l principio di autodistruzione e la lotta contro il Covid-19

Dopo che le due prime bombe atomiche furono sganciate sulle città di Hiroshima e Nagasaki, l’umanità si creò un incubo dal quale non è riuscita ancora a liberarsi. Invece, è diventata una realtà che minaccia la vita su questo pianeta e la distruzione di gran parte del sistema vitale. Sono state create armi nucleari, chimiche e biologiche molto più distruttive che possono porre fine alla nostra civiltà e influenzare profondamente la Terra viva.

Ancora peggio, abbiamo creato l’intelligenza artificiale autonoma. Con i suoi algoritmi che combinano miliardi di informazioni raccolte da tutti i paesi del mondo, potrebbe prendere decisioni a nostra insaputa. Eventualmente, in una coincidenza pazzesca, potrebbe, come abbiamo detto prima, penetrare negli arsenali delle armi nucleari o in altri di uguale o maggiore potenza letale e lanciare una guerra totale di distruzione di tutto ciò che esiste, compresa se stessa. E’ il principio di autodistruzione. Cioè, è nelle mani degli esseri umani porre fine alla vita visibile così come la conosciamo (che è solo il 5%, il 95% sono vite microscopiche invisibili).

Dobbiamo governare sulla morte. Può succedere in qualsiasi momento.

Si è già creata un’espressione per dare un nome a questa nuova fase della storia umana, una vera era geologica: l’antropocene, cioè l’essere umano come la grande minaccia per il sistema-vita e per il sistema-Terra. L’essere umano è il grande Satana della Terra, che può decimare, come un anticristo, se stesso e gli altri, i suoi simili, e liquidare i fondamenti che sostengono la vita.

L’intensità del processo letale è così grande che stiamo già parlando dell’era del necrocene, cioè dell’era della produzione in massa della morte. Siamo già dentro la sesta estinzione di massa. Ora è stata accelerata irrevocabilmente, vista la volontà di dominare la natura e i suoi meccanismi di aggressione diretta contro la vita e contro Gaia, la Terra vivente, in funzione di una crescita illimitata, di un assurdo accumulo di beni materiali fino al punto di creare un sovraccarico sulla Terra.

In altre parole, siamo arrivati a un punto in cui la Terra non può sostituire i beni e i servizi naturali che le sono stati estratti e comincia a mostrare un avanzato processo di degenerazione attraverso tsunami, tifoni, scongelamento delle calotte polari e permafrost, siccità prolungate, spaventose tempeste di neve e la comparsa di batteri e virus difficili da controllare. Alcuni di questi, come l’attuale coronavirus, possono portare alla morte di milioni di persone.

Tali eventi sono reazioni e possono essere rappresaglie della Terra davanti alla guerra che combattiamo contro di essa su tutti i fronti. Questa morte in massa si verifica in natura,  dove migliaia di specie viventi scompaiono in modo permanente ogni anno, e nelle società umane, dove milioni di persone soffrono la fame, la sete e ogni sorte di malattie mortali.

C’è una crescente percezione generale che la situazione dell’umanità non sia sostenibile. Se questa logica perversa continua, si costruisce un percorso che porta alla nostra sepoltura. Facciamo un esempio: in Brasile viviamo sotto la dittatura dell’economia ultra neoliberale, con una politica di estrema destra, violenta e crudele per le grandi maggioranze povere. Perplessi, abbiamo visto i mali che sono stati fatti, annullando i diritti dei lavoratori e internazionalizzando la ricchezza nazionale che sostiene la nostra sovranità come popolo.

Coloro che nel 2016 hanno compiuto il colpo di Stato contro la presidenta Dilma Rousseff hanno accettato la ricolonizzazione del Paese, divenuto vassallo della potenza dominante, gli Stati Uniti, e condannato ad essere solo un esportatore di commodities e un alleato minore e subordinato al progetto imperiale.

Quello che si sta facendo in Europa contro i rifugiati, rifiutando la loro presenza in Italia e in Inghilterra e peggio ancora in Ungheria e nella cattolicissima Polonia, raggiunge livelli di disumanità di grande crudeltà. Le misure del presidente degli Stati Uniti, Trump, strappando i figli dai loro genitori migranti e mettendoli in gabbia, denotano la barbarie e l’assenza di ogni senso di umanità.

È già stato detto: “nessun essere umano è un’isola… non chiedere mai per chi suonano la campane. Suonano per te, per me, per tutta l’umanità”. Se grandi sono le tenebre che abbassano i nostri spiriti, ancora maggiori sono i nostri desideri di luce. Non lasciamo che la suddetta pazzia abbia l’ultima parola.

La più grande e ultima parola che grida in noi e ci unisce a tutta l’umanità è di solidarietà e compassione per le vittime, è per la pace e il buon senso nei rapporti tra i popoli. Le tragedie ci danno la dimensione della disumanità di cui siamo capaci, ma permettono anche di far emergere l’umano che è in noi, al di là delle differenze di etnia, ideologia e religione. L’umano che è in noi ci fa preoccupare insieme, mostrare solidarietà insieme, piangere insieme, asciugare insieme le lacrime, pregare insieme, cercare insieme la giustizia sociale mondiale, costruire insieme la pace e rinunciare insieme alla vendetta e a ogni tipo di violenza e di guerra.

La sapienza dei popoli e la voce del nostro cuore lo confermano: non è uno Stato che è diventato terrorista, come gli Stati Uniti sotto il presidente Bush, che sconfiggerà il terrorismo. Né è l’odio per gli immigrati latini, diffuso da Trump, che porterà la pace. Un dialogo instancabile, un negoziazione aperta  e un trattamento equo elimineranno le basi di qualsiasi terrorismo e troveranno la pace. Le tragedie che ci hanno colpito nel profondo del cuore, in particolare la pandemia virale che ha colpito l’intero pianeta, ci invitano a ripensare i fondamenti della convivenza umana nella nuova fase planetaria, e come prendersi cura della Casa comune, la Terra, come chiede papa Francesco nella sua enciclica di ecologia integrale “sulla cura della Casa Comune” (2015).

Il momento è urgente. E questa volta non c’è un piano B che ci possa salvare. Dobbiamo essere salvati tutti, perché formiamo una comunità di destino Terra-Umanità. Per questo dobbiamo abolire la parola nemico. La paura crea il nemico. Esorcizziamo la paura quando trasformiamo il lontano in un vicino e il vicino in un fratello e in una sorella. Scacciamo la paura e il nemico quando iniziamo a dialogare, a conoscerci, ad accettarci, a rispettarci, ad amarci, in una parola, a prenderci cura l’uno dell’altro.

Prendersi cura del nostro modo di vivere insieme in pace, solidarietà e giustizia; prendersi cura del nostro ambiente affinché sia un ambiente completo, senza distruggere gli habitat dei virus che provengono da animali o dagli arborovirus che si trovano nelle foreste, un ambiente in cui sia possibile riconoscere il valore intrinseco di ogni essere; prendersi cura della nostra cara e generosa Madre Terra.

Se ci prendiamo cura di noi stessi come fratelli e sorelle, le cause della paura scompaiono. Nessuno ha bisogno di minacciare nessuno. Possiamo camminare per le nostre strade di notte senza paura di essere derubati e aggrediti. Questa cura sarà efficace solo se accompagnata dalla giustizia necessaria a soddisfare i bisogni dei più vulnerabili, se lo Stato sarà presente con misure sanitarie (quanto importante è stato il Sistema Sanitario Unificato in Brasile,  di fronte al Covid-19), con le scuole, con la sicurezza e con spazi di convivenza, di cultura e di tempo libero.

Solo in questo modo godremo di una pace che può essere raggiunta quando c’è un minimo di buona volontà generale e un senso di solidarietà e benevolenza nelle relazioni umane. Questo è il desiderio incrollabile della maggior parte degli umani. Questa è la lezione che l’intrusione del Covid-19 in noi ci sta dando e che dobbiamo assumere nelle nostre abitudini nei tempi post-coronavirus.

*Leonardo Boff è ecoteologo, filosofo e ha scritto La Madre Terra colpisce l’umanità: avvertenze del Covid-19, di prossima pubblicazione dalla editora Vozes.

Traduzione di M. Gavito e S. Toppi

Post-covid-19: what to include in cosmology and ethics (III)

Let’s complete the thought provoking commentary of the text of the Earthcharter affirming that we must seek a new start in order to forge a sustainable mode of living on planet Earth.
To that end, “a new sense of global interdependence is required.” The relationship of everything with everything, and consequently, global interdependence, represents a cosmological constant.  Everything in the universe is relationship. It is also a quantum physics axiom, according to which all beings are inter-retro-related. We ourselves, human beings, are a rhizome (bulb of roots) of relationships that extend in every direction. This implies understanding that all problems:  ecological, economic, political and spiritual, are interrelated. We will only save life if we align ourselves with this universal logic  the logic of the universe and nature.
The Earthcharter continues: “universal responsibility is required.” Responsibility means being aware of the consequences of our actions, whether they are beneficial or hurtful to other beings. Hans Jonas wrote a classic book about The Principle of Responsibility, that includes the principles of prevention and precaution. Through prevention we can calculate the effects when we intervene in nature. The principle of precaution tells us that if we cannot measure the consequences we must not risk taking certain actions and interventions, because they may produce highly harmful effects for life.
We can see the lack of such collective responsibility in the current pandemic. It demands strict social isolation in order to avoid community spread, but the great majority of people do not abide by that principle. It must be universal.
Moreover, the Earthcharter calls on us: “to creatively develop and apply the vision” (of a sustainable mode of life). Nothing great is accomplished on Earth without imagining and creating the new societies and forms of being that have been envisioned. This is the function of viable utopias.  All utopias broaden our horizons and call on our creativity.  In the cheerful expression of Eduardo Galeano, “utopia takes us from horizon to horizon always making us walk.”
To overcome the habitual means of inhabiting the Common Home, which is a utilitarian relationship, we must dream of our planet as the great Mother, “The Earth of the Good Hope”, (Ignace Sachs and Ladislau Dowbor). Humanity can realize this utopia when it wakes up to the urgency of the need for a different world.
A sustainable mode of life
The Earthcharter also affirms “a vision of a sustainable mode of life”. We are used to the expression, “sustainable development.”  It is in all the official documents and on the lips of the dominant ecology. All serious analyses have shown that our form of production, distribution and consumption is unsustainable, because it is impossible to maintain an equilibrium between what we take from nature and what we leave, such that nature may always reproduce and continuously evolve. Our voracity has made the planet unsustainable, because even if the rich countries wanted to extend their well being to all of humanity, it would require at least three Earths like the one we have, which is clearly impossible.
Current development, that measures economic growth by the Gross National Product, GNP, reveals astonishing inequalities, to the point that the NGO Oxfam, in its 2019 report, notes that 1% of humanity owns half of the wealth of the world, and that 20% controls 95% of that wealth, while the remaining 80% must get by with only 5% of the wealth. These data reveal the totally untenable world in which we live.
The Earthcharter is guided, not by profit, but by life. This is why the great challenge is to create a sustainable mode of living in all aspects of life: the personal, family, social, national and international.
The importance of bio-regionalism
Finally, this sustainable mode of living must be realized at local, national, regional and world levels. Of course, it is about a world project that must be realized through a process. Today, the more advanced portion of this search takes place at the local and regional levels, such that bio-regionalism is seen as the truly viable form of realizing sustainability. We take the region as a reference, not according the arbitrary divisions that still persist, but the one created by nature herself, with her rivers, mountains, jungles, woods, and everything that makes up a regional ecosystem. In this framework, an authentic sustainability can be achieved, including the natural goods, culture and local traditions, the personalities that have marked that history, favoring small enterprises and organic agriculture, with the broadest participation possible, in a democratic spirit. This way a “good living and good life” (the Andean ecological ideal) will happen, sufficient, decent and sustainable with the diminution of inequalities.
This vision, formulated by the Earthcharter, is both grandiose and feasible. What we need is more good will, the only virtue that for Kant has neither defects nor limitations, because if it did, it would not be good. This good will would motivate the communities and, in the end, all of humanity, to really accomplish “a new beginning” (To be continued).
*Leonardo Boff is an ecotheologian and philosopher who has written, To Protect the Earth-Care for Life: How to Avoid the End of the World, Record, Rio, 2010.

 

Van Goog fala do amor necessário

Vivemos atualmente tempos sombrios de muito ódio, ausência de refinamento e  especialmente falta de amor.

A história não é retilínea nem a própria evolução do universo. Passa-se da ordem (cosmos) para a desordem (caos),  do sim-bólico (o que une)  para do dia-bólico (o que separa), das sombras para a luz, do thánatos (as negatividades da vida) para o eros (as excelências da vida) e do Cristo para o Anti-Cristo.

Tais antíteses não são deformações da realidade, mas a condição de todas as coisas pelo simples fato de que não somos Deus, mas  criaturas sempre limitadas.Somos ontologicamente,não moralmente, seres decadentes.

Nesse sentido há momentos de predominância da ordem, da harmonia social, da convivência inclusiva que representam o eros.Em outros, predomina o thánatos, a dimensão de morte, de ódio e de dilaceração.

Observe-se que os dois momentos sempre vêm juntos e estão simultaneamente presentes, em proporções diferentes, em todos os momentos e circunstâncias.

Atualmente em nível mundial e nacional vivemos pesadamente a dimensão do thánatos, do dia-bólico e da sombra. Há guerras no mundo, racismo, fundamentalismo fazendo incontáveis vítimas, ascensão entre nós do autoritarismo e do populismo, que são disfarces do despotismo. Como se tudo isso não bastasse estamos sob a intrusão do Covid-19, fruto da sistemática agressão humana contra a natureza (antropoceno) e do contra-ataque que ela nos está movendo, pondo de joelhos e impotentes o capitalismo e os países militaristas com sua máquina de matar a todos.

Todos os caminhos religiosos e espirituais conferem centralidade ao amor. Nem precisamos referir-nos a Jesus para quem o amor é tudo ou  ao texto de incomparável beleza e verdade de São Paulo na primeira Carta aos Coríntios, no capítulo 13:”o amor nunca acabará..no presente permanecem estas três: a fé, a esperança e o amor, porém a mais excelente é o amor (13.8.13).

Cito um texto pouco conhecido de Thomas Kempis sobre o amor, da “Imitação de Cristo”, de 1441, o livro mais lido na cristandade depois da Bíblia. Como canto de cisne de minha atividade teológica por mais de 50 anos, o retraduzi do latim medieval, superando-lhe, contudo, os dualismos típicos da época.Ei-lo:

“Grande coisa é o amor. É um bem verdadeiramente inestimável que por si só torna suave o que é penoso e suporta sereno toda a adversidade. Porque leva a carga sem sentir o peso, torna o amargo doce e saboroso…O amor deseja ser livre e isento de amarras que lhe impedem amar com inteireza. Nada mais doce do que o amor, nada mais forte, nada mais sublime, nada mais profundo, nada mais delicioso, nada mais perfeito ou melhor no céu e na terra…Quem ama, voa, corre, vive alegre, sente-se libertado de todas as amarras. Dá tudo para todos e possui tudo em todas as coisas, porque para além de todas as coisas, descansa no Sumo Bem do qual se derivam e procedem todos os bens. Não olha para as dádivas, mas eleva-se acima de todos os bens até Àquele que os concede. O amor muitas vezes não conhece limites pois seu fogo interior supera toda a medida.De tudo é capaz e realiza coisas que quem não ama não compreende, quem não ama se enfraquece e acaba caindo. O  amor vigia sempre e até dorme sem dormir…Só quem ama compreende o amor”(livro III capítulo 5)

Em momentos dolorosos em que vivemos e sofremos, precisamos resgatar o mais importante e que verdadeiramente nos humaniza: o simples amor. Quase todos nos sentimos carentes dele. Mas sem ele nada de grande, de memorável e de heroico foi construído na história. É o amor que faz com que tantos médicos e médicas, enfermeiros e enfermeiras e todos os que trabalham contra o Covid-19, sacrifiquem suas vidas para salvar vidas, sendo que muitos deles por isso são vitimados. Eles nos confirmam a excelência do amor incondicional.

Testemunhos das ciências da vida, da arte e da poesia corroboram com o que proclamam as religiões.

Comoventes são as palavras do genial pintor Vincent van Goog, em carta ao seu irmão Théo:”É preciso amar para trabalhar e para se tornar um artista, um artista que procura colocar sentimento em sua obra: é preciso primeiro sentir-se a si próprio e viver com  seu coração..É o amor que qualifica nosso sentimento de dever e define claramente nosso papel… o amor é a mais poderosa de todas as forças”(Lettres à son frère Théo, Galimard 1988, 138, 144). A. Artaud que fez a introdução às cartas de van Goog diz que ele se recusou a entrar nessa sociedade fria, indiferente e sem amor: “ele foi um suicida da sociedade”.

Consideremos o que testemunham os estudos sobre o processo cosmogênico e da nova biologia. Mais e mais fica claro que o amor é um dado objetivo da realidade global e cósmica, um evento bem-aventurado do próprio ser das coisas, nas quais nós estamos incluídos.

Exemplo disso é o que escreveu James Watson que junto com Francis Crick descoficou em 1953 a dupla hélice do código genético:

O amor pertence à essência de nossa humanidade. O amor, esse impulso que nos faz ter cuidado com o outro foi o que permitiu a nossa sobrevivência e sucesso no planeta. É esse impulso, creio, que  salvaguardará nosso futuro…Tão fundamental é o amor à natureza humana que estou certo de que a capacidade  de amar está inscrita em nosso DNA; um São Paulo  secular diria que o amor é a maior dádiva de nossos genes à humanidade”(J.Watson, DNA: o segredo da vida,Companhia das Letras, São Paulo 2005 p. 433-434).

Os biólogos chilenos Humberto Maturana e Francisco Varela mostraram a presença cósmica do amor. Os seres, mesmo os mais originários como os topquarks, dizem eles, se relacionam e interagem entre eles espontaneamente, por pura gratuidade e alegria de conviver. Tal relação não responde a uma necessidade de sobrevivência. Ela se instaura por um impulso de criar laços novos, pela afinidade que emerge espontaneamente e que produz o deleite. É o advento do amor.

Desta forma, a força do amor atravessa todos os estágios da evolução e enlaça todos os seres dando-lhes irradiação e beleza.

O amor universal realiza o que a mística sempre intuiu acerca da gratuidade da beleza:“a rosa não tem por quê. Ela floresce por florescer. Ela não cuida dela mesma nem se preocupa se a admiram ou não”(Angelus Silesius). Assim o amor, como a flor, ama por amar e floresce como fruto de uma relação livre, como entre duas pessoas enamoradas e apaixonadas.

Bem expressou esta experiência Fernando Pessoa, em Poemas de Alberto Caieiro:”Se falo na Natureza não é porque saiba o que ela é,/Mas porque a amo,  e amo-a por isso,/Porque quem ama nunca sabe o que ama/Nem sabe porque ama, nem o que é amar/Amar é a eterna inocência”(Obra poética,Aguilar 1974,p.205)

Pelo fato de sermos humanos e autoconscientes, podemos fazer do amor um projeto pessoal e civilizatório: vive-lo conscientemente, criar condições para que a amorização aconteça entre os seres humanos e com todos os demais seres da natureza,até com alguma estrela do universo.

O amor é urgente no Brasil e no mundo. Com realismo nos deixou Paulo Freire, tão caluniado pelos propulsores do ódio e da ignorância, esta missão: forjar uma sociedade onde não seja tão difícil o amor. Educar, dizia ele, é um ato de amor.

Digamo-lo com todas as palavras: o sistema mundial capitalista e neoliberal não ama as pessoas. Ele ama o dinheiro e os bens materiais; ele ama a força de trabalho do operário, seus músculos, seu saber, sua produção e sua capacidade de consumir. Mas ele não ama gratuitamente as pessoas como pessoas, portadoras de dignidade e de valor .O que nos está salvando neste momento de intrusão do Covid-19 são exatamente os valores que o capitalismo nega.

Pregar o amor e dizer: “amemo-nos uns aos outros como nós mesmos nos amamos”, é revolucionário. É ser anti-cultura dominante e contra o ódio imperante.

Há de se fazer do amor aquilo que o grande florentino, Dante Alignieri, escreveu no final de cada cântico da Divina Comédia: “o amor que move o céu e todas as estrelas”; e eu acrescentaria, amor que move nossas vidas, amor que é o nome sacrossanto do Ser que faz ser tudo o que é e que é a
Energia sagrada que faz pulsar de amor os nossos corações.

Leonardo Boff é ecoteólogo, filósofo e escreveu:”Covid-19:a Mãe Terra contra-ataca a humanidade“, a sair pela Vpzes em breve.

 

L.Dowbor:além do Corona Vírus

Ladislau Dowbor é um dos melhores economistas que temos, com experiência internacional, pensamento ecológico e forte sentido de justiça social em favor dos mais pobres e vulneráveis. Estamos bem instruídos pelos epimidiólogos e outros especialista, focando a dimensão da medicina, das técnicas,dos insumos e da busca frenética por uma vacina. Tudo isso é indispensável mas redutor. Não se fala do contexto que gerou o Covid=19, o sistema capitalista mundializado e entre nós, selvagem, pouco se refere à natureza e sua resposta contra nossa sistemática violência contra ela. Aqui Dowbor com linguagem simples e clara mas manejando os dados mais seguros nos mostra um outro lado do Coronavírus: o aprofundamento das desigualdades, o proveito que os financistas tiram da crise, sem qualquer senso de solidariedade com a humanidade sofredora; especialmente os mais beneficiados são os bancos, estes cruéis e sem piedade nas taxas de juros e na ganância de acumular mais e mais, atendendo às grandes empresas e se negando a emprestar a pequenas e médias, aquelas que trazem comida às nossas mesas e fazem circular o dinheiro. Tudo isso é desmascarado com inteligência e fácil compreensão por este conhecido economista, professor da PUC-SP e consultor de muitos grupos mundiais que pensam outra saída para a humanidade. Assim como estamos, já o afirmou muitas vezes Dolwbor, em seus artigos e livros,  vamos a encontro de um caminho do desastree de proporções inimagináveis.LBoff                                            

*********************************

Além do Corona Vírus         

Ladislau Dowbor

 

Não sou médico para comentar os aspectos epidemiológicos do vírus que nos assola. Mas algumas implicações sociais e políticas são óbvias. O primeiro ponto é que desde o golpe há uma fragilização generalizada das políticas sociais – e para efeitos de governança tudo começa já em 2013 com as manifestações, e com o boicote (“Dilma pode até ganhar, mas não irá governar”) e a inversão de prioridades em 2014 favorecendo o sistema financeiro. O teto de gastos, a perda de direitos trabalhistas, o retrocesso na Previdência, os ataques às organizações da sociedade civil, o congelamento do salário mínimo e do Bolsa Família e outras medidas tiveram como denominador comum o travamento da renda e do acesso aos bens de consumo coletivo pelo grosso da população, enquanto se expandia radicalmente o lucro dos bancos e dos grandes aplicadores financeiros.

 

Foi justamente isso o que paralisou a economia. Os números são claros. Na fase distributiva, entre 2003 e 2013, tivemos um crescimento médio do PIB da ordem de 4% ao ano, apesar da crise de 2008; e de lá para cá, tivemos uma queda do PIB da ordem de 3,5% em 2015 e 3,3% em 2016, seguido da paralisia, o fundo do poço onde nos encontramos, com crescimento em torno de 1% ao ano, o que descontando o crescimento demográfico implica que estamos parados no nível de uns 8 anos atrás. E tudo foi feito “para proteger o país do déficit” atribuído à irresponsabilidade de Dilma Rousseff que “devia ter aprendido que uma dona de casa tem de gastar apenas o que tem”. Para registro, anotem os déficits apresentados no Resultado Fiscal do Governo Central, entre 2012 e 2019. O déficit foi de R$ 61 bilhões (1,3% do PIB) em 2012, 111 em 2013, passando para 272 em 2014 (já com a reversão política), 514 em 2015, 478 em 2016, 459 em 2017, 426 em 2018, e 400 em 2019. Em suma: Joaquim Levy, Henrique Meirelles, Paulo Guedes ou quem seja viraram campeões de déficit, prejudicando seriamente a vida do grosso da população.

 

A questão é que esses recursos, que não foram investidos na população, tampouco entraram no governo – e se tivessem entrado teria equilibrado as contas –, mas não entraram e foram para algum lugar… Se vocês consultarem o site do Tesouro Nacional vão constatar que o governo tem transferido em juros, essencialmente para bancos e outros aplicadores financeiros, entre R$ 300 e 400 bilhões por ano, dinheiro que precisamente deixou de ir para educação, segurança e o SUS. Consultem a fonte, acessem http://www.tesouro.fazenda.gov.br/pt_PT/resultado-do-tesouro-nacional, cliquem em “Resultado Fiscal do Governo Central – Estrutura Nova”, e embaixo acessem a tabela 2.1. (Por alguma razão deslocaram recentemente os dados da tabela 4.1 para 2.1, vá lá entender). Vejam as linhas IX, X e XI, os números estão lá, discretos mas firmes, apontando a farsa. Aliás, a PEC 10/2020, a “da guerra”, desvincula gastos do controle, “exceto os recursos vinculados ao pagamento da dívida pública.” (Par. 6)

 

Não há nenhum mistério quanto à paralisia econômica. Quando se reduziu a capacidade de compra da população, as empresas tiveram de reduzir o ritmo de produção – hoje estão trabalhando com menos de 70% da capacidade – e demitir seus empregados. O desemprego dobrou e se mantém nas alturas, com apenas um pouco de recuperação no setor informal. Ao travar o consumo das famílias e a produção das empresas (que dirá do investimento empresarial, ninguém investe com tamanha insegurança) se reduz também os impostos pagos tanto sobre o consumo como sobre outras atividades econômicas. Aprofunda-se ainda mais o déficit, ferrando com a população e as empresas.

 

O teto de gastos foi apresentado como medida séria, de “austeridade”, e reduziu drasticamente a capacidades de ação do SUS. Para os que tomam as decisões e têm planos de saúde sofisticados (aliás outra forma de extorsão), não havia preocupação nenhuma em travar o SUS. Estão cobertos pelo Einstein e outros hospitais. Para o grosso da população, foi um desastre, reduzindo fortemente a capacidade pública e gratuita de atendimento. Isso impacta evidentemente a expansão do Corona Vírus, e eis que os grupos privilegiados descobrem que o vírus não foi informado sobre a diferença entre quem tem plano de saúde e quem tem SUS. Ferrar o sistema universal e gratuito de atendimento, facilita a expansão do vírus, e isso vai atingir diretamente a todos. Aliás, as elites que viajam são as que mais contribuíram para trazer o vírus para o país, mas a generalização da vulnerabilidade cria precisamente o que se chama Crise. E é o que estamos vivendo, com C maiúsculo.

 

O vírus Corona é de índole democrática. Não tem preferências de classe. Mas nós não somos democráticos. Os privilegiados têm sem dúvida mais meios de se proteger, com trabalho em casa pelo computador, com casa de campo, com amplos quartos que permitem evitar contatos diretos. Mas no conjunto a fragilização do sistema de saúde na massa da população agrava a vulnerabilidade do país como um todo.

 

Lições já estamos tirando, é um efeito indireto frequente quando surgem crises. De repente, nós lembramos que somos todos apenas seres humanos, com as mesmas vulnerabilidades, e fragilizar a saúde de uns gera tragédias para todos. E travar o Estado, em nome da “luta contra a corrupção”, quando se está desviando dinheiro do essencial (Saúde, Educação, Segurança…) para a acumulação financeira de milionários, constitui um escândalo sem tamanho que as pessoas estão começando a compreender.

 

A crise atinge a todos, ou quase. E neste momento (milagre!) os mesmos grupos que vieram “nos salvar” ao “nos proteger do Estado”, “enfrentar o déficit”, “privatizar bens públicos” se lembram precisamente da generosidade dos cofres públicos. Como em 2008, quando os desmandos dos bancos foram recompensados, pelo mundo afora, com o dinheiro público, no momento atual, o Estado volta a ser o salvador da pátria. São 6 trilhões de dólares nos Estados Unidos, 1 trilhão de reais no Brasil, outros tantos em diversos países.

 

É necessário? Sem dúvida, mas vem tarde, e vem muito deformado: migalhas para os assalariados. Conseguiu-se os 600 reais para um segmento da sociedade, por três meses, mal chega a 100 bilhões no conjunto, e o resto vai essencialmente para bancos. Lembrando que na nossa força de trabalho de 105 milhões de pessoas, temos 13 milhões de desempregados, 40 bilhões no setor informal, ou seja, a metade da nossa força de trabalho é desprotegida. No emprego formal privado temos apenas 33 milhões, menos de um terço da força de trabalho. Mesmo antes da crise atual a precariedade já era imensa. A massa de dinheiro público que vai para os bancos irá, como anunciado, ajudar as empresas e as famílias? Os bancos já reagiram, aumentam juros, dizem que precisam “evitar riscos”. E ficam com o dinheiro.

 

A meu ver, devemos juntar as forças para enfrentar o vírus, mas devemos também pensar que onde funciona, a saúde é pública, gratuita e universal, porque nesta área, as atividades públicas são muito mais eficientes do que o sistema privado. Nos Estados Unidos, o sistema é em grande parte privado, e custa 10.400 dólares por pessoa e por ano. No Canadá, onde é dominantemente público, atinge-se um nível de saúde muito superior com 4.400 dólares. O setor privado é ótimo para produzir hambúrguer, bicicletas, automóveis. Na saúde, educação, segurança, intermediação financeira e outros serviços essenciais de consumo coletivo, a privatização é uma desgraça. Vira indústria da doença, indústria do diploma, indústria da dívida. Sem falar das milícias.

 

O que temos pela frente, além do Corona vírus, é pensar uma sociedade mais solidária e resiliente, em cada país e em cada cidade.

 

Uma outra dimensão capaz de ultrapassar a pandemia e apontar novos rumos é o desafio da governança planetária. No caso do aquecimento global, por exemplo, estamos assistindo a uma catástrofe em câmara lenta, enfileirando reuniões internacionais em que se constata que… “temos de tomar providências”. Quais providências? As providências cabíveis. Quando? No momento oportuno. Por quem? Pelas autoridades competentes. E assim por diante, o velho discurso que conhecemos. Os governos até assinam compromissos com boa vontade, mas voltando para casa, eles se preocupam mais com a sobrevivência do seu mandato do que com a sobrevivência da humanidade.

 

As corporações sempre conheceram perfeitamente, muito antes de nós, o tamanho dos desastres que contribuem para gerar. As empresas de cigarro conheciam, por pesquisas internas, a expansão do câncer e os milhões de mortes que ocasionavam – e que continuam a ocasionar – enquanto o negavam publicamente. A Volkswagen conhecia perfeitamente o volume de emissões de partículas que seus carros produziam, e sabia que estava contribuindo com cerca de 6 milhões de mortes que esta poluição ocasionava anualmente no mundo. A British Petroleum conhecia a tecnologia de exploração de petróleo em águas profundas, mas dinheiro para os acionistas era mais importante.

 

A Vale sabe como se constrói uma simples barragem segura – somos um país que tem capacidade de construir uma Itaipu, mas aqui também os interesses financeiros dominaram. As empresas de petróleo e do carvão sabem há décadas que estão levando a economia mundial para o desastre. A lista aqui pode ser imensa, o denominador comum é que o rendimento das ações e o bônus do conselho de administração, e sempre no curto prazo, dominam. A partir de um certo número de níveis hierárquicos, a própria responsabilidade se dilui. Os desmandos convergem e se ampliam, mas as culpas se tornam abstratas enquanto os desastres se tornam sistêmicos.

 

Onde esses exemplos se cruzam com a presente pandemia? Na dimensão planetária dos desafios. A Europa está parando de produzir medicamentos porque depende de insumos da China e de outros países. Nos Estados Unidos, empresas param por falta às vezes de uma peça. A crise atual está nos fazendo tomar consciência de a que ponto somos hoje um sistema interligado e interdependente. Somos uma economia mundial, os seres humanos circulam freneticamente pelo planeta como milhões de formigas, o dinheiro imaterial circula na velocidade da luz sem controle provocando instabilidade generalizada, a informação se tornou uma commodity global, mas não temos governança planetária. Pelo contrário, predomina o oportunismo nefasto, que pode tomar a forma de exportação de lixo da Europa para a Ásia, de cobrança de níveis ridículos de impostos pela Irlanda (e tantos outros) para atrair empresas a qualquer custo, da manutenção de paraísos fiscais com soberania fictícia para favorecer transações ilegais e assim por diante.

 

Em outros termos, somos uma humanidade terráquea que se comporta politicamente como se o mundo do século XXI pudesse conviver com tribalismo político. Mas enquanto nos feudos europeus de antigamente os deslocamentos a cavalo e os massacres com espadas tinham limites físicos, não há limites neste planeta hiperconectado e interdependente, dotado de tecnologias de impacto global, e que ainda se mobiliza em torno a gritos nacionalistas, a ódios religiosos, a demagogos histéricos. Isso não funciona. Os países mais pobres estão fechando os seus portos aos navios com lixo dos países ricos, os países ricos estão se fechando por trás de cercas de arame farpado para se proteger dos pobres. Todos os países estão fechando suas fronteiras como se o Corona precisasse de visto de entrada! E a culpa pelo aquecimento global está sendo empurrada de um lado para outro. Cada um clama o seu direito soberano de defender os seus interesses a seu modo, ainda que o resultado sistêmico seja um desastre.

 

O que o Corona vírus nos lembra, ou praticamente esfrega na nossa cara, é que estamos realmente maduros para um sistema de soberania compartilhada e regulada no plano global. A ONU apresenta o Global Green New Deal, a OCDE negocia o acordo Base Erosion and Profit Shifting (BEPS) buscando assegurar primeiros passos na regulação fiscal e financeira do planeta, o World Inequality Database (WID) sistematiza os dados básicos sobre a rupturas sociais e econômicas, grandes corporações e grupos financeiros estão acenando com possíveis reorientações no seu comportamento, até Davos apela para evoluirmos da prioridade dos acionistas para as prioridades da sociedade e do meio ambiente (From Shareholders to Stakeholders). Um simples apelo do Papa para discutir uma outra economia, a Economia de Francisco, reúne pesquisadores de primeira linha mundial.

 

A crise global pode gerar – e apenas pode – um choque de bom senso. Confinado em casa, tenho todo o tempo de enfrentar as 1200 páginas de Capital e Ideologia, de Thomas Piketty, na edição francesa (ainda não saiu em português, mas está disponível em inglês). Raramente vi tanto bom senso organizado. O livro trata essencialmente do nosso principal drama, a desigualdade, e é um primor de realismo na análise e de clareza nas propostas. E me impressiona o leque de trabalhos de primeira linha que estão construindo uma nova visão de como a economia e a sociedade podem ser reorganizadas. O People, Power and Profits do Joseph Stiglitz, A Economia Donut de Kate Raworth, O Estado Empreendedor de Mariana Mazzucato, A Apropriação Indébita de Gar Alperovitz e Lew Daly, The Public Bank Solution de Ellen Brown, os trabalhos de Há-Joon Chang, de Marjorie Kelly, de Ann Pettifor, de Saez e Zucman, de Jeremy Rifkin, enfim, há uma revolução teórica em curso que está transformando a forma de analisarmos o que acontece no mundo. Uma nova visão está surgindo.

 

Não há dúvidas que continuamos nas poderosas mãos de gigantes corporativos, que os interesses financeiros se apropriam dos próprios governos, que populações frustradas pela política que não lhes serve votam em qualquer demagogo que lhes alimente o ódio. Mas tampouco há dúvidas de que as soluções estão na construção de novos pactos sociais, não apenas de preservar ou reconquistar o que já tivemos. É tempo de pensar caminhos.

 

 

1

8 de abril de 2020

Ladislau Dowbor é professor de economia na PUC-SP e consultor de várias agências internacionais. Os seus trabalhos, inclusive resenhas dos livros mencionados, podem ser encontrados em http://dowbor.org

Versão atualizada do artigo

publicado pelo Le Monde Diplomatique.