cuidado de la Madre Tierra y de todos sus hijos e hijas.

Pero no basta una ética. Tenemos que ir más profundo, allí donde pueden surgir nuevas ideas salvadoras. Es la espiritualidad, como bien vio la encíclica Laudato Sì del Papa Francisco. En ella se dice que debemos evocar “motivaciones que surgen de la espiritualidad para alimentar una pasión por el cuidado del mundo” (n.216).

Que quede claro que espiritualidad no es sinónimo de religiosidad. Aunque la religiosidad puede potenciar la espiritualidad, esta nace de otra fuente: de la profundidad del ser humano. Hoy muchos pensadores serios y científicos ven la espiritualidad como una parte esencial del ser humano, al igual que la corporalidad, la psique, la inteligencia, la voluntad y la  afectividad.

Neurolingüistas, los nuevos bioantropólogos y eminentes cosmólogos como Brian Swimme, David Bohm y biólogos como Watson y Collins, entre otros, reconocen que la espiritualidad forma parte de la esencia humana. Somos naturalmente seres espirituales, aun no siendo explícitamente religiosos. Por eso se habla especialmente en Estados Unidos y en la new science de la espiritualidad natural que debe ser vivida en todas las fases de la vida comenzando desde la infancia.

Esa parte espiritual en nosotros se revela por la capacidad de amar, por la solidaridad, por la cooperación, por la compasión, por la comunión y por la total apertura al otro, a la naturaleza, al universo, en una palabra al Infinito. La espiritualidad nos hace intuir que detrás de todas las cosas hay una Energía poderosa y amorosa que sustenta todo y lo mantiene abierto a nuevas formas en el proceso de la evolución. Algunos cosmólogos la llaman la Fuente originaria de todo ser. Yo prefiero la expresión: El Ser que hace ser a todos los seres.

Algunos neurólogos han identificado un fenómeno excepcional. Siempre que se abordan existencialmente temas ligados a Dios y a lo Sagrado, en el lóbulo frontal de nuestro cerebro se produce una aceleración descomunal de las neuronas de 9 hasta 30 herz. Ellos, no los teólogos, lo llamaron el  “punto Dios en el cerebro”. Así como tenemos órganos exteriores mediante los cuales captamos la realidad circundante, los ojos, los oídos, la piel, tenemos un órgano interior, es una ventaja evolutiva nuestra, para percibir a Aquel Ser que subyace a todos os seres, la Energía misteriosa que nos mantiene en la existencia.

Esta dimensión espiritual de nuestra naturaleza ha sido sofocada por nuestra cultura que venera más el dinero que la naturaleza, más el consumo individual que el compartir, que es más competitiva que cooperativa, que prefiere el uso de la violencia al diálogo para resolver conflictos y recurre a la amenaza y al eventual uso de armas de destrucción masiva. Pero son los valores ligados al frater, a la hermandad universal, que abrazan a la naturaleza y a la humanidad los que pueden salvar la vida.

Puesto que somos seres espirituales podemos darnos cuenta de los males que estamos causando a nuestra Casa Común. Ante el peligro de que nosotros mismos podamos desaparecer, existe la posibilidad de que demos un salto en nuestra conciencia y establezcamos una nueva relación de amor, de empatía y de cuidado de la Tierra y de todos los demás seres.

El gran pensador francés Edgar Morin, siempre preocupado por la situación ecológica de la Tierra, afirmó: “La historia ha mostrado varias veces que el surgimiento de lo inesperado y la aparición de lo improbable son plausibles y pueden cambiar el rumbo de los acontecimientos”. Como dijo un presocrático: “espera lo inesperado porque ahí puede estar lo nuevo”. Estemos atentos a lo inesperado y a lo improbable porque pueden ser plausibles e indicarnos un nuevo rumbo salvador para la Tierra, nuestra Magna Mater y Casa Común.

En verdad nadie puede decir hacia dónde va la actual situación de la Tierra, convulsionada por la disputa entre un mundo unipolar dominado por USA y el mundo multipolar, que tiene a Rusia, a China y a los BRICS como principales actores. Hay peligro de agravamiento y de que la guerra comercial de Trump termine en una guerra real que sería aterradora para la biosfera y la vida humana.

En situaciones así, los cristianos se fortalecen en la esperanza de que no suceda todo esto fundándose en la fe en un Dios que se presentó como “un apasionado amante de la vida” (Sabiduría 11,26). Él es el Señor del destino de la historia general y de la vida humana. Y actúa con bondad y  misericordia.

*Leonardo Boff ha escrito Cuidar de la Casa Común: cómo retrasar el fin del mundo, Vozes 2024.

Traducción de María José Gavito Milano

Come ritardare la fine del mondo: una spiritualità ecologica

Leonardo Boff

Nella sua enciclica Fratelli Tutti, Papa Francesco propone un’alternativa al paradigma dominante del dominus (proprietario e signore), dell’essere umano come qualcuno che è al di fuori e al di sopra della natura, disponendone a suo piacimento come se ne fosse il proprietario. Questa visione è alla radice dell’attuale crisi globale. In considerazione di ciò, il Papa propone il paradigma del frater (fratello e sorella), dell’essere umano come parte della natura e, quindi, fratello e sorella di tutti gli altri esseri, creati dalla Madre Terra. Esso accompagna la fraternità universale, l’amore sociale e la cura perenne per la Madre Terra.

Questa attraversata è una forma per trovare una via d’uscita dalla crisi attuale, che minaccia il futuro della nostra civiltà. Per percorrere il sentiero della fraternità universale e dell’amore sociale, abbiamo bisogno di un’etica della cura della Madre Terra e di tutti i suoi figli e figlie.

Ma un’etica non basta. Dobbiamo andare più in profondità, là dove possono sorgere nuove idee salvifiche. È la spiritualità, come ha individuato bene Laudato Sì di Papa Francesco. Lì si dice che dobbiamo evocare “motivazioni che derivano dalla spiritualità per alimentare una passione per la cura del mondo” (n. 216).

Sia chiaro: spiritualità non è sinonimo di religiosità, sebbene la religiosità possa potenziare la spiritualità. La spiritualità nasce da un’altra fonte: dal profondo dell’essere umano. Oggi i pensatori e gli scienziati più autorevoli vedono la spiritualità come parte essenziale dell’essere umano, come la fisicità, la psiche, l’intelligenza, la volontà e l’affettività.

Neuro-linguisti, i nuovi bio-antropologi ed eminenti cosmologi come Brian Swimm, David Bohm, biologi come Watson e Collins e altri riconoscono che la spiritualità è parte dell’essenza umana. Siamo esseri naturalmente spirituali, anche se non siamo esplicitamente religiosi. Per questo si parla, specialmente negli Stati Uniti e nella new science, di spiritualità naturale che deve essere vissuta in tutte le fasi della vita, a cominciare dall’infanzia.

Questa porzione spirituale dentro di noi si rivela nella nostra capacità di amare, nella solidarietà, nella cooperazione, nella compassione, nella comunione e nella totale apertura all’altro, alla natura, all’universo, in una parola all’Infinito. La spiritualità fa intuire agli esseri umani che dietro tutte le cose c’è un’Energia potente e amorevole che sostiene ogni cosa e la mantiene aperta a nuove forme nel processo evolutivo. Alcuni cosmologi la chiamano la Fonte originaria di tutto l’essere. Io preferisco la formula: l’Essere che fa esistere tutti gli esseri.

Alcuni neurologi hanno identificato un fenomeno eccezionale. Ogni volta che si affrontano temi esistenziali legati a Dio e al Sacro, si osserva un’enorme accelerazione dei neuroni, da 9 a 30 hertz, nel lobo frontale del cervello. Loro, non i teologi, lo hanno chiamato il “punto di Dio nel cervello“. Proprio come abbiamo organi esterni attraverso i quali percepiamo la realtà circostante, gli occhi, le orecchie, la pelle, abbiamo un organo interno che è il nostro vantaggio evolutivo, di percepire quell’Essere che è alla base di tutti gli esseri, quella misteriosa Energia che li mantiene in esistenza.

Questa dimensione spirituale della nostra natura è stata soffocata dalla nostra cultura, che venera più il denaro della natura, il consumo individuale più della condivisione, che è più competitiva che cooperativa, preferisce l’uso della violenza al dialogo per risolvere i conflitti e ricorre alla minaccia e all’eventuale impiego di armi di distruzione di massa. Ma sono i valori legati al frater, alla fratellanza universale che, coinvolgendo la natura e l’umanità, potranno salvare la vita.

In quanto siamo esseri spirituali, possiamo renderci conto dei mali che stiamo facendo alla nostra Casa Comune. Di fronte al rischio della nostra stessa scomparsa, sorge la possibilità di fare un salto nella nostra coscienza e stabilire una nuova relazione di amore, di empatia e di cura per la Terra e gli altri esseri.

Come affermò il grande pensatore francese Edgar Morin, sempre preoccupato per la situazione ecologica della Terra: “La storia ha dimostrato ripetutamente che l’emergere dell’inaspettato e l’apparire dell’improbabile sono plausibili e possono cambiare il corso degli eventi”. Come disse un pre-socratico: “aspetta l’inaspettato perché in esso può risiedere il nuovo”. Prestiamo attenzione all’inaspettato e all’improbabile, perché possono essere plausibili e indicarci un nuovo cammino salvifico per la Terra, la nostra Magna Mater e Casa Comune.

In verità, nessuno può dire dove ci porterà l’attuale situazione della Terra, sconvolta dalla disputa tra un mondo unipolare dominato dagli Stati Uniti e un mondo multipolare, c Leonardo Boff

Nella sua enciclica Fratelli Tutti, Papa Francesco propone un’alternativa al paradigma dominante del dominus (proprietario e signore), dell’essere umano come qualcuno che è al di fuori e al di sopra della natura, disponendone a suo piacimento come se ne fosse il proprietario. Questa visione è alla radice dell’attuale crisi globale. In considerazione di ciò, il Papa propone il paradigma del frater (fratello e sorella), dell’essere umano come parte della natura e, quindi, fratello e sorella di tutti gli altri esseri, creati dalla Madre Terra. Esso accompagna la fraternità universale, l’amore sociale e la cura perenne per la Madre Terra.

Questa attraversata è una forma per trovare una via d’uscita dalla crisi attuale, che minaccia il futuro della nostra civiltà. Per percorrere il sentiero della fraternità universale e dell’amore sociale, abbiamo bisogno di un’etica della cura della Madre Terra e di tutti i suoi figli e figlie.

Ma un’etica non basta. Dobbiamo andare più in profondità, là dove possono sorgere nuove idee salvifiche. È la spiritualità, come ha individuato bene Laudato Sì di Papa Francesco. Lì si dice che dobbiamo evocare “motivazioni che derivano dalla spiritualità per alimentare una passione per la cura del mondo” (n. 216).

Sia chiaro: spiritualità non è sinonimo di religiosità, sebbene la religiosità possa potenziare la spiritualità. La spiritualità nasce da un’altra fonte: dal profondo dell’essere umano. Oggi i pensatori e gli scienziati più autorevoli vedono la spiritualità come parte essenziale dell’essere umano, come la fisicità, la psiche, l’intelligenza, la volontà e l’affettività.

Neuro-linguisti, i nuovi bio-antropologi ed eminenti cosmologi come Brian Swimm, David Bohm, biologi come Watson e Collins e altri riconoscono che la spiritualità è parte dell’essenza umana. Siamo esseri naturalmente spirituali, anche se non siamo esplicitamente religiosi. Per questo si parla, specialmente negli Stati Uniti e nella new science, di spiritualità naturale che deve essere vissuta in tutte le fasi della vita, a cominciare dall’infanzia.

Questa porzione spirituale dentro di noi si rivela nella nostra capacità di amare, nella solidarietà, nella cooperazione, nella compassione, nella comunione e nella totale apertura all’altro, alla natura, all’universo, in una parola all’Infinito. La spiritualità fa intuire agli esseri umani che dietro tutte le cose c’è un’Energia potente e amorevole che sostiene ogni cosa e la mantiene aperta a nuove forme nel processo evolutivo. Alcuni cosmologi la chiamano la Fonte originaria di tutto l’essere. Io preferisco la formula: l’Essere che fa esistere tutti gli esseri.

Alcuni neurologi hanno identificato un fenomeno eccezionale. Ogni volta che si affrontano temi esistenziali legati a Dio e al Sacro, si osserva un’enorme accelerazione dei neuroni, da 9 a 30 hertz, nel lobo frontale del cervello. Loro, non i teologi, lo hanno chiamato il “punto di Dio nel cervello“. Proprio come abbiamo organi esterni attraverso i quali percepiamo la realtà circostante, gli occhi, le orecchie, la pelle, abbiamo un organo interno che è il nostro vantaggio evolutivo, di percepire quell’Essere che è alla base di tutti gli esseri, quella misteriosa Energia che li mantiene in esistenza.

Questa dimensione spirituale della nostra natura è stata soffocata dalla nostra cultura, che venera più il denaro della natura, il consumo individuale più della condivisione, che è più competitiva che cooperativa, preferisce l’uso della violenza al dialogo per risolvere i conflitti e ricorre alla minaccia e all’eventuale impiego di armi di distruzione di massa. Ma sono i valori legati al frater, alla fratellanza universale che, coinvolgendo la natura e l’umanità, potranno salvare la vita.

In quanto siamo esseri spirituali, possiamo renderci conto dei mali che stiamo facendo alla nostra Casa Comune. Di fronte al rischio della nostra stessa scomparsa, sorge la possibilità di fare un salto nella nostra coscienza e stabilire una nuova relazione di amore, di empatia e di cura per la Terra e gli altri esseri.

Come affermò il grande pensatore francese Edgar Morin, sempre preoccupato per la situazione ecologica della Terra: “La storia ha dimostrato ripetutamente che l’emergere dell’inaspettato e l’apparire dell’improbabile sono plausibili e possono cambiare il corso degli eventi”. Come disse un pre-socratico: “aspetta l’inaspettato perché in esso può risiedere il nuovo”. Prestiamo attenzione all’inaspettato e all’improbabile, perché possono essere plausibili e indicarci un nuovo cammino salvifico per la Terra, la nostra Magna Mater e Casa Comune.

In verità, nessuno può dire dove ci porterà l’attuale situazione della Terra, sconvolta dalla disputa tra un mondo unipolare dominato dagli Stati Uniti e un mondo multipolare, con Russia, Cina e BRICS come attori principali. C’è il rischio che l’escalation e la guerra commerciale di Trump si concludano in una vera e propria guerra, che sarebbe terrificante per la biosfera e la vita umana.

In situazioni come questa, i cristiani si fanno forza nella speranza che tutto ciò non accada, perché si basano sulla fede in un Dio che si è presentato come “un appassionato amante della vita” (Sap 11,26). Egli è il Signore del destino della storia generale e della vita umana. E la sua volontà è di bontà e misericordia.

Leonardo Boff ha scritto Cuidar da Casa Comum: como protelar o fim do mundo, Vozes 2024.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

on Russia, Cina e BRICS come attori principali. C’è il rischio che l’escalation e la guerra commerciale di Trump si concludano in una vera e propria guerra, che sarebbe terrificante per la biosfera e la vita umana.

In situazioni come questa, i cristiani si fanno forza nella speranza che tutto ciò non accada, perché si basano sulla fede in un Dio che si è presentato come “un appassionato amante della vita” (Sap 11,26). Egli è il Signore del destino della storia generale e della vita umana. E la sua volontà è di bontà e misericordia.

Leonardo Boff ha scritto Cuidar da Casa Comum: como protelar o fim do mundo, Vozes 2024.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Due porte d’accesso all’etica: il maschile e il femminile

Leonardo Boff

Esistono attualmente diversi modelli etici che cercano di affrontare le questioni suscitate dalla complessità della vita contemporanea nel processo di unificazione planetaria, nonostante lo smantellamento del processo di globalizzazione economica perpetrato da Donald Trump, nell’interesse di un mondo unipolare, guidato dagli USA.

Alcuni modelli provengono dal passato, dalla tradizione aristotelico-tomista, assunti come riferimento teorico da un’istituzione importante come la Chiesa cattolica, fondata primariamente attorno al tema della giustizia, della sussidiarietà e dell’equità. Altri sono stati sviluppati nell’ambito della modernità, come l’etica kantiana del dovere. Oppure a partire dalla tradizione rivoluzionaria di stampo marxista-socialista, che enfatizza l’uguaglianza e la solidarietà. Altri sono elaborazioni recenti, come l’eco-socialismo democratico, tipico delle società complesse, in vista di pratiche sociali, tecnico-scientifiche ed ecologiche, che mettono in risalto il tema della responsabilità personale e collettiva, il rispetto del principio di precauzione, il riconoscimento dei diritti della natura e della Terra.

Tutti questi sistemi sono in qualche modo presenti nel nostro spazio culturale, corroborano la creazione di una pre-comprensione etica e costituiscono un fondo di riserva storica per ulteriori discussioni ed elaborazioni etiche.

Prendendo in considerazione tutta questa diligenza storica sul tema dell’etica, esiste ancora una corrente che segna il discorso etico da un punto all’altro e su cui siamo stati coscientizzati dal movimento femminista mondiale. Le femministe ci dicono che ci sono due porte d’accesso al discorso etico: la porta dell’uomo, attraverso la figura del padre e la porta della donna, attraverso la figura della madre.

È chiaro che, a partire dal Neolitico, viviamo ancora nell’era del padre e del patriarca. L’etica prevalente è stata formulata nel linguaggio dell’uomo che occupa lo spazio pubblico e detiene il potere. Egli si esprime attraverso principi, imperativi, norme, ordini e principalmente attraverso lo Stato di diritto con le sue istituzioni e culmina nel tema della giustizia. Usa come strumento di costruzione il logos, la ragione nelle sue varie forme.

La porta della donna è stata quasi del tutto silenziata o nemmeno è stata aperta del tutto. Si esprime attraverso l’affetto, la ricettività, le relazioni, l’estetica e la spiritualità e culmina con il tema della cura. Lo strumento di costruzione è il pathos o l’Eros, cioè la ragione sensibile o cordiale.

Effettivamente esiste un’esperienza di vita propria della donna e un’altra propria dell’uomo. Sebbene l’uomo e la donna siano reciproci, non sono riducibili l’uno all’altro, poiché presentano singolarità che emergono in tutti i campi, anche nei discorsi etici.

Oggi è tempo di avere un’esperienza etica più integrativa, che superi la peculiarità dell’etica maschile e che valorizzi i contributi che provengono dall’etica femminile. L’uomo e la donna insieme (animus/anima) permettono un’esperienza più ricca e totale dell’essere umano.

Pertanto, insieme alla voce della giustizia è importante ascoltare anche la voce della cura. Alcuni filosofi nordamericani hanno lavorato in modo approfondito su questo tema: Carol Gilligan (1982), Nel Noddings (2000), Annete C. Baier (1995) e M. Mayeroff (1971). Tra noi in Brasile spicca l’intera opera di Vera Regina Waldow (1993, 1998, 2006). Noi stessi in Saber cuidar (1994) indichiamo le dimensioni del maschile (lavoro) e del femminile (cura) come fondatrici di modi di esistere e di vivere eticamente.

Tuttavia, conviene chiarire fin da subito che le questioni della giustizia e della cura non sono di esclusiva competenza dell’uomo o della donna. L’uomo e la donna sono solo porte d’accesso. Entrambi costituiscono l’essere umano, maschile e femminile. Per questo motivo il maschile non può essere identificato con l’uomo e ridotto a lui solo. Allo stesso modo il femminile, con la donna. Entrambi sono portatori della dimensione dell’animus e della dimensione anima, in altre parole del femminile e del maschile contemporaneamente, ma ciascuno in modo diverso e singolare (Boff-Muraro 2002).

Quindi, la cura (femminile) riguarda l’uomo, così come la giustizia (maschile) riguarda la donna. Entrambi, a modo loro, realizzano la giustizia e la cura, anche se la giustizia acquisisce maggiore visibilità negli uomini, che ne sono quindi i principali promotori, e la cura acquisisce maggiore densità nelle donne, che ne sono quindi le principali portatrici (Gilligan, 1982,2).

In ragione di questa inclusione, le filosofe femministe insistono nel dire che il tema della cura e rispettivamente della giustizia non sono temi di genere, bensì questioni che riguardano la totalità dell’essere umano (Noddings 1984).

Oggi, di fronte al generale clamore ecologico, giustizia e cura, uomo e donna devono, come mai prima nella storia, darsi la mano e camminare insieme, contribuendo ciascuno a contrastare le minacce che gravano sulla vita sul pianeta Terra. Abbiamo bisogno di giustizia sociale di fronte all’immenso numero di persone povere e miserabili e di giustizia ecologica di fronte all’aggressione sistematica che il nostro modello di produzione industriale/consumistico pratica contro la natura e gli eco-sistemi.

Allo stesso tempo, dobbiamo prenderci cura dei milioni di persone che sono afflitte e relegate ai margini, in termini di relazioni rispettose, salute e inclusione sociale. È altrettanto urgente prendersi cura della Terra ferita e preservare i beni e i servizi naturali che garantiscono la nostra sopravvivenza su questo pianeta.

Spetta alla nostra generazione e a quelle future, prendere coscienza dell’importanza della cooperazione tra uomo (animus) e donna (anima), per non essere insieme gli ultimi a salvare la vita sul pianeta Terra. Giustizia e cura ci possono garantire che avremo ancora un futuro.

Leonardo Boff ha scritto Saber cuidar: ética do humano-compaixão pela Terra, Vozes 2000.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)