Una Chiesa samaritana e custode della vita

                   Leonardo Boff *

Prima di affrontare questo argomento, vorrei fare due osservazioni:

  • La prima: quale messaggio vuole comunicarci Madre Terra con l’intrusione del Coronavirus che ancora persiste con altre varianti?
  • La seconda: il confronto tra due paradigmi di civiltà: il dominus e il frater: qual è il loro significato per l’attuale crisi generale.

Andiamo alla prima osservazione: oltre ai vaccini e a tutte le precauzioni contro la diffusione del virus, dobbiamo chiederci: da dove viene il virus? Tutto sembra indicare che il virus sia un contrattacco della Madre Terra a seguito dell’aggressione secolare che il processo industrialista e le grandi corporate con i loro dirigenti le hanno fatto, devastando interi ecosistemi per l’accumulo di beni materiali.

Abbiamo toccato i limiti ecologici della Terra al punto da aver bisogno di più di un pianeta e mezzo per soddisfare i consumi e soprattutto il sontuoso consumismo di una piccola porzione di umanità.

La Madre Terra vuole dirci: finitela con questo tipo di relazione violenta contro di me, che tutti i giorni vi do tutto ciò di cui avete bisogno per vivere. Altrimenti, arriveranno altri virus più dannosi ed eventualmente il Grande Virus (The Next Big One) contro il quale i vaccini saranno inefficaci e gran parte della biosfera potrebbe essere pericolosamente colpita. Oppure arriveranno altri eventi estremi, come grandi catastrofi ecologiche e sociali.

Tutto indica che questo messaggio non viene ascoltato dai capi di Stato, dai dirigenti delle grandi corporate multinazionali e dalla popolazione in generale. Se lo ascoltassero, dovrebbero cambiare il loro modo di produrre, di realizzare profitti assurdi e rinunciare ai loro privilegi.

Bisogna riconoscere che il Covid-19 è caduto come una meteora bassa sul capitalismo neoliberista, smantellandone i suoi mantra: profitto, accumulazione privata, concorrenza, individualismo, consumismo, stato minimo e privatizzazione delle imprese e dei beni pubblici.

Tuttavia, ha posto inequivocabilmente il dilemma: vale di più il profitto o la vita? Dobbiamo salvare l’economia o salvare vite umane? Se avessimo seguito tali mantra, saremmo tutti in pericolo.

Ciò che ci ha salvato è stato ciò che manca al capitalismo: la centralità della vita, la solidarietà, la cooperazione, l’interdipendenza tra tutti, la generosità e la cura reciproca per la vita di ciascuno e per la natura.

Seconda osservazione: l’attuale caos sanitario, ecologico, sociale, politico e spirituale è il dispiegarsi del paradigma che ha dominato gli ultimi tre secoli della nostra storia, ormai globalizzata. I padri fondatori della modernità del secolo XVII intendevano l’essere umano come il dominus, maître et possesseur (Descarte) della natura e non come parte di essa. Per loro la Terra non ha finalità e la natura non ha valore in sé, ma solo subordinata agli esseri umani che possono disporne a piacimento. Questo paradigma ha cambiato la faccia della Terra, ha portato benefici innegabili, ma nella loro impazienza di dominare tutto hanno creato il principio dell’autodistruzione, di se stessi e della natura con armi chimiche, biologiche e nucleari. La fine del mondo non è più questione di Dio, ma dell’essere umano che si è appropriato della propria morte. Siamo arrivati ​​a un punto tale che il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterrez, ha detto di recente alla COP in Egitto sul cambio di regime climatico dovuto al riscaldamento globale che cresce inaspettatamente: “O facciamo un’alleanza climatica o un’alleanza di suicidio collettivo ” .

Di fronte al paradigma del dominus, papa Francesco nella citata enciclica Fratelli tutti propone un altro paradigma: quello del frater, quello del fratello e della sorella, quello della fraternità universale e dell’amicizia sociale (n. 6; 128). Sposta il centro: da una civiltà tecnico-industriale, antropocentrica e individualista a una civiltà della solidarietà, della conservazione e della cura di ogni vita.

Sappiamo dai dati scientifici che tutti gli esseri viventi condividono lo stesso codice genetico di base, i 20 aminoacidi e le stesse quattro basi azotate, dalla cellula più primitiva di 3,8 miliardi di anni, passando per i dinosauri, per i cavalli e lasciandocelo in eredità. È per questo che siamo di fatto, e non retoricamente o misticamente, fratelli e sorelle. Ciò è riaffermato dalla ‘Carta della Terra’, come dalle due encicliche ecologiche di Papa Francesco.

Questi due paradigmi sono oggi altamente contrapposti. Seguendo il paradigma del signore e padrone che usa il potere per dominare tutto, fino alle ultime dimensioni della materia e della vita, camminiamo certamente verso un armageddon ecologico, con il rischio di sterminare la vita sulla Terra. Sarebbe solo la giusta punizione per le offese e le ferite che abbiamo inflitto alla Madre Terra durante secoli e secoli. Lei continuerà il suo corso intorno al sole, ma senza di noi.

Con il cambiamento verso il paradigma del frater, del fratello e della sorella, si apre uno spiraglio di salvezza. Andiamo a superare la visione apocalittica della minaccia della fine della specie umana, per una visione di speranza con cui possiamo e dobbiamo cambiare rotta ed essere effettivamente fratelli e sorelle all’interno della stessa Casa Comune, compresa la natura. Sarebbe una gloria vivere e vivere con l’ideale andino, del bien viver in armonia tra gli umani e con tutta la natura.

Questo è il contesto in cui deve collocarsi l’azione della Chiesa, che intenda essere samaritana e custode di tutto ciò che esiste e vive.

Il Papa Francesco di Roma, ispirandosi all’altro Francesco, quello di Assisi, si è reso conto della gravità della drammatica situazione del sistema-Terra e del sistema-vita. Lui ha formulato una risposta. Nella Laudato Sì: come prendersi cura della Casa Comune, ha invitato tutti a una conversione ecologica globale”(n.5), anche “a una passione per la cura del mondo”…”una mistica che ci incoraggia, ci spinge, alimenta e dà senso all’agire personale e comunitario” (n.216). Nella Fratelli tutti è stato ancora più radicale: “siamo sulla stessa barca, o ci salviamo tutti o nessuno si salverà” (n. 32).

Credo che gli elementi delle due encicliche ecologiche di Papa Francesco possano servire da ispirazione.

La prima cosa è per la missione [della Chiesa] di essere samaritana e custode di tutta la vita. Ma da dove cominciare? Qui il Papa rivela il suo atteggiamento di fondo, ripetuto spesso negli incontri con i movimenti sociali, sia a Santa Cruz de la Sierra in Bolivia sia anche a Roma:

  «Non aspettatevi niente dall’alto perché c’è sempre qualcosa di uguale o anche di peggio; cominciate da voi stessi», «dal basso, da ognuno di voi, per lottare per ciò che c’è di più concreto e locale, fino all’ultimo lembo del paese e del mondo» (Fratelli Tutti n.78). Il Papa suggerisce ciò che oggi è in prima linea nel discorso ecologico globale: lavorare il territorio, il bio-regionalismo che consente una vera sostenibilità, con l’agro-ecologia, una democrazia popolare e partecipativa che umanizzi le comunità e articoli il locale con l’universale (Fratelli Tutti n. 147).

Di pari passo con la parabola del buon samaritano, compie un’analisi rigorosa dei vari personaggi che compaiono sulla scena e li applica all’economia politica, culminando nella domanda: «con chi ti identifichi (con l’uomo ferito sulla strada, con il sacerdote, con il levita o con lo straniero, il samaritano, disprezzato dai giudei? Questa domanda è dura, diretta e decisiva. Con chi di loro ti assomigli? (Fratelli Tutti n.64) Il Buon Samaritano diventa modello di amore sociale e politico (n. 66).

Come mai prima nella storia, la Chiesa, sia locale o universale, deve mostrarsi samaritana perché milioni e milioni sono caduti sulle strade, come i 33 milioni di affamati in Brasile o che muoiono di malattie causate dalla fame. È crudele constatare che l’1% dell’umanità possiede più ricchezza di 4,6 miliardi di persone. Loro sono crudeli e spietati…

Le Chiese si sono dimostrate samaritane, soprattutto con i più vulnerabili. Un’immensa ondata di solidarietà si è manifestata nei movimenti cristiani che hanno offerto centinaia di tonnellate di prodotti agro-ecologici e milioni di piatti di cibo agli emarginati delle periferie urbane.

Curiosamente, il Papa Francesco, nell’arco del nuovo paradigma della fraternità universale e dell’amore sociale, dà un significato politico a dimensioni che sono sempre state trattate nel campo della soggettività, come la tenerezza, la cura e la gentilezza. Afferma che «in politica c’è posto per l’amore con tenerezza: verso i più piccoli, i più deboli, i più poveri; loro devono ammorbidirci e avere il ‘diritto’ di riempire la nostra anima e il nostro cuore; sì, sono nostri fratelli e sorelle e come tali dobbiamo amarli e trattarli cosi» (Fratelli Tutti n.194)

Lui si chiede cosa sia la tenerezza e risponde: «è l’amore che si fa vicino e concreto; è un movimento che viene dal cuore e arriva agli occhi, alle orecchie, alle mani» (Fratelli Tutti n.196).

Allo stesso modo, definisce la gentilezza nel suo aspetto politico, che significa «uno stato d’animo che non è duro, aspro, maleducato, ma affabile, gentile, che sostiene e conforta. La persona che possiede questa qualità aiuta gli altri a rendere la loro esistenza più sopportabile” (Fratelli Tutti n.223). Questa è una sfida per i politici, rivolta anche ai vescovi e sacerdoti: fare una rivoluzione della tenerezza. Allo stesso modo, lui vede la solidarietà come un modo per “prendersi cura della fragilità umana” (Fratelli Tutti n.115).

L’essenza della Chiesa, le cui radici si trovano nella comunione delle tre Persone divine, risiede nella communio e non nella sacra potestas. Il Papa Francesco, soprattutto nella Laudato Sì, lo traduce in termini di ecologia moderna e fisica quantistica: un filo conduttore percorre tutto il testo, sostenendo «che tutto è in relazione e nulla esiste al di fuori della relazione» (LS n.117;120).

La missione della Chiesa è costruire ponti, ponti affettivi tra tutti e con la natura. È ricostruire le relazioni interrotte dall’individualismo della cultura del capitale. Infatti, la bio-antropologia e la psicologia evolutiva hanno chiarito che l’essenza specifica dell’essere umano è cooperare e relazionarsi con tutti. Non esiste un gene egoista, formulato da Dawkins alla fine degli anni ’60 del secolo scorso senza alcuna base empirica. Tutti i geni sono correlati tra loro e all’interno delle cellule. In questo senso, l’individualismo, valore supremo della cultura del capitale, è innaturale e non ha alcun supporto biologico.

Un altro punto fondamentale della missione samaritana della Chiesa è la cura di tutto il creato. La cura essenziale appartiene a tutti gli esseri viventi e, secondo l’antica favola della cura, dello schiavo Igino, approfondita da Martin Heideger nel suo ‘Essere e Tempo’, la cura è l’essenza dell’umano senza la quale nessuno sopravvivrebbe.

La cura è anche una costante cosmologica: le quattro forze che sostengono l’universo (gravitazionale, elettromagnetica, nucleare debole e nucleare forte) agiscono sinergicamente con estrema cura, senza la quale non saremmo qui a riflettere su queste cose.

La cura presuppone una relazione amichevole della vita, protettiva di tutti gli esseri perché li vede come un valore in sé, indipendente dall’uso umano. È stata l’incuria nei confronti della natura, devastandola, che ha fatto sì che i virus perdessero il loro habitat, conservatosi per migliaia di anni, e si trasmettessero agli esseri umani. L’eco-femminismo ha dato un contributo significativo alla conservazione della vita e della natura con l’etica della cura, perché la cura acquista una densità speciale nelle donne.

Un altro punto fondamentale nella missione della Chiesa è la solidarietà. È al centro della nostra umanità ed è di per sé un valore ecclesiologico, come si può vedere nelle comunità della Chiesa primitiva.

I bio-antropologi ci hanno rivelato che, quando i nostri antenati antropoidi cercavano il loro cibo, non lo mangiavano isolatamente. Loro lo portavano nel gruppo e servivano tutti a cominciare dai più piccoli, poi i più vecchi e poi tutti gli altri. Da qui nacque la commensalità e un senso di cooperazione e solidarietà. È stata la solidarietà che ci ha permesso di fare il salto dall’animalità all’umanità. Ciò che valeva ieri vale anche oggi.

Questa solidarietà non esiste solo tra gli umani. È un’altra costante cosmologica: tutti gli esseri convivono, sono coinvolti in reti di relazioni di reciprocità e solidarietà affinché tutti possano aiutarsi a vivere e co-evolvere. Anche i più deboli, con la collaborazione degli altri, sopravvivono, hanno il loro posto nel gruppo degli esseri e co-evolvono.

Il sistema del capitale non conosce la solidarietà, solo la concorrenza che produce tensioni, rivalità e una vera e propria distruzione degli altri concorrenti, basandosi su una maggiore accumulazione.

Oggi il più grande problema dell’umanità non è economico, né politico, né culturale, né religioso, ma la mancanza di solidarietà con gli altri esseri umani che sono al nostro fianco. Il capitalismo non ama le persone, solo la loro capacità di produzione e consumo.

Come cristiani, seguendo Gesù, dobbiamo fare del fatto della solidarietà essenziale una scelta cosciente: solidarietà con gli ultimi e invisibili, con coloro che non contano per il sistema vigente e sono considerati come zeri economici, sacrificabili. Qui sta la base spirituale e teologica della Teologia della Liberazione, il cui asse centrale è l’opzione per i poveri, contro la loro povertà e in favore della loro liberazione.

Qual è il progetto sociale sognato da Papa Francesco, basato sulla fraternità universale e sull’amore sociale? Ciò che risulta dai suoi testi e dalle sue dichiarazioni è una società bio-centrica. La vita con tutta la sua diversità non è più centrale. L’economia e la politica sono al vostro servizio perché questa vita si mantenga sulla Terra, la Terra sia intesa come Madre viva e generosa.

Tutto questo non può essere solo un progetto formulato intellettualmente con tutte le risorse tecniche e scientifiche a nostra disposizione. Dobbiamo incorporare qualcosa di fondamentale: la ragione cordiale o sensibile. È questo tipo di intelligenza che risiede nel mondo dell’eccellenza, che ci muove e incoraggia l’etica, la spiritualità e la cura in modo tale da costruire un legame affettivo con Madre Terra, Pachamama o Gaia.

La ragione intellettuale, importante per spiegare la complessità delle nostre società, ha solo circa 7-8 milioni di anni. La ragione cordiale o sensibile ha circa 2020 milioni di anni ed è emersa quando i mammiferi sono apparsi nel processo di evoluzione. La madre, nel partorire la sua creazione, la ama, la custodisce e la difende. Noi umani siamo mammiferi razionali, pieni di affetto, cura e affetto per i nostri figli e figlie.

Oggi questa dimensione affettiva è praticamente assente nei processi tecnico-scientifici, tipici del nostro paradigma moderno. È importante arricchire la ragione intellettuale con una ragione sensibile e cordiale per condurci all’amore e alla cura della Terra e della natura. Nella sua enciclica Laudato Si, il Papa Francesco mostra poeticamente più volte questo motivo cordiale e sensibile. Egli vede in San Francesco “l’esempio per eccellenza della cura… aveva un cuore universale” (LS n.10). Altrove dice con profonda cordialità: “Tutto è in relazione e tutti noi, esseri umani, camminiamo insieme come fratelli e sorelle in un meraviglioso pellegrinaggio… che ci unisce con tenerezza anche a fratello Sole, alla sorella Luna, al fratello fiume e alla Madre Terra” (LS n.92;86).

Senza riscattare i diritti del cuore, non ci impegneremo per la salvezza della “gente comune”, né stabiliremo un legame affettivo con la sorella foresta, con la sorella acqua, infine, con tutti gli esseri della natura di cui siamo parte.

Uniti nel cuore e nella mente, possiamo dare sostenibilità al progetto di una civiltà bio-centrica. Il prossimo passo per l’umanità è iniziare a plasmare questo tipo di civiltà, che sarà in grado di garantire un futuro benedetto per la nostra Casa Comune, natura compresa.

Concludo con una frase del libro della Sapienza, citata dal Papa nell’enciclica Laudato Sì: “Poiché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l’avessi chiamata all’esistenza? Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita» (Sb 11,24.26). Un Dio appassionato amante della vita non permetterà che i suoi figli e le sue figlie periscano così miseramente. Speriamo che ci siano cambiamenti sostanziali nella coscienza dell’umanità, di fronte alle minacce che potrebbero sterminarla, che sia, insomma, “una conversione ecologica globale” (LS n.5) e così continueremo a vivere e risplendere su questo piccolo e radioso pianeta Terra, nostra Grande Madre e nostra Casa Comune Dixit et salvavi animam meam.

*Leonardo Boff, teologo, filosofo e scrittore. Ha scritto: Ecologia: grito da Terra-grito dos pobres, Vozes 2000; con il cosmologo Mark Hathaway, The Tao of Liberation: Exploring Transformational Ecology, New York 2010.

Uma Igreja samaritana e cuidadora da vida

*Leonardo Boff, teólogo, filósofo e escritor. Ele escreveu: Ecologia: grito da Terra-grito dos pobres, Vozes 2000; com o cosmólogo Mark Hathaway, The Tao of Liberation: Exploring Transformational Ecology, N.York 2010.

Segunda observação: O atual caos sanitário, ecológico, social, político e espiritual é o desdobramento do paradigma que dominou os últimos três séculos de nossa história, agora globalizada. Os pais fundadores da modernidade do século XVII entendiam o ser humano como o dominus, o maître et possesseur (Descarte) da natureza e não como parte dela. Para eles a Terra não tem finalidade e a natureza não tem valor em si mesma, mas apenas ordenada ao ser humano que dela pode dispor à vontade. Esse paradigma modificou a face da Terra, trouxe benefícios inegáveis, mas em sua ânsia de tudo dominar criaram o princípio da autodestruição, de si mesmos e da natureza com armas químicas, biológicas e nucleares. O fim do mundo não é mais coisa de Deus, mas do próprio ser humano que se apropiou da própria morte. Chegamos a tal ponto que o secretário-geral da ONU, António Guterrez, disse recentemente na COP no Egito sobre a mudança de regime climático devido ao aquecimento global que cresce de forma inesperada: “Ou fazemos uma aliança climática ou uma aliança de suicídio coletivo”.

Diante do paradigma do domnius, O Papa Francisco na já citada encíclia Fratelli tutti propõe outro paradigma:  do frater, o do irmão e da irmã, o da fraternidade universal e da amizade social (n.6; 128). Desloca o centro: de uma civilização técnico-industrial, antropocêntrica e individualista para uma civilização de solidariedade, preservação e cuidado de toda a vida.

Sabemos por dados científicos que todos os seres vivos compartilham o mesmo código genético básico, os 20 aminoácidos e as mesmas quatro bases nitrogenadas, desde a célula mais primitiva de 3,8 bilhões de anos, passando pelos dinossauros, pelos cavalos e nos legando. É por isso que somos de fato, e não retórica ou misticamente, irmãos e irmãs. Isso é reafirmado pela Carta da Terra, bem como pelas duas encíclicas ecológicas do Papa Francisco.

Esses dois paradigmas são hoje altamente confrontados. Seguindo o paradigma do senhor e dono que usa o poder para dominar tudo, até as últimas dimensões da matéria e da vida, certamente caminhamos para um armagedom ecológico, com risco de extermínio da vida na Terra. Seria o justo castigo pelas ofensas e injúrias que infligimos à Mãe Terra durante séculos e séculos. Ela continuará seu curso ao redor do sol, mas sem nós.

Com a mudança para o paradigma do frater, do irmão e da irmã, abre-se uma janela de salvação. Vamos superar a visão apocalíptica da ameaça do fim da espécie humana, para uma visão de esperança, de que podemos e devemos mudar de rumo e sermos de fato irmãos e irmãs dentro de uma mesma Casa Comum, incluindo a natureza. Seria uma glória viver e conviver com o ideal andino, do bien vivir em harmonia entre os humanos e com toda a natureza.

Este é o contexto no qual deve situar-se a ação da Igreja, que se pretende samaritana e cuidadora de tudo o que existe e vive.

O Papa Francisco de Roma, inspirado pelo outro Francisco, o de Assis, percebeu a gravidade da situação dramática do sistema-Terra e do sistema-vida. Ele formulou uma resposta. Na Laudato Sì: como cuidar da Casa Comum, convidou a todos a uma conversão ecológica global”(n.5), também “a  uma paixão por cuidar do mundo”…”uma mística que nos encoraja, impulsiona nós, fomenta e dá sentido à ação pessoal e comunitária” (n.216). No Fratelli tutti foi ainda mais radical: “estamos no mesmo barco, ou todos nos salvamos ou ninguém se salvará” (n.32).

Acredito que os elementos das duas encíclicas ecológicas do Papa Francisco podem servir de inspiração.

A primeira coisa é pela missão de ser samaritano e cuidador de toda a vid. Mas por onde começar? Aqui o Papa revela sua atitude básica, muitas vezes repetida em encontros com movimentos sociais, seja em Santa Cruz de la Sierra na Bolívia ou mesmo em Roma:

 «Não esperem nada de cima porque sempre vem mais do mesmo ou até pior; comecem por vocês mesmos», «de baixo, de cada um de vocês, para lutar pelo que há de mais concreto e local, até a última esquina do país e do mundo» (Fratelli n.78). O Papa sugere o que é hoje a ponta da discussão ecológica global: trabalhar o território, o biorregionalismo que permite a verdadeira sustentabilidade, com a agroecologia, uma democracia popular e participativa que humanize as comunidades e articule o local com o universal (Fratelli n .147).

De mãos dadas com a parábola do bom samaritano, faz uma análise rigorosa das várias personagens que entram em cena e aplica-as à economia política, culminando com a pergunta: «com quem te identificas (com o homem ferido na estrada , com o sacerdote, com o levita ou com o estrangeiro, o samaritano, desprezado pelos judeus? Esta pergunta é dura, direta e decisiva. Com qual deles você se parece? (Fratelli n.64). O Bom Samaritano torna-se modelo de amor social e político (n. 66).

Como nunca antes na história, a Igreja, seja local ou universal, deve mostrar-se samaritana porque milhões e milhões caíram nas estradas, como os 33 milhões de famintos no Brasil ou que morre de doenças causadas pela fome. É cruel constatar que 1% da humanidade detém mais riqueza de 4,6 bilhões de pessoas. Eles são cruéis e impiedosos..

As Igrejas mostraram-se samaritanas, especialmente com os mais vulneráveis. Uma imensa onda de solidariedade tem se manifestado nos movimentos cristãos que têm oferecido centenas de toneladas de produtos agroecológicos e milhões de pratos de comida aos marginalizados das periferias das cidades.

Curiosamente, o Papa Francisco, no arco do novo paradigma da fraternidade universal e do amor social. dá um significado político a dimensões que sempre foram tratadas no campo da subjetividade, como ternura, cuidado e gentileza. Afirma que “na política há lugar para o amor com ternura: ao mais pequeno, ao mais fraco, ao mais pobre; eles devem nos amolecer e ter o ‘direito’ de encher nossa alma e nosso coração; sim, são nossos irmãos e irmãs e como tais devemos amá-los e tratá-los assim» (Fratelli n.194)

Ele se pergunta o que é a ternura e responde: «é o amor que se torna próximo e concreto; é um movimento que vem do coração e atinge os olhos, os ouvidos, as mãos” (n.196).

Da mesma forma, define a bondade em seu aspecto político, que significa “«um estado de espírito que não é duro, duro, rude, mas afável, gentil, que apóia e conforta. A pessoa que possui esta qualidade ajuda os outros a tornar a sua existência mais suportável» (Fratelli n.223). Este é um desafio para os políticos, dirigido também aos bispos e aos padres: fazer uma revolução da ternura.Da mesma forma, ele vê a solidariedade como uma forma de “cuidar da fragilidade humana” (Fratelli n.115).

A essência da Igreja, cujas raízes se encontram na comunhão das três Pessoas divinas, reside na communio e não na sacra potestas. O Papa Francisco, especialmente na Laudato Sì, traduz em termos de ecologia moderna e física quântica: um fio comum percorre todo o texto, sustentando “que tudo está relacionado e nada existe fora do relacionamento” (LS n.117;120).

A missão da Igreja é construir pontes, pontes afetivas entre todos e com a natureza. É reconstruir as relações rompidas pelo individualismo da cultura do capital. De fato, a bioantropologia e a psicologia evolutiva deixaram claro que a essência específica do ser humano é cooperar e relacionar-se com todos. Não existe gene egoísta, formulado por Dawkins no final dos anos 60 do século passado sem nenhuma base empírica. Todos os genes estão inter-relacionados entre si e dentro das células. Nesse sentido, o individualismo, valor supremo da cultura do capital, é antinatural e não tem suporte biológico.

Outro ponto fundamental da missão samaritana da Igreja é o cuidado de toda a criação. O cuidado essencial pertence a todos os seres vivos e, segundo a antiga fábula do cuidado, do escravo Higino, aprofundada por Martin Heideger em seu Ser e Tempo, o cuidado é da essência do humano sem a qual ninguém subsistiria.

O cuidado também é uma constante cosmológica: as quatro forças que sustentam o universo (gravitacional, eletromagnética, nuclear fraca e nuclear forte) atuam sinergicamente com extremo cuidado sem o qual não estaríamos aqui refletindo sobre essas coisas.

O cuidado supõe uma relação amigável da vida, protetora de todos os seres porque os vê como um valor em si mesmo, independente do uso humano. Foi o descuido com a natureza, devastando-a, que fez com que os vírus perdessem seu habitat, preservado por milhares de anos, e passassem para o ser humano. O ecofeminismo deu uma contribuição significativa para a preservação da vida e da natureza com a ética do cuidado, porque o cuidado adquire uma densidade especial nas mulheres.

Outro ponto fundamental na missão da Igreja é a solidariedade. Está no coração da nossa humanidade e por si só é um valor eclesiológico como se pôde constatar nas comunidades da Igreja primitiva.

 Os bioantropólogos nos revelaram que, quando nossos ancestrais antropóides buscavam sua comida, eles não a comiam isoladamente. Eles os levaram para o grupo e serviram a todos começando pelos mais novos, depois pelos mais velhos e depois todos os outros. Daí surgiu a comensalidade e um senso de cooperação e solidariedade. Foi a solidariedade que nos permitiu dar o salto da animalidade à humanidade. O que era válido ontem também é válido hoje.

Essa solidariedade não existe apenas entre os humanos. É outra constante cosmológica: todos os seres coexistem, estão envolvidos em redes de relações de reciprocidade e solidariedade para que todos possam se ajudar a viver e coevoluir. Mesmo o mais fraco, com a colaboração de outros, subsiste, tem seu lugar no grupo dos seres e coevolui.

O sistema do capital não conhece a solidariedade, apenas a competição que produz tensões, rivalidades e verdadeiras destruições de outros concorrentes com base na maior acumulação.

Hoje o maior problema da humanidade não é o econômico, nem o político, nem o cultural, nem o religioso, mas a falta de solidariedade com os outros seres humanos que estão ao nosso lado. O capitalismo não ama a pessoa, apenas sua capacidade de produção e consumo.

Como cristãos, seguindo Jesus, devemos fazer do fato da solidariedade essencial uma opção consciente: solidariedade desde os últimos e invisíveis, desde aqueles que não contam para o sistema vigente e são considerados como zeros econômicos, dispensáveis. Aqui reside a base espiritual e teológica da Teologia da Libertação, cujo eixo central é a opção pelos pobres, contra a sua pobreza e a favor da sua libertação.

Qual é o projeto social sonhado pelo Papa Francisco, fundado na fraternidade universal e no amor social? O que resulta de seus textos e pronunciamentos é uma sociedade biocentrada. A vida com toda a sua diversidade deixa de ter centralidade. A economia e a política estão ao vosso serviço para que esta vida se mantenha na Terra, a Terra seja entendida como Mãe viva e generosa.

Tudo isso não pode ser apenas um projeto formulado intelectualmente com todos os recursos técnicos e científicos de que dispomos. Temos que incorporar algo fundamental: a razão cordial ou sensível. É esse tipo de inteligência que reside no mundo da excelência, que nos move e fomenta a ética, a espiritualidade e o cuidado de tal forma que construímos um vínculo afetivo com a Mãe Terra, Pachamama ou Gaia.

A razão intelectual, importante para dar conta da complexidade de nossas sociedades, tem apenas cerca de 7-8 milhões de anos. A razão cordial ou sensível tem cerca de 2020 milhões de anos e surgiu quando os mamíferos surgiram no processo de evolução. A mãe, ao dar à luz sua criação, a ama, cuida dela e a defende. Nós, humanos, somos mamíferos racionais, repletos de carinho, cuidado e carinho com nossos filhos e filhas.

Hoje essa dimensão afetiva está praticamente ausente nos processos técnico-científicos, típicos do nosso paradigma moderno. É importante enriquecer a razão intelectual com a razão sensível e cordial para nos levar a amar e cuidar da Terra e da natureza. Em sua encíclica Laudato Sí, o Papa Francisco mostra várias vezes poeticamente esse motivo cordial e sensível. Ele vê em São Francisco “o exemplo por excelência de cuidado… tinha um coração universal” (LS n.10). Em outro lugar diz com profunda cordialidade: “Tudo está relacionado e todos nós, seres humanos, caminhamos juntos como irmãos e irmãs em uma maravilhosa peregrinação… que também nos une com ternura ao irmão Sol, à irmã Lua, ao irmão rio e a Mãe Terra” (LS n.92;86).

Sem o resgate dos direitos do coração, não vamos nos comprometer com a salvação dos “comuns”, nem vamos estabelecer um laço afetivo com a irmã floresta, com a irmã água, enfim, com todos os seres da natureza da qual fazemos parte.

Unidos de coração e mente, podemos dar sustentabilidade ao projeto de uma civilização biocentrada. O próximo passo da humanidade é começar a dar forma a esse tipo de civilização, que poderá garantir um futuro abençoado para nossa Casa Comum, a natureza incluído.

Termino com uma frase do livro da Sabedoria, citada pelo Papa na encíclica Laudato Sì (n.89): “Sim, tu amas todos os seres e não odeias nada do que fizeste, se odiasses alguma coisa  não  a  terias criado… preservas a todos, ó soberano amante da vida” (Sb 11,24.26). Um Deus que é um amante apaixonado da vida não vai permitir que seus filhos e filhas pereçam assim miseravelmente. Esperamos que haja mudanças substanciais na consciência da humanidade, face às ameaças que poderão exterminá-la, o que será, em suma, “uma conversão ecológica global” (LS n.5) e assim continuaremos a viver e brilhar neste pequeno e radiante planeta Terra, nossa Grande Mãe e Casa Comum

Dixit et salvavi animam meam.

*Leonardo Boff, teólogo, filósofo e escritor. Ele escreveu: Ecologia: grito da Terra-grito dos pobres, Vozes 2000; com o cosmólogo Mark Hathaway, The Tao of Liberation: Exploring Transformational Ecology, N.York 2010

La crisis de Brasil y del mundo: ¿tragedia o drama?

Leonardo Boff*

En Brasil estamos saliendo finalmente de una profunda crisis que casi destruye los fundamentos no sólo de nuestra democracia sino de nuestra civilización todavía en proceso. Fuimos dominados por una barbarie cuyos actores, en su mayoría, eran verdaderos criminales. Estamos respirando políticamente aires de decencia, de voluntad firme de garantizar la democracia y el Estado de derecho democrático. Que nunca más vuelva a ocurrir la trágica e insólita depredación de los tres palacios sagrados que hacen funcionar a nuestro gobierno.

No mejor y con rasgos de tragedia es la situación general del mundo con la creciente degradación del planeta, el aumento ya incontrolable del calentamiento global, que ha inaugurado un nuevo régimen climático, para peor, hasta el punto de que en la COP sobre el clima celebrada en Egipto en enero de este año el Secretario General de la ONU, António Guterrez, advirtió: “O cerramos un pacto de solidaridad climática o un pacto de suicidio colectivo”. Serias palabras de un hombre serio.

La crisis planetaria. No es solo coyuntural sino estructural, pues destruye nuestro sentido de vivir juntos. Puede ser una tragedia de resultado devastador, como en el teatro griego, o un drama cuyo final sea bienaventurado como en la liturgia cristiana. Depende de nosotros y de nuestra capacidad de decidir si será una cosa o la otra. Pero crece la conciencia de que nos acercamos al momento en que tenemos que decidir, en caso contrario, la crisis dejará de ser drama para volverse tragedia colectiva, como advertía sabiamente el Secretario General de la ONU.

Desde la llegada del existencialismo, especialmente con Sören Kierkegaard, la vida es entendida como un proceso permanente de crisis y de superación de crisis. Ortega y Gasset mostró en un famoso ensayo de 1942 que la historia a causa de sus rupturas y reanudaciones tiene la estructura de crisis. Esta obedece a la lógica siguiente: (1) el orden dominante ya no tiene un sentido evidente; (2) empieza la crítica y la percepción de que se levanta un muro delante de nosotros, por eso reinan la duda y el escepticismo; (3) urge una decisión que crea nuevas certezas en otro sentido; ¿cómo decidir si no se ve claro? Pero sin decisión no habrá salida para la crisis; (4) tomada la decisión, aun con riesgos, se abre un nuevo camino y otro espacio para la libertad. Se superó la crisis. Comienza un nuevo orden. 

La crisis representa purificación y oportunidad de crecimiento. No es necesario recurrir a los caracteres chinos de crisis para saber el significado de esta. Basta recordar su origen más ancestral en el sánscrito, matriz de nuestra lengua. En sánscrito, crisis viene de kir o kri que significa purificar y limpiar. De kri viene crisol, elemento con el cual limpiamos el oro de la ganga, y acrisolar que quiere decir depurar. Entonces, la crisis representa un proceso crítico, de depuración de lo esencial: sólo lo verdadero y sustancial queda, lo accidental y añadido desaparece. A partir de lo esencial se construye otro orden.

Pero todo proceso de purificación no se hace sin cortes y rupturas. De ahí la necesidad de una decisión. La de-cisión opera una cisión con lo anterior e inaugura lo nuevo. Aquí nos puede ayudar el sentido griego de crisis. En griego krisis, crisis, significa la decisión tomada por un juez o un médico. El juez pesa y sopesa los pros y los contras y el médico conjuga los distintos síntomas; entonces ambos toman una decisión sobre el tipo de sentencia o sobre el tipo de tratamiento para la enfermedad. Ese proceso decisorio se llama crisis. Tomada la decisión, desaparece la crisis. El evangelio de San Juan usa 30 veces la palabra crisis en el sentido de decisión. Jesús comparece como “la crisis del mundo”, pues obliga a las personas a decidirse. 

En Brasil posponemos siempre las crisis que nos obligarían a dar un salto cualitativo frente a las profundas injusticias sociales con los pobres, la población negra, los quilombolas, los indígenas, de los cuales hace días testimoniamos tristemente el verdadero genocidio del pueblo yanomami.

Siempre se hacen conciliaciones con el pretexto de la gobernabilidad y así se preservan los privilegios de las élites. La crisis del capitalismo es conocida. Es un sistema perverso que consiguió tomar todo el planeta con su industrialismo y el sueño ilusorio de un crecimiento ilimitado. Él, no simplemente la humanidad, es el factor principal de la crisis del sistema-vida y del sistema-Tierra. Sus grandes corporaciones con sus CEOs y técnicos están más preocupadas en asegurar sus ganancias que en tomar medidas para equilibrar la emisión de gases de efecto invernadero y librar al planeta de una tragedia anunciada.

Es un sistema tan engrasado que funciona por sí mismo como un robot, poniendo en peligro el equilibrio del planeta que debe garantizar el sostenimiento de nuestras vidas. O superamos este sistema de un industrialismo voraz o él volverá el planeta inhabitable para ellos y para todos. 

Bien dijo Platón en medio de las crisis de la cultura griega: “las cosas grandes solo suceden en torbellino”. Con la de-cisión, el torbellino y la crisis desaparecen y nace una nueva esperanza. ¿Podemos esperar eso para nuestra generación sometida a tantas amenazas?

El esperanzar de Paulo Freire nos puede inspirar: no solo esperar que las cosas sucedan para el bien por sí mismas, sino crear las condiciones objetivas para que la esperanza se transforme en un nuevo orden, en el cual, en palabras del Maestro ”la sociedad no sea tan malvada y no sea tan difícil el amor”.

*Leonardo Boff es filósofo y ecoteólogo y ha escrito: En busca de la justa medida: el pescador ambicioso y el pez encantado,Vozes 2022.

Traducción de MªJosé Gavito Milano

Il rischio di distruggere il nostro futuro

Nel luglio 2021 il grande pensatore della complessità Edgard Morin ha compiuto 100 anni. Attento osservatore del corso del mondo, ci ha consegnato un libro Réveillons-nous! – Risvegliamoci! pieno di saggi e severi avvertimenti. Ha riassunto il suo pensiero in un’intervista a Jules de Kiss, pubblicata il 26 marzo 2022 su Franceinfo e riprodotta in portoghese dall’IHU il 4 aprile 2022. Lettore abituale dei suoi scritti, questa intervista ha ispirato il presente articolo.

Morin avverte quello che ripeto da tempo: dobbiamo stare attenti, cercare di vedere e capire cosa sta succedendo. La stragrande maggioranza, compresi i capi di stato, sono incoscienti delle gravi minacce che gravano sul pianeta Terra, sulla vita e il nostro futuro. Sembrano sonnambuli o zombi, ossessionati dall’idea di una crescita economica sempre in aumento, oltre che dalla sicurezza e dalla maggiore costruzione di armi di distruzione di massa.

Viviamo sotto diverse crisi, tutte gravi: la più immediata è la pandemia che ha colpito l’intero pianeta, il cui significato ultimo non è stato ancora individuato. Per me è un segno che la Terra viva ha mandato ai suoi figli e figlie: «non potete continuare con il saccheggio sistematico della comunità di vita in cui s’incontrano gli habitat dei vari virus che negli ultimi anni hanno devastato regioni del pianeta». Con il Covid-19 è stato colpito l’intero pianeta, non altri esseri viventi e domestici. È un segno che non viene letto dalla maggioranza dell’umanità, né dagli analisti, concentrati sui vaccini e sulle cure necessarie. Chi si interroga sul contesto in cui è apparso il virus? È una conseguenza dell’assalto degli esseri umani alla natura, soprattutto con il disboscamento di vaste regioni, distruggendo la casetta dove abitano i virus che sono passati ad altri animali e da loro a noi.

La crisi climatica è grave, perché se non ce ne occupiamo entro il 2030, il riscaldamento può raggiungere 1,5 gradi Celsius o più, compromettendo la maggior parte degli organismi viventi e gran parte dell’umanità. Insieme a questo arriva il Sovraccarico della Terra (Earth Oveshoot) che si è verificato il 29 luglio 2021: i beni e servizi importanti per la vita stanno finendo. Già ora, abbiamo bisogno di 1,7 Terra per soddisfare il tipo di consumo, principalmente, delle classi abbienti. Si sottrae alla Terra ciò che essa non può più dare. Essa reagisce aumentando il riscaldamento, gli eventi estremi, l’erosione della biodiversità e più conflitti sociali.

Ciò che funziona come una spada di Damocle è la possibilità di una guerra nucleare che può distruggere tutta la vita e gran parte dell’umanità. Morin scrive: “Penso che siamo entrati in un nuovo periodo. Per la prima volta nella storia, l’umanità corre il rischio di annientamento, forse non totale – ci saranno alcuni sopravvissuti, come in Mad Max – ma una sorta di “ripartenza” da zero in condizioni sanitarie senza dubbio terribili. La guerra in Ucraina ha risuscitato questo spettro, poiché la Russia, come già diceva Gorbachov, può distruggere tutta la vita con solo la metà delle sue testate nucleari. Ma fiducioso che la storia non sia ancora conclusa, Morin afferma speranzoso: “Abbiamo bisogno di sperare l’insperato per sapere come navigare nellincertezza

Tutti conoscono l’erosione delle idee democratiche nel mondo intero. In molti paesi, come il Brasile, si sta imponendo uno spirito autoritario e fascistoide, che fa della violenza fisica e simbolica e della menzogna diretta una forma per governare. La democrazia ha finito di essere un valore universale e una forma per vivere civilmente in comunità. Questo spirito può innescare uno tsunami di guerre regionali di grande distruzione.

Non dimentichiamo il monito di papa Francesco nella Fratelli tutti (2020): «stiamo sulla stessa barca, o ci salviamo tutti o nessuno si salva». Siamo responsabili del nostro futuro e della vita sul pianeta.

Abbiamo la stessa fiducia di Morin che, come la storia ha dimostrato, l’insperato e l’improbabile possano accadere. Già un pre-socratico ci insegnava: “se non speriamo l’insperato, quando arriverà, non ce ne accorgeremo”. E così lo perderemo.

Questa è la nostra fiducia e speranza: siamo nel mezzo di crisi che non devono sfociare in tragedie fatali. Ma possono essere il risveglio di una nuova coscienza e allora, l’occasione per un salto di qualità verso una sorta di pacifica convivenza all’interno dell’unica Casa Comune. Sarà questo il prossimo passo per l’umanità? La grande felicità!

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)