Fala no comício pela Democracia – Rio de Janeiro 23/10/2018

      COMÍCIO PELA DEMOCRACIA 23/10/18 -CINELANDIA – Rio de Janeiro

 Minhas palavras serão breves. Cito duas frases, uma de Gandhi que é o Betinho da Índia e outra do Betinho que é o Gandhi do Brasil.

Diz Gandhi, o Betinho da Índia: “a política é um gesto amoroso para com o povo; é o cuidado do bem de todos”.

“Entrei na política POR AMOR à vida dos fracos; morei com os pobres, recebi párias como hóspedes, lutei para que tivessem direitos políticos iguais aos nossos, DESAFIEI reis, esqueci-me das vezes que estive preso”.

Diz Betinho, o Gandhi do Brasil:

De sua boca ouvimos e de seu exemplo aprendemos “que a crise central não está na economia política da exclusão, nem na corrupção da política, nem na derrocada moral da humanidade e do Brasil”.

“A CRISE FUNDAMENTAL RESIDE NA FALTA DE SENSIBILIDADE DOS HUMANOS PARA COM OUTROS SERES HUMANOS”.

Boa parte da oligarquia dos  endinheirados e de outros tantos compatriotas perderam qualquer sensibilidade face aos milhões de sofredores de nosso pais. Tiveram uma espécie de lobotomia que impede sentir o outro como outro, inclui-lo e respeitá-lo, lobotomia que incapacita nosso coração de sentir o pulsar de outro coração e nos faz cruéis e sem piedade diante do padecimento humano e ainda perderam sensibilidade pelas veias abertas da Mãe Terra, devastada e crucificada.

Uma grande parte da classe dos endinheirados, descendentes da Casa Grande e que hoje vivem de rentismo e da sonegação são os grandes corruptos. Só no último ano, segundo os Procuradores da Fazenda Nacional, foram sonegados diretamente ou pelo benefício da insenção fiscal, cerca de 450 bilhões de reais. Ninguém fala nem condena essa maxi-corrupção.

Se esses bilhões fossem cobrados não se precisaria fazer a Reforma da Previdência.    

Agora falo como teólogo: dizem as Escrituras Sagradas, a Bíblia que foi roubada de Fernando Haddad: “Se alguém disser: amo a Deus e odeia seu irmão é um mentiroso”. E mais ainda:“quem odeia seu irmão e sua irmã, é um assassino”(1Jo 4,20 e 1Jo 3,15).

Sabemos hoje quem mais odeia os que têm uma condição sexual própria, os LGBT, as minorias indígenas e quilombolas, seus opositores que deverão ir para a cadeia ou para o exílio. Que exalta a violência, tem como ídolo um grande torturador, o coronel Ustra e afirma que a polícia tem que matar e que o erro dos militares de 64 foi torturar pois deveriam fuzilar a começar pelo ex-presidente FHC. Esse não se mostra como aquele do qual as Escrituras afirmam?

O Deus desse senhor, não tem nada a ver com o Deus de Jesus Cristo que dizia “bem-aventurados os pobres e ai de vós ricos”, que pregava o amor incondicional, anunciava o Deus do amor aos pobres e da ternura aos humildes.

Repito a advertência que grandes intelectuais alemães nos enviaram, eles que conheceram o terror do nazifascismo:

“UMA POLÍTICA DE EXALTAÇÃO DA VIOLÊNCIA PODE CAUSAR UMA CATÁSTROfE DE DIMENSÕES INCALCULÁVEIS”

E eu acrescento: não podemos engrossar o cortejo daqueles que nos querem levar para o abismo.

Termino com as palavras de São Francisco em sua Oração pela Paz:”onde há discórdia que eu leve a união, onde há ódio que eu leve o amor”.

Viva a Democracia a ser preservada contra qualquer intento de arbítrio. Viva o Brasil coeso, justo, fraterno e democrático.

Leonardo Boff, filósofo, teólogo e escritor

 

 

 

La Democrazia davanti all’abisso

C’è un momento nella vita in cui dobbiamo scegliere da che parte stare politicamente. O dal lato della democrazia che rispetta le libertà, permette le manifestazioni dei cittadini e si considera appartenente a uno Stato democratico di Diritto oppure stiamo al lato di coloro che la negano, che tessono le lodi della dittatura militare del 1964, esaltano i suoi torturatori, che, secondo loro, non dovevano proprio torturare, ma semplicemente fucilare, a cominciare dall’ex presidente Fernando Henrique Cardoso; che ha in spregio i gay e ne predica la repressione; che sparla degli abitanti dei quilombos, che – secondo lui – non servono nemmeno per la riproduzione; che disprezza gl’indigeni; che difende come ideale che ogni brasiliano abbia in mano un’arma e che pubblicamente umilia la sua stessa figlia, frutto di una “scappatella” e che, ‘infine’ sarebbe incapace di amare un figlio gay.

Lui un capitano in pensione, senza la minima esperienza di pubblica amministrazione, che confessa di essere digiuno di economia, di Sanità, di Educazione, visto che a questo scopo devono provvedere i ‘rispettivi Ministri… e non si rende conto che è compito di un Presidente definire le politiche pubbliche, indicare un obiettivo alla nazione e lasciare che i ministri competenti sviluppino il progetto. Un simile candidato che ha la maggioranza al primo turno e anche al secondo, visto il distacco dal suo concorrente mostra chiaramente lo stampo nazifascista nel linguaggio, nei gesti e nella brutalità delle sue espressioni.

E’ una vergogna per il paese l’incoscienza della maggioranza dei partiti, che, siccome non hanno vinto alle elezioni lo appoggiano apertamente o hanno lasciato i loro iscritti liberi di sceglierlo come loro candidato. Pensano dal punto vi vista del partito e non al ‘tutto’ che è il Brasile.

La neutralità, in questo momento storico di grande rischio per la democrazia si rivela irresponsabile. Il risentimento e l’odio che hanno invaso buona parte della società sono i peggiori consiglieri per la convivenza in una società minimamente civilizzata.

Non vale dare la colpa al popolo dicendo che è ignorante e che in fondo è stata un’opzione popolare. L’ignoranza e la carenza e di coscienza è frutto della volontà delle vecchie oligarchie e del capitalismo selvaggio che infiltra tutti oi. Hanno sempre voluto un popolo ignorante e senza coscienza dei suoi diritti per meglio manipolarlo e garantire i propri privilegi. Non temono i poveri ma hanno pavore di un povero coscientizzato sui valori di cittadinanza e che reclama i suoi diritti.

Quelli, come ha dimostrato il grande storico José Honòrio Rodrigues, studiando le relazioni tra le oligarchie e il popolo, contro il quale quelle hanno sempre cospirato, umiliandolo e negandogli i diritti, senza mai produrre un solo progetto politico.

L’ex-capitano di stampo fascista sta allineato in questa direzione è arrivato perfino a copiare il motto di Hitler, Deutschand uber alles, traducendo “Il Brasile prima di tutto”. nel suo stile grossolano, fuori del mondo civile e democratico si ripromette di combattere la violenza regnante con più violenza ancora, senza rendersi conto che le prime vittime saranno i poveri, i neri, le nere e quelli che hanno un’altra tendenza sessuale. Solo nella prospettiva della sua vittoria, i suoi seguaci stanno anticipando la violenza arrivando ad assassinare un famoso maestro di capoeira in Bahia e a sfregiare col coltello una svastica sulla gamba di una giovane a Rio grande do Sul.

Al momento presente conta più un fronte ampio che partitini in difesa della democrazia minacciata e dei diritti fondamentali non concessi’. Viviamo un momento in cui tutto è urgente. Le differenze devono essere relativizzate davanti a un pericolo che può minacciare il destino del nostro paese e influenzare negativamente i paesi vicini, anche loro retti in democrazie a bassa intensità. L’ascesa al potere della destra nel mondo, sia in Europa che negli USA, finirebbe rafforzata facendo regredire ai tempi oscuri vissuti in Europa sotto Hitler e Mussolini.

Oggi sappiamo che essi salirono al potere con un discorso simile al nostro candidato fascistoide: promettendo sicurezza e repressione a tutti quelli che gli facevano opposizione, molti di loro assassinati o inviati nelle camere a gas. Pochi riuscirono a salvarsi in esilio, come Einstein, Brecht, Freud, Arendt tra gli altri e altre. Non vogliamo che questa storia si ripeta nel nostro paese.

Per questo è necessario rispettare la libertà di voto, ma che sia un voto cosciente e che misuri il suo significato in sé, per i propri familiari e per il futuro del nostro paese.

Non possiamo sembrare, agli occhi degli stranieri che si preoccupano enormemente delle nostre elezioni, come una nazione paria che regredisce a tempi e a politiche malefiche davanti alle quali abbiamo sempre detto: “Mai più”.

*Leonardo Boff è teologo, filosofo e scrittore.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato

Quien odia al hermano es un asesino”dicen las Escrituras

Reina mucha violencia, rabia y odio en nuestro país a causa de la segunda vuelta de las elecciones. Lo que nos escandaliza y va contra la Constitución que afirma ser un Estado laico (no oficializa ninguna religión ni estas pueden ser usadas partidariamente), son las iglesias neo-pentecostales y algunas evangélicas, concretamente la Universal y su líder, que se han transformado en centros de fake news, verdadera máquina de producción de calumnias y falsedades contra el candidato Haddad, hasta afirmar que, de modo semejante al estado totalitario comunista, “el niño después de 5 años pasa a no pertenecer ya a los padres sino al Estado”. ¿Quién puede imaginar semejante absurdo de una persona que vive en armonía con su familia? Además de ser mentiras y calumnias suscitan el odio.

Aquí no vale otro argumento que el de la Biblia, que por lo menos reconocen, aunque traicionen sus preceptos.

El gran mensaje de Jesús es el amor incondicional hasta al enemigo, pues incluso “ama a los ingratos y malos” (Lc 6,35). Quien está fuera del amor, está lejos de Dios y traiciona el legado de Jesús.

Más explícita aún es la primera carta de San Juan: “Si alguien dice: ‘amo a Dios‘ pero odia a su hermano es un mentiroso” (1Juan 4,20).

En otro lugar es aún más perentorio: “Quien odia al hermano es un asesino. Y sabéis que ningún asesino tiene la vida eterna” (1 Juan 3,15). Pues estamos llenos de asesinos en nuestro país y sabemos especialmente de dónde vienen, aunque no exclusivamente: de un candidato que es claramente homófobo, misógino, enemigo declarado de los LGBTI, de indígenas y de quilombolas.

Predica la violencia contra ellos, cosa que ya está siendo practicada en anticipación a su eventual victoria (que los cielos nos libren) en varios lugares del país por parte de sus seguidores, llegando incluso al asesinato del gran maestro de capoeira en Salvador, maestro de los cantantes Gilberto Gil y de Caetano Veloso, y a la violencia contra una joven de Porto Alegre a la que con una navaja le grabaron en la pierna la esvástica nazi.

Esta actitud va contra toda la base religiosa cultural cristiana de nuestro país. Son verdaderos enemigos de la patria, además de enemigos de los mencionados arriba. En el lenguaje del Nuevo Testamento son asesinos.

Pero lo que más nos falta y éste fue el legado de Betinho, nuestro Gandhi de los trópicos, es la sensibilidad ahora que estamos celebrando los 30 años de su gran obra “Acción por la ciudadania,contra el hambre y la miseria y por la vida”.

Supo identificar la crisis central de la humanidad actual en la línea del Papa Francisco hoy.
De su boca oímos y de su ejemplo aprendimos que “la crisis central no está en la nueva economía política de la exclusión, ni en la corrupción de la política, ni en la derrota moral de la humanidad. La crisis fundamental reside en la falta de sensibilidad de los humanos hacia otros seres humanos”.

Después de siglos de racionalismo y de dictadura del proyecto de la tecno-ciencia, hemos quedado todos con una especie de lobotomía que nos impide sentir al otro como otro, que incapacita nuestro corazón para sentir el pulsar de otro corazón y nos hace crueles y sin piedad ante el sufrimiento humano y la devastación de la biosfera.

No es el logos griego ni la ratio cartesiana sino el pathos (el sentimiento profundo) y el cuidado (cura en latín) quienes organizan las estructuras básicas de la existencia humana en el mundo junto con los demás.

Esta es la gran lección humanitaria, ética y espiritual que Betinho nos ha dejado como legado inmortal. Esta lección todavía hoy habla a lo profundo de cada ser humano, donde vive el mundo de las excelencias como el amor, la solidaridad, compasión y la verdadera hermandad entre todos.

Esta lección, en el contexto actual de Brasil atravesado por odios y rabias viscerales, posee inmensa actualidad. Sería la única cura verdaderamente eficaz.

¡Qué falta nos hace Betinho en estos días!

*Leonardo Boff es filósofo, teólogo y escritor.

La democracia frente al abismo

Hay momentos en la vida en los que tenemos que escoger de qué lado nos situamos políticamente.

Del lado de la democracia que respeta las libertades, permite la manifestación de los ciudadanos y se entiende dentro de un Estado democrático de derecho.

O del lado de quien la niega, que exalta la dictadura militar de 1964, magnifica a sus torturadores, que, según él, no debían torturar, sino simplemente fusilar, empezando por el expresidente Fernando Henrique Cardoso, que abomina y predica la represión a los homoafectivos, que desmoraliza a los quilombolas que, según él, no sirven ni para reproducirse, que desprecia a los indígenas, que patrocina un arma en la mano de cada brasileiro, que humilla públicamente a su propia hija, fruto de una “flojera”, y sería incapaz de amar a un hijo homoafectivo.

Ese, un capitán retirado, sin experiencia de administración pública, que confiesa que no entiende nada de economía, de salud ni de educación, pues para eso están los ministros respectivos… No se da cuenta de que es misión del presidente definir las políticas públicas, marcar un rumbo para la nación y entregar las ejecuciones a ministros competentes.

Tal candidato, mayoritario en la primera vuelta de las elecciones e igualmente mostrando gran ventaja sobre su oponente para la segunda, muestra un claro corte nazifascista, sea en el lenguaje, sea en los gestos o en la brutalidad de sus expresiones.

Es una vergüenza para el país la inconsciencia de la mayoría de los partidos que, no venciendo en las elecciones, lo apoyan explícitamente o dejan a sus seguidores en libertad para escoger a su candidato. Piensan en la parte, que es el partido, y no en el todo, que es Brasil.

Esta neutralidad, en este momento histórico de gran peligro para la democracia, se revela irresponsable. El resentimiento y el odio que se han apoderado de buena parte de la sociedad, son los peores consejeros para la convivencia de una sociedad mínimamente civilizada.

No vale culpar al pueblo diciendo que es ignorante pero que, al final, fue su opción. La ignorancia y falta de conciencia son fruto de la voluntad de las viejas oligarquías y del capitalismo salvaje que se desarrolla entre nosotros. Siempre quisieron un pueblo ignorante y sin conciencia de sus derechos, para manipularlo mejor y garantizar sus privilegios. No temen a un pobre, pero tienen pavor de un pobre concientizado de su ciudadanía y que reclama sus derechos.

Aquellas, como mostró el gran historiador José Honório Rodrigues estudiando las relaciones entre las oligarquías y el pueblo, siempre conspiraron contra este, lo humillaron, le negaron derechos y jamás tuvieron un proyecto político para él.

El excapitán de cariz fascista se alinea con esta tradición. Hasta llegó copiar el lema de Hitler, Deutschland über alles, traduciendo: “Brasil por encima de todo”. En su estilo rudo, fuera del civismo democrático, promete combatir la violencia reinante con más violencia todavía, sin darse cuenta de que las primeras víctimas serán los pobres, los negros y negras, los que tienen otra opción sexual. Sólo ante la perspectiva de su victoria, sus seguidores están anticipando la violencia, llegando hasta asesinar a un famoso maestre de capoeira en Bahía y a marcar una esvástica, con navaja, en la pierna de una mujer joven en Rio Grande do Sul.

En el momento actual cuenta más que los partidos un frente amplio para defender la democracia amenazada y los derechos fundamentales negados. Vivimos tiempos de urgencia. Las diferencias deben relativizarse ante un peligro que puede amenazar el destino de nuestro país y afectar de forma negativa a los países vecinos, cuyas democracias son también de baja intensidad. El ascenso derechista en el mundo, tanto en Europa como en los Estados Unidos, saldría fortalecido y representaría un regreso a tiempos sombríos vividos en Europa bajo la bota de Hitler y de Mussolini.

Hoy sabemos que ellos irrumpieron con un discurso semejante al del candidato fascistoide: prometiendo seguridad y represión a todos los que se les oponían, muchos de ellos asesinados o enviados a las cámaras de exterminio. Unos pocos consiguieron refugiarse en el exilio, como Einstein, Freud, Brecht, Arendt y otros y otras. No queremos que esta historia se repita en nuestro país.

Por eso, hay que respetar la libertad del voto, pero que cada cual sea consciente y mida su significado para sí mismo, para sus familiares y para el futuro de nuestro país.

No podemos pasar a los ojos de los extranjeros que se preocupan enormemente con nuestras elecciones, como una nación paria que retrocede a tiempos y a políticas malévolas ante las que todos queremos repetir: “Nunca más”.

 

Leonardo Boff es teólogo, filósofo y escritor.

Traducción de Mª José Gavito Milano