Il golpe del 2016 ha interrotto la costruzione del Brasile

Osservatore attento ai processi e di trasformazioni dell’economia mondiale in contrappunto con quella Brasiliana, Celso Furtado, uno dei nostro migliori nomi in economia politica, ha scritto in un suo libro Brasile: la costruzione interrotta (1993):

“In mezzo millennio di storia, partendo da una costellazione di fattorie, di popolazione indigene miserabili, di schiavi trapiantati da un altro continente, di avventurieri europei e asiatici in cerca di un destino migliore, siamo arrivati a formare un popolo straordinario per polivalenza culturale, un paese che non ha confronti quanto ad ampiezza territoriale e omogeneità linguistica e religiosa. Ma ci manca l’esperienza di prove cruciali, come le conoscono altri popoli la cui sopravvivenza è arrivata a essere minacciata. Noi non ignoriamo che il tempo storico si accelera e che il computo di questo tempo si fa contro di noi. Si tratta di sapere se abbiamo un futuro come nazione che conta nella costruzione del devenire umano. Oppure se prevarranno le forze che si impegnano a interrompere il nostro processo storico di formazione di uno Stato-nazione” (Paz e Terra, Rio de Janeiro 1993, p.35).

L’attuale società brasiliana, bisogna riconoscerlo, ha conosciuto progressi significativi sotto i governi del Partido dos Trabalhadores (PT) e dei suoi alleati. Mai era avvenuta in passato una cosa del genere nelle fasi storiche egemonizzate dalle oligarchie tradizionali che sempre avevano mantenuto i poteri dello Stato, mai avevano avuto un progetto di nazionalità, ma solamente il proposito corporativo di arricchimento illimitato. Ora in un Stato post–democratico e di eccezione sta avvenendo celermente lo smontaggio di queste politiche con aumento delle sofferenze del popolo.

Ci siamo avvicinando a quello che Celso Furtado chiamava “prove cruciali”. Forse come mai prima in passato nella nostra storia, abbiamo raggiunto questo livello critico delle “prove” come attualmente dopo il golpe del 2016. Data l’accelerazione della storia, spinta dalla crise sistemica mondiale, saremo forzati a prendere una decisione: o approfittiamo delle opportunità di questo momento, riaffermando la nostra sovranità e garantendo il nostro futuro autonomo oppure le sciupiamo e vivremo trascinati al distino sempre deciso da loro che vogliono condannarci a essere soltanto il fornitori dei prodotti della natura e ancora una volta ricolonizzarci.

Noi non possiamo accettare questa strana divisione internazionale del lavoro. Dobbiamo riprendere il sogno di alcuni dei nostri migliori analisti del calibro di Darcy Ribeiro, Luiz Gonzaga de Souza Lima e de Celso Furtado, de Jessé Souza insieme ad altri che avevano proposto una reinvenzione o sia la rifondazione del Brasile su basi nostre, gestite dal nostro saggio di civiltà, talmente ingrandito e riconosciuto mondialmente.

Questi desiderata sono stati profondamenti feriti dal golpe parlamentare che dietro di loro stanno i classi dominanti internazionalizzate che tentano di imporre un’agenda politica di un neoliberalismo radicale che restituisca a loro i previlegi storici, minacciati dalle politiche sociali popolari che hanno strappato alla miseria e alla invisibilità milioni di Brasiliani poveri.

Il sogno di una reinvenzione e rifondazione del Brasile non può andare perduto e nemmeno sepolto dalla voracità distruttrice dei padroni della ricchezza, del potere e del sapere. Il tempo utile è già passato. È cresciuta una nuova coscienza politica, specialmente dei movimenti sociali popolari che si contano a centinaia. E qui la questione è ancora la stessa: che Brasile vogliamo (cf. L.Boff, Concludere la rifondazione o pure prolungare la dipendenza, 2018)? come andiamo a costruirlo insieme? Con quali forze e alleati possiamo contare per questo compito gigantesco?

Potranno questi fungere da levatrici di una cittadinanza nuova-la co-cittadinanza e la cittadinanza ecologica e terrestre- che articola il cittadino con lo Stato, il cittadino con un altro cittadino, quella nazionale e quella mondiale, che aiuta così a modellare il divenire umano? O esse diventeranno complici di quelli forze che non sono interessati alla costruzione del progetto-Brasile perché si propongono di inserire Brasile nel progetto mondo globalizzato in posizioni subalterne e dipendente con i vantaggi ricavati. Questo è infatti il progetto di coloro che hanno fatto il golpe parlamentare, giuridico e mediatico nel 2016.

La attuale crisi Brasiliana ci spinge a decidere non quale partito appoggiamo, ma da che parte staremo. La situazione è urgente, poiché, come avvertiva preoccupato Celso Furtado: “tutto indica che non è differibile l’operazione progetto nazionale” (op.cit. 35). Ma non vogliamo accettare come fatale questa severo avvertimento. Ancora c’è spazio, in queste elezioni, per cambiamenti che possono riorientare nuovamente il paese sul sentiero giusto specialmente adesso che con la crisi ecologica si ha trasformato in un peso decisivo della bilancia e dell’equilibrio dal pianeta Terra. È importante a credere nella nostra missione planetaria.

Tutto sta a reclamare una rifondazione del Brasile su altri basi perché quelle attuali sono anti-popolo, costruite da persone che non rispettano la natura, sfruttatrice dei beni pubblici, violatrice della sovranità nazionale e negatrice di un futuro migliore.

Leonardo Boff escreveu: Brasil, Concluir a refundação ou prolongar a dependência, Vozes 2018.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

Riscattare un minimo di democrazia contro lo stato post-democratico

La democrazia nel nostro paese e in generale nel mondo soffre di una pericolosa erosione. Il giudice di diritto di Rio di Janeiroe professore universitario Rubens Casara (O Estado pós-democrático, Rio 2018), è stato uno dei primi a denunciare l’insorgenza di un “post-Stato democratico” vale a dire uno “Stato” (se così possiamo ancora chiamarlo) che rompe il legami con il patto sociale configurato nella Costituzione e con le leggi e si regge sull’autoritarismo, sull’arbitrio e sulla violenza verso la società, soprattutto verso i più vulnerabili. In Brasile tutto questo sta lentamente avvenendo. Un Supremo Tribunale Federale (STF) senza grandezza e estraneo alla gravità di quello che sta succedendo, lascia passare tutto perfino la violazione del sacro santo precetto della presunzione di innocenza fino a quando non venga comprovata la materialità del crimine ( caso Lula).

La lotta adesso consiste nel ricupero della democrazia, sia pure di quella a bassa intensità, per evitare la dissoluzione del patto sociale che ci permette un minimo di convivenza. caso contrario, entreremmo nel caos e nella barbarie come già si nota in alcuni luoghi in Brasile di grande violenza.

Non smetteremo di reclamare, come fanno i movimenti sociali di base una democrazia partecipativa e popolare che gli Andini ci stanno insegnando con il loro ideale del “vivere bene e convivere bene”, inaugurando per la prima volta in tutto il mondo il costituzionalismo ecologico che inserisce nella Lei Maior i diritti della natura e della Madre Terra (Pacha Mama). Con ciò anticipano quello che sarà sicuramente il nuovo patto naturale articolato con quello sociale della futura società mondiale, se prima non l’avremo distrutta.

Ricorderemo sempre le lezione del grande giurista e filosofo Norberto Bobbio con la sua democrazia con valore universale da essere vissuto in famiglia, nella comunità, nel scuola, nei sindacati, nei partiti e nell’Stato. È morto con una profonda frustrazione davanti alla violenza del terrorismo, perfino dello Stato, negli U.S.A.

Non possiamo perdere il sogno del grande amico del Brasile Boaventura de Souza Santos con la sua democrazia senza fine. Essa è senza fine perché è un progetto aperto che sempre può essere arricchito a seconda della maggiore o minore partecipazione umana e la responsabilizzazione che i cittadini accettano di assumere via via nella costruzione del bene comune e del ben viver e convivere e ridefinire le sue relazioni con la natura nella forma di sinergia, di cooperazione e di cura.

Inoltre, la democrazia come sistema aperto fa sì che potremo stare camminando in direzione di una super democrazia planetaria secondo le affermazione del grande consigliere di Mitterrand, Jacques Attali (Per una breve storia del futuro, 2008). Questo forma di democrazia sarà l’alternativa salvatrice davanti a un super conflitto che, lasciato a corsa sfrenata, potrà porre a rischio la specie umana. Questa super democrazia risulterà da una coscienza planetaria collettiva che si rende conto della specie umana, abitando in un’unica Casa Comune, nel pianeta Terra, piccolo, e con beni e servizi naturali scarsi super consumista e sovrappopolato e sotto la minaccia di cambiamenti climatici che stanno raggiungendo la biosfera, la biodiversità e noi stessi.

La Carta da Terra utilizza due espressioni che segnalano il nuovo paradigma di civiltà: raggiungere “un modo di vita sostenibile” (n. 14) e “la sussistenza sostenibile di tutti gli esseri”. Qui emerge un disegno ecologico, voglio dire, un’altra forma di organizzare la relazione con la natura, il flusso della energia e le forme di produzione e di consumo che vadano incontro alla necessità umana, che ci permettano di essere più con meno e che favoriscano la rigenerazione della vitalità della terra.

Infine, io da parte mia, frutto degli studi in cosmologia e ecologia, ho proposto una democrazia socio-ecologica il ponto più avanzato della integrazioni dell’essere umano con la natura. Essa si inscriverebbe dentro al nuovo paradigma cosmologico dentro al quale si situano pure la natura e la società e ogni persona individualmente.

Sarà una civiltà biocentrata che restituirà l’equilibrio perduto alla Madre Terra e garantirà il futuro della nostra civiltà. Tutti, compresa la intera natura, saremo cittadini, abitando con attenzione e gioia la Casa Comune.

*Leonardo Boff ha scritto Como cuidar da Casa Comum, Vozes 2017.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato

Crisi politica e delusione generale

Uno degli effetti perversi della nostra crisi nazionale è senza dubbio la delusione che sta contaminando la maggioranza delle persone. Questa nasce dallo sgomento di non intravedere nessun orizzonte dal quale si possa intravedere una tavola di salvezza. Emerge la società del spossatezza e della perdita della gioia di vivere.

Sono le conseguenza dell’assenza del senso, che tutto continuerà con la stessa logica, fatta di corruzione, falsificazione di notizie (fake news) della realtà, maldicenza generalizzata, il dominio dei potenti sulle masse abbandonate alla propria sorte.

Pertanto, oltre alle molteplici crisi che ci opprimono e ci fanno soffrire, abbiamo anche un’oscura minaccia di natura ecologica.

In questo contesto ritornano i pensieri di stampo nichilista come quello del Nobel in biologia Jacques Monod: “E’ superfluo cercare un senso oggettivo dell’esistenza, perché semplicemente non esiste. Gli Dei sono morti, “l’uomo è solo a questo mondo” (Il caso e la necessità, Vozes 1979, p.108). Oppure il famoso C. Levy Straus che tanto amava il Brasile ha lasciato scritto nel suo mirabile Tristi tropici (1955: “il mondo ha cominciato senza l’uomo e terminerà senza di lui. Le istituzioni e le usanze che io avrò trascorso la vita intera a inventariare e a comprendere sono un fiorire passeggero di una creazione in relazione alla quale esse hanno senso, se non, forse, quello che permette all’umanità disimpegno dal suo ruolo” (n. 477).

Ma sarà che l’essere umano è come un orologio che va al contrario? Questo funziona da sé e va avanti secondo meccanismi interni ma l’essere umano non è un orologio. Esso funziona correttamente quando si trova in sintonia permanente con il Tutto che lo avvolge da tutti e lo oltrepassa. Pertanto, dobbiamo lasciare da parte ogni antropocentrismo e assumere una lettura più olistica del senso della vita.

Diverso il pensiero del fisico britannico Freeman Dyson (*1923): “Quanto più io esamino l’universo e i dettagli della sua architettura, e più trovo evidenze che l’universo sapeva che un giorno, in futuro, noi esseri umani saremmo nati” (Disturbing the Universe, 1979, p. 250). Quasi con le stesse parole lo dice il maggior cosmologo attuale, Brian Swimme (The Universe Story, 1996, p. 84).

Le tradizioni spirituali e religiose sono un inno al senso della vita e del mondo. Per questo osservava il grande studioso delle utopie Ernst Bloch nei suoi due grossi volumi Il principio speranza: “dove c’è religione c’è sempre speranza”.

La questione del senso è improcrastinabile. Cito qui il più critico dei filosofi, Immanuel Kant. “Che lo spirito umano abbandoni definitivamente le interrogazioni metafisiche (del senso dell’essere e dell’esistenza) è tanto inverosimile quanto sperare che noi, per non respirare un’aria inquinata, lasciassimo, una volta per tutte, di respirare” (Prolegomena zu einer jede kunftigen Metaphysik, A 192, Vol. 3, p. 243).

Perché il Cristo del Corcovado si è nascosto dietro le nuvole, non significa che abbia smesso di esistere. Lui sta là in cima alla montagna, allargando le sue braccia e benedicendo la nostra sofferta popolazione.

Nel Brasile di oggi dobbiamo recuperare la speranza che l’eredità finale della presente crisi sarà la configurazione di un altro tipo di Stato, di politica e di partiti, di giustizia e perfino del destino stesso del Paese.

Termino con il profeta Geremia vissuto al tempo della schiavitù di Babilonia sotto il Re Ciro. Gli abitanti di Babilonia prendevano in giro i giudei perché non cantavano più le loro canzoni e, scoraggiati, appendevano i loro strumenti ai rami dei sicomori. Domandarono a Geremia: “Tu hai speranza?” Al che egli rispose: “Io ho speranza che il Re Ciro, con tutto il suo potere, non potrà impedire la nascita del sole”. E io aggiungerei non potrà impedire l’amore e i figli che da lì nasceranno e rinnoveranno la specie umana.

Simile speranza nutriamo noi, che quelli che hanno provocato questa crisi, che hanno strappato la Costituzione e non hanno seguito i dettami della giustizia, non prevarranno. Usciremo più purificati, più forti e con un senso maggiore del destino a cui il nostro paese è chiamato a beneficio di tutti, cominciando dai più poveri e per l’intera umanità.

*Leonardo Boff, teologo e filosofo ha scritto: Concluir a Refundação ou prolongar a dependência, Vozes 2018.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

 

Il neo–fascismo, ondata planetaria

Il fascismo è una derivazione del fondamentalismo portata all’estremo, con ampia tradizione in quasi tutte le culture. S.Huntington nella sua discussa opera, Scontro di civiltà, denuncia l’Occidente come uno dei più violenti fondamentalisti. Immagina che la sua cultura è la migliore del mondo, possiede la religione migliore l’unica vera, la miglior forma di governo, la democrazia, il migliore apparato tecnico scientifico che ha cambiato la faccia del pianeta e che ha dato la capacità di distruggere tutti gli esseri umani e parte della biosfera con le sue armi letali.
Conosciamo il fondamentalismo Islamico, e altri della chiesa cattolica ufficiale che ancora credono che la loro è l’unica e esclusiva chiesa di Cristo, e che fuori di questa non c’è salvezza. Tale visione erronea apre la strada alla demonizzazione e per fino alla persecuzione di altre denominazioni cristiane e non cristiane. Grazie a Dio adesso abbiamo un Papa ragionevole e di buonsenso che rende nulle tali distorsioni.
Tutti coloro che pretendono essere portatori esclusivi della verità è condannato a essere fondamentalista e a chiudersi in sé stessi, senza dialogo con altri.
Qui è opportuno ricordare le parole di un grande poeta spagnolo, Antonio Machado: “Non è la tua verità ma la verità, vieni insieme a me a cercarla”.
Il fascismo è nato e nasce in un determinato contesto di anomia, disordine sociale e crisi generalizzata. Spariscono le certezze e le leggi in vigore si indeboliscono. La società e gli individui hanno difficoltà a vivere in tale situazione. Scienziati del settore sociale e storici come Eric Vogelin (Order and History,195; L. Götz, Entstehung der Ordnung 1954; Peter Berger, Rumor de Anjos: la società moderna e la riscoperta del soprannaturale,1973), hanno mostrato che gli esseri umani possiedono una tendenza naturale all’ordine. Là dove arrivano stabiliscono ordine e il loro habitat. Quando questo hábitat si degrada, si usa comunemente la violenza per stabilire un certo ordine, senza il quale non si forma la coesione sociale di convivenza.
La nicchia del fascismo incontra in questo disordine la sua fonte. Così alla fine della prima guerra mondiale nacque caos sociale specialmente in Germania e in Italia. L’uscita fu l’istaurazione di un sistema autoritario, di dominazione che monopolizzò la rappresentazione politica con l’aiuto di un unico partito di massa gerarchicamente organizzato, inquadrando tutte le istanze quella politica, quella economica e la cultura in un’ unica direzione. Questo fu possibile mediante un capo (Führer in Germania e il Duce in Italia) che organizzarono un stato autoritario e di terrore.
Come legittimazione simbolica si coltivavano i miti nazionali, gli eroi del passato e le antiche tradizioni generalmente in una cornice di grandi liturgie politiche inculcavano l’idea di rigenerazione nazionale. Specialmente in Germania i seguaci di Hitler si investirono della convinzione che la razza tedesca bianca è superiore a tutte le altre con il diritto di sottomettere e perfino di eliminare le razze inferiori.
La parola fascismo fu usata per la prima volta da Benito Mussolini nel 1915 mentre si creava il gruppo “Fasci di azione rivoluzionario”. Il fascismo deriva dalla parola Fascio (fasci) di verghe, strettamente legate tra di loro, con una scure fissata di fianco: una verga può essere spezzata, un fascio, difficilmente. Nel 1922/23 fondò il partito nazionale fascista che durò fino alla sconfitta, 1945. In Germania si stabilì a partire dal 1933 con Adolf Hitler che quando diventò cancelliere creò il nazionalsocialismo, il partito nazista che impose al paese una dura disciplina, spionaggio totale e terrore di Stato.
Il fascismo si presentò come anti comunista e anti capitalista, come una corporazione che supera le classi e crea una totalità sociale stretta. La vigilanza e la violenza diretta e il terrore e lo sterminio degli oppositori sono caratteristiche del fascismo storico di Mussolini e di Hitler e sono presenti anche nel Neo Fascismo.
Il fascismo non è mai sparito totalmente. Sempre ci sono gruppi mossi da un ideale archetipico fondamentale che pretende ordine a tutti i costi e in qualsiasi modo. È il Neo-fascismo attuale. Oggi in Brasile c’è una figura più ridicola che ideologica che propone il fascismo in nome del quale giustifica la violenza, la difesa della tortura e dei torturatori, della omofobia di altre deviazioni sociali. Sempre in nome di un ordine che deve essere forgiato contro l’attuale disordine vigente usando la violenza.
Il fascismo è stato sempre criminale. Creò la Shoà (eliminazione milioni di Ebrei). Usò la violenza come una forma di relazionarsi con la società per lungo tempo. La perversione maggiore della socialità umana. In Brasile non sarà differente. Qui non avrà l’opportunità di imporsi por el radicalismo che rapresenta.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato