L’erosione dell’arroganza americana ed europea

Leonardo Boff

In questo momento stiamo assistendo a una feroce competizione tra una visione unipolare del mondo, sostenuta a ferro e fuoco, con guerre commerciali e ibride da parte degli Stati Uniti di Donald Trump e dall’Unione Europea, e un’altra visione multipolare richiesta dalle due grandi potenze, Russia e Cina, insieme a gran parte dei paesi del Sud Globale.

Ciò che si nasconde, alla base di questa disputa, tra molte altre ragioni, è l’immensa arroganza degli Stati Uniti e dei paesi europei. L’arroganza è la famosa hybris dei Greci, ovvero la perdita della giusta misura, l’affermazione di un’estrema auto-importanza, l’esaltazione sovrastimata delle proprie qualità, il disprezzo per gli altri che non siano come loro o sottomessi a loro. Questo si rivela nel considerarsi i migliori al mondo, dotati della migliore forma di governo, la democrazia, di aver introdotto i diritti umani, la migliore tecnologia, l’economia più potente, la forza militare più distruttiva (ora di nuovo in fase di riarmo), la religione (o fede) rivelata, il Cristianesimo. Secondo i Greci, l’hybris era punita dagli dei. E cosa succede oggi?

Questa arroganza ha portato conflitti e guerre contro tutti gli altri, a livello mondiale, a causa del processo di colonizzazione forzata del mondo a partire dall’Europa del XVI secolo fino alle grandi guerre del XX secolo. Ha giustamente affermato Samuel P. Huntington nel suo controverso libro “The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order” (Simon and Schuster, New York 1993): “È importante riconoscere che l’intervento occidentale negli affari di altre civiltà ha costituito probabilmente la più pericolosa fonte di instabilità e di possibile conflitto globale in un mondo multi-civilizzato” (p. 397). Vale la pena menzionare anche lo storico Arnold Toynbee, nel suo “A Study of History” in dodici volumi, in cui studia la nascita, l’ascesa e il declino delle civiltà e dove sottolinea l’arroganza come segno del declino di intere civiltà.

Di recente, il noto economista ed ecologista Jeffrey Sachs della Columbia University ha dichiarato a un giornalista brasiliano (Leonardo Sobreira: Brasil 247, 9/6/25): “Gli Stati Uniti hanno sofferto dell’illusione di poter guidare il mondo da soli. Anche l’Europa soffre della stessa arroganza… Non solo gli Stati Uniti sono soli, ma non comandano più. Stiamo assistendo alla fine di un lungo processo storico. E l’arroganza non è solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa… La mentalità è di un’arroganza persistente”.

Trump si considera “l’imperatore del mondo” (Lula), fa e disfa come preferisce. Distrugge le tradizionali abitudini democratiche degli Stati Uniti e, con la sua guerra commerciale (minacciando con una vera e propria guerra definitiva), si è inimicato quasi tutto il mondo, persino i suoi alleati più fedeli, come gli europei e i sudcoreani. Arrogante, non negozia né discute, limitandosi a imporre le sue misure, come ha fatto con il Brasile.

Il fatto, come constatato dai migliori analisti della geopolitica mondiale, è che il tempo del dominio americano è in forte erosione. Peggio ancora, questo fatto è evidente nell’Unione Europea, che dovrebbe vergognarsi di agire contro tutta la sua tradizione civilizzatrice e umanistica, sostenendo la guerra implacabile che Israele di Netanyahu sta conducendo contro la Striscia di Gaza. Sono decine di migliaia di morti tra cui bambini innocenti, uccisi in un vero e proprio genocidio a cielo aperto. Gli europei sono messi all’angolo perché Trump si rende conto dell’accelerata erosione di quella invecchiata e arrogante civiltà.

La principale potenza emergente che, probabilmente, definirà il prossimo futuro è la Cina, con una proposta – non arrogante ma sensata – per un mondo con un destino comune condiviso, rispettoso dell’ordine delle Nazioni Unite, basato sull’apertura commerciale e sul non intervento negli affari interni di altri paesi.

In due libri ho affrontato il tema dell’arroganza, che rientra nel termine più generico di “mancanza della giusta misura“, un valore presente in tutte le etiche delle civiltà di cui abbiamo notizia. L’eccesso e la violazione della giusta misura sono la miccia che innesca il processo di decadenza di una cultura, di un progetto sociale o di un comportamento personale.

Ciò che predomina nel mondo, chiamiamolo così, è il sistema del capitale, o come preferite, l’economia di mercato (quasi interamente finanziarizzata), che tradisce una totale mancanza di misura, esemplificata dalle arroganti Big Tech, una delle quali sogna già, arrogantemente, un’accumulo personale di mille miliardi di dollari.

In questo cammino di sconfinata arroganza, associata a un’abissale disumanità e a una totale mancanza di sensibilità verso gli altri, ci avvicineremo a un abisso. Come aveva avvertito Sigmunt Bauman, poco prima della sua morte: “Ci uniremo al corteo di coloro che si dirigono verso la propria sepoltura”. Questo non può accadere.

La nostra fiducia e la nostra speranza ci incoraggiano ad affermare la supremazia dello spirito (con la sua naturale spiritualità) contro la barbarie. Esso prenderà coscienza delle sue deviazioni e dei suoi vagabondaggi. Sarà in grado di definire un cammino che ci mantenga ancora su questo meraviglioso pianeta. E ci garantisca un futuro in cui l’arroganza sia meno diffusa, ma in cui fiorisca la cura per la Casa Comune e l’amorevolezza tra tutti gli esseri umani.

Leonardo Boff ha scritto “A busca da justa medida: como equilibrar o planeta Terra” (2 voll.), Vozes 2023. (Traduzione dal portoghese di Gia

La América Latina y el Brasil que queremos

Leonardo Boff*

Estamos entrando en un mundo multipolar, cuestionado por la visión unipolar de Estados Unidos. En este contexto, América Latina y Brasil ocupan un lugar importante en el debate geopolítico. Aquí están los elementos esenciales que garantizan la continuidad de nuestra civilización y de la vida. Tanto Trump como China, en disputa, los han puesto bajo su mirarada codiciosa.

En lo que toca a los arancelazos, no se trata solo de una medida personalísima de Trump, sino de todo un sistema que ve en el Sur global un peligro para el dólar y para la hegemonía estadounidense. El arancelazo sobre Brasil quiere significar una lección de sumisión a los intereses imperiales para toda América Latina y para los BRICs. Brasil, como ningún otro país, está de forma soberana y serena, enfrentándose a esa pretensión imperialista de alineamento y de sometimiento. ¿Qué es finalmente lo que nosotros queremos? Queremos la América Latina y el Brasil que están en nuestros sueños. El gran sueño es este:

            En primer lugar no queremos la América Latina y el Brasil que los otros han querido siempre: una factoría permanente del capitalismo en sus varias formas de realización histórica, un espejo de los países metropolitanos, un eco de la voz de los patrones del mundo, una neocolonización, una porción exótica del mundo donde hay indígenas, pueblos ancestrales, papagayos y el infierno verde.

            Particularmente queremos una América Latina que recupere el sentido originario del nombre que los pueblos que viven aquí desde hace milenios le daban: Abya Ayala que significa Tierra Madura. Este nombre es profético para todas las tierras. Todas ellas deben aún madurar para que la Tierra como planeta sea realmente Abya Ayala, la Tierra Madura, la morada común de todos los humanos, hermanados entre sí y con todos los demás seres de la naturaleza como refiere la Carta de la Tierra (2003:Preámbulo) y la encíclica del Papa Francisco Laudato Sì:sobre el cuidado de la Casa Común (2015). Queremos una América Latina y un Brasil que sea una América indo-afro-asio-latino-americana, lugar donde se realiza seguramente el mayor ensayo histórico de sincretización de todas las razas, pues a esta porción de tierra vinieron representantes de casi todas las razas humanas. Sólo a Brasil vinieron representantes de 60 pueblos diferentes.

            Aquí en los trópicos está emergiendo una civilización sincrética como la propia naturaleza, de raíz multicultural, anticipación de lo que deberá ser la humanidad unificada en un único Planeta con la conciencia de un único destino común. Ella se asienta sobre una base ecológica prometedora: la mayor biodiversidad de la Tierra y la mayor riqueza hídrica del Planeta.

            Queremos una América y un Brasil que hagan de esta dotación natural e histórica suya una oferta de esperanza y de sueño de una humanidad más solidaria, más tolerante, más respetuosa de las diferencias, más benevolente y más espiritual. América del Sur es un continente místico. La realidad se vive empapada de energías divinas que acompañan al ser humano en su trayectoria dándole un sentido de transcendencia, de cordialidad, de humor y de levedad.

            Queremos una América y un Brasil que consideren la Tierra como la Pachamama, la gran Madre, la Tierra sin Males y la Gaia de los modernos, que la respeten y veneren como se venera y respeta a la propia madre.

            Queremos una América y un Brasil donde los seres humanos, hombres y mujeres, se sientan hijos e hijas de esa gran Madre y se propongan vivir en sinergia y en hermandad, el ideal andino del buen vivir y convivir.

            Queremos una América que no se sienta más América sino que se sienta como la propia Tierra que llegó aquí a esa conciencia universalista, cargada de fraternura y de voluntad de construir una única historia: la historia de la humanidad que ha encontrado su camino de vuelta a la patria común, al planeta Tierra, después de milenios de dispersión por los continentes, en los estados-naciones y en los límites de las culturas. Ahora es el tiempo de construcción de la Casa Común.

            Queremos una América y un Brasil que vean a los pueblos como tribus del único pueblo de los humanos, especie del homo sapiens sapiens en sintonía con las demás especies en la misma aventura histórica y cósmica sobre este Planeta: una fraternidad universal y terrenal.

            Queremos una América y un Brasil que se sientan bajo el  arco-iris de la nueva alianza (un contrato social planetario) que los humanos están fundando entre sí, alianza de convivencia en la sinergia, en la compasión de los unos hacia los otros y con los demás seres, convergente en las diversidades y diversa en la unidad, arco-iris que simboliza la permanente alianza de Dios con todo lo que existe y vive para que nunca más se produzca la devastación de los diluvios naturales e históricos sino que todos puedan vivir siempre más y mejor.

            Esa América y ese Brasil solo serán uno de los nombres de la propria Tierra si nosotros mismos, sus hijos e hijas, asumimos ese llamado y vivimos de acuerdo a ese imperativo. Es laTierra misma que habla y clama a través de nosotros para que inauguremos esa nueva fase de la historia planetaria. Que ese sueño ancestral, soñado por Bolívar, José Martí y Darcy Ribeiro se historice mientras aún tenemos tiempo y si no sucumbimos al calentamiento global o a alguna otra tragedia de dimensiones planetarias.

Leonardo Boff ha escrito Habitar la Tierra, Vozes 2022; Brasil:Concluir la refundación o prolongar la dependencia, Vozes 2018; Tierra Madura, Planeta, São Paulo 2023.*

Traducción de MªJosé Gavito Milano

La unión de la ecología interior con la exterior: El cantico al Hermano Sol de Framcisco de Asis

Leonardo Boff*

En 1967, en un artículo ampliamente divulgado Las Raíces Históricas de Nuestra Crisis Ecológica”, el historiador Lynn White Jr. acusó al judeocristianismo, debido a su antropocentrismo visceral, de ser el principal factor de la crisis que ahora se ha vuelto un clamor. Reconoció también que ese mismo cristianismo tenía un antídoto en el misticismo cósmico de San Francisco de Asís.

Para reforzar esa idea, sugirió proclamarlo “patrono de los ambientalistas”, cosa que hizo el Papa Juan Pablo II el 29 de noviembre de 1979. De hecho, todos sus biógrafos, como Tomás de Celano, San Buenaventura, la Leyenda Perugina (una de las fuentes más antiguas) y otras fuentes contemporáneas, atestiguan “la unión amigable que Francisco establecía con todas las criaturas…” Les daba a todas el dulce nombre de hermanos y hermanas, a las aves del cielo, a las flores del campo, incluso al feroz lobo de Gubbio.

Estableció fraternidad con los más discriminados, como los leprosos, y con todo tipo de personas, como el sultán musulmán Melek el-Kamel, en Egipto, con quien mantuvo largos diálogos. Rezaban juntos. San Francisco hizo suyo el título más elevado que los musulmanes dan a Alá: “Altísimo”. El Cántico de las Criaturas comienza con “Altísimo”.

En el hombre de Asís todo está rodeado de cuidado, simpatía y ternura. El filósofo Max Scheler, profesor de Martin Heidegger, en su conocido estudio “La Esencia y las Formas de la Simpatía” (1926) dedica páginas brillantes y profundas a Francisco de Asís. Él afirma: 

«Nunca en la historia de Occidente ha surgido una figura con tamaña fuerza de simpatía y emoción universal como la que encontramos en San Francisco». «Nunca más como en San Francisco ha sido posible preservar la unidad y la integridad de todos los elementos en las esferas de la religión, del erotismo, de la acción social, del arte y del conocimiento» (1926, p. 110). Tal vez sea por eso que Dante Alighieri lo llamó “el sol de Asís” (Paraíso XI, 50).

Esta experiencia cósmica tomó forma brillante en su “Cántico al Hermano Sol” o “Cántico de las Criaturas”. En él encontramos una síntesis completa entre ecología interior (los impulsos de la psique) y ecología exterior, la relación amigable y fraterna con todas las criaturas. Estamos celebrando los 800 años del Cántico al Hermano Sol en un contexto tan lamentable como el actual. Aunque pueda parecer extraño, tiene sentido porque en medio de un dolor físico y espiritual insuperable, Francisco de Asís tuvo un momento de iluminación y creó y cantó con sus hermanos este himno, que está repleto de lo que más necesitamos: la unión del cielo con la Tierra, el significado sacramental del Hermano Sol, de la luna, del agua, del fuego, del aire, del viento y de la Madre Tierra, vistas como señales del Creador y, finalmente, la paz y la alegría de vivir y coexistir en medio de las tribulaciones que estaba vivenciando y que también nos asolan a nosotros.

Consideremos primero el contexto en el que surgió el himno. La Leyenda Perusina contiene un relato detallado. Dos años después de la estigmatización en el Monte Alverna, Francisco fue invadido por un gran amor que, en el lenguaje de Buenaventura, significaba una muerte sin muerte. Francisco estaba casi ciego. Él no conseguía ver este sol. Sufrimientos internos y externos lo afligían repetidamente. La orden fundada se estaba convirtiendo en una institución y ya no en un movimiento de seguimiento estricto del Evangelio. Esto le hacía sufrir mucho.

Era la primavera de 1225. El local era la pequeña capilla de San Damián, donde vivían Clara y sus hermanas. Lleno de dolor, no conseguía encontrar paz. Pasó cincuenta días en una celda oscura, sin conseguir ver la luz del día o el fuego de la noche. El dolor de los ojos le impedía dormir o descansar. Casi desesperadamente, él oró: “Ayúdame, Señor, en mi enfermedad, para que pueda soportarla pacientemente”. No pedía librarse de ella sino soportarla.

Mientras oraba, observa su biógrafo Tomás de Celano, Francisco entró en agonía. En medio de esa situación, oyó una voz dentro de sí: “Feliz, hermano, feliz en medio de tus aflicciones y enfermedades. En el futuro podrás sentirte tan seguro como quien está en mi reino”.

Francisco se llenó de una alegría increíble. En la noche oscura  amaneció el día. Se sintió transportado al reino de Dios, símbolo de la reconciliación ilimitada de la creación decaída con el designio del Creador.

Entonces Francisco se levantó, murmuró algunas palabras y cantó el himno a todas las cosas: “Altissimu, onnipotente, bon Signore”. Llama a sus hermanos y canta con ellos el cántico que acababa de componer:

                  Altísimo, Omnipotente, Buen Señor, A Ti la alabanza, la gloria, el honor y toda bendición. Sólo a Ti, Altísimo, pertenecen, y ningún hombre es digno de mencionarte. Alabado seas, mi Señor, con todas tus criaturas, especialmente por el Señor Hermano Sol, que es día y por eso nos da su luz. Es bello y radiante con gran esplendor. Y de Ti, Altísimo, es un signo. Alabado seas, mi Señor, por la hermana Luna y las estrellas. Las formaste en el cielo brillantes, preciosas y bellas. Alabado seas, mi Señor, por el hermano Viento y por el aire, y la nube y el cielo sereno y por todo tiempo, a través del cual sostienes a tus criaturas. Alabado seas, mi Señor, por la hermana Agua. Que es tan útil, humilde, preciosa y casta. Alabado seas, mi Señor, por el hermano Fuego, que ilumina la noche, y es bello, alegre, robusto y fuerte. Alabado seas, mi Señor, por nuestra hermana la Madre Tierra, que nos sustenta y gobierna, y produce muchos frutos, árboles y flores de colores. Alabado seas, mi Señor, por aquellos que perdonan por tu amor y soportan enfermedades y tribulaciones. Bienaventurados los que las soportan en paz pues por ti, Altísimo, serán coronados. Alabado seas, mi Señor, por nuestra hermana la muerte corporal, de la cual ningún ser vivo puede escapar… Alabad y bendecid a mi Señor, dadle gracias y servidle con gran humildad.

Como demostró el franciscano Eloi Leclerc (1977), superviviente de los campos de exterminio nazi, para Francisco los elementos externos como el sol, la tierra, el fuego, el agua, el viento y otros no eran solo realidades objetivas, sino realidades simbólicas, emocionales, verdaderos arquetipos que energizan la psique en el sentido de una síntesis entre el exterior y el interior y una experiencia de unidad con el Todo. Francisco canta al sol, a la luna, a las estrellas y a otros seres, incapaz de verlos porque al final de su vida estaba prácticamente ciego. Él incluye en su elogio lo que es más difícil de integrar: la muerte. En la biografía de Celano, la muerte es huésped de Francisco. Él dice jovialmente: “Bienvenida mi hermana Muerte”.

San Francisco por su ternura y hermandad ilimitada se volvió un hombre universal. Realiza plenamente el proyecto humano de armonía con toda la creación, sintiéndose parte de ella como un hermano. Él suscita en nosotros la esperanza de que podemos convivir en paz con la Madre Tierra. *Leonardo Boff ha escrito Francisco de Asís: ternura y vigor, Sal Terrae 2009 (8ºedición)

La paz del Papa León XIV: ¿Es posible la paz en las condiciones actuales?

Leonardo Boff*

Estamos todavía en el contexto de la elección del nuevo Papa León XIV que en su discurso inaugural habló 6 veces de paz, tema urgente. Sucede, sin embargo, que hay por todas partes una ola mundial de odio, discriminaciones y varios lugares en guerra. Dado que Donald Trump antepuso la fuerza a la diplomacia y la utilización de medios violentos para establecer el nuevo orden mundial, comprendemos la importancia que el actual Papa da a la paz.

Profundicemos un poco en este tema de la paz. Empiezo recordando el intercambio de cartas entre Einstein y Freud sobre la guerra y la paz el 30 de julio de 1932. Einstein le pregunta a Freud: «¿hay un modo de liberar a los seres humanos de la fatalidad de la guerra? ¿Existe la posibilidad de dirigir la evolución psíquica para que los seres humanos sean más capaces de resistir a la psicosis del odio y de la destrucción?» Freud le responde: «No existe la esperanza de poder suprimir de modo directo la agresividad de los seres humanos». Después de consideraciones que daban alguna esperanza a la pulsión de vida, y así a la paz posible, Freud termina escéptica y resignadamente con esta famosa frase: «hambrientos, pensamos en el molino que muele tan lentamente que podríamos morir de hambre antes de recibir la harina». O sea, que la paz permanece en el ámbito de la esperanza esperante y debe ser construida día a día.

No obstante esta dura constatación, seguimos buscando la paz y jamás desistiremos de hacerlo aunque la paz no sea un estado permanente, negado a los mortales. Por lo menos alimentamos sin cesar un espíritu o un modo de ser que nos hace preferir el diálogo a la confrontación, la estrategia del gana-gana al gana-pierde, y la búsqueda cordial de puntos en común a un enfrentamiento conflictivo. Es el legado que nos ha dejado el fallecido Papa Francisco, renovado por el nuevo Papa.

Nos atrevemos, con esperanza, a establecer algunas condiciones previas, que de algún modo o por momentos harían alcanzable la paz. Veo cuatro condiciones previas:

La primera es que acojamos con la máxima seriedad la polaridad sapiens/demens, amor-odio, bondad-maldad, luz-sombra como pertenecientes a la estructura de la realidad universal, inherente también a la condición humana: somos la unidad viva de los contrarios. Esto no es un defecto de la evolución, sino la situación concreta de la condición humana, tal como hoy existe. Esto vale para lo personal y también para lo social.

El ser humano proviene de la primera singularidad, una inimaginable violencia, el big bang, seguida de la confrontación violentísima entre materia y anti-materia, de la que quedó un mínimo de materia, algo como el 0,00000001% que dio origen al actual universo conocido. El ruido de este estruendo, una onda electromagnética bajísima, la radiación cósmica de fondo, pudo ser constatada en 1964 por Arno Penzias y Robert Wilson. Tomando como referencia la galaxia más distante, en ruta de fuga, permitió datar la edad del universo en 13.700 millones de años.

La segunda es reforzar de tal manera y por todos los medios el polo positivo y luminoso de esta contradicción, de tal modo que pueda mantener bajo control, limitar e integrar el polo negativo en el positivo y de ahí hacer surgir, por momentos, una paz frágil pero posible, aunque siempre amenazada de disolución. El 12 de mayo, el Papa León XIV hablando a los periodistas fue claro: “La paz empieza con cada uno de nosotros, en la forma como miramos a los otros, oímos a los otros y hablamos de los otros”.

La tercera es rehacer el contrato natural con la naturaleza, que ha sido violado, y rescatar la Matriz Relacional que existe entre todos los seres y hace de nosotros seres de relación en todas las direcciones. Solamente nos realizamos en la medida en que vivimos y expandimos estas relaciones. La historia, sin embargo, ha mostrado que «ese ser, el humano, es altamente creativo, agitado, agresivo y poco dispuesto a la medida. Por esta razón, modificará la faz del planeta, pero está destinado a tener vida corta sobre la Tierra», dice Georgescu-Roegen, economista ecólogo (The entropy law and the economic process. Cambridge: Harvard Univ.Press,1971,p.127).

No obstante este “fracaso histórico” debemos reconocer que de esta estructura relacional recuperada puede nacer la paz como la comprendió la Carta de la Tierra en una famosa definición: «la paz es la plenitud que resulta de las relaciones correctas consigo mismo, con otras personas, otras culturas, otras vidas, con la Tierra y con el  gran Todo del cual somos parte» (n.16 b). Por tanto, la paz tiene su base en nuestra propia realidad relacional, por frágil y casi siempre rota que sea. Nótese que la paz no existe en sí misma. Es el resultado de relaciones correctas, en la medida en que son posibles a los degradados hijos e hijas de Adán y de Eva.

La cuarta condición previa es la justicia. Lo que más rompe la estructura relacional es la injusticia. Ética es fundamentalmente justicia. Significa reconocer el derecho y la dignidad de cada ser humano y de cada ser de la creación y obrar de conformidad con este reconocimiento. En otras palabras: justicia es aquel amor mínimo que debemos dedicar al otro y a los otros, sin el cual nos apartamos de todos los demás seres e introducimos  desigualdades, jerarquizaciones, marginaciones y sometimientos y nos transformamos en amenaza para las demás especies. Jamás habrá paz en una sociedad de injusticia. Los que sufren la injusticia reaccionan, se rebelan, hacen guerras en lo micro y en lo macro.

Bien advertía el revolucionario mexicano Emiliano Zapata: “Si no hay justicia, no se debe dar paz al gobierno”. Brasil nunca tendrá paz mientras siga siendo una de las sociedades más desiguales, es decir, más injustas del mundo.

Ese camino de paz ha sido ensayado por pocos humanos y testimoniado por sus mejores líderes espirituales actuales como Gandhi, el Papa Juan XXIII, Dom Helder Câmara, Martin Luther King Jr, el Papa Francisco y retomado fuertemente por el actual Papa León XIV, sin mencionar a otras personas en la historia, especialmente Francisco de Asís.

La teología suele decir que la paz es un bien escatológico, o sea, comienza seminalmente aquí, pero solo se realizará cuando la historia llegue a su culminación. Por tanto, sigamos sembrando esa semilla de la paz posible.

*Leonardo Boff ha escrito La oración de San Francisco, un mensaje de paz para el mundo actual, Sal Terrae 2014.

Traducción de María José Gavito Milano