Senza il piede non ci sarebbero né calcio né Coppa del Mondo

Leonardo Boff

In omaggio ai milioni di tifosi di calcio presenti a questi Mondiali, ho scritto questo elogio del piede, senza il quale non ci sarebbero né calcio né Coppa del Mondo. Ecco il testo completo, incentrato sul piede.

Se qualche extraterrestre venisse sulla Terra e notasse come gli umani trattano i loro piedi, sospetto che ne rimarrebbe scandalizzato. Sembra che considerino i piedi la parte meno nobile del corpo tanto da nasconderli. Peggio ancora, cercano di soffocarli con un pezzo di stoffa, chiamato calzino.

Poi strangolano i piedi con qualcosa di più duro, le scarpe di cuoio o da ginnastica. E non contenti, legano le scarpe con i piedi dentro, con dei lacci sottili, per assicurarsi che i piedi non si liberino.

E infine, scaricano tutto il peso del corpo sui piedi, costringendoli a odorare la polvere delle strade, a soffrire la durezza delle pietre e a sentire il fango delle pozzanghere.

Ma questa interpretazione dei piedi, fatta da alieni, è esteriore e sbagliata. Ciò che facciamo ai piedi è prendercene cura, poiché i piedi costituiscono il nostro naturale mezzo di trasporto. Quasi sempre andiamo a piedi scalzi in casa e sull’erba. Più ancora, i piedi sono il segno più evidente della nostra ominide. Abbiamo lasciato indietro il regno animale quando i nostri antenati antropoidi si sono alzati in piedi e hanno iniziato a camminare in posizione eretta, per vedere più lontano, consentendo lo sviluppo del cervello e la scoperta dei cibi migliori.

Anatomicamente i piedi sono un miracolo, con un dorso duro per assorbire gli attriti e una pianta coerente per proteggersi dalla ruvidezza del terreno.

Una rete di piccoli tendini assicura le articolazioni che forniscono equilibrio ai movimenti dei piedi. Cosa non fanno i ballerini con i piedi?! Ci sono persino persone che dipingono o scrivono con i piedi. Esistono quadri drammatici del grande pittore spagnolo Goya che li ha dipinti con i piedi.

Il piede è così importante che è stato scelto da molti popoli antichi e moderni, compresi gli anglo-sassoni, come unità di misura. Un piede corrisponde a 30,48 cm. La poesia, la forma più nobile di letteratura, ha bisogno dei piedi giusti per essere armoniosa, soprattutto la forma più elevata di poesia che è il sonetto.

Senza i piedi non avremmo il calcio, per il quale i piedi sono tutto. Persino i giornalisti della rivista LIBERTA si sono proposti di creare una propria selezione. È lo sport più creativo, vario e coinvolgente che esista. Solo con i piedi. La mano non vale, è consentita solo al portiere. Ma in quel caso, anche lui calcia di solito la palla con il piede.

Il piede nel calcio costituisce una metafora di ciò che meglio possiamo rappresentare: la felice combinazione di prestazione individuale e cooperazione di gruppo. Il calcio può essere una vera scuola di virtù: autocontrollo, tranquillità, gentilezza e la capacità di comprensione non replicando a un calcio con un calcio (in brasiliano ponta-pé). Poiché siamo umani e perdiamo il controllo, a volte può succedere. Ma non è permessa. Il giocatore che usa il piede in questo modo è ammonito con un cartellino giallo oppure punito con un cartellino rosso ed essere espulso. Senza il piede, non ci sarebbero campionati di calcio, tanto meno la Coppa del Mondo di calcio in Messico, negli Stati Uniti e in Canada.

I vari significati di piede ci permettono di fare l’elogio del piede.

In un mondo politicamente senza piedi né testa, con capi di Stato che entrano con i piedi al posto delle mani nei conflitti come nella Striscia di Gaza con Israele, in Ucraina con la Russia, in Congo e in Iran con gli Stati Uniti sempre in piedi di guerra con altri e contro il terrorismo, troviamo nel Campionato Mondiale di Calcio un piede per pensare a una società mondiale che dia piede a forme di convivenza amichevole e persino fraterna, incontrando un piede d’appoggio nell’entusiasmo dei tifosi di tutti i paesi. È una pena che tutto ciò sia stato distorto dal Presidente Trump, che ha dato un calcio (ponta-pé) a un famoso arbitro e a intere equipe tecniche.

Da un lato, dobbiamo stare con un piede dietro difronte gli utopismi; dall’altro, non dobbiamo tirare indietro il piede nella ricerca di forme civili di convivenza globale. Logicamente, questo mondo non arriva neppure ai piedi del sogno di tanti che desiderano un altro mondo possibile, tenendo i loro piedi ben piantati in un’incrollabile speranza umana.

Possiamo iniziare con il piede giusto fin da ora, schierandoci ai piedi delle vittime, anche se a volte dovremo fare un passo indietro a causa delle pressioni dei potenti e delle loro minacce. Ma battiamo i piedi (restiamo saldi) in questa sacra causa, sapendo che non si può raggiungere con il pé nas costas (voltando le spalle). Giammai andiamo dar no pé (arrendersi). Ma insisteremo e persisteremo batendo o pé (rimanendo saldi).

Oxalá, che i nostri parenti e amici non ci lascino a piedi. Altrimenti, soffriremo quanto un pé de cego che, poverino, si muove con un bastone e vive inciampando qua e là, facendosi male ai piedi.

Come si comprende, i piedi sono fondamentali in quasi tutto nella nostra vita. Essi danno piede (forniscono le basi) per tantissime cose. Quando vogliamo dormire comodamente, diciamo che dormiamo con i piedi divaricati (in spagnolo: dormir a piernas sueltas).

Questo testo augura buona fortuna alla Seleção Brasileira e anche ai giornalisti e commentatori della rivista LIBERTA dell’Instituto Conhecimento Liberta (ICL) che hanno deciso di creare la propria selezione. Chi si abbona alla rivista LIBERTA riceverà notizie con i piedi nella verità e commenti con testa e piedi. Manteniamoci sempre attenti e in piedi.

Leonardo Boff collabora settimanalmente con la rivista LIBERTA dall’Instituto Conhecimento Liberta (ICL)

(https://www.revistaliberta.com.br)

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Papst sein in Zeiten der „Antichristen“

Leonardo Boff  

Papst Leo XIV. hat bei seinem Besuch in Spanien im Juni klare Aussagen getroffen, in denen er der KI die emotionale Intelligenz gegenüberstellt, die „uns Trost, Sinn, Hoffnung und Nähe schenkt“ – etwas, das die KI nicht vermag. Er kritisiert autoritäre Regierungen, die tödliche Kriege auslösen. In diesem Zusammenhang habe ich diesen Text verfasst.

Der Evangelist Johannes schreibt in seinem ersten Brief: „Seht, es sind schon viele Antichristen aufgetreten“ (1 Joh 2,18). Tatsächlich leben wir in einer Zeit, in der Persönlichkeiten mit den typischen Merkmalen der „Antichristen“ in Erscheinung getreten sind. Das sage nicht ich. Das wird von seriösen Bibelwissenschaftlern behauptet, allesamt US-Amerikaner: „The Fourth Beast: Is Donald Trump The Antichrist?“ von Lawrence R. Moelhauser aus dem Jahr 2016; „Is Trump the Antichrist?“ von D. Xander Varo aus dem Jahr 2017; „Donald Trump Is the Antichrist“ von Drew Ponder aus dem Jahr 2025. All dies lässt sich über Google überprüfen, indem man nach ihren Namen und einer Zusammenfassung ihrer Aussagen sucht.        

Neben Trump muss man auch Benjamin Netanjahu nennen, diesen monströsen Herodes, der für den Völkermord an Tausenden unschuldiger Kinder im Gazastreifen und im Südlibanon verantwortlich ist.

Was sind die Merkmale der „Antichristen“, insbesondere jener, die Donald Trump als „Kaiser der Welt“ präsentiert? Erstens inszeniert er sich als Gottheit, wie er es mit der Figur des Heilers Jesus Christus tat. Zweitens ist er ein Feind allen Lebens, indem er seinem Volk die Coronavirus-Impfung nahelegt und weltweit tödliche Kriege führt, ohne jegliche Moral und Ethik zu beachten. Er erklärt unmissverständlich, dass er selbst definieren wird, was moralisch und ethisch ist. Drittens will er die gesamte globale Wirtschafts- und Gesellschaftsordnung, die auf Regeln basiert, zerstören und Chaos stiften, mit verheerenden Folgen für alle und insbesondere für die ärmsten Länder. Viertens will er Frieden nicht durch Dialog und Diplomatie, sondern mit Gewalt erzwingen – sei es wirtschaftlich, kommerziell oder militärisch –, also eine erzwungene Befriedung. Die neue Ordnung, die er anstrebt, zielt nicht auf Frieden ab, sondern auf die Kapitulation seiner Gegner. Und schließlich die extreme Arroganz und der grenzenlose Narzissmus, die Lügen als Mittel zum Zweck rechtfertigen und jede Grenze außer Acht lassen, selbst die hinterhältige Konfrontation mit Papst Leo XIV. Er macht sich zum Herrn über Leben und Tod der Menschen und über eine der ehrwürdigsten und ältesten Kulturen, wie die Perserkultur (Iran). Weitere Parallelen finden sich insbesondere in der Offenbarung, vor allem in der Figur der vier apokalyptischen Reiter (Kapitel 6). Was auf Trump zutrifft, lässt sich auf den menschlichen Verräter Netanjahu übertragen.

Um dieses düstere Szenario zu vervollständigen, müssen die Dutzenden von Kriegen berücksichtigt werden, die derzeit gleichzeitig mit hoher Todesrate toben. Es wurden bereits Drohungen ausgesprochen, taktische (die weniger zerstörerisch sind) oder strategische Atomwaffen einzusetzen, die das gesamte Leben auf dem Planeten bedrohen und die Sonne aufgrund der atomaren Partikel für lange Zeit weiß erscheinen lassen würden. Es gäbe keine Photosynthese, keinen ausreichenden Sauerstoff und keine Nahrungsmittelproduktion mehr. Die Überlebenden würden diejenigen beneiden, die zuvor gestorben sind.

Wie übt Leo XIV. unter diesen Umständen sein päpstliches Amt aus? Er ist kein Papst mit der Ausstrahlung von Papst Franziskus, der sich durch immense Ausstrahlung, geistige Freiheit und ein umfassendes Bewusstsein für das Weltgeschehen auszeichnet. Wir befinden uns, so sagte er, in einem „zerstückelten Dritten Weltkrieg“. Kristallklar wie die Sonne war seine Warnung: „Diesmal sitzen wir alle im selben Boot, niemand rettet sich allein, entweder retten wir uns alle oder niemand wird gerettet“ (Fratelli tutti, Nr. 32, 137, 138).

Papst Leo strahlt die Ausstrahlung ruhiger Gelassenheit aus. Er erhebt nicht die Stimme, er improvisiert nicht, denn er schreibt praktisch alle seine Reden selbst. Mit dieser ruhigen Gelassenheit stellt er sich zwei Herausforderungen: der inneren innerhalb der Kirche und der äußeren in der von Unruhen erschütterten Welt. Doch in Spanien zeigte er seine ganze Emotionalität.

Innerhalb der Kirche legt er großen Wert auf die Einheit. Es gibt Spaltungen in der Kirche, insbesondere unter jenen, die sich noch immer weigern, die vom Zweiten Vatikanischen Konzil (1962–1965) vorgeschlagene Art des Christseins anzunehmen. Andere konnten einen Papst nicht akzeptieren, der vom anderen Ende der Welt kam und mit dem imperialen Stil brach, mit dem die Kirche institutionell organisiert war, mit Palästen und heidnischen Symbolen in den liturgischen Gewändern der Bischöfe und Kardinäle. Er war ein Mann unter den Menschen, ein Franz von Rom, inspiriert von Franz von Assisi, insbesondere in der Fürsorge für die Armen. Papst Leo hat dieses Erbe aufgrund seiner großen Sensibilität für die Armen übernommen, die er besonders in den Ländern zeigte, die er in Afrika besuchte. Er bemüht sich, Brücken zu schlagen und die Vielfalt in der Kirche, sogar in liturgischer Hinsicht, anzunehmen.

Er möchte sein Amt als Souverän nicht mit vollen Vollmachten ausüben (vgl. Kanon 331), sondern in Form der Synodalität. Das heißt, er möchte an der Seite aller Gläubigen gehen, ja, als Bekräftiger des gemeinsamen Glaubens.

Die Einheit zielt darauf ab, der Menschheit zu helfen, die durch Vorurteile und die gewaltsame Ausgrenzung von Einwanderern, wie sie in den Vereinigten Staaten und auch in Europa stattfindet, so tief gespalten ist. Am Gründonnerstag nehmen Frauen aller Ethnien und Glaubensrichtungen an der Fußwaschung in einem Gefängnis teil.

Angesichts der äußeren Bedrohungen zeigt er eine unverkennbare Ausstrahlung von Mut und spürt seine evangelische Pflicht als Pastor, die blutige und düstere Lage der Welt anzuprangern. Das zentrale Thema ist Frieden. In seinen Worten: „ein unbewaffneter und entwaffneter Frieden“. Präsident Trump drohte, „die gesamte Zivilisation“ des Iran auszulöschen. Papst Leo XIV. verurteilte diese Drohung am 7. April als „absolut inakzeptabel“. Er rief alle dazu auf, „sich an die Behörden, die politischen Führer und die Abgeordneten zu wenden – sie aufzufordern, sich für den Frieden einzusetzen und den Krieg stets abzulehnen“.

Dem amerikanischen Kriegsminister sagte er: „Man kann nicht im Namen Gottes Krieg führen.“ Präsident Trump, der ihn für „schwach“ und „unwissend in Bezug auf die Weltpolitik“ hielt, antwortete er gelassen: „Ich fürchte weder die Trump-Regierung noch die Verkündigung der Botschaft des Evangeliums, die ich als meine Mission und als das ansehe, wozu die Kirche berufen ist.“

Mit Entschlossenheit betont er: „Stabilität und Frieden entstehen nicht durch gegenseitige Drohungen oder Waffen, die Zerstörung, Leid und Tod säen, sondern nur durch einen vernünftigen, aufrichtigen und verantwortungsvollen Dialog.“ Wie die Päpste Franziskus und Johannes XXIII. bekräftigt auch Papst Leo XIV.: „Wenn wir dem Schrei der Armen gleichgültig gegenüberstünden, würden sie gegen uns zum Herrn schreien, und dies würde für uns zur Sünde werden (vgl. Dtn 15,9), und so würden wir uns vom Herzen Gottes entfernen“ (Dilexi Te, Nr. 8).

Über den jetzigen Papst ließe sich viel sagen. Doch ich möchte abschließend festhalten, dass er als Einziger den „Antichristen“, die die Menschheit an den Abgrund führen, direkt entgegentritt. Unbeabsichtigt, aber getrieben von der dramatischen Weltlage, ist er zum Sprecher der Menschheit, des Engagements für Solidarität und universelle Geschwisterlichkeit geworden. Er ruft zur Hoffnung auf, wie er in Spanien sagte: „Hoffnung ruht nicht allein auf Ideen oder Projekten, sondern auch auf der Fähigkeit zu lieben, sich berühren zu lassen und zu glauben.“ Er ist ein Appell für den Schutz von Mutter Erde und für alle ökologischen Bestrebungen. Er fordert den gebührenden Respekt vor jedem Menschen. Und er weist auf den Multilateralismus als den Weg der Menschheit hin. In diesem Sinne ist seine bedeutende Enzyklika „Magnifica Humanistas“ zu verstehen.

Leonardo Boff schreibt für das Online-Magazin LIBERTA des ICL (https://www.revistaliberta.com.br); er schrieb außerdem für die spanische Zeitung Religión Digital am 5.6.2026 und verfasste den Artikel „Nachhaltigkeit und Fürsorge“ für ICL/Contratempo 2025 (https://www.leonardoboff.org).

Ser Papa em tempos de “anticristos”

Leonardo Boff  

O Papa Leão XIV em sua visita à Espanha,em junho, fez claros pronunciamentos, nos quais  contrapõe à Inteligência Artificial a Inteligência Emocional que “nos dá consolo,sentido,esperança e proximidade”,coisa que não que não o faz IA. Critica o ambiente autoritário que produz guerras letais.Nesse contexto escrevi este texto.

São João em sua Primeira Epístola diz:”eis que já há muitos anticristos”(1João 2,18). Efetivamente estamos em tempos nos quais apareceram figuras com as características típicas dos “anticristos”. Não sou eu quem o diz.Está sendo afirmado por estudiosos sérios da Bíblia, todos norte-americanos:The Fourth Beast: Is Donald Trump The Antichrist?” de Lawrence R. Moelhauser de 2016; Is Trump the Antichrist?” de D. Xander Varo de 2017; Donald Trump Is the Antichrist” de Drew Ponder de 2025. Todos estes podem ser verificados pelo Google buscando seus nomes e o resumo de suas afirmações. 

Junto à figura de Trump devemos agregar Benjamin Netanyhau,o monstruoso Herodes, genocida de milhares de crianças inocentes da Faixa de Gaza e do Sul do  Líbano.

Quais são as características dos “anticristos”, válidas principalmente por quem se apresenta como o “Imperador do mundo”, Donald Trump. O primeiro atributo é apresentar-se como uma divindade, como o fez com a figura Jesus Cristo curador.Outro traço é ser inimigo de toda a vida,sugerindo a seu povo a não tomar a vacina contra o Coronavírus e levando a guerra letal pelo mundo afora, com total desprezo da moral e da ética. Diz claramente que é ele que definirá o que é moral e ético. Outro componente é desconstruir mundialmente toda uma ordem econômico-social, baseado em regras,introduzindo o caos com efeitos danosos para todos e para os países mais pobres.Outra característica é impor a paz não pelo diálogo e pela diplomacia, mas pela força seja econômica, comercial ou militar, vale dizer uma pacificação forçada. A nova ordem que quer impor não passa pela paz mas pela capitulação de todos dos que se lhe opõe.E a última nota é a extrema arrogância e o ilimitado narcisismo que justificam a mentira como método e a eliminação de qualquer limite,inclusive confrontando-se de forma mentirosa com a pessoa do Papa Leão XIV. Fa-ze dono da vida e da morte das pessoas e de uma das mais veneráveis e antigas culturas como a da Pérsia (Irã). Haveria outras notas contidas especialmente no Apocalipse, particularmente na figura dos quatro ginetes(cap.6). O que vale para Trump pode ser transposto, com muito mais razão, para o lesa-humanidade Netanyhau.

Para completar o cenário tenebroso importa incluir as dezenas de guerras que estão ocorrendo simultaneamente com grande letalidade. Fizeram-se já ameaças de utilização de armas nucleares táticas (destroem menos) ou estratégicas,capazes de destruir toda a vida do planeta,deixando o sol por largo tempo branco em razão das partículas atômicas. Não haveria fotosíntese,nem oxigênio sificiente,nem produção de alimentos.Os que sobreviverem invejarão os que antes morreram.

Sob estas condições como está exercendo seu ministério papal Leão XIV? Não é um Papa com o carima próprio do Papa Francisco, de imensa irradiação, liberdade de espírito e plena consciência do que ocorre no mundo.Estamos, dizia, numa “terceira guerra mundial aos pedaços”.Claríssima como o sol foi sua advertência:”Desta vez estamos no mesmo barco, ninguém se salva sozinho, ou nos salvamos todos ou ninguém se salva”(Fratelli tutti,n.32,137,138).

O Papa Leão demonstra o carisma da calma serenidade.Não alça a voz, não improvisa, pois escreve praticamene todas as suas intervenções.Com esta serena calma se coloca face a duas frentes: a interna da Igreja e a externa no mundo convulsionado.Mas na Espanha mostrou sua emoção.

Internamente na Igreja enfatiza a unidade. Há fraturas na Igreja particularmente com os que ainda relutam em assumir o no estilo de ser cristão, proposto pelo Concílio Vaticano II(1962-196). Outros não aceitavcam um Papa vindo do fim do mundo,rompendo com o estilo imperial nas formas como se organizou institucionalmente a Igreja,com palácios,símbolos pagãos nas vestimentas litúrgicas, de bispos e de cardeais.Era um homem entre os homens, um Fracisco de Roma,inspirado no Francisco de Assis,particularmente no cuidado para com os pobres. O Papa Leão assumiu este legado por sua extrema sensibilidade para com os pobres, mostrada especialmente nos países que visitou na África. Ele se esforça por criar pontes, acolhendo a diversidade até litúrgica na Igreja.

Não quer exercer seu múnus como soberano com plenos poderes (cf.o cânon 331),mas na forma da sinodalidade. Vale dizer, quer caminhar junto com todos os fiéis, sim, como confirmador da fé comum.

A unidade visa também a humanidade tão dilacerada pelos preconceitos, exclusões violentas de imigrantes,como ocorrem nos Estados Unidos e também na Europa. Na quinta-feira santa lavou no lavapés numa prisão inclui mulheres de todas as etnias e crenças.

Face à frente externa mostra um inequivoco carisma da coragem, Sente seu dever evangélico de Pastor de pronunciar-se sobre a sangrenta e sombria situação do mundo.Aqui o grande tema é a paz. Em suas palavras “uma paz desarmada e desarmente”. O presidente Trump ameaçou exterminar “toda a civilização” do Irã. O Papa Leão XIV, em 7 de abril, denunciou essa ameaça como “verdadeiramente inaceitável”. Conclamou a todos a“contatarem as autoridades, os líderes políticos, os congressistas — a pedirem a eles, a dizerem a eles, a trabalharem pela paz e a rejeitarem a guerra sempre”.

Ao Ministro da Guerrra americano lhe diz:”não se pode fazer guerra, invocando o  nome de Deus”. Ao Presidente Trump que o considerou “fraco” e !sem entendimento de política mundial”, com serenidade, respondeu:”Não tenho medo nem da administração Trump nem de falar em voz alta a mensagem do Evangelho, que é o que acredito ser minha missão, o que a Igreja veio fazer”.

Com determinação enfatiza:”A estabilidade e a paz não se constroem com ameaças mútuas, nem com armas, que semeiam destruição, dor e morte,mas apenas através de um diálogo razoável, autêntico e responsável” Como os Papas Francisco e João XXIII, o Papa Leão XIV sustenta:”Se permanecêssemos indiferentes a esse clamor do pobre, este clamaria ao Senhor contra nós e isso tornar-se-ia para nós um pecado (cf. Dt 15, 9) e, deste modo, afastar-nos-íamos do próprio coração de Deus” (Dilexi Te, n. 8).

Muito dever-se-ia dizer sobre o atual Papa. Mas termino dizendo que é o único a se opor diretamente aos “anticristos”que estão levando a humanidade a um precipício.Transformou-se, sem querê-lo, mas levado pela situação dramática do mundo atual, a ser o porta-voz da humanidade, do empenho pela solidariedade, pela fraternidade universal. Conclama à esperança,como disse na Espanha:”esperança não se sustenta unicamente nas ideas nem nos projetos, senão também na capacidade de amar, de emocionar-se e de crer”. Ele representa um grito pelo cuidado da Mãe Terra e de todo empenho ecológico. Exige um sagrado respeito a cada pessoa humana. E aponta ao multilateralismo como o caminho a seguir para a humanidade. Nesse sentido vai a sua importantíssima encíclica Magnifica Humanistas.

Leonardo Boff escreve para a revista virtual LIBERTA do ICL ((https://www.revistaliberta.com.br); escreveu também para Religión Digital da Espanha 5/6/26 e escreveu Sustentabilidade e cuidado ICL/Contratempo 2025 (  https://www.leonardoboff.org).

Aprender a pensar con los pobres de la Tierra y los oprimidos

      Leonardo Boff

En esto se caracteriza alguien que practica la teología de la liberación: tiene un pie en la academia, en la facultad de teología, y otro en medio de los hijos e hijas de la pobreza, en las periferias. Este tipo de teología sostiene algo obvio: la pobreza significa éticamente una injusticia social y políticamente una opresión. Contra la opresión vale la liberación. Esta es llevada adelante por los propios pobres que toman conciencia de que son oprimidos, se organizan y comienzan desde las bases con prácticas orientadas a superar su situación.

Esto se hace a partir de la lectura comunitaria de la Biblia: confrontan una página de la Biblia con otra página de su realidad sufriente. De allí extraen, después de mucha oración, cantos y reflexión, los pasos concretos que todos deben asumir. Los teólogos que se disponen a caminar con las comunidades cambian su visión de la sociedad y de la Iglesia.

Todo esto es tan cristalino que me asombra el hecho de que la teología de la liberación haya sufrido y aún sufra persecución y difamación. Si observamos bien, este procedimiento viene de grupos que nunca vivieron realmente los padecimientos del mundo de los pobres y oprimidos. Eso mismo me confesó personalmente el amigo Cardenal Joseph Ratzinger, aquel que, por oficio, presidió mi juicio en los espacios de la antigua ex Inquisición. Pero especialmente son los sectores conservadores de la Iglesia y de la sociedad los que ven en todo movimiento de los pobres algo peligroso para el orden vigente, algo propio de comunistas. Con ese argumento Jesús, acusado de subversivo por los religiosos de su época, como testimonia Lucas (cf. 23,5), nunca habría sido crucificado, sino que habría muerto en la cama rodeado de discípulos.

Lo que distingue a un teólogo de la liberación de otros colegas del Centro y también de la Periferia es la opción por los pobres, contra la pobreza y a favor de la justicia social y de la liberación. Esta actitud implica un gran aprendizaje, cosa que no ocurre cuando el teólogo restringe su oficio al mundo académico. Pero con la inserción descubre la fuerza de los pobres, su resiliencia y su profunda fe en el Dios que escucha el grito de los oprimidos y muestra su ternura hacia los condenados de la Tierra. Sorprende la presencia de la gracia de Dios en las situaciones más inusuales, que nos obligan a pensar más allá del bien y del mal. Así lo sugiere el mensaje de Jesús, cuyo Abba (Papito querido) ama a todos, más allá de las categorías del bien y del mal, y muestra misericordia hacia los ingratos y malos (Lucas 6,35).

Voy a narrar dos experiencias vividas en la periferia pobre mientras enseñaba en la facultad el Tratado de la Gracia, uno de los más difíciles de la teología, pues encierra muchas condenas.

Me encontré con Raimundo en Canindé, quien enseguida me pidió: —Fray, vine a buscar agua bendita.—¿Para qué quieres el agua bendita? —pregunté. Respondió:
—Es para bendecir mi casa. —Pero eso yo, como sacerdote, puedo hacerlo e iré contigo. —No puede, fray. Hasta da vergüenza decirlo, pero voy a confesarle: vivo con una mujer sin haberme casado por la Iglesia. Tengo dos errores con ella: primero, porque es negra; segundo, porque la saqué de la prostitución. Quiero probar vivir con ella, darle cariño y comprensión. Si ella es capaz de vivir con un solo hombre, conmigo, entonces me casaré por la Iglesia. Ahora estoy en pecado. Por eso vine a buscar agua bendita para bendecirla y rezar para salir del pecado. Si todo sale bien, usted, fray, hará nuestro casamiento.

Tiempo después hice el casamiento con muchas palomitas de maíz y Coca-Cola.

Ese hombre, Raimundo, amó. Seguramente ni siquiera sabía que el verdadero nombre de Dios es amor. Y quien ama está con Dios, como dice san Juan en su epístola (1 Jn 4,16), y no con el pecado.

Encontré religiosas en Xapuri, en el corazón de la selva del Acre. Mantenían en una sala a un seringueiro que parecía tener lepra. Pasando por un callejón, una de las religiosas vio un cartel que decía: “Casa de la Caridad”. Fue a averiguar y supo que la casa pertenecía a doña Josefina. La religiosa la invitó a ir hasta el pequeño convento y ver a un enfermo de lepra. Apenas entró y miró largamente al enfermo, Josefina dijo:

—Hermanita, esto no es lepra, es solo una micosis. Déjelo, que voy a tratarlo en la Casa de la Caridad. Curiosa, la religiosa preguntó: —¿Para qué sirve esta Casa? Josefina respondió: —Es para todos los enfermos del interior de la selva y para quienes no tienen dónde dormir. —¿Y cómo mantiene usted la Casa de la Caridad? Josefina, algo avergonzada, respondió: —Tengo un cabaret. Necesito mantenerme. Las mujeres de aquí no tienen trabajo y casi todas son prostitutas. Necesitan alimentar a sus familias y yo al personal que se queda en la Casa. Solo tomo para mí lo necesario. Lo que sobra es para mantener la Casa de la Caridad. Cocino para ellos, les lavo la ropa y compro los remedios. Todo gratis. Para pagar mi pecado. Sé que está contra la ley de Dios. Pero ¿la ley de la vida no es también aceptada por Dios?

Al escuchar la historia quedé abismado y pensé para mí mismo: el amor de Josefina es lo que significa la gracia que yo enseño, es decir, el amor concreto de Dios en la situación concreta de las personas. Recordé a la mujer considerada prostituta que besó los pies de Jesús y los ungió con perfume; lloraba y secaba las lágrimas con sus cabellos (Lucas 7,38). Frente a quienes pensaban mal, Jesús dijo: “Dondequiera que en el mundo se predique la Buena Nueva, será recordado lo que ella hizo” (Marcos 14,9). Fue puro amor, gracia divina.

Estos dos hechos muestran el amor de Dios, que es lo que llamamos gracia: ella viene cuando quiere, sobre quien quiere y en cualquier situación. Hay flores que florecen en los pantanos. Y son las más blancas y bellas. Esa flor tiene un nombre: Josefina de la Casa de la Caridad. El amor generoso se llama Raimundo, aquel del agua bendita.

Leonardo Boff escribe para la revista del ICL LIBERTA. También escribió Gracia y experiencia humana, Vozes, varias ediciones, 2012; hay una edición en español; (https://www.leonardoboff.org).