È MORTO GUSTAVO GUTIÉRREZ, PADRE DELLA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE

Leonardo Boff

Il 22 ottobre di quest’anno è morto a Lima, all’età di 96 anni, l’iniziatore della TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE, Gustavo Gutiérrez (1928-2024).

Era un amico intimo con il quale insieme abbiamo collaborato, a partire dagli anni ’70, per creare una teologia adeguata alla situazione dell’America Latina, piena di ingiustizie sociali e di povertà degradante.

Come per ogni teologo, il centro della sua indagine è Dio. Ma Dio innanzitutto come esperienza di vita, specialmente a partire dalla sofferenza umana e, solo dopo, come riflessione riverente.

Il tema inquietante che lo ha sempre accompagnato per tutta la vita è stata la sofferenza. Lui stesso soffriva di poliomielite, rimanendo per anni su una sedia a rotelle. Dopo l’intervento chirurgico camminava con difficoltà. Era piccolo, zoppo, rude, con la faccia da indio quechua e dotato di un’intelligenza straordinaria, creativa, piena di umorismo e di belle “trouvailles” come questa: “i politici pensano solo a un’intenzione, cioè alla seconda”. Insomma, era fondamentalmente un uomo buono, semplice, umile e spiritoso.

La sua grande domanda, a sfondo biografico, era: come comprendere Dio di fronte alla sofferenza degli innocenti; come comprendere Gesù risorto in un mondo in cui le persone muoiono prematuramente a causa dell’oppressione; come incontrare il Dio liberatore in un mondo dove mancano fraternità e solidarietà?

Il messaggio cristiano non riguarda solo la vita eterna e il Regno di Dio, ma offre stimoli per migliorare la vita presente, soprattutto quella dei poveri e degli oppressi, nella convinzione che la vita eterna e il Regno di Dio già iniziano qui sulla Terra. In più lo stesso Gesù storico era un povero e non aveva dove posare il capo. Da qui Gutiérrez intende la teologia come “una riflessione critica della prassi storica alla luce della Parola della rivelazione”.

Il libro fondatore fu «TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE, PROSPETTIVE» del 1971. Curiosamente, in quello stesso anno, senza che ci conoscessimo, io scrivevo «JESUS ​​​​CHRIST LIBERTADOR», anche Juan Luis Segundo in Uruguay e Segundo Galea in Cile lavoravano in una prospettiva di liberazione. Noi non ci conoscevamo, ma sentivamo una chiamata, credo, proveniente dallo Spirito (Hegel direbbe dal Weltgeist) e noi eravamo appena i semplici microfoni che evidenziavano il suono di questa chiamata.

L’asse strutturante di questo tipo di teologia è l’opzione non esclusiva per i poveri, contro la povertà e a favore della giustizia sociale e della liberazione. Affidandosi sempre alla tradizione dei profeti e alla pratica del Gesù storico. Gustavo bene affermava: “I poveri sono i prediletti di Dio non perché sono cristiani, religiosi o buoni, ma perché Dio, identificandosi con loro, è buono e misericordioso”. Il Dio vivo opta per quelli che dispongono di meno vita. Questo è il fondamento teologico dell’opzione per i poveri, per la loro vita oppressa e per la loro liberazione.

Uomo profondamente spirituale, visse con i poveri nel quartiere periferico Rimac di Lima. Da questo inserimento sono nate quasi tutte le sue opere, specie «BERE AL PROPRIO POZZO»; «IL DIO DELLA VITA»; «LA FORZA STORICA DEI POVERI»; «DOVE DORMIRANNO I POVERI»; «ALLA RICERCA DEI POVERI DI GESÙ CRISTO»; «IL PENSIERO DI BARTOLOMÉ DE LAS CASAS» e altri.

Come altri teologi della liberazione, ha sofferto incomprensioni e persecuzioni, specialmente da parte del cardinale di Lima, Cipriani, dell’Opus Deus, con l’accusa che si trattasse di una teologia marxista. Questa idea era rafforzata dal più grande oppositore, direi persino, persecutore della Teologia della Liberazione, il cardinale Lopez Trujillo di Medellin in Colombia. Questa accusa non è sostenibile ed è sempre stata rivolta contro tutti coloro, come Dom Helder Câmara, che collocano la situazione dei poveri come vittime di una società di ingiustizia e di sfruttamento che richiede una trasformazione storico-sociale. In America Latina si è esteso il concetto di povero fino a includere gli indigeni, i neri, le donne, i poveri per ragioni economiche, culturali e per altri orientamenti sessuali. Così sono emerse le varie correnti della Teologia della Liberazione. Per ogni gruppo specifico, il suo metodo adeguato e la sua corrispondente liberazione. Il metodo è sempre questo: vedere la realtà sofferente: giudicare con mezzi scientifici e alla luce della fede; agire per trasformare questa anti-realtà, avendo come protagonisti principali gli stessi oppressi.

Da qui la liberazione a partire dalla fede. Marx non è mai stato il padre o il padrino della Teologia della Liberazione, come alcuni la accusano ancora oggi, senza fondamento. La sua ispirazione si incontra nelle fonti della fede cristiana, nelle Scritture e nella tradizione di figure come San Francesco d’Assisi, San Vincenzo di Paola e altri che hanno dato centralità ai poveri.

Per la sua serietà ha ricevuto numerosi premi e titoli di dottore honoris causa. Non dava importanza a questi riconoscimenti, collocandosi sempre nel luogo d’origine, nella povertà e tra i poveri con cui condivideva la vita.

Papa Francesco lo ha ricevuto a Roma come gesto di riconoscimento per la sua riflessione, che rappresenta una ricchezza per tutta la Chiesa. In occasione delle esequie, il Papa ha inviato questo breve messaggio: «Oggi penso a Gustavo Gutiérrez, un grande, un uomo di Chiesa che ha saputo stare in silenzio quando doveva tacere, che ha saputo soffrire quando gli è toccata la sofferenza, che ha saputo portare avanti tanto frutto apostolico e tanta meravigliosa teologia. Che riposi in pace.

Noi che lo abbiamo conosciuto nel suo lavoro e nella sua quotidianità testimoniamo che egli è vissuto e morto con chiari segni di santità personale. E di lui conserveremo molta saudade.

Traduzione di Gianni Alioti

MORRE GUSTAVO GUTIÉRREZ, PAI DA TEOLOGIA DA LIBERTAÇÃO

Leonardo Boff

No dia 22 de outubro do corrente ano, morreu em Lima o iniciador da TEOLOGIA DA LIBERTAÇÃO com a idade de 96 anos,Gustavo Gutiérrez (1928-2024).

Era um entranhável amigo com o qual juntos, a partir dos anos de 1970, colaboramos para fazer uma teologia adequada à situação da América Latina que é feita de injustiças sociais e de pobreza aviltante.

Como para todo teólogo, o centro de sua indagação é Deus. Mas primeiramente Deus como experiência de vida em especial a partir do sofrimento humano e só depois como reflexão reverente.

O tema perturbador que sempre o acompanhou pela vida afora era o sofrimento. Ele mesmo sofreu de poliomelite ficando  por anos em cadeira de rodas. Depois, operado, andava com dificuldade. Era pequeno, manco, atacarrudo, cara de índio quéchua e dotado de uma inteligência extraordinária, criativa, cheia de humor e de belas “trouvailles” como esta:’os políticos só pensam numa intenção, isto é, na segunda”.Em suma, era fundamentalmente um hom em bom, simples, humilde e espirituoso.

Sua grande questão, com fundo biográfico, era: como compreender Deus diante do sofrimento do inocente; como compreender Jesus ressuscitado em um mundo onde as pessoas pela opressão morrem antes do tempo; como encontrar o Deus libertador em um mundo onde falta fraternidade e solidariedade?

A mensagem cristã não apenas concerne à vida eterna e ao Reino de Deus, mas oferece estímulos para melhorar a vida presente, especialmente a dos pobres e oprimidos, na convicção de que a vida eterna e o Reino de Deus começam já aqui na Terra. De mais a mais o próprio Jesus histórico foi um pobre e não tinha onde pôr a cabeça. Dai que entende a teologia,segundo Gutiérrez como “uma reflexão crítica da práxis histórica à luz da Palavra da revelação”.

O livro fundador de 1971 foi TEOLOGIA DA LIBERTAÇÃO, PERSPECTIVAS. Curiosamente, neste mesmo ano, sem que nos conhecêssemos, eu escrevia JESUS CRISTO LIBERTADOR, Juan Luis Segundo no Uruguai e Segundo Galea no Chile trabalhavam também numa perspectiva de libertação. Não nos conhecíamos mas ouvíamos um chamado, creio, que vindo do Espírito (Hegel diria do Weltgeist) e nós éramos apenas os meros microfones que realçavam o som  desse chamado.

O eixo estruturador deste tipo de teologia é a opção não excludente pelos pobres, contra a pobreza e a favor da justiça social e da libertação. Sempre se apoiando na tradição dos profetas e da prática do Jesus histórico. Bem afirmava Gustavo:” Os pobres são os privilegiados de Deus não porque são cristãos, religiosos ou bons, mas porque Deus, identificando-se com eles, é bom e misericordioso“. O Deus vivo, o Deus da vida opta por aqueles que menos vida têm. Este é o fundamento teológico da opção pelos pobres, por sua vida oprimida e por sua libertação.

Homem profundamente espiritual, viveu com os pobres no bairro periférico Rimac de Lima. Dessa inserção nasceram quase todas as suas obras, especialmente BEBER DO PRÓPRIO POÇO; O DEUS DA VIDA; A FORÇA HISTÓRICA DOS POBRES; ONDE DORMIRÃO OS POBRES; EM BUSCA DOS POBRES DE JESUS CRISTO: O PENSAMENTO DE BARTOLOMEU DE LAS CASAS e outros mais.

Como outros teólogos da libertação sofreu incompreensões e perseguições, especialmente do Cardeal de Lima, Cipriani, da Opus Deus, com a acusação de que seria uma teologia marxista. Essa ideia era reforçada pelo maior opositor, diria até, perseguidor da Teologia da Libertação, o Cardeal Lopez Trujllo de Mdellin na Colômbia. Essa acusação, não se sustenta e sempre foi assacada contra todos, como a Dom Helder Câmara, que colocam a situação dos pobres como vítimas de uma sociedade de injustiças e de exploração que demanda uma transformação histórico-social. Na América Latina se estendeu o conceito de pobre para os indígenas, os negros, as mulheres, pobres econômicos, culturais e de outra opção sexual.Assim surgiram as várias vertentes da Teologia da libertação. Para cada grupo específico, o seu método adequado e  sua correspondente libertação. O método é sempre este: ver a realidade sofrida;julgar com meios científicos e à luz da fé; agir para transformar esta anti-realidade tendo como protagonistas principais os próprios oprimidos.

Daí a libertação a partir da fé. Marx nunca foi pai nem padrinho da Teologia da Libertação como a acusam, sem fundamento, alguns ainda hoje. Sua inspiração se encontra nas fontes da fé cristã, nas Escrituras e na tradição de figuras como São Francisco de Assis, São Vicente de Paulo e outros que deram centralidade aos pobres.

Por sua seriedade recebeu inúmeros prêmios e títulos de doutor honoris causa. Não dava importância a estes reconhecimentos, pois se colocava sempre no seu lugar de origem, a pobreza e os pobres com os quais compartilhava a vida.O Papa Francisco o recebeu em Roma como gesto de reconhecimento de sua reflexão com uma riqueza para toda a Igreja. Por ocasião das exéquias, o Papa enviou esta curta mensagem:” Hoy pienso a Gustavo Gutiérrez, un grande, un hombre de Iglesia que supo estar callado cuando tenía que estar callado, supo sufrir cuando le tocó sufrir, supo llevar adelante tanto fruto apostólico y tanta teología rica. Que en paz descanse”.

Nós que o conhecemos no seu trabalho e no seu dia a dia testemunhamos que viveu e morreu com claros sinais de santidade pessoal. E guardaremos muita saudade dele

Der gute Gebrauch der herzlichen und sensiblen Vernunft                           

Leonardo Boff

Angesichts der aktuellen Krise, die den gesamten Planeten in gefährlicher Weise betrifft, weil sie zu einem dritten Weltkrieg führen könnte, der die Biosphäre und das menschliche Leben gefährden würde, müssen wir retten, was den Lauf der Geschichte verändern könnte.

Ich teile die Ansicht, dass der derzeitige Zustand der Welt auf mindestens zwei große Ungerechtigkeiten zurückzuführen ist: die eine ist sozialer Art, mit der Entstehung perverser sozialer Ungleichheiten einerseits und andererseits einer Anhäufung von Reichtum, wie es sie in der Geschichte noch nie gegeben hat, bis zu dem Punkt, an dem acht Personen (nicht Unternehmen) mehr Reichtum besitzen als mehr als die Hälfte der Weltbevölkerung Die andere Ungerechtigkeit ist ökologischer Art: Der Planet Erde mit seinen Biomen ist seit Jahrhunderten so ausgebeutet worden, dass wir mehr als anderthalb Erden benötigen, um den menschlichen Konsum zu decken, insbesondere in den konsumorientierten Ländern des globalen Nordens.

Die Reaktion von Gaia, der Erde als lebendem Superorganismus, zeigt sich in einer Vielzahl von Viren und der zunehmenden, wahrscheinlich irreversiblen Erwärmung, die Taifune, Wirbelstürme und äußerst zerstörerische Tornados hervorruft, die die biologische Vielfalt, Kinder und ältere Menschen bedrohen, die sich nicht anpassen können und dem Tod geweiht sind.

Ich komme auf das Thema zurück: Diese ökosoziale Tragödie ist das Ergebnis einer Art von Vernunft, die zum Rationalismus (Despotismus der Vernunft) entartet ist und sich in Techniken niedergeschlagen hat, die einerseits unserem modernen Leben zugute kommen, andererseits aber so tödlich sind, dass sie alles zerstören können, was wir im Laufe der Jahrtausende aufgebaut haben, und die ökologischen Grundlagen bedrohen, die das Lebenssystem erhalten.

Sie entstand im Westen im 5. Jahrhundert v. Chr. an der Wende vom mythischen Denken zum rationalen Denken der griechischen Meister. Ursprünglich wurde ein großes Gleichgewicht zwischen den wichtigsten existenziellen Elementen aufrechterhalten: Pathos (die Fähigkeit zu fühlen), Logos (die Art und Weise, die Realität zu verstehen), Ethos (unsere Art, gut zu leben und zu sozialisieren), Eros (unsere Lebenskraft) und Daimon (die Stimme des Gewissens).

Dieses Ideal wurde von Perikles (495-429 v. Chr.), dem großen demokratischen Staatsmann, Feldherrn und hervorragenden Redner in Athen, in hervorragender Weise zum Ausdruck gebracht: „Wir lieben das Schöne, aber nicht das Vulgäre; wir widmen uns der Weisheit, aber ohne Prahlerei; wir verwenden den Reichtum für notwendige Unternehmungen, aber ohne nutzlose Prahlerei; Armut ist für niemanden eine Schande; es ist eine Schande, nicht alles zu tun, um sie zu vermeiden.“

Dies ist ein Beispiel für das richtige Maß. Nicht umsonst steht auf allen Säulengängen griechischer Tempel: „méden ágan“(nichts Übertriebenes).

Doch schon bald brachte der Machthunger Alexanders des Großen (356-323 v. Chr.), der im Alter von 33 Jahren sein Reich bis nach Indien ausdehnte, das Gleichgewicht durcheinander. Die Vernunft, umgewandelt in einen Willen zur Macht und ein Instrument zur Beherrschung von anderen und der Natur, gewann die Oberhand. Das ist es, was auch heute noch die Grundlage für die Organisation unserer Gesellschaften bildet, vor allem für ihre exzessivste und unmenschlichste Form, den Kapitalismus, der den gesamten Planeten übernommen hat. Diese Art westlicher instrumentell-analytischer Vernunft ist global geworden – wie könnte es anders sein? War sie unvermeidlich? Was wir sagen können, ist, dass es eine sozialgeschichtliche Entscheidung war, unser „manifestes Schicksal“, das sich heute in einer radikalen Krise seiner Grundlagen befindet.

Ich möchte ein Beispiel für eine Kultur anführen, die das Herz und nicht die Vernunft zur strukturierenden Achse ihrer sozialen Organisation gemacht hat: die Nahuatl-Kultur Mexikos und Mittelamerikas (heute etwa 3,3 Millionen Einwohner). Die Nahuatl-Sprache wird in mehreren mexikanischen Bundesstaaten von 1,6 Millionen Menschen gesprochen. Für die Nahuatl steht das Herz im Mittelpunkt. Die Definition des Menschen ist nicht, wie bei uns, die eines rationalen Tieres, sondern die eines „Besitzers eines Gesichts und eines Herzens“.

Die Art des Gesichts identifiziert und unterscheidet von anderen Gesichtern. Von Angesicht zu Angesicht ergibt sich der ethische Imperativ, wie uns Levinas lehrte.  Das Gesicht zeigt, ob wir den anderen willkommen heißen, ihm misstrauen oder ihn ausschließen. Das Herz wiederum bestimmt das Wesen und den Charakter eines Menschen, die Sensibilität gegenüber anderen, die herzliche Aufnahme und das Mitgefühl für die Leidenden.

Die verfeinerte Erziehung der Nahuatl, die in schönen Texten überliefert ist, zielte darauf ab, in den jungen Menschen ein „klares, freundliches und unbeschattetes Gesicht“ zu formen, verbunden mit einem „festen und warmen Herzen, entschlossen und gastfreundlich, unterstützend und respektvoll gegenüber heiligen Dingen“. Ihrer Meinung nach entstand die Religion aus dem Herzen heraus, indem sie „Blumen und Gesang“ zur Verehrung ihrer Gottheiten einsetzten. Alles, was sie taten, taten sie mit Herz. Diese Herzensgüte übertrug sich auf die schönen Kunstwerke, so dass der deutsche Renaissance-Maler Albrecht Dürer bei ihrem Anblick verzaubert war.

Lassen Sie uns von dieser Kultur des Herzens und der Wärme etwas lernen.

1. In alles, was Sie denken und tun, Herz legen. Eine Rede ohne Herz klingt kalt und förmlich. Worte, die mit Herz gesprochen werden, berühren die Herzen der Menschen. Das macht sie leicht verständlich und gewinnt sie für sich.

2. Versuchen Sie, eine klare Argumentation mit warmen Gefühlen zu verbinden. Erzwingen Sie es nicht, denn es sollte spontan Ihre tiefe Überzeugung von dem, was Sie glauben und sagen, zum Ausdruck kommen. Nur so können Sie das Herz Ihres Gesprächspartners berühren und ihn überzeugen.

3. Die intellektuelle Intelligenz, die für die Organisation unserer komplexen Gesellschaften unverzichtbar ist, erzeugt, wenn sie die herzliche Intelligenz verdrängt, eine reduktionistische und partielle Wahrnehmung der Realität. Ein Übermaß an herzlicher und sensibler Intelligenz kann aber auch in süßliche Sentimentalität und populistische Verlautbarungen ausarten. Es ist immer wichtig, das richtige Gleichgewicht zwischen Verstand und Herz zu finden, aber die beiden Pole von Herzen zu artikulieren.

4. Wenn Sie vor einem Publikum oder einer Gruppe sprechen müssen, sprechen Sie nicht nur mit dem Kopf, sondern geben Sie Ihrem Herzen den Vorrang. Es ist das Herz, das fühlt, das vibriert und dich zum Vibrieren bringt. Die Gründe der intellektuellen Intelligenz sind nur wirksam, wenn sie mit der Sensibilität des Herzens verschmolzen sind.

5. Glauben heißt nicht, über Gott nachzudenken. Glauben heißt, Gott mit der Gesamtheit unseres Wesens zu spüren, von innen heraus, vom Herzen her. Dann erkennen wir, dass wir nicht einem richtenden Gott unterworfen sind, sondern einer liebenden und mächtigen Wirklichkeit, die uns immer begleitet.

Leonardo Boff schrieb Die Rechte des Herzens,Litverlag 2024.

Un mondo che ha perso il cuore

Leonardo Boff

Seguendo l’attuale corso del mondo, sia a livello internazionale che nazionale, assistiamo ad un vero e proprio tsunami di odio, di menzogne, di esclusioni, di veri e propri genocidi e stermini di massa come quello nella Striscia di Gaza, che ci lascia perplessi. Fino a che punto può arrivare il male umano? Non ci sono limiti al male. Esso può persino portare all’auto-sterminio degli esseri umani.

Pensando al nostro paese [il Brasile], alle morti, alle uccisioni di giovani neri nelle comunità periferiche, ai bambini vittime di proiettili vaganti, sia della polizia (che uccide) sia delle fazioni criminali, ai femminicidi quotidiani e alle centinaia di stupri di ragazze e donne, lo smembramento delle persone rapite, lasciano un’intera città come Rio de Janeiro continuamente in balia della paura e delle minacce. Rio sta perdendo tutto il suo fascino. È ciò che avviene in quasi tutte le grandi città del nostro paese, considerate da Sérgio Buarque de Holanda “cordiali” (Raízes do Brasil, 1936). La maggior parte degli interpreti, però, non ha letto la nota al termine “cordiale” dove egli osserva: “L’inimicizia può essere tanto cordiale quanto l’amicizia, poiché entrambe nascono dal cuore” (n.6). Pertanto, il brasiliano sta mostrando, soprattutto sotto il governo dell’Ineleggibile [n.r. Bolsonaro], l’inimicizia tra amici e nelle famiglie, la banalità delle parolacce, dei cattivi costumi e della menzogna: essendo tutto “cordiale” in quanto nasce da un cuore “cordiale” (perverso).

A livello internazionale lo scenario si rivela ancora più atroce. Con il sostegno illimitato e complice degli Stati Uniti e quello vergognoso della Comunità Europea, che ha tradito il suo lascito dei diritti del cittadino, della democrazia e di altri valori di civiltà, si stanno perpetrando veri crimini di guerra contro 40 mila civili e innegabili genocidi di circa 13.800 bambini innocenti nella Striscia di Gaza, tutti ad opera del governo di estrema destra di Benjamin Netanhyau. Si tratta di una ritorsione del tutto sproporzionata per un altro crimine, non meno orrendo, compiuto dal gruppo terroristico Hamas. Netanhyau permette tali genocidi perché non ha cuore, non si mette nei panni delle madri e delle vittime innocenti. Non gli importa se, per uccidere un leader di Hezbollah, deve uccidere decine di altre persone in un bombardamento. L’odio lo ha reso crudele e spietato. Crimini simili si stanno verificando nella guerra che la Russia sta conducendo contro l’Ucraina con migliaia di vittime, con la distruzione di un’antica cultura-sorella e con innumerevoli vittime innocenti. Fermiamoci qui, in questa via-crucis degli orrori che ha più stazioni di quella del Figlio di Dio che porta la sua croce.

La domanda è come sia possibile che ciò avvenga alla luce del sole senza che esista un’autorità riconosciuta che possa fermare questo sterminio di persone e di intere città? Qual è la radice che soggiace a questa iniquità? La storia nel passato ha conosciuto stermini, persino compiuti in nome di Dio, come nel terribile libro dei Giudici della Bibbia giudaico-cristiana e in tante guerre del passato. Ma noi le superiamo in crudeltà a tutti i livelli. Israele ha ucciso più di 207 funzionari delle Nazioni Unite, ha bombardato ospedali, scuole, università, moschee e ha distrutto l’80% di Gaza. Oggi corriamo il serio rischio di una guerra totale tra le potenze militariste in disputa per l’egemonia del mondo, che rappresenterebbe l’inizio della nostra autodistruzione.

Sostenendo l’interpretazione che tutto questo è diventato possibile perché abbiamo perso il cuore, l’esprit de finesse (di Pascal) e la dimensione dell’anima (la sensibilità di C.G. Jung). La cultura moderna è stata costruita sulla volontà di potenza come dominio, utilizzando la ragione, separata dal cuore e dalla coscienza, tradotta in tecno-scienza per il nostro bene e ancor più per scopi bellici. Come ha osservato Papa Francesco nella Laudato Sì: «l’esseri umano non è stato educato al retto uso del potere… perché non è stato accompagnato in quanto alla responsabilità, ai valori e alla coscienza» (n.105). La ragione ha stabilito il suo dispotismo sotto forma di razionalismo, svilendo altri modi di conoscere e di sentire la realtà. Cosi il sentimento (pathos) è stato represso nel falso presupposto che avrebbe ostacolato l’obiettività dell’analisi. Oggi è evidente che non esiste un’oggettività assoluta. Il soggetto ricerca con i suoi presupposti e con i propri interessi, in questo modo soggetto-oggetto sono sempre intrecciati.

Il fatto è che la dimensione del cuore e della cordialità è stata repressa. A parte il cervello rettile, che è il più antico, il cervello limbico costituisce la nostra vera base fondamentale. Sorse nei paleo-mammiferi tra 150-200 milioni di anni fa e nei mammiferi superiori a 40-50 milioni di anni fa con i quali abbiamo il condominio. Siamo mammiferi razionali, quindi, esseri senzienti. Il cervello limbico è la sede delle nostre emozioni, che si tratti di odio, di rabbia e altre negatività, ma principalmente ospita il mondo delle eccellenze, dell’amore, dell’amicizia, dell’empatia, dei valori, dell’etica e della spiritualità. Il cervello neo-corticale è emerso con l’uomo 7-8 milioni di anni fa ed è culminato circa 100 mila anni fa con la comparsa dell’homo sapiens, di cui noi siamo gli eredi. È il mondo della ragione, dei concetti, del linguaggio, dell’ordinamento logico delle cose.

Pertanto, esso è comparso tardi. Ma con il suo sviluppo ha fondato il regno della ragione. Ma è importante non dimenticare che si tratta di un unico cervello che coinvolge queste tre dimensioni sempre correlate (nella versione del cervello trino di MacLean: rettile, limbico, neo-corticale). L’eccessiva concentrazione sulla razionalità con cui dominiamo il mondo, la donna (patriarcato) e la natura a scapito del sentimento, ha causato gli errori storico-sociali, di cui stiamo raccogliendo le conseguenze nefaste. È urgente unire il cervello neo-corticale (ragione/logos) con il cervello limbico (cuore/phatos), il cuore che arricchisce di umanità e sensibilità i progetti razionali; viceversa investire nella ragione, cioè dando indirizzo e giusta misura al mondo dei sentimenti e al cuore. Solo così troveremo l’equilibrio necessario. Poiché affoghiamo il sentimento di mutua appartenenza, come esseri umani, senza eccezione, siamo tutti diventati crudeli genocidi (di fronte alla nostra specie) ed ecocidi (di fronte alla natura). Abbiamo schiavizzato, sottomesso e discriminato i nostri fratelli e sorelle.

Per il fatto che non abbiamo recuperato la dimensione del cuore, dell’esprit de finesse (di Pascal), della sensibilità essenziale (anima), l’umanesimo occidentale, liberal-capitalista, è in fallimento. Il cosiddetto “ordine basato su regole” (che cambiano sempre in base alla convenienza dei potenti) si è rivelato un errore.

Come ha avvertito un’alta funzionaria di organismi delle Nazioni Unite, Chelsea Ngnoc Minh Nguyen: “La violenza e la brutalità degli ultimi anni dovrebbero spingere tutti noi – sia nel Sud sia nel Nord, nell’Oriente o nell’Occidente – a realizzare un’onesta e profonda introspezione sul tipo di mondo in cui vorremmo vivere” (IHU 4/10/24). Non vedo altra alternativa, oltre quella di cambiare il paradigma della civiltà (dal domus al frater), se non quella di fondare un nuovo umanesimo, radicato nella nostra stessa natura. In essa troviamo le costanti antropologiche, intrinseche alla nostra umanità: l’amore incondizionato, la cura essenziale, la cooperazione, l’empatia, la compassione, il riconoscimento dell’altro come nostro prossimo, il rispetto per la natura e per la Terra che tutto ci dona, l’incanto verso il bello e il bene e il rispetto verso il Mistero. Tali valori sarebbero il fondamento di un altro mondo possibile e necessario. In caso contrario, andremo incontro all’inimmaginabile.

Traduzione de Gianni Aliotti