Correggersi e ricominciare è sempre possibile.

Le crisi non sono sempre e necessariamente disutili. La crisi funziona come un crogiuolo che purifica l’oro dalla ganga e lo libera per un nuovo uso. Il caos non è solo caotico; può essere produttivo. È caotico perché distrugge un certo ordine che non risponde più alle richieste di un popolo; è produttivo perché a partire da una nuova collocazione di fattori, instaura un nuovo ordine che rende migliore la vita del popolo. Dicono i cosmologi che la vita è nata dal caos. Questo ha organizzato internamente elementi di alta complessità e da questa complessità ha fatto schiudere la vita sulla terra e più tardi la nostra vita cosciente (Prigogine, Swimme, Morin e altri).

L’attuale crisi politica e il caos sociale ubbidiscono alla logica descritta sopra. Offrono una opportunità di rifondazione dell’ordine sociale a partire dal caos sociale e dagli elementi depurati dalle crisi. Dato che in Brasile facciamo tutto a metà e non concludiamo quasi nessun progetto (Indipendenza, Abolizione della schiavitù, La Repubblica, La democrazia rappresentativa, La nuova democrazia post Dittatura militare, L’Amnistia) c’è il rischio che perdiamo nuovamente l’opportunità attuale di fare qualcosa di realmente profondo e importante oppure continueremo con la solita illusione che, applicando cerotti noi curiamo la ferita che incancrenisce la vita sociale già da tanto tempo.

Prima di qualsiasi nuova iniziativa, il PT che ha egemonizzato il processo nuovo nella politica brasiliana, deve fare quello che non ha ancora mai fatto finora: una auto-critica pubblica e umile degli errori commessi, di non aver saputo usare il potere realmente come strumento di cambiamento e non a vantaggio corporativo e di aver perso il legame organico con i movimenti sociali. Sappiamo che la destra farisaicamente sfrutterà il fatto, ma io credo nella forza intrinseca della verità e della sincerità. Il popolo capirà. Occorre pronunciare il mea-culpa perché alcuni che avevano il potere hanno tradito milioni di iscritti e perché hanno macchiato e stracciato la loro principale bandiera: la moralità pubblica e la trasparenza in tutto quello che hanno fatto. Quella manciata di corrotti e ladri de pubbliche risorse, dentro alla Petrobras, che hanno tradito più di 1 milione di iscritti del PT e hanno fatto arrossire la nazione dovranno subire la damnatio memoriae.

Ho citato Frei Betto che ha fatto parte del potere centrale e ha ideato il progetto Fome Zero. Quando si è accorto che il PT svicolava, ha lasciato il governo commentando: “Il PT in 12 anni, non ha promosso nessuna riforma strutturale, né agraria, né tributaria, né politica. Aveva qualche altra alternativa il PT? Sì, se non avesse buttato la sua garanzia di governabilità nelle braccia del mercato e del Congresso; se avesse promosso la riforma agraria, in modo da rendere il Brasile meno dipendente da prodotti per l’esportazione e favorito di più il mercato interno; se avesse avuto il coraggio di fare la riforma tributaria consigliata da Piketty, dando la priorità alla produzione e non alla speculazione; se infine avesse garantito in primo luogo la governabilità con l’appoggio dei movimenti sociali, come ha fatto Evo Morales in Bolivia. Se il governo non tornerà a bere alla sua fonte genuina – i movimenti sociali e le proposte originarie del PT – le forze conservatrici torneranno a occupare il Planalto”.

E adesso, concludo io: abbiamo rischiato di perdere la rivoluzione pacifica e popolare fatta a partire dal 2003, quando è avvenuto non lo scambio di potere, ma il ricambio di base sociale che sostiene lo Stato: il popolo organizzato, che prima era ai margini e adesso è messo al centro. Il PT può tollerare il rigetto dei potenti. Quello che non può fare e defraudare il popolo degli umili che tanta confidenza e tanta fiducia e speranza avevano posto in lui. E molti, come me e come frei Betto che mai ci scriveremo al PT (preferiamo il tutto e non la parte, che è il partito) ma sempre appoggiamo i suoi progetti, siccome appaiono giusti e affini alle proposte sociali della Chiesa della Liberazione, sentiamo scoramento e delusione. Non doveva essere così e invece avvenuto per mancanza di etica, per mancanza di amore al popolo e per l’assenza di connessione organica con le i movimenti sociali.

Non per questo desisteremo. Nello spettro politico attuale non vediamo nessun progetto che riesca a scansare la sottomissione al capitalismo neoliberale, che renda la società meno malvagia e che presenti leadership affidabili e che renda migliore la vita del popolo. La vita ci insegna e le Scritture cristiane non si stancano di ripetere: chi è caduto può sempre rialzarsi; chi ha peccato può redimersi, dopo una dura conversione, al primo amore. Si dice persino che chi stava morto, può essere risuscitato come Lazzaro e il giovane di Naim.

Il PT deve ricominciare dal basso. Umile e aperto e imparare dagli errori e dalla sapienza del popolo lavoratore. Valgono ancora i primi ideali: inclusione sociale di milioni di emarginati, sviluppo sociale con distribuzione di rendita e redistribuzione di ricchezza nazionale, cura della natura, dei suoi beni e servizi minacciati e la sempre sospirata giustizia sociale. Ma tutto questo non avrà capacità di sostegno se non sarà accompagnato da una riforma politica, tributaria e un grosso investimento nella agroecologia.

Perché questo avvenga, dobbiamo credere nella bontà della causa, tenersi in forma per la battaglia che sarà ingaggiata contro il PT da coloro che vivono battendo le pentole piene perché mai accettano cambiamenti nel timore di perdere benefici; ma mai e poi mai usare le loro armi – menzogne e distorsioni – ma usare quelle che loro non possono usare: la verità, la trasparenza, l’umiltà di riconoscere gli errori e la volontà di migliorare giorno a giorno, di volere un Brasile sovrano e un popolo felice perché giusto, non più destinato a penare nelle periferie esistenziali ma a brillare. Vale quello che Don Chisciotte ha sentenziato: mai accettare sconfitte, prima di fare la guerra.

Traduzione di Romano e Lidia Baraglia

Siempre es posible autocorregirse y volver a empezar

No toda crisis, ni todo caos son necesariamente malos. La crisis acrisola, funciona como un crisol que purifica el oro de las gangas y lo libera para un nuevo uso. El caos no es solo caótico; también puede ser generativo. Es caótico porque destruye cierto orden que no atiende las demandas de un pueblo; es generativo porque a partir de un nuevo reajuste de los factores, inaugura un nuevo orden que hace mejor la vida del pueblo. Dicen algunos cosmólogos que la vida surgió del caos. Este organizó internamente los elementos de alta complejidad y de esta complejidad hizo surgir la vida en la Tierra y más tarde nuestra vida consciente (Prigogine, Swimme, Morin y otros).

La actual crisis política y el caos social obedecen a la lógica descrita arriba. Ofrecen una oportunidad de refundación del orden social a partir del caos social y de los elementos depurados de la crisis. Como en Brasil hacemos todo a medias y no concluimos casi ningún proyecto (independencia, abolición de la esclavitud, la república, la democracia representativa, la nueva democracia post dictadura militar, la amnistía) existe el riesgo de que perdamos nuevamente la oportunidad de hacer algo realmente profundo y cabal, o continuaremos con la ilusión acostumbrada de que poniendo esparadrapos curamos la herida que gangrena la vida social desde hace tanto tiempo.

Antes de cualquier iniciativa nueva, el PT, que hegemonizó el proceso nuevo en la política brasilera, debe hacer lo que hasta ahora no ha hecho: una auto-crítica pública y humilde de los errores cometidos, de no haber sabido usar el poder realmente como instrumento de cambios y no de ventajas corporativas y de haber perdido la conexión orgánica con los movimientos sociales. Necesita hacer su mea-culpa porque algunos con poder traicionaron a millones de afiliados al haber manchado y rasgado su principal bandera: la moralidad pública y la transparencia en todo lo que hicieran. Aquel pequeño puñado de corruptos y de ladrones del dinero público dentro de Petrobras que traicionaron a más de un millón de afiliados al PT y avergonzaron a la nación, deberán ser borrados de la memoria.

Cito a frei Betto que estuvo dentro del poder central y que ideó Hambre Cero. Al darse cuenta de los desvíos, dejó el gobierno comentando: «El PT en 12 años no promovió ninguna reforma de la estructura, ni agraria, ni tributaria, ni política. ¿Había alternativa para el PT? Sí, si no hubiese arrojado su garantía de gobernabilidad en los brazos del mercado y del Congreso; si hubiese promovido la reforma agraria, para hacer a Brasil menos dependiente de la exportación de materias primas, y favorecido más el mercado interno; si osase hacer la reforma tributaria recomendada por Piketty, priorizando la producción y no la especulación; si hubiese, en fin, asegurado la gobernabilidad prioritariamente mediante el apoyo de los movimientos sociales, como hizo Evo Morales en Bolivia… Si el gobierno no vuelve a beber en su fuente de origen –los movimientos sociales y las propuestas originales del PT– las fuerzas conservadoras volverán a ocupar Planalto».

Y ahora concluyo yo: hemos echado a perder la revolución pacífica y popular hecha a partir de 2003 cuando ocurrió no un cambio de poder sino el cambio de la base social que sustenta el Estado: el pueblo organizado, antes al margen y ahora puesto en el centro. El PT puede soportar el rechazo de los poderosos. Lo que no puede es defraudar al pueblo y a los humildes que tanta confianza y esperanza pusieron en él. Y muchos, como frei Betto y yo, que nunca nos inscribimos en el PT (preferimos el todo y no la parte que es el partido), pero siempre apoyamos su causa, por verla justa y afín a las propuestas sociales de la Iglesia de la Liberación, sentimos abatimiento y decepción. No tenía por qué ser así. Y lo fue por inmoralidad, por falta de amor al pueblo y por la ausencia de conexión orgánica con los movimientos sociales.

No por eso desistiremos. En el espectro político actual no vislumbramos ningún proyecto que huya de la sumisión al capitalismo neoliberal, que haga a la sociedad menos malvada y que presente líderes confiables que mejoren la vida del pueblo. La vida nos enseña y las Escrituras cristianas no se cansan de repetir: quien cayó siempre puede levantarse; quien pecó siempre puede redimirse después de una clara conversión al primer amor. Hasta se dice que quien estaba muerto puede ser resucitado, como Lázaro y el joven de Naín.

El PT tiene que volver a comenzar desde allá abajo, humilde y abierto a aprender de los errores y de la sabiduría del pueblo trabajador. Son válidos todavía los ideales primeros: inclusión social de millones de marginados, desarrollo social con distribución de la renta y redistribución de la riqueza nacional, cuidado de la naturaleza con sus bienes y servicios amenazados y la siempre ansiada justicia social. Pero todo esto no podrá sostenerse si no viene acompañado de una reforma política, tributaria y fuerte inversión en la agroecología, dada la imposibilidad actual de hacer la reforma agraria.

Para que eso ocurra, necesitamos creer en lo justo de esta causa; fortalecerse frente a la batalla que será entablada contra el PT por aquellos que viven batiendo ollas llenas, que nunca quieren cambios por miedo a perder beneficios; pero sin usar jamás las armas que ellos usan –mentiras y distorsiones– sino las que ellos no pueden usar: la verdad, la transparencia, la humildad de reconocer los errores y la voluntad de mejorar día a día, de querer un Brasil soberano y un pueblo feliz porque es lo justo, no más destinado a penar en las periferias existenciales sino a brillar. Sigue siendo válido lo que Don Quijote sentenciaba: «no hay que aceptar las derrotas sin dar antes todas las batallas».

Leonardo Boff es teólogo, ecólogo y escritor, vea La Gran Transformación, Madrid, Nueva Utopía 2014.

Traducción de MJ Gavito Milano

A prevenção do suicídio: viver é a melhor opção

O jornalista André Trigueiro é possuído por duas paixões: a causa ambiental e a prevenção do suicídio. No fundo é movido por um único grande amor: o amor apaixonado pela vida, seja da natureza ou seja do ser humano sob risco. O amor pela natureza se materializa por seu programa, talvez o melhor do gênero sobre o ambiente da televisão nacional, transmitido pela Globonews com o título Cidades e Soluções. O amor pelo ser humano sob risco de suicídio se mostra por sua atuação no Centro de Valorização da Vida (CVV) do Rio de Janeiro e por este esplêndido livro cujo título diz tudo: “Viver é a melhor Opção: a prevenção do suicídio no Brasil e no mundo”(Editora Espírita, São Bernardo do Campo 2015). Não conheço na literatura acessivel, texto mais minucioso, analítico, inspirador e sustentador do amor e da esperança pela vida que este de André Trigueiro. Antes de mais nada, se comporta como um consciencioso jornalista investigador: recolhe, nas fontes mais seguras, os principais dados atinentes ao suicído no Brasil e no mundo. Em seguida analisa os fatores e as causas que levam as pessoas a buscarem a própria morte. Por fim, sugere e propõe caminhos de acopanhamento e de superação. Como uma espécie de adendo, mas sem qualquer propósito proselitista, expõe didaticamente a visão espírita do suicídio, como ela o ajudou pessoalmente a ser mais humano e espiritual e como o suicida vem tratado pela doutrina. Primeiramente quebra o tabu e o silêncio que cercam o fenômeno mundial do suicídio. Prevenção se faz com informação. Falar do suicídio como falamos da AIDS ajuda a eventuais suicidas a evitarem este caminho. Mas não basta falar. Trata-se de falar, como o demonstra em seu próprio texto, com sumo respeito, imbuído de compreensão e compaixão, evitando qualquer dramatização e espetacularização excessiva. Os dados nos obrigam a falar do suicídio pois sua grande ocorrência se transformou num problema de saúde pública, raramente inserido nos planos sanitários dos governos. Os últimos dados acessíveis da Organização Mundial da Saúde (OMS) são de 2012. Ai se se diz: são cerca de 804 mil casos por ano, o que vem dar, um suicida a cada 40 segundos e ainda a cada dois segundos uma tentativa de suicídio. No Brasil são 11.821 casos por ano o que equivale a 32 por dia especialmente na Amazônia, na Paraíba, na Bahia e no Rio Grande do Sul. Numa perspectiva global, depois dos acidentes de trânsito é o suicídio a causa principal de mortalidade, cobrindo todas as idades mas afetando principalmenente os jovens entre 15-29 anos que repreentam 8,5% das mortes no mundo. Este fato desafia a inteligência humana: como é possível que um ser chamado à vida, o dom mais precioso que existe no universo, pode buscar a eliminação da própria vida? Aqui se faz necessária uma realista compreensão da condição humana, feita de luz e de sombras, de sucessos e de fracassos, de esperança e de desespero. Este dado não é um defeito de nossa natureza, mas a constituição de nosso próprio ser, mortal, finito, imperfeito e sempre a caminho da perfeição. Há inúmeros fatores que levam as pessoas a buscar o suicídio: a inundação da dimensão de sombra, transtornos psicológicos, doenças incapacitantes, profundas decepções e prolongadas depressões. Mas mais que tudo, a perda do sentido da vida que suscita nas pessoas vulneráveis o impulso de desaparecer. Não raro, tirar a própria vida é uma forma de buscar um sentido que lhe é negado nesta vida. Daí nosso respeito face a quem toma tal decisão, não por covardia, mas por amor a uma vida supostamente melhor que esta. Mas André Trigueiro sustenta com determinação e profunda esperança, a tese: “na maioria absoluta dos casos os suicídios são preveníveis”. É neste contexto que detalha os vários caminhos especialmente desenvolvidos pelo grupo Samaritanos em Londres e pelo Centro de Valorização da Vida (CVV), ambos de origem espírita mas sem qualquer disposição de conquistar para esse caminho espiritual. Estas duas instituições maiores compostas de voluntários (só os 70 postos no Brasil atendem por ano, na média 800 mil ligações por telefone ou internet) são as que diretamente se dedicam à prevenção do suicídio. Os valores que os inspiram são profundamente humanísticos e ético-espirituais: a compreensão, a acolhida, a escuta, a fraternidade, a cooperação, o crescimento interior e o exercício da vida plena. Só o que reforça a vida pode salvar a vida sob risco. Vale a tese de Trigueiro: “viver é a melhor opção”. É mérido de André Trigueiro não apenas nos transmitir essa mensagem de esperança e de escuta mas também de vive-la concretamente em sua própria vida.

Leonardo Boff Teólogo e escritor

CARTA EM DEFESA DO BRASIL, DA DEMOCRACIA E DO TRABALHO

Em momentos de crise quando uma sociedade está perplexa,buscando um norte que aponte um rumo para um futuro melhor é sempre bom ouvir pessoas de notório saber, reconhecida moralidade, senso democrático e amor ao próprio país. Assim que publicamos aqui um documento sério, crítico e esperançador elaborado pelas referidas pessoas. Queremos divulgá-lo para ajudar as pessoas a pensarem no país e o que poderá ser melhor para todos. Quem quiser secundar esta linha de pensamento pode escrever ao e-mail abaixo indicado: Lboff

*************************************

       CARTA EM DEFESA DO BRASIL, DA DEMOCRACIA E DO TRABALHO                                                         

     O Fórum 21, organização da sociedade civil constituída em dezembro, organizou uma Carta em defesa de temas caros a todos nós. A comissão final de redação foi formada entre outros por Luiz Gonzaga Belluzzo, Ladislau Dowbor, Leda Paulani, Reginaldo Moraes. A Carta tem apoio de vários movimentos sociais que secundaram o manifesto lido no Senado Federal, dias atrás. A Carta amplia os temas do manifesto para discutir outras reformas populares e conclama as forças de esquerda para formar uma frente para defendê-las. Se concordar com seus termos, por favor responda a  Joaquim Palhares –  <jpalhares2@gmail.com>

O pacto político e social da Constituição de 88 está sob um ataque de exceção. Contra a política, contra os partidos, especialmente do campo da esquerda, contra os movimentos sociais.

Este ataque representa a maior ofensiva organizada pelas forças políticas da direita e pelo oligopólio da mídia conservadora, desde 1968.

A luta contra a corrupção, que deveria atingir de forma indistinta e igual quem viola a legalidade e desmoraliza a política e o Estado, está sendo instrumentalizada por setores conservadores e foi colocada a serviço de um projeto autoritário de restauração de uma democracia restrita e de redução das funções públicas do Estado.

Parte da direita não hesita em clamar pela intervenção militar, como se o Brasil fosse uma república bananeira, e as nossas forças armadas fossem feitoras dos interesses do capital financeiro.

Promovem a contrarreforma política para manter o financiamento empresarial de campanhas eleitorais e partidos políticos e buscam terceirizar o Banco Central, pretendendo sua “independência” em relação ao Estado e sua submissão total à especulação globalizada.

Agendam a redução da maioridade penal e organizam ataques às conquistas das mulheres, negros e homossexuais. Incitam o ativismo judicial seletivo, antidemocrático, para desestabilizar o pacto político de 1988.

A direita e o grande empresariado promovem agora uma reforma penosa aos trabalhadores, para universalizar a terceirização, com um ataque severo às conquistas laborais do século passado. Aprovada, terá como efeito mais grave maior precarização das relações de trabalho e a redução de salários.

A democracia: reforma política e dos meios de comunicação

No Brasil, a luta pela democratização da política assume, hoje, duas formas principais.

Primeiro, a luta contra o financiamento empresarial de campanhas eleitorais e dos partidos políticos.

Segundo, a luta contra o controle plutocrático dos meios de comunicação, que são objeto de concessão pública e sequer respeitam as regras constitucionais do seu uso.

Contra a decadência do sistema político, as esquerdas e as forças comprometidas com a democracia e com o avanço social precisam se unir em torno da reforma política e pela democratização dos meios de comunicação.

Unir-se pela verdadeira liberdade de imprensa, que implica no direito à livre circulação da opinião, normalmente censurada pelos oligopólios, e pela transparência e democratização das concessões para rádios e TVs, que hoje são feitas no subsolo da política nacional.

As duas reformas são fundamentais para controlar o papel que o dinheiro exerce como agente corruptor da democracia.

No que concerne à reforma política, o principal mecanismo de democratização de campanhas eleitorais e prevenção contra a corrupção é o bloqueio do financiamento empresarial de campanhas e partidos políticos.

No que tange à reforma dos meios de comunicação, para limitar o poder do dinheiro é necessário limitar a propriedade e o controle, em uma mesma área de concessão pública, de órgãos de comunicação originários de uma mesma propriedade.

O controle de grupos milionários e de políticos sem escrúpulos sobre meios de comunicação confere vantagens políticas que pervertem a cláusula democrática e deformam as eleições.

A agenda destas reformas nos unifica, imediatamente, no seguinte: a) proibição do financiamento dos partidos e das campanhas eleitorais por empresas; b) proibição de concessão pública, em uma mesma área concedida, para mais de um veículo de comunicação do mesmo grupo empresarial.

A democratização do desenvolvimento econômico e a rejeição da austeridade

Apesar da crise global, os defensores do projeto neoliberal não desanimam na defesa dessa utopia direitista e dos interesses que ela atende.

Seu ataque quer atingir o que diferenciou, no mundo, o desenvolvimento brasileiro na última década: a expansão de salários e direitos sociais; a formação de um mercado interno ampliado pelo aumento do consumo popular; a recuperação de alguma capacidade de planejamento estatal; a rejeição do projeto de integração subordinada à globalização neoliberal.

A direita emparedou o Governo da Presidenta Dilma Rousseff em função da dominação que o dinheiro exerce na formação da opinião, por meio dos oligopólios da mídia, aproveitando os erros cometidos na formação dos preços públicos, na manutenção de alguns subsídios, combinados com a elevação das taxas de juros e a retração do investimento público.

Todo ajuste ortodoxo de corte neoliberal se assenta em dois pilares: juros elevados e restrições orçamentárias para investimentos em infraestrutura e para programas de combate às desigualdades sociais e regionais.

O “ajuste”  ̶  como proposto no Brasil  ̶  não toca nas desigualdades de patrimônio e renda, penaliza principalmente os trabalhadores e camadas sociais vulneráveis, fragiliza as forças progressistas diante do avanço das forças conservadoras.

O nosso “ajuste” deve ser outro. Deve garantir o crescimento com a ampliação dos investimentos para combater desigualdades sociais, regionais e gargalos produtivos. Deve potencializar um projeto de nação democrática e justa: a democratização da estrutura tributária brasileira é essencial para que o desenvolvimento soberano e inclusivo receba a contribuição dos que podem contribuir mais.

Nesse sentido, o Imposto de Renda deve ser reduzido para trabalhadores e camadas médias, mas majorado, progressivamente, para grandes salários e lucros distribuídos.

A tributação da riqueza acumulada deve contar com Imposto sobre as Grandes Fortunas e Grandes Heranças.

Finalmente, deve ser veementemente repelida a proposta de eliminar a independência do Banco Central em relação aos bancos que deve regular.

Depois do repúdio do povo brasileiro durante a campanha presidencial à proposta de um Banco Central “Independente” (em relação ao governo eleito), reavivá-la no Congresso Nacional é uma atitude que denota um enorme afastamento dos representantes do povo em relação aos interesses da maioria da nação.

A agenda mínima de reformas que nos unifica, imediatamente, quanto ao desenvolvimento, fundamenta-se no seguinte: rejeição da austeridade que é inepta para a retomada do crescimento;  redução das taxas de juros; retomada do investimento público; reestruturação imediata do Imposto de Renda, com aumento das alíquotas para os muito ricos; taxação de Grandes Fortunas e Grandes Heranças; programa de largo alcance e qualidade técnica para combater a sonegação de impostos, políticas que devem ser debatidas na cena pública democrática, tanto no Parlamento como na relação direta do Governo com a sociedade.

Participação direta da cidadania nas decisões sobre políticas públicas

A Constituição Brasileira abre a possibilidade de participação direta da cidadania (art. 14) e a Lei de Responsabilidade Fiscal (LC 101/1999) recomenda que os governos procedam discussões públicas sobre o Orçamento.

Esses preceitos ainda não se materializam em instituições e práticas efetivas. Consultas públicas, plebiscitos e referendos não devem ser eventos raros em uma democracia ampliada.

É necessário construir mecanismos que efetivem a participação direta e desenvolvam a democracia na definição de políticas públicas, prioridades orçamentárias e formas de financiá-las que ampliem a justiça social.

Pela defesa da democracia, do trabalho e da soberania nacional

Diante do avanço da direita, é necessário pensar hoje não apenas na estabilidade e na governabilidade democrática, mas na defesa de um programa mínimo que unifique as forças sociais comprometidas com a defesa da democracia, do trabalho e da soberania nacional.

Para construir, debater e defender esse programa, é fundamental a constituição gradual de uma Frente Democrática pelas Reformas Populares. Uma Frente que aponte, nos processos eleitorais e nas lutas sociais, para uma nova governabilidade com base programática.

A formação desta Frente é uma tarefa política de toda a esquerda, com participação ampla da sociedade civil não organizada em partidos e membros de partidos.

Lutamos há décadas pela democracia contra as mesmas forças do atraso que, hoje, querem voltar a limitá-la. Lutemos em conjunto para que a democracia brasileira supere a nova ameaça reacionária, e atenda progressivamente aos anseios do povo brasileiro por menores desigualdades, mais direitos e oportunidades de vida digna.