Il fallimento etico e morale dell’umanità

Leonardo Boff

La nostra origine è in Africa. Ecco perché siamo tutti africani. La Rift Valley, visibile dalla Luna, con un’estensione di 3 mila km. dal nord della Siria al centro del Mozambico, è una zona privilegiata. In questa valle si è verificata una grande divisione: da un lato a settentrione restarono le foreste in cui vivevano i nostri antenati antropoidi e, in seguito, le scimmie superiori come i gorilla e gli orango-tanghi, che avevano abbondanza di cibo. Non avevano bisogno di evolversi per sopravvivere.

Alcuni rimasero nella parte inferiore della Rift Valley, che divenne una specie di savana. I nostri antenati in questa “zona arida” si evolsero nel corpo, iniziarono a camminare eretti e nel loro cervello con più sinapsi dei loro neuroni, si propiziò un processo di pensiero iniziale, nell’ansia di cercare ciò che era necessario per la sopravvivenza. Ecologicamente la vita nella savana non è così abbondante di risorse come in altre bioregioni. Nel 1974, nel deserto di Afar, in Etiopia, fu scoperto un fossile abbastanza completo, risalente a 3,18 milioni di anni fa. Sembrava appartenere a una donna. Per questo motivo, le fu dato il nome di “Lucy”, un nome tratto dalla canzone dei Beatles “Lucy in the Sky with Diamonds”.

In conclusione, la bio-antropologia ha chiarito che noi esseri umani deriviamo da un antenato comune. Non si trattava di una scimmia antropomorfa, come comunemente si pensa, ma di un primate primitivo che si è ramificato: da un lato, ha dato origine alle grandi scimmie antropomorfe menzionate sopra, e dall’altro, alle varie fasi dell’essere umano, come l’homo habilis, poi l’homo erectus e, infine, l’homo sapiens, da cui noi abbiamo origine.

Il grande cambiamento iniziò con l’homo habilis, più di 2 milioni di anni fa. Lui utilizzava già strumenti come pietre appuntite, bastoni affilati e ossa spesse con cui interveniva sulla natura e facilitava la caccia agli animali. Ma questo intervento non era ancora distruttivo.

A distanza di centinaia di anni emerse l’homo erectus, già bipede e dotato di strumenti più potenti al punto da cacciare, in gruppi coordinati, bovini e persino elefanti. Utilizzò per la prima volta il fuoco, inaugurando una vera e propria rivoluzione culturale, passando dal cibo crudo a quello cotto, come fu studiato dall’antropologo Claude Lévi-Strauss. L’intervento sulla natura aumentò, raggiungendo animali maggiori, come i grandi bradipi.

Dopo essere rimasti in Africa per millenni, migrando da un luogo all’altro, ma sempre all’interno del continente africano, iniziò la grande migrazione dell’homo erectus.

Emigrò in Eurasia, in Asia centrale, raggiungendo l’India, la Cina fino l’Australia. Più tardi i loro discendenti, l’homo sapiens, arrivarono nelle Americhe intorno a 20 mila anni fa, occupando così l’intero pianeta.

Dall’homo erectus emigrante, arriviamo all’homo sapiens di 100 mila anni fa. Lui ha introdotto da 10 mila anni, forse la maggiore rivoluzione realizzata della storia, l’unica che divenne universale, le cui conseguenze perdurano e si sono approfondite fino ai giorni nostri. È la rivoluzione del neolitico. Gli esseri umani divennero sedentari: crearono villaggi e città. La grande invenzione fu l’agricoltura e l’irrigazione, soprattutto lungo i grandi fiumi, Tigri, Eufrate, Nilo e Indo.

Con l’agricoltura, si formò un surplus di mezzi di sussistenza. Inizia in quel momento il suo processo di violenza e aggressione, non solo contro la natura, come era avvenuto in modo crescente fino a quella data, ma anche contro gli altri esseri umani. La produzione agricola produsse eccedenze in buona quantità. Questo rese possibile la guerra, poiché vi erano riserve per nutrire i soldati. Fu in questo momento che lo storico Arnold Toynbee, nella sua immensa opera “A Study of History“, vide l’emergere di un fenomeno che non è mai scomparso dalla faccia della Terra: la guerra. Iniziò il vero “abominio della desolazione”, come biblicamente si descrive il livello di distruttività umana.

Ma la violenza sistematica contro gli altri esseri umani e la natura ha raggiunto dimensioni mai viste prima con il processo di colonizzazione e schiavitù dell’Africa e dell’America Latina e di altre regioni, a partire dall’Europa. Milioni di persone furono sacrificate. Solo nelle Americhe, 61 milioni, nell’arco di un secolo e mezzo. Fu il più grande olocausto della storia. Ci furono veri e propri genocidi, attualizzati ai giorni nostri, come quello della Striscia di Gaza contro i palestinesi. L’avvento dell’industrializzazione moderna fino ad oggi, con le forme più sofisticate di dominio sulle persone e la depredazione di praticamente tutti gli ecosistemi, utilizzando l’intelligenza artificiale, ha portato al culmine dell’uso della violenza. Fino a creare il principio di autodistruzione con ogni tipo di armi mortali.

Dobbiamo riconoscere che, grazie alle scienze e alle tecniche moderne, il benessere umano è cresciuto prodigiosamente. Hanno reso la vita più confortevole e più longeva, sebbene gran parte dell’umanità sia condannata all’esclusione da questi benefici. Indubbiamente, ci sono stati progressi in tutti gli ambiti: nella salute, nell’educazione, nella mobilità e in mille altre invenzioni. Ma non dovremmo vantarci più di tanto, visto che, come ha osservato il genetista francese André Langaney (*1942), le alghe e le farfalle hanno sviluppato il loro DNA più di noi. In termini di massa, i lombrichi ne possiedono più di tutta l’umanità.

Nonostante questo sviluppo culturale, in termini morali (modi di organizzare la vita) ed etici (i principi che guidano la vita), siamo ancora nella preistoria. Ci ha accompagnato sempre la malvagità, la crudeltà, la menzogna ​​intenzionale e la mancanza di empatia, come verifichiamo ai nostri giorni. Gli scandali di pedofilia e gli indicibili abusi su bambine, attestati nei dossier Epstein, che coinvolgono il presidente Trump e altri, testimoniano il livello di degrado morale ed etico.

Siamo gli ultimi esseri dotati di intelligenza riflessa a entrare nel processo evolutivo. Siamo nell’ultimo minuto prima di mezzanotte, se riduciamo l’età dell’universo (13,7 miliardi di anni) a un anno solare. Sarà che ancora abbiamo una possibilità di far prevalere la bontà sulla brutalità, la cura sulla distruttività del nostro modo di vivere? Un insano mentale come il presidente Donald Trump minaccia di usare il suo potere militare per sottomettere tutti i paesi, con il rischio di eliminare la vita umana attraverso una guerra nucleare. Oppure, attraverso la sua sfrenata volontà di potere distruttivo, sarebbe lui, il nemico della vita, il rappresentante dell’Anticristo, che porrebbe fine alla saga umana? La Terra continuerà a ruotare attorno al sole per millenni, ma senza di noi o solo con i trilioni e trilioni di microrganismi nel sottosuolo che sopravviveranno. Il destino è nelle nostre decisioni, nelle nostre mani. Come possiamo salvare noi stessi e la vita facendo dell’amore, della cura e dell’empatia gli assi strutturali di un nuovo tipo di civiltà? Senza questo, non avremo futuro.

Leonardo Boff è un ecoteologo, filosofo e scrittore. Scrive per la rivista LIBERTA dell’Instituto Conhecimento Liberta (ICL: https://www.revistaliberta.com.br) e sul suo sito web: http://www.leonardoboff.org

Ha pubblicato recentemente il libro: “A nova visão do universo: de onde viemos?, Animus-Anima, Petrópolis 2025

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

O fracasso ético e moral da humanidade

Leonardo Boff

Nossa origem se encontra na África. Por isso somos todos africanos. O Vale do Rift que pode ser visto da Lua, com a extensão de  3 mil km, começando no norte da Síria e chegando ao centro de Moçambique é uma zona privilegiada. Nesse Vale se produziu uma grande divisão: de um lado,mais alto, ficaram as florestas nas quais nossos antepassados antropoides  e depois os símios  superiores como os gorilas e orangotangos viviam e tinham abundância de alimentos. Não precisavam evoluir para sobreviver.

Alguns ficaram na parte rebaixada do Vale do Rift tornada uma espécie de savana. Nossos ancestrais neste “nordeste seco” evoluíram em seu corpo, começaram a andar em pé e em seu cérebro com mais sinapses de seus neurônios, propiciando um pensamento inicial, no afã de buscar o necessário para a sobrevivência. Ecologicamente a vida  na savana não é tão abundante em meios de vida quanto as demais bio-regiões. Em 1974 descobriu-se um fóssil bastante completo,  no deserto de Afar na Etiópia, datado de 3,18 milhões de anos. Parecia ser  de uma mulher. Por isso, foi chamada de “Lucy”, nome tirado de uma canção dos Beatles “Lucy in the Sky with Daimonds”.

         Concluindo: a bio-antropologia deixou claro que nós, seres humanos, derivamos de um ancestral comum. Não era um macaco como comumente se pensa, mas um primata primitivo que se bifurcou: por um lado deu origem aos grandes símios, acima referidos, e por outro as várias fases do ser humano,como o homo habilis, depois o homo erectus e, por fim, o homo sapiens, donde nós procedemos

A grande mudança começou com o homo habilis há mais de 2 milhões de anos. Ele já utilizava instrumentos como pedras pontiagudas, paus aguçados e ossos grossos com os quais intervinha na natureza e facilitava a caça de animais. Mas essa intervenção não era ainda destrutiva.

         Com a diferença de centenas de anos, surgiu o homo erectus, já bípede que utilizava instrumentos mais potentes a ponto de, em grupos coordenados, caçar bovinos e até elefantes. Usou pela primeira vez  o fogo introduzindo uma verdadeira revolução cultural passando do cru para o cozido, como foi estudado pelo antropólogo Claude Levy Strauss. Cresceu a intervenção na natureza atingindo animais maiores, como as grandes preguiças.

Depois de ter permanecido por milênios na África, migrando de um lugar ao outro,mas sempre dentro do continente africano, começou a grande migração do  homo erectus.Emigrou para a Eurásia, para a Ásia Central, chegando à Índia, à China até a Austrália. Mais tarde os seus descendentes o homo sapiens chegaram às Américas por volta de 20 mil  anos atrás e assim ocupar todo  o planeta.

Do emigrante  homo erectus chegamos ao homo sapiens de 100 mil anos atrás. Este introduziu há  10 mil anos talvez a maior revolução na história já realizada, a única universalizada, cujas consequências perduram e se aprofundaram até os dias atuais. É a revolução do neolítico. Os seres humanos ficaram sedentários: criaram vilas e cidades. A grande invenção foi a agricultura e a irrigação, especialmente junto aos grandes rios, Tigre, Eufrates, Nilo e Indo.

         Com a agricultura formou-se  um superavit de meios de vida.  Agora começa seu processo de violência e  agressão, não só contra a natureza como vinha fazendo crescentemente até esta data, mas  contra outros seres humanos. A produção agrícola produziu excedentes em boa quantidade. Isso possibilitou a guerra, pois havia reservas para alimentar os soldados. Foi nesse momento em que o historiador Arnold Toynbee em sua imensa obra  A Study of History viu o surgimento do fenômeno que jamais desapareceu da face da Terra: a guerra. Começou a verdadeira “abominação da desolação” como biblicamente se descreve o nível da destrutividade humana.

Mas a sistemática violência contra outros seres humanos e a natureza ganhou dimensões nunca vistas antes com o processo de colonização e escravização de África e da América Latina e de outras regiões a partir da Europa. Milhões foram sacrificados.Só nas Américas 61 milhões no espaço de um século e meio. Foi o maior holocausto da história. Houve verdadeiros genocídios,atualizados nos dias atuais,como aquele da Faixa de Gaza contra os palestinos. A inauguração da industrialização moderna até a presente data com as formas mais sofisticadas de dominação de pessoas e da depredação de praticamente todos os ecossistemas, utilizando a IA, propiciou o auge do uso da violência. Até criarmos o princípio de autodestruição com todo tipo de armas letais.

Devemos reconhecer que graças às ciências e às técnicas modernas o bem estar humano cresceu prodigiosamente.Tornou a vida mais cômoda e mais longeva,embora grande parte da humanidade seja condenada à exclusão desses benefícios.Indubitavelmente houve um progresso em todos os âmbitos,na saúde, da educação, na mobilidade e outras mil invenções. Mas não devemos nos orgulhar, pois como observou o geneticista francês André Langaney(*1942) as algas e as borboletas desenvolvera mais o DNA que nós. Em termos de massa, os vermes da terra a possuem mais do que toda a humanidade.

         Não obstante este desenvolvimento cultural,em termos morais (modos de organizar a vida) e éticos (os princípios que orientam a vida) estamos ainda na pré-história. Acompanhou-nos sempre  a maldade, a crueldade, a mentira intencionada e a falta de empatia como verificamos em nossos dias.Os escândalos de pedofilia e se abusos inomináveis a jovens meninas, atestados nos arquivos de J.Epstein,envolvendo o presidente Trump e outros nos testemunham o nível da degradação moral e ética a que chegamos.

Somos os últimos dos seres portadores de inteligência reflexa a entrar no processo da evolução. No derradeiro minuto antes da meia-noite, se reduzirmos a idade do universo (13,7 bilhões de anos) ao calendário de um ano.Será que ainda temos a chance de fazer predominar a bondade sobre a brutalidade, o cuidado sobre a destrutividade de nosso modo de viver? Um insano como o Presidente Donald Trump ameaça usar seu poder militar para submeter todos os países, com o risco de eliminar por uma guerra nuclear, a vida humana.Ou por sua incontida vontade de poder destrutivo seria aquele, o inimigo da vida, representante do Anti-Cristo, que poria fim à saga humana? A Terra continuará a girar por milênios ao redor do sol, mas sem nós ou apenas com os trilhões de trilhões micro-organismos no subsolo que sobreviverão. O destino está em nossas decisões,em nossas mãos. Como salvar a nós e a vida fazendo do amor,do cuidado e da empatia os eixos estruturadoras de um novo tipo de civilização? Sem isso não teremos futuro.

Leonardo Boff é ecoteólogo, filósofo e escritor e escreve para a revista LIBERTA do Instituto Conhecimento Liberta (ICL: (https://www.revistaliberta.com.br); A nova visão do universo:de onde viemos? Animus-Anima,Petrópolis 2025; site:www.leonardoboff.org

O ser humano tem ainda futuro?

Leonardo Boff  

       É de praxe em cada final de ano se fazer um balanço,uma espécie de leitura de cego que capta apenas o que é relevante. Seriam demasiadas  coisas a serem lembradas. Apenas observamos que há uma lenta e irrefreável degradação do nosso modo de habitar a Terra. O aquecimento global está crescendo cada ano e já mostra seus efeitos catastróficos no mundo todo com grandes inundações, tufões e queimadas fenomenais. Assistimos no Rio Grande do Sul uma enchente desastrosa, destruindo partes de inteiras cidades, além dos danos na agricultura.

Fala-se que entramos numa era geológica nova, o antropoceno, vale dizer, o meteoro  rasante, destruidor da natureza não é outro senão o próprio ser humano. Outros vão mais longe e acrescentam que estamos na era do necroceno, quer dizer, a maciça morte (necro) de espécies, na ordem de 70-100 mil  segundo o conhecido biólogo Edward Wilson. Ultimamente o número de incêndios cresceram tanto no mundo inteiro que já se fala do piroceno (piros em grego é fogo), a fase mais avançada e perigosa do antropoceno. Acresce ainda a perversa desigualdade social, pois 1% de ricos possuem mais riqueza que mais da metade da humanidade (4,7 bilhões),o que é uma infâmia e uma negação de humanidade.

Face a tal nível de degradação  generalizada, nunca vista antes da presença do ser humano no processo de evolução, muitos, entre eles grande nomes da ciência se perguntam se não estamos próximos do fim possível da espécie humana. E com razão, pois não se trata de fantasmas mas de sinais perturbadores. O prêmio Nobel de biologia de 1974, Christian de Duve em seu minucioso livro Poeira Vital, a vida como imperativo cósmico (Campus 1997) afirma que nos dias de hoje “a evolução biológica marcha em ritmo acelerado para uma grave instabilidade; de certa forma, o nosso tempo lembra uma daquelas importantes rupturas na evolução, assinaladas por extinções em massa”. O cientista Norman Myers calculou que somente no Brasil, se estão extinguindo nos últimos 35 anos quatro espécies por dia. Théodore Monod, um notável naturalista, deixou como testamento um texto de reflexão com esse título: “E se a aventura humana vier a falhar”(2000)? Assevera: “somos capazes de uma conduta insensata e demente; pode-se a partir de agora temer tudo, tudo mesmo, inclusive a aniquilação da raça humana”.

Desde que surgiu como homo habilis há mais de dois milhões de anos vem desequilibrando sua relação para com a natureza. Até quarenta mil anos atrás os danos ecológicos eram insignificantes. Mas a  partir desta data começou um assalto sistemático à biosfera. Em poucos centenas de anos, os caçadores extinguiram os mamutes, as preguiças-gigantes e outros mamíferos pré-históricos. Na era industrial (1850) foram desenvolvidos instrumentos que tornaram bem sucedida a dominação/devastação da natureza. Nos dias atuais, este processo se agravou a ponto de que os noves itens (planetary bounderies)que sustentam a vida estão celeramente caindo, no termo,  tornando impossível a civilização.

Já há 2 milhões de anos que estamos  dentro da Idade do Gelo. A atual fase interglacial quente começou há 11.400 anos (período do Holoceno). Conforme os padrões do passado deveríamos ingressar num novo período de resfriamento. Entretanto nossa espécie alterou profundamente a natureza da atmosfera. Vários gases de efeito estufa como o CO2,o metano e outros importantes estão aquecendo todo o planeta. Até 2030 não poderia alcançar dois graus, pois seria desastroso para grande parte da humanidade e para a natureza. Já agora em 2025 atingimos 1,77ºC.

A estes problemas acresce a carência de água potável (só 3% é doce) e a super população da espécie humana que já ocupou 83% do planeta depredando-o. Poderão os seres humanos viver juntos numa única Casa Comum? Não somos seres pacíficos, mas extremamente agressivos, faltos de cooperação e de cuidado. O astrônomo real Sir Martin Rees da Inglaterra em seu livro “Hora Final: o desastre ambiental ameaça o futuro da humanidade”(2005) estima que, a correrem as coisas como correm, podemos nos liquidar ainda neste século.

Apesar deste quadro sombrio neste final de 2025 mantenho a esperança de que o ser humano,com sua inteligência, razão cordial e sentido de sobrevivência  decidirá pela continuidade da vida neste planeta e não pelo suicídio coletivo.

Lógico,  precisamos ter paciência para com o ser humano. Ele não está pronto ainda. Tem muito a aprender. Em relação ao tempo cósmico  possui menos de um minuto de vida no planeta. Mas com ele, a evolução deu um salto, de inconsciente se fêz consciente. E com a consciência pode decidir que destino quer para si. Nesta perspectiva, a situação atual representa antes um desafio que um desastre, a travessia para um patamar mais alto e não um mergulho na auto-destruição.

Agora cabe-nos mostrar amor à vida em sua majestática diversidade, ter com-paixão para com todos os que sofrem, realizar rapidamente a justiça social necessária e amar a Grande Mãe, a Terra. Incentivam-nos as Escrituras judaico-cristãs: “Escolha a vida e viverás (Deut 30,28)”. Andemos depressa, pois não temos muito tempo a perder.

Leonardo Boff escreveu: Homem: satã ou anjo bom, Record 2008;Cuidar da Casa Comum:pistas para protelar o fim do mundo, Vozes 2024.

Weihnachten: die Menschwerdung Gottes

   Leonardo Boff

Die theologische Tradition hat die Bedeutung der Menschwerdung des Sohnes Gottes, die an Weihnachten gefeiert wird, als Vergöttlichung des Menschen besonders hervorgehoben. Tatsächlich möchte man theologisch eine noch größere Tatsache betonen: Die Menschwerdung ist die Vermenschlichung Gottes. Alle Schriften bekräftigen wie das Evangeliun des Johannes: „Niemand hat Gott jemals gesehen. Der einzige Sohn des Vaters hat ihn uns offenbart“ (1,18). Gott hat durch Jesus von Nazareth unsere Menschlichkeit zu seiner eigenen gemacht, was wirklich unerhört ist. Es gibt also etwas Göttliches in unserem menschlichen Wesen, Mann und Frau, das niemals zerstört werden kann. Es ist unsere höchste Würde: Träger und Trägerinnen Gottes zu sein. Deshalb kann es keine Traurigkeit geben, wenn das göttliche Leben in uns geboren wird.

Weihnachten ist die Feier dieses gesegneten Ereignisses. Die Evangelien nennen Jesus die Sonne der Gerechtigkeit. Die Geburt Jesu fiel genau mit dem römischen Festtag des Unbesiegbaren Sonnengottes (sol invictus) zusammen. Dieser Tag ist für die nördliche Hemisphäre der kürzeste Tag des Jahres und die längste Nacht. Die Menschen in der Antike hatten Angst, dass die Sonne nicht wieder aufgehen würde. Als sie wieder aufging, feierten sie ihren Sieg über die Dunkelheit. Jesus wird als die unbesiegbare Sonne dargestellt, die alle Dunkelheit des Lebens besiegen wird. 

Wenn Jesus Gott ist, der Mensch wurde, könnten wir uns vorstellen, dass er an einem entsprechend vorbereiteten Ort geboren wurde, etwa in einem Palast, einer prächtigen Villa oder einem renommierten Krankenhaus. Letztendlich wäre es eine Ehrerbietung gegenüber Gott, so wie wir es auch bei wichtigen Persönlichkeiten tun, die uns besuchen, wie Präsidenten, berühmten Persönlichkeiten oder dem Papst selbst.

Gott wollte all dies nicht. Wir müssen den Weg, den Gott für seinen Eintritt in diese Welt gewählt hat, respektieren und lieben: verborgen, im Schicksal derer, die nachts in der Kälte an die Tür klopfen, bei einer schwangeren Frau, die ihr ungeborenes Kind im Bauch hält und diese harten Worte hören muss: „Für dich ist kein Platz.“

So verließen Joseph und Maria ihre Heimat und suchten in ihrer Not einen nahegelegenen Stall auf. Dort gab es Stroh, eine Krippe, einen Ochsen und einen Esel, dessen Atem den zarten, zitternden Körper des Neugeborenen wärmte.

Gott betrat also still und leise diese Welt durch die Hintertüren. Die Bewohner der Hauptstadt Rom oder Jerusalem und andere wichtige Persönlichkeiten bekamen davon nichts mit.

Daraus lässt sich eine Lehre ziehen: Wenn Gott sich offenbaren will, bedient er sich nicht großartiger Spektakel, sondern der schlichten Stille der kleinen Dinge. So müssen wir verstehen, dass er für alle gekommen ist, aber in besonderer Weise für die Armen und Einfachen, denn er war arm und blieb sein ganzes Leben lang arm, in Einfachheit und Bescheidenheit. Wäre er unter Reichen geboren worden, hätte er die Armen ausgeschlossen. Da er unter den Armen geboren wurde, ist er ihnen immer nahe und kann von ihnen aus auch die Bessergestellten in der Gesellschaft erreichen. Auf diese Weise wird niemand davon ausgeschlossen, von der Gegenwart Gottes berührt zu werden.

Bei der Geburt des Jesuskindes waren nicht nur einfache Leute wie Hirten anwesend, die wegen ihres ständigen Kontakts mit Tieren als verachtenswert galten. Die Evangelien berichten, dass die Heiligen Drei Könige aus dem Orient kamen. Die frühen Christen kamen zu dem Schluss, dass die Magier Weise waren, deren Namen erhalten blieben: Balthasar, Melchior und Kaspar. Melchior war weißer Hautfarbe, Kaspar gelber Hautfarbe und Balthasar schwarzer Hautfarbe. So repräsentierten sie die gesamte Menschheit.

Die Geschenke, die sie ihm darbringen, sind symbolisch. Das Gold bedeutet, dass sie Jesus als König anerkennen. Der Weihrauch bedeutet, dass Jesus göttlich ist. Die Myrrhe drückt Schmerz und Leid aus. Die Bedeutung ist folgende: Jesus ist ein wahrer König, aber nicht wie die Könige dieser Welt, die über die Menschen herrschen. Jesus hingegen kümmert sich um sie. Jesus ist eine göttliche Person, die nicht so sehr verehrt und gepriesen werden soll, dass sie sich von uns entfernt. Im Gegenteil, er ist ein Gott mit uns – Immanuel –, der mit jedem Menschen zusammenleben und seinen Weg gehen möchte.

Die bittere Myrrhe drückt aus, wie Jesus als König sein Leben für das Volk gab und wie er seine Göttlichkeit lebte, indem er aus Liebe zu allen Menschen den Tod am Kreuz auf sich nahm.

Der große Dichter Manuel Bandeira hat diese Logik von Weihnachten in seinem Gedicht treffend zum Ausdruck gebracht

Weihnachtsgeschichte:

Unser Kind

Wurde in Bethlehem geboren

Es wurde geboren, um nichts anderes zu wollen,

Als Gutes zu tun.

Es wurde auf Stroh geboren,

Unser Kind,

Aber die Mutter wusste,

Dass es göttlich war.

Es kommt, um zu leiden,

Den Tod am Kreuz.

Unser Kind

Sein Name ist Jesus.

Für uns nimmt er

Das menschliche Schicksal an:

Loben wir die Herrlichkeit

Des Jesuskindes.

An Weihnachten haben wir das Recht, uns mit Freude zu erfüllen, denn wir sind nicht mehr allein. Gott geht mit uns, leidet mit uns und freut sich mit uns. Er ist das größte Geschenk, das Gott Vater uns machen konnte. Deshalb tauschen wir Geschenke untereinander aus, um uns immer an dieses Geschenk zu erinnern, das der himmlische Vater uns gemacht hat, indem er uns Jesus, seinen geliebten Sohn, geschenkt hat.

Leonardo Boff, Theologe und Autor von:O Sol da Esperança:Natal, Histórias, Poesias e Símbolos, Rio 2007; Natal: a humanidade e a jovialidade de nosso Deus, Petrópolis 1976.“Mensch geworden – Das Evangelium von Weihnachten“, Herder Verlag 1986.